venerdì 31 luglio 2015

Una Scala molto strana 1

Siamo nel VII secolo avanti Cristo, ad Apollonia Pontica, sul Póntos Áxeinos (l'attuale Mar Nero). Uno straniero, Enetu, umbro di Rava (antico toponimo di Ravenna) borgo della Valle Padusa (della quale oggi restano le valli di Comacchio) incontra Hirabi il cananeo, un marinaio fenicio.
Si conoscevano da qualche tempo ed Enetu aveva imparato a fidarsi di Hirabi.
Hirabi è un uomo ancora giovane, ma ha navigato in tutti i mari conosciuti. Conosce usanze di molti popoli e sa parlare diverse lingue. Mostra l'aria di saper trarsi d'impaccio di fronte a mille difficoltà.
Enetu ha viaggiato. Ha commerciato qua e là ed ora, anche se non ricco, potremmo chiamarlo agiato. Si può permettere due schiavi, uomini giovani e muscolosi, svegli e intelligenti, che gli fanno da servitori e all'occorrenza da guardie del corpo. Sono due soldati traci sconfitti in guerra e perciò messi in vendita al mercato degli schiavi di Aleppo dove li aveva comprati. Enetu non deve temere nulla da loro: possono i due dirsi per quei tempi ben fortunati di aver trovato un padrone che li tratta bene, li sfama, non li frusta o mutila; tutto sommato un padrone poco esigente in cambio del loro lavoro e soprattutto della loro fedeltà.
Enetu soffre di nostalgia e desidera far ritorno a Rava, tra la sua gente. Le merci che avrebbe portato con sé gli avrebbero permesso di ricavare i mezzi per una vita soddisfacente
L'incontro con Hirabi gli permetterà di scegliere la via del ritorno e cominciare l’organizzazione del viaggio.
Aveva già parlato con un Gete che aveva viaggiato molto nell'interno del paese. Gli aveva proposto di risalire un grande fiume che scorreva non troppo lontano da lì. Dopo averne risalito il corso per molte giornate sarebbero giunti ad una grande diramazione. Lì avrebbero dovuto dirigersi verso il tramonto per molti giorni fino a valicare le montagne in una zona abbastanza agevole e giungere al mare. Seguendo la costa dalla parte destra sarebbero finalmente arrivati al grande fiume della Valle Padusa proprio vicino a Rava. Enetu però si domanda come saranno le piste: tutte praticabili? E troveranno guadi per oltrepassare i fiumi? Si potranno usare carri? E come attraverseranno i fiumi con i carri? Incontreranno predoni e banditi? O solo soldati che non li faranno passare in nome di un qualche piccolo capo locale? Oppure pretendendo una pesante gabella?
Molte sono le incognite di un viaggio in territori poco conosciuti; no, non un viaggio, ma una vera e propria avventura, dove corri il rischio di perdere tutto, anche la vita.
Enetu ha pensato anche a un ritorno via mare: meno faticoso, puoi caricare più merce. Ma anche qui i pericoli non mancano, dalle tempeste agli scogli, dai pirati alle popolazioni ostili, dalla fame alla sete. Chiede quindi informazioni ad Hirabi sul viaggio, poi deciderà.
Hirabi non nasconde la lunghezza e i pericoli del viaggio, la necessità di approvvigionamenti di acqua e cibo fresco. Si dovrà partire all'inizio della primavera per sperare di giungere prima dell'inverno. Hirabi non è mai stato a Rava, ma conosce quel mare interno, in genere non pericoloso e molto pescoso. Non moriranno di fame. E l'acqua la troveranno nei vari approdi. E già nella sua mente calcola il numero di marinai necessari, uomini che al bisogno dovranno saper combattere e difendere il carico e i passeggeri. Calcola anche le provviste indispensabili da caricare, sì da lasciare ad Enetu tutto lo spazio possibile per le sue merci. E poi giunto a Rava potrà trovare merce per il viaggio di ritorno: chissà, magari proprio quell'ambra tanto ricercata che giunge dalle brumose terre del lontano Nord, dalle corti estati e dagli inverni lunghissimi e bui (almeno così gli avevano raccontato viaggiatori che gli avevano riferito racconti di altri viaggiatori che avevano incontrato altri viaggiatori ancora).
Enetu, a voce alta, soppesa rischi e vantaggi del ritorno via terra o via mare.
Il Gete lo aveva in un certo senso rassicurato: sì, i pericoli del viaggiare via terra erano tanti ma certamente inferiori a quelli del viaggio via mare. Seguendo il fiume avrebbero avuto a disposizione abbondanza di acqua e di selvaggina.
Ma incontreranno anche molti villaggi in territori così ricchi – riflette Enetu. Tutti amici? Tutti li avrebbero fatti passare senza pretendere nulla?
Non si sa se il percorso permetterà il passaggio di carri. E allora – si dice Enetu – invece di carri sarà opportuno caricare le merci su cavalli o muli. Ma allora saranno necessari più uomini e più cibo, aumenteranno difficoltà e costi.
Hirabi interviene: i rischi di un viaggio via terra sono infinitamente superiori a quelli via mare. Certo devi portare meno provviste, ma sei legato alle fonti d'acqua. E dove c'è acqua ci sono animali, e ci sono anche predatori, non ultimi, gli uomini. Ricordati Enetu che l'uomo è predatore dell'uomo,... ti può accogliere fingendosi amico e ti colpisce nel sonno.
Anche in mare puoi fare cattivi incontri, ma è più facile difenderti. La mia barca è solida e robusta, ed è anche veloce. Puoi fuggire i predoni. Puoi trasportare provviste ed acqua.
Enetu comprende che Hirabi e il Gete, pur così diversi, si somigliano: ognuno dei due è profondamente inserito nel suo ambiente, che conosce molto bene. Però non conosce nulla dell'ambiente dell'altro. In questo modo è portato, senza avvedersene, ad aumentare i rischi ed i pericoli della via che non conosce e a sottovalutare quelli della via che conosce.
Enetu sospira: dovrà decidere da solo... come sempre.
Chiede a Hirabi di attenderlo ed esce fuori, da solo. Da solo compie un lento giro attorno alla taverna, in silenzio, riflettendo, guardando dritto davanti a sé. L'edificio sorge su un terreno non pianeggiante: davanti è più in basso che nel retro, tanto che la porta posteriore è all'altezza di quello che è il primo piano. Enetu nel suo giro deve quindi prima salire e poi scendere, come fosse su una scala curva. Compiuto il giro, rientra.
Ha deciso.
(continua)

