domenica 30 aprile 2017

Ancora sulla Libertà

...Lei (...) possiede una qualità che ai nostri giorni è merce assai rara: la libertà. La gente finge di cercare ogni giorno la libertà, finge addirittura di desiderarla. Ma la libertà assoluta ha un prezzo troppo alto, un prezzo che lei, volente o nolente, ha pagato. Solo chi viene spogliato di tutto e rivestito di niente potrà goderne. Come se non bastasse, quindici anni fa lei decise di cancellare il suo passato, sperando di liberarsene. Aveva torto: era un'illusione. Soltanto affrontandolo, soltanto ricordandolo, soltanto accettandolo lei ha scelto veramente di essere se stesso.
Dunque seduto davanti a me vedo un uomo che non ha niente da perdere, un uomo che riconosce se stesso. Davanti a me, io vedo un uomo libero.
Lavinia Petti, Il ladro di nebbia, p. 422.

Ecco. Libertà.

Non libertà di pensiero, libertà di opinione, libertà di parola, libertà di coscienza, libertà di..., eccetera.
Non libertà dal bisogno, libertà dalla fame, libertà da..., eccetera.

Libertà. Solo e semplicemente (semplicemente?) libertà. Libertà senza aggettivi, libertà senza specificazioni. Libertà senza limitazioni perché è la libertà stessa che si autolimita nella regola aurea di non potere e dovere limitare la libertà degli altri. E’ la libertà nella uguaglianza. E’ la libertà nella fratellanza.

E’ la libertà più ampia possibile e immaginabile. E’ di questo mondo? Sì, ma – temo – per pochi. Perché la libertà è strettamente collegata al dovere, altrimenti diventa prevaricazione, sopruso e prepotenza. Massima libertà è massimo dovere.

Libertà è anche collegata alla memoria e al ricordo. Non solo perché ricordare vuol dire evitare sbagli del passato ma soprattutto perché il ricordo permette a ogni uomo di sentirsi sempre lui, di avvertire la continuità tra lui nel cammino di oggi e lui nel cammino di ieri.

Il ricordo, la memoria permette di aver sempre presente il dipanarsi del cammino. E camminare significa essere sciolto da impacci che possono trattenerti.

Libertà non va confusa con la “falsa libertà”, quella che avendo dimenticato tutto o in parte il passato si ritiene libera (appunto!) dai legami che ci vincolano al passato. Libertà invece significa ricordarli bene, quei legami. Riesaminarli, “ricuocerli” quasi nel nostro pentolone e riattribuir loro il giusto valore all’interno del nostro cammino.


giovedì 27 aprile 2017

Pensieri dopo una tornata

Le tornate di Loggia non sono (e non possono esserlo) come gli incontri di un circolo culturale o sociale o altro.
La Tornata non si esaurisce negli stretti limiti temporali della serata. Ce le portiamo a casa, ci ripensiamo, le rimuginiamo. Siamo come il cuoco che rimette il ragù nel tegame a sobbollire e ogni tanto lo rimescola. E da una mescolanza di carni, verdure e aromi costruisce pian piano qualcosa che supera la nostra immaginazione.
Le Tavole proposte vengono prese, considerate, ascoltate, lette, digerite, ruminate, sobbollite, e così via. Cioè: la Tornata non si esaurisce quella sera, ma continua, insiste, suggerisce,... e così via.
La Tornata di Loggia, insomma, è qualcosa di duraturo. Una Tornata si concatena con l'altra in uno splendida collana di idee.
Un paio di mesi fa la mia Loggia lavorò, nel programma annuale di spunti e "rinascite", di "fenici" più o meno personali (ah, l'araba fernice... che ci sia ognun lo dice, dove sia nessun lo sa!), su Noè, immaginato tra due spunti: il diluvio e il vino (se vai un po' indietro la trovi anche qui).
E oggi mi sono venute spontanei - pensando e ripensando - alcuni pensieri propio in seguito a quella tavola. Non commenti (il commentare non appartiene al metodo muratorio), ma "spunti", suggeimenti, quasi "continuazione" personale e interiore.

