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25 giugno 2026

I nostri "pre"...

Pregiudizio

Dobbiamo andare oltre tutti i “pre”: pre-concetti, pre-giudizi, pre-supposti, ecc.

L'uomo è abituato a decodificare il mondo con lo strumento della logica e del linguaggio, ma non sa se la cosa percepita tramite i propri sensi sia percepita allo stesso modo da un altro uomo.

L'uomo non si è mai potuto vedere con gli occhi dell'altro: ciò che noi vediamo blu e chiamiamo blu agli occhi del nostro iterlocutore potrebbe essere ciò che noi chiamiamo rosso anche se è stato codificato come blu.

Non possiamo essere sicuri che ciò che diamo per certo sia esattamente ciò che vede l'altro.

Da qui la necessità della tolleranza e della fraternità.

Da qui nasce il lavoro prima dell'apprendista e poi del compagno: l'apprendista deve essere istruito e ricevere il metodo muratorio di codifica della realtà, il compagno deve imparare a leggere il mondo con gli occhi dell'altro.

Dopo avere imparato a vedere con gli occhi dell’altro, bisogna imparare a “sentire” con il cuore dell’altro.

Il Maestro

L'apprendista/compagno deve imparare a superare le posizioni individuali.

Solo così prenderà forza e vigore il Maestro che è in noi.

Solo così potrà disegnare l'acacia sulla tavola da disegno il Maestro che è in noi.

In molti c'è ancora un rapporto molto rigido con la realtà che porta spesso a concepire obiettivi estranei al lavoro che in effetti ostacolano e impediscono il lavoro.

Spesso anche in Loggia viene individuato un falso scopo.

Spesso anche in Loggia si demonizza ciò che non si capisce e non si vuole conoscere invece di sforzarsi di comprendere.

Molti uomini, massoni e non massoni, hanno bisogno di una strega da bruciare non di cose da capire.

23 giugno 2026

Fratellanza e amicizia

ARMONIA

La realtà del mondo è comune a tutti, massoni e non massoni e l'iniziazione è un diverso modo di prenderne coscienza.

Unità, armonia e fratellanza sono gli strumenti del lavoro.

La nostra consapevolezza è scintilla della consapevolezza universale; il singolo è parte del tutto e come tale deve cercare e sentirsi in armonia con il tutto: ferire gli altri è ferire se stessi.

La fratellanza non è semplice amicizia, ma la necessaria conseguenza dell’armonia universale. Se c'è anche amicizia allora i fratelli sono ancora più fratelli.

In questo senso ci sono fratelli anche i profani. Ma anche tra fratelli ci deve essere un minimo di cortesia e regole da seguire.


17 giugno 2026

Pensierini...

 Rito e ritualità

La ritualità massonica deve essere intensamente sobria, perché la Massoneria punta all'unione e alla fratellanza. 

I massoni anglosassoni in Loggia cantano inni di unione. I massoni latini in Loggia praticano la Catena d'Unione.

Sobrio è il locale che il nostro lavoro consacra come Tempio.

Il singolo massone, personalmente e nel proprio intimo, attribuirà ai gesti compiuti e alle parole dette i significati che la propria coscienza riterrà opportuno.

Su questi significati i fratelli possono e debbono confrontarsi, ma con la finalità ben precisa di non dividere (mai dividere!) ciò che si deve voler unire: l'opinione di uno o più fratelli non può prevaricare sugli altri ma si inserirà nell'opera che il gruppo-loggia costruisce.

20 settembre 2017

Libertà

Mio padre ha tenuto una specie di diario fin quando ha avuto la forza di scrivere, alcuni anni fa. Inizia il 14 settembre 1942, quando, ventenne neodiplomato all'Istituto Nautico, era imbarcato quale Allievo Ufficiale facente le funzioni di terzo Ufficiale sulla motonave Gaetano Donizetti. Quindi marina mercantile.
Nel suo diario, che tenne accuratamente nascosto negli anni di guerra prima in navigazione, poi al ritorno a casa, registrava idee ed opinioni "non allineate".
Così nelle prime pagine del diario ironizzava sui bollettini che inneggiavano  ai successi tredeschi.

