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28 settembre 2009

5.7.1 Legittimità e patenti

Nel mondo massonico, accanto al concetto di regolarità, assume importanza il principio di legittimità.

Schematicamente possiamo affermare che la regolarità consiste nell’osservanza degli Antichi Doveri e l’irregolarità nella loro inosservanza (come il Grande Oriente di Francia che ha abolito la formula del GADU o le massonerie che accettano le donne) mentre la legittimità si riferisce a quei corpi che operano in uno stato già occupato da una Obbedienza regolare (esempio beffardo può essere l’Italia dove il GOI risulterebbea regolare, ma non legittimo, data la presenza della Gran Loggia Regolare d’Italia che ha il riconoscimento della Gran Loggia Unita di Inghilterra).

La legittimità nasce anche dal possesso di «patenti» autorizzanti un certo lavoro.
Mi spiego.
PREMESSA. In queste pagine uso il termine rito con accezioni diverse. Intendo per rito (iniziale minuscola) la cerimonia, prescritta e descritta dal “rituale” (che in lessico teatrale – absit iniuria verbis - potremmo chiamare sceneggiatura) che si svolge durante un lavoro massonico (iniziazione al grado di apprendista, di compagno, ecc.) e Rito (iniziale maiuscola) un corpo (non necessariamente innestato su logge massoniche) che si basa su un rituale comune (per esempio il Rito Scozzese Antico ed Accettato, il Rito di York, il Rito di Memphis e Misraim, ecc.).

Se a me interessa per esempio il Rito X (corpo rituale muratorio non operante in Italia) e riesco a convincere le autorità di quel Rito della opportunità di estenderlo anche in Italia allora mi verrà concessa l’autorizzazione (la patente, appunto) a fondare camere rituali anche in Italia. Se in seguito quel Rito crescerà, potrà – a richiesta e su concessione delle autorità del paese di origine – ottenere l’autorizzazione ad essere indipendente e a non lavorare in subordine al paese di origine.

Tutti i Riti massonici in Italia sono sorti da una patente concessa da altri e così è anche per l’Ordine.
Perché una nuova Gran Loggia possa essere riconosciuta dalla G. L. U. d’Inghi1terra, è necessario che essa sia formata da almeno tre Logge regolari all’interno di un Paese massonicamente non occupato. La regolarità implica qui che le Logge costituenti una nuova Gran Loggia siano state in precedenza all’obbedienza di qualche Potenza massonica straniera regolare, il che non contraddice assolutamente il principio suesposto dell’autonomia della Loggia, poiché in ultima istanza discende dal fondamento tradizionale stesso dell’Ordine, per cui nessuno si fa Massone da sé ma deve essere iniziato in una Loggia: se in un determinato paese la Massoneria regolare è assente il candidato dovrà rivolgersi a una Loggia straniera, e quando un numero sufficiente di suoi connazionali sarà analogamente stato ammesso nell’Ordine, i nostri potranno creare Logge (con Bolla emessa dalla Gran Loggia alla cui obbedienza operano la o le Logge in cui vennero iniziati) e chiedere poi l’autonomia come nuova Gran Loggia. Simile processo, si noterà, serve a impedire soluzioni di continuità nella tradizione iniziatica, ma non implica affatto che la Loggia non sia autògena. Essa in effetti lo è, ma se non intende subire l’ablazione dalla Massoneria Universale deve comunque far riferimento, fin dall’inizio della propria esistenza, al quadro dei rapporti che regolano la filiazione di nuove unità massoniche nel mondo.
[Michele Moramarco, Nuova Enciclopedia Massonica, vol. 1, Reggio Emilia, 1989, p. 235].

Quindi tra le condizioni che assicurano la continuità sussiste il requisito di un regolare ingresso dei richiedenti il nuovo status (la patente, appunto).
Tutti i corpi tradizionali, non solo massonici (mi riferisco per esempio al martinismo), mantengono la trasmissione (la catena) con la continuità attestata dalle “patenti”.

Guénon su questo punto è perentorio: nel capitolo V delle Considerazioni sulla via iniziatica ribadisce appunto che il collegamento [ad una organizzazione tradizionale regolare, dove per tale il Nostro intende una organizzazione depositaria di una influenza spirituale] (…) deve essere reale ed effettivo, e un cosiddetto collegamento «ideale», come alcuni si sono compiaciuti a volte di considerarlo nella nostra epoca, è interamente vano e di nessun effetto.
[René Guénon, Considerazioni sulla via iniziatica, Genova, 1987, p. 53].

