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15 luglio 2026

Lavori di Loggia

 Apertura dei lavori

Perché all'inizio dei lavori il Maestro Venerabile nel colloquio coi due Sorve­glianti chiede le funzioni specifiche di Uffi­ciali e Dignitari della Loggia? Ma solo di alcuni e non di tutti?

Potrebbe seguire un ordine diverso  invece di Copritori, Diaconi, Sorveglianti, MV?

Il rituale di apertura raggiunge il culmine non tanto nella dichiarazione di apertura bensì nella batteria.

La batteria è molto diversa dall'applauso, che pure tante volte (troppe!!!) ho sentito in Loggia quando ero nel GOI per omaggiare (sic!) un "pannolone verde" (nel GOI, magari altrove di altro colore!).
Insegna il dizionario che "pannolone" è ausilio per contenere l'incontinenza. Infatti costoro hanno una incontinenza ben più grave della incontinenza fisica. Ditemi voi, cari amici del GOI, se esiste uno pseudo-incarico più inutile di "garante di amicizia"!
In Loggia non si applaude mai. Si chiede, eventualmente, una batteria di giubilo.
Appaluso è disordine e disarmonia, batteria è ordine e ritmo.

L'apertura dei lavori deve terminare con l'affermazione dell'ordine e del ritmo, appunto la triplice batteria. 

25 giugno 2026

I nostri "pre"...

Pregiudizio

Dobbiamo andare oltre tutti i “pre”: pre-concetti, pre-giudizi, pre-supposti, ecc.

L'uomo è abituato a decodificare il mondo con lo strumento della logica e del linguaggio, ma non sa se la cosa percepita tramite i propri sensi sia percepita allo stesso modo da un altro uomo.

L'uomo non si è mai potuto vedere con gli occhi dell'altro: ciò che noi vediamo blu e chiamiamo blu agli occhi del nostro iterlocutore potrebbe essere ciò che noi chiamiamo rosso anche se è stato codificato come blu.

Non possiamo essere sicuri che ciò che diamo per certo sia esattamente ciò che vede l'altro.

Da qui la necessità della tolleranza e della fraternità.

Da qui nasce il lavoro prima dell'apprendista e poi del compagno: l'apprendista deve essere istruito e ricevere il metodo muratorio di codifica della realtà, il compagno deve imparare a leggere il mondo con gli occhi dell'altro.

Dopo avere imparato a vedere con gli occhi dell’altro, bisogna imparare a “sentire” con il cuore dell’altro.

Il Maestro

L'apprendista/compagno deve imparare a superare le posizioni individuali.

Solo così prenderà forza e vigore il Maestro che è in noi.

Solo così potrà disegnare l'acacia sulla tavola da disegno il Maestro che è in noi.

In molti c'è ancora un rapporto molto rigido con la realtà che porta spesso a concepire obiettivi estranei al lavoro che in effetti ostacolano e impediscono il lavoro.

Spesso anche in Loggia viene individuato un falso scopo.

Spesso anche in Loggia si demonizza ciò che non si capisce e non si vuole conoscere invece di sforzarsi di comprendere.

Molti uomini, massoni e non massoni, hanno bisogno di una strega da bruciare non di cose da capire.

24 giugno 2026

Il massone e il tempo

L'attimo

Il massone deve vivere l’attimo presente, non il passato non il futuro.

Ma come viverlo?

Non c’è risposta. Puoi solo cercare una soluzione al momento, durante i lavori della Loggia.

Non deve dimenticare che il Tempio è un edificio senza tetto. Il lavoro si svolge a cielo aperto, ed è appunto dal cielo (qualunque sia il senso del simbolo) che giunge sostegno e copertura.

Il libero muratore deve volgere gli occhi al cielo ma contemporaneamente tenere i piedi in terra.

23 giugno 2026

Il Maestro Venerabile in Loggia 4

Ulisse e il Vecchio Copritore concludono le riflessioni sul ruolo del Maestro Venerabile in Loggia.

Per una sana "igiene massonica" nessuno deve mai dimenticare che Maestro Venerabile è incarico a tempo determinato e non una specie di "supremazia" (sic!) sulla Loggia per sempre.

L'affabulazione sul Maestro Venerabile giunge al termine.


DE VENERABILE MAGISTRO POTESTATE

Parte quarta e ultima


Ulisse. Se ho ben capito il vecchio Venerabile è soddisfatto di avere svolto il suo compito ed è ben contento di non essere più lui il Maestro di Loggia.

Vecchio Copritore. Caro Ulisse, permettimi, per finire, due parole in libertà.
Abbiamo tenuto poco tempo fa l’Agape del solstizio in grande serenità, Ben opportune sono state le parole di un Fratello che ha volutamente e chiaramente sottolineato il ringraziamento di noi tutti ai Fratelli Apprendisti.

Ulisse. Mi sono parse parole molto opportune.

Vecchio Copritore. Infatti. Sono Fratelli che hanno svolto di buon grado il ruolo di “serventi” …

Ulisse. Appunto: non servitori!

Vecchio Copritore. ...Fratelli ai quali tutti noi dovevamo essere grati; e lo siamo effettivamente stati.

Ulisse. Tra noi non ci deve essere mai chi è “più”.

Vecchio Copritore. E’ il peggiore – passami il termine – peccato massonico!
Mentre ritornavo a casa il pensiero correva inevitabilmente alle sensazioni provate, a chi c’era e a chi non c’era, ma non come più o meno recondito rimprovero agli assenti bensì come pensiero di vicinanza per chi non ha potuto o per chi (anche questo è legittimo) ha ritenuto di non potere esserci.

Ulisse. Non capisco.

Vecchio Copritore. Sia chiaro: non c’è nelle mie parole nessun rimprovero di nessun genere. In questi tempi strani l’entusiasmo può attenuarsi.

Ulisse. Non dici sempre che gli uomini cambiano? E’ normale che cambino anche i Massoni.

Vecchio Copritore. Certamente. I miei pensieri andavano su come in questi ultimi secoli sia cambiato il punto di vista dei Massoni.
Noi oggi poniamo l’accento sulla categoria astratta e non sull’uomo che quella categoria vuole vivere. Così si parla di Chiesa (l’Istituzione) e non del singolo uomo o donna della Chiesa. Critichiamo la vecchietta (con sfumatura negativa: sempre donna! Sempre vecchia!) che accende un cero davanti all’immagine di un santo (come una specie di idolatria) e non cogliamo il suo modo (forse diverso dal nostro ma non per questo meno significativo!) di vivere la religione come più si sente di fare (mentre magari chi critica si sente superiore alle “pratiche” del culto religioso o almeno a “quelle” pratiche).

