lunedì 20 marzo 2017

Costruire

Il Libero Muratore è un costruttore. Costruisce. Costruisce qualcosa.

Quindi utilizza materiali naturali. Non utilizza materiali artificiali quali plastiche, gomme, eccetera.

I materiali usati provengono dalla natura. Ma sono anche "lavorati". Per esempio le pietre vengono squadrate per dar loro formati che permettano di assemblare i singoli pezzi in manufatti.
Per esempio il legname proviene da tronchi di albero opportunamente lavorati per avere travi, assi, eccetera.
Per esempio tutta la ferramenta proviene dal materiale ferroso estratto in miniera opportunamente lavorato per avere chiodi, ferri, tiranti, eccetera.

Quindi costruire è anche trasformare. Si trasforma il paesaggio, si trasformano mucchi di pietre, legname e ferramenta in cattedrali, castelli, abitazioni.

Trasformare implica nuove trasformazioni.

La prima trasformazione che si verifica è proprio sul "trasformatore". Il lavoro in un certo senso trasforma l'architetto che progetta sulla tavola da disegno e il muratore che mette pietre su pietre. 

Come avviene questa trasformazione intima è l'unico vero grande segreto della Massoneria.

martedì 14 marzo 2017

Ti inizio... costituisco... creo...

Quando il Maestro Venerabile ti tocca con la spada e ti dice quelle parole (io ti creo eccetera) avviene uno scambio di qualcosa. Ma non è cosa semplice né da semplificare.

Tra lui e te c'è uno scambio che avviene lì, quasi di fronte a tutti.
Ci sono altri scambi che avvengono nel "sottotetto" e in "cantina": tra il sottotetto del Maestro venerabile e il tuo sottotetto, tra la cantina del Maestro Venerabile e la tua cantina.

Mi viene in mente Noè, il nostro progenitore. Noè lasciò andare prima un corvo, poi una colomba. Il corvo non tornò ma rimase a svolazzare qua e là (e che c'entra un corvo con la superficie delle acque?) e per il non ritorno sant'Ambrogio lo chiamò "empio". La colomba tornò, ma al volo successivo scomparve oltre l'orizzonte.

Corvo e colomba. Nero e bianco. Uccello collegato alle superficie delle acque e uccello che vola oltre l'orizzonte.

Il Maestro Venerabile ti impone la spada. E il collegamento c'è anche tra il "suo" corvo  e il "tuo" corvo, tra la "sua" colomba e la "tua" colomba.

Starà al lavoro e al cammino del Neofita giungere a "spersonalizzare corvi e colombe e restare solo con il collegamento con la Massoneria.

 

sabato 11 marzo 2017

Oriente Eterno

Oriente Eterno. Espressione che commuove.

Ma: attenzione! Non deve essere segno che divide il massone dagli altri, che in un certo senso "distingue" il massone dal non massone. 

L'Oriente Eterno è un simbolo molto forte che esprime (per noi) il "fine vita" con un linguaggio delicato. Viene visto come un semplice (semplice!) trasferimento di Loggia e mostra la "fede - fiducia" in qualcosa "dopo".

Fiducia non vuol dire: "Io so che sarà così". Io purtroppo non so nulla. Ho solo fiducia, una gran fiducia.

"Il petalo è volato via" scrisse con delicatezza Novalis della morte della ragazza quindicenne cui era legato affettivamente (e non si parli di pedofilia, per favore!).

Ecco. "Delicatezza" è forse uno dei modi più significativi di "parlare" di Oriente Eterno. E deve diventare anche il senso di un "mondo invisibile", di un piano di vita diverso da quello che siamo abituati a conoscere: un piano leggero, più leggero di questo.

Gli antichi Egizi credevano che al defunto dovesse essere pesato il cuore e avrebbe superato la prova se il cuore fosse stato più leggero di una piuma.