Il Novecento è stato un secolo di grandi massacri. Secolo sanguinario. I suoi massacri diversi dai precedenti per quantità e non solo per qualità (massacrare gli uomini mi pare sia stato un grande passatempo degli uomini fin dall'alba dei tempi).

Il Duemila (Ventunesimo secolo) appena iniziato non pare si sia messo su strade diverse.

Eppuse sono disponibili, nel patrimonio simbolico e culturale dell'uomo, strumenti che permetterebbero un radicale cambiamento di rotta.

Il guaio è che l'uomo "vuole" uccidere, "vuole" eliminare, "vuole" prevaricare.
L'uomo non accetta il dialogo. non lo vuole proprio. L'uomo si infiamma per la guerra, la guerra apertamente guerreggiata. A malapena accetta la guerra "non guerreggiata", nascosta, strisciante, nascosta sotto la veste di difesa della società e della democrazia.

Questa è la grande contraddizione dell'uomo, dell'uomo entro l'uomo stesso.

L'uomo vede il bianco e il nero dentro l'uomo. E che fa? Sceglie il nero e "sospende" il banco (sarebbe bello, si dice. Ma finché anche gli altri non accettano il bianco, io che posso farci?... ).
Solo quando tutti accetteranno il bianco, allora si potrà cominciare a costruire (continua a dirsi). E intanto... lasciamo spazio al nero.

L'uomo proietta il suo corvo nero all'esterno della sua arca e lascia la colomba bianca all'interno, nel suo nido protetto e sicuro.

Anzi. La colomba è nel nido, e lì sta. E il corvo non permette che si involi.

Possiamo leggere la storia (leggenda? mito? E che importano le parole? diciamo "storia fondante") come la grande indicazione - maledizione di Noè, che fa uscire dall'arca prima il corvo e solo dopo, molto dopo, la colomba.

E così la colomba se ne sta nel nide. La speranza è che la colomba prima o poi si involi dal nido e lasci l'arca. Ma la lasci per poi ritornare e farci capire, e non scomparire oltre l'orizzonte...

Leggo in Lord Russell di Liverpool, Il flagello della svastica, pp. 237-38.

Nel 1945, dopo che fu ripulito dalla sua spazzatura di morte, un campo di concentramento fu aperto al pubblico. Fu a Dachau, non lontano da Monaco, e chi lo visitò ne usciva con un ricordo che non si può dimenticare.
(...)
Quando il visitatore passava per queste stanze e vedeva la scena di tanta sofferenza e di tanta tragedia, il puzzo dei corpi in putrefazione e l'odore della carne bruciata parevano ancora giungere alle sue narici, e quando usciva all'aria fresca e levava gli occhi verso il cielo per fare scomparire questa ossessionante visione di male, che cosa vedeva? Inchiodato a un palo, sul tetto del crematorio, una piccola rustica gabbia per uccelli selvatici, messa là da qualche schizofrenico delle SS.

Allora e solo allora era possibile capire perché la nazione che dette al mondo Goethe e Beethoven, Schiller e Schumann, ha potuto dare anche Auschwitz e Belsen, Ravensbruck e Dachau.
 Oggi queste frasi non sono più da attribuire alla sola Germania, come magari ci si poteva illudere sessant'anni fa, ma a tutte le nazioni del mondo, indipendentemente da latitudine e longitudine.
Non sarà mica l'epitaffio che la mia generazione lascia in eredità a chi verrà dopo di noi?
 








martedì 25 aprile 2017

Sul Maestro Venerabile

Nella Massoneria speculativa il controllo del lavoro mediante la stabilità della costruzione (se la costruzione è solida il varo è ben fatto, altrimenti no) non c'è più. Non c'è più un muro, un tetto, un ponte che possa testimoniare della bravura del cantiere e quindi della bravura del Maestro di Loggia.

