Una lettura molto "particolare" della figura di Noè.
Dialogo
tra Ulisse e un giovane Compagno di Strada
Premessa
Due persone si incontrano
in un luogo che non esiste, al di fuori dello spazio e del tempo.
Uno dei due è una vecchia
conoscenza, una presenza che fa parte del nostro patrimonio genetico,
simbolico e culturale.
L’altro è un giovane
che sta camminando, tutto emozionato per essersi imbattuto
all’improvviso nel mito vivente, come si potrebbe incontrare un
passante per la strada.
***
Compagno
di Strada. (emozionato)
Così tu sei proprio Ulisse! Sei forse il segno più forte dell’uomo
che volge lo sguardo lontano...
Ulisse.
Mi aveva detto il buon Tiresia:
Prendi
allora il maneggevole remo e va’.
E io, da allora... vado!
Compagno
di Strada. Ma tu sei in cammino da sempre,
non solo da allora.
Ulisse.
Non mi sono mai fermato.
Compagno
di Strada (con
ammirazione).
Sì, Ulisse. Sei il grande caminante. Sei l’uomo in
viaggio. Sei l’uomo che non si ferma. Tu eri a Troia. Ma eri anche
con Artù e i suoi cavalieri. Eri con Assùr
ed eri con Gìlgamesh. Eri
con Marco Polo ed eri con Cristoforo Colombo. Ed eri anche con il
nostro Noè.
Ulisse.
Ah, il buon Noè. Non l’ho mai dimenticato... Ma ero molto giovane,
a quei tempi.
Compagno
di Strada (stupito).
Allora.... sull’arca... c’eri proprio!
Ulisse.
Sì. Noè si accingeva ad una impresa colossale. Una immensa barca,
lunga trecento, larga cinquanta, alta trenta. Lo scafo diviso in tre
piani. Da costruire in sette giorni... Ma ci pensi!... E far tutto da
solo, soltanto i figli lo aiutarono. Mi chiese una mano... e io
gliela diedi.
Compagno
di Strada. Quindi hai anche lavorato alla costruzione
dell’arca?
Ulisse.
Sì, l’ho aiutato. E non chiesi nulla in cambio. E Noè mi
ricompensò con un passaggio: fui in un certo senso il mozzo
dell’arca. Ma mi aveva avvertito, Noè.
Ricordati – mi disse – tu
guarda e osserva, impara da quello che fanno gli altri, non stare a
chiedere questo o quello. Non ho tempo di risponderti. E poi il
progetto della barca non è mio, è suo, e Lui certo non si sbaglia.
Fai come dev’essere fatto, e basta. A queste condizioni puoi venir
con noi.
Compagno
di Strada. E tu andasti?
Ulisse.
Andai.
Compagno
di Strada. Il mozzo dell’arca?
Ulisse.
Il mozzo dell’arca.
Compagno
di Strada. Quindi ha visto il diluvio?
Ulisse.
Sì. L’ho visto... L’ho vissuto.
Compagno
di Strada (ammirato).
Hai navigato con Noè!
Ulisse.
“Navigato” non è proprio il termine adatto. Noi eravamo
rinchiusi là dentro. Era un’imbarcazione solida, molto solida.
Forse la più robusta fra tutte quelle che avrei usato in futuro. Ma
non c’erano finestrini ed oblò e neanche boccaporti. E... non
c’erano comandi. Era come se al comando ci fosse qualcuno che non
aveva bisogno di timone e di vele.
Compagno
di Strada. Quindi non era proprio
un “navigare”!
Ulisse.
No. Era piuttosto un “essere trasportati” sopra (sopra? dentro?
sotto?) acque scure e minacciose, acque mortali, quelle che
eliminarono tutta la progenie di Adamo, tranne noi.
Compagno
di Strada. Il Libro dice che
morirono tutti.
Ulisse.
Tutto ciò che ha
alito, spirito di vita nelle narici, tra tutto ciò che c’è nella
terra asciutta, morì. Fu sterminato ogni essere esistente sulla
faccia del suolo, dall’uomo al bestiame, ai rettili, ai volatili
del cielo: furono sterminati dalla terra. Restò solo Noè e chi
stava con lui nell’arca.
Compagno
di Strada. Furono tutti
sterminati.
Ulisse.
Gli esseri sulla terra.
Compagno
di Strada. Sulla terra. E quelli
del mare?
Ulisse.
Quelli del mare? Già. Che successe a quelli del mare?
Il
diluvio fu alimentato dalle piogge del cielo e dalle fonti
dell’abisso. Per quaranta giorni e quaranta notti quelle fonti
restarono aperte e le acque si mescolarono alle acque: che successe
in quelle profondità oscure... misteriose... minacciose?...
Compagno
di Strada. Che vuoi dire?
Ulisse.
Chi fece uscire per primo Noè dall’arca?
Compagno
di Strada. Beh, un corvo.
Ulisse.
Già, un corvo. Ne rimasi un po’ sorpreso. Ma perché non mandare
su quella distesa di acque un grande uccello marino? Che so? Un
albatros. Oppure un gabbiano. O magari un cigno o un pellicano o una
semplice anatra.
No,
mandò invece un corvo. E che ci fa un corvo in acqua? Che c’entra
un corvo con la superficie delle acque?
Compagno
di Strada. Tutto nero...
Ulisse.
Già. Lo mandò per primo...
Compagno
di Strada. Ma non tornò,
se ben ricordo.
Ulisse.
E mandò via il corvo.
Uscì, andando e tornando, finché si prosciugarono le acque di sulla
terra.
Compagno
di Strada. Non tornò
indietro sull’arca anche se non trovò da posarsi.
Ulisse.
