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28 settembre 2026

Antichi Doveri: Primo 4

   Due Liberi Muratori parlano degli Antichi Doveri

De Officiis Antiquis 

Primo Dovere

Parte quarta

Vecchio Copritore. Anderson cercò di rimuovere dagli Antichi Doveri gli elementi che potevano caratterizzare in senso non tanto cristiano quanto di questo o quel culto cristiano (cattolico, anglicano, luterano...) ed evitare distanze tra fratelli dell'un culto cristiano e fratelli dell'altro culto cristiano, ma tutti appunto nell’alveo del cristianesimo.

Ulisse. E’ mia opinione che quando il pastore presbiteriano Anderson parla della “religione nella quale tutti gli uomini convengono” non si riferisca al nucleo comune di religioni diverse, ma pensi ad una specie di cristianesimo (o “super-cristianesimo”) a monte delle differenziazioni in singoli culti, sul quale possano incontrarsi il cattolico, l’anglicano, il puritano, il calvinista, il luterano, e così via (magari anche chi cristiano non lo è più o non lo è mai stato).

Vecchio Copritore. La tua può essere opinione con qualche fondamento. Ancora oggi uno dei rituali praticati negli Stati Uniti, il rituale Duncan, prevede una apposita lettura per l’iniziazione di un ecclesiastico: “Voi ,fratello, siete predicatore di quella religione le cui caratteristiche sono benevolenza universale e carità illimitata… La Massoneria… promuove la stessa carità e benevolenza…”.

Ulisse. E’ implicito che l’ecclesiastico sia cristiano e che, divenuto massone, possa vivere meglio la propria religione, cioè il proprio cristianesimo.

Vecchio Copritore. Sono parole che l'epica greca chiamerebbe alate. La loro profondità implica che nessuno si deve sentire escluso, nemmeno i seguaci di altre credenze o culti religiosi.

Ulisse. Il Primo Dovere spazza via ogni contesa religiosa (che il rituale italiano esclude tassativamente dai lavori di Loggia assieme alle questioni politiche), senza pronunciarsi sulla religione, limitandosi a indicare quella “nella quale tutti gli uomini convengono”.

Vecchio Copritore. Non esiste una teologia massonica, questo è il grande lascito dei nostri padri fondatori!

Ulisse. Oggi cosa si intende con “religione nella quale tutti gli uomini convengono”? Lo stesso che intendeva Anderson?

Vecchio Copritore. Credo non sia opportuno puntualizzare troppo, pena la “diminuzione” di universalità.

Ahiman Rezon (le Costituzioni della Gran Loggia inglese degli Antichi) specifica: “Un muratore è tenuto per la sua condizione ad osservare la legge morale come un vero Noachide”. I Noachiti sono coloro che, non aderendo per vari motivi al patto di Dio con Abramo e Mosè, seguono la precedente alleanza stipulata da Dio con Noè, quella sigillata dall’arcobaleno multicolore; quindi prima che dai figli di Noè si originassero tutti i popoli che abitano la terra e prima delle differenze anche religiose.

L’essere Noachidi non è chiaro invito alla “religione nella quale tutti gli uomini convengono”?

Ulisse. Forse è più significativo ribadire che la comunione dei Liberi Muratori «...si raccoglie sotto il simbolo iniziatico del G. A. D. U.», e basta!

Vecchio Copritore. Il GADU rappresenta l'oltre. “Oltre” e basta: c'è già tutto. Aggiungiamo con Anderson: i Massoni devono essere uomini buoni e sinceri o uomini di onore ed onestà.

Ulisse. Questa mi pare la “condizione zero” per unire e non dividere. Gli uomini buoni e sinceri possono affrontare in armonia qualunque difficoltà.

Vecchio Copritore. Purtroppo dalle gerarchie religiose, che hanno proibito o escludono per il fedele l’appartenenza alla Massoneria, la Massoneria ha pure imparato.

Ulisse. Che cosa?

Vecchio Copritore. Le gerarchie della Massoneria hanno imparato ciò che la Massoneria dice essere estranea alla Massoneria stessa.

Ulisse. Spiegati meglio.

Vecchio Copritore. Mi riferisco alla proibizione (sì, proibizione!) di frequentare Logge cosiddette non regolari, per esempio. Chi appartiene ad una loggia della comunione-istituzione x non può partecipare ai lavori di una loggia della comunione-istituzione y a meno che tra le organizzazioni x e y non esista una specie di “riconoscimento”.

Ulisse. Le cosiddette “sedicenti” Massonerie!

Vecchio Copritore. Già. Quanta ipocrisia in quel “sedicente”!
Sedicente, cioè sé-dicente, ha assunto il significato: sei tu che lo dici, ma lo dici solo tu, gli altri no, (perché non è vero, tacitamente si deduce). Sedicente è fonicamente simile a seducente, come se il brutto si travestisse da bello e conducesse a deviare dalla retta via.

(continua)





17 luglio 2026

Il Libero Muratore

 

Massoni si nasce o si diventa?

E’ una domanda che periodicamente si sente fare nelle Logge. E tutti a dire e a dire. Massoni si nasce! dice uno. No, massoni si diventa! dice l’altro.

E tutti restan della propria opinione. E magari non pensano che hanno torto (oppure ragione) tutti e due.