Mi pongo subito una domanda: colui che fondò l’organizzazione tradizionale in virtù di cosa lo fece? Da chi o cosa fu «autorizzato» alla fondazione?

Faccio un esempio. Il Rito Noachita in Italia è stato fondato nel 1986 su autorizzazione (patente) di alcuni massoni inglesi che detenevano la tradizione (patente) del Rito Swedemborghiano.
[Il compito di ridestare il Rito (originalmente detto Antico e Primitivo, o Swedenborghiano) fu affidato dal Fratello Desmond Bourke a Michele Moramarco, nel dicembre 1982, in una sala del British Museum, ove Bourke era impiegato. Il Charter, poi, fu intestato e inviato al medesimo Fratello italiano dalla R. L. "Heliopolis" n.1 (Memphis-Misraim) di Londra, garante della trasmissione e della operazione di risveglio, che comportò una rettifica dei rituali e del titolo. (da http://noachmason.blogspot.com, che riporta - per quanto è a mia conoscenza - correttamente ciò che effettivamente accadde).]

La tradizione (trasmessa e modificata dallo Yarker (1833-1913, eclettico personaggio inglese), giunta a metà del secolo scorso in Inghilterra dal Canada e là dagli Stati Uniti (sembra che il Rito fossa nato proprio lì, ma la tradizione o leggenda vuole che provenisse dall’inglese Rito dei Teosofi Illuminati esportato nel nuovo mondo alla fine del XVIII secolo. Parlo di leggenda perché «fumosi» sono gli inizi del Rito e certa è solo la presenza dell'onniprsente Yarker in ogni alto grado).

E’ quindi un Rito legittimo. Nato come corpo autonomo (su autorizzazione di quei fratelli inglesi) con permesso ad eventuali rettifiche dei rituali (sempre su autorizzazione di quelli) è oggi un Rito che legittimamente ha compiuto determinate scelte (per esempio il collegamento al Goi) e, indipendentemente da interferenze dei “patentanti”, svolge in Italia la propria attività.

Ho citato solo un esempio, ma potrei continuare a lungo: praticamente alla base di ogni sistema tradizionale, muratorio o no, si trova una continuità dalle origine dimostrata dalla continuità delle patenti: una specie di albero genealogico.

Per amor di verità però non si può non tener conto della mancanza di chiarezza in molti passaggi di patenti, per cui in praticamente tutti gli organismi tradizionale si rilevano momenti di nebbia (soprattutto a causa della “disinvoltura” ci certi personaggi per i quali la precisione filologica è spesso inversamente proporzionale all’entusiasmo).

La domanda posta (da chi hanno avuto la patente i primi?) credo possa puntualizzarne la valenza. Dal punto di vista normativo il possesso di una autorizzazione dovrebbe evitare il contestuale prolificare degli stessi corpi negli stessi spazi con un significativo aumento della confusione.

Da un punto di vista iniziatico e spirituale invece è per così dire “definitiva”. Se l’atto (rito) di iniziazione pone una continuità non solo ideale, ma effettiva con la vibrazione iniziale (René Guénon, Considerazioni sulla via iniziatica, op. cit., p. 50), l’interruzione della sequenza risulta disastrosa: non si può trasmettere nulla.

Ma l’indagine sull’iniziatore della catena diventa altrettanto importante.

Mi spiego con un esempio. Dall’indagine storica risulta che il cristianesimo è iniziato dalla figura di Paolo, persona estranea alla cerchia degli intimi di Gesù, che non ha mai conosciuto personalmente. Il problema della patente, dell’agire cioè a nome di qualcosa o qualcuno che ti manda, è talmente importante che lo stesso Paolo, all’inizio della sua predicazione, sente il bisogno di affermare continuamente la propria legittimità (Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio - Atti, cap. 9) e pone all’inizio della sua missione un fatto soprannaturale che lo possa legittimare agli occhi dei seguaci (2 Corinti 1:1).

Ogni esercente cose spirituali afferma la propria idoneità basandosi su una continuità col passato (p. e. il vescovo cattolico afferma la continuità attraverso il proprio consacratore e il consacratore di quello e così via con la gerarchia tradizionale fino allo stesso Pietro investito direttamente dal divino. Matteo 16,18 : Ed io altresì ti dico, che tu sei Pietro, e sopra questa pietra io edificherò la mia chiesa e le porte dell'inferno non la potranno vincere.) o con qualcuno o con qualcosa.

Ogni ordine iniziatico sente il bisogno di richiamarsi alla catena iniziatica mediante il collegamento alla catena dell’ordine (si consideri la catena degli iniziatori martinisti o la regolarità delle logge massoniche, nate appunto “regolarmente” entro la propria Obbedienza in modo prescritto e – teoricamente – rigoroso).