mercoledì 29 luglio 2015

La Massoneria dei luoghi comuni 3

Nel Libro della Giungla di Kipling possiamo cogliere anche ironici accenti su certi comportamenti umani.
Così il popolo delle scimmie diventa il segno quasi di ogni ambiente "chiuso" e autosufficiente, che solo in sé trova le giustificazioni.
Ecco il loro "Inno Nazionale"

CANZONE DI MARCIA DEI BANDAR-LOG

(dal Libro della Jungla di R. Kipling. Bandar Log è il popolo delle scimmie)
Here we go in a flung festoon,
Half-way up to the jealous moon!
Don't you envy our pranceful bands?
Don't you wish you had extra hands?
Wouldn't you like if your tails were--so--
Curved in the shape of a Cupid's bow?
Now you're angry, but--never mind,

Ecco, noi ce ne andiamo distese a festoni,
a mezza strada verso la luna gelosa!
Non invidiate le nostre bande sbrigliate?
Non vorreste avere due mani in più?
Non vi piacerebbe avere una coda così,
curva come l'arco di Cupido?
Adesso vi arrabbiate, ma... non importa.
Brother, thy tail hangs down behind!

Fratello, dietro ti pende la coda!



Here we sit in a branchy row,
Thinking of beautiful things we know;
Dreaming of deeds that we mean to do,
All complete, in a minute or two--
Something noble and wise and good,
Done by merely wishing we could.
We've forgotten, but--never mind,

Ecco, noi sediamo in molte file sui rami,
pensando alle belle cose che conosciamo;
sognando le cose che vogliamo fare,
tutte quante compiute fra un minuto o due.
Qualcosa di nobile, di grandioso e di buono
ottenuto con il semplice desiderio.
Ora farem... L'abbiam dimenticato, ma non importa.
Brother, thy tail hangs down behind!

Fratello, dietro ti pende la coda!



All the talk we ever have heard
Uttered by bat or beast or bird--
Hide or fin or scale or feather--
Jabber it quickly and all together!
Excellent! Wonderful! Once again!
Now we are talking just like men!
Let's pretend we are ... never mind,

Tutti i discorsi che abbiamo ascoltato,
fatti da pipistrelli, da belve o da uccelli;
pelle, pinna, squama o piuma,
li scherniamo tutti insieme velocemente!
Eccellente! Meraviglioso! Un'altra volta!
Adesso noi parliamo proprio come gli uomini!
Facciamo finta di essere... non importa.
Brother, thy tail hangs down behind!

Fratello, dietro ti pende la coda!



This is the way of the Monkey-kind.
Then join our leaping lines that scumfish through the pines,
That rocket by where, light and high, the wild grape swings.
By the rubbish in our wake, and the noble noise we make,
Be sure, be sure, we're going to do some splendid things!

Questo è il modo di fare delle Scimmie.
Allora unitevi alle nostre file che saltano fra i pini,
che guizzano come razzi dove alta e leggera dondola l'uva selvatica.
I rifiuti, che come scia ci lasciamo dietro, e il nobile fracasso che facciamo,
vi daranno certezza, vi daranno certezza che noi stiamo per fare splendide cose!

In rete (ma purtroppo non ne ho annotato la provenienza) ho trovato una versione leggermente modificata, capolavoro di una splendida autoironia, perché è stata riferita al popolo dei massoni (meglio: di certi massoni. Ancora meglio: di un certo modo - più diffuso di quel che si supponga - di "sentirsi" massone).

INNO DEI MASSONI DELLA LOGGIA DI BANDAR-LOG (Loggia delle Scimmie)

Ecco, noi ce ne stiamo ammucchiati all’Oriente,
a mezza strada verso gli alti gradi!
Non invidiate le nostre sciarpe cangianti?
Non vorreste avere tre gradi di più?
Non vi piacerebbe avere un grembiule così,
teso come il perizoma di Mandulis?
Adesso vi arrabbiate, ma... non importa.
Fratello, ti pende la coda di dietro!
Ecco, noi sediamo composti in molte file,
vestiti di nero come si conviene,
pensando alle troppe cose che sappiamo;
sognando le molte cose che vogliamo fare,
e che saranno tutte quante compiute... prima o poi.
Qualcosa di nobile, di grandioso e di segreto
ottenuto con il semplice desiderio.
Ora faremo... L’abbiamo dimenticato, ma non importa.
Fratello, ti pende la coda di dietro!
Tutti i discorsi che sentiamo esternare,
fatti da stolti, da saggi o da apprendisti;
noi tolleranti tutto ascoltiamo
senza nulla porre in discussione
ché così detta la nostra uguaglianza
(che ci insegna che noi abbiamo ragione).
Eccellente! Meraviglioso! Un’altra volta!
Adesso noi parliamo proprio come gli uomini.
Facciamo finta di essere... non importa.
Fratello, ti pende la coda di dietro!
Questo è quanto fanno gli iniziati.
Allora unitevi alle nostre file
che impettite marciano a squadra,
attorno a tre pilastri a triangolo,
che delimitano un quadro ormai stinto,
ma concludono il cammino sempre all’Oriente.
I pensieri, che non sappiamo dire,
in una lingua un minimo umana,
vi daranno certezza, vi daranno certezza
che noi stiamo per fare splendide cose!
Fratello, ti pende la coda di dietro!