Certamente massoni si diventa nella misura in cui il Maestro Venerabile “crea” Libero Muratore il bussante: io ti inizio, ti costituisco e ti creo... (ma attenzione! Questo atto nella ritualità anglosassone non c’è. Per cui l’anglosassone diventa massone dopo aver prestato la “obligation”: I … of my own free will and accord, in the presence of Almighty God, and this Worshipful Lodge, erected to Him,… most solemnly and sincerely promise and swear… eccetera).

Per giungere all’iniziazione è necessario che il recipiendario viaggi e prima ancora entri nel Tempio.

Per entrare è indispensabile che l’Esperto garantisca per lui: E’ un uomo libero e di buoni costumi.

Anche qui, attenzione alla ritualità anglosassone (Rituale Emulation, Duncan ecc.) per la quale il bussante deve essere free born e di good repute (nato libero, non in schiavitù, e di buona reputazione). Uomo libero è lo stesso che free born? Di buoni costumi è lo stesso di good repute?

Cosa sono i buoni costumi se non quelle qualifiche che permettono di diventare Libero Muratore? E che se non hai non puoi diventarlo? E come puoi averle se non perché sei fatto così? Così sei nato oppure così sei diventato nel corso della vita?

Massoni non si nasce. Diventerai Massone non perché hai aderito alla massoneria, ma se sarai continuativo e riuscirai a scambiare il tuo lavoro con il lavoro degli altri.

Massone, tutto sommato, è un modo di essere e di comportarsi.

26 giugno 2026

I cattivi Compagni 1

 

 Three Ruffians

Prima parte



Ulisse è stato elevato Maestro Muratore da pochi mesi. Continuamente riflette sul suo nuovo programma di lavoro e spesso ne parla con il Vecchio Copritore.



Ulisse. I three ruffians sono i tre farabutti che hanno ucciso Hiram, come è noto ad ogni Maestro Libero Muratore.

Vecchio Copritore. Il patrimonio simbolico non è univoco, per nostra fortuna.

Ulisse. Perché dici questo?

Vecchio Copritore. Non esiste un manuale del Massone che possa farti dire cosa è massonico e cosa non lo è. Non c’è quindi una versione uguale per tutti, ma sono presenti non poche varianti e discrepanze.

Ulisse. Non dirai che le differenze tra l’una versione e l’altra compromette il valore della figura di Hiram?

Vecchio Copritore. No, al contrario. Le differenze arricchiscono il simbolo perché indicano che ogni prospettiva contribuisce ad attribuire alla figura di Hiram particolari sensi che ne fanno apprezzare ancora di più la sua centralità.

Ulisse. La leggenda di Hiram è nota.

Vecchio Copritore. Nel nostro rituale è molto concisa e si fatica ad apprezzarne la potenziale profondità. Non è difficile ridurre l’intera vicenda a considerazioni morali.

Ulisse. Forse è stringata, ma mi pare completa: c’è tutto quello che deve esserci.

Vecchio Copritore. Ma forse un racconto così succinto non permette di apprezzarne la piena potenzialità.

Ulisse. Re Salomone incarica l’architetto Hiram della costruzione del Tempio. Hiram divide gli operai in Apprendisti, Compagni e Maestri, che vengono pagati in tre posti diversi: la colonna Beth i primi, la colonna Jakin i secondi e la Camera di Mezzo i Maestri.

Vecchio Copritore. Sì, molto sintetizzato. Altre versioni meno sintetiche spiegano che nella costruzione del Tempio furono impegnati tre Gran Maestri: Salomone Re di Israele, Hiram Re di Tiro e Hiram Abif, l’Architetto. Il cantiere consisteva di tremila e trecento Maestri, o Sorveglianti dei lavori; ottantamila Compagni di Mestiere, o tagliatori sui monti e nelle cave; e settantamila Apprendisti Accettati, o manovali. Tutti furono organizzati e disposti in modo tale che né invidia o discordia, né confusione potessero interrompere la pace e la tranquillità che pervase il mondo in quel periodo importante. Ognuno era pagato in base al lavoro e alle sue capacità: se un Apprendista era giudicato meritevole, veniva passato Compagno; e così il Compagno scrupoloso e attento al lavoro diventava Maestro.

Ulisse. Non è sostanzialmente una versione diversa.

Vecchio Copritore. E’ vero, ma ci sono particolari che stimolano ulteriori riflessioni.

Intanto alla costruzione del Tempio furono impiegati tre Gran Maestri: Salomone, re di Israele, Hiram, re di Tiro, e l’architetto Hiram Abif. Lasciamo perdere l’omonimia tra gli ultimi due. L’intervento collettivo ci dice che la costruzione travalica i confini nazionali: il Dio che si vuole onorare non è un Dio nazionale ma il Dio di tutti.

Ulisse. Quindi si mettono in evidenza le premesse dell’universalità massonica.

Vecchio Copritore. La ritualità anglosassone, a differenza della nostra, non prevede pagamento di salari agli Apprendisti (infatti a differenza di Compagni e Maestri gli Apprendisti non hanno parola di passo) i quali vengono remunerati in natura, cioè con vitto e alloggio e ovviamente istruzione. E’ solo con il passaggio dalla Massoneria operativa alla speculativa che, pare, anche gli Apprendisti abbiano diritto al salario.

I Compagni riscuotono il salario nella Camera di Mezzo, locale sopra il Tempio, al quale si accede salendo