Il Mercurio Filosofico
o...
dell’Argento Vivo addosso
Ricordo…
Anni fa il Maestro Venerabile mi assegnò una Tavola dal titolo ben preciso: Il Mercurio filosofico.
Io non sono alchimista e di alchimia non so nulla. Del Mercurio alchemico conosco solo il nome. Nella mia infanzia muratoria tentai la lettura di Fulcanelli, ma in breve capii che non era la mia strada.
La prima reazione alla tavola è stata quindi di rifiuto: avrei dovuto parlare di cose che non conosco oppure dedicarmi ad un copia-incolla che mi avrebbe fatto dire cose non mie. Ma ci ho ripensato e ho allora cercato di intrufolarmi nei miei meandri mentali per individuare un sentiero da percorrere con sincerità.
E ricordo...
Fino a qualche decennio fa per misurare la temperatura del corpo, la febbre come comunemente si dice, si usavano termometri a mercurio in vetro. Erano fragili e capitava si rompessero. Osservavo affascinato il mercurio, dal piacevole colore argenteo, che usciva dal termometro rotto e il suo comportamento da liquido “non troppo liquido”: non bagnava il piano del tavolo e rotolava via a forma di goccia come appunto fosse un liquido e non un metallo. Uno dei suoi antichi nomi era proprio “argento vivo”, qualcosa che non stava mai fermo, dalla vitalità briosa ed esuberante, ma anche opportunista e violenta: si adattava ad ogni pendenza del tavolo e una volta segnò la mia penna d’oro che ne conservò la traccia per diversi anni.
Ho poi riflettuto sulle proprietà di un metallo molto lontane dal mondo dei metalli: mi hanno aiutato astronomia e mitologia. Mi aiutò soprattutto l'immaginazione.
Il pianeta Mercurio è il più vicino al Sole con caratteristiche uniche. Ruota su se stesso più lentamente della rivoluzione attorno al sole tanto che tre giorni di Mercurio durano due anni (è come se sulla terra un giorno durasse otto mesi, cioè è mattina a Capodanno ed è sera a Ferragosto!, la sera del giorno successivo è a Pasqua e il giorno dopo ancora termina a San Silvestro (roba da chiodi!). Mercurio ha l’anno più corto degli altri pianeti (e questo è ovvio: è il pianeta più vicino al sole). Il suo moto retrogrado (il pianeta visto dalla Terra pare invertire la direzione del moto, come un corpo che sulla terra sale in cielo e non cade appunto a terra!) è frequente e molto evidente.
Non può stupire che gli antichi Greci abbiano veduto nel dio Hermes (Mercurio per i Romani) il messaggero degli dei (Zeus gli regalò berretto e calzari alati), il protettore dei viaggiatori e dei ladri, chi era fuori dalle regole civili. Hermes aiutò Ades a rapire Persefone, uccise il gigante Argo dai cento occhi, liberò il dio Ares prigioniero, incatenò Prometeo ad una roccia del Caucaso, vendette Eracle schiavo, affidò il piccolo dio Dioniso alle ninfe, addormentò i Greci permettendo a re Priamo di uscire da Troia a riscattare il corpo di Ettore, diede ad Ulisse una magica erba per annullare gli incantesimi della maga Circe; ordinò alla ninfa Calipso di lasciar partire Ulisse, accompagnò Orfeo alla ricerca della moglie Euridice.
Credo che l’uomo debba farsi permeare dal messaggero degli dei, sempre in movimento e mai fermo.
Così deve essere l’uomo e così deve essere il massone.
Il massone deve aver dentro di sé l’intero pianeta Mercurio, con i suoi tre giorni che durano due anni, con temperature estreme da +480 a -180 gradi, con il suo moto rapido e strano.
Il massone deve essere un piccolo pianeta Mercurio che, come Venere, compare fugacemente subito dopo il tramonto e immediatamente prima dell’alba, tanto che gli antichi greci gli diedero due nomi diversi: Apollo al mattino e Hermes la sera. Non sappia la destra ciò che fa la sinistra, ammoniva il Maestro.
Il Massone è uomo che viaggia, e viaggia per viaggiare perché ha l’argento vivo addosso.
E ho immaginato un dialogo tra il pianeta Mercurio-Apollo e il pianeta Mercurio-Hermes, tra il massone che viaggia e il massone che disegna (sulla Tracing Board), tra l’uomo in cammino (un po’ santo e un po’ ladro, un po’ mercante e un po’ truffatore) e l’uomo artista (che un po’ sogna e un po’ fantastica, un po’ canta e un po’ stona).
Il primo l’ho chiamato Ermes-Ulisse. L’altro l’ho chiamato Ermes-Poeta.
Ulisse e Mercurio si sono incontrati: chi se non il protettore dei ladri avrebbe potuto suggerire lo stratagemma del cavallo, grande mossa per i vincitori, ma grande frode per i vinti?
Mercurio è in fondo artista. Chi se non Mercurio può suggerire agli uomini il verso o la nota, il disegno o l’architettura?
Ulisse e il Poeta, entrambi della famiglia mercuriale di Ermes: Mercurio che va e Mercurio che architetta, Mercurio che cammina e Mercurio che sogna. Ma…
Attenti al Mercurio che fantastica!… Attenti al Mercurio che protegge i ladri!...
* * *
Ermes-Poeta.
Movesi il vecchierel canuto et biancho
del dolce loco ov’à sua età fornita...
Ermes-Ulisse. Io non posso fermarmi, ogni sosta è temporanea, è solo un intervallo tra due tappe di un lungo viaggio...
Ermes-Poeta. Ah... “temporanea”?... La famiglia, gli amici non sono vincoli passeggeri, ma legami duraturi, di tutta la vita.
Ermes-Ulisse. Certo. Certo. Sono importanti, sono il dovere che l’uomo si è assunto liberamente e spontaneamente.
Ermes-Poeta (interrompendo con convinzione). Lo insegna anche la Massoneria. Tu rispetterai i tuoi impegni di Massone ed aiuterai i Fratelli purché entro la lunghezza del tuo cable-tow, il cappio che ti fu messo al collo quando bussasti alla porta della Loggia.
Ermes-Ulisse. Ma il vecchierel ha ormai assolto i suoi doveri verso la famiglia. Ora, quasi al termine della vita, riprende il suo andare. Non rinnega la famiglia, semplicemente riprende il cammino.
Ermes-Poeta.
...et da la famigliuola sbigottita
che vede il caro padre venir manco...
Ermes-Ulisse. La tua famigliuola si aspetta forse il tuo definitivo stare? Allora non ti capisce.
Io non posso fermarmi. Io debbo andare. Io vado, fosse l’ultima cosa che farò in questo mondo.
Ermes-Poeta. Forse non volevano farlo partire. Temevano per la sua vita, vedendolo così vecchio e fragile... e... così maledettamente determinato. Erano semplicemente preoccupati.
Ermes-Ulisse. Comprensibile, la preoccupazione. Ma lo debbono lasciare andare. Li avrà convinti con una orazion picciola al cammino.
Ermes-Poeta (con ironia). Ti auto-citi?
Ermes-Ulisse. No. Citare significa leggere cose di qualcun altro. Oppure leggere cose che tu stesso hai detto in un’altra epoca, in un altro tempo, ma oggi non senti più tue. Allora, sì, tu citi.
Ma l’orazion picciola è talmente connaturata in me che non è citazione: è una parte di me stesso che viene fuori. E viene fuori con tanta convinzione che nessuno è più capace di fermarmi.
Ermes-Poeta. Insomma, li hai tutti convinti.
(continua)
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