Il discorso ai tempi dei nostri padri era molto semplice: se il muro crollava allora il cantiere aveva lavorato male e difficilmente avrebbe avuto altre commesse. E quel Maestro del cantiere veniva per così dire considerato incapace.

Nella Massoneria speculativa non è più così.
Possono esserci, ci sono stati e probabilmente ci saranno Maestri di Loggia (nel nostro linguaggio Maestri Venerabili) incapaci di essere Maestri Venerabili.

Essere Maestro Venerabile è un sottile percorso di equilibrio: né troppo di vigore, né troppo poco... 

Il Maestro Venerabile non può essere assimilato al presidente di qualunque circolo o associazione. Beninteso è anche questo, ma è qualcosa di più.
E' una posizione molto delicata, ed è facile, molto facile agire con poco equilibrio.

I padri fondatori hanno determinato ferrei controlli sulla sua posizione.

Intanto l'incarico di Venerabile è a tempo, massimo un triennio, e va rinnovato  anno per anno. Quindi la Loggia, se è il caso, può non rinnovare l'incarico.


E durante le Tornate?

Il Maestro Venerabile "veglia sul comportamento massonico dei Fratelli in Loggia" (dice il Regolamento). Concede la parola e la può togliere. 
Ma pure a lui può essere tolta la parola.
L'Oratore ha la facoltà di interrompere il Maestro Venerabile se ritiene vada oltre le leggi dell'Ordine.
Anche il Copritore Interno può interrompere il Maestro Venerabile se ritiene che la profanità sia entrata nel Tempio (ecco perché il Copritore deve essere, secondo la Tradizione, un ex MV).

Insomma, il Maestro Venerabile non è il "padrone" della Loggia e non ne è nemmeno il "capo". E' una specioe di "delegato" della Camera di Mezzo (cioè dei Maestri della Loggia). Dalla delega il Venerabile acquisisce il suo potere e la sua autorità ("per i poteri a me conferiti" dice il Rituale).

Usando termini poco tradizionali si può dire che il Venerabile non è un "piccolo centro di potere" ma un "piccolo risolutore di problemi". E uso il termine "piccolo" con molta auto-ironia che ci fa inquadrare i problemi di una Loggia in una giusta ottica e dar loro la giusta importanza.

domenica 23 aprile 2017

Scrive il Segretario di Loggia

Quando scrivo un verbale, la rituale "Tavola tracciata nella precedente Tornata", segno il nome degli intervenuti rigorosamente all'inizio, spezzzando il legame tra chi parla e ciò che dice.
Di più. Spezzetto l'intervento in frasi distaccate, spesso mescolandole assieme alle frasi degli altri, in modo da evitare un semplice  elenco di interventi, uno dietro l'altro.

Insomma, chi ascolta deve trovare nella Tavola ciò che disse ma non vi deve trovare il proprio intervento.

Il motivo è semplice. Il lavoro di Loggia è collettivo e ciascun Fratello contribuisce con la propria pietra, il materiale che verrà utilizzato dal Cantiere-Loggia per costruire. La pietra viene depositata nel magazzino del Cantiere e così perde la propria "identità personale" divenendo proprietà collettiva, di tutta la Loggia. Una specie di "anonimato" del singolo (del quale si registra solo la Loggia di appartenenza e la sua presenza alla Tornata) e rilievo della Loggia, titolare e responsabile del lavoro eseguito.

Qualche giorno fa ho letto una vecchia Tavola (che non conoscevo) di Michele Moramarco (in "Nuova Enciclopedia Massonica", vol. III, pag. 102) che spiega, molto meglio di me, il senso dei nomi in massoneria.

