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22 settembre 2026

Antichi Doveri: Premessa

Due Liberi Muratori parlano degli Antichi Doveri

De Officiis Antiquis

Dialogo tra due Liberi Muratori 


Vecchio Copritore. Noi diciamo Antichi Doveri. Anderson disse La Costituzione. Storia, Leggi, Doveri, Ordini, Norme ed Usi della Venerabilissima Fratellanza degli Accettati Liberi Muratori raccolte dalle loro Memorie generali e su fedeli Tradizioni di molte Età.

Ulisse. L'opera è in tre parti, Storia, Doveri e Regolamenti. L'intestazione continua: Per essere lette nella Ammissione di un Nuovo Fratello...

Vecchio Copritore. Veniva letto, o così si diceva, subito dopo una nuovo ammissione oppure quando il Maestro di Loggia lo riteneva opportuno.

Ulisse. Oggi in genere si trascura la parte storica, un racconto fantasioso che parte addirittura da Adamo.

Vecchio Copritore. Non poteva andare più indietro di Adamo!

Ulisse. Se avesse potuto, lo avrebbe fatto.

Vecchio Copritore. Non essere irriverente. Anderson vuole costruire una grande cosa. La Storia aveva uno scopo ben preciso. Noi vediamo un racconto fantasioso che chiama in causa come proto-massoni Adamo, Caino, Enoch, Noè e i suoi tre figli, eccetera…

Ulisse. Poi gli Assiri e Babilonesi, gli antichi Egizi, gli Ebrei e il Tempio di Salomone, e così via...

Vecchio Copritore. Storia fantasiosa, certo, ma Anderson vuole collegare il nuovo organismo, appena nato, alla antichità: qualcosa che pur nuovo si collega al lontano passato della storia dell'uomo. Che poteva esserci di più significativo di un legame che proviene direttamente da Adamo, al tempo considerato il primo uomo in carne ed ossa effettivamente vissuto?

Ulisse. L'opera deve essere letta all'ammissione di ogni nuovo Fratello.

Vecchio Copritore. Ricorda a tutti, a chi è appena entrato e a chi entrato è da tempo, che l'istituzione non è come tutte le altre associazioni. E c'è altro. La patina di antichità che si voleva dare, cui darà lustro qualche anno dopo la diffusione della leggenda di Hiram con il collegamento a Re Salomone, non era esente dalla rispettabilità, tanto importante quanto più la nuova istituzione si rivolgeva anche alla nobiltà e alla borghesia.

Ulisse. Come sincero e benevolo commento, la Massoneria speculativa voleva rappresentarsi, senza troppo preoccuparsi di giustificazioni storiche, come legittima erede, senza discontinuità, delle usanze della Massoneria operativa.

Vecchio Copritore. Altrettanto importante, anche se noi oggi fatichiamo a coglierne il senso, i Regolamenti che seguono la Costituzione, cioè le regole che governano i rapporti tra Apprendisti, Compagni e Maestri.

Ulisse. Sono regole pensate per i nuovi Massoni che, si dice ma senza dimostrarlo, provengano dai regolamenti delle antiche Gilde medievali.

Vecchio Copritore. In un certo modo la Corporazione settecentesca riprende con Anderson il corpus normativo delle antiche gilde operative in una sintesi moderna. La “leggenda” racconta che lo stesso Anderson avrebbe distrutto gli antichi documenti in quanto ne aveva compiuto una sintesi adatta ai nuovi tempi.

(continua)


10 luglio 2026

Un uomo dialoga con se stesso 5

Continua il mio dialogo interiore tra i due miei "Io" in attesa della Nera Signora.

Al termine della parte precedente avevo espresso il desiderio di avere meno zavorra nel mio appuntamento con la Nera Signora.


Io parlo con me stesso

Parte quinta


Io. Mi domanderà la Nera Signora, oppure sarò io a domandarmi sotto le di lei sembianze: Hai seguito qualcuno?

L'altro io. Che vuol dire?

Io. Nel momento in cui seguite qualcuno, cessate di seguire la verità. Segui qualcuno, non te stesso. Perdi la libertà del cammino.

Oggi paiono pochi gli uomini che cercano la libertà, ma per me è fondamentale. Posso ben dire: io sono un uomo libero e di buoni costumi.
Alla Nera Signora dirò che sì, qualche volta anch’io ho seguito qualcuno. Ma – aggiungerò – solo per poco: non appena mi accorgevo che “seguivo” e non ero un “compagno di strada” mi facevo subito da parte.