Proprio per questo sant’Ambrogio lo chiamò: empio. Per non aver
fatto ritorno.
Compagno
di Strada. Beh... un po’
eccessivo sant’Ambrogio, vero?
Ulisse.
No, al contrario. Perché il corvo non tornò sull’arca? Aveva
forse altro da fare? E che fare oltre a svolazzare qua e là? Beh,
caro amico, rifletti: un uccello nero, sulle acque nere ancora smosse
per quel po’ po’ di roba che fu il diluvio... E che sarebbe
tornato a fare nell’arca? No. Non poteva tornare. Non doveva
tornare. Doveva stare dall’altra parte.
Compagno
di Strada. L’altra parte?
Ulisse.
Sì, la parte opposta a quella in cui l’uomo dovrebbe essere. Eh...
Ma ormai l’uomo si è dimenticato dell’altra parte... non sa più
dove stare... non sa nemmeno che ci son delle parti!...
Compagno
di Strada. Continuo a non
capire.
Ulisse.
Pensa. Se Noè fosse appunto Noè non perché ha navigato con un
barcone le acque del diluvio, ma proprio perché sull’arca, con i
superstiti esseri viventi della terra (appunto: della terra e non del
mare), ha attraversato, superato le “altre acque”?
Compagno
di Strada. Quali “altre acque”?
Ulisse.
Quelle dell’abisso!
Compagno
di Strada. Capisco ancora di meno.
Ulisse.
Che fece Noè sbarcato dall’arca, dopo i ringraziamenti e gli
olocausti offerti, e – soprattutto – questo è importante –
dopo avere stabilito un nuovo patto siglato dall’arcobaleno? Che
fece? Piantò una vigna e fece il vino.
Compagno
di Strada. Vigna? Vino?
Ulisse.
Uno magari in quella desolazione si sarebbe preoccupato degli animali
che aveva traghettato. Oppure di costruire ripari per la famiglia.
Oppure di seminare per i raccolti futuri. Ma lui, no.
Lui pensa solo al vino e a bere.
Compagno
di Strada. Beh... Insomma...
Ulisse.
Noè ha fatto il vino, ne ha bevuto troppo, si è ubriacato e si fa
vedere da uno dei suoi figli in quello stato riprovevole, discinto e
nudo. Gli altri fratelli lo coprono, ma Noè, invece di vergognarsi
di essersi comportato così, che fa?
Compagno
di Strada. Come un vecchio bizzoso maledice il figlio che
involontariamente lo ha visto nudo.
Ulisse.
Sì. Le cose andarono così. Apparentemente.
Compagno
di Strada (stupito).
Apparentemente?
Ulisse.
Ricorda, caro amico. Le cose non sono mai come sembrano e spesso sono
come non sembrano.
Compagno
di Strada. (sorridendo). Parli come un libro stampato!
Ulisse.
Rifletti. Noè fu concepito il giorno in cui il padre Lamech (“colui
che abbatte con un colpo”)
uccise sia l’avo Caino che il figlio Tubalcain, il “fabbro”.
Noè nacque già circonciso (unico caso in tutti i tempi), e nacque
proprio il giorno in cui morì Adamo. Di più: Noè cominciò a
imbarcare gli animali sull’arca proprio il giorno in cui morì il
nonno Matusalemme, dal nome tremendo: “la sua morte porterà un
giudizio”. Ti pare che un personaggio dalle coincidenze così
strane potesse essere uomo da comportamenti bizzosi e superficiali?
No, no, c’è ben altro.
Compagno
di Strada. Altro?
Ulisse.
Tutti pensano a Noè come al patriarca buono e giusto, che costruisce
un gran barcone, che attraversa acque pericolose, ma è ben aiutato,
e salva il futuro dell’umanità. Sì, certo, ha il difetto di
eccedere un po’ nel bere, ma a chi non piace ogni tanto un
bicchiere di quello buono, specialmente dopo un’impresa come
quella?
Noè
è altro, ben altro. Lui non si limita a navigare sulle acque del
diluvio, si eleva con l’arca man mano che si innalzano le acque, e
non solo per una legge idraulica.
Noè,
concepito quando morì Caino, è l’erede diretto e spirituale di
Caino, il primo grande trasformatore. Caino: il forte, il duro, il
costruttore di città, il forgiatore. Appunto: colui che trasforma.
Compagno
di Strada. Noè e il fratricida?
Ulisse.
Noè è il degno erede dell’antenato Caino, che uccidendo il
fratello Abele conquista il diritto di modificare e non si accontenta
più di raccogliere ciò che viene offerto, animali e piante. Caino
modifica il mondo. Noè, concepito quando muore Caino, è la grande
Fenice dell’uomo che accetta il suo destino di uomo e rinasce dalle
proprie ceneri. L’uomo vecchio muore e l’uomo nuovo nasce. Muore
Caino e viene creato Noè; muore Adamo e Noè nasce; muore la stirpe
di Adamo e Noè rinasce.
Noè
modifica il succo del frutto della vite e lo trasforma in vino... E’
un’operazione forte, potente, grande. Trasformare qualcosa in
qualcos’altro. E’ fare il sacro... Ma è rischioso. Ci sono tanti
pericoli. E Noè ci ammonisce: Attento, non sempre qualcuno è lì,
pronto a coprire le tue pubende.
Compagno
di Strada. Tanto per avere bevuto troppo?
Ulisse.
Ma era vino normale o no?... che so?... un vino speciale... Un vino
che non tutti riescono ad apprezzare... Chi lo sa?
Noi
sappiamo solo, col principe di Danimarca, che ci sono più cose in
cielo, Orazio, di quante non credano i sogni della tua filosofia...
Pace
e bene, giovane Amico.
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