Continuano le riflessioni sul tempo: circolare o lineare. Oppure...
I presenti
C’è un
punto di vista che il nostro rituale non prende mai in considerazione
e che invece è fondamentale: il punto di vista dei partecipanti.
Anzi, no.
Non dei “partecipanti”, termine dalla semantica edulcorata e
annacquata, bensì dei Fratelli presenti.
Anzi,
nemmeno. “Fratelli” è vocabolo troppo generico. Il gruppo-Loggia
si sta formando, non si è ancora formato (succede pure, è successo,
che non si riesca a formare!). Bisogna dire: dell’un Fratello,
dell’altro Fratello, dell’altro ancora, eccetera… che insieme
formano i “Fratelli” di cui parla il rituale.
“Fratelli,
assistetemi ad aprire i lavori” dice il Maestro Venerabile, oggi
rappresentato dal fratello L.. E poi continua rivolgendosi al 1°
Sorvegliante, oggi rappresentato da .: Fratello 1° Sorvegliante qual
è il primo dovere eccetera eccetera”. E via via si continua.
Bisogna
cambiare il punto di vista.
“Fratelli,
assistetemi ad aprire i lavori” dice L., che rappresenta il Maestro
Venerabile. E poi continua rivolgendosi ad E., che rappresenta il 1°
Sorvegliante: Fratello E., che sei oggi 1° Sorvegliante, qual è il
primo dovere eccetera eccetera”. E così via.
Dobbiamo
mettere al primo posto il Fratello, proprio lui e non altri, che in
quel momento rappresenta quella funzione e non altre. Insomma: il
lavoro di Loggia è lavoro tra persone fisiche, fatte di carne e di
sangue, con i loro equilibri e i loro scazzi (termine accolto dal
vocabolario Treccani!), non da maschere impersonali che freddamente
leggono un copione.
*
Tralascio
per carità di patria (anzi di massoneria) la domandaccia: siamo
proprio Fratelli (con la F maiuscola) o almeno fratelli (con la F
minuscola)? Altrimenti non verrà aperto un bel niente!
Come è dal
punto di vista dei partecipanti l’apertura dei lavori che in sé
riassume tutte le aperture precedenti? Come la vivono? Cosa sentono?
Il Maestro
Venerabile riesce a concentrare in quella singola apertura dei lavori
tutte le aperture precedenti della Loggia?
Non
vorrebbe dire che, anche se non lo ammettiamo, consideriamo il tempo
entro il quale si incardinano le tornate di Loggia come un tempo
lineare, dalla fondazione della Loggia fino alla sua fine (la morte
fisica di una Loggia)? Ma lo consideriamo anche, pur non
ammettendolo, un tempo circolare che ripete tutte le aperture
precedenti e anticipa tutte le aperture successive della Loggia?
Il tempo
della Loggia ritorna, da una apertura all’altra? Ritorna sempre
uguale oppure diverso?
E le Logge?
Se il tempo ritorna anche le Logge debbono ritornare?
Molti non
lo credono. Potranno nascere nuove Logge con lo stesso nome di altre
che non ci sono più – dicono – sarebbero la stessa Loggia? Io
mentre scrivo faccio fatica ad immaginare una Loggia come la nostra
dove noi non ci siamo… Ma forse è solo un mio vaniloquio. Non
dimentichiamo mai la regola base della nostra igiene mentale: tutti
sono importanti, ma nessuno è fondamentale.
Ricordi
Forse i
ricordi, i nostri ricordi sono gli unici ancoraggi che ci aiutano.
Cosa è un uomo senza ricordi? I ricordi sono belli perché sono
ricordi.
Domando:
gran parte della loro bellezza non sta nel sapere che non
ritorneranno? Chi ha detto che i ricordi sono tentativi di invertire
il corso del tempo?
Ricordo (un
altro ricordo!) un piccolo episodio. Abitavo in condominio a Forlì e
mi trovai in ascensore con mio figlio poco prima che lui cominciasse
il primo anno di asilo. Con noi erano saliti altri due bambini che
frequentavano già la scuola elementare. Il maschietto (seconda
elementare) disse: “Beato te, che devi ancora fare tutto l’asilo,
che bello! Come vorrei essere al tuo posto!”. La sorella, classe
quinta: “E poi deve fare anche tutta la scuola dopo. No, no!”.
Noi
ricordiamo gli anni della scuola con un pizzico di nostalgia. Ma se
per magia domattina tutti ci ritrovassimo studenti ad andare a
scuola? Uno ha il compito di matematica e l’altro di ragioneria. Un
altro verrà interrogato in inglese e un altro ancora dovrà sorbirsi
una lezione sui Promessi sposi. Che ne direste? No, per
carità, no!
Se il tempo
è circolare tutto ritorna; tutto: il bello e il brutto. Anche la
chimica organica e l’esame di maturità; anche Licio Gelli e la P2
!
