L'anno scorso la mia Loggia ha lavorato sul tempo: Cronos che divora i suoi figli..., il tempo perduto, il tempo nel Tempio, il tempo della squadra, tempo ciclico e lineare, e così via.
Tutte tavole che mi hanno portato a lunghe riflessioni delle quali ho voluto far partecipi il Maestro Venerabile e i Fratelli di Loggia.
Caro Maestro Venerabile e cari Fratelli tutti
La Loggia quest’anno ha lavorato sul tempo, visto sotto diverse angolature. Ho molto riflettuto e ripensato gli interventi dei Fratelli: mi hanno suscitato nuove riflessioni che vi propongo.
Il mio non è un lavoro sistematico. Sono noterelle sparse, anche ripetitive, scritte in prossimità delle Tornate o in riflessioni estive solitarie. Sono disordinate e discontinue perché le mie idee sono ancora confuse; addirittura oggi non mi ritrovo più in certi miei interventi in Loggia.
Il tempo
Il tempo è fondamento dell’uomo: senza tempo non c’è nemmeno l’uomo. La saggezza popolare (o il conformismo?) spiega il presente come impostazione del futuro (chi ben comincia è a metà dell’opera..., se son rose fioriranno…, chi ha tempo non aspetti tempo...) e fissa nel nostro patrimonio sociale il concetto di impiegare il tempo “proficuamente” (economicamente? – si chiederebbe la società odierna). I nostri antichi avevano concezioni ben diverse: l’otium (per chi poteva permetterselo) non era sterile non far niente – anche se non in tutti – ma la disponibilità alla quiete degli studi nel tempo libero dal negotium.
Sul tempo abbiamo riflettuto tutti noi in Tornate aperte. Tutti hanno condiviso con tutti i propri pensieri (noi diciamo: il cantiere ha lavorato le pietre). Tutti hanno continuato con riflessioni successive e personali (noi diciamo: ognuno ha segnato col proprio marchio la pietra lavorata). Tutti hanno continuato a riflettere anche dopo le Tornate (noi diciamo: il salario guadagnato viene speso nel mondo).
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E’ particolarmente prezioso il consiglio di E. che ci ammonisce contro certe frasi fatte: "Gestisci il tuo tempo”, "Il mio tempo è finito". Il tempo non è mai stato di nessuno. Prima ne conquisteremo una sicura consapevolezza, meglio potremo percorrere la nostra via nel, sul e attraverso il tempo.
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Quando usiamo certe parole noi, che proprio sulla “parola” fondiamo i nostri lavori, dovremmo essere ben consapevoli di cosa diciamo. Se usate male, le parole possono essere proiettili micidiali.
Sappiamo cosa vuol dire “riflettere”?
Riflessione deriva dal latino flèctere (= piegare, curvare, torcere, girare) unita alla particella ri (= di nuovo, un’altra volta). Quindi ri-flectere = piegare, curvare di nuovo.
Cosa si piega quando pensiamo?
La riflessione della luce è il fenomeno dei raggi luminosi che ben conosciamo: colpita una superficie appunto ri-flettente tornano indietro “piegando” il percorso. Per estensione immaginiamo che i pensieri ritornino alla mente (da dove sono partiti) per essere ri-pensati e ri-considerati.
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Il titolo di questi miei pensieri è quello del lavoro di Loggia delle ultime tornate: Il tempo. E’ titolo bello, conciso, significativo.
Cari Fratelli, avrei potuto intitolare queste mie parole con frasi fatte: “Ho riflettuto” oppure “Cosa è per me il tempo” o altro. Ma da tempo, per parlare del tempo, del “mio” tempo, io preferisco usare metafore, figure, immagini. Insomma simboli. Per esempio: “Silvia rimembri ancora?” oppure “Or non è più quel tempo e quell’età”.
Il titolo appropriato per queste riflessioni non può essere per me che uno solo.
(continua)
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