Ulisse. Quindi sostieni che noi parliamo di Massoneria e non del singolo massone che vuole (si sforza) essere massone.

Vecchio Copritore. Senza il massone non solo la “Massoneria” non esiste, ma nemmeno ha significato e senso; senza il massone la “Massoneria” è un “flatus vocis” inconsistente, una scatola vuota.

Ulisse. Io temo il vuoto, perché c’è sempre qualcosa che riesce a riempirlo!

Vecchio Copritore. Sì, proprio così. Gli “iscritti” alla Massoneria, spesso ignari del senso di essere massoni, non fanno che “riempire il vuoto non più massonico”. Di cosa lo riempiono?

Ulisse. Temo di conoscere la risposta.

Vecchio Copritore. Qual è il rapporto Loggia /Massone? Sì, certo, il Massone si forma in Loggia e senza Loggia il Massone non si fa. Ma anche: senza i Massoni la Loggia non esiste.

Ulisse. La Loggia c’è perché ci sono i Massoni che la formano e non viceversa.

Vecchio Copritore. Caro Maestro Venerabile, tu ci sei (esisti) perché c’è una Loggia che ti ha fatto Maestro Venerabile. Senza Loggia tu non sei nulla. La Loggia c’è perché ci sono i Massoni che la hanno fatta e la fanno esistere. Tu ci sei perché i Massoni ti hanno scelto e accettato (a tempo limitato! – non dimenticarlo mai) per un incarico (leggi bene e compita: in-ca-ri-co-a-tem-po-li-mi-ta-to!). Senza i Massoni, caro Maestro Venerabile, tu non solo non ci sei, ma nemmeno esisti.
Come nasce una Loggia? Un certo numero di Massoni, fissato dalla tradizione, decide di associarsi e dar vita a una nuova Loggia. Che poi la nuova Loggia scelga di aderire a un organismo super-Loggia (un Grande Oriente o una Gran Loggia) è problema secondario: la nascita e la vita della Loggia non dipende dall’appartenenza a questo Grande Coso (Oriente o Loggia o Altro che sia).

Ulisse. Lo vedo come punto fondamentale: la Loggia nasce dalla volontà dei Massoni di associarsi.

Vecchio Copritore. Ribadisco: perché una Loggia nasca ci devono essere i Massoni. Non è la Loggia a fare nuovi Massoni, sono i Maestri Massoni della Loggia che tramite il loro rappresentante (appunto il Maestro Venerabile di quel momento) fanno il nuovo Massone.

Ulisse. Ne sono convinto.

Vecchio Copritore. Tutto questo pensavo al rientro dall’Agape. I fratelli Apprendisti (scrivo con la maiuscola) non hanno svolto il ruolo di cameriere, al quale magari dai la mancia al termine perché è stato servizievole e bravo. No. I Fratelli Apprendisti sono stati essenziali. Senza di loro noi Maestri o maestrini o che altro saremmo stati lì, belli schierati nei nostri grembiulini, a… mangiar l’aria! Sono loro che hanno permesso ci sia stata un’Agape, non altro.

Ulisse. Un plauso agli Apprendisti.

Vecchio Copritore. Continuo. A essere pignoli si potrebbe pure dire che quei Fratelli presenti all’Agape (quelli, e non altri), durante l’Agape rituale stessa hanno dato vita a una nuova Loggia temporanea e si sono trovati, per la durata dell’Agape, confratelli di questa nuova Loggia. Quella Loggia è vissuta per una sola tornata ed oggi non c’è più; volendo, quei Fratelli, presenti a quell’Agape, con o senza altri Fratelli, potrebbero costituire un’altra Agape (o Loggia d’Agape, come si diceva una volta) alla prossima Agape.

Ulisse. Ma allora praticamente ogni tornata diventa una Loggia temporanea che vive solo per quella, e non altre, tornata!

Vecchio Copritore. La Massoneria come unicum organizzativo non è mai esistita prima del 1717; esistevano invece, da parecchi secoli, le Logge, indipendenti tra loro, che da operative avevano cominciato ad accettare anche chi non era del mestiere. Quattro di queste Logge si unirono nel 1717 a formare la Gran Loggia di Londra.

Ulisse. Quindi la Gran Loggia è nata perché c’erano preventivamente le quattro Logge.

Vecchio Copritore. Le quattro Logge hanno trasferito alcune prerogative proprie della Loggia alla Gran Loggia, che le ha ricevute e le esercita quindi perché appunto delegata dalle Logge.

Ulisse. Una delega incondizionata?

Vecchio Copritore. Una delega condizionata dalle Costituzioni, a tempo indeterminato, ma non irrevocabile. Senza le Logge la Gran Loggia non esiste; senza Gran Loggia le Logge esistono.
Questa è la tradizione muratoria. Gran Logge e Gran Maestri non fanno parte della tradizione muratoria, ma del costume muratorio post-1717.


22 giugno 2026

Il Maestro Venerabile in Loggia 3

Ulisse e il Vecchio Copritore continuano a riflettere sul ruolo del Maestro Venerabile in Loggia. Il Vecchio Copritore ha appena concluso : « Ci sono stati e ci sono Maestri di Loggia, nel linguaggio moderno Maestri Venerabili, incapaci di essere Maestri Venerabili. Se non addirittura deleteri per la vita della Loggia! ».

L'affabulazione sul Maestro Venerabile è giunta alla terza puntata.


DE VENERABILE MAGISTRO POTESTATE

Parte terza

Ulisse. Può succedere.

Vecchio Copritore. Essere Maestro Venerabile è un sottile percorso di equilibrio: né troppo vigore, né troppo poco. Insomma, non sei il capo dei massoni. Ma non sei nemmeno l’ultimo dei massoni.

Ulisse. Però sei – almeno per un po’ – il loro punto di riferimento.

Vecchio Copritore. Sì. Intanto essere punto di rifermento non vuol dire comandare. E’ una posizione molto delicata ed è fin troppo facile prevaricare sugli altri. E’ fuori posto il Maestro Venerabile troppo "iniziato": potrebbe diventare un despota. Ma è fuori posto anche il Maestro Venerabile troppo politico o troppo organizzatore: potrebbe fuorviare il lavoro di Loggia..

Ulisse. Una specie di: né troppo, né troppo poco?

Vecchio Copritore. Se mi passi il paragone, il Maestro Venerabile deve essere una specie di buon parroco di campagna.

Ulisse. Non capisco.