Il mio pensiero però è cambiato negli ultimi anni. Prima ero convinto della necessità della continuità della catena, pena la rottura e la impossibilità della trasmissione. Davo cioè molta importanza alla necessità che un “anello” della catena avesse i collegamento con gli anelli precedente e seguente.

Ma le riflessioni proprio sulla catena martinista, dove due iniziatori, Papus e Chamboseau si scambiarono vicendevolmente le iniziazioni in quanto ciascuno nella propria genealogia iniziatica presentava punti oscuri (l’uno aveva una presenza femminile e l’altro una omissione) mi ha portato a non dare eccessiva importanza a tali questioni.

Mi spiego. E’ certamente significativo inserirsi correttamente nella catena di altri ricercatori: il lavoro ne verrebbe amplificato e ci si porrebbe nella continuità con i Maestri passati. Ma non è indispensabile. Del resto, chi furono i primi? Con chi si collegarono, se furono proprio loro a cominciare?

Il collegamento avviene con il mondo che si trova sotto la parte razionale dell’uomo, il mondo dell’altrove, mondo con il quale ogni uomo può (se vuole e se ne ha la possibilità e se ne ha le capacità) porsi in correlazione e lavorare con la necessaria continuità.

Chi fatica a costruire il collegamento da solo, può validamente agganciarsi ad organismi tradizionali che vantino una corretta connessione: troverà la via tracciata per grandi linee, ma dovrà essere poi lui a camminare, non l’organismo o l’istituzione.

Da cosa sono stati legittimati i primi massoni o i primi martinisti? Con buona pace di Guénon ritengo che il “primo” abbia senza dubbio avuto una per così dire “intuizione particolare” e che la continuità della catena sia certo importante; lo spirito però non cammina sulle gambe e sui brevetti, bensì soffia dove vuole.

Ecco il motivo per cui le questioni su regolarità e legittimità mi interessano poco.
A me interessa il metodo muratorio e sono conseguentemente del parere che un profano iniziato da sette massoni regolarmente iniziati sia a sua volta massone legittimo e regolare. Non posso però nascondere che, in situazioni ove è possibile la presenza devastante di personaggi obliqui, il riconoscimento di obbedienze estere (e quindi il riconoscimento di regolarità e legittimità) può garantire un minimum di serietà di lavori e comportamenti: appunto può, non è.


POST-SCRIPTUM 2
Regolarità e legittimità appaiono i nuovi paletti entro cui le obbedienze massoniche sono costrette a muoversi.

Al camminatore non può sfuggire il richiamo alle due colonne del Tempio e quindi alla metodologia del binario.

Da malpensante si pone il problema: se appunto regolarità e legittimità siano le nuove colonne del Tempio con le quali le Obbedienze dovranno confrontarsi e superare per costruire l’universalità muratoria (o semplicemente umana)?

5.7 Regolarità

La Gran Loggia inglese nel 1929 tradusse in termini moderni i paletti che permettessero di riconoscere la regolarità di obbedienze estere. Sono i Basic Principles for Grand Lodge Recognition, ribaditi nel 1949 negli Aims and Relationships of the Craft.

In termini più semplici o semplicistici, l’Obbedienza muratoria che accetta e adempie a questi princìpi (ribaditi nelle linee essenziali nel secondo dopoguerra) è regolare, in caso contrario non lo è.

[Per chiarezza puntualizzo il significato che attribuisco al termine Obbedienza, vocabolo frequentemente usato e spesso con semantiche diverse. Per me Obbedienza è semplicemente sinonimo di organizzazione massonica ed è svincolato da qualsiasi legame con regolarità e “massonicità”. Sette maestri massoni possono costituire una loggia, svincolata da qualunque “associazione” massonica, che “sia e faccia” massoneria più e meglio di altre logge “all’obbedienza di…”.]

All’atto pratico verrebbe considerata regolare l’istituzione massonica riconosciuta dalla Gran Loggia d’Inghilterra. Per cui, per esempio, il Grande Oriente d’Italia sarebbe stato “regolare” solo nel periodo in cui ha avuto il riconoscimento inglese, da Salvini a Di Bernardo (ma la situazione appare oggi mutata - vedi più giù il paragrafo Post-scriptum 0: La stessa Gran Loggia d'Inghilterra pare considerare non coincidenti i termini “regolarità” e “riconoscimento Gran Loggia Inglese”).