Qui termina il post, anzi il triplice post (che anche questo abbia un significato?).
Ma non può mancare una Dedica, che contrariamente alle usanze, metto alla fine.
DEDICA
Questo post è dedicato all’ “Ultimo Apprendista” entrato, quello appena entrato, ieri o l’altro ieri, ancora spaesato e curioso, che non sa niente, che non capisce niente, che si domanda perché diavolo è capitato qui, ma... è un po’ orgoglioso di esserci; quello che deve imparare tutto, quello che – come diceva uno spot pubblicitario di Carosello (ah! la forza dei nuovi miti!) - “Mi non so, mi non so niente,... i quadrati, i triangoli, le strisce per tèra,... per me tuto va ben, tuto fa brodo...”.
All’Ultimo Apprendista, quindi. Quello “talmente” ultimo che non si è accorto che l’Ultimo Apprendista non è lui, ma siamo noi che non vogliamo essere ultimi.


martedì 28 luglio 2015

La Massoneria dei luoghi comuni 2

Dodici
Dodici colonne, dodici segni, dodici riquadri, dodici... dodici...
- Il dodici è dappertutto, come il prezzemolo.
NB. Sono possibili innumerevoli varianti con innumerevoli numeri.
Dogmatismo
Il massone non ha dogmi.
Spiegazione: non ha i dogmi degli altri, ma solo i suoi.
Fratellanza 1
Che differenza c’è fra Tolleranza e F.?
La Tolleranza significa ammettere che ci sono massoni imbecilli; la Fratellanza è tacerne il nome (Pierre Dac).
Fratellanza 2
Il Maestro Venerabile al neo Apprendista: Tu sei mio fratello.
Il neo Apprendista (tra sé e sé): Mio Dio, cosa ho mai fatto di male?
Gabinetto di Riflessione
Non toglietemi le illusioni!
Gallo
(Nel Gabinetto di Riflessione). Il gallo canta e non ti vuoi svegliare (Carducci)
Grande Architetto
E’ talmente Grande che si dimentica di essere Architetto.
Massone 1
Il massone afferma di non saper né leggere né scrivere. E’ maledettamente vero.
Variante.
Il massone afferma di non saper né leggere né scrivere. E’ desolatamente vero.
Massone 2
Il massone al profano: Voi, profano, siete troppo di vedute limitate.
Il profano al massone: Sì, caro signore, è vero; ma i limiti mi servono da parapetto (rielaborazione da Flaubert)
Massone 3
- Il massone non è un fedele.
- Allora non potrà mai essere il miglior amico dell’uomo.
Massone 4
- Il massone non ha certezze.
- Infatti è certo di non avere certezze.
Variante 1
- Il massone è uomo del dubbio.
- Infatti è certo di avere dubbi.
Variante 2.
- Il massone è uomo del dubbio.
- Infatti dubita di avere dubbi.
Massone 5
Il Compagno al Maestro: Ne parliamo qui, tra squadra e compasso.
Risponde il Maestro: Attenzione, soffro di claustrofobia.
Massone 6
- Piove.
- Prendi l’ombrello!
Massone 7
- Siamo in primo grado, e questo è argomento di terzo grado.
- Allora aspettiamo che cali la febbre.
Massone 8
- In Loggia ogni opinione è valida.
- Anche l’opinione di chi non ha opinioni.
Massone saccente
Testo originale. ...E consiglio (oppure “stimolo”, oppure “affermo”, nel significato di “fate”...), a me stesso prima che agli altri, di fare... di non fare... eccetera eccetera.
Traduzione. E voi, invece di parlare a vanvera oppure a vuoto, come state facendo, piuttosto fate così; non lo dico a me stesso perché io già lo faccio, ma lo dico proprio a voi che non lo fate.
Massone “scafato”1
- I veri lavori si fanno nella Sala dei Passi Perduti.
- Infatti, sono proprio dei lavori... perduti!
Massoni
Meno li conosci, meglio stai.
Membro onorario della Loggia 1
Volendo avere a piedilista un certo massone, lo si nomina membro onorario. Tanto non conta niente.
Membro onorario della Loggia 2
Non volendo avere a piedilista un certo massone, lo si nomina membro onorario. Tanto non conta niente.
Parola di Passo
Indietro non si torna!
Comunicato Anas: La strada statale n. 999 è interrotta; si consiglia di posticipare la partenza. Si rende noto che eventuali percorsi sostitutivi non sono indicati in loco.
Piedilista
E’ l’elenco dei piedi dei massoni di una Loggia.
Profanità
- Il Copritore Interno vigila perché non entri la profanità nel Tempio.
- Ma chi fa uscire quella che è già dentro?
Pubblicità
Essere massone?...è come un Ramazzotti: fa sempre bene.
Quattro elementi
Fuoco. Tra fumatori non si rifiuta mai (Flaubert).
Acqua. Attenzione! Ti bagni tutto. (Solo per uso esterno).
Aria. Se ne tira troppa, ti viene il torcicollo.
Terra. La mamma si raccomanda: non giocare con la terra, altrimenti ti sporchi tutto.
Rito Scozzese
- Noi, che siamo nati scozzesi...
- Ah, sei nato a Edimburgo?
Variante.
- Noi che siamo nati massoni...
- Veramente io sono nato bambino, non grande masso.
Sala dei Passi Perduti
Chi ritrova ciò che si è perso?
Scala curva
Se sali troppo in fretta ti gira la testa.
Sedicente
(Aggettivo usato solo nell’espressione “associazione sedicente massonica”).
Gruppo di Famiglia divorziata in un interno.

