01 giugno 2026

Il Mercurio Filosofico... parte 2

 Continua il dialogo tra Ulisse e il Poeta, due "alter ego" uno dell'altro che viaggiano


Ermes-Ulisse. Non ho convinto nessuno. Ho solo ricordato il senso dell’essere uomo, caminante, navigante...

O frati, dissi, che per cento milia perigli...

se non senti questo... beh!... hai sbagliato a nascere uomo.

Ermes-Poeta.

Indi trahendo poi l’antiquo fianco

per l’ extreme giornate di sua vita,

quanto più po’ col buon voler s’aita,

rotto dagli anni et dal camino stanco...

Ermes-Ulisse. La volontà è la grande spinta dell’uomo... La volontà unita al trovare... Anzi, no. Non trovare, ma cercare. La ricerca, la queste degli antichi cavalieri. Qui sta il nocciolo duro dell’uomo.

Ermes-Poeta. (suadente) Dove vai Ulisse? Perché non ti fermi un po’? Anche tu hai il diritto di riposarti.

Ermes-Ulisse. Nessuno ha il diritto di fermarsi. Nemmeno la morte è arresto, ma è solo movimento. Un movimento diverso... che ancora non capiamo...

Ermes-Poeta. Ma un po’ di riposo...

Ermes-Ulisse. Riposo... riposarsi... Riposarsi da cosa? Un medico ti dice che la fatica è legata alla quantità di acido lattico nel sangue. Ma il caminante non si cura dell’acido lattico, va oltre. Il suo viaggiare non è solo fisico: è anche fisico.

Ermes-Poeta.

Et viene a Roma, seguendo ‘l desio,

per mirar la sembianza di colui

ch’ancor lassù nel ciel vedere spera...

Certo Roma è una bella città, così carica di memorie...

Ermes-Ulisse. Roma è una bella città, carica di storia. Ma il caminante non è un turista. Non viaggia per piacere. Non viaggia per affari. Roma è per molti, per tanti, il centro del mondo. Come per tanti altri il centro è Gerusalemme, o la Mecca. O Benares o Lhasa o altro ancora.

Ermes-Poeta. (Con sufficienza) Tanti centri, nessun centro. Dài, non crederai ancora a queste cose?

Ermes-Ulisse. Non sono cose superate. Quando dico “centro” non parlo di una dimensione fisica. Come potrebbe la città di Roma essere un centro di qualcosa con i suoi innumerevoli problemi tra malagestione e malaffare, tra confusione e corruzione? O come potrebbe essere un centro la città di Lhasa così snaturata sotto l’occupazione cinese? Ma Roma e Lhasa lo sono. Perché per tanti è il loro centro interiore. E quindi sono centro di un tessuto simbolico, metaforico, religioso che non dobbiamo negare o deridere...

Ermes-Poeta.

Cosí, lasso, talor vo cerchand’io,

donna, quanto è possibile, in altrui

la disïata vostra forma vera.

Ermes-Ulisse. Chi cammina cerca. Chi cammina cerca qualcosa. Forse non sa cosa, ma confusamente lo cerca.

Ermes-Poeta. Tu cosa cerchi, Ulisse?

Ermes-Ulisse. La risposta è molto semplice. E molto difficile.

Ermes-Poeta. (Stupito) Semplice? Difficile?

Ermes-Ulisse. Mi aveva detto il signore Tiresia quando lo incontrai laggiù, nella dimora invernale della regina Proserpina: Prendi un remo e vai. Quando giungerai in un paese dove ti verrà chiesto perché ti porti una pala del grano in spalla, allora sarai arrivato. Fai un sacrificio e potrai tornare libero a casa.

Ermes-Poeta. E hai trovato quel paese?

Ermes-Ulisse. No, non l’ho mai trovato. E ormai dubito che esista.

Ermes-Poeta. E allora?

Ermes-Ulisse. Tu vai perché devi andare. E il tuo viaggio, lungo, lunghissimo, è composto di tante tappe. Tappe diverse una dall’altra, ma tutte indispensabili. E tutte importanti.

Ermes-Poeta. Vai perché devi andare?

Ermes-Ulisse. Vai perché devi andare.

Ermes-Poeta. Ma ha senso?

Ermes-Ulisse. Ha senso.

Ermes-Poeta. Che senso?

Ermes-Ulisse. Ci son cose che senti di dover fare. Non sai il perché o il percome: sai che devi cercare. E... cerchi.

Ermes-Poeta. Cerchi...

Ermes-Ulisse. Sì, cerco. Son tante le strade... Son tanti i cammini. Lascialo dire da uno... non che se n’intende, perché io non mi intendo di nulla... ma che ha camminato tanto...

Ermes-Poeta. (Sconsolato) “Gli uomini” disse il piccolo principe “non sanno più che cosa cercano. Allora si agitano, e girano intorno a se stessi...”. E soggiunse: “Non vale la pena...”.

Ermes-Ulisse. Ci sono uomini che non sono così. Che cercano la “bianca dea” nascosta in un paese lontano.

Là – voglio andare; e confido

in me, d’ora in poi, e nel mio timone.

Aperto è il mare, verso l’azzurro

mi spinge la mia nave...

Su spazio e tempo dorme il meriggio

solo il tuo occhio, immenso,

mi guarda, o infinito!


(Nietzsche, Canti del Principe Vogelfrei in La Gaia Scienza)


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Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.