Vecchio Copritore. Chi è il buon parroco di campagna, almeno quello di una volta? Spesso l’unico che aveva studiato, che conosceva i parrocchiani, li aiutava anche moralmente con un consiglio oppure una semplice chiacchierata, ma fatta al momento giusto. Perché questo è importante: sapere che qualcuno c’è, non per chiedergli qualcosa, ma semplicemente perché c’è.

Questo è il profondo senso della solidarietà, proprio quello che manca oggi. Così io vedo il Maestro Venerabile.

Ulisse. Non carichi la figura di Maestro Venerabile di sensi che non sono suoi?

Vecchio Copritore. La mia risposta ti sembrerà monotona, ma è sempre quella: sì e no.

Ulisse. Ancora?

Vecchio Copritore. La risposta è sì, se intendi il Venerabile presidente di un circolo con l’obbligo di organizzarne l’attività e rappresentare il Circolo-Loggia. La risposta è no se intendi il Maestro Venerabile come deve essere.

Ulisse. Invece, a quanto dici, spesso non lo è.

Vecchio Copritore I padri fondatori hanno individuato dei ferrei controlli sul suo ruolo.

Ulisse. Sono stati previdenti.

Vecchio Copritore. Intanto ogni incarico di Loggia dura un anno e può essere rinnovato ma con ferrei limiti.

Ulisse. Quindi limite di tempo. E in Loggia aperta?

Vecchio Copritore. Il Maestro Venerabile ha il compito di vegliare sul comportamento dei Fratelli in Loggia, quindi ha il potere di concedere o togliere la parola a chiunque trascenda o esca dai limiti.

Ulisse. Un potere senza condizioni, a quanto pare.

Vecchio Copritore. Pure a lui può essere tolta la parola. L’Oratore ha la facoltà di intervenire se ritiene che vada oltre le leggi dell’Ordine.

Ulisse. Quel Maestro Venerabile che apostrofò in Loggia aperta un Fratello intimandogli di guardarlo negli occhi non fu interrotto dall’Oratore.

Vecchio Copritore. Sì, l’Oratore avrebbe dovuto farlo, ma non lo fece. Anche il Copritore Interno ha la facoltà di intervenire in Loggia aperta avvisando che la profanità è entrata nel Tempio, anche se in quel momento sta parlando proprio il Maestro Venerabile. Anche lui in quel caso avrebbe potuto avvertire, alla osservazione fuori posto del Venerabile, che la profanità era entrata in Loggia.

Ulisse. Ma non lo fece.

Vecchio Copritore. No, non lo fece. Posso supporre che l’Oratore avesse ritenuto astenersi da un gesto che avrebbe potuto suonare di attacco al Venerabile e quindi sarebbe stato interpretato come divisivo.

Ulisse. Una specie di slealtà nei confronti del Venerabile?

Vecchio Copritore. Molti sono i fratelli che intendono il Venerabile come il capo della Loggia. Non pensano che in Massoneria nessuno è capo di nessuno e tutti gli incarichi (non le “cariche”) sono temporanei. E’ proprio la durata temporanea la chiave di tutto, assieme ad un’altra fondamentale chiave: scaduto l’incarico il non più Venerabile ritorna ad essere come tutti gli altri. E’ proprio questo che molti non accettano: da “egregio” (ex grege = fuori dal gregge, in posizione preminente) ritornare come tutti gli altri “dentro il gregge”, non più in vista. Ma è proprio questa la grande forza della Massoneria: nessun Fratello è indispensabile, ma tutti sono utili!


(continua)

21 giugno 2026

Il Candidato alla Libera Muratoria

Chi bussa alla porta del Tempio?


Il Candidato che bussa alla porta del Tempio deve possedere una sua struttura interiore che gli permetta di affrontare il cammino: deve essere inizialmente interessato e deve essere "innocente come il bambino", quindi ricettivo e finalmente deve saper disegnare.

Chi non sa disegnare non può progettare.

Per ritornare bambini in età adulta è necessario possedere una spiccata “autonomia umana”.

Il recipiendario è umanamente già pronto?

La scelta dei fratelli che hanno accettato il profano è stata affrettata oppure oculata?

La risposta non è semplice, ma sicuramente per il futuro della Loggia è positivo porsi il problema.

Spesso il massone minus habens confonde il bussare alla porta del Tempio con la curiosità di sapere cosa c’è oltre la porta e non presta la dovuta attenzione al possesso delle qualità che il bussante deve avere.

Senza qualità (le famose qualificazioni dei "buoni costumi") è inutile bussare. L'eventuale ammissione si trasformerebbe in una esperienza inutile e noiosa.

Il Maestro Venerabile in Loggia 2

Continua l' "affabulazione" sulle facoltà e i poteri del Maestro Venerabile in Loggia. Eravamo restati alla esortazione del Vecchio Copritore:

« Non "correggere", bensì "stimolare". La maestria deve suscitare stimoli ».



DE VENERABILE MAGISTRO POTESTATE

Parte seconda

Ulisse. Ma che c’entra con le elezioni?

Vecchio Copritore. L’uomo non deve raggiungere la santità, ma un comportamento (pensiero e azione) retto. Temo l’iniziato al potere: spesso non riesce a capire gli altri, spesso diventa un despota, spesso si ritiene investito di una funzione superiore.

PAUSA

Vecchio Copritore. Ti racconto un apologo, Ulisse.
Un giorno gli alberi cercavano un re che regnasse su di loro. Chiesero all’ulivo: “Regna tu su di noi”. Ma l’ulivo rifiutò: “Dovrei rinunciare al mio olio che Dio e gli uomini onorano in me, per andare ad agitarmi al di sopra degli alberi?” Allora gli alberi chiesero al fico: “Vieni tu a regnare su di noi”. Ma il fico rispose: “Io dovrei rinunciare alla mia dolcezza e al mio frutto squisito, per andare ad agitarmi al di sopra degli alberi?” Poi gli alberi chiesero alla vite: “Vieni tu a regnare su di noi”. Ma la vite rispose: “Io dovrei rinunciare al mio vino, che rallegra Dio e gli uomini, per andare ad agitarmi al di sopra degli alberi?” Allora tutti gli alberi dissero al pruno: “Vieni tu a regnare su di noi”. Il pruno rispose agli alberi: “Se proprio mi volete re per regnare su di voi, venite a rifugiarvi sotto la mia ombra; se no, esca un fuoco dal pruno, e vi divori!”.

Ulisse. Divertente. Ma che vuol dire?

Vecchio Copritore. Divertente, sì. Ma di una grande saggezza. Ovviamente l'aneddoto non è mio: vien da molto lontano, dal libro dei Giudici, e si riferisce ai Sichemiti che aiutarono il figlio illegittimo di Gedeone ad impadronirsi del potere.