1Scafato (dal romanesco scafare = togliere dal baccello) per estensione assume il senso di chi ha lasciato il suo piccolo ambiente e ha capito come “gira il mondo”.

lunedì 27 luglio 2015

La Massoneria dei luoghi comuni 1

Un po' di autoironia muratoria.

Il luogo comune è una frase, non necessariamente vera, detta e ridetta tante volte che nella mente del parlatore invece di essere diventata trita e insignificante acquista in qualche strano modo la veste di verità universale o almeno condivisa da un certo gruppo ben identificato.
Etimologicamente deriva da locus communis, luogo non privato, pubblico, comune a tutti: il forum nella urbs romana, la piazza in epoca moderna, il centro commerciale (sic!) oggi. Per traslato è diventata una opinione (non necessariamente vera o fondata) comune a molti, magari proprio caratteristica di un certo gruppo. Sicuramente incoraggia la pigrizia dei tanti, per i quali pensare può essere troppo faticoso oppure talmente impegnati a pensare tanto in un determinato settore che “riposano” la mente in tutto il resto.
Spesso il luogo comune può diventare uno slogan, frase ripetitiva di un’idea o di un’ombra di idea (il contenuto non è indispensabile). Ne siamo bombardati tutti i giorni dalle urla pubblicitarie tanto da diventare inconsciamente parte del nostro quotidiano. Sono molto usati in politica, anche se lì la fantasia appare meno spiccata. Che destino inglorioso per l’originale grido di battaglia gaelico sluagh-ghairm (pronuncia slogorm. Etimo: sluagh = nemico e ghairm =urlo), oggi ridotto a grida prive di contenuto per vender di più o per dar contro gli avversari!
Contro il luogo comune si levò un Flaubert munito di un tagliente rasoio ironico che tuttavia può ben poco contro l’invadenza dei moderni urli radiofonici e televisivi e internettiani.
Anche la Massoneria non è esente dalla peste del luogo comune, a volte usato per opporsi (sic!) a presunti “non concordanti” membri interni, ma più spesso per nascondere un vuoto diciamo così “culturale”.
Come ci possiamo difendere dai luoghi comuni? Abbiamo a disposizione due armi, la prima di non farli propri tamponando la diffusione epidemica e la seconda di colpirli con la nostra ironia. L’ironia, soprattutto nell’aspetto di auto-ironia, è un potente strumento di igiene mentale.
Alla larga dal massone troppo serio!
Ecco qui alcuni esempi di frasi fatte, ascoltate nell’arco di tanti anni in Logge aperte, nelle Sale dei Passi Perduti, in incontri conviviali, lette in forum massonici, in giornali e interviste (in blu il luogo comune e sotto l’ironica postilla).
Abito nero
Il massimo della pompa e della scomodità (da Flaubert).
Agape
Un fratello partecipante (al telefono): Aho! Qua se magna con 15 euro. (Episodio vero).
A. rituale: E’ da proibire a vegetariani ed astemi.
A. bianca (non rituale, con profani e signore): Si parla, si chiacchiera, con moderazione.
A. nera (non rituale, senza profani e signore): Si parla, si chiacchiera, senza moderazione.
Alti Gradi 1
Più sei in alto e più male ti fai quando cadi.
Alti Gradi 2
La sciarpona sull’epa.
Apprendista
- Siamo tutti Apprendisti!
- Non è ora di crescere?
Candidato alla L. M.
Il bussante ha fatto parte di una sedicente organizzazione massonica.
Risposta ufficiale: Anatema! Anatema!
Collegio Circoscrizionale
Una volta in collegio si richiudevano i birichini.
Compagno di Mestiere
Senz’arte né parte.
Comunione
Il GOI è la mia prima comunione.
Consiglio delle Luci
Ha deciso di non rinnovare il contratto con l’ENEL.
Corpo rituale
(cioè: Rito Scozzese, oppure Rito di York, oppure eccetera).
- Il Rito è l’università della massoneria.
- Si vede proprio che la scuola è in crisi.