La leggerezza dovrebbe essere la caratteristica del mondo oltre il mondo, nel quale tutti dovremo andare . Dimensione strana, non visibile, non materiale. Ma "leggera".

All'appuntamento con la Nera signora dovrò andare con meno zavorra possibile. Il mio zaino dovrà essere leggero, almeno il più leggero possibile.

E andremo nel mondo del mistero. Parola che sconcerta l'uomo contemporaneo, che non comprende. L'uomo oggi non accetta il mistero. Non lo capisce, non lo vuole e lo rifiuta. Ma il mistero non scompare, resta lì. Tutt'al più si cela, ma solo per poco. E gioca con il grande paradosso della vita: l'unica certezza che ha l'uomo qui è appunto quella di incontrare, prima o poi, il mistero!

venerdì 3 marzo 2017

Noè: dal diluvio al vino

Una lettura molto "particolare" della figura di Noè.

Dialogo tra Ulisse e un giovane Compagno di Strada

Premessa
Due persone si incontrano in un luogo che non esiste, al di fuori dello spazio e del tempo.
Uno dei due è una vecchia conoscenza, una presenza che fa parte del nostro patrimonio genetico, simbolico e culturale.
L’altro è un giovane che sta camminando, tutto emozionato per essersi imbattuto all’improvviso nel mito vivente, come si potrebbe incontrare un passante per la strada.

***

Compagno di Strada. (emozionato) Così tu sei proprio Ulisse! Sei forse il segno più forte dell’uomo che volge lo sguardo lontano...

Ulisse. Mi aveva detto il buon Tiresia:
Prendi allora il maneggevole remo e va’.
E io, da allora... vado!

Compagno di Strada. Ma tu sei in cammino da sempre, non solo da allora.

Ulisse. Non mi sono mai fermato.

Compagno di Strada (con ammirazione). Sì, Ulisse. Sei il grande caminante. Sei l’uomo in viaggio. Sei l’uomo che non si ferma. Tu eri a Troia. Ma eri anche con Artù e i suoi cavalieri. Eri con Assùr ed eri con Gìlgamesh. Eri con Marco Polo ed eri con Cristoforo Colombo. Ed eri anche con il nostro Noè.

Ulisse. Ah, il buon Noè. Non l’ho mai dimenticato... Ma ero molto giovane, a quei tempi.

Compagno di Strada (stupito). Allora.... sull’arca... c’eri proprio!
Ulisse. Sì. Noè si accingeva ad una impresa colossale. Una immensa barca, lunga trecento, larga cinquanta, alta trenta. Lo scafo diviso in tre piani. Da costruire in sette giorni... Ma ci pensi!... E far tutto da solo, soltanto i figli lo aiutarono. Mi chiese una mano... e io gliela diedi.

Compagno di Strada. Quindi hai anche lavorato alla costruzione dell’arca?

Ulisse. Sì, l’ho aiutato. E non chiesi nulla in cambio. E Noè mi ricompensò con un passaggio: fui in un certo senso il mozzo dell’arca. Ma mi aveva avvertito, Noè.
Ricordati – mi disse – tu guarda e osserva, impara da quello che fanno gli altri, non stare a chiedere questo o quello. Non ho tempo di risponderti. E poi il progetto della barca non è mio, è suo, e Lui certo non si sbaglia. Fai come dev’essere fatto, e basta. A queste condizioni puoi venir con noi.

Compagno di Strada. E tu andasti?

Ulisse. Andai.

Compagno di Strada. Il mozzo dell’arca?

Ulisse. Il mozzo dell’arca.

Compagno di Strada. Quindi ha visto il diluvio?

Ulisse. Sì. L’ho visto... L’ho vissuto.

Compagno di Strada (ammirato). Hai navigato con Noè!

Ulisse. “Navigato” non è proprio il termine adatto. Noi eravamo rinchiusi là dentro. Era un’imbarcazione solida, molto solida. Forse la più robusta fra tutte quelle che avrei usato in futuro. Ma non c’erano finestrini ed oblò e neanche boccaporti. E... non c’erano comandi. Era come se al comando ci fosse qualcuno che non aveva bisogno di timone e di vele.

