Continuano le mie riflessioni sul lavoro della mia Loggia sul tempo
L’attimo prolungato
Viviamo in un momento storico in cui tanti rifiutando il tempo vogliono dilatare indefinitamente il presente, dimenticando che il passato pesa e il futuro verrà.
La spiegazione è semplice. Persi i punti di riferimento assoluti o universali ci si riferisce solo a se stessi. Quanti trentenni ancora si chiedono cosa faranno “da grandi”? Quanti sovrastimano il proprio compleanno? Senza punti di riferimento il singolo resta di fronte a se stesso: Non riuscendo ad andare oltre, resta solo la propria fisicità, che prima o poi termina.
Faust impiega una vita per cogliere l’attimo; oggi tutti sembrano vivere nel presente-attimo che (vogliono) non terminerà mai. Purtroppo il tempo che gli insipienti pretendono prolungare nella fallacia di una illimitata giovinezza non ha nulla in comune con l’attimo faustiano.
Tante feste legate ad un giorno particolare (l’ultimo di carnevale, il giorno di mezzo inverno, la festa del patrono) vengono prolungate di una o più settimane appunto per “continuare” l’attimo; non per motivi sacri ma economici o di divertimento. Fino al paradosso di carri carnevaleschi a mezza quaresima o feste invernali in piena primavera.
Chi coglie il paradosso? Nessuno ormai è più in grado di farlo...
Il prolungamento (profano) dell’attimo è illusione nefasta e disastrosa: cancellando il futuro si condiziona il presente: chi pensa più al domani? E’ venuta meno la preoccupazione del “dopo”. Verrebbe quasi da rimpiangere Inferno e Paradiso: almeno avevano una funzione morale e sociale.
Tempo lineare
Comprendo il senso di un tempo lineare: dalla nascita alla morte, dalla creazione alla fine. Fine che per il cristiano non è il raggiungimento del massimo di entropia e la morte termica dell’universo e per lo scienziato non è la discesa della Gerusalemme celeste al termine dell'ultimo libro della Bibbia.
Il tempo lineare è il nostro tempo, quello nel quale siamo stati educati da piccoli, quello nel quale viviamo o crediamo di vivere.
Se chiamassi il massimo dell’entropia con l’appellativo di Gerusalemme celeste? Nulla lo impedirebbe ma significherebbe attribuire un senso metafisico ad una semplice legge fisica che non ha nulla di metafisico; analogamente chiamare la Gerusalemme celeste come morte termica dell’universo vorrebbe dire desacralizzarla e toglierle senso.
Appaiono due visioni contrastanti: forse è giunto il momento di vederle unite come facce della stessa medaglia e… cercare la medaglia.
Il tempo circolare
Confesso che francamente lo capisco e non lo capisco: a volte mi sembra di comprenderne l’intima necessità (la primavera che ritorna, la mietitura del grano e il nuovo pane, la vendemmia e il vino nuovo che sempre ritorna, le feste che ritornano), a volte me ne sento invece completamente estraneo (ha senso un ritorno?).
Il tempo lineare ha una caratteristica che Esiodo mette bene in evidenza. Il tempo inghiotte i propri figli. Non per nulla Zeus lo esilia e lo allontana. Il tempo circolare vorrebbe allora dire che i figli inghiottiti prima o poi vengono rigettati fuori? Il mito effettivamente dice così. Ma sarà vero?
Il presente appena c’è non c’è più perché eternamente si consuma nel passato per generare dal nero più nero del nero un futuro che non c’è ancora ma ci sarà e di un passato che non c’è più ma ha dato vita al presente.
L’obiezione è immediata: lo stesso capita anche per un tempo circolare. Per esempio mezzogiorno è mezzogiorno, e come arriva scompare subito in un passato che non c’è più. Ma in un tempo circolare il passato (o qualcosa del genere) ritorna, mentre nel tempo concepito linearmente no.
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Tempo circolare inserito in un tempo lineare?
Geometricamente sarebbe come un’elica (cioè una molla) tracciata sulla superficie di un cilindro o di un cono. E’ plausibile?
Per l’intelletto tutto è plausibile, come il mondo delle idee di Platone o la dialettica di Hegel (tesi, antitesi, sintesi) implacabile come il destino.
E per l’uomo? Chi vorrebbe vivere nella disumana Repubblica di Platone o nel mondo stritolante della tricotomia hegeliana?