I bollettini straordinari tedeschi sull'affondamento di naviglio alleato si susseguono a ritmo crescente. Ormai inglesi e americani non hanno più navi, se i conti dei tedeschi sono giusti.

E il giorno dopo.

Altro bollettino straordinario tedesco: 270.000 tonnellate di navi nemiche affondate... Però per noi diventa sempre più difficile attraversare il Mediterraneo e portare i rifornimenti in Africa. Chissà perché!

Ma qui non mi interessano questi pensieri. Voglio invece riportare ciò che scrisse il 21 settembre del 1942. La sua nave era ferma in rada nella baia di San Giorgio, al Pireo. In Grecia. E lui, marinaio italiano, sia pure della mercantile e non militare, era pur sempre degli occupanti e invasori.
Ma non ha mai parlato contro dei greci. Ricordo addirittura che mi parlava della Grecia (era allora scolaro di quinta elementare) come della patria della libertà. La via che lo porterà una trentina di anni dopo a bussare alla porta del Tempio della Libera Muratoria passò anche dalla Grecia.

Lunedì 21 settembre 1942. Ore 8,40.

Ieri pomeriggio ad Atene hanno gettato una bomba incendiaria nei locali della Hitlerjugend. Questi Greci sono dei testoni. Non hanno ancora capito che hanno perso la guerra? Come osano ribellarsi alla suprema santità dell'Asse guidata dalla lungimirante saggezza teutonica? Ma non hanno proprio capito niente!

Ma forse atti del genere atti del genere vengono compiuti da quei rari, rarissimi ribelli che, si dice, esistano. E pensare che le leggi di guerra fasciste e naziste promettono la pena di morte per chi li aiuta o dà loro ospitalità, e rade al suolo quei pochissimi villaggi dell’interno che hanno dato loro asilo anche per un'ora. Però quanta paura fanno questi pochissimi, isolatissimi ribelli greci, ai potenti fascisti, ai potenti tedeschi! Ma che paura averne se sono così pochi?

Dieci giorni fa lo sciopero generale ha paralizzato Atene. Se i greci avessero delle armi, la nostra permanenza sarebbe messa in discussione. Ma non hanno armi. Anche perché chi è trovato in possesso di un’arma viene fucilato sul posto. Però io penso che le armi ci siano. Sono ben nascoste. Le tireranno fuori al momento opportuno. Non si può rendere schiavo un popolo, spogliandolo di tutto, dalle risorse materiali ai valori morali. Tutti chinano la testa e sopportano, patiscono umiliazioni» Ma c’è sempre qualcuno che non si arrende.

Chi combatte per la propria libertà merita il rispetto di tutti e non può essere trattato come un bandito. Io non posso odiare questi greci che tentano di ribellarsi. Anche se in un qualche disordine od attentato potessi accidentalmente rimetterci la pelle. Non potrei odiare chi mi uccide: è un fratello che combatte per la sua libertà. E se combatte per la sua libertà egli combatte anche per la mia libertà.



06 settembre 2017

Libertà, Uguaglianza e Fratellanza

E' il 25 ottobre 1985. Durante una Tornata della propria Loggia mio padre, a proposito del Trinomio "Libertà - Uguaglianza - Fratellanza" che pare scomparire nella prossima versione dei Rituali interviene:
Per quel che riguarda il trinomio Libertà – Uguaglianza – Fratellanza, ci ho messo una decina d’anni per trovarvi un significato iniziatico. E l’avevo trovato. Ed era total­mente diverso dai significati profani. Ora, dopo tanto sforzo, il trinomio è destinato a scomparire. Pazienza!
Poco dopo scrive una picola "tavola" personale, che ho ritrovato tra le sue carte e che qui riporto.
 
Nel trinomio Libertà – Uguaglianza – Fratellanza che orna i nostri templi il concetto di uguaglianza non è dei più facili.

