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13 luglio 2026

Quadro di Loggia

Ornamento estetico oppure occasione di lavoro?


Può il Quadro di loggia simboleggiare una rela­zione fra macrocosmo e microcosmo?

Perché il Tempio è incompleto? Perché è orientato in un determinato modo?

Perché i lavori iniziano» a mezzogiorno e terminano a mezzanotte?

E le due colonne, ed il pavimento a scacchi bianchi e neri?

E la Spada Fiammeggiante che il Maestro Venerabile usa nelle cerimonie di iniziazione?

Il Sole e la Luna non indicano due diverse vie di realizzazione che, benché distinte, forse non sono estranee fra di loro?

Perché in Loggia c'è il femminile ma non c'è la donna?

E il Delta Sacro non ci richiama la Tetraktis pita­gorica?

E i dodici nodi d'amore e i dodici segni zodia­cali; i sette scalini (4+3) dell'Oriente con riferimenti precisi ai sette cieli, domicilio dei sette pianeti, ed ai sette metalli? ed il numero sette richiamato ancora dal candelabro che risplende sull'ara ?


02 luglio 2026

I Tarocchi

 La Loggia lavora sulla tavola "I Tarocchi". I Fratelli lavorano riflettendo...

Il lavoro dei Fratelli



Il maestro va cercato entro sé.

La favola del maestro addormentato (che è sempre là, che si sveglia sporadicamente solo per consigliare all’allievo di uscir fuori dalle sue stanze e si riaddormenta subito dopo) è significativa. Il maestro in realtà dorme dentro di noi.

Quando riuscirai a conoscere te stesso allora conoscerai anche il maestro, che si sveglierà.

Lo scrittore Calvino, non estraneo al mondo muratorio, in una sua opera immaginò i Tarocchi come la base del linguaggio comunicativo tra persone che avevano perso l’uso del linguaggio parlato: la stessa carta assume significati diversi in base al posto occupato e al contesto (le carte vicine). Perdendo l’univocità aumenta la significatività permettendo la comprensione dei “destini incrociati”.

L’insieme delle lame del Tarocco, dal Bagatto al Giudizio, può riferirsi all’intero ciclo dell’era occidentale, da Mithra al Cristianesimo: in quanto simboli antichissimi popolano il nostro inconscio. I Maestri alla ricerca di Hiram indicano che il lavoro deve compiersi sotto la volta stellata, alla luce della Luna, scavando nel nostro profondo; altrimenti la Massoneria si riduce a mera scuola filosofica perdendo la propria identità.

Il lavoro nell’inconscio porta a riconoscere simboli presenti nelle varie mitologie (specie le più arcaiche). Lo psicanalista Jung studiò i simboli dell’inconscio e li relazionò alle mitologie e religioni. Si dedicò anche all’arte oracolare cinese de I Ching, non tanto per prevedere eventi, quanto per comprendere perché si voleva prendere certe decisioni. Jung estrasse un oracolo che gli si presentò sotto il simbolo del calderone, recipiente nel quale c’è un po’ di tutto, ma sostanzialmente “cibo buono” per il corpo e lo spirito.

L’Oratore conclude sottolineando l’armonia mostrata dai Fratelli tutti, che spesso manca nel mondo quotidiano: la consapevolezza di vivere in un mondo che ha del misterioso e la sperimentazione di cose inesplicabili completano la vita dell’uomo e sono alla base della identità dei Fratelli.

28 giugno 2026

Vieni, presto, andiamo!...

L'uomo viaggia - L'uomo deve viaggiare

L’uomo è al buio e cerca faticosamente la luce; sa che deve camminare e non si può fermare: prima o poi – spera – troverà la luce della conoscenza.

Il viaggio è il grande paradigma dell’umanità, nato dall’osservazione della natura: il sole viaggia, la luna viaggia, i pianeti, i grandi erranti, viaggiano. Si viaggia da Occidente ad Oriente e si viaggia da Oriente a Occidente; da Settentrione a Meridione e da Meridione al Settentrione. Si viaggia in discesa e si viaggia in salita: spesso scendere è condizione necessaria per salire.

Ognuno compie il proprio viaggio personale perché conduce al proprio centro.

I viaggi dell’Apprendista vengono svolti per purificare, quelli del compagno per costruire.

Chi ritorna dal viaggio si ritrova come in esilio in patria (Dante dovrà abbandonare la propria città, lo stesso Ulisse dovrà abbandonare la propria casa alla ricerca di un popolo che non conosca il remo).

Il viaggio è esperienza personale, ma il lavoro di Loggia suggerisce l’immagine di una prova da compiere come a bordo di una nave, cioè in armonia con gli altri. Come i rematori delle vecchie navi dovevano seguire all’unisono un certo ritmo, così il lavoro di Loggia è governato dal “ritmo della remata”.

Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.