domenica 26 luglio 2015

Termina il Rito

D: Prestata la Promessa che successe?
R: Il Venerabilissimo chiamò i due Sorveglianti per costituire il Triangolo Sacro.
D: A che serviva il Triangolo Sacro?
R: Alla mia consacrazione come Maestro.
D: Come fecero?
R: Dopo aver prestato la Promessa in ginocchio, fui fatto alzare e retrocedere. Il Venerabilissimo scese dal Trono con la Spada Fiammeggiante nella mano sinistra e impugnando il Maglietto con la destra. Anche il 1° e 2° Sorvegliante avevano una spada nella sinistra e Maglietto nella destra. Il Venerabilissimo mi si pose di fronte e i due Sorveglianti dietro, alle mie spalle. Io ero così all’interno del Triangolo che formavano.
D: Quali atti compirono?
R: I due Sorveglianti alzarono le spade orientandole verso il mio capo.
D: E il Venerabilissimo Maestro?
R: Appoggiò la Spada Fiammeggiante sulla mia spalla destra, vi batté sopra un colpo di Maglietto dicendo: “Che le tue azioni siano sempre pure e senza macchia!”.
D: Poi?
R: Appoggiò la Spada Fiammeggiante sulla mia spalla sinistra, vi batté sopra un colpo di Maglietto dicendo: “Che la tua fedeltà corrisponda alla fiducia che ti abbiamo accordato!”.
D: Poi?
R: Appoggiò la Spada Fiammeggiante sul mio capo, vi batté sopra un colpo di Maglietto dicendo: “Che la Luce del Grande Architetto dell'Universo non abbandoni mai il tuo Spirito!”.
D: Poi?
R: Il Venerabilissimo Maestro tenne la Spada Fiammeggiante sul mio capo e pronunciò la formula che mi fece Maestro.
D: Vi ricordate cosa disse?
R: Certo, non potrò mai dimenticare quelle parole che mi fece diventare Massone a tutti gli effetti.
D: Cosa intendete dire?
R: Che diventando Maestro acquisii tutti i doveri e i diritti dei Liberi Muratori; ma sopra tutto acquisii il dovere di continuare e approfondire il mio impegno spirituale.
D: Proseguite.
R: Ero all'interno del Triangolo. I due Sorveglianti avevano alzato le spade orientandole verso il mio capo. Il Venerabilissimo Maestro aveva ancora la Spada Fiammeggiante posata sul mio capo.
D: Il momento era solenne.
R: Il Venerabilissimo Maestro, e con lui tutti i Maestri della Loggia e (in comunione ideale) del mondo, si raccolsero sotto il simbolo iniziatico del G. A. D. U.
D: In che modo si raccolsero?
R: Con l'usuale invocazione: Alla Gloria Del Grande Architetto Dell'Universo.
D: Continuate.
R: Il Venerabilissimo Maestro si richiamò alla Massoneria Universale e si pose sotto gli auspici dell'Obbedienza alla quale la nostra Loggia era legata.
D: Continuate.
R: Il Venerabilissimo Maestro si collegò alla catena dei Venerabili della nostra Loggia dalla quale traeva il proprio potere iniziatico.
D: Continuate
R: Il Venerabilissimo Maestro disse: io ti ricevo (batté tre colpi di Maglietto sulla lama della Spada Fiammeggiante appoggiata sul mio capo), ti costituisco (batté altri tre colpi sulla Spada), ti consacro (ancora tre colpi sulla Spada) Maestro Libero Muratore.
D: Disse altro?
R: Sì, per sottolineare l'importanza del Terzo Grado aggiunse: ti investo di tutte le prerogative del Grado.
D: Poi che fece?
R: Il Venerabilissimo Maestro consegnò al Maestro delle Cerimonie (che li portò alla sua cattedra) Spada Fiammeggiante e Maglietto, fatto che mi colpì moltissimo.
D: Perché, Fratello mio?
R: A mia memoria era la prima volta che il Venerabilissimo consegnava ad altri il Maglietto.
D: Perché rimase senza Maglietto?
R: Per cingermi con il Grembiule da Maestro e darmi il triplice fraterno abbraccio.
D: Continuate.
R: Il Rito era terminato e tutti ripresero il proprio posto.
D: E voi?
R: Il 1° Esperto mi condusse fuori dal Tempio per l'istruzione.
...................................................................................................................
 
R: Il Venerabilissimo Maestro ordinò che io rientrassi nel Tempio e l'Esperto mi venne a chiamare.
D: Come entraste?
R: Fui preceduto dal 1° Esperto e fui in grado quindi di rivedere il modo giusto per entrare.
D: Qual è il modo giusto?
R: Innanzi tutto i passi da Maestro, preceduti da quelli prima di Apprendista, poi di Compagno.
D: In seguito?
R: Il saluto al Venerabilissimo Maestro.
D: Successivamente?
R: Il saluto, nell'ordine, al 1° Sorvegliante e al 2° Sorvegliante.
D: E' tutto?
R: Dopo il saluto rimasi tra le Colonne ad attendere ordini.
D: Quali furono gli ordini?
R: Il Venerabilissimo Maestro ordinò di farmi riconoscere dal 1° Sorvegliante.
D: Come avvenne il riconoscimento?
R: Il 1° Sorvegliante controllò che conoscessi: età del Maestro, ora di apertura e chiusura dei lavori, batteria, applauso, Ordine, Segno, Segno di Dolore, Segno di Rispetto, Parola Sacra, Parola di Passo, risposta alla domanda "Siete voi Maestro?".
D: Non controllò se conoscevate la marcia di Maestro?
R: Non ce n'era bisogno, avendola appena eseguita entrando nel Tempio.
D: Cosa vi disse il 1° Sorvegliante?
R: A me nulla: comunicò invece al Venerabilissimo Maestro che io “conoscevo l’Acacia”.
D: Come rispose il Venerabilissimo Maestro?
R: Per tutta risposta il Venerabilissimo Maestro ordinò ai Sorveglianti di proclamare alle loro rispettive Colonne come lui stesso proclamava all'Oriente che io ero diventato Maestro Libero Muratore.
D: Solo questo?
R: Aggiunse di invitare tutti i Maestri a riconoscermi come tale con tutte le prerogative e i diritti del Grado.
D: I Sorveglianti ripeterono la proclamazione?
R: I Sorveglianti ripeterono, ciascuno alla propria Colonna, le parole del Venerabilissimo Maestro.
D: Il rito era dunque finito?
R: Sì, e come ultimo atto, il Venerabilissimo chiamò tutti i Fratelli ad una triplice Batteria di Giubilo per il mio inserimento nella Catena del nuovo Maestro.
D: Voi partecipaste alla Batteria?
R: No, perché in un certo senso era una Batteria eseguita in mio onore. Ma poiché ad ogni Batteria si deve rispondere chiesi al Venerabilissimo Maestro di poter eseguire la Batteria a copertura di quella dei Fratelli.
D: Aveste il permesso?
R: Naturalmente. Sarebbe stata grave mancanza non averlo chiesto.
D: Dopo la Batteria che faceste?
R: Il Venerabilissimo Maestro diede la parola all'Oratore; io ebbi il permesso di sedermi nei posti riservati ai Maestri.