Mi pare una concezione prossima agli autoritarismi religiosi e ormai incoerente con i tempi (poteva forse essere accettata ai tempi della supremazia politica inglese). Non credo che la Gran Loggia d’Inghilterra solo per una priorità temporale possa ancora oggi godere di una primazia dottrinale.

Pur concordando con la necessità di un organismo che possa realizzare i collegamenti internazionali tra le varie comunioni massoniche, credo che si debba procedere verso una specie di ONU delle massonerie piuttosto che attribuire ad una sola comunione (sia pure prestigiosa - anche se il prestigio si acquista da comportamenti odierni non come eredità del passato) il diritto di stabilire chi è regolare e chi no.

La nozione stessa di regolarità ormai deve essere rivisitata e contestualizzata ai nuovi tempi.

Riassumendo quindi quanto detto in precedenza osservo i punti che è mia opinione debbano essere rivisti per attribuire appunto il “patentino” di regolarità:

1.una comunione per stato,

2.questione femminile,

3.credenza religiosa e ateismo.

A proposito della prescrizione di una sola comunione massonica per nazione, anche il buon senso mostra il superamento della norma.

Preso atto che le comunioni massoniche in una nazione sono ormai più di una (mi riferisco all’Italia, ma l’esempio è valido ovunque), se per caso si verificassero rapporti problematici con le autorità civili non sarebbe opportuno che le varie organizzazioni muratorie assumessero comportamenti analoghi concordati assieme?
Per uscir di metafora e restare nel nostro recentissimo passato, si sarebbe potuta verificare una situazione anacronistica. Di fronte a richieste di pubblicazione degli elenchi degli iscritti (pubblicazione non prescritta dalla legge, ma richiesta allora da molti – ai fini del ragionamento non importa se strumentalmente), che sarebbe successo se una comunione massonica avesse assecondato la divulgazione e l’altra no? Non sarebbe opportuno che comportamenti del genere venissero preventivamente concordati tra le varie obbedienze di quello stato?

Il buon senso però si scontra fatalmente con le diverse scomuniche che i massoni e le massonerie si sono reciprocamente scambiate e l’esercizio di una tolleranza preventiva non è scontato. Come posso sostenere infatti che la mia massoneria sia regolare e anche la tua lo sia, proprio quando uno dei requisiti della regolarità è l’unicità della comunione massonica per nazione?

E posso io massone “regolare” unirmi – sia pure in organismi che non lavorano ritualmente – con altri massoni che “regolari” non sono? La domanda non è peregrina, in quanto contatti del genere hanno spesso condotto alla sospensione o all’espulsione dalla propria comunione (appunto una scomunica).

Ci sono molti problemi da affrontare di non facile soluzione.

Per esempio l’organismo di collegamento tra le varie massonerie (una specie di consulta) da chi deve o può essere composto? Da chiunque fondi una massoneria (anche le più “personalistiche” – per usare un termine neutro – e bizzarre)? Si entra per cooptazione? Si entra in base al numero di aderenti?

E ancora. Io personalmente farei fatica (ma forse è una mia limitazione personale) a lavorare assieme (sia pure non ritualmente) con chi abbandonò la mia comunione sottraendo “beni materiali” che non erano di sua proprietà, ma appartenevano a tutti i fratelli che li avevano acquistati. E ci fu anche chi abbandonò l’organismo cui apparteneva sottraendo archivi in suo possesso in virtù dell’incarico che in quel momento ricopriva.

Si badi bene. Io riconosco fratello anche chi volontariamente e alla luce del sole intraprende un discorso divergente: ci si lascia da buoni fratelli con la consapevolezza che si rimane fratelli (anche se spazialmente lontani). Faccio fatica a riconoscere fratello chi si allontana di soppiatto con cose non sue o non solo sue.
Se costui chiedesse di entrare nel fantomatico organo di collegamento tra le varie massonerie, io personalmente avrei qualche problema ad accettarlo. E si badi bene a non tacciarmi di intollerante e "scomunicatore". E’ solo atteggiamento conseguente ad altri atti che eufemisticamente posso chiamare scorretti.


POST-SCRIPTUM 0
Dal Forum Massoneria Tradizionale (http://lodgeroominternational.com/).

