venerdì 8 maggio 2026

Il tempo... e il resto 7

 Continuano le riflessioni sul tempo: circolare o lineare. Oppure...


I presenti

C’è un punto di vista che il nostro rituale non prende mai in considerazione e che invece è fondamentale: il punto di vista dei partecipanti.

Anzi, no. Non dei “partecipanti”, termine dalla semantica edulcorata e annacquata, bensì dei Fratelli presenti.

Anzi, nemmeno. “Fratelli” è vocabolo troppo generico. Il gruppo-Loggia si sta formando, non si è ancora formato (succede pure, è successo, che non si riesca a formare!). Bisogna dire: dell’un Fratello, dell’altro Fratello, dell’altro ancora, eccetera… che insieme formano i “Fratelli” di cui parla il rituale.

Fratelli, assistetemi ad aprire i lavori” dice il Maestro Venerabile, oggi rappresentato dal fratello L.. E poi continua rivolgendosi al 1° Sorvegliante, oggi rappresentato da .: Fratello 1° Sorvegliante qual è il primo dovere eccetera eccetera”. E via via si continua.

Bisogna cambiare il punto di vista.

Fratelli, assistetemi ad aprire i lavori” dice L., che rappresenta il Maestro Venerabile. E poi continua rivolgendosi ad E., che rappresenta il 1° Sorvegliante: Fratello E., che sei oggi 1° Sorvegliante, qual è il primo dovere eccetera eccetera”. E così via.

Dobbiamo mettere al primo posto il Fratello, proprio lui e non altri, che in quel momento rappresenta quella funzione e non altre. Insomma: il lavoro di Loggia è lavoro tra persone fisiche, fatte di carne e di sangue, con i loro equilibri e i loro scazzi (termine accolto dal vocabolario Treccani!), non da maschere impersonali che freddamente leggono un copione.

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Tralascio per carità di patria (anzi di massoneria) la domandaccia: siamo proprio Fratelli (con la F maiuscola) o almeno fratelli (con la F minuscola)? Altrimenti non verrà aperto un bel niente!

Come è dal punto di vista dei partecipanti l’apertura dei lavori che in sé riassume tutte le aperture precedenti? Come la vivono? Cosa sentono?

Il Maestro Venerabile riesce a concentrare in quella singola apertura dei lavori tutte le aperture precedenti della Loggia?

Non vorrebbe dire che, anche se non lo ammettiamo, consideriamo il tempo entro il quale si incardinano le tornate di Loggia come un tempo lineare, dalla fondazione della Loggia fino alla sua fine (la morte fisica di una Loggia)? Ma lo consideriamo anche, pur non ammettendolo, un tempo circolare che ripete tutte le aperture precedenti e anticipa tutte le aperture successive della Loggia?

Il tempo della Loggia ritorna, da una apertura all’altra? Ritorna sempre uguale oppure diverso?

E le Logge? Se il tempo ritorna anche le Logge debbono ritornare?

Molti non lo credono. Potranno nascere nuove Logge con lo stesso nome di altre che non ci sono più – dicono – sarebbero la stessa Loggia? Io mentre scrivo faccio fatica ad immaginare una Loggia come la nostra dove noi non ci siamo… Ma forse è solo un mio vaniloquio. Non dimentichiamo mai la regola base della nostra igiene mentale: tutti sono importanti, ma nessuno è fondamentale.

Ricordi

Forse i ricordi, i nostri ricordi sono gli unici ancoraggi che ci aiutano. Cosa è un uomo senza ricordi? I ricordi sono belli perché sono ricordi.

Domando: gran parte della loro bellezza non sta nel sapere che non ritorneranno? Chi ha detto che i ricordi sono tentativi di invertire il corso del tempo?

Ricordo (un altro ricordo!) un piccolo episodio. Abitavo in condominio a Forlì e mi trovai in ascensore con mio figlio poco prima che lui cominciasse il primo anno di asilo. Con noi erano saliti altri due bambini che frequentavano già la scuola elementare. Il maschietto (seconda elementare) disse: “Beato te, che devi ancora fare tutto l’asilo, che bello! Come vorrei essere al tuo posto!”. La sorella, classe quinta: “E poi deve fare anche tutta la scuola dopo. No, no!”.

Noi ricordiamo gli anni della scuola con un pizzico di nostalgia. Ma se per magia domattina tutti ci ritrovassimo studenti ad andare a scuola? Uno ha il compito di matematica e l’altro di ragioneria. Un altro verrà interrogato in inglese e un altro ancora dovrà sorbirsi una lezione sui Promessi sposi. Che ne direste? No, per carità, no!

Se il tempo è circolare tutto ritorna; tutto: il bello e il brutto. Anche la chimica organica e l’esame di maturità; anche Licio Gelli e la P2 !