Spesso mi sono chiesto se quando lavoriamo in camera d’apprendista siamo tutti effettivamente uguali. E’ l’apprendista uguale al compagno? E’ questi uguale al maestro? Può cioè esserci ugua­glianza effettiva dove esiste una gerarchia spirituale?

Come ormai mi è di consuetudine quando l’astrattezza della speculazione mi conduce in un vicolo cieco, mi rivolgo alla maestria della natura per verificare se l’uguaglianza è un fatto naturale chiara­mente riscontrabile. Ma purtroppo debbo constatare che in natura l’uguaglianza non esiste. Sia nel regno vegetale, che in quello animale, che in quello umano, la pianta, l’animale o l’uomo nascono con un patrimonio genetico diverso da qualsiasi altra pianta, animale o uomo della stessa specie o razza o addirittura della stessa famiglia. Ma non solo il patrimonio genetico non è uguale per tutti, ma lo stesso ambiante dove la pianta, l’animale o l’uomo crescono e si sviluppano non è uguale per tutti. Le condizioni ambientali influiscono sulla crescita e sulla maturazione, e nel caso dell’indivi­duo umano effetti diversi possono manifestarsi per la maggiore o minore presenza nell’ambiente di crescita del calore degli affetti famigliari.

Tutte queste considerazioni ci dicono che proprio la natura sembra indicarci che l’uguaglianza non esiste. Purtuttavia nella stessa natura è stato osservato un fenomeno biologico particolare: la “re­gressione verso la media”. E’ stato osservato per esempio che da due genitori di intelligenza supe­riore alla media possono nascere figli che, se ereditano la caratteristica dell’intelligenza per meno del 100% di quella dei genitori, la loro intelligenza, pur essendo ancora superiore alla media, sarà in misura inferiore a quella dei genitori avvicinandosi alla media degli altri individui, che è inferiore. Questo potrebbe significare che, pur non esistendo l’uguaglianza in natura, la natura tende a media­re i valori di disuguaglianza ed a ridurre le differenze.

Da questo fenomeno di “regressione verso la media” deriva un insegnamento profondo: l’ugua­glianza non esiste, bisogna saperla costruire. Dobbiamo pertanto essere capaci di farci uguali, dob­biamo voler essere uguali eliminando le discriminazioni per inferiorità o superiorità.

Questo forse lo sentiamo meglio quando desideriamo sentirci uguali a coloro che consideriamo su­periori a noi. Ma dobbiamo maggiora mente sentirlo e desiderarlo anche nei confronti di coloro che non sono ancora pervenuti al nostro livello. Vincere la presunzione verso coloro che riteniamo infe­riori può aiutarci a superare eventuali complessi di inferiorità verso coloro che noi riteniamo supe­riori. La reciprocità nei rapporti di loggia è reversibile ed è per questo che ogni fratello deve com­piere nel suo interiore una volontaria “regressione verso la media”. Azione volontaria in quanto può esplicarsi solo se il fratello intende il valore del trinomio nel suo insieme ed alla luce del concetto “Diritto – Dovere” che un massone dovrebbe sempre avere presente in sé, in ogni momento. Ed è proprio in tal modo che si ha anche la verifica che solo nella Libertà può nascere l’Uguaglianza.

10 agosto 2017

Fratelli e... fratelli

Ho trovato tra le carte di mio padre un cenno ad un episodio increscioso. Al tempo, era Oratore di Loggia, si trovò oggetto di attenzioni da parte del Venerabile in carica, che lo fece "trasferire d'ufficio" ad altra Loggia e non gli permise di svolgere il ruolo di Oratore al quale era stato eletto regolarmente. Le cose poi si risolsero con l'intervento del Grande Segretario da una parte e dalle nuove elezioni di Loggia dall'altra. Qui mi preme mostrare due lettere, una di un Fratello (F maiuscola) di non comune sensibilità, al tempo Apprendista, presente a quella Tornayta, che gli mandò alcune considerazioni e l'altra la sua risposta.



