15 novembre 2015

Memoria dei Lavori di Loggia


In una visione un po’ olistica la Loggia può essere pensata come un grande organismo? Un qualcosa di super-umano in cui i presenti assumono ruoli e funzioni di organi o facoltà dell’uomo? Possiamo dirlo?

E così vedere i Diaconi come messaggeri (il sangue, gli impulsi nervosi), l’Oratore come coscienza (il collegamento alla Legge), il Maestro Venerabile come centro cerebrale e decisionale? e via dicendo?

E il Segretario? In una visione del genere il Segretario è espressione della memoria: memoria del passato, memoria del conservato, memoria per il futuro. Il Segretario riporta quanto fatto nella Tornata precedente, durante la quale era stato riportato quanto fatto in quella precedente, durante la quale era stato riportato eccetera eccetera, il Segretario collega l’attività della Loggia a quella fatidica e primordiale Tornata n. 1 di partenza, collegando l’oggi non tanto ai fondatori della Loggia bensì allo spirito originario della Loggia.

Attenzione! Se proprio vogliamo parlar per immagini, la memoria non è il congelatore di casa, che mantiene gli alimenti inalterati. La memoria piuttosto assomiglia alla massaia che prepara marmellate per l’inverno.

Appunto conserviamo la marmellata, non la frutta. Sì, perché nel ricordare vengono identificati i topos, i motivi ricorrenti che la mente ritiene significativi. E già questo la dice lunga su una presunta obiettività del ricordo. Nulla come i ricordi è più lontano dalla oggettività (ammesso che l’oggettività esista).

Allora – ribatte il Fratello scocciato dalla lettura di pedanti verbali – che senso può avere scrivere qualcosa del quale non sappiamo se ciò che è scritto si è verificato o no e del quale siamo sicuri che tanto di ciò che si è verificato non è scritto? Non sarebbe meglio accontentarsi di un registratore elettronico?

Credo che qualche Segretario un po’ pigro ne sarebbe felice, magari corredando l’apparato con un programma automatico di scrittura del parlato.

Ma sarebbe opportuna o solo utile un’attività del genere?


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Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.