Proprio Nietzsche, che parlò di eterno ritorno dell’uguale (lui lo chiamava così), osservò che obiettava alla teoria proprio la futura ri-presenza di madre e sorella!

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Ricordi. Dolce nostalgia dei ricordi. Gradevole magia dei ricordi. Anche sensazione bella e inconsueta per la nostalgia di qualcosa che non si è mai vissuto rivivendo i ricordi degli altri Fratelli.

D. e M. colgono nei lavori di Loggia un sentore strano che emoziona per le esperienze di un singolo Fratello che l’incanto del lavoro in Loggia fa diventare in un certo strano modo vissuto di tutti, come se ci fosse un magazzino nel cantiere (la cripta del Tempio?) che rende comunitario ciò che era di uno solo.

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Come passa il tempo. E non ripassa mai. Cantava una canzone di tanti anni fa. Continuava: ...e il tempo se ne frega e passa su di noi.

Il tempo scorre indipendentemente da noi, come se non ci fossimo. Già! Senza di noi ci sarebbe ancora il tempo? Un essere vivente diverso dall’uomo percepisce il tempo? e come? Prima del big bang c’era il tempo?

E. ci invita ad approfondire. Fa l’esempio dell’effimera, insetto che nello stadio adulto vive solo poche ore (tanto che non ha nemmeno la bocca e non si nutre). Percepisce il tempo? E come? Ha qualcosa che possa paragonarsi ai ricordi della vita larvale (che dura anche alcuni anni) oppure la larva è tutt’altro?

Gli spaghetti

Due ipotesi sul tempo: tempo lineare o tempo ciclico.

La mentalità occidentale di oggi pretende una corrispondenza tra la realtà e la sua rappresentazione. Comprende quindi la concezione lineare da un inizio fino ad un termine: in piccolo, nell’uomo, dalla nascita alla morte.

Per ipotizzare una concezione circolare del tempo pretenderebbe che il giorno di oggi, 22 settembre 2024, si ripeta in futuro come dovrebbe essersi ripetuto nel passato.

Sarebbe come assurgere a regola universale il ritorno di ogni primavera uguale a tutte le primavere passate, pur sapendo che ogni primavera in sé è diversa da tutte le altre primavere. La regola stabilisce che a un inverno segue una, non la stessa, primavera.

Cicerone, considerando la storia maestra di vita, diceva sostanzialmente che dalla storia possiamo imparare quali comportamenti assumere in presenza di fenomeni che non sono mai del tutto nuovi e hanno quindi qualcosa in comune con eventi già accaduti.

Concezione del tempo?

Il Vocabolario Treccani spiega:

Concezione [dal latino. concipĕre «concepire»]. 1. L’atto del concepire o dell’essere concepito. 2. Facoltà di concepire con l’intelletto o con la fantasia. 3. Modo di intendere e interpretare.

Io preferisco usare il termine “prospettiva” nel senso di angolazione o punto di vista da cui considerare un fatto o valutare una situazione.

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Mi domando: c’è corrispondenza tra il tempo del mondo fisico, quello per intenderci misurato dagli orologi, sul quale scandiamo le nostre giornate, e il tempo della nostra prospettiva alla base della nostra esistenza?

Banalmente la risposta sarebbe affermativa. Noi non avvertiamo discrepanze: l’una del pomeriggio dell’orologio praticamente ci pare sia anche la “nostra” una del pomeriggio.

Ma quante volte abbiamo esclamato “E’ già l’una!” oppure “Non è ancora l’una!” stupiti della discordanza tra l’orologio “ufficiale” e il “nostro”?

Insistere sulla nostra prospettiva o angolazione che dir si voglia suggerisce che la corrispondenza tra i tempi non porta alla coincidenza, bensì solo ad una correlazione, che tutto sommato è più che adeguata agli scopi pratici della vita quotidiana. Ma il tempo è ben altro.

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La domanda è sempre la stessa: il tempo è lineare o circolare?

Io rilancio. Né lineare, né ciclico.

Mi spiego. Da molti anni ho lasciato la città per abitare in collina. Spesso, specie nei primi anni, la strada da casa alla città mi suscitava strani pensieri.

Spazio e spaghetti

Mi domandavo: la strada che percorro è una strada lineare oppure la linearità è solo una mia approssimazione comoda per descrivere una realtà più complessa?

Se esamino la carta geografica, da casa alla città non esistono solo quelle due o tre vie che comunemente percorro: ce ne sono altre che mi suggeriscono l’idea di una rete di vie più che un modello singolo lineare.

Forse, con un pizzico di ironia, il modello che descrive meglio la situazione è il piatto di spaghetti. Sono aggrovigliati, dall’esterno fatichiamo a seguirne uno, che subito scompare nel mucchio. Ma se potessimo camminare dentro lo spaghetto non avremmo nessuna difficoltà.

