Continuano le mie riflessioni nate dal lavoro della mia Loggia l'anno scorso
Le Prospettive
Le molteplici individualità di Edmond sono
complementari e propedeutiche alle molteplici prospettive entro le
quali si pone il lettore di Montecristo.
Prospettive diverse per confrontarsi con l’opera
oppure nomadismo concettuale che vede solo ciò che la propria mente
permette o vuole si veda oppure – peggio – salti qua e là in
base all’umore del momento?
Dantès è l’uomo con amici sbagliati nel luogo
sbagliato nel momento sbagliato.
E’ immediata una domanda impertinente: se non
fosse stato tutto così sbagliato sarebbe poi stato tutto così...
giusto?
Quattordici anni al buio di una cella. Stare con
se stessi, lontano dalla luce del sole e dagli spazi aperti,
giungendo persino a “vedere al buio”.
Della “banda dei quattro” (termine di
mao-zedonghiana memoria!) Fernand in un certo senso è il vero
avversario di Edmond, l’unico ad avere profonda avversione e
malanimo personale e invidia e gelosia (ah... il sempiterno detto:
cherchez la femme!).
Anche Caderousse e Danglars sono nemici, ma non al modo di Fernand:
il primo è solo un mediocre avido e il secondo un bramoso dedicato
all’avere e non all’essere. Per loro Edmond è solo occasione
oppure ostacolo; a loro manca l’animosità personale e
personalistica di Fernand. A Villefort la sorte di Dantès interessa
solo nella misura in cui può compromettere la propria carriera per
la quale è disposto a calpestare tutto: per lui Edmond è solo un
impaccio da eliminare (nulla di personale).
Fernand invece è nemico esplicito. Nel confronto
finale lo esprime chiaramente: Sono venuto per dirvi che io vi
considero mio nemico! Sono venuto per dirvi che vi odio per istinto,
che mi sembra d'avervi sempre conosciuto, sempre odiato...
*
Prospettiva
avventurosa
Montecristo è una storia avvincente e
piacevole che “prende” il lettore fin dalle prime righe per
l’intreccio degli avvenimenti e situazioni coinvolgenti.
Probabilmente è la prospettiva della maggior
parte dei lettori del tempo, che attendevano la continuazione della storia nel numero successivo del Journal des débats:
si limitavano a seguire gli
intrecci della vicenda così come si sviluppano, apprezzando
l’aspetto avventuroso, tutt’al più anche i risvolti morali o
moralistici. Probabilmente non avrebbero potuto fare altro e proprio
questo era l’intento del giornale: una storia avvincente con
numerosi colpi di scena interrotti sul più bello per invogliare il
lettore ad acquistare il successivo numero del giornale. Intelligente
marketing (oggi diremmo così) di grande qualità: quale spot
pubblicitario odierno sarà ricordato tra due secoli?
Anche in quei tempi in cui il “ritmo sociale”
era molto più lento rispetto ad oggi, il lettore standard
probabilmente non aveva tempo di approfondire un lavoro che si stava
sviluppando a puntate e approfondire l’architettura complessiva.
Edmond è ingiustamente imprigionato, evade dopo molti anni e trova
in Montecristo la sua isola del tesoro. Chi non può approvare una
giusta vendetta, minuziosamente descritta, quasi da scienziato
positivista, fin nei minimi particolari, senza evitare qualche
compiacimento? Ogni colpo di scena è giustificato dalla intelligente
struttura costruita con – passatemi il termine – ottima maestria
da un architetto “in gamba” senza chiedersi delle leggi e delle
regole che sostengono la costruzione.
Prospettiva
di formazione
Il romanzo di formazione descrive l’evoluzione
del protagonista dalla infanzia e giovinezza all’età adulta, sia
seguendo gli eventi nel loro svolgersi sia ricordando da vecchi la
propria vita. Ogni opera che narra di una trasformazione o scoperta o
conquista durante un certo periodo di tempo o di spazio può essere
visto anche come un percorso di maturazione, dalle fiabe di
Cenerentola e del Gatto con gli Stivali fino a Pinocchio,
passando per Wilhelm Meister e il giovane Holden, fissando le
trasformazioni del protagonista, approfondendo la parte psicologica o
privilegiando la narrazione.