Proprio
Nietzsche, che parlò di eterno ritorno dell’uguale (lui lo
chiamava così), osservò che obiettava alla teoria proprio la futura
ri-presenza di madre e sorella!
*
Ricordi.
Dolce nostalgia dei ricordi. Gradevole magia dei ricordi. Anche
sensazione bella e inconsueta per la nostalgia di qualcosa
che non si è mai vissuto
rivivendo i ricordi degli
altri Fratelli.
D. e M.
colgono nei lavori di Loggia un sentore strano che emoziona per le
esperienze di un singolo Fratello che l’incanto del lavoro in
Loggia fa diventare in un certo strano modo vissuto di tutti, come se
ci fosse un magazzino nel cantiere (la cripta del Tempio?) che rende
comunitario ciò che era di uno solo.
*
Come
passa il tempo. E non ripassa mai. Cantava una
canzone di tanti anni fa. Continuava: ...e il tempo se ne frega e
passa su di noi.
Il tempo
scorre indipendentemente da noi, come se non ci fossimo. Già! Senza
di noi ci sarebbe ancora il tempo? Un essere vivente diverso
dall’uomo percepisce il tempo? e come? Prima del big bang c’era
il tempo?
E. ci
invita ad approfondire. Fa l’esempio dell’effimera, insetto che
nello stadio adulto vive solo poche ore (tanto che non ha nemmeno la
bocca e non si nutre). Percepisce il tempo? E come? Ha qualcosa che
possa paragonarsi ai ricordi della vita larvale (che dura anche
alcuni anni) oppure la larva è tutt’altro?
Gli
spaghetti
Due ipotesi
sul tempo: tempo lineare o tempo ciclico.
La
mentalità occidentale di oggi pretende una corrispondenza tra la
realtà e la sua rappresentazione. Comprende quindi la concezione
lineare da un inizio fino ad un termine: in piccolo, nell’uomo,
dalla nascita alla morte.
Per
ipotizzare una concezione circolare del tempo pretenderebbe che il
giorno di oggi, 22 settembre 2024, si ripeta in futuro come dovrebbe
essersi ripetuto nel passato.
Sarebbe
come assurgere a regola universale il ritorno di ogni
primavera uguale a tutte le primavere passate, pur sapendo che ogni
primavera in sé è diversa da tutte le altre primavere. La regola
stabilisce che a un inverno segue una, non la stessa, primavera.
Cicerone,
considerando la storia maestra di vita, diceva sostanzialmente che
dalla storia possiamo imparare quali comportamenti assumere in
presenza di fenomeni che non sono mai del tutto nuovi e hanno quindi
qualcosa in comune con eventi già accaduti.
Concezione
del tempo?
Il
Vocabolario Treccani spiega:
Concezione
[dal latino. concipĕre «concepire»]. 1. L’atto del
concepire o dell’essere concepito. 2. Facoltà di concepire con
l’intelletto o con la fantasia. 3. Modo di intendere e
interpretare.
Io
preferisco usare il termine “prospettiva” nel senso di
angolazione o punto di vista da cui considerare un fatto o valutare
una situazione.
*
Mi domando:
c’è corrispondenza tra il tempo del mondo fisico, quello per
intenderci misurato dagli orologi, sul quale scandiamo le nostre
giornate, e il tempo della nostra prospettiva alla base della nostra
esistenza?
Banalmente
la risposta sarebbe affermativa. Noi non avvertiamo discrepanze:
l’una del pomeriggio dell’orologio praticamente ci pare sia anche
la “nostra” una del pomeriggio.
Ma quante
volte abbiamo esclamato “E’ già l’una!” oppure “Non
è ancora l’una!” stupiti della discordanza tra l’orologio
“ufficiale” e il “nostro”?
Insistere
sulla nostra prospettiva o angolazione che dir si voglia suggerisce
che la corrispondenza tra i tempi non porta alla coincidenza, bensì
solo ad una correlazione, che tutto sommato è più che adeguata agli
scopi pratici della vita quotidiana. Ma il tempo è ben altro.
*
La domanda
è sempre la stessa: il tempo è lineare o circolare?
Io
rilancio. Né lineare, né ciclico.
Mi spiego.
Da molti anni ho lasciato la città per abitare in collina. Spesso,
specie nei primi anni, la strada da casa alla città mi suscitava
strani pensieri.
Spazio
e spaghetti
Mi
domandavo: la strada che percorro è una strada lineare oppure la
linearità è solo una mia approssimazione comoda per descrivere una
realtà più complessa?
Se esamino
la carta geografica, da casa alla città non esistono solo quelle due
o tre vie che comunemente percorro: ce ne sono altre che mi
suggeriscono l’idea di una rete di vie più che un modello singolo
lineare.
Forse, con
un pizzico di ironia, il modello che descrive meglio la situazione è
il piatto di spaghetti. Sono aggrovigliati, dall’esterno fatichiamo
a seguirne uno, che subito scompare nel mucchio. Ma se potessimo
camminare dentro lo spaghetto non avremmo nessuna difficoltà.
