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27 luglio 2026

Nella Camera di Mezzo

13 novembre 1980. Un Compagno bussa alla porta della Camera di Mezzo. Ottiene di essere elevato Maestro.
L'Oratore lo saluta con queste parole

Ad un nuovo Maestro

Carissimo M.

Col Rito di questa sera sei diventato un massone a tutti gli effetti, con tutti i diritti e con tutti i doveri. E’ una responsabilità alla quale ti sei preparato durante il noviziato come apprendista prima, e come compagno d’arte poi.

Stasera hai vissuto la leggenda di Hiram con tutto il suo simbolismo.
Hiram ti invita a riflettere sulle possibilità che la Massoneria ti offre. Mentre il Rito di iniziazione al Primo grado è uno psicodramma che coinvolge soprattutto la parte emotiva del neofita, e tu ne sai la ragione, mentre quello di passaggio al Secondo grado si rivolge soprattutto alla parte razionale del candidato, la leggenda ai Hiram ti introduce al mistero della morte iniziatica ed alla nascita del maestro massone attraverso la fase alchemica della putrefazione.

E’ un mistero che nessuno ti può svelare perché chi ne ha trovato la chiave, per quanto possa essere un abile parlatore in possesso di una buona dialettica, non potrà mai trovare espressioni e parole per poterlo adeguatamente trasmettere ad altri. Dovrai indagare tu stesso questo mistero, darti le risposte che riterrai soddisfacenti, e trasformarle coi tempo in altre più soddisfacenti man mano che la tua coscienza crescerà.

Da queste parole comprenderai, carissimo M., che il maestro massone è maestro soltanto a se stesso. Ed infatti avrai udito dire molte volte in loggia che in massoneria siamo sempre degli apprendisti. Non si finisce mai d’imparare.

Ma se non mi è possibile svelarti il segreto della maestria che si nasconde dietro la leggenda di Hiram, voglio almeno dirti alcune cose, le più elementari.

Nel simbolismo del grado i cattivi compagni rappresentano non solo il fanatismo, l’ignoranza e l’intolleranza, ma rappresentano anche le forze della contro-iniziazione, forze esterne e forze interne, continuamente in antitesi conflittuale con l’iniziazione che faticosamente ognuno cerca di costruire in sé.

I cattivi compagni rappresentano anche le tre grandi tentazioni da cui devono guardarsi i massoni che si dedicano al lavoro simbolico ed esoterico:
la prima è l’adagiarsi nella retorica delle belle parole e delle frasi ad effetto;
la seconda è la seduzione di una immaginazione sfrenata, incontrollata, senza regole e senza sicuri riferimenti di base;
la terza è la speculazione intellettuale fine a sé stessa che provoca un inaridimento.

Il simbolo va interiorizzato, va vissuto. Guai a chi non vive in coerenza coi risultato delle sue ricerche!

Tieni presente, caro M., che ogni simbolo ha almeno due significati, uno positivo ed uno negativo... Gli strumenti che uccidono Hiram, servono a lavorare, a costruire il tempio. Perciò gli strumenti non sono né buoni né cattivi. Può essere buono o cattivo l’uso che se ne fa.
Il regolo è il simbolo della rettitudine, ma nelle mani dei cattivi compagni diventa fanatismo; la squadra è simbolo di equità, nelle mani dei cattivi compagni diventa intolleranza; e cosi il maglietto simbolo di autorità iniziatica, può diventare invece prepotenza brutale e prevaricazione.

La leggenda di Hiram è fonte di tante meditazioni.

Il carattere collettivo del lavoro muratorio ti è stato confermato stasera dal fatto che Hiram risorge col concorso delle tre Luci unite in un concorde sforzo comune.

Non dimenticare mai cosa può fare la vera fratellanza e la concordia d’intenti!

La rinascita di Hiram conferma che i principi dell’evoluzione umana, propri della massoneria, non muoiono mai. In circostanze difficili possono tutt’al più rimanere latenti in attesa della possibilità di manifestarsi nuovamente. E oggi ne abbiamo forse una verifica nel risorgere della massoneria nei paesi dell’est europeo?

Il pensiero quando è sopraffatto dalla forza brutale si occulta come fu nascosto il corpo dell’architetto del Tempio in una tomba. Ma, come il corpo di Hiram, risorge non appena tre massoni si uniscono a lavorare con concordia d’intenti, con fratellanza d’amore, disinteressatamente.

E ricordati che i cattivi compagni sono sempre fra noi. E sono in noi stessi. Dobbiamo combatterli con il fuoco trasmutatore, il fuoco discreto degli alchimisti, lavorando con costanza e con perseveranza su noi stessi.

E’ quindi con vero spirito d’Amore che ti do questa sera il benvenuto nella Camera di Mezzo, con quell’Amore che non deve mai abbandonare il vero massone, Amore con l’A maiuscola, Amore disinteressato, non possessivo, non egoistico, l’Amore che è alla base della vera Fratellanza massonica.

07 luglio 2026

Un uomo dialoga con se stesso 2

Continuo a riflettere sul mio appuntamento con la Nera Signora.
Lo so, caro Vecchioni, che non mi guarderà con malignità. Forse sarà un po' stupita del mio stupore, che malgrado le mie riflessioni, temo che avrò.
La mia speranza più grande però è che trovi poca zavorra nel mio zaino...

Ci eravamo lasciati con una esclamazione forse sconsolante ma molto realistica: Io non lo so. Io sono davanti ad una porta chiusa. Al di là posso solo immaginare un mondo nel quale non valgono regole note. Oltre, non so.


Io parlo con me stesso

Parte seconda


L'altro io. Sì, una porta…

Io. Una porta… chiusa. La vedo. Ma… a volte mi dico che “vedere” non significhi “esistere”. Ho già visto tante cose che non esistevano…

L'altro io. Lo saprai, lo sapremo tutti. Intanto sei qui. Da solo.

Io. Soli si nasce. Soli si muore. Sono le uniche azioni della vita che l’uomo compie da solo. Così attendo in solitudine. Così debbo fare.

L'altro io. Potrebbe essere utile la presenza di qualcuno che ti possa consolare.

Io. Consolarmi di che? Perché io son vicino alla morte e tanti altri no? Tutti gli uomini hanno nel loro futuro l’incontro con la Nera Signora: non è una disgrazia o una malattia, ma la vita stessa. E’ tremendo temere la morte perché significa temere la vita e vivere male. Tanto a quell’incontro presso la porta chiusa tutti dovremo arrivare, prima o poi.

L'altro io. La porta chiusa fa paura.

Io. Ero appena entrato nella mia Loggia Madre. Un vecchio fratello mi parlò del grande compito della Massoneria, quello di insegnare a morire.
A quei tempi relegavo la morte in un imprecisato futuro lontano; credevo che la Massoneria dovesse insegnare a vivere bene, non a morire. Poi, molto tempo dopo, ho compreso…

L'altro io. Che c’entra la Massoneria con la morte?

Io. Se impari a vivere bene allora inevitabilmente saprai morire.

L'altro io. Morire sì, ma anche morire bene?

Io. Che vuol dire morire bene o morire male?

Se vivi bene (e questo sappiamo cosa significa) allora riesci a comprendere bene Hiram.
Hiram è una bomba del pensiero: in qualunque modo lo “maneggi” scoppia e ti “investe” di sensi nascosti.

L'altro io. Questa è la forza del simbolo!

Io. Hiram, colpito brutalmente, fugge. Colpito di nuovo continua a fuggire, fino al colpo fatale. E’ l’istinto di sopravvivenza a fargli tentare la fuga? Lo spingono timore e paura?
Non è vero che la paura della morte scompare con la credenza in una vita futura. C’è anche la paura della sofferenza che precede la morte. C’è la paura dell’essere soli, abbandonati. E’ la paura del buio, del bosco di notte, di rumori, fruscii, ombre minacciose… E’ la paura dell’ignoto, dell’altro. Ma l’ignoto non puoi fuggirlo come non puoi sfuggire alla morte. La devi affrontare.

L'altro io. La paura della morte è in ogni uomo.

Io. L’uomo deve superare la paura della morte. Solo così può apprezzare la vita.

L'altro io. Come Hiram.

Io. Se comprendi Hiram allora giungi a capire che la bara che scavalchi è semplicemente la “tua” bara e dentro c’è il “tuo” corpo. Scavalcare la bara vuol dire inserirsi nel flusso armonico di vita e morte, della tua vita e della tua morte.

L'altro io. Imparare a morire!

Io. E’ il compito dell’uomo. Sembra strano affermarlo, ma imparare a morire significa vivere bene. Significa imparare la disciplina dell’Eternità, come insegnò quel formidabile massone di Carlo Gentile. Riflettere sulla morte è riflettere sulla vita.