I conflitti, le escrescenze, le degenerazioni: tutto ciò appartiene ad una memoria massonica che dobbiamo appunto dirozzare. Si tratta di un lavoro improbo come testimoniano le anonime e solitarie mani callose che ho visto scolpito sul frontone del vostro Tempio. Stupendo questo anonimato massonico! Il nostro segreto è appunto la celebrazione dell'anonimato come struttura portante dell'essere (non i nostri nomi, ma il Nome Divino solo può colmarci la vita), la testimonianza che dietro il fatuo scintillio dei nomi famosi, dietro il vociare dei protagonisti vive il lavoro individuale e corale  di un'umanità innominata...
E ricordo, grazie a queste parole, quei fratelli che poco parlano in Loggia, ma non sono "comparse". Sono silenziosi, non inervengono quasi mai, ma la loro presenza si avverte e si avverte soprattutto la loro assenza, perché riescono a comunicare il "loro lavoro" anche senza parole.

Sono, i loro nomi, poco conosciuti: non li troveremo nelle storie della massoneria o delle singole Logge, ma tanto hanno contribuito.
Come quegli anonimi operai che nei cantieri  delle cattedrali ci hanno lasciato capolavori.
 

 

sabato 22 aprile 2017

Il Segretario di Loggia

Il Segretario di Loggia è il conservatore della memoria della Loggia. E' insomma l'organizzatore, conservatore, riorganizzatore della memoria della Loggia, così come la Loggia è il teatro stesso della memoria.

Se noi lavorassimo veramente la pietra, come i nostri antenati operativi, i verbali dei lavori di Loggia sarebbero bassorilievi, formelle scolpite, statue pinnacoli, e così via. Ci dobbiamo invece accontentare delle tavole del Segretario e della memoria storica dei partecipanti.

Ma la memoria storica è labile, e le tavole del Segretario non le legge nessuno.
Eh! avere quelle belle pietre che ornano la cattedrale! quelle stupende vetrate che magicmente filtrano la luce!

Ma pure le pietre non sono eterne. Vengono intaccate dai fenomeni atmosferici che nel corso dei secoli riescono a renderle illeggibili. E le vetrate possono infrangersi. Oppure noi ne perdiamo la chiave di lettura e non riusciamo più ad afferrarne i nessi e i connessi. Ammiriamo così documenti che son diventati illeggibili perché non ne abbiamo più la traccia, non capiamo "cosa c'è sotto".

Se invece riusciamo ancora a capire allora capiamo che la memoria non è più solo ricordo. Sì, è anche quello, ma non solo.

La memoria non è solo ricordare episodi del passato ai quali abbiamo assistito o partecipato. Questa è per così dire la memoria volgare, quella di tutti gli uomini, su ciò che è avvenuto, avvenimenti grandi o piccoli, personali o collettivi.

C'è anche un'altra memoria, più nobile, non per tutti. Che ha a che fare con il passato, ma non è solo passato. E non credo nemmeno abbia a che fare con eventuali vite passate (ah! la teoria della reincarnazione, tanto cara a certuni!).

No. Questa memoria nobile è in grado di far emergere dalle proprie profondità qualcosa che c'era e portarla o riportarla alla luce.

venerdì 21 aprile 2017

Forza e Bellezza

Sono modalità di interpretazione, che si armonizzano completamente nella Sapienza del Maestro Venerabile.

La Forza non deve essere né troppo forte né troppo poco forte.
La Bellezza non deve essere né troppo bella né troppo poco bella.

La Bellezza eccessiva sterilizza la Forza.
La Forza eccessiva distrugge la Bellezza.

Riporto un azzeccato esempio dal "Mondo di Sofia" di Gaarder  (pp. 466-67) che mostra come sia facile perdere l'equilibrio sottile di Forza e Bellezza.

