Continua il dialogo tra Ulisse e il Poeta, due "alter ego" uno dell'altro che viaggiano
Ermes-Ulisse. Non ho convinto nessuno. Ho solo ricordato il senso dell’essere uomo, caminante, navigante...
O frati, dissi, che per cento milia perigli...
se non senti questo... beh!... hai sbagliato a nascere uomo.
Ermes-Poeta.
Indi trahendo poi l’antiquo fianco
per l’ extreme giornate di sua vita,
quanto più po’ col buon voler s’aita,
rotto dagli anni et dal camino stanco...
Ermes-Ulisse. La volontà è la grande spinta dell’uomo... La volontà unita al trovare... Anzi, no. Non trovare, ma cercare. La ricerca, la queste degli antichi cavalieri. Qui sta il nocciolo duro dell’uomo.
Ermes-Poeta. (suadente) Dove vai Ulisse? Perché non ti fermi un po’? Anche tu hai il diritto di riposarti.
Ermes-Ulisse. Nessuno ha il diritto di fermarsi. Nemmeno la morte è arresto, ma è solo movimento. Un movimento diverso... che ancora non capiamo...
Ermes-Poeta. Ma un po’ di riposo...
Ermes-Ulisse. Riposo... riposarsi... Riposarsi da cosa? Un medico ti dice che la fatica è legata alla quantità di acido lattico nel sangue. Ma il caminante non si cura dell’acido lattico, va oltre. Il suo viaggiare non è solo fisico: è anche fisico.
Ermes-Poeta.
Et viene a Roma, seguendo ‘l desio,
per mirar la sembianza di colui
ch’ancor lassù nel ciel vedere spera...
Certo Roma è una bella città, così carica di memorie...
Ermes-Ulisse. Roma è una bella città, carica di storia. Ma il caminante non è un turista. Non viaggia per piacere. Non viaggia per affari. Roma è per molti, per tanti, il centro del mondo. Come per tanti altri il centro è Gerusalemme, o la Mecca. O Benares o Lhasa o altro ancora.
Ermes-Poeta. (Con sufficienza) Tanti centri, nessun centro. Dài, non crederai ancora a queste cose?
Ermes-Ulisse. Non sono cose superate. Quando dico “centro” non parlo di una dimensione fisica. Come potrebbe la città di Roma essere un centro di qualcosa con i suoi innumerevoli problemi tra malagestione e malaffare, tra confusione e corruzione? O come potrebbe essere un centro la città di Lhasa così snaturata sotto l’occupazione cinese? Ma Roma e Lhasa lo sono. Perché per tanti è il loro centro interiore. E quindi sono centro di un tessuto simbolico, metaforico, religioso che non dobbiamo negare o deridere...
Ermes-Poeta.
Cosí, lasso, talor vo cerchand’io,
donna, quanto è possibile, in altrui
la disïata vostra forma vera.
Ermes-Ulisse. Chi cammina cerca. Chi cammina cerca qualcosa. Forse non sa cosa, ma confusamente lo cerca.
Ermes-Poeta. Tu cosa cerchi, Ulisse?
Ermes-Ulisse. La risposta è molto semplice. E molto difficile.
Ermes-Poeta. (Stupito) Semplice? Difficile?
Ermes-Ulisse. Mi aveva detto il signore Tiresia quando lo incontrai laggiù, nella dimora invernale della regina Proserpina: Prendi un remo e vai. Quando giungerai in un paese dove ti verrà chiesto perché ti porti una pala del grano in spalla, allora sarai arrivato. Fai un sacrificio e potrai tornare libero a casa.
Ermes-Poeta. E hai trovato quel paese?
Ermes-Ulisse. No, non l’ho mai trovato. E ormai dubito che esista.
Ermes-Poeta. E allora?
Ermes-Ulisse. Tu vai perché devi andare. E il tuo viaggio, lungo, lunghissimo, è composto di tante tappe. Tappe diverse una dall’altra, ma tutte indispensabili. E tutte importanti.
Ermes-Poeta. Vai perché devi andare?
Ermes-Ulisse. Vai perché devi andare.
Ermes-Poeta. Ma ha senso?
Ermes-Ulisse. Ha senso.
Ermes-Poeta. Che senso?
Ermes-Ulisse. Ci son cose che senti di dover fare. Non sai il perché o il percome: sai che devi cercare. E... cerchi.
Ermes-Poeta. Cerchi...
Ermes-Ulisse. Sì, cerco. Son tante le strade... Son tanti i cammini. Lascialo dire da uno... non che se n’intende, perché io non mi intendo di nulla... ma che ha camminato tanto...
Ermes-Poeta. (Sconsolato) “Gli uomini” disse il piccolo principe “non sanno più che cosa cercano. Allora si agitano, e girano intorno a se stessi...”. E soggiunse: “Non vale la pena...”.
Ermes-Ulisse. Ci sono uomini che non sono così. Che cercano la “bianca dea” nascosta in un paese lontano.
Là – voglio andare; e confido
in me, d’ora in poi, e nel mio timone.
Aperto è il mare, verso l’azzurro
mi spinge la mia nave...
Su spazio e tempo dorme il meriggio
solo il tuo occhio, immenso,
mi guarda, o infinito!
(Nietzsche, Canti del Principe Vogelfrei in La Gaia Scienza)
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