L'altro io. Sulla tua vita e pure sulla tua morte.

Io. Si racconta la morte come dissolvimento della goccia d’acqua nel mare. E’ immagine leggiadra e serena. La goccia si annulla nel mare. Cioè tutte le molecole che la componevano si disperdono nel mare. Tutte! L’entità goccia non esiste più ma le singole molecole esistono ancora.

L'altro io. Così la morte è il dissolvimento del corpo.

Io. Einstein ha dimostrato che massa ed energia sono strettamente legate in una legge fisica valida nel mondo fisico. Quindi vale anche per me. E anche la mia massa diventerà energia. Quell’energia, la “mia” energia, dove andrà a finire? Non lo so; so solo che sarà la trasformazione del mio corpo, ma non so andare oltre. Ora comprendo l’antico uomo nel buio con un piccolo lume che riesce solo a rischiarare un poco attorno a sé.

L'altro io. Il corpo si dissolve e cambia.

Io. Si, e il dissolvimento è cosa che colpisce, perché non è poetico. La carne si stacca dalle ossa. E’ tutto putrefatto. Più materiale di così!
Per tanti è intollerabile l’immagine che il proprio corpo diventi un ammasso di materia decomposta, puzzolente. E’ più accettabile un grande fuoco che in poche ore brucia tutto.


(continua)




02 luglio 2026

I Tarocchi

 La Loggia lavora sulla tavola "I Tarocchi". I Fratelli lavorano riflettendo...

Il lavoro dei Fratelli



Il maestro va cercato entro sé.

La favola del maestro addormentato (che è sempre là, che si sveglia sporadicamente solo per consigliare all’allievo di uscir fuori dalle sue stanze e si riaddormenta subito dopo) è significativa. Il maestro in realtà dorme dentro di noi.

Quando riuscirai a conoscere te stesso allora conoscerai anche il maestro, che si sveglierà.

Lo scrittore Calvino, non estraneo al mondo muratorio, in una sua opera immaginò i Tarocchi come la base del linguaggio comunicativo tra persone che avevano perso l’uso del linguaggio parlato: la stessa carta assume significati diversi in base al posto occupato e al contesto (le carte vicine). Perdendo l’univocità aumenta la significatività permettendo la comprensione dei “destini incrociati”.

L’insieme delle lame del Tarocco, dal Bagatto al Giudizio, può riferirsi all’intero ciclo dell’era occidentale, da Mithra al Cristianesimo: in quanto simboli antichissimi popolano il nostro inconscio. I Maestri alla ricerca di Hiram indicano che il lavoro deve compiersi sotto la volta stellata, alla luce della Luna, scavando nel nostro profondo; altrimenti la Massoneria si riduce a mera scuola filosofica perdendo la propria identità.

Il lavoro nell’inconscio porta a riconoscere simboli presenti nelle varie mitologie (specie le più arcaiche). Lo psicanalista Jung studiò i simboli dell’inconscio e li relazionò alle mitologie e religioni. Si dedicò anche all’arte oracolare cinese de I Ching, non tanto per prevedere eventi, quanto per comprendere perché si voleva prendere certe decisioni. Jung estrasse un oracolo che gli si presentò sotto il simbolo del calderone, recipiente nel quale c’è un po’ di tutto, ma sostanzialmente “cibo buono” per il corpo e lo spirito.

L’Oratore conclude sottolineando l’armonia mostrata dai Fratelli tutti, che spesso manca nel mondo quotidiano: la consapevolezza di vivere in un mondo che ha del misterioso e la sperimentazione di cose inesplicabili completano la vita dell’uomo e sono alla base della identità dei Fratelli.

01 luglio 2026

I cattivi compagni 6

 

 Three Ruffians

Sesta e ultima parte


Ulisse e il Vecchio Copritore continuano l'affabulazione sulla Parola perduta:  alla morte di Hiram la Parola è stata ritrovata oppure no?
Che c'entra la Massoneria del legno e la Massoneria del ferro?
Il colloquio termina con una accorata osservazione sull'uomo Hiram: Non potrò vivere tanto da vedere il Tempio finito!


Ulisse. Che vuol dire Massoneria Criptica?

Vecchio Copritore. Salomone, Hiram Re di Tiro ed Hiram Abif, temevano che in futuro i Figli di Israele si sarebbero allontanati dalla Legge delle Scritture e, persa quindi la loro forza interiore, sarebbero stati sopraffatti dai nemici che avrebbero distrutto il Tempio. Decisero di costruire una cripta sotto il Sancta Sanctorum.

Ulisse. Dunque il nome deriva dalla cripta. Dà comunque un senso di cosa o luogo nascosto a tanti.

Vecchio Copritore. Molto nascosto, perché solo pochi sapevano della sue esistenza. L’ingresso era nelle stanze private di Re Salomone; una via proprio per pochi.
Sotto il Nono Arco che sosteneva la cripta fu messa una copia esatta di tutti gli oggetti sacri conservati nel Sancta Sanctorum. Sul coperchio dell’Arca fu incisa la Parola di Maestro e la sua chiave di lettura, ossia il codice per decifrarla e leggerla.

Ulisse. Una specie di assicurazione contro le perdite.

Vecchio Copritore. E’ il grado di Maestro Eletto. E c’è altro. Il numero del Concilio (così sono detti) dei Maestri Eletti è fissato simbolicamente in ventisette e non può essere aumentato. Il Candidato è ammesso previa esecuzione della guardia addormentata che è venuta meno ai suoi doveri.

Ulisse. Un organo nel quali entri previa esecuzione di un membro negligente?

Vecchio Copritore. Non dire negligente: è venuto meno al dovere. Che io sappia è l’unico organismo massonico in cui succede. Non osservare i propri doveri mette tutti i Fratelli in grave pericolo!

Ulisse. Il percorso Criptico termina qui oppure continua?

Vecchio Copritore. Un Compagno della Corporazione si presenta ad Hiram Abif portando un vaso d’oro sapientemente cesellato. Hiram spiega che il vaso è stato costruito in base ad un suo progetto: verrà da quel momento in poi posto su ogni altare.

Ulisse. Un vaso? Oggetto di metallo.

Vecchio Copritore. Un oggetto di metallo, infatti. Traccia di una antica Massoneria del ferro?

Ulisse. Massoneria del ferro?

Vecchio Copritore. La Massoneria del ferro si affiancava alla Massoneria della pietra e alla Massoneria del legno. Pensa al ruolo delle centine in legno per costruire gli archi e della ferramenta per fissare certi tratti di muro. Nella Massoneria speculativa, per quanto ne so, esistono tracce per il legno nel Rito Noachita e nel Rito Scozzese (21° grado: Noachita o Cavaliere Prussiano; e 22° grado: Cavaliere dell’Ascia Reale).
Ogni mezzogiorno, Hiram Abif ha l'abitudine di entrare nel Sancta Sanctorum per innalzare preghiere al Signore. All'uscita lo attende Adoniram, che gli chiede quando potrà avere la Parola di Maestro.

Ulisse. Sembra un deja vu! La situazione però è differente. Adoniram non è un “cattivo compagno”.

Vecchio Copritore. Il contesto qui è completamente diverso da quanto visto nel Terzo Grado. Non solo perché il Maestro Reale (questo è il grado della Massoneria Criptica) non è il Maestro Libero Muratore del Craft, ma soprattutto perché Adoniram è uno degli operai più qualificati del cantiere. La sua domanda è legittima: Quando potrò passare Maestro?

Ulisse. Uguale ma non uguale!

Vecchio Copritore. Hiram non può rispondere alla richiesta di Adoniram: infatti fu concordato tra lui, re Salomone e Hiram re di Tiro che la Parola di Maestro sarebbe stata conosciuta solo dopo il completamento del Tempio e solo alla presenza di tutti e tre.

Ulisse. Se per qualche motivo uno dei tre non avesse potuto essere presente che sarebbe successo?

Vecchio Copritore. Infatti proprio questo obietta Adoniram: che sarebbe successo in caso di morte di uno dei tre?

Ulisse. Un punto cruciale che probabilmente i tre non avevano considerato.

Vecchio Copritore. Hiram si interrompe, medita e propone una riflessione che ritengo uno dei momenti muratori più significativi, al di là delle diverse ritualità e dei singoli Corpi rituali: Il giovane può morire, il vecchio deve morire, il più saggio non sa quando morrà.
Hiram Abif prende Adoniram sottobraccio e lo accompagna in tre viaggi attorno all'altare, meditando sulla morte, prima considerata come termine della vita individuale, poi come destino universale di ogni essere vivente e infine come legge cosmogonica. La conclusione di Hiram è di una accettazione sentita del destino umano intrisa di soddisfazione tacita per il lavoro compiuto e di accorata nostalgia: Non potrò vivere tanto da vedere il Tempio finito.