sabato 25 luglio 2015

Consacrazione a Maestro

D: Quindi sedeste all'Oriente?
R: Sì, ma per poco.
D: Perché?
R: Prima della consacrazione a Maestro dovetti impegnarmi all'adempimento dei doveri del Grado con una nuova Promessa.
D: Dove?
R: Nell'unico posto in Loggia dove i Liberi Muratori assumono i propri impegni.
D: Qual è questo posto?
R: Davanti all'Altare.
D: In che posizione assumeste l'impegno?
R: Ero inginocchiato sulle due ginocchia, la mano destra sulla lama di una spada impugnata dal 1° Esperto e la mano sinistra sul cuore.
D: Vi ricordate la formula della Promessa?
R: Sì, la ricordo e ve la spiegherò punto per punto.
D: Cominciate.
R: La formula iniziava “In presenza del G. A. D. U.” e non “Alla Gloria Del G. A. D. U.” come nei due Gradi precedenti.
D: Non è lo stesso?
R: A mio parere, no.
D: Continuate.
R: Fu un solenne impegno preso anche alla presenza dei Maestri della Loggia, non solo del G. A. D. U.
D: Su cosa vi impegnaste?
R: A praticare i principii massonici.
D: Poi?
R: Ad amare e cercare la Verità, a odiare e fuggire la menzogna.
D: Continuate.
R: Promisi di soccorrere i Fratelli e i Figli della Vedova anche a pericolo della mia vita.
D: Cos'altro prometteste?
R: Di non rivelare a nessuno i segreti che avrebbero potuto essermi confidati; di istruirmi e di sollevare il mio spirito e di fortificare la ragione.
D: Istruzione, sollevare lo spirito, fortificare la ragione: ancora tre aspetti.
R: Sì, certo. Obbligo di aumentare le conoscenze nella Massoneria, obbligo di fortificare le mie facoltà razionali, obbligo di potenziare le mie facoltà non razionali e spirituali. In conclusione obbligo di una sintesi armonica.
D: A quale scopo?
R: Allo scopo di dedicare da quel momento in poi tutte le mie facoltà alla gloria ed alla potenza dell'Ordine.

venerdì 24 luglio 2015

I Tre Pilastri

Non esistono "simboli massonici" e "simboli altri". I simboli, tutti i simboli, fanno parte di quel mare magnum che è l'Uomo, da ciò che compare nei rapporti con gli altri a ciò che è dentro di lui e soprattutto a ciò che è nelle sue profondità. L'uomo massone organizza i simboli in un certo modo ed è appunto quel "certo modo" a "fare" Massoneria.
Immaginiamo di leggere questo post da soli, al buio. Oppure, meglio ancora, di notte, alla luce della luna, in un campo di grano appena arato, quando più forti sono le voci silenziose della Natura...