Ulisse. Ma nessun Maestro Venerabile può essere così sanguinario!

Vecchio Copritore. Non ti ho raccontato l’apologo in questo senso. Semplicemente per sottolineare che un Maestro Venerabile è espressione dei Maestri della Loggia.

Ulisse. Non è sempre così?

Vecchio Copritore. Se un Maestro Venerabile eccede nelle sue funzioni, ciò significa che i Maestri della Loggia, che non intervengono, ne accettano il comportamento. Oppure si dimostrano incapaci a limitarlo. E comunque devono sapere che un Maestro Venerabile parla sempre per loro, anche se loro non lo accettano.

Ulisse. E’ vero: per un autocrate che raggiunge il potere ci son sempre cento e più persone che son contente di servire il potere.

Vecchio Copritore. Nel suo piccolo può succedere anche in Massoneria. Sotto altre forme, con altri modi, ma sostanzialmente l’atteggiamento è lo stesso.
Il senso del potere è qualcosa di insopprimibile. Non appena due o tre uomini si riuniscono, specialmente se decidono di agire, nasce il potere, e uno di essi si sente o si proclama o viene proclamato il capo, il maestro. E’ inevitabile – si dice – e gli altri accettano.
E’ insomma una specie di libido, e spesso libido a doppio senso: chi comanda e chi vuole essere comandato. E’ qui il fulcro.

Ulisse. Uno si proclama e gli altri riconoscono: il potere non è mai solitario. In piccolo succede anche da noi. E’ proprio vero che la Loggia è l’immagine dell’uomo!...

Vecchio Copritore. Non solo la Loggia. Hai mai pensato alla funzione dei cosiddetti “Garanti di Amicizia”?

Ulisse. Chi sono ?

Vecchio Copritore. Ulisse, hai fatto la domanda corretta. Chi sono i Garanti di Amicizia?

Ulisse. Per quanto ne ho capito una specie di ambasciatori tra le Istituzioni massoniche di varie nazioni.

Vecchio Copritore. Così si dice. Ma… è così?

Ulisse. Non capisco.

Vecchio Copritore. Il Garante di Amicizia dovrebbe essere un viaggiatore e conoscere bene chi rappresenta. Dovrebbe conoscere la loro lingua e la loro cultura e il loro sentire. Dovrebbe, insomma, partecipare alla loro vita massonica ed essere il trattino di congiunzione tra noi e loro.

Ulisse. E’ vero.

Vecchio Copritore. Invece è diventato altro. Spesso è il compenso elargito al fedele seguace di chi in quel periodo gestisce il potere, grande o piccolo che sia, nella associazione organizzativa.

Ulisse. E’ un giudizio duro.

Vecchio Copritore. Duro, ma realistico. Se aggiungi che i Garanti sono membri di diritto di questo e di quello, che stanno, ciliegina sulla torta, in bella mostra appollaiati all’Oriente durante i lavori di Loggia venendo ricevuti addirittura dopo i Presidenti dei Collegi… Dài, ce n’è più che a sufficienza per solleticare egotismi personali, specialmente quelli piccini piccini!

Ulisse. Mi stai dicendo: Dare il contentino e il grembiulino perché l’uomo (qualche uomo) ha bisogno di pompa come segno esteriore di “potere”?

Vecchio Copritore. L’uomo ha bisogno di pompa. I sovrani antichi lo sapevano: addirittura diventavano dei o figli di dei per marcare la differenza con gli altri. I papi lo sapevano: sono diventati “vicario” di Dio.
Gli autocrati al potere lo sanno e si circondano anche loro di pompa, magari rivista in chiave moderna e consona al contesto. La pompa magna di oggi magari è più grossolana ma non meno efficiente.

Ulisse. Non mi aspettavo fosse così diffusa anche in Massoneria.

Vecchio Copritore. In Massoneria, no. Ma in massoneria, sì.

Ulisse. Già, la M minuscola e la M maiuscola...

Vecchio Copritore. Ben lo sapevano i nostri padri fondatori... I massoni operativi avevano un criterio molto oggettivo per giudicare il lavoro: la solidità del muro.
Nella Massoneria speculativa questo controllo non c’è più. Se un Maestro operativo era incapace, se quel cantiere costruiva muri che non restavano in piedi o cattedrali che crollavano allora quel Maestro, quel cantiere non avrebbero trovato più commesse.
Oggi la situazione è più complessa. Ci sono stati e ci sono Maestri di Loggia, nel linguaggio moderno Maestri Venerabili, incapaci di essere Maestri Venerabili. Se non addirittura deleteri per la vita della Loggia!


(continua)

20 giugno 2026

Il Maestro Venerabile in Loggia 1

Nella Loggia "Agli Antichi Muratori" è giunta l'ora di eleggere il nuovo governo di Loggia.

Ulisse è stato appena elevato Maestro: questo giro di elezioni vedrà partecipe pure lui. 

Ne parla con il Fratello che è stato presente nel suo cammino muratorio, fin dal suo primo timido bussare alla porta della Loggia. L'incontro si trasforma ben presto in una "affabulazione" sulle facoltà e i poteri del Maestro Venerabile in Loggia.

Intitoliamo snobisticamente il post alla latina (sperando di non commettere errori)


DE VENERABILE MAGISTRO POTESTATE

Parte prima



Vecchio Copritore. Ciao Ulisse. Ti ricordi della prossima tornata?

Ulisse. Verrò, certo. Un po’ mi incuriosisce. E’ la prima volta che potrò partecipare ad elezioni.

Vecchio Copritore. Le elezioni non sono i momenti migliori nella vita di una Loggia. Ma sono momenti necessari.

Ulisse. Cioè?

Vecchio Copritore. Pensa all’importanza della funzione del Maestro Venerabile.

Ulisse. Sì, certo. Non assomiglia un po’ al presidente di un circolo? Oppure è forse più vicino all’amministratore di una società?

Vecchio Copritore. Sì e no.

Ulisse. Come: sì e no?

Vecchio Copritore. Sì, perché ci sono somiglianze. No, perché è tutt’altra cosa.

Ulisse. Beh, per forza! Noi parliamo di una Loggia massonica.

Vecchio Copritore. Non è solo questo. E’ difficile spiegarlo. Ma... guarda il nostro Maestro Venerabile. Guardalo, quando è seduto sul suo scranno e... cerca di vederlo.

Ulisse. Ohibò!