L'altro io. Come!?! E la Massoneria? Non dirmi che non hai mai seguito non dico un massone, ma almeno la Massoneria tutta!

Io. La Massoneria non è una guida, non può esserlo per natura. Propone, semplicemente, un metodo di lavoro che crea un uomo libero in una comunità di uomini liberi dove nessuno vuole guidare altri.
L’uomo libero, il caminante,  non cerca guide ma, eventualmente, compagni che possano camminare un poco con lui. E se non trova nessuno, cammina da solo.
No, la Massoneria non può guidare. Io sono massone ma nessun massone mi ha mai guidato. Se ho avuto consigli da qualche massone (e ne ho avuti!), li ho seguiti solo se e quando ne sono stato profondamente convinto.
Sono un massone “con la valigia in mano”, pronto ad andarmene se il cammino mi porta altrove e pronto ad andarmene se qualche massone o qualche Loggia avesse la pretesa di guidarmi.

L'altro io. Ma insomma cosa è la morte?

Io. E’ un viaggio. Tu, caro amico, lo sai bene. E sai dei primi tre grandi viaggi dei nostri antenati: il viaggio di Adamo ed Eva cacciati dal Paradiso Terrestre, il viaggio di Caino scacciato lontano e segnato dal Signore, il viaggio di Noè dal vecchio al nuovo mondo.

L'altro io. Sì, io c’ero perché c’era l’uomo.
Adamo ed Eva ci portarono dal non mondo al mondo.
Caino, il grande enigma, insegnò all’uomo la trasformazione e vagò nei primordi del mondo.
Noè ci traghettò dal vecchio al nuovo mondo.

Io. Il vecchio mondo… Il mio vecchio mondo, il mondo della mia giovinezza e della mia formazione, non esiste più. Era molto diverso da quello di oggi.

L'altro io. Sei pessimista.

Io. Ciò che era importante, oggi pare non valere nulla o molto poco. Ciò che allora interessava, oggi pare non interessare. E’ bene o male?
Non so rispondere, ma se penso ai miei “miti di fondazione” oggi mi sento estraneo.


La citazione in corsivo è tratto dal discorso di Jiddu Krishnamurti di scioglimento dell’Ordine della Stella Orientale il 3 agosto 1929.

(continua)

03 marzo 2017

Noè: dal diluvio al vino

Una lettura molto "particolare" della figura di Noè.

Dialogo tra Ulisse e un giovane Compagno di Strada

Premessa
Due persone si incontrano in un luogo che non esiste, al di fuori dello spazio e del tempo.
Uno dei due è una vecchia conoscenza, una presenza che fa parte del nostro patrimonio genetico, simbolico e culturale.
L’altro è un giovane che sta camminando, tutto emozionato per essersi imbattuto all’improvviso nel mito vivente, come si potrebbe incontrare un passante per la strada.

***

Compagno di Strada. (emozionato) Così tu sei proprio Ulisse! Sei forse il segno più forte dell’uomo che volge lo sguardo lontano...

Ulisse. Mi aveva detto il buon Tiresia:
Prendi allora il maneggevole remo e va’.
E io, da allora... vado!

Compagno di Strada. Ma tu sei in cammino da sempre, non solo da allora.

Ulisse. Non mi sono mai fermato.

Compagno di Strada (con ammirazione). Sì, Ulisse. Sei il grande caminante. Sei l’uomo in viaggio. Sei l’uomo che non si ferma. Tu eri a Troia. Ma eri anche con Artù e i suoi cavalieri. Eri con Assùr ed eri con Gìlgamesh. Eri con Marco Polo ed eri con Cristoforo Colombo. Ed eri anche con il nostro Noè.

Ulisse. Ah, il buon Noè. Non l’ho mai dimenticato... Ma ero molto giovane, a quei tempi.

Compagno di Strada (stupito). Allora.... sull’arca... c’eri proprio!
Ulisse. Sì. Noè si accingeva ad una impresa colossale. Una immensa barca, lunga trecento, larga cinquanta, alta trenta. Lo scafo diviso in tre piani. Da costruire in sette giorni... Ma ci pensi!... E far tutto da solo, soltanto i figli lo aiutarono. Mi chiese una mano... e io gliela diedi.

Compagno di Strada. Quindi hai anche lavorato alla costruzione dell’arca?