Le espressioni del nostro Rituale non debbono essere intese come formule vuote e ripetitive, ma come precise modalità operative che stimolano il partecipante al rito. E' importante partecipare attenti e concentrati, altrimenti corriamo il rischio di banalizzare ciò che invece deve stimolarci e questo è proprio uno dei sensi della controiniziazione.
Forza, Bellezza e Sapienza sono come tre utensili che vengono utilizzati contemporaneamente, come qualunque Fratello, indipendentemente dal grado amministrativo del suo brevetto, è contemporaneamente Apprendista (in certi aspetti), Compagno (in altri aspetti) e Maestro.
Ma noi, per nostra costituzione umana, siamo obbligati a parlarne in sequenza, suggerendo così in qualcuno la falsa idea che siano in successione uno dopo l'altro.
Questo non è un trattato scientifico sulla fisiologia umana: ne sono stati scritti molti e tutti validi e precisi nella descrizione di funzioni vitali del corpo umano. Coerentemente con il lavoro di Loggia (che non è dibattito, analisi o trattatistica) qui è privilegiato il lato simbolico, l'unico in grado di stimolare i piani dell'uomo oltre la ragione. Ecco, questa tavola vuole essere una affabulazione sulle nostre origini.
La storia comincia con un lui e una lei che si incontrano.
[In sottofondo viene suonata – per alcuni minuti - la Rhapsody in Blue di George Gershwin]
Tra loro nasce qualcosa, che ci piace pensare – anche in vista degli sviluppi della storia – sia amore. Ma a stretto rigor di termini l'amore non è indispensabile: è sufficiente una semplice simpatia o attrazione fisica o altro ancora (magari: facciamo qualcosa per interrompere la noia!...).
L'attrazione, per noi appunto amore, si realizza con il piacere di stare insieme, di conoscersi meglio, di innamorarsi e alla fine di materializzare il tutto con ciò che la scienza chiama atto sessuale.
Il culmine dell'atto sessuale avviene con l'emissione da parte di lui di “germi di vita” dentro lei. I “germi di vita” sono cellule particolari (spermatozoi quelli maschili e ovulo quella femminile) che hanno la funzione di dare inizio ad una nuova vita.
Il liquido eiaculato è in quantità minime, pochi millilitri, ma gli spermatozoi sono in numero rilevante, da 40 a 160 milioni ogni volta. Lo spermatozoo è come un girino di rana: una testa e una coda. E' molto piccolo, lungo da 50 a 70 micron (un micron è pari a un milionesimo di millimetro), per cui per avere un millimetro bisognerebbe metterne in fila da 15.000 a 20.000.
Gli spermatozoi vengono emessi nella vagina e per giungere all'ovulo debbono percorrere pochi centimetri: diciamo dai 15 ai 20. Ma in proporzione significherebbe per un uomo di normale altezza (circa 1,70 metri) percorrere a piedi un tragitto di 500 chilometri, da Rimini fin oltre Foggia.
Lo spermatozoo è una cellula a metà e deve trovare l'altra metà, la cellula germinale femminile, l'ovulo, che si trova nei recessi del corpo femminile.
[In sottofondo viene suonata la Cavalcata delle Valchirie di Richard Wagner]
In sottofondo ascoltiamo la Cavalcata delle Valchirie nella versione che Coppola usò in Apocalipse Now per commentare la famosa scena degli elicotteri che raggiungono il villaggio vietnamita per distruggere un centro di artiglieria. Non vengono distrutte solo l'artiglieria ma pure molte case e uccisi molti abitanti (donne, vecchi e bambini) in quelli che il linguaggio ipocrita chiama “danni collaterali”.
Qui la situazione è analoga, con la sola differenza che ad essere distrutti sono gli elicotteri. E' una cavalcata per la vita o per la morte, ma solo i vietcong sparano.
E' una cavalcata per la vita o per la morte. Lo spermatozoo lo sa? Pensa durante la frenetica corsa? Sa che se vince nascerà un nuovo essere e se perde verrà eliminato? Non conosciamo la risposta.
Gli spermatozoi vengono emessi nella vagina, ambiente troppo acido per la loro sopravvivenza: la maggior parte viene eliminata qui. Poche migliaia giungono nell'utero, ambiente ancora più sfavorevole e solo pochissimi (si possono contare sulle dita delle mani) nelle tube. Raggiunto l'ovulo uno solo (forse) riesce ad entrare e subito la membrana si ispessisce, come un negozio che cali una impenetrabile saracinesca e impedisca l'ingresso ad altri spermatozoi.
Il primo spermatozoo entra nell'astronave aliena (la sua altra metà) e nessun potrà più entrare: chi è rimasto fuori verrà semplicemente eliminato
E mentre l'ovulo si richiude separando ciò che ha dentro dal mondo esterno, ci pare di udire da un altro mondo la voce del 2° Sorvegliante suggellare quanto è accaduto: Che la Forza renda saldo il nostro lavoro.
[Viene suonato l'inizio della Quinta Sinfonia di Beethoven].
[Pausa]
L'ovulo si è chiuso come un luogo misterioso e sacro. Fa ricordare quelle antiche istruzioni muratorie secondo le quali la Loggia è un luogo appunto sacro e misterioso nella quale non si udì mai cane abbaiare né gallo cantare.
Lo spermatozoo entra nell'ovulo, e muore. L'ovulo accoglie lo spermatozoo, e muore. Nasce qualcosa di nuovo.
[In sottofondo viene suonata la Settima Sinfonia di Beethoven]
Una metà più un'altra metà fanno un intero, senza più metà. Non c'è più lo spermatozoo e non c'è più l'ovulo: ora c'è lo zigote, la cellula numero 1 del nuovo nato. Ha alzato le Colonne la Loggia n. 1 all'Oriente dell'Umanità.
Lo zigote, nel chiuso del suo mondo, continua il lavoro e comincia a suddividersi in due, quattro, otto cellule e così via. Così la nuova Loggia pone le proprie leggi e regole di ordine e armonia provvedendo alla scelta dei nuovi Dignitari, ciascuno nel ruolo che meglio potrà ricoprire per la maggiore concordia di tutti.
E lasciamoli dunque lavorare nel silenzio e nell'oscurità del grembo di lei, mentre ci pare di udire da un altro mondo la voce del 1° Sorvegliante suggellare quanto sta accadendo: Che la Bellezza irradi e compia il nostro lavoro.
[Viene suonato – per un paio di minuti - l'Allegretto della Settima Sinfonia di Beethoven].
[Pausa]
La cellula umana ha 46 cromosomi. Lo spermatozoo ha 23 cromosomi. L'ovulo ha 23 cromosomi.
[Viene suonato l'inizio del primo pezzo di Premonizioni op. 16 di Schoenberg].
I cromosomi sono i vettori dei geni, sequenze di Acido Desossiribonucleico (il DNA) con le informazioni necessarie per la crescita dell'individuo.
[Viene suonato una registrazione del canto delle cicale].
Il bimbo che nasce possiede metà cromosomi del padre e metà della madre. Possiede quindi un quarto dei cromosomi del nonno paterno, un quarto dei cromosomi della nonna paterna, un quarto del nonno materno e un quarto della nonna materna. Procedendo: un ottavo dei cromosomi del bisnonno paterno, un ottavo della bisnonna paterna, e così via.
Supponendo – grossolanamente - che quattro generazioni riempiano lo spazio di un secolo (cioè che i trisnonni del bimbo che nasce oggi siano nati un secolo fa) la seguente tabella mostra la “quantità” degli antenati del bimbo,
Anno
Antenati

2000
1


2


4


8
Prima guerra mondiale
1900
16


32


64


128

1800
256
Napoleone Bonaparte

512


1 024


2 048

1700
4 096
Inizia il Secolo dei Lumi

8 192


16 384


32 768

1600
65 536
Rogo di Giordano Bruno. Cervantes inizia a scrivere il Don Chisciotte.