Vecchio Copritore. Guarda come siede, come è attento ma rilassato! Guardagli gli occhi, il viso. E le mani? Ricordati che le mani sono forse più espressive degli occhi. Hai mai visto certi Maestri Venerabili impugnare il maglietto come fosse il martello del dio Thor, pronto a scagliarlo contro il nemico. Tengono le mani come il pugile in guardia pronto a scattare. Altri invece le tengono con una mollezza artificiosa, quasi effeminata. E tengono il maglietto come accarezzandone il manico e il loro presunto potere, pronti a scagliarteli contro, maglietto e potere, come se la ferocia del gesto dovesse sopperire alla loro incapacità. Non riescono a comprendere che in mano hanno un maglietto, anzi il maglietto della Loggia, solo perché altri glielo hanno affidato. Lo devono usare, ma come fosse un oggetto fragilissimo pur sufficientemente forte da rompere l'armonia di tutti. E lo devono impugnare con la prontezza di chi lo può usare – e lo userà se necessario – ma non vorrebbe usarlo in quel modo. E cercano di far di tutto per non usarlo così. Il Venerabile saggio soprattutto sa che è lì per poco ed è felice per l'avvicinarsi del termine del suo mandato.

Ulisse. Non è un po’ forte quello che dici?

Vecchio Copritore. Certo che è forte. Ma che dire di quel Venerabile che rivolgendosi ad un fratello che stava parlando lo aggredì: Guarda negli occhi il tuo Venerabile quando parli! E si dimenticò, poverino!, che l’intervento in Loggia è sempre impersonale, non rivolto verso o contro qualcuno.

Ulisse. Sicuramente.

Vecchio Copritore. E se tu guardi negli occhi un fratello mentre parli, ciò significa che trasformi il tuo contributo in un colloquio personale fra te e lui. E questo è scorretto. Il lavoro di Loggia non deve mai essere un dialogo e nemmeno una conferenza e men che mai un dibattito.

Ulisse. Allora il Venerabile guida gli interventi.

Vecchio Copritore. No, non farmi dire ciò che non ho detto. Il Venerabile è colui che “tiene” la Loggia, come la chiave di volta “fissa” l’arco e gli permette di sostenersi.

L’arco si sostiene se tutte le pietre sono stabili, cioè se sono in grado di sostenersi l’un l’altra per renderlo più solido, con la pietra del Venerabile alla sommità non perché le sovrasti ma perché è lì il punto più delicato.

Ulisse. Quindi la funzione del Venerabile è sostanzialmente di equilibrio.

Vecchio Copritore. In un certo senso, sì. Ma non solo.

Ulisse. Continuo a non capire.

Vecchio Copritore. Vedi Ulisse, capita che a volte i comportamenti di certi fratelli non siano all’altezza delle loro alate parole con la quali si riempiono la bocca. Coerenza... Ah, la coerenza... Che grande chimera...

Ulisse. Non capisco.

Vecchio Copritore. Il Maestro Venerabile deve essere in grado di comprendere. Con una parola, un piccolo gesto essere pronto a… non certo a redarguire chi parla ma a spronarlo ad essere meno loquace e più coerente.

Ulisse. Come a scuola con l’insegnante pronto a correggerti?

Vecchio Copritore. In Loggia? Non "correggere", bensì "stimolare". La maestria deve suscitare stimoli.


(continua)

15 giugno 2026

Numero o Massoneria?

 Il numero in Loggia

Spesso succede che le tornate alla quale partecipano meno Fratelli siano più coinvolgenti di quelle più “affollate”.

Non è solo idea “romantica” della Massoneria ma la consapevolezza che la Loggia - cuore pulsante della Massoneria - si deve porre l’obiettivo della crescita del Libero Muratore, in modo che insieme si possa procedere alla costruzione collettiva.

Avete notato che quando si è in tanti si riesce a costruire poco?

10 maggio 2026

Il Segretario di Loggia

La Loggia è un grande organismo? Un qualcosa di super-umana in cui i presenti assumono ruoli e funzioni di organi o facoltà dell’uomo? Possiamo dirlo?

Possiamo anche vedere i Diaconi come messaggeri (il sangue, gli impulsi nervosi)? l’Oratore è la coscienza (il collegamento alla Legge)? il Maestro Venerabile è il centro cerebrale e decisionale? e così via?

In questa visione, un po’ olistica e un po’ ironica (ma l’ironia è la grande igiene mentale del caminante) il Segretario può essere (perché no?) espressione della memoria? memoria del passato, memoria del conservato, memoria per il futuro. Riportato quanto fatto nella Tornata precedente, durante la quale era stato riportato quanto fatto in quella prima, durante la quale era stato riportato eccetera eccetera, il Segretario collega l’attività della Loggia a quella fatidica Tornata primordiale e primigenia n. 1, la prima nella vita della Loggia, richiamando continuamente i Fratelli allo spirito originario della Loggia.

La memoria è come la massaia che prepara marmellate per l’inverno. Ma appunto conserviamo la marmellata, non la frutta. Sì, perché nel ricordare vengono identificati i topos, i motivi ricorrenti che la mente ritiene significativi. E già questo la dice lunga su una presunta obiettività del ricordo. Nulla come i ricordi è più lontano dalla oggettività (ammesso che l’oggettività esista).

Allora – ribatte il Fratello scocciato dalla lettura di pedanti verbali – che senso può avere scrivere qualcosa del quale non sappiamo se ciò che è scritto si è verificato o no e del quale siamo sicuri che tanto di ciò che si è verificato non è scritto?

Non sarebbe meglio accontentarsi di una registrazione audio o di una sua trascrizione?

In realtà le dinamiche sono più complesse.

Il resoconto di una tavola di loggia va ben oltre il verbale di un’assemblea ed è lontanissimo dai resoconti di un consiglio amministrativo.

Intanto il nostro non è “verbale” ma “tavola” (precisamente: “tavola architettonica della tornata”). Non è solo distinzione formale: il verbale è resoconto il più minuzioso possibile di quanto detto nella riunione, segnalando eventuali posizioni discordi e il risultato di votazioni; la tavola è composizione armonica di quanto detto e non detto. Sì, anche quanto “non detto”, perché il lavoro di Loggia non è semplicemente ciò che viene pronunciato, ma anche il gesto, la postura, l’attenzione, lo sbadiglio, la sintonia e la disarmonia, il profumo e il suono. E, ovviamente, mattone significativo della storia della Loggia registrando le votazioni e le decisioni collettive con eventuali posizioni discordi.

Vediamo cosa prevede il rituale.

In genere, dopo l’apertura, si lavora sulla tavola in calendario oppure su spunti del Maestro Venerabile. Al termine, prima di chiudere i lavori, c’è uno spazio dedicato al bene dell’Ordine in generale o della Loggia in particolare, spazio dedicato a questioni organizzative ed amministrative.