Ulisse. Sì, l’ho aiutato. E non chiesi nulla in cambio. E Noè mi ricompensò con un passaggio: fui in un certo senso il mozzo dell’arca. Ma mi aveva avvertito, Noè.
Ricordati – mi disse – tu guarda e osserva, impara da quello che fanno gli altri, non stare a chiedere questo o quello. Non ho tempo di risponderti. E poi il progetto della barca non è mio, è suo, e Lui certo non si sbaglia. Fai come dev’essere fatto, e basta. A queste condizioni puoi venir con noi.

Compagno di Strada. E tu andasti?

Ulisse. Andai.

Compagno di Strada. Il mozzo dell’arca?

Ulisse. Il mozzo dell’arca.

Compagno di Strada. Quindi ha visto il diluvio?

Ulisse. Sì. L’ho visto... L’ho vissuto.

Compagno di Strada (ammirato). Hai navigato con Noè!

Ulisse. “Navigato” non è proprio il termine adatto. Noi eravamo rinchiusi là dentro. Era un’imbarcazione solida, molto solida. Forse la più robusta fra tutte quelle che avrei usato in futuro. Ma non c’erano finestrini ed oblò e neanche boccaporti. E... non c’erano comandi. Era come se al comando ci fosse qualcuno che non aveva bisogno di timone e di vele.

Compagno di Strada. Quindi non era proprio un “navigare”!

Ulisse. No. Era piuttosto un “essere trasportati” sopra (sopra? dentro? sotto?) acque scure e minacciose, acque mortali, quelle che eliminarono tutta la progenie di Adamo, tranne noi.

Compagno di Strada. Il Libro dice che morirono tutti.

Ulisse. Tutto ciò che ha alito, spirito di vita nelle narici, tra tutto ciò che c’è nella terra asciutta, morì. Fu sterminato ogni essere esistente sulla faccia del suolo, dall’uomo al bestiame, ai rettili, ai volatili del cielo: furono sterminati dalla terra. Restò solo Noè e chi stava con lui nell’arca.

Compagno di Strada. Furono tutti sterminati.

Ulisse. Gli esseri sulla terra.

Compagno di Strada. Sulla terra. E quelli del mare?

Ulisse. Quelli del mare? Già. Che successe a quelli del mare?
Il diluvio fu alimentato dalle piogge del cielo e dalle fonti dell’abisso. Per quaranta giorni e quaranta notti quelle fonti restarono aperte e le acque si mescolarono alle acque: che successe in quelle profondità oscure... misteriose... minacciose?...

Compagno di Strada. Che vuoi dire?

Ulisse. Chi fece uscire per primo Noè dall’arca? 
 
Compagno di Strada. Beh, un corvo.

Ulisse. Già, un corvo. Ne rimasi un po’ sorpreso. Ma perché non mandare su quella distesa di acque un grande uccello marino? Che so? Un albatros. Oppure un gabbiano. O magari un cigno o un pellicano o una semplice anatra.

No, mandò invece un corvo. E che ci fa un corvo in acqua? Che c’entra un corvo con la superficie delle acque?

Compagno di Strada. Tutto nero...

Ulisse. Già. Lo mandò per primo...

Compagno di Strada. Ma non tornò, se ben ricordo.

Ulisse. E mandò via il corvo. Uscì, andando e tornando, finché si prosciugarono le acque di sulla terra.

Compagno di Strada. Non tornò indietro sull’arca anche se non trovò da posarsi.

Ulisse. Proprio per questo sant’Ambrogio lo chiamò: empio. Per non aver fatto ritorno.

Compagno di Strada. Beh... un po’ eccessivo sant’Ambrogio, vero?

Ulisse. No, al contrario. Perché il corvo non tornò sull’arca? Aveva forse altro da fare? E che fare oltre a svolazzare qua e là? Beh, caro amico, rifletti: un uccello nero, sulle acque nere ancora smosse per quel po’ po’ di roba che fu il diluvio... E che sarebbe tornato a fare nell’arca? No. Non poteva tornare. Non doveva tornare. Doveva stare dall’altra parte.

Compagno di Strada. L’altra parte?

Ulisse. Sì, la parte opposta a quella in cui l’uomo dovrebbe essere. Eh... Ma ormai l’uomo si è dimenticato dell’altra parte... non sa più dove stare... non sa nemmeno che ci son delle parti!...

Compagno di Strada. Continuo a non capire.

Ulisse. Pensa. Se Noè fosse appunto Noè non perché ha navigato con un barcone le acque del diluvio, ma proprio perché sull’arca, con i superstiti esseri viventi della terra (appunto: della terra e non del mare), ha attraversato, superato le “altre acque”?