Ecco, lo spazio pare un piatto di spaghetti.

Sicuramente la strada lineare è semplice: parti, segui la via e arrivi. Non puoi perderti.

La via “a spaghetti”? Ti serve una bussola che non sia sensibile solo al campo magnetico terrestre ma efficace nel districarsi nel “tuo” campo magnetico, dove non necessariamente un luogo precede un altro.

Ecco il punto cruciale spazio-temporale!

Se percorro una strada, prima trovo A, poi B, C e così via. Ma nella rappresentazione che ne faccio magari non vedo né A né B ma solo C, che diventa così la “prima” cosa incontrata. E se poi penso anche ad A allora ritenendo A meno “rilevante” di C può succedere che nella mia rappresentazione “prima” venga C e “dopo” A. Dipende quali spaghetti sono “raccolti” dalla stessa forchettata.

Tempo e spaghetti

Il modello spaghetti può essere anche applicato al tempo?

La prospettiva lineare del tempo è a segmento, un tratto con un punto di inizio e un punto finale. Appunto: uno spaghetto. Tanti segmenti, tanti spaghetti.

Nella visione “più alta” è il tempo escatologico religioso dalla creazione alla fine del mondo. Visione che il mondo occidentale (quello delle religioni del libro) ha mutuato – credo – dalle nostre prime percezioni umane: passato, presente e futuro. Insomma è estensione del “prima, ora, dopo”.

L’eterno ritorno si basa sul concetto di tempo circolare, suggerito dall’osservazione della natura con l’alternarsi di luce e buio, delle stagioni, delle maree. Se all’inizio del tempo poniamo una mitica età dell’oro il tempo circolare dà la sicurezza di ritornarvi. E, con le dovute differenze, non è molto dissimile dalla parusìa cristiana. E’ come se il cristiano avesse tagliato il cerchio del tempo raddrizzandolo in un segmento. Oppure che la circonferenza del tempo fosse talmente “lunga” che il ritorno nello stesso punto avverrebbe dopo un tempo così lungo che la mente umana non riesce a concepire.

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Tra certi nativi americani il tempo era percepito come un lago e i singoli eventi considerati pesci nel lago. Viene meno quella che per noi appare proprietà fondamentale degli eventi: il poter decidere di due di essi se sono contemporanei oppure se uno precede l’altro.

La legge di tricotomia (dal greco «tagliare in tre parti») valida in molti campi della scienza, per l’algebra dice che dati due numeri a e b o a = b oppure il primo è minore del secondo oppure il primo è maggiore del secondo. Per due eventi è lo stesso: o coincidono oppure uno dei due precede l’altro. Sembra legge di buon senso. Ma la teoria della relatività ha scardinato le proprietà del “prima” e del “dopo”, con buona pace del buon senso.

La concezione lacustre è intrigante e affascinante. Rompe lo schema della rappresentazione occidentale del flusso temporale, comoda descrizione che coglie certo molto del tempo, ma – forse – non tutto. Probabilmente siamo tanto condizionati dal pensare di essere immersi nel flusso inarrestabile dal prima al poi da ritenere questo e solo questo proprietà “vera” del tempo.

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L’uomo occidentale ritiene lo scorrere del tempo uguale e costante ed ha costruito strumenti sempre più precisi per misurarlo, dalla clessidra al pendolo, all’orologio a molla, all’orologio atomico. La precisione degli orologi è sempre migliorata. Ricordo che ai tempi della scuola avevo una vecchia e rumorosa sveglia che dovevo regolare ogni sera. Poi passai ad un orologio a molla abbastanza preciso (un paio di minuti ogni settimana) ma che doveva essere ricaricato ogni giorno. Ho avuto dopo un più comodo orologio da polso al quarzo più preciso ancora. Oggi uso l’ora del cellulare che non regolo mai perché autoregolato sul segnale della rete web. E’ ancora impreciso? Certo, ma molto meno degli altri. Che me ne faccio di uno più preciso? A me interessa il tempo, non lo strumento per misurarlo.

Oggi costruiamo orologi sempre più accurati addirittura in grado di sbagliare di un secondo ogni tot migliaia di anni e più. Bello! Stupendo! No, non faccio ironia. So benissimo l’importanza scientifica di misure sempre più precise. Ma ai fini della vita quotidiana sono “eccessi”. Lasciamo alla scienza il suo ambito e riportiamo l’uomo nel suo.

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L’uomo del tempo lacustre si sarebbe appassionato della precisione di certe misure? Credo proprio di no. Anzi credo che le avrebbe ritenute inutili. Misurare è sempre proiettarsi all’esterno mentre in questo campo dovremmo imparare a stare un po’ dentro, anche con noi stessi (cosa molto difficile perché noi siamo il peggior compagno di noi stessi).


(continua)

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Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.