131 072


262 144


524 288

1500
1 048 576
Cristoforo Colombo ha appena scoperto l'America.

2 097 152


4 194 304


8 388 608

1400
16 777 216
A Magonza è appena nato Gutemberg

33 554 432


67 108 864
1340. Stima popolazione europea: 70 milioni. Stima abitanti impero cinese: 60 milioni.

134 217 728

1300
268 435 456
Dante Alighieri. Stima abitanti di Londra: 80 000.
1200
4 294 967 296
Gengis Kan. Federico II. Francesco d'Assisi.
1100
68 719 476 736
Prima crociata
1000
1 099 511 627 776
Leggasi:
un trilione 99 bilioni (o miliardi) 511 milioni 627 mila 776. Stima della popolazione della Terra: 300 milioni
La lettura della tabella è semplice. Consideriamo la riga relativa all'anno 1800 (circa), cioè al tempo di Napoleone. 256 indica il numero di antenati del bimbo che nasce oggi i quali dopo due secoli avrebbero contribuito, ognuno per la sua parte, al patrimonio genetico del neo-nato. E così abbiamo nel 1700, inizio del Secolo dei Lumi, 4.096 antenati per giungerne a più di un milione all'epoca della scoperta dell'America. Il modello comincia a scricchiolare: verso la metà del XIV secolo, a fronte di 67 milioni di antenati, la popolazione europea è stimata a un valore poco più alto: 70 milioni.
Le divergenze continuano fino ad una situazione paradossale. Anno 1000: quasi 1.100 miliardi di antenati del bimbo che nascerà dopo mille anni a fronte di una popolazione del pianeta stimata in quel periodo in 300 milioni di unità. Più che divergenza parlerei di una vera e propria contraddizione. Notiamo pure che verso la fine del primo decennio del XXI secolo il numero di tutti gli uomini vissuti in ogni epoca venne stimato attorno ai 106 miliardi (ben lontano dai 1.100 miliardi di antenati all'anno 1000).
E allora?
Il massone conosce la strada da seguire, suggerita da quel vero e proprio simbolo di operatività che è la scala curva. Salendo sulla scala curva si è obbligati, per forza delle cose, a considerare punti di vista diversi dal tuo e cogliere l'intrinseca unione in ciò che invece appare irrimediabilmente separato.
[Viene suonato l'inizio della Sinfonia n. 1 Anamnesi di Mariano Cardillo].
Il nuovo nato è l'erede di genitori, nonni, trisnonni, eccetera, ma anche di tutti gli uomini vissuti sulla terra.
Non solo!...
La differenza del patrimonio genetico nostro, della specie homo sapiens sapiens, e dello scimpanzé è minima, circa il 2%. Cioè l'uomo e lo scimpanzé differiscono geneticamente solo per il 2% dei geni, per cui non è possibile sostenere che l'uomo sia discendente delle scimmie: l'uomo è una scimmia, casomai “diversamente scimmiesca”.
Di più. La differenza genetica tra uomo e gorilla è un po' maggiore, ma i geni differenti tra gorilla e uomo sono posti nella stessa sequenza dell'uomo, per cui possiamo dire che l'uomo è un gorilla diversamente gorillesco oppure il gorilla è un uomo diversamente umano.
Quindi: il nuovo nato è erede non solo di tutti gli uomini, ma anche di tutti gli animali. Insomma è erede di tutte le forme viventi succedutesi sulla terra da quel lontano istante in cui, per misteriosi motivi che la nostra limitatezza attribuisce ad un atto creatore oppure al caso (magari aspetti diversi della stessa realtà) da materia inorganica si passò alla prima cellula organica. Insomma il nuovo nato è erede della Terra, che quindi va intesa non tanto come pianeta sul quale vivono forme diverse di vita, ma come un complicato super organismo vivente.
Mi immagino ovulo e spermatozoo chiusi nell'athanor mistico al centro di un cerchio simbolico attorno al quale stanno tutti, dai genitori e nonni via via fino a tutti gli uomini, tutti gli animali e tutte le forme viventi. Ed ognuno simbolicamente offre una sua eredità al nuovo essere: “Prendi le mie gambe lunghe!”, “Prendi i miei capelli chiari”, via via fino agli animali, “Prendi la mia capacità di orientarmi”, “Prendi la mia ferocia”, “Prendi questo...”, “Prendi quello...”, “Prendi....”, “Prendi...”, “Prendi....”.
All'improvviso, al di sopra di questo, che non è confusione ma humus fertile, si ode il Maestro Venerabile battere un colpo di mazzuolo e certificare: “Che la Sapienza illumini il lavoro dell'Uomo”.
[Viene suonato l'inizio del Flauto Magico di Mozart].
[Alcuni istanti di silenzio].




Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.