Compagno di Strada. Quali “altre acque”?

Ulisse. Quelle dell’abisso!

Compagno di Strada. Capisco ancora di meno.

Ulisse. Che fece Noè sbarcato dall’arca, dopo i ringraziamenti e gli olocausti offerti, e – soprattutto – questo è importante – dopo avere stabilito un nuovo patto siglato dall’arcobaleno? Che fece? Piantò una vigna e fece il vino.

Compagno di Strada. Vigna? Vino?

Ulisse. Uno magari in quella desolazione si sarebbe preoccupato degli animali che aveva traghettato. Oppure di costruire ripari per la famiglia. Oppure di seminare per i raccolti futuri. Ma lui, no. Lui pensa solo al vino e a bere.

Compagno di Strada. Beh... Insomma...

Ulisse. Noè ha fatto il vino, ne ha bevuto troppo, si è ubriacato e si fa vedere da uno dei suoi figli in quello stato riprovevole, discinto e nudo. Gli altri fratelli lo coprono, ma Noè, invece di vergognarsi di essersi comportato così, che fa? 
 
Compagno di Strada. Come un vecchio bizzoso maledice il figlio che involontariamente lo ha visto nudo.

Ulisse. Sì. Le cose andarono così. Apparentemente.

Compagno di Strada (stupito). Apparentemente?

Ulisse. Ricorda, caro amico. Le cose non sono mai come sembrano e spesso sono come non sembrano.

Compagno di Strada. (sorridendo). Parli come un libro stampato!

Ulisse. Rifletti. Noè fu concepito il giorno in cui il padre Lamech (“colui che abbatte con un colpo”) uccise sia l’avo Caino che il figlio Tubalcain, il “fabbro”. Noè nacque già circonciso (unico caso in tutti i tempi), e nacque proprio il giorno in cui morì Adamo. Di più: Noè cominciò a imbarcare gli animali sull’arca proprio il giorno in cui morì il nonno Matusalemme, dal nome tremendo: “la sua morte porterà un giudizio”. Ti pare che un personaggio dalle coincidenze così strane potesse essere uomo da comportamenti bizzosi e superficiali? No, no, c’è ben altro.

Compagno di Strada. Altro?

Ulisse. Tutti pensano a Noè come al patriarca buono e giusto, che costruisce un gran barcone, che attraversa acque pericolose, ma è ben aiutato, e salva il futuro dell’umanità. Sì, certo, ha il difetto di eccedere un po’ nel bere, ma a chi non piace ogni tanto un bicchiere di quello buono, specialmente dopo un’impresa come quella?
Noè è altro, ben altro. Lui non si limita a navigare sulle acque del diluvio, si eleva con l’arca man mano che si innalzano le acque, e non solo per una legge idraulica.
Noè, concepito quando morì Caino, è l’erede diretto e spirituale di Caino, il primo grande trasformatore. Caino: il forte, il duro, il costruttore di città, il forgiatore. Appunto: colui che trasforma.

Compagno di Strada. Noè e il fratricida?

Ulisse. Noè è il degno erede dell’antenato Caino, che uccidendo il fratello Abele conquista il diritto di modificare e non si accontenta più di raccogliere ciò che viene offerto, animali e piante. Caino modifica il mondo. Noè, concepito quando muore Caino, è la grande Fenice dell’uomo che accetta il suo destino di uomo e rinasce dalle proprie ceneri. L’uomo vecchio muore e l’uomo nuovo nasce. Muore Caino e viene creato Noè; muore Adamo e Noè nasce; muore la stirpe di Adamo e Noè rinasce.
Noè modifica il succo del frutto della vite e lo trasforma in vino... E’ un’operazione forte, potente, grande. Trasformare qualcosa in qualcos’altro. E’ fare il sacro... Ma è rischioso. Ci sono tanti pericoli. E Noè ci ammonisce: Attento, non sempre qualcuno è lì, pronto a coprire le tue pubende.

Compagno di Strada. Tanto per avere bevuto troppo?

Ulisse. Ma era vino normale o no?... che so?... un vino speciale... Un vino che non tutti riescono ad apprezzare... Chi lo sa?
Noi sappiamo solo, col principe di Danimarca, che ci sono più cose in cielo, Orazio, di quante non credano i sogni della tua filosofia...

Pace e bene, giovane Amico.


Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.