Ecco, lo
spazio pare un piatto di spaghetti.
Sicuramente
la strada lineare è semplice: parti, segui la via e arrivi. Non puoi
perderti.
La via “a
spaghetti”? Ti serve una bussola che non sia sensibile solo al
campo magnetico terrestre ma efficace nel districarsi nel “tuo”
campo magnetico, dove non necessariamente un luogo precede un altro.
Ecco il
punto cruciale spazio-temporale!
Se percorro
una strada, prima trovo A, poi B, C e così via. Ma nella
rappresentazione che ne faccio magari non vedo né A né B ma solo C,
che diventa così la “prima” cosa incontrata. E se poi penso
anche ad A allora ritenendo A meno “rilevante” di C può
succedere che nella mia rappresentazione “prima” venga C e “dopo”
A. Dipende quali spaghetti sono “raccolti” dalla stessa
forchettata.
Tempo e spaghetti
Il modello
spaghetti può essere anche applicato al tempo?
La
prospettiva lineare del tempo è a segmento, un tratto con un punto
di inizio e un punto finale. Appunto: uno spaghetto. Tanti segmenti,
tanti spaghetti.
Nella
visione “più alta” è il tempo escatologico religioso dalla
creazione alla fine del mondo. Visione che il mondo occidentale
(quello delle religioni del libro) ha mutuato – credo – dalle
nostre prime percezioni umane: passato, presente e futuro. Insomma è
estensione del “prima, ora, dopo”.
L’eterno
ritorno si basa sul concetto di tempo circolare, suggerito
dall’osservazione della natura con l’alternarsi di luce e buio,
delle stagioni, delle maree. Se all’inizio del tempo poniamo una
mitica età dell’oro il tempo circolare dà la sicurezza di
ritornarvi. E, con le dovute differenze, non è molto dissimile dalla
parusìa cristiana. E’ come se il cristiano avesse tagliato
il cerchio del tempo raddrizzandolo in un segmento. Oppure che la
circonferenza del tempo fosse talmente “lunga” che il ritorno
nello stesso punto avverrebbe dopo un tempo così lungo che la mente
umana non riesce a concepire.
*
Tra certi
nativi americani il tempo era percepito come un lago e i singoli
eventi considerati pesci nel lago. Viene meno quella che per noi
appare proprietà fondamentale degli eventi: il poter decidere di
due di essi se sono contemporanei oppure se uno precede l’altro.
La legge di
tricotomia (dal greco «tagliare in tre parti») valida in molti
campi della scienza, per l’algebra dice che dati due numeri a e b o
a = b oppure il primo è minore del secondo oppure il primo
è maggiore del secondo. Per due eventi è lo stesso: o coincidono
oppure uno dei due precede l’altro. Sembra legge di buon senso. Ma
la teoria della relatività ha scardinato le proprietà del “prima”
e del “dopo”, con buona pace del buon senso.
La
concezione lacustre è intrigante e affascinante. Rompe lo schema
della rappresentazione occidentale del flusso temporale, comoda
descrizione che coglie certo molto del tempo, ma – forse – non
tutto. Probabilmente siamo tanto condizionati dal pensare di essere
immersi nel flusso inarrestabile dal prima al poi da ritenere questo
e solo questo proprietà “vera” del tempo.
*
L’uomo
occidentale ritiene lo scorrere del tempo uguale e costante ed ha
costruito strumenti sempre più precisi per misurarlo, dalla
clessidra al pendolo, all’orologio a molla, all’orologio atomico.
La precisione degli orologi è sempre migliorata. Ricordo che ai
tempi della scuola avevo una vecchia e rumorosa sveglia che dovevo
regolare ogni sera. Poi passai ad un orologio a molla abbastanza
preciso (un paio di minuti ogni settimana) ma che doveva essere
ricaricato ogni giorno. Ho avuto dopo un più comodo orologio da
polso al quarzo più preciso ancora. Oggi uso l’ora del cellulare
che non regolo mai perché autoregolato sul segnale della rete web.
E’ ancora impreciso? Certo, ma molto meno degli altri. Che me ne
faccio di uno più preciso? A me interessa il tempo, non lo strumento
per misurarlo.
Oggi
costruiamo orologi sempre più accurati addirittura in grado di
sbagliare di un secondo ogni tot migliaia di anni e più. Bello!
Stupendo! No, non faccio ironia. So benissimo l’importanza
scientifica di misure sempre più precise. Ma ai fini della vita
quotidiana sono “eccessi”. Lasciamo alla scienza il suo ambito e
riportiamo l’uomo nel suo.
*
L’uomo
del tempo lacustre si sarebbe appassionato della precisione di certe
misure? Credo proprio di no. Anzi credo che le avrebbe ritenute
inutili. Misurare è sempre proiettarsi all’esterno mentre in
questo campo dovremmo imparare a stare un po’ dentro, anche con noi
stessi (cosa molto difficile perché noi siamo il peggior compagno di
noi stessi).
(continua)