Spero che tu stia bene, come spero che tu abbia fatto un buon viaggio di ritorno. Intendo dire nel senso dei pensieri o della malinconia che potrebbe averti fatto visita sulla via del ritorno, dopo una serata di lavori al club non del tutto felice. Ti confesso che non sono riuscito a seguire il testo letto da S [la tavola della Tornata], come questo avrebbe meritato. Ma ero agitato in me stesso dalle correnti di magnetismo umano che circolavano nella forma aggressiva. Le cose anche quando sono sotterranee, non cessano per questo di essere attive ed efficaci.
La tensione che si era accumulata nell’ultima seduta di lavori filosofici al club [ovviamente la Loggia], era notevole. Ho poi avvertito la tua amarezza nel sentire schiaffeggiate o zittite alcune tue prerogative. Posso sbagliarmi, ma credo di aver letto, e di recente, nel libro di Julius Boucher, che l’Oratore è custode e garante della legittimità e della correttezza nell’amministrazione del “fare”...
In ogni caso mi sono immedesimato nel tuo stato d’animo. Anzi ti ringrazio del fatto che non hai voluto rispondere alla censura non proprio felice, e bene hai fatto a chiudere il tuo intervento, ricordando che senza amore fraterno non c’è nemmeno la Massoneria. A volte una colonna sola messa nel punto giusto regge una grande volta... Con il tuo silenzio filosofico ci hai risparmiato altre correnti negative. So che queste imprese su se stessi costano. Costano in termini di emotività, di sentimento e di gioia di vivere. Consolati pensando che le nuove vite iniziano alchemicamente con la strage degli innocenti. Senza essermi consultato ancora (pudore?) con nessuno, credo che il tuo messaggio silenzioso sia passato. Sia stato ricevuto. Villard de Honnecourt ti approva dal triangolo aureo della sua saggezza.
In attesa di poterti presto incontrare, ti invio i miei più cari saluti

E mio padre gli risponde nel giro di qualche giorno.

Ho ricevuto la tua lettera del 30 scorso. Non ti nascondo che mi ha fatto molto piacere il sentirti vicino a me. Hai compreso il senso dei mio silenzio. Non è la lettera del regolamento quella che conta, ma lo spirito. Altrimenti non si fa massoneria. Anzi proprio coi regolamento la si può distruggere. Guai se manca l’Amore fra i fratelli. L’Amore è il cemento per unire pietra a pietra. La cazzuola serve appunto per spandere il cemento, e non a caso essa dovrebbe simbolicamente stare sulla cattedra del venerabile. Quando c’è Amore, c’è anche il grande piacere di stare assieme. Si crea allora un’atmosfera propizia alla circolazione di fluidi positivi e trasformatori.
Ti ringrazio per le tue care parole: mi sono giunte in un momento molto difficile. E’ bello avere fratelli come te. L’altra sera, ti assicuro, sono stato abbastanza sereno, malgrado tutto. Altri invece hanno avuto bisogno ai conforto, e prima di tornarmene a casa ho fatto il mio dovere di fratello.
Purtroppo, contemporaneamente alla tua lettera, ne ho ricevuto un’altra, tremenda, demoralizzante, un brutto colpo infertomi alle spalle.
Ho sempre desiderato di trovare un cantuccio tranquillo in cui poter lavorare in pace assieme ai miei fratelli. Ma sembra che ciò sia molto difficile da conquistare. Proprio per questo se arriverò, se arriveremo, a conquistarlo, sapremo valutarlo meglio e godercelo maggiormente. Non bisogna mai disperare. Dicevano gli antichi che il destino è sulle ginocchia di Giove, cioè irraggiungibile. Ma se lo si vuole si può anche arrivare fin lassù. E condizionarlo. Le avversità debbono essere sopportate come prove necessarie, sopportate ed affrontate, affrontate e superate. Se no che senso avrebbe la macerazione alchemica?