Alla fine ecco intervenire l’Oratore di Loggia che dà le sue conclusioni. (Attenzione: le “sue conclusioni”, non il suo intervento personale).

E questo è parallelamente il momento del Segretario che deve “registrare” l’Oratore.

Mi viene spesso alla mente la figura di un caro Fratello, ormai passato da tempo all'Oriente Eterno, con alcune ben radicate convinzioni sul verbale che – sosteneva – doveva riportare le parole di tutti i Fratelli intervenuti.

A lui rispondeva un altro Fratello che sosteneva invece il verbale dover segnare solo i nomi di presenti, giustificati, intervenuti e il titolo della Tavola.

Credo che questi siano i due paletti entro i quali si possano redigere i verbali di Loggia, a seconda delle disposizioni dei segretari, delle loro concezioni e del tempo – anche – che possono dedicare a questo compito. E soprattutto in base alla loro storia massonica.

(continua)

29 aprile 2026

Il Segretario di Loggia

 

La Loggia è un grande organismo? Un qualcosa di super-umano in cui i presenti assumono ruoli e funzioni di organi o facoltà dell’uomo? Possiamo dirlo?

Possiamo anche vedere i Diaconi come messaggeri (il sangue, gli impulsi nervosi)? l’Oratore è la coscienza (il collegamento alla Legge)? il Maestro Venerabile è il centro cerebrale e decisionale? e così via?

In questa visione, un po’ olistica e un po’ ironica (ma l’ironia è la grande igiene mentale del caminante) il Segretario può essere (perché no?) espressione della memoria? memoria del passato, memoria del conservato, memoria per il futuro. Riportato quanto fatto nella Tornata precedente, durante la quale era stato riportato quanto fatto in quella prima, durante la quale era stato riportato eccetera eccetera, il Segretario collega l’attività della Loggia a quella fatidica e primordiale Tornata primordiale e primigenia n. 1, la prima, richiamando continuamente allo spirito originario della Loggia.

La memoria è come la massaia che prepara marmellate per l’inverno. Ma appunto conserviamo la marmellata, non la frutta. Sì, perché nel ricordare vengono identificati i topos, i motivi ricorrenti che la mente ritiene significativi. E già questo la dice lunga su una presunta obiettività del ricordo. Nulla come i ricordi è più lontano dalla oggettività (ammesso che l’oggettività esista).

Allora – ribatte il Fratello scocciato dalla lettura di pedanti verbali – che senso può avere scrivere qualcosa del quale non sappiamo se ciò che è scritto si è verificato o no e del quale siamo sicuri che tanto di ciò che si è verificato non è scritto?

Non sarebbe meglio accontentarsi di un registratore meccanico o elettronico?

In realtà le dinamiche sono più complesse.

Il resoconto di una tavola va ben oltre il verbale di un’assemblea ed è lontanissimo dai resoconti di qualche consiglio amministrativo.

Intanto il nostro non è “verbale” ma “tavola” (precisamente: “tavola architettonica della tornata”). Non è solo distinzione formale: il verbale è resoconto il più minuzioso possibile di quanto detto nella riunione, segnalando eventuali posizioni discordi e il risultato di votazioni; la tavola è composizione armonica di quanto detto e non detto. Sì, anche quanto “non detto”, perché il lavoro di Loggia non è semplicemente ciò che viene pronunciato, ma anche il gesto, la postura, l’attenzione, lo sbadiglio, la sintonia e la disarmonia, il profumo e il suono.

Vediamo cosa prevede il rituale.

In genere, dopo l’apertura, si lavora sulla tavola in calendario oppure su spunti del Maestro Venerabile. Al termine, prima di chiudere i lavori, c’è uno spazio dedicato al bene dell’Ordine in generale o della Loggia in particolare, spazio dedicato a questioni organizzative ed amministrative.

Alla fine ecco intervenire l’Oratore di Loggia che dà le sue conclusioni. (Attenzione: le “sue conclusioni”, non il suo intervento personale).

E questo è parallelamente il momento del Segretario che deve “registrare” l’Oratore.

Mi viene spesso alla mente la figura di un Fratello della mia vecchia Loggia, di gran cuore e di alcune ben radicate convinzioni sul verbale che – sosteneva – doveva riportare minuziosamente le parole di tutti i Fratelli intervenuti.

A lui rispondeva un altro Fratello che sosteneva invece il verbale dover segnare solo i nomi di presenti, giustificati, intervenuti e il titolo della Tavola.

Credo che questi siano i due paletti entro i quali si possano redigere i resoconti di Loggia, a seconda delle disposizioni dei segretari, delle loro concezioni e del tempo – anche – che possono dedicare a questo compito. E soprattutto in base alla loro storia e massonica.

Ognuno di noi infatti si pone in Loggia come risultato della sua storia massonica personale.

La mia storia massonica è infatti lunga ed è (muratoriamente parlando) molto aggrovigliata. Oggi non faccio parte di nessun Corpo Rituale, ma in passato ne ho attraversato parecchi. Di alcuni sono stato pure tra i fondatori.

Partecipando a così tante compagnie, ho purtuttavia visto partecipazioni sincere e convinte ma anche altri comportamenti di massoni, con protagonismi ed esibizionismi, sforzi di primeggiare, insomma.

Per carità, sono atteggiamenti permessi, forse un po’ pesanti per gli altri partecipanti, ma leciti (entro certi limiti), anche se, a mio parere, estranei ad un lavoro in una Loggia massonica.

Il lavoro di Loggia infatti deve essere corale: tutti sullo stesso piano. Anche il Maestro Venerabile è sullo stesso piano degli altri (cioè: degli altri Maestri) ma appunto per il ruolo che la Loggia tutta gli ha affidato ha il compito di “drizzare” le orecchie per captare tutto ciò che può essere captato e comportarsi di conseguenza. Per questo è lui che dà la parola ai partecipanti, li segue negli interventi, eventualmente li commenta, li può limitare in durata, può non concedere un secondo intervento; infine è lui, il Venerabile, che completa i lavori della Tornata (completa, non conclude, poiché solo all’Oratore spettano le conclusioni).

Il Segretario registra, ma deve evitare personalismi e protagonismi. Usa quindi un metodo molto semplice, tra l’altro a mio parere conseguente della particolarità dei lavori della Loggia. Intanto registra i nomi degli intervenuti e gli interventi, ma evita il collegamento tra chi parla e ciò che dice. In questo modo si evita di riportare una specie di dibattito e si considera gli interventi come apporto di materiale che viene depositato nel magazzino del cantiere.