C'era una volta un millepiedi, bravissimo a ballare. Quando danzava tutti gli animali del bosco si fermavano e lo stavano a guardare ammirati.
Il rospo, però, era invidioso del millepiedi e si arrovellava per farlo smettere di ballare.
Riuscì ad escogitare un piano diabolico. Gli scrisse una lettera di questo tenore.
O incomparabile millepiedi.  Sono un devoto ammiratore della tua danza raffinata.
Vorrei sapere come ti muovi quando balli. Sollevi prima la zampa sinistra numero 228 e poi quella destra numero 59? O cominci la danza sollevando la zampa destra numero 26 prima di quella numero 499?
Attendo ansiosamente una risposta 
 Ricevuta la lettera, il millepiedi cominciò a pensare a cosa faceva quando ballava. Quale zampa sollevava per prima? E quale dopo?

Andò a finire  che il millepiedi non ballò mai più. E questo è quello che succede quando la fantasia viene soffocata dalla ragione.

giovedì 20 aprile 2017

Le leggende del mare

Tavola intrigante ieri sera alla mia Loggia. Intrigante e suggestiva.
Le leggende del mare. L'Olandese Volante, Moby Dick, il Vecchio Marinaio...

Leggende affascinanti perché affascinante è il mare (e lo dice uno che il mare lo ha visto sola dalla riva), che suscita nell'uomo atavici ricordi, ricordi ancestrali scritti ormai nel suo patrimonio genetico.
La vita proviene dal mare. La vita umana proviene dal mare materno.

L'elemento acqua è nello scrigno umano dei simboli e agisce nel suo profondo.
Dal profondo giungono le leggende del mare; dal profondo giungono le leggende delle fonti boschive, dei laghetti di montagna. Leggende del bosco, del mare, delle praterie... Provengono tutte  da ambienti contigui all'uomo, affascinanti e fascinosi. Le ninfe delle fonti, degli alberi, dei monti. Ambienti che possono essere accoglienti, ma anche pericolosi. Ambienti che possono dare la vita, ma anche la morte. Ambienti che nascondono esseri e animali gentili ma anche belve feroci.

Ecco l'Olandese Volante, condannato per non avere rispettato le regole. Ecco Moby Dick, la grande balena bianca.

Achab cerca ossessionatamente di catturare la balena, che ad una lettura superficiale pare indicare il concentrato del male. Ma... se fosse invece l' "altra metà" di Achab, quella metà che l'uomo cerca disperatamente per poter essere completo? Ecco che la fine di Achab, che al termine della storia compare per un attimo dal mare strettamente legato e connesso per sempre all'animale arpionato, non è la sconfitta del cacciatore, bensì pare il completamento finale di quella strana coppia, del cacciatore e della preda che si sono continuamente scambiati i ruoli, finalmente uniti (o ri-uniti?). Non più cacciatore e preda, ma qualcosa di strano e di nuovo che prima non esisteva.

E altamente significativa è la chiusa del Moby Dick. La nave attaccata dalla grande balena nell'affondare ghermisce un falco e trasporta negli abissi l'uccello che svolazzando resta impigliato: la creatura dell'aria deve seguire la sua discesa quasi annunciando il suo arrivo.

Discesa? La nave scende negli abissi? oppure è una via che semplicemente (semplicemente!) porta altrove?

***
Il lavoro di Loggia non deve essere una conferenza più o meno interessante (spesso non interessante!). Deve invece toccare le corde profonde dei partecipanti e farle vibrare facendo "suonare" di una lieta armonia i Liberi Muratori.

 

martedì 18 aprile 2017

Chi vede e chi non vede

Un cieco può diventare massone?

La spiritualità muratoria si "appoggia" molto sul simbolo "luce". Togliere la benda al Candidato dopo il superamento delle prove è un po' il "Fiat lux" muratorio.

Ma è solo l'ultimo anello di una catena che viene dalle nebbie del passato remoto... Il biblico "Fiat lux" è ormai "vecchio" di più di una trentina di secoli.

