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27 settembre 2015
La pietra... E il resto?
E' una statua dell'isola di Pasqua.
Ancora oggi non sono note le ragioni che hanno portato a alla costruzione di tante statue di così grandi dimensioni.
A me preme sottolineare non tanto o non solo l'immagine, ma il contorno, il paesaggio.
Se infatti posso essere colpito dal manufatto di pietra che sta sfidando i secoli, opera di tanti massoni e scalpellini che con pochi attrezzi hanno innalzato veri e propri capolavori (e quanto avrebbero da imparare i poveri massoni "speculativi"!), non posso che prendere atto della loro insipienza (sì, insipienza per non dir di peggio) che ha ferito il paesaggio.
Non c'è un albero. Furono impiegati (con poco senno!) per le statue. Quegli antichi muratori non si armonizzarono con la natura, ma la ferirono mortalmente. Ci paiono quasi apprendisti stregoni, non muratori e men che mai liberi. Non procurarono benefizio. Non operarono con serietà. E il giubilo non fu rivolto alla natura o al Grande Architetto (qualunque cosa vediamo nel simbolo del Gadu!) ma solo al potente di turno.
No! Questa non è Massoneria.
21 settembre 2015
Tagliatelle 6
(continua dai post precedenti)
Siamo giunti al termine della nostra affabulazione. Tre persone si sono incontrate, hanno parlato, si sono scambiate idee ed opinioni, hanno riflettuto insieme ed ora ripartono, dopo appunto una ri-creazione, per un po' compagni di strada. già... com-pagni in un tratto del viaggio della vita.
COMMIATO
Siamo giunti al termine della nostra affabulazione. Tre persone si sono incontrate, hanno parlato, si sono scambiate idee ed opinioni, hanno riflettuto insieme ed ora ripartono, dopo appunto una ri-creazione, per un po' compagni di strada. già... com-pagni in un tratto del viaggio della vita.
COMMIATO
La ricreazione è terminata. I tre si
sono incontrati, si sono conosciuti, si sono parlati, si sono appunto
ri-creati. Ora è tempo di proseguire il cammino. E ben venga se
almeno per un po' cammineranno assieme.
Lasciano il trebbio... E qui
interviene il poeta:
Rinnovato hanno
verga d'avellano.
E vanno pel
tratturo antico al piano,
quasi per un
erbal fiume silente,
su le
vestigia degli antichi padri.
Vanno cantando antichi canti, che li
rendono più leggeri.
Serietà, senno e benefizio hanno
dato origine, sobbollendo nel ragù primordiale dell'humus
dell'homo vagans, al giubilo, jùbilum = il gridare per
gioia. Gioia ineffabile che non si può esprimere a parole, ma di
tale intensità che non permette di tacere.
Alceo, Callisto e Mentore vanno,
cantando, esprimendo così la propria letizia. A un certo punto chi
li guarda da lontano li vede quasi confondersi e diventare uno solo.
Alceo, Callisto e Mentore...
Apprendista, Compagno e Maestro... sono diventati il
Libero Muratore.
POSTFAZIONE
E i cappelletti indicati nel titolo?
Potrei sulfureamente suggerire che
spetta al lettore comprenderne il ruolo in un inno alla tagliatella
al ragù.
Oppure enigmaticamente accennare alla
fecondità del contrasto tra tagliatelle al ragù e cappelletti in
brodo.
Ma sinceramente la risposta è molto
più terra terra.
Ch’ing-yuan si riferisce a monti e
acque. Due elementi correlati. Non mi piaceva la correlazione
tagliatelle e acque. Non è più spontaneo correlare tagliatelle e
cappelletti? Si rimane nello stesso ambito culinario, geografico e
temporale. Ecco l'aver messo insieme tagliatelle e cappelletti ha
appunto il significato di non aver nessun significato.
ALTRA POSTFAZIONE
Liberamente
ispirato da Lo
Zen della tagliatella romagnola
di Marco Galizzi (Soc. Editrice “Il Ponte Vecchio”, 2011,
Cesena). In particolare la traduzione in vernacolo romagnolo
dell'aforisma Zen è nel capitolo: La
visione cosmica della tagliatella.
Vi ho apportato l'unica modifica dei cappelletti invece delle acque.
Di Marco (a p. 34) è anche la ricetta del ragù per le tagliatelle
romagnole che ho messo in bocca a Callisto.
Viene citata da Alceo, sia pure in
latino, la ricetta cosiddetta "attualizzata" del Ragù alla
Bolognese, depositata dall'Accademia Italiana della Cucina presso la
Camera di Commercio di Bologna. Ricetta che mi intriga poco per la
presenza invasiva di maiale, vino e latte, per non parlar della panna
liquida.
Non parlo invece dell'altra grande
categoria di ragù, quelli fatti con un unico pezzo di carne non
macinata che sarà il secondo piatto dopo la pastasciutta. Sono
tipici del meridione d'Italia. Un magistrale esempio colto in Sabato,
domenica e lunedì di Eduardo De Filippo.
(fine)
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Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.