Il colpo cui si accenna nella lettera è il trasferimento deliberato dal Gran Segretario ad altra Loggia. L'unico problema era che lui non aveva chiesto nessun trasferimento e la Loggia di "destinazione" non ne sapeva nulla. Una volta saputo che il trasferimento non era stato chiesto, lo rifiutò, come contrari all'operato di quel Venerabile furono i due Sorveglianti della Loggia di "partenza" e tutti gli organismi centrali e regionali interessati del caso. E il trasferimento fu annullato. E quel Venerabile non fu rieletto Venerabile e se ne andò.

16 settembre 2009

3.8.8 La Fratellanza

Compare ad oriente del Tempio come componente del cosiddetto Trinomio: libertà, uguaglianza, fratellanza.

Anche se risulta elemento non tradizionale, ma inserito surrettiziamente nel Settecento, può essere coerente con un metodo di lavoro muratorio.

Intanto i massoni si chiamano fratelli, con evidente riferimento all’essere l’Istituzione sostanzialmente diversa da altri circoli o associazioni. Spesso gli organi di informazione parlano di “popolo della notte” per indicare coloro che hanno in comune la voglia di divertirsi il sabato sera (notte), “popolo del calcio” per indicare chi è tifoso di squadre di calcio, e così via. Mi sembra una evidente forzatura semantica. A mio parere “popolo” andrebbe attribuito a coloro che hanno un ideale in comune (che non può essere la squadra di calcio o la discoteca), quasi una patria spirituale. In questa accezione invece risulta corretto parlare di “popolo massonico”.

Anche qui però vi sono diversi piani operativi e di interpretazione, dal “vogliamoci bene” alla comunanza di ideali, dalla unione di intenti alle comunità spirituali.

Molti, troppi, si appagano di un vago senso di bontà (o buonismo?): tra di noi stiamo bene, ci sentiamo uniti.

Se esaminiamo la composizione sociale dei massoni di oggi notiamo una prevalenza di ceto medio: è dunque ben facile per costoro sentirsi fratelli e tollerare il vicino.

Probabilmente è meno facile sentirsi fratello con chi è troppo diverso da te, anche come ceto sociale: quanti operai abbiamo incontrato in loggia? Io in più di trent’anni uno solo, e solo per poco tempo. Nel passato furono massoni artigiani e botteganti: quanti artigiani abbiamo incontrato in loggia? Io, nessuno.
E non si dica che dipende dal fatto che l’operaio e l’artigiano hanno interessi materiali mentre il libero professionista no (e quei professionisti non so quanto liberi che sono entrati in vista di contatti umani “interessanti”?).

Il senso della fratellanza va oltre il ceto sociale, ma non in un afflato quasi mistico che sente di abbracciare tutto e tutti, come in una religione.
Il fratello non abbraccia il fratello; oppure, può anche farlo, ma dopo aver lavorato su sé stesso in modo da essere fratello con l’altro, che ha contemporaneamente eseguito lo stesso tipo di lavoro. Io non mi sento fratello sic et simpliciter, ma lo divento.

Così alcune pietre poste una accanto all’altra formano semplicemente un mucchio di pietre. Le pietre possono costruire un muro solido solo se sono unite da una calcina ben dosata e ben mescolata. E allora, cari fratelli, dosiamo questa calcina, e mescoliamola a regola d'arte. Vi accorgerete come sia spossante il lavoro di schiena per mescolare con il badile e stremante il lavoro di polsi e di braccia per impastare con la cazzuola e spalmare la calcina tra pietra e pietra!

La fratellanza non è sentirsi più buoni (io credo che la nozione di bontà non appartenga alla muratoria). La fratellanza è fatica, è impegno con se stessi, è modificarsi. E' schiantarsi le ossa per cambiarsi e quindi stimolare il fratello.

Ma vallo a dire ai nostri fratelli!

Le mie scabrosità devono essere ridotte e reimpostate: solo così, assieme alle tue scabrosità e ai tuoi difetti (compatibili con i miei) possiamo costruire qualcosa di solido: un muro reale, terrestre, robusto, un muro “sanguigno”, immagine del muro interiore.

Questa è la fratellanza.
Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.