Compagno di Strada. Quindi non era proprio un “navigare”!

Ulisse. No. Era piuttosto un “essere trasportati” sopra (sopra? dentro? sotto?) acque scure e minacciose, acque mortali, quelle che eliminarono tutta la progenie di Adamo, tranne noi.

Compagno di Strada. Il Libro dice che morirono tutti.

Ulisse. Tutto ciò che ha alito, spirito di vita nelle narici, tra tutto ciò che c’è nella terra asciutta, morì. Fu sterminato ogni essere esistente sulla faccia del suolo, dall’uomo al bestiame, ai rettili, ai volatili del cielo: furono sterminati dalla terra. Restò solo Noè e chi stava con lui nell’arca.

Compagno di Strada. Furono tutti sterminati.

Ulisse. Gli esseri sulla terra.

Compagno di Strada. Sulla terra. E quelli del mare?

Ulisse. Quelli del mare? Già. Che successe a quelli del mare?
Il diluvio fu alimentato dalle piogge del cielo e dalle fonti dell’abisso. Per quaranta giorni e quaranta notti quelle fonti restarono aperte e le acque si mescolarono alle acque: che successe in quelle profondità oscure... misteriose... minacciose?...

Compagno di Strada. Che vuoi dire?

Ulisse. Chi fece uscire per primo Noè dall’arca? 
 
Compagno di Strada. Beh, un corvo.

Ulisse. Già, un corvo. Ne rimasi un po’ sorpreso. Ma perché non mandare su quella distesa di acque un grande uccello marino? Che so? Un albatros. Oppure un gabbiano. O magari un cigno o un pellicano o una semplice anatra.

No, mandò invece un corvo. E che ci fa un corvo in acqua? Che c’entra un corvo con la superficie delle acque?

Compagno di Strada. Tutto nero...

Ulisse. Già. Lo mandò per primo...

Compagno di Strada. Ma non tornò, se ben ricordo.

Ulisse. E mandò via il corvo. Uscì, andando e tornando, finché si prosciugarono le acque di sulla terra.

Compagno di Strada. Non tornò indietro sull’arca anche se non trovò da posarsi.

Ulisse. Proprio per questo sant’Ambrogio lo chiamò: empio. Per non aver fatto ritorno.

Compagno di Strada. Beh... un po’ eccessivo sant’Ambrogio, vero?

Ulisse. No, al contrario. Perché il corvo non tornò sull’arca? Aveva forse altro da fare? E che fare oltre a svolazzare qua e là? Beh, caro amico, rifletti: un uccello nero, sulle acque nere ancora smosse per quel po’ po’ di roba che fu il diluvio... E che sarebbe tornato a fare nell’arca? No. Non poteva tornare. Non doveva tornare. Doveva stare dall’altra parte.

Compagno di Strada. L’altra parte?

Ulisse. Sì, la parte opposta a quella in cui l’uomo dovrebbe essere. Eh... Ma ormai l’uomo si è dimenticato dell’altra parte... non sa più dove stare... non sa nemmeno che ci son delle parti!...

Compagno di Strada. Continuo a non capire.

Ulisse. Pensa. Se Noè fosse appunto Noè non perché ha navigato con un barcone le acque del diluvio, ma proprio perché sull’arca, con i superstiti esseri viventi della terra (appunto: della terra e non del mare), ha attraversato, superato le “altre acque”?

Compagno di Strada. Quali “altre acque”?

Ulisse. Quelle dell’abisso!

Compagno di Strada. Capisco ancora di meno.

Ulisse. Che fece Noè sbarcato dall’arca, dopo i ringraziamenti e gli olocausti offerti, e – soprattutto – questo è importante – dopo avere stabilito un nuovo patto siglato dall’arcobaleno? Che fece? Piantò una vigna e fece il vino.