Vedo. Da: video.
Per molti oggi il video è lo schermo della televisione o del telefonino o di qualche altro aggeggio. E' un termine usato come nome comune di cosa ormai senza più avvertire i sensi e le sfumature del verbo latino da cui deriva. "Video, vidi, visum, videre" = vedere, avere facoltà visiva, riconoscere, distinguere, scorgere, discernere, vedere coll'animo, vedere con la mente, percepire, scorgere, accorgersi di, notare, comprendere, e tanto altro (no, non sto citando a memoria, ho consultato il mio vecchio dizionario del liceo).

E dal latino è giunto all'italiano vedere, al francese voir, al rumeno vedé, al catalano veurer, al portoghese veer, eccetera, eccetera, eccetera (e questo l'ho preso da un dizonario etimologico).

E poi  si è arrivati agli inglesi wise (saggio) e wisdom (saggezza), al tedesco wissen (sapere), al norvegese viten (sapere) e altro (e questo viene dal "Mondo di Sofia" di Jostein Gaarder).

La conoscenza, il sapere vien dunque collegato alla vista, probabilmente per gli antichi indoeuropei il senso più importante. La radice etimologica delle parole riportate è unica: il sanscrito vidya = sapere, conoscenza.

Ecco cosa può significare quel passo del rituale che fa "nascere" il nuovo massone.

Maestro Venerabile. Fr. 1° Sorvegliante, che cosa chiedete per il Candidato?
1° Sorvegliante. La Luce, Maestro Venerabile.
Maestro Venerabile. Che la Luce sia al terzo colpo del mio Maglietto.

La domanda sorge spontanea. Un cieco può diventare massone?

Il superficiale risponde subito: se per diventare massone il candidato deve poter vedere lo svelamento della benda e poi la luce, allora no, un cieco non può diventare massone.

Ma... ma... ma... Ci son persone che vedono con gli occhi anche se in realtà sono cieche; altre non vedono con gli occhi, ma hanno la luce dentro.

E allora?...

lunedì 3 aprile 2017

Sbatti il mostro in prima pagina

Una Commissione Parlamentare si è preso l'elenco degli iscritti, per ora solo in certe regioni. Non commento, anche se ovviamente sul fatto ho le mie idee, ben chiare. La credibilità dei politici è (purtroppo) ai minimi storici (e dico purtroppo perché la crisi della politica volenti o nolenti è la crisi del paese). E il sospetto che prima o poi quegli elenchi diventino di dominio pubblico appare più che fondato (che so? l'elenco messo su un server di certi paesi sudamericani a disposizione di tutti alla faccia di tutte le leggi sul privato).
Forse non tutti si ricordano i precedenti.
La prima pubblicazione di nomi fu fatta da "L'Espresso" il 2 marzo 1978:era l’Annuario con l'elenco annuale dei Maestri Venerabili del GOI. Fu consegnato all’ "Espresso" da Licio Gelli o chi per lui: insomma una battaglia della "guerra P2" tra Licio Gelli e il Gran Maestro del GOI Lino Salvini, che l’anno dopo sarà costretto a dimettersi abbreviando il suo terzo mandato.
Ci andarono di mezzo i Maestri Venerabili delle allora 452 Logge del Grande Oriente, pubblicati con nome e cognome e tanto di indirizzo anagrafico.
Il giornalista Roberto Fabiani e il giornale stesso non si posero il problema se fosse giusto sbattere “il mostro” in prima pagina, cioè additare quasi alle pubbliche “critiche” persone delle quali ignoravano eventuali e fantomatiche propensioni a delinquere, oppure se si posero il problema, evidentemente non li interessò più di tanto. E non si posero nemmeno il problema (o, se se lo posero, evidentemente non li interessò, propensi allo scoop a tutti i costi, costi quel che costi) se fossero indirettamente strumento di qualcuno che avesse passato loro quei documenti per danneggiare qualcun altro. No, a loro non importava danneggiare più o meno ingiustamente altri: a loro interessava solo lo scoop!
Vissi il fatto in prima persona: quell'anno mio padre era Maestro Venerabile della sua Loggia in una cittadina, quasi paesone, del centro nord.
Quel giorno scrisse alcuni appunti che ho ritrovato e che qui riporto.