Poi “smontiamo” gli interventi in piccole molecole, rimescolate le une alle altre.

In questo modo il resoconto della Tornata diventa una raccolta di periodi staccati, semplicemente accostati gli uni agli altri, come appunto in un magazzino.

Insomma: ogni Fratello, ascoltando la tavola della tornata, deve sentir l’eco del suo contributo, ma non deve ritrovarlo. Starà a lui, in sede di rielaborazione della Tornata, raccogliere le pietre che ritiene opportuno e con quelle lavorare al suo Tempio interiore.

Perché infatti questo è il compito “nascosto” della tavola della tornata: essere il materiale a disposizione di ogni singolo per le sue intime e personali considerazioni: insomma la polenta cotta dalla Loggia che dovrà lui solo, da solo, in base a ciò che ritiene giusto ed opportuno, rimescolare nel suo paiolo.

Quello del Segretario è quindi un lavoro tutto particolare, che presuppone una conoscenza significativa dei Fratelli. In un certo senso “rimescola” la polenta cotta nella Tornata e la ripropone ai Fratelli dopo un superficiale sgrossamento, materiale non più grezzo, ma ancora grossolano, e sempre coerente con la ricetta originaria. E’ il suo un lavoro di memoria ma anche una specie di manipolazione: il Segretario potrebbe evitare di registrare interventi o parti di interventi che a suo parere sono andati oltre i fini o le modalità del lavoro di Loggia. Non dimentichiamoci che il Segretario è uno dei cinque Dignitari di Loggia.

Allora. Grande manipolatore (non potrebbe essere altrimenti, la memoria è invincibile manipolatrice!). Ma la manipolazione è accettabile solo se alla base di tutto c’è un grande rispetto per tutti. Solo così è possibile riportare non solo ciò che si è detto ma anche suggerire ciò che si voleva dire oppure ciò che si è detto ma non è strato registrato.

Faccio un esempio, puramente teorico, per cui è inutile cercar di riconoscervisi.

Il fratello Bravini è solito richiamarsi agli aspetti più superficiali della conformità muratoria. Termina spesso i suoi interventi invitando i presenti a vestirsi adeguatamente in nero; purtroppo per lui il suo dire sconfina nella saccenteria più pretenziosa. Ben si comporta allora il Segretario di quella Loggia a non registrare quell’intervento oppure, registrandolo, a cambiarne il senso, che da rampogna e censura (atteggiamenti che non possono che dividere) diventano, opportunamente “digeriti”, incitamento all’unione e al bello dello stare insieme.

E’ censura? No. E’ manipolazione? Sì e no: sì, perché l’intervento non è stato proprio così; no, perché nella Tavola vanno registrate le cose che uniscono e non gli interventi che dividono, che per la loro stessa natura non fanno parte della Massoneria.

Insomma il Segretario è interprete tendenzioso della tornata.

E ricordatevi. In una futura indagine sulla Loggia, scomparsi ormai i protagonisti, resterà solo il resoconto del Segretario!




25 agosto 2018

Pellegrinaggio in Oriente 2

Il viaggio in Oriente non era più ricordato e la Lega dimenticata o irrisa come “arnese” ormai superato dai tempi (anche se il narratore sperava in una sua riscoperta) malgrado i suoi scopi fossero molto elevati (ma il segreto impedisce di rivelarli – anche se non è difficile supporli in ciò che di più alto è nelle aspirazioni dell’uomo).


Possono invece esser detti, a differenza degli scopi dell’organizzazione, quelli individuali e privati degli aderenti. Infatti nessuno era accettato nella Lega se non spinto anche da aspirazioni personali (13), quelli che il narratore chiamava il proprio folle sogno puerile (14). E’ certo un’espressione che il linguaggio comune etichetta come dissennata chimera, ma a ben vedere esprime compitamente le aspirazioni che si possono avere: folle è il senso di volere uscire dalla quotidianità che limita (l’aspirazione è appunto folle per gli altri, i “normali”); sogno è l’irrealtà (il minus habens non sa comprendere che il sogno di oggi sarà magari la realtà di domani).


Il narratore si confessava: lo scopo mio personale, che mi fu chiesto dall'Eccelso Seggio prima dell'ammissione alla Lega, era molto semplice, mentre alcuni altri confratelli si erano proposti mete che io potevo bensì stimare, ma non comprendere fino in fondo. Uno per esempio era un cercatore di tesori e aveva in mente soltanto la conquista di un grande tesoro che egli chiamava « Tao », un altro invece si era ficcato in testa di catturare un certo serpente al quale attribuiva forze magiche e cui dava il nome di Kundalini. Per contro la meta del mio viaggio e della mia vita che fin dalla tarda fanciullezza mi si era presentata in sogno consisteva nel vedere la bella principessa Fatma e nel conquistarne possibilmente l'amore. (14)


A molti (temporalmente siamo alla fine della Grande Guerra) la Lega appariva fenomeno conseguente alla proliferazione, di moda in quegli anni, di redentori, profeti e discepoli, pieno di presagi della fine dei mondo o di speranze nell'avvento di un Terzo Regno (14). Si trattava insomma di svariate chimere, ma anche ad autentiche elevazioni dell’anima. (14-15)


Non appariva sorprendente che nel pensiero della gente comune la Lega venisse confusa con tutti i gruppi e gruppuscoli che proliferavano.


Uno dei grandi pericoli dell’età contemporanea è appunto il livellamento, non quello controllato dai muratori con l’uso magistrale della Livella, ma quello volgare: porre sullo stesso piano ogni “chiunque” che apre bocca indipendentemente da quel che dice. E’ lo stesso dell’affermare che tutte le opinioni sono ugualmente valide, come tanti anni fa ascoltai un massone disquisire su ciò che si dice in Loggia. E’ lo stesso che affermare che non c’è differenza tra temperanza e dissolutezza (intendendo la prima come imposta quasi solo da problemi di salute che l’intemperante per sua fortuna non ha), 


No, non è vero: son cose diverse, molto diverse. Le opinioni non sono tutte ugualmente valide e la libertà non significa libertà di esprimere qualunque opinione, anche le più turpi. E certune non hanno nemmeno diritto di cittadinanza in Loggia, checché ne pensi quel massone un po’ presuntuoso.


E quindi non è possibile considerare alla stessa stregua la Lega e qualunque altro gruppo costituitosi attorno attorno ad un’idea o una persona. Non è questione di dimensione od organizzazione: la Lega ha un compito elevato. Ma gli altri? Sì, dicono di averlo, ma in realtà non è certo. Vanno esaminati caso per caso. Vanno identificati i gruppi vacui, non adeguati. Vanno esclusi quelli che non lasciano libertà agli aderenti, soprattutto non lasciano la libertà di ritirarsi.