Compagno di Strada. Vigna? Vino?

Ulisse. Uno magari in quella desolazione si sarebbe preoccupato degli animali che aveva traghettato. Oppure di costruire ripari per la famiglia. Oppure di seminare per i raccolti futuri. Ma lui, no. Lui pensa solo al vino e a bere.

Compagno di Strada. Beh... Insomma...

Ulisse. Noè ha fatto il vino, ne ha bevuto troppo, si è ubriacato e si fa vedere da uno dei suoi figli in quello stato riprovevole, discinto e nudo. Gli altri fratelli lo coprono, ma Noè, invece di vergognarsi di essersi comportato così, che fa? 
 
Compagno di Strada. Come un vecchio bizzoso maledice il figlio che involontariamente lo ha visto nudo.

Ulisse. Sì. Le cose andarono così. Apparentemente.

Compagno di Strada (stupito). Apparentemente?

Ulisse. Ricorda, caro amico. Le cose non sono mai come sembrano e spesso sono come non sembrano.

Compagno di Strada. (sorridendo). Parli come un libro stampato!

Ulisse. Rifletti. Noè fu concepito il giorno in cui il padre Lamech (“colui che abbatte con un colpo) uccise sia l’avo Caino che il figlio Tubalcain, il “fabbro”. Noè nacque già circonciso (unico caso in tutti i tempi), e nacque proprio il giorno in cui morì Adamo. Di più: Noè cominciò a imbarcare gli animali sull’arca proprio il giorno in cui morì il nonno Matusalemme, dal nome tremendo: “la sua morte porterà un giudizio”. Ti pare che un personaggio dalle coincidenze così strane potesse essere uomo da comportamenti bizzosi e superficiali? No, no, c’è ben altro.

Compagno di Strada. Altro?

Ulisse. Tutti pensano a Noè come al patriarca buono e giusto, che costruisce un gran barcone, che attraversa acque pericolose, ma è ben aiutato, e salva il futuro dell’umanità. Sì, certo, ha il difetto di eccedere un po’ nel bere, ma a chi non piace ogni tanto un bicchiere di quello buono, specialmente dopo un’impresa come quella?
Noè è altro, ben altro. Lui non si limita a navigare sulle acque del diluvio, si eleva con l’arca man mano che si innalzano le acque, e non solo per una legge idraulica.
Noè, concepito quando morì Caino, è l’erede diretto e spirituale di Caino, il primo grande trasformatore. Caino: il forte, il duro, il costruttore di città, il forgiatore. Appunto: colui che trasforma.

Compagno di Strada. Noè e il fratricida?

Ulisse. Noè è il degno erede dell’antenato Caino, che uccidendo il fratello Abele conquista il diritto di modificare e non si accontenta più di raccogliere ciò che viene offerto, animali e piante. Caino modifica il mondo. Noè, concepito quando muore Caino, è la grande Fenice dell’uomo che accetta il suo destino di uomo e rinasce dalle proprie ceneri. L’uomo vecchio muore e l’uomo nuovo nasce. Muore Caino e viene creato Noè; muore Adamo e Noè nasce; muore la stirpe di Adamo e Noè rinasce.
Noè modifica il succo del frutto della vite e lo trasforma in vino... E’ un’operazione forte, potente, grande. Trasformare qualcosa in qualcos’altro. E’ fare il sacro... Ma è rischioso. Ci sono tanti pericoli. E Noè ci ammonisce: Attento, non sempre qualcuno è lì, pronto a coprire le tue pubende.

Compagno di Strada. Tanto per avere bevuto troppo?

Ulisse. Ma era vino normale o no?... che so?... un vino speciale... Un vino che non tutti riescono ad apprezzare... Chi lo sa?
Noi sappiamo solo, col principe di Danimarca, che ci sono più cose in cielo, Orazio, di quante non credano i sogni della tua filosofia...

Pace e bene, giovane Amico.


Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.