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06 luglio 2026

Il Matto

 I Tarocchi - Il Matto

Il Matto è uno degli archetipi più “forti”: è lo zero, il caos.

Dal mondo organizzato dalla logica si deve passare ad un mondo dove la logica non vale più.

L’uomo deve imparare a convivere con il Matto, ad essere il Matto.

Il dubbio permette di costruire, ma anche di distruggere le nostre cristallizzazioni: solo in questo modo potrà uscire il “nostro Matto” che ci “pulirà dentro”. Ma è necessario possedere il coraggio di smantellare le nostre piccole certezze.

03 luglio 2026

Tarocchi: Il Mondo

 La Loggia lavora sulla carta XXI de Tarocchi

Il Mondo


Racconta la Genesi che Dio ha creato il mondo in sette giorni, lo genera da se stesso. La creazione è avvenuta tramite il verbo e – insegna la Cabala - via via che si discende nella creazione da Kether, la Corona, si avvertono successive condensazioni fino a a Malkuth, il Regno, massima caoticità e massima concentrazione dell’Amore divino. E’ come una grande colata d’amore che si materializza: l’amore non può essere impuro, ma solo più solidificato.

Abbinando l’Amore al mondo si considera appunto come essenza del mondo non tanto l’amore divino quanto l’Amore. E’ l’Amore umano, per i propri simili, che indubbiamente riceve influssi dai piani superiori, ma viene praticato da esseri umani, uomini e donne.

Il legame tra gli uomini è amore. La presenza del divino è amore per il prossimo. Si fatica a distinguere tra divino e umano

La caratteristica della rotondità non è solo della testa del feto, ma anche dell’utero materno, la matrice, il tepee dei nativi del Nord-America. La differenza tra linea curva (che ritorna su se stessa e quindi chiusa) e linea retta può essere solo apparente se pensiamo alla linea retta che va all’infinito e poi “ritorna dall’altra parte”: la linea retta non è altro che una grande linea curva con curvatura infinita.

Si considera l’uomo il più evoluto degli esseri viventi non tanto per l’ “autocoscienza” (presente anche in qualche animale) quanto per la compassione, cioè la capacità di “soffrire con” l’altro.

La Genesi insegna che Dio ha creato l’uomo in sette giorni; esiste anche un’altra Genesi che insegna che l’uomo ha creato Dio in sette notti. Dall’incontro delle due nasce il senso della trascendenza. Forse infatti l’Uomo è Dio che cade sotto i nostri sensi, mentre Dio è l’Uomo che ancora non cade sotto i nostri sensi.

Il Maestro Venerabile completa il lavoro.

Il Mondo è l’ultima carta degli Arcani maggiori; è una carta di compimento. Il suo numero è 21, ottenuto dal prodotto 7 per 3. Tre sono gli scalini della scala dell’Apprendista e sette sono gli scalini della scala al completamento del lavoro.

Nella carta è rappresentato il Tutto, l’Uno nel Tutto, l’antico en to pan.

La figura femminile è inserita in una mandorla o un circolo, insomma un qualcosa di chiuso che in realtà è una porta che si apre alla vita.

La vita nasce in un grembo chiuso, in sé perfetto: il grembo materno. Mai il feto si aspetterebbe di dover abbandonare quella situazione protetta, per lui ideale, per “nascere” come diciamo noi. Ma per lui, che deve abbandonare un mondo che conosce, per un nuovo mondo sconosciuto e potenzialmente ostile, forse la “nascita” assomiglia ad una “morte”.

L’uomo deve aprirsi verso qualcosa che non conosciamo perché l’Uno è il Tutto.


02 luglio 2026

I Tarocchi

 La Loggia lavora sulla tavola "I Tarocchi". I Fratelli lavorano riflettendo...

Il lavoro dei Fratelli



Il maestro va cercato entro sé.

La favola del maestro addormentato (che è sempre là, che si sveglia sporadicamente solo per consigliare all’allievo di uscir fuori dalle sue stanze e si riaddormenta subito dopo) è significativa. Il maestro in realtà dorme dentro di noi.

Quando riuscirai a conoscere te stesso allora conoscerai anche il maestro, che si sveglierà.

Lo scrittore Calvino, non estraneo al mondo muratorio, in una sua opera immaginò i Tarocchi come la base del linguaggio comunicativo tra persone che avevano perso l’uso del linguaggio parlato: la stessa carta assume significati diversi in base al posto occupato e al contesto (le carte vicine). Perdendo l’univocità aumenta la significatività permettendo la comprensione dei “destini incrociati”.

L’insieme delle lame del Tarocco, dal Bagatto al Giudizio, può riferirsi all’intero ciclo dell’era occidentale, da Mithra al Cristianesimo: in quanto simboli antichissimi popolano il nostro inconscio. I Maestri alla ricerca di Hiram indicano che il lavoro deve compiersi sotto la volta stellata, alla luce della Luna, scavando nel nostro profondo; altrimenti la Massoneria si riduce a mera scuola filosofica perdendo la propria identità.

Il lavoro nell’inconscio porta a riconoscere simboli presenti nelle varie mitologie (specie le più arcaiche). Lo psicanalista Jung studiò i simboli dell’inconscio e li relazionò alle mitologie e religioni. Si dedicò anche all’arte oracolare cinese de I Ching, non tanto per prevedere eventi, quanto per comprendere perché si voleva prendere certe decisioni. Jung estrasse un oracolo che gli si presentò sotto il simbolo del calderone, recipiente nel quale c’è un po’ di tutto, ma sostanzialmente “cibo buono” per il corpo e lo spirito.

L’Oratore conclude sottolineando l’armonia mostrata dai Fratelli tutti, che spesso manca nel mondo quotidiano: la consapevolezza di vivere in un mondo che ha del misterioso e la sperimentazione di cose inesplicabili completano la vita dell’uomo e sono alla base della identità dei Fratelli.
Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.