Pretendere in ogni aderente allo stesso tempo obiettivi della Istituzione e suoi personali mi pare un punto di forza della Lega. Il narratore confessa di avere come scopo personale la ricerca della principessa Fatma, il personaggio delle Mille e Un Notte.

12 dicembre 2015

La Spada Fiammeggiante

La spada è l'arma del cavaliere. E' l'arma dell'eroe solitario, che cammina da solo alla ricerca di qualcosa, svincolato dalle lagnanze del mondo comune dei minus habentes.

L' "arma" della Loggia è la  Spada Fiammeggiante, che può impugnare solo il Maestro Venerabile o chi Maestro Venerabile è già stato.

La Spada Fiammeggiante è lo strumento per mezzo del quale il Venerabile trasmette qualcosa. E il Venerabile può trasmettere "per i poteri a me conferiti", cioè in quanto è Venerabile voluto a quella Dignità dai Maestri della Loggia.

Il Venerabile trasmette perché in quel momento lui è la Loggia. Ecco perché lui, e solo lui (o chi Venerabile è già stato ma solo perché in quel momento rappresenta il Venerabile) può impugnare la Spada Fiammeggiante.

In quell'istante, l'istante cioè della trasmissione, la Loggia tutta diventa un tutt'uno, appunto l'eroe solitario.

Solitario perché la Loggia è il nucleo basilare della Massoneria. Può appartenere ad una Istituzione Massonica (per favore, non chiamiamola "Obbedienza"!) ma solo nella misura nella quale è la Loggia ad aver ceduto ad una organizzazione parte dei suoi poteri.

29 novembre 2015

Il fratello Bravini


Nulla è dunque più erroneo che il vo­lerli persuadere ad impegnarsi; anche quando credono di farlo, il loro im­pegno non consiste nell'accettare un dato di fatto, nell'identificarsi in una delle sue funzioni, nell'assumerne le possibilità e i rischi personali; ma nel giudicarlo dal di fuori e come se non ne facessero parte essi stessi; quell'impegno è an­cora un modo particolare di restare liberi. L'insegnamento e l'indagine scien­tifica non si confondono, da questo punto di vista, con il tirocinio di un me­stiere. La loro grandezza e la loro miseria è appunto di essere e un rifugio e una missione.

Claude Lévi-Strauss (Tristi Tropici, p. 53) sta parlando di certi studenti e futuri insegnanti o scienziati.

E’ però atteggiamento diffuso in ogni campo: spesso o meno frequentemente, in qualunque ambito ti trovi, prima o poi incontri il tizio saccente, che ti spiega, che ti vuole insegnare.

Se ci riferiamo poi al campo che più ci sta a cuore, lo incontriamo, questo Massone, il fratello Bravini, che ti spiega come va la Massoneria, come va il mondo e come invece dovrebbe andare.

E’ il tipo da Loggia, alter ego dell’esperto da bar: se il mondo andasse come dovrebbe (cioè: come lui dice che dovrebbe andare) sarebbe molto migliore.

E’ l’iscritto alla Massoneria, che pur essendo iscritto (magari da molti anni) alla Massoneria è sempre stato “asintotico” e non l’ha mai “intersecata”. 
(NB: Asintotico deriva da asintoto, la retta che si avvicina sempre più ad una curva senza mai raggiungerla).

Siamo in tanti a sostenere che la Loggia non è un circolo culturale dove vai ad assistere a dotte conferenze, non è lo studio di uno psicologo o psicanalista che cura terapie di gruppo, non è un’associazione di “poverini” che sfogano le proprie frustrazioni indossando variopinti paludamenti.

No, la Loggia è qualcosa di molto diverso, e ognuno deve riportare non la freddezza di cose lette e magari capite poco, ma esperienze personali. La Loggia non è un confessionale, ma una specie di laboratorio umano, dove la mia esperienza può stimolare i Fratelli, come le loro esperienze stimolano me.

Il fratello Bravini, che legge, e legge solo, non porta nulla. Non è sincero. Non “digerisce” ciò che ha letto, non riesce a far suo quanto letto e a farlo diventare una propria esperienza.

Se tu ti limiti a riportare quanto letto senza averlo fatto tuo, resti in superficie, come la schiuma del mare. Il tuo intervento risulta freddo, superficiale, epidermico. Fondamentalmente inutile.

La Loggia deve costruire con le pietre dei singoli Fratelli, e queste pietre non le leggi altrove, ma le sgrossi dentro di te.

15 novembre 2015

Memoria dei Lavori di Loggia


In una visione un po’ olistica la Loggia può essere pensata come un grande organismo? Un qualcosa di super-umano in cui i presenti assumono ruoli e funzioni di organi o facoltà dell’uomo? Possiamo dirlo?

E così vedere i Diaconi come messaggeri (il sangue, gli impulsi nervosi), l’Oratore come coscienza (il collegamento alla Legge), il Maestro Venerabile come centro cerebrale e decisionale? e via dicendo?

E il Segretario? In una visione del genere il Segretario è espressione della memoria: memoria del passato, memoria del conservato, memoria per il futuro. Il Segretario riporta quanto fatto nella Tornata precedente, durante la quale era stato riportato quanto fatto in quella precedente, durante la quale era stato riportato eccetera eccetera, il Segretario collega l’attività della Loggia a quella fatidica e primordiale Tornata n. 1 di partenza, collegando l’oggi non tanto ai fondatori della Loggia bensì allo spirito originario della Loggia.

Attenzione! Se proprio vogliamo parlar per immagini, la memoria non è il congelatore di casa, che mantiene gli alimenti inalterati. La memoria piuttosto assomiglia alla massaia che prepara marmellate per l’inverno.

Appunto conserviamo la marmellata, non la frutta. Sì, perché nel ricordare vengono identificati i topos, i motivi ricorrenti che la mente ritiene significativi. E già questo la dice lunga su una presunta obiettività del ricordo. Nulla come i ricordi è più lontano dalla oggettività (ammesso che l’oggettività esista).

Allora – ribatte il Fratello scocciato dalla lettura di pedanti verbali – che senso può avere scrivere qualcosa del quale non sappiamo se ciò che è scritto si è verificato o no e del quale siamo sicuri che tanto di ciò che si è verificato non è scritto? Non sarebbe meglio accontentarsi di un registratore elettronico?

Credo che qualche Segretario un po’ pigro ne sarebbe felice, magari corredando l’apparato con un programma automatico di scrittura del parlato.

Ma sarebbe opportuna o solo utile un’attività del genere?


Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.