Ricominciamo?
Forse più che di “eterno ritorno” si dovrebbe parlare di “eterno ricominciare”. Torna il solstizio d’inverno e il sole inizia ad alzarsi sull’orizzonte: comincia un nuovo anno. E’ successo così nel passato e sempre sarà così nel futuro. E’ un “nuovo inizio”.
La volontà e il piacere di iniziare è stata e sarà sempre quella. Come inizieremo può essere diverso dagli inizi del passato. Tempo circolare inserito in un tempo lineare?
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Ma anche tutti “questi inizi”!… Non si corre il rischio di cominciare e cominciare, senza terminare mai qualcosa?
Sole dell’avvenire.
Oggi mi pare quasi patetica l’immagine del quadro di Pellizza da Volpedo del quarto stato in marcia irresistibile verso il sole dell’avvenire. Ricordate? Materializzava l’ottimismo positivista della belle époque e dei primi del Novecento. Era la grande illusione delle magnifiche sorti e progressive, che veniva da lontano (anche noi massoni veniamo da lì!) ma non era destinata a durare (e noi massoni?). Infatti non durò: quell’ottimismo portò a due guerre mondiali.
All’avvento della pace, dopo alcuni anni vissuti con rinnovato ottimismo, la definitiva delusione: l’uomo non vuole migliorare. Nel mio piccolo mi accontenterei che l’uomo non peggiorasse.
La Massoneria che fa?
Il tempo nel Tempio.
Quando parliamo di “apertura” e “chiusura” dei lavori di Loggia necessariamente (ma non ci pensiamo mai!) dobbiamo affrontare un altro aspetto.
Lo spiego così.
Io un certo giorno, ad una certa ora, giungo alla Casa Massonica, entro, incontro altri; ad un certo punto tutti entriamo nella seconda stanza e (metto tra virgolette) “apriamo” i lavori. Sebbene siano le 20,30 – 21,00 improvvisamente ci troviamo a “mezzogiorno”… e così via fino a “mezzanotte” quando, “chiudendo” i lavori ed uscendo scopriamo che sono le 23,00 – 23,30 o giù di lì.
Ne siamo convinti?… veramente convinti? Il tempo è lo stesso (anche se diciamo di no) oppure in “qualche modo strano” è cambiato? E’ proprio mezzogiorno-mezzanotte oppure è una nostra invenzione o immaginazione o che altro,... insomma una nostra “prospettiva”?
Ancora. Il tempo di Loggia è lineare o curvo? E’ come un segmento mezzogiorno-mezzanotte inserito in una retta? oppure è un arco di circonferenza o di qualunque altra curva? Curva aperta (curvamento del tempo lineare senza ritorno) o curva chiusa (con ritorno)?
Dove è la Loggia tra mezzanotte e mezzogiorno?
M. e D. suggeriscono una prospettiva temporale diversa che superi il contrasto delle visioni antagoniste concentrandoci sul Tempo (con la T maiuscola) lavorato con se stesso e con i Fratelli in Loggia.
Dubbio e luoghi comuni
Dialogo tra due fratelli massoni.
Bravini. Il massone è uomo del dubbio.
Il massone. Infatti dubita di avere dubbi.
Manzonianamente ci domandiamo: Bravini, chi è costui?
Bravini è il fratello impeccabile nell’abito, ingessato nel rituale, precisino precisino nei gesti, pronto a riprendere gli altri su questo e su quello.
Insomma, un fratello bravo? No, solo bravino!
Bravini è colui che si appaga dei tanti luoghi comuni e resta alla superficie dei lavori.
Un poco siamo tutti noi Bravini. Gli stereotipi infatti sono comodi rifugi.
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E. immagina la Loggia-nave a vele spiegate gonfie dal vento del dubbio e F. ci ammonisce. Raccolgo le sue parole che ci ricordano il senso del dubbio come sofferto dovere verso se stesso: la forza del dubbio si accompagna alla bellezza del dubbio. F. lo ricorda (per quanto mi riguarda colpisce dritto dritto il bersaglio) con le parole di un vecchio massone che ormai non è più tra noi, Eugenio Bonvicini. Lo ricordo, Eugenio, criticato da certi fratelli Bravini, opportunamente cancellati dalla nostra memoria collettiva, mentre lui (lui sì! bravo), ci ha lasciato una significativa eredità.
(continua)
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