Nei giorni 4 e 5 settembre 2009, presso la sede della Grande Loge Nationale Française (Glnf), a Parigi, si è svolto il Secondo Meeting dei Gran Maestri delle Gran Logge Regolari d’Europa.... Il Pro Gran Master della Gran Loggia Unita d’Inghilterra (Ugle) ha ribadito, nel far riferimento ai casi particolari di Grecia e Italia (ove sono presenti sul territorio due diverse Obbedienze ritenute regolari), che per parte loro non pongono alcuna pregiudiziale nei confronti della regolarità storicamente esercitata dal Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani. In altri termini, per quanto non sussista al momento un mutuo riconoscimento istituzionale tra il Goi e la Ugle, entrambe queste potenze massoniche si considerano reciprocamente come Obbedienze regolari e legittimamente istallate, che lavorano all’insegna della regolarità e pertanto non si frappone alcuna difficoltà alla mutua collaborazione e partecipazione a riunioni istituzionali e meeting internazionali di carattere massonico.


POST-SCRIPTUM 1

Ho letto (gennaio 2004) in una Mailing-list massonica il seguente intervento che pone una questione interessante e delicata.

"...È successo che un membro della Grande Loge Nationale Française nel sud della Francia ha fatto causa alla sua Gran Loggia perché non gli era permesso andare in visita dove gli pareva, e ciò in violazione alle leggi europee e francesi che regolano le associazioni no-profit (quali sono considerate qui in Francia le Gran Logge). La Grande Loge Nationale Française ha perduto davanti al Tribunal de Grande Instance di Nizza il 2 Ottobre 2001, e ha perduto di nuovo il 18 Aprile 2002 davanti alla Corte d'Appello di Aix-en-Provence.
La decisione riguardava "l'articolo 4, penultimo paragrafo delle Costituzioni e Regolamenti generali della GLNF" che recita: Ogni Fratello eviterà di partecipare alle tornate rituali o a riunioni non aperte al pubblico di associazioni massoniche non riconosciute dalla GLNF".
La corte ha stabilito che "in questi termini esso costituisce una violazione della libertà di associazione e una discriminazione ingiustificata".
Il Tribunale di Nizza ha trovato inoltre che la regola enunciata contravviene all'articolo 2 della Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino della Costituzione Francese, all'articolo 11 della Convenzione Europea sui Diritti Umani e all'articolo 20 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo. Di conseguenza, è oggi giurisprudenza che ogni regola che permette di visitare solamente corpi massonici riconosciuti sia da considerare illegale, fraudolenta e perciò nulla e non posta.
La Corte ha anche affermato il punto importantissimo che, anche se non può vincolare le attività esterne dei suoi membri, una associazione può selezionare i suoi candidati e filtrare i suoi visitatori esterni secondo sue proprie condizioni e regole. Questo significa che la GLNF, o qualsiasi altra associazione, non è obbligata ad ammettere qualsiasi candidato o visitatore che bussi alla sua porta. Ciò implica chiaramente che nessuna Gran Loggia in Francia è obbligata ad ammettere membri dell'altro sesso o altri candidati o visitatori "indesiderati".
È piuttosto interessante che una sentenza di questo tipo, già abbastanza vecchia, abbia potuto essere tenuta sotto silenzio così a lungo".
L'autore del messaggio è Mike Segall, membro del Consiglio Federale della Gran Loggia di Francia e "ambasciatore" presso le Grandi Logge Americane della sua Obbedienza.


Un altro intervento, nel commentare la notizia, aggiunge: Così l'appartenenza ad una associazione, normata dal Codice Civile, attribuisce all'associato dei diritti inalienabili (in Francia come in Italia) che clausole statutarie non possono ledere o alterare. Una clausola tipo: "in caso di lite non si può adire la giustizia ordinaria" è contra Costituzione (della Repubblica) e contra Legem, che giuriamo peraltro di rispettare al momento della nostra iniziazione.
Eppure tale clausola, posso assicurarvi, si trova ancora in molti statuti o regolamenti di Obbedienze o Riti massonici…


Non voglio commentare la notizia. Tra l’altro osservo che se la normativa di un organismo proibisce espressamente certi atti – pur ammessi nel mondo esterno – fin da prima dell’ingresso del singolo aderente, coerenza vorrebbe che l’aderente discorde combattesse per modificare la normativa spontaneamente e liberamente accettata senza rivolgersi a sentenze esterne all’organismo. Ho ricordato l’episodio semplicemente per sottolineare quanto i parametri «esterni» (politici, sociali, religiosi,…) siano inadeguati alla comprensione della vita muratoria. Nel momento in cui si vede la massoneria come punto di riferimento della vita civile, nel senso di propugnatrice di idee di libertà, laicità e democraticità, ci si scontra con la propria tradizione che filtra le idee attraverso l’operatività del mestiere, svincolata da parametri sociali e politici: si snatura così da una parte la massoneria stessa e si va incontro a contraddizioni che sul piano muratorio risultano non conciliabili.
Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.