 ***

2 marzo 1978. Oggi “L’Espresso” ha pubblicato l’elenco di tutte le Logge del GOI con nome e cognome dei relativi Maestri Venerabili. Naturalmente c’è anche il mio nome.

Mia moglie è preoccupata perché teme che io sia messo al bando come un lebbroso. Io sono tranquillo perché questo ignobile atto dell’ “Espresso” (e ancora più ignobile è colui che all’ “Espresso” ha fornito l’elenco) in un paese conformisticamente cattolico e che fa pagare caro il non conformismo, può significare per molti fratelli difficoltà nel lavoro. Avrei preferito rivelarmi io, poco a poco, cominciando dalle persone più serie. Ma tant’è. Siamo in ballo e balleremo. Con dignità e con serietà. Anche se per i cattolici è infamante essere massoni, io ho la coscienza tranquilla e sono fiero di appartenere alla massoneria, e lo dirò pubblicamente ora. Perché la massoneria non è P2, non è sottogoverno come fa la DC e come tendono a fare più o meno tutti i partiti che arrivano al potere.

Mi dispiace solo per P., amico più che datore di lavoro. Ci rimarrà male. Ma se effettivamente mi è amico e se mi ha finora considerato una persona perbene, dovrà ricredersi sulla massoneria.

Certo che per molti Maestri Venerabili c’è il pericolo di sottili persecuzioni. Oggi non c’è più il carcere o la tortura ma ci sono diffamazione, rallentamenti di carriere, difficoltà nei finanziamenti e simili cose...

A., mio compagno di “Espresso” [si riferisce al Maestro Venerabile dell'altra Loggia], mi ha subito telefonato la notizia.

Ho ricevuto parecchie telefonate, quella di G. fra le prime. Mi ha riferito un certo discorso fattogli a suo tempo da G.M. quando lui era un ragazzino. Lo approfondiremo fra qualche giorno.

Altre telefonate, qualcuna ironica e sfottente, altre che chiedevano informazioni. Ho preso tempo con le seconde. Ne parleremo più avanti se gli interessati saranno all’altezza. Perché nella mia Loggia io farò entrare solo coloro che avranno interessi di ricerca interiore. Non aprirò agli arrivisti, a coloro che tendono solo ad approfittare della nostra solidarietà massonica.

Nel tardo pomeriggio sono andato ad una conferenza di Leo Valiani. Ho incontrato Maria Rosa che, credendo la pubblicazione atto spontaneo del GOI, mi ha detto: “Avete fatto bene a pubblicare quell’elenco. Così fate vedere che fra voi ci sono soprattutto dei galantuomini”.
 
3 marzo 1978. E' venuto M., cognato di P. Ha cercato di sapere come si fa ad entrare. Io sono stato evasivo. Mi ha parlato di essere stato avvicinato tempo fa da una personalità di Roma che gli avrebbe proposto di entrare in massoneria. Gli ho detto che in Italia ci sono parecchie famiglie, ma solo il GOI è quella riconosciuta dalla massoneria universale. Ad ogni modo non gli ho fatta nessuna avances. M. è proprio il tipo che sarebbe pronto ad allearsi anche col diavolo pur di emergere.

Questa sera alla tornata a Logge riunite sul tema “Giustizia massonica” si è parlato soprattutto dell’articolo dell’ “Espresso”. Molti sono preoccupati, soprattutto i dipendenti pubblici. Ma anche certi professionisti.

Da parte mia sono tuttora tranquillo: poiché si deve ballare, ballerò, ma con tutta la dignità che occorre.


Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.