Dumas segue Edmond durante le tappe della vita, da
comandante provvisorio diciannovenne alla prigionia, all’evasione
in età matura, all’incontro con Mercedes sposa altrui, alla
vendetta e alle “opere buone” verso Morrel e la giovane Valentine
fino alla “liberazione finale” con Haydée.
La stessa Haydée può essere intesa
maschilisticamente (tacitando l’odierno ipocrita politically
correct) il “premio al vincitore” ma anche modernamente come
la compagna innocente e pura di un nuovo inizio.
Prospettiva
muratoria
Dumas fu massone, iniziato nella Loggia napoletana
Fede Italica nel 1862 al tempo del suo incarico di Direttore
dei musei e degli scavi napoletani, quindi quasi due decenni dopo
avere scritto il romanzo. Mi pare quindi azzardato intendere
Montecristo come un romanzo massonico. Vi sono però indubbie
attinenze con il metodo muratorio, probabilmente “tracce” di un
profondo pescaggio nel proprio calderone interiore (anni dopo quel
contenuto si materializzerà nel passaggio tra le Colonne del
Tempio).
L’invidia dei Ruffians (così il rituale
Duncan chiama i “cattivi compagni” che uccidono Hiram) è certo
intrisa di ignoranza, fanatismo, e ambizione. Non è difficile
intendere la denuncia di Mondego, Danglars e Caderousse come i colpi
che uccidono il maestro e la decisione di Villefort come il marchio
finale che inchioda il coperchio della bara.
La prigionia nella cella buia non è il viaggio
nella terra? Pare un athanor alchemico dal quale Edmond esce
homo novus quasi rinato tra noi: l’educazione avuta
dall’abate Faria lo ha cambiato radicalmente.
Faria/Fratello-Terribile gli dà le chiavi per riveder le stelle.
L’evasione e la ritrovata libertà richiamano il
viaggio nell’acqua, mentre l’incontro con Mercedes sposata (i due
si riconoscono! Lo capisce subito il lettore) fa pensare al viaggio
nell’aria, di una “bellezza aerea” intrisa di una suggestiva
atmosfera di qualcosa che avrebbe potuto essere ma non è stato.
Quanto alla vendetta è sicuramente il viaggio nel
fuoco che non brucia l’operatore ma elimina scorie dannose. Infatti
l’intento di Dantès è il ripristino di una giustizia violata più
che una vendetta crudele: Edmond è (si sente) il demiurgo che
riporta giustizia, non l’offeso che ricambia pan per focaccia. Però
giustizia e vendetta a volte possono essere ruoli talmente vicini e
connessi da non riuscire a individuare il confine oltre il quale il
desiderio di riparare la giustizia offesa diventa volontà di far
soffrire chi ci fece soffrire. Occhio per occhio, dente per dente,
(per esempio nelle leggi del babilonese Hammurabi nel XVIII secolo
ac, e in seguito nei biblici Esodo e Levitico) la classica legge del
taglione (“taglione” derivante dal latino talis = “tale
e quale”, non da taglio come potrebbe ritenere l’insipiente) non
sempre indica giustizia. Fu introdotta in antico per porre un limite
alle vendette private e quindi avvicinarsi ad un senso di giustizia,
ma non sempre indica appunto giustizia. Infatti, a differenza del
masso che dal vertice di lunga erta montana… precipitando a
valle, batte sul fondo e sta, lì sta e non si muove più, ciò
che si mette in moto nel mondo reale produce azioni certo conseguenti
una all’altra ma non sempre prevedibili fino alle estreme
conseguenze: il famoso masso alla fine dove effettivamente sta?
La partenza finale con Haydée è l’inizio
(ricerca?) della vita nova che non dimentica il passato ma
vuole il passato superare.
(continua)