Ulisse. Sembra il canto del cigno.

Vecchio Copritore. E’ una grande nota di umanità. Se Hiram è inteso solo come simbolo si perde la sua umanità, proprio ciò che più di tutto può colpire l’uomo. Il simbolo acquista senso solo se viene continuamente rapportato all’uomo che con quel simbolo si confronta. Hiram è l’uomo che cerca di sfuggire alla morte, ma quando si rende conto che non può evitare la fine, la accetta pur di non venir meno ai suoi principi: la dignità del vivere è più importante del vivere stesso. Hiram muore e muore definitivamente; sapere che rinascerà lo fa morire con fiducia e speranza.

Ulisse. Quindi la Parola è perduta!

Vecchio Copritore. Se non lo è, lo sarà perché non potrà più essere trasmessa. Ma… fiducia e speranza. La Parola dovrà essere cercata sotto l’Ara.

Ulisse. Conclusione tacita: lì bisognerà cercarla. Con fiducia e speranza.

Vecchio Copritore. Consapevoli che la ricerca non avrà mai termine. Fiducia e speranza.


30 giugno 2026

I cattivi Compagni 5

 

 Three Ruffians

Quinta parte


Ulisse e il Vecchio Copritore affrontano un problema fondamentale. La Parola perduta alla morte di Hiram è stata ritrovata oppure no?


Ulisse. Ho saputo che vi sono altri sviluppi della leggenda di Hiram.

Vecchio Copritore. Vi sono aspetti della leggenda di Hiram e della costruzione del Tempio che vengono sviluppati oltre il Grado di Maestro in Corpi rituali. E’ però importante capire che sono sviluppi, non varianti.

Ulisse. Credo sia questione fondamentale. Sono per così dire “episodi” aggiunti o sviluppati con maggiori particolari che comunque non contraddicono la narrazione principale.

Vecchio Copritore. Sì. E’ molto importante tenerlo presente perché in caso contrario viene meno l’aspetto universale della Massoneria.

Ulisse. Diversi gradi del Rito Scozzese continuano la storia di Hiram.

Vecchio Copritore. Il leitmotiv è la vicenda hiramitica. Ciascun grado ne sviluppa alcuni aspetti, tutti però nell’alveo tradizionale, che nessuno ha intenzione di modificare.
La vicenda di Hiram si sviluppa nei primi gradi della scala scozzese.
Dopo l’affidamento in custodia ai Maestri Segreti della tomba di Hiram (4° grado) si procede alla costruzione in un luogo nascosto e inaccessibile del mausoleo dove verranno poste le spoglie di Hiram. Il lavoro viene svolto dai Maestri Perfetti (5° grado).
Re Salomone ordina la ricerca degli assassini di Hiram affidandola a nove Maestri (9° grado), scelti per sorteggio essendosi tutti offerti. L’ordine è tassativo: i colpevoli debbono essere riportati indietro vivi per affrontare il giudizio del Re. Ma Jhaobert, uno dei nove, avendo scoperto uno degli assassini, Abiram, addormentato, lo uccide e lo decapita, contravvenendo agli ordini. Verrà comunque perdonato dal Re, in un primo tempo indignato per l’atto di barbarie e non di giustizia.
Gli altri due assassini di Hiram sono fuggiti nel regno di Geth. Re Salomone incarica quindici Maestri (10° grado) di una ambasciata al re di quel paese per la consegna dei due colpevoli. La richiesta è accolta, i due colpevoli vengono catturati e riportati a Re Salomone, che li giudica e condanna a morte.

Ulisse. Sostanzialmente cambiano solo particolari che servono ad florendam causam. Non c’è nessuna sostanziale novità.

Vecchio Copritore. Per trovare novità dobbiamo rivolgersi alla cosiddetta Massoneria dell’Arco Reale.

Ulisse. Ti riferisci a quella Massoneria dalle sfumature inglesi, irlandesi, americane?...

Vecchio Copritore. Il Tempio di Gerusalemme costruito da Re Salomone, nel quale tanta parte ebbe l’architetto Hiram, fu distrutto dopo quattro secoli dai babilonesi di Nabucodonosor, che deportò i cittadini di Gerusalemme a Babilonia.
Il Secondo Tempio di Gerusalemme nasce dalla ricostruzione del primo Tempio permessa dall’imperatore Ciro II che consentì agli Ebrei di lasciare l'esilio babilonese e ritornare a Gerusalemme sotto la guida di Zorobabele.

Ulisse. La costruzione del Secondo Tempio è lo scenario della leggenda dell’Arco Reale.

Vecchio Copritore. Dunque alcuni ebrei rimpatriati dall’esilio si offrirono come lavoranti alla costruzione del secondo Tempio. Durante la fase di sterramento per preparare le fondamenta dell’edificio trovarono in un locale sotterraneo un rotolo di pergamena, un blocco di marmo bianco a forma di doppio cubo su un lato del quale erano scolpiti diversi caratteri tra cui le iniziali dei tre Grandi Maestri che presiedettero alla costruzione del primo Tempio: e cioè Salomone Re d'Israele; Hiram, Re di Tiro e Hiram Abif.

Ulisse. Il secondo Tempio si vuole porre in continuità con il primo.

Vecchio Copritore. La storia continua. Sul doppio cubo di marmo c’è un vassoio e sopra vi sono ancora caratteri mobili con il nome del Vero Vivente Iddio l’Altissimo (così è chiamato nell’Arco Reale inglese l’Essere Supremo).

Ulisse. Questa è la leggenda insegnata nell’Arco Reale inglese (Sacro Arco Reale di Gerusalemme).

Vecchio Copritore. L’Arco Reale americano (Rito di York) narra una leggenda praticamente simile; in più nell’americano si è mantenuta la leggenda del Passaggio (lacerazione) dei Veli, che l’inglese ha perso per strada.

Ulisse. Sono ritualità molto simili.

Vecchio Copritore. Il senso di entrambi è uno solo: la Parola Perduta alla morte di Hiram è ritrovata.

Ulisse. La conseguenza mi pare sia che il Terzo Grado è incompleto.

Vecchio Copritore. Il Maestro Libero Muratore non conosce la Parola di Maestro, ma solo la Parola Sostituita. Il Terzo Grado è incompleto e il suo necessario completamento è nell’Arco Reale. Il Maestro dell’Arco Reale giunge a conoscere la Parola di Maestro.

Ulisse. Non c’è qualcosa del genere nel Rito Scozzese?

Vecchio Copritore. Nel 4° grado del Rito Scozzese il Candidato entra nel Tempio cercando la Parola; ciò vuol dire che nel Terzo Grado la Parola non era stata trovata. A lui si risponde: Purtroppo non è ancora stata trovata! Il Cavaliere dell’Arco Reale (13° grado scozzese) riesce a scoprire in un tempio sotterraneo il Nome Ineffabile (che per il Maestro dell’Arco Reale è la Parola Perduta) inciso su una colonna di bronzo, ma la chiave di lettura, incisa su una colonna di marmo erosa dalle acque del diluvio, è andata persa.

Ulisse. Perché la Parola di Maestro è smarrita?

Vecchio Copritore. Non certo perché non la si conosca ma perché (lo è stato detto, ma lo ripeto e la leggenda della Massoneria Criptica lo indica chiaramente) può essere trasmessa solo da tre Maestri insieme e se uno dei tre non c’è più, la trasmissione è interrotta e la Parola non si può tramandare.

(continua)


29 giugno 2026

I cattivi Compagni 4

 

 Three Ruffians

Quarta parte


Giustiziati i tre ruffians, Re Salomone si dedica alla ricerca del corpo di Hiram. Si pone il problema della Parola di Maestro. Che succederà con la scomparsa di Hiram?


Vecchio Copritore. Re Salomone aveva anche disposto, al ritrovamento del corpo, di osservare se vicino o sulle spoglie ci fosse qualcosa che richiamasse la Parola di Maestro oppure qualcosa di pertinente al Grado di Maestro.
I dodici vanno ancora per le quattro direzioni cardinali, divisi in quattro gruppi. Procedono lentamente alla ricerca di indizi o segni. Le ricerche sono lunghe ed estenuanti, e inconcludenti.
Dopo quindici giorni, uno del gruppo andato in direzione ovest, essendo più stanco degli altri, si siede sulla cima di una collina, a ovest del monte Moria, per riposare e rinfrescarsi. Nel tentativo di rialzarsi, afferra un ramo di acacia, che sorprendentemente gli resta in mano. Lì la terra è smossa. Chiama i compagni e scavano. Scoprono un corpo ormai in avanzato stato di putrefazione. Accanto c’è solo il gioiello di Hiram, che permette così di identificare il cadavere.

Ulisse. Re Salomone viene avvisato subito.

Vecchio Copritore. Re Salomone si consulta con Hiram, re di Tiro: non sanno se Hiram prima di morire si sia lasciato sfuggire la Parola.
Ma c’è una cosa che i Massoni italiani non conoscono. Era stato deciso tra Re Salomone, Hiram Re di Tiro e Hiram Abif che la Parola di Maestro sarebbe stata trasmessa al nuovo Maestro con la presenza contemporanea di tutti e tre.
Quindi in ogni caso, sia che Hiram Abif avesse mantenuto il segreto o lo avesse svelato, la Parola di Maestro era stata persa, a causa della sua morte. Salomone e Hiram re di Tiro decisero così di utilizzare da quel momento in poi come Parola la prima pronunciata al sollevamento del corpo: la Parola Sostituita sarebbe stata utilizzata in futuro come parola del grado di Maestro fino a quando sarebbe stata ritrovata la Parola giusta.

Ulisse. Quindi la Parola di Maestro che ci venne data alla nostra elevazione non è la parola giusta? Ma questo vuol dire che il Grado di Maestro non è completo ma bisogna ancora andare oltre?

Vecchio Copritore. Le tue sono domande fondamentali. Non rispondo ora. Qui mi limito a parlare di Hiram. Ma non dimentichiamo le domande.
Giunti alla tomba ormai aperta, Re Salomone e i Compagni vi si mettono attorno. Re Salomone ordina a uno dei Compagni di Mestiere di afferrare il corpo e tentare di sollevarlo. Non riesce: La carne si stacca dalle ossa per lo stato di avanzata decomposizione.

Ulisse. La carne si stacca dalle ossa. E’ tutto putrefatto.

Vecchio Copritore. Re Salomone ordina ad un altro Compagno di alzare il corpo, ma anche lui non riesce per lo stato di decomposizione del cadavere: E’ tutto putrefatto, si giustifica quel coraggioso che aveva combattuto le esalazioni della putredine.

Ulisse. E’ tutto putrefatto. La carne si stacca dalle ossa.

Vecchio Copritore. Re Salomone allora invita tutti ad una fervida preghiera. Con il suo diretto intervento e l’aiuto dei due Compagni coraggiosi, la storia termina come ogni Maestro Libero Muratore ben sa.

Ulisse. Ecco Hiram, qui tra noi.

Vecchio Copritore. Il corpo di Hiram fu quindi portato nel Tempio per una decente sepoltura e fu sepolto nella debita forma.

Ulisse. Hiram fu così sepolto tre volte: la prima, tra le macerie del cantiere, la seconda sulla cima di una collina a ovest del monte Moria, e la terza e ultima volta accanto al Santo dei Santi del Tempio di Re Salomone, il più vicino possibile permesso dalla Legge.

Vecchio Copritore. La storia non termina qui. La tradizione racconta che alla memoria di Hiram fu eretto un monumento costituito da una bella vergine piangente sopra una colonna spezzata; davanti a lei un libro aperto, nella mano destra un ramoscello di acacia, nella sinistra un’urna, dietro di lei sta il Tempo, che spiega e conta i suoi riccioli.

Ulisse. La colonna spezzata indica lo stato del Tempio (potrà mai essere completato?) e la ragazza piangente ricorda la prematura scomparsa di Hiram Abif; il libro aperto suggerisce che la virtù di Hiram è registrata nel libro della memoria a perenne ricordo.

Vecchio Copritore. Concentriamoci sul ramoscello di acacia nella destra. L’acacia ha un ruolo importante nella storia. L’acacia è una pianta spinosa: il suo nome deriva proprio dal raddoppio di aké, spina e invita a penetrare.

Ulisse. Penetrare, cioè andare oltre la materia, raggiungere il quid non materiale.

Vecchio Copritore. La ragazza nella sinistra tiene un’urna cineraria. La memoria ci ricorda da una parte il quid oltre la materia e dall’altra l’urna di Hiram, le cui ceneri furono sepolte finalmente in un luogo degno. Il tempo, la pazienza e la perseveranza compiono tutte le cose.

Ulisse. Fondamentale è la Parola.

Vecchio Copritore. Da quel giorno i Maestri sostituiscono la Parola ormai perduta con un’altra Sostituita, quella che noi tutti conosciamo, in attesa che quella giusta venga nuovamente riscoperta e possa ritornare ad essere la Parola di Maestro.

Ulisse. A me non è stato detto così.

Vecchio Copritore. E’ vero. Alcuni Maestri sono convinti che la Parola smarrita alla morte di Hiram sia stata ritrovata o sia ritornata con l’elevazione di Hiram dalla tomba.

(continua)


28 giugno 2026

I cattivi Compagni 3

 

 Three Ruffians

Terza parte


Ulisse e il Vecchio Copritore sono giunti al tentativo dei tre ruffians di fuggire dal porto di Jaffa. Non trovano imbarchi perché non conoscono la Parola di Passo. Sono così costretti a fuggire verso l'interno del paese in pieno deserto.


Vecchio Copritore. Sì, ma la storia è ancora lunga. Al cantiere il giorno successivo al delitto viene notata la scomparsa di Hiram Abif: mancano infatti i disegni che il Maestro lascia quotidianamente sulla Tavola da Disegno per continuare i lavori.

Ulisse. Iniziano le ricerche.

Vecchio Copritore. Re Salomone dispone indagini per trovare Hiram.

Ulisse. Ma Hiram non si trova.

Vecchio Copritore. No. Risultano però tre lavoranti assenti dal cantiere: Jubela, Jubelo e Jubelum.

Ulisse. Viene scoperta la congiura.

Vecchio Copritore. Si suppone qualcosa, poi confermata. I dodici Compagni, che avevano inizialmente partecipato al complotto ma poi si erano ritirati, si presentano al re e confessano la loro colpa implorando il suo perdono.

Ulisse. La verità quindi viene alla luce.

Vecchio Copritore. Sì. Re Salomone divide i resipiscenti in quattro gruppi e li manda nelle quattro direzioni cardinali alla ricerca degli assassini di Hiram.

I tre andati all’ovest, scendendo nei pressi del porto di Giaffa, scoprono che tre uomini, dall'aspetto di operai del Tempio, avevano cercato un passaggio per l’Etiopia, ma inutilmente non conoscendo la Parola di Passo per imbarcarsi.

Ulisse. La Parola di Passo non serve a scampare alla giustizia.

Vecchio Copritore. Re Salomone manda tutti gli ex-cospiratori alla ricerca degli assassini all’interno del paese, minacciandoli, in caso di fallimento, di giustiziarli al posto dei colpevoli.

Ulisse. Ricerca molto scrupolosa!

Vecchio Copritore. Finalmente i colpevoli vengono trovati e acciuffati. Puoi immaginare la soddisfazione e (perché no?) anche una sfumatura di sollievo nel riportare al Re i colpevoli della morte di Hiram.

Ulisse. Conosciamo tutti il seguito.

I Maestri sono tutti uguali?

Vecchio Copritore. No, non tutti: non i maestri Massoni italiani (solo chi proseguirà nel Rito Scozzese e non in questi termini) e nemmeno gli Emulation.

Ulisse. Quindi una divaricazione tra Maestri Massoni: non sono tutti uguali?

Vecchio Copritore. Ulisse, non ti rispondo. La domanda può avere sfumature di provocazione, ma io non conosco la risposta.

Ulisse. Proseguiamo.

Vecchio Copritore. Chi li ha scoperti racconta che, sedutosi a riposare dopo una giornata di ricerche sotto il sole cocente, udì lamenti provenire da dietro alcune rocce vicine.

La prima voce diceva: “Oh! Mi fosse stata tagliata la gola e strappata la lingua, e che il mio corpo fosse stato sepolto nella sabbia del mare, là dove la marea rifluisce due volte al giorno, prima di diventare responsabile della morte di un uomo così buono come Hiram Abif!”

Un’altra esclamava: “Oh! Che il petto mi fosse stato squarciato, il cuore strappato, e il mio cadavere posto sopra il più alto pinnacolo del Tempio, per essere divorato dagli avvoltoi, prima di acconsentire alla morte di un uomo così buono come Hiram Abif!”

Una terza lamentava: “Oh! Che il corpo mi fosse stato troncato in due, le viscere strappate e ridotte in cenere, le ceneri sparse ai quattro venti, per cancellare la memoria di un così vile, malvagio e miserabile come me. Ah ! Jubela, Jubelo, sono stato io a colpirlo più duramente di tutti: sono stato io che gli ha dato il colpo di grazia, sono stato io a ucciderlo!”

Ulisse. Rimorsi? Pentimenti tardivi?

Vecchio Copritore. Riconosciute le voci e chiamato i compagni, si sono impadroniti dei tre ricercati portandoli immediatamente dal re.

Ulisse. Rapidità.

Vecchio Copritore. I tre sono immediatamente giudicati. Vengono condannati e subito giustiziati. La pena avviene proprio secondo l’imprecazione esclamata al loro arresto.

Ulisse. Più che giustizia pare giustizia sommaria.

Vecchio Copritore. Non dobbiamo giudicare con il nostro metro, ma con il metro simbolico. Le scorie non si difendono in tribunale ma vengono semplicemente eliminate.

Ulisse. Infatti. Non siamo in un tribunale di uno stato democratico. Nel frattempo procedono le ricerche del corpo di Hiram.

(continua)

27 giugno 2026

I cattivi Compagni 2

 



 Three Ruffians

Seconda parte


Ulisse e il Vecchio Copritore continuano il loro dialogo sulla leggenda fondante della Massoneria. Sono giunti alla versione completa della storia hiramica,  raccontata dal rituale Duncan.  


Ulisse. Siamo nel pieno della costruzione del Tempio.

Vecchio Copritore. Di più. La costruzione del Tempio sta per terminare.

Alcuni Compagni di Mestiere temono che non verranno elevati di grado prima del termine dei lavori: come Maestri nei lavori successivi potrebbero ottenere un salario più alto.

Decidono quindi di chiedere al Maestro Hiram la promozione, cioè la Parola di Maestro.

Ulisse. E’ contro le regole. Le promozioni non vanno sollecitate!

Vecchio Copritore. Nella Massoneria speculativa le promozioni sono diventate quasi un diritto contribuendo così alla degenerazione della confraternita.

Possiamo immaginare le confabulazioni tra quei Compagni, le spinte ad agire, le remore ad un’azione che va contro tutte le regole. Infine un gruppo di quindici Compagni pare risoluto ad ottenere la Parola di Maestro, se non con la persuasione con metodi più spicciativi.

Ulisse. Metodi spicciativi implicano anche la violenza fisica!

Vecchio Copritore. Comincia così la grande cospirazione per estorcere i segreti al Maestro Architetto, anche a costo della vita di Hiram stesso.

Ulisse. Senza nessun dubbio o ripensamento?

Vecchio Copritore. Infatti riflettendo sulle conseguenze (l’atto avrebbe potuto terminare violentemente) dodici di loro recedono e solo tre continuano nel progetto eversivo.

Ulisse. Quindi in tre agiscono contro Hiram.

Vecchio Copritore. Hiram Abif ogni mezzogiorno, durante la pausa dei lavori e il cantiere è deserto per la ricreazione degli operai, si reca in quello che sarebbe diventato il luogo più sacro del Tempio, il Santo dei Santi, e lì onora Dio e disegna sulla Trestle-board (la Tavola da Disegno) il progetto che i Maestri avrebbero attuato l’indomani per continuare l’attività del cantiere.

Ulisse. Ottima occasione per un’imboscata!

Vecchio Copritore. I tre Compagni di Mestiere si appostano alle tre porte a sud, ovest, est delle corti interne del Tempio, e lì attendono Hiram Abif.

Ulisse. Un agguato vero e proprio.

Vecchio Copritore. Il Maestro, compiuto il suo lavoro, si dirige alla porta meridionale e lì Jubela, uno dei tre, gli chiede la parola di Maestro. Hiram rifiuta, ma l’altro insiste: tre volte ripete la domanda e tre volte ottiene un rifiuto. Contrariato, Jubela colpisce Hiram alla gola con un regolo da ventiquattro pollici.

Ulisse. Il primo colpo a meridione.

Vecchio Copritore. Hiram fugge e tenta di uscire dalla porta occidentale. Ma lì è appostato il secondo farabutto. Jubelo pretende i segreti e la parola di Maestro. Tre volte Jubelo ripete la domanda e tre volte Hiram rifiuta. Al terzo rifiuto, Jubelo colpisce Hiram al petto con la squadra.

Ulisse. Il secondo colpo a occidente.

Vecchio Copritore. Hiram allora tenta la fuga dalla porta a oriente. Ma lì c’è in agguato Jubelum. La scena si ripete con monotona drammaticità: tre le richieste e tre i rifiuti. Al terzo rifiuto, furioso, Jubelum colpisce alla fronte Hiram con un rabbioso colpo di mazzuolo uccidendolo.

Ulisse. Il terzo colpo a oriente. Tre porte. Tre per tre richieste, tre per tre rifiuti. Il risultato è scontato.

Vecchio Copritore. E’ pieno giorno, tra poco i lavori riprenderanno e il delitto sarà immediatamente scoperto. I farabutti nascondono il corpo nella discarica del cantiere ricoprendolo provvisoriamente di macerie.

Ulisse. Una sepoltura provvisoria.

Vecchio Copritore. I tre si ritrovano a mezzanotte per sbarazzarsi definitivamente del cadavere. Il posto scelto è sulla cima di una collina, ad ovest del monte Moria. Hiram è sepolto in una fossa scavata da est a ovest e profonda sei piedi. Sulla tomba mettono un ramo d’acacia per nascondere la terra smossa ma anche come segnale per un eventuale riconoscimento.

Ulisse. Nascosto definitivamente il corpo del delitto ora bisogna fuggire per salvarsi.

Vecchio Copritore. I tre si allontanarono in direzione del mare per fuggire dal paese.

Ulisse. Già, espatriare…

Vecchio Copritore. Purtroppo per loro al porto di Jaffa, riconosciuti come lavoranti del Tempio, non trovano imbarchi in quanto non conoscono la Parola di Passo che permette di partire. Non avendo altra scelta sono così costretti a fuggire nelle zone interne del paese.

Ulisse. Sappiamo che alla fine furono scoperti.

(continua)

26 giugno 2026

I cattivi Compagni 1

 

 Three Ruffians

Prima parte



Ulisse è stato elevato Maestro Muratore da pochi mesi. Continuamente riflette sul suo nuovo programma di lavoro e spesso ne parla con il Vecchio Copritore.



Ulisse. I three ruffians sono i tre farabutti che hanno ucciso Hiram, come è noto ad ogni Maestro Libero Muratore.

Vecchio Copritore. Il patrimonio simbolico non è univoco, per nostra fortuna.

Ulisse. Perché dici questo?

Vecchio Copritore. Non esiste un manuale del Massone che possa farti dire cosa è massonico e cosa non lo è. Non c’è quindi una versione uguale per tutti, ma sono presenti non poche varianti e discrepanze.

Ulisse. Non dirai che le differenze tra l’una versione e l’altra compromette il valore della figura di Hiram?

Vecchio Copritore. No, al contrario. Le differenze arricchiscono il simbolo perché indicano che ogni prospettiva contribuisce ad attribuire alla figura di Hiram particolari sensi che ne fanno apprezzare ancora di più la sua centralità.

Ulisse. La leggenda di Hiram è nota.

Vecchio Copritore. Nel nostro rituale è molto concisa e si fatica ad apprezzarne la potenziale profondità. Non è difficile ridurre l’intera vicenda a considerazioni morali.

Ulisse. Forse è stringata, ma mi pare completa: c’è tutto quello che deve esserci.

Vecchio Copritore. Ma forse un racconto così succinto non permette di apprezzarne la piena potenzialità.

Ulisse. Re Salomone incarica l’architetto Hiram della costruzione del Tempio. Hiram divide gli operai in Apprendisti, Compagni e Maestri, che vengono pagati in tre posti diversi: la colonna Beth i primi, la colonna Jakin i secondi e la Camera di Mezzo i Maestri.

Vecchio Copritore. Sì, molto sintetizzato. Altre versioni meno sintetiche spiegano che nella costruzione del Tempio furono impegnati tre Gran Maestri: Salomone Re di Israele, Hiram Re di Tiro e Hiram Abif, l’Architetto. Il cantiere consisteva di tremila e trecento Maestri, o Sorveglianti dei lavori; ottantamila Compagni di Mestiere, o tagliatori sui monti e nelle cave; e settantamila Apprendisti Accettati, o manovali. Tutti furono organizzati e disposti in modo tale che né invidia o discordia, né confusione potessero interrompere la pace e la tranquillità che pervase il mondo in quel periodo importante. Ognuno era pagato in base al lavoro e alle sue capacità: se un Apprendista era giudicato meritevole, veniva passato Compagno; e così il Compagno scrupoloso e attento al lavoro diventava Maestro.

Ulisse. Non è sostanzialmente una versione diversa.

Vecchio Copritore. E’ vero, ma ci sono particolari che stimolano ulteriori riflessioni.

Intanto alla costruzione del Tempio furono impiegati tre Gran Maestri: Salomone, re di Israele, Hiram, re di Tiro, e l’architetto Hiram Abif. Lasciamo perdere l’omonimia tra gli ultimi due. L’intervento collettivo ci dice che la costruzione travalica i confini nazionali: il Dio che si vuole onorare non è un Dio nazionale ma il Dio di tutti.

Ulisse. Quindi si mettono in evidenza le premesse dell’universalità massonica.

Vecchio Copritore. La ritualità anglosassone, a differenza della nostra, non prevede pagamento di salari agli Apprendisti (infatti a differenza di Compagni e Maestri gli Apprendisti non hanno parola di passo) i quali vengono remunerati in natura, cioè con vitto e alloggio e ovviamente istruzione. E’ solo con il passaggio dalla Massoneria operativa alla speculativa che, pare, anche gli Apprendisti abbiano diritto al salario.

I Compagni riscuotono il salario nella Camera di Mezzo, locale sopra il Tempio, al quale si accede salendo su una scala curva dal Portico. I Maestri invece ricevono il salario nel Santo dei Santi.

La Parola di Passo (una password ante litteram) serviva a salire sulla scala, la Parola del Grado a riscuotere quanto era dovuto.

Ulisse. Compagni e Maestri avevano Parole diverse.

Vecchio Copritore. La Parola di Maestro non è stata tramandata. Fu persa in circostanze drammatiche. La ritualità anglosassone ci spiega che noi conosciamo solo una Parola Sostituita. E ne spiega il motivo.

Ulisse. Ti riferisci alla Leggenda del Terzo Grado.

Vecchio Copritore. La versione più ampia della leggenda di Hiram è nel Rituale Duncan. I rituali Emulation e scozzesi delle massonerie latine (compreso il nostro) danno un racconto molto più succinto.




(continua)

19 giugno 2026

Il Maestro nel Gabinetto di Riflessione 6

Il soggiorno del neo-maestro Ulisse nel Gabinetto di Riflessione si avvia alla conclusione. Lo abbiamo lasciato con il suo doppio che gli suggeriva:

« Ti hanno detto Ecco Hiram rinato fra noi. E’ una bella frase, ma non è una presa d’atto di qualcosa che è avvenuto in te. E’ solo un bel sogno ».


Ulisse nel Gabinetto di Riflessione

Quinta e ultima parte



« Sogno? Non sei riduttivo? » chiede polemicamente Ulisse.

« Esistono sogni che ti cambiano la vita perché li senti come progetto di qualcosa che tu devi (sì, proprio un imperativo: devi!) progettare e mettere in essere. Anche Hiram è un bel sogno, ma – se vuoi – ti cambierà la vita ».

« Cioè? ».

« Hiram è un concentrato di energie. Mettile in movimento ».

« Che vuol dire? »

« C’è un grande rimpianto nell’uomo, il rimpianto di qualcosa perso definitivamente, di un sentiero irrimediabilmente franato, che non puoi più percorrere all’indietro.

E’ un rimpianto talmente profondo e radicato che tutti gli uomini, sotto qualunque cielo, in qualunque clima, hanno costruito? recepito? sognato? (forse sognato è il termine più bello, perché qui siamo nella concretezza del sogno che guida l’uomo che non dorme)... Questi uomini dunque hanno sognato il mito dell’età dell’oro, il mito del Paradiso perduto, il mito cioè di qualcosa che si possedeva e poi si è persa. Questo sogno è inscritto indelebilmente nel nostro patrimonio genetico: la nostalgia del ventre materno, vero e proprio laboratorio materiale, psicologico e spirituale del futuro adulto. E’ il nostro (nostro di uomini adulti) ricordo inconscio del Paradiso Perduto.

Il Massone ha dei rimpianti per la mitica età dell’oro? Sì, probabilmente sì. Ma non in quanto Massone, bensì in quanto uomo.

Infatti il Massone non “rimpiange” il cantiere del Tempio di Salomone come un mitico periodo di giustizia e prosperità. Hiram è appunto una leggenda, un “sogno-guida”. In un certo senso il Massone non rimpiange nulla, ma cerca.

Tipicamente nostro è il simbolo della Parola Perduta. Ma non significa averla prima conosciuta e poi, per qualche evento catastrofico, dimenticata. No. L’uomo, così come è, non ha la capacità di conquistarla, la Parola, e chi ci riesce, quei pochi che ci riescono, non può comunicarla ad altri; e non per imperscrutabili decreti divini ma solo perché non è possibile, come non è possibile che l’uomo semplicemente agitando le braccia possa volare. Cercare la Parola significa conquistarla, da soli, per se stessi ».

« Qui sta il difficile! »

« Sì. E’ difficile perché non esiste il manuale della “perfetta ricerca”.

Vedi, la Massoneria fu chiamata un grande nulla. E’ stata una considerazione che mi ha sempre trovato contrario; ma, a ben guardare, ha un fondo di verità: è un vuoto che l’uomo riempie con se stesso, con le sue aspirazioni e le sue ricerche ».

« ...E il suo lavoro ».

« Certo – conclude Ulisse-2 – Il lavoro del Libero Muratore è fondamentale. E’ individuale e personale, continuo, di giorno e di notte. In Loggia periodicamente si verifica con il lavoro degli altri, ma quella è solo una verifica e un accogliere nuovi spunti per la propria attività ».

« Insomma, è un lavoro individuale ma puntellato di relazioni umane... ».

Ulisse non fa in tempo ad aggiungere altro. Il Vecchio Copritore apre la porta.

« Ulisse, vieni. La Loggia è aperta in Terzo Grado e desidera accoglierti come Maestro Libero Muratore ».

Poi aggiunge:

« Tu, Maestro, hai ancora la spada puntata sul petto nudo...

Tu, Maestro, ancora sali e risali sulla scala curva...

Tu, Maestro, hai scavalcato una bara, ma solo quella simbolica...

Tu, Maestro, “conosci l’acacia”, ma non quella vera, solo quella simbolica...

Tu, Maestro, hai ancora vincoli, non simbolici, ma vincoli veri... ».

Giunti alla porta Ulisse bussa, mentre sottovoce, quel vecchio ed esperto Massone, aggiunge: « Ulisse, non inorgoglirti. Ricordati che hai appena cominciato a camminare... ».

La porta si apre ed il Copritore Interno lo annuncia: « E’ alla porta Ulisse, Maestro Libero Muratore, che chiede di entrare ».

La via è appena iniziata.



18 giugno 2026

Il Maestro nel Gabinetto di Riflessione 5

Ulisse neo-maestro viaggia nel Gabinetto di Riflessione.

Che ci sta a fare un Maestro lì dentro? Una buona igiene del proprio cammino vuole che ci si ritrovi molto spesso in quello spazio angusto e intimo. Se ci pensiamo bene, il tradizionale giornaliero esame di coscienza che insegnano i catechisti non è qualcosa di simile?


Ulisse nel Gabinetto di Riflessione

Quinta parte


Tutto tace per un po’. Poi Ulisse-2 riprende.

« Concentrati sulla vita, Ulisse, perché così facendo ti concentrerai anche sulla morte. Senza paure e affanni, ma con tranquillità e serenità. Cerca il tuo equilibrio interiore e sforzati di mantenerlo: l’equilibrio è importante, direi quasi essenziale ».

Ulisse osserva sconsolato: « Non è facile ».

« E’ vero. Non è facile. Ma non sei solo nello sforzo. Qualcuno ti può aiutare. Ma l’aiuto fondamentale lo trovi solo nelle tue forze.

Vedi, Ulisse, tu hai scelto un certo tipo di cammino, quello muratorio. Non è l’unico cammino, e non è il cammino privilegiato: è sbagliato affermare che sia l’unico cammino valido. E’ un percorso confacente alla tua persona e non adatto a tanti altri, come gli altri cammini sono confacenti ad altri viaggiatori ma non adatti a te. Sono strade diverse, tutte valide, tutte convergenti da qualche parte, ma ognuno deve trovare la propria via.

Il cammino muratorio ti propone una certa simbolica. Sono simboli universali, che appartengono a tutte le tradizioni, non necessariamente appannaggio della sola Massoneria. Ma è muratoria la combinazione particolare di quei simboli, quella combinazione, e non altre, di simboli universali. Per il Massone questa simbolica è importante e significativa.

Il Candidato a Maestro Massone è un lavoratore del Craft, anzi un lavoratore con certe responsabilità: oggi verrebbe chiamato un quadro intermedio. Si presume quindi che sia in possesso di certe qualifiche di conoscenza e di capacità.

E’ quindi incamminato verso il proprio equilibrio interiore.

L’equilibrio non è solo l’obiettivo della ricerca del Libero Muratore. E’ proprio di ogni uomo. Senza equilibrio l’uomo non può procedere.

L’uomo squilibrato non esiste, deflagra. L’uomo squilibrato è quello che distrugge la sua configurazione di “energia–uomo”, togliendosi la capacità di esistere: senza una propria configurazione si cade inevitabilmente nella patologia mentale.

Quello che comunemente viene indicato come uomo “squilibrato” è in realtà un uomo che si è allontanato un poco dalla posizione di equilibrio “naturale” raggiungendo una parvenza di equilibrio di “compromesso”. Senza equilibrio infatti la configurazione uomo non si mantiene più.

E’ come quel fenomeno delle cosiddette “lacrime di Batavia”. Una piccola quantità di vetro fuso e incandescente viene colato in acqua molto fredda e si solidifica rapidamente in forma di goccia con una piccola coda filamentosa a mo’ di girino. Solidissime, costituite come sono da vetro temprato, si possono prendere a martellate senza causarne la minima scalfittura. Ma è sufficiente spezzare con due dita la coda per polverizzarle senza sforzo a causa delle fortissime tensioni nel vetro. Le vedo come una grande metafora dell’uomo: solido e incrollabile se è in perfetto equilibrio, ma friabilissimo se l’equilibrio vien meno anche di poco ».

Ulisse-2 rimane in silenzio per alcuni minuti. Poi continua.

« Vedi, Ulisse, non avere equilibrio significa avere perso qualcosa di sé, essersi separato da qualcosa di sé. L’uomo “diviso” in un certo senso soffre, appunto perché sente che gli manca qualcosa. Che cosa? Noi possiamo solo immaginarcelo.

Soffre perché è diviso dalla totalità, magari ricercando vagamente quella specie di “anima di gruppo” alla quale un tempo lontano apparteneva?

Soffre perché è diviso dalla sua metà avendo smarrito la sua componente opposta, come un Adamo  che ha perso la sua Eva? ».

« Mi sembri uno psicanalista! » ribatte Ulisse.

« Attento Ulisse – lo ammonisce il suo interlocutore – a non confondere i piani. Qui ci muoviamo su un terreno simbolico, mentre la psicanalisi è una attività medica. Hanno certo punti in comune, ma le tornate di Loggia non sono terapia di gruppo: ne verrebbe snaturata la funzione. Certi simboli, certi atteggiamenti possono essere interpretati anche con strumenti psicanalitici, ma solo nei primi passi, poi bisogna volare alto e abbandonare gli schemi umani ».

« Volare alto!?! ».

« Essere Maestri significa affilare sempre più la propria sensibilità ».

« Che vuol dire? Non è già abbastanza affinata la sensibilità del Compagno? ».

« Ti hanno detto Ecco Hiram rinato fra noi. E’ una bella frase, ma non è una presa d’atto di qualcosa che è avvenuto in te. E’ solo un bel sogno ».


(continua)






16 giugno 2026

Il Maestro nel Gabinetto di Riflessione 3

Ulisse, elevato Maestro nella tornata precedente, è stato invitato a ritornare nel Gabinetto di Riflessione. Sta, appunto, riflettendo... 

Ulisse nel Gabinetto di Riflessione

Terza parte


« Ulisse, non far finta di non capire! Il nuovo Maestro non distrugge gli istinti. E come potrebbe senza distruggere se stesso? Invece in un certo senso “ricolloca” i suoi istinti bassi. Infatti il Massone non cerca la santità (se così fosse dovrebbe trovare altre vie). Il Massone come erede degli antichi costruttori non rigetta la materia, ma la rimpasta e la rifinisce. Le fondazioni della costruzione, fabbricate con solida materia, vengono posate proprio là dove la materia-terreno è più solida e robusta. E ricordati, caro Ulisse, che la pietra del Libero Muratore non è liscia e polita: le pietre troppo lisce non potrebbero far presa le une con le altre. Le pietre debbono essere sì squadrate ma restare con la superficie scabra in modo che possano rinsaldarsi con le loro scabrosità ».

Ulisse non risponde e Ulisse-2 continua inarrestabile.

« Ricollocare gli istinti è operazione niente affatto facile. Pensa a quel cuoco che deve preparare un succulento ragù. Deve stare molto attento: se cuoce poco non avrà il ragù ma non lo avrà nemmeno se cuoce troppo o con fiamma troppo alta. Deve essere accorto e restare nel dovuto equilibrio. Così il non massone che diventa Apprendista è pieno di pregiudizi. E’ il Secondo Grado che lavora con la Bellezza sui pregiudizio, anche se non ha gli strumenti per risolverli tutti. Ve ne sono di profondamente radicati che restano; ma almeno è possibile renderli un po’ meno pregiudizi.

Togliere i pregiudizi significa diventare flessibili verso gli altri, accettare gli altri con i loro limiti e i loro pregiudizi. Attento però. Chi vive secondo il parere degli altri ha forse pochi pregiudizi, ma sono ben radicati.

In te c’è un grande nemico nascosto che dovresti scoprire e sconfiggere. In te c’è una forte dose di aggressività che mal si concilia con un percorso di ricerca interiore – eppure la devi se non conciliare almeno riconoscere ».

« Aggressivo? Io? »

« Certo. Aggressivo. Ulisse l’aggressività non è solo quella manifesta, evidente, fisica. L’aggressività si manifesta in molte forme, non tutte violente, ma alcune francamente subdole ».

« !?! ».

« Per capirlo, Ulisse, osservati alla guida dell’automobile. Quando accendi il motore ti viene quasi un delirio di onnipotenza. Sei aggressivo quando sorpassi. Ma spesso sei aggressivo anche quando reagisci agli altri ».

« Cioè? ».

« Un’auto ti sorpassa, magari troppo velocemente o là dove il sorpasso è vietato. Cosa fai? ».

« Niente ».

« Certo, niente. Ma cosa pensi? Che volendo, anche tu saresti stato capace di fare altrettanto; ma appunto non vuoi, perché così non ci si può comportare, che è bene e giusto rispettare le regole, e che quello finirà male,...  eccetera... eccetera... E non è anche questa aggressività? ».

« Ma... ».

« Sì, è una forma di aggressività mascherata, e pure di orgoglio, come se tu ti dicessi: come sono bravo ad osservare le regole, io!... ».

« Adesso non esagerare! »

« Ti pare che stia esagerando? – sogghigna Ulisse-2 – Sai benissimo che non esagero. Guardati, esaminati e non giudicare ».

Dopo qualche attimo di pausa Ulisse-2 riprende.

« Ti ricordi quel vecchio Maestro? Si diventa Apprendisti, diceva, solo quando si è in grado di bussare alla porta della Camera di Compagno ».

« E diceva che si diventa Compagni proprio quando si bussa alla porta della Camera di Mezzo. Ma non rispondeva mai alla mia domanda: Quando si diventa Maestri? ».

« No, no, ha risposto anche a questa domanda, ricordi? ».

« Ricordo solo un vago accenno di sorriso, che pareva arrivar da lontano ».

« Quella era la risposta – spiega Ulisse-2 – Diventerai Maestro, se lo diventerai, all’incontro con la Nera Signora ».

Ulisse-2 continua.

« Il Maestro deve fare i conti con la morte. Gli si fissano nella mente due paletti fondamentali: La carne si stacca dalle ossa, E’ tutto putrefatto. Hiram è morto, morto e sepolto, morto e putrefatto: morto de-fi-ni-ti-va-men-te ».

« Cioè: fine della storia? ».

« Esatto »

« E il resto? ».

« Il resto è ciò che vien detto rinascita iniziatica. Ma è un di più ».

« Cioè? ».

« Tu sarai elevato Maestro solo al momento della tua morte: questa è la vera prova iniziatica. E mai come in questo caso sarà così. Ma non lo saprà nessuno, perché in fin dei conti importa solo a te stesso se allora sarai o non sarai Maestro ».

« Quindi quella bara che ho scavalcato è la mia? ».

« Sì, indica proprio la tua bara ».

« Ma se uno diventa Maestro solo alla propria morte allora tutti i Maestri con il grembiule rosso, verde, eccetera che sono? ».

« Sono Maestri solo per la Corporazione, Maestri, per così dire, burocratici. Se si diventa Maestri solo alla propria morte, nessuno vorrebbe diventare Maestro. Allora si tien presente un altro punto di vista.

Morte è una grande parola che dice tutto e non dice niente, se non una fine. Ed è parola tremenda che si contrappone all’istinto di conservazione dell’ego.

Il Rituale non parla di morte iniziatica. Questo termine, francamente ambiguo, è stato proposto, e ha avuto una enorme fortuna, per un solo motivo: noi non abbiamo più la saggezza degli antichi Romani che prescrivevano il generale trionfatore fosse accompagnato sul cocchio, nella cerimonia del trionfo, da uno schiavo che gli sorreggeva la corona d’alloro e continuamente gli sussurrava all’orecchio: Ricordati che devi morire. Noi non abbiamo più con la morte un rapporto ineluttabile ma sereno. Il nostro rapporto con la Nera Signora è tremendo, angosciante, pauroso. Ci siamo identificati con il corpo fisico e non accettiamo una realtà nella quale il corpo fisico non c’è più e dalla quale siamo obbligati ad andare “altrove”. Non lo accettiamo, non lo vogliamo, lo rifiutiamo, lo neghiamo. E non ne parliamo, mai. Proprio come fosse qualcosa che non esiste.

E allora ci aggrappiamo alla morte come un passaggio, un andare oltre una porta chiusa. Non è la vera morte, ma è certo un modo più accettabile, anche se solo parziale e non completo.

Scavalcare la bara significa fondamentalmente accettare il proprio passaggio oltre questo piano fisico. E questo è l’unico e vero significato: la bara è la “tua” bara, quella che racchiude il “tuo” corpo. La vera maestrìa si vedrà solo in quel momento.

Ma in subordine possono esserci significati per così dire “palliativi” di passaggio ad uno stato più sereno, meno complicato, di vittoria su qualche nostra facoltà.

Può essere (anzi sicuramente è) una piccola vittoria su ciò che ci allontana dal nostro equilibrio. 

La maestrìa può essere all’inizio semplicemente questo: conoscersi un po’ di più e armonizzarsi un po’ di più con se stessi. All’atto pratico quello che noi chiamiamo Maestrìa non è altro che un periodo di preparazione alla vera Maestrìa ».

« Preparazione?... ».

« Sì, preparazione. C’è differenza, troppa differenza!, tra ciò che uno dice di voler fare e ciò che poi effettivamente fa. Devi lavorarci sopra…

(continua)

24 maggio 2026

Nawal, Edipo, Oreste, Edmond 12

 Continuano le riflessioni


Destino?

Esiste il destino? Si può cambiarlo? Ha senso tenere un comportamento etico se qualunque azione inevitabilmente porta a ciò che si voleva evitare? Oppure è più opportuno accettare il fato perinde ac cadaver (allo stesso modo passivo di un corpo morto) in balia di una “volontà superiore”?

La dea Ananke (= necessità, inevitabilità, costrizione), che Platone intende come madre delle Moire, era poco adorata al di fuori dei Misteri. Oggi aggiungeremmo: “per forza”! Nemmeno noi potremmo adorare una dea che significa appunto “per forza”! Come i Greci non adorarono nessun dio o dea che volesse dire “per caso”.

*

Quello di Edipo e di Nawal è stato un destino possibile oppure il destino necessario? Casualità o causalità?… Oppure… oppure... esistono certi strani incroci in cui tutto è possibile... anche l’impossibile?...

Nella società greca il discorso è semplice, nella nostra invece diventa (artificiosamente?) complicato. Ha (ancora) senso l’osservazione di Lévi-Strauss che i sistemi sociali semplici orientano e prescrivono (per esempio la scelta del coniuge all’esterno del gruppo) mentre i sistemi sociali complessi (come per esempio il nostro odierno occidentale) non orientano ma si limitano a proibire? Ma – ecco il punto focale! – in nome di quali valori da tutti riconosciuti?

Giocasta si uccide, inorridita da ciò che è stato commesso; Edipo si acceca, inorridito da ciò che è stato commesso. Maledice i figli (attenzione! solo i maschi!). Le sue ultime parole a Colono sono di pace per le figlie per la vicinanza che immedesima.

Nawal Marwan è talmente inorridita da ciò che è successo da ritenere fondato il sospetto che il suo malore fatale sia diretta conseguenza (questa sì causa e non caso!) de avere scoperto che il torturatore padre dei gemelli è il figlio sempre cercato e mai dimenticato. Ma Nawal non si uccide, non impreca e non maledice nessuno, e men che mai maledice il suo torturatore. Lascia in eredità l’impegno di rompere la catena dell'odio. Pare quasi un novello Hiram che si rialza vivente dalla fossa in cui era stato gettato dai tre compagni traditori e non pensa a vendette o rivalse.

Le ultime parole di Nawal sono amorevoli; i gemelli accettano di spezzare la catena dell'odio; il terzo figlio riflette silenziosamente davanti alla tomba della madre. Una fine e un inizio?

Io vedo un forte collegamento di Nawal con Edmond, che se ne va rappacificato con il mondo. Edmond lascia in eredità a Massimiliano e Valentina anche un ingente patrimonio ma la sua vera eredità è un grande insegnamento e una significativa prospettiva di vita.

Dite all'angelo che veglierà sulla vostra vita di pregare qualche volta per un uomo che, simile a Satana, per un momento si è creduto simile a Dio e ha riconosciuto, con tutta l'umiltà di un cristiano, che nelle mani di Dio soltanto sta il supremo potere e la infinita sapienza. Queste preghiere addolciranno forse i rimorsi che porta con sé nel profondo del cuore… Non vi è né felicità né infelicità in questo mondo, è soltanto il paragone di uno stato ad un altro, ecco tutto. Solo chi ha provato l'estremo dolore può gustare la suprema felicità. Bisognava aver bramato la morte per sapere quale bene è vivere. Vivete dunque e siate felici... e non dimenticate mai che, fino al giorno in cui Iddio si degnerà di svelare all'uomo l'avvenire, tutta l'umana saggezza sarà riposta in queste due parole: Aspettare e sperare.


(continua)

13 giugno 2019

La Bellezza del Mito

Spesso il mito è considerato come storia più o meno edificante, storia non più sacra di una religione superata da altre. In realtà il mito è racconto che continua a trasmettere certi valori: Antigone che disobbedisce agli ordini del re e seppellisce i cadaveri dei suoi fratelli che erano andati contro lo stato ribadisce il primato della legge divina e della coscienza contro le leggi dello stato. Il dilemma, presente fin dagli albori dell’umanità, è attuale in qualunque stato e in qualunque religione.

Il patriarca Noè parla ad ebrei e non ebrei perché rappresenta l’uomo che stabilisce un patto con il Signore, patto tanto solido da essere scritto in cielo con l’arcobaleno. Noè è il contraente prima che l’uomo si suddivida in popoli, religioni e costumi differenti: è lo zigote dell’umanità prima della suddivisione.

Il mito trasmette contenuti descritti con la veste di una certa tradizione.

Quando si fa rivivere al nuovo Maestro la leggenda di Hiram, da una parte trasmettiamo una poesia sull’uomo fedele ai propri principi; dall’altra continuiamo il grande sogno del massone che deve vedere in Hiram il punto di unione dell’intero popolo muratorio.

I massoni costruiscono il tempio non un tempio.

12 giugno 2019

Il sogno del Massone

Un Compagno bussa alla porta del Tempio.

I Maestri accettano che entri, secondo le antiche regole.

Il Compagno è sottoposto alla prova tremenda: scavalcare la bara di Hiram. Solo così potrà diventare Maestro, solo se dalle viscere della terra potrà "rialzarsi", elevarsi di nuovo.

Ora il Compagno è in piedi e i Maestri esultano: la Parola è stata ritrovata.

Il Compagno è diventato Maestro?

Noi non lo sappiamo; non lo sa nemmeno lui. Il Compagno saprà se è diventato Maestro quando dovrà scavalcare non un simulacro, ma una bara vera: la "sua" bara nella quale giace il "suo" corpo.
Se saprà scavalcare quella bara senza tremare allora sì che diventerà Maestro, e Maestro vero ed effettivo.

Ecco la prova che ci attende e ci consacrerà Maestri. A quel tempo e non prima. Davanti alla nostra bara.

E allora?

Hiram è il grande "sogno" del Massone, il sogno che tutti noi vogliamo sognare. Il sogno della vita.

Molti intendono i sogni come fantasticherie, e spesso è vero. Quante volte a scuola dissero: ha la testa nel mondo dei sogni, è perso nei suoi sogni,...

Quante volte dissero per esempio ad un Cristoforo Colombo di non sognare, che la terra era molto più grande di quanto pensasse, che non ce l'avrebbe mai fatta a giungere in Oriente passando da Occidente, era un percorso troppo lungo, sarebbe perito...
Ed avevano ragione.

Ma Colombo aveva un sogno, il sogno della sua vita. Partì, e giunse in America.

Così Hiram deve diventare il sogno della nostra vita.

Al Fratello non più compagno dico: ora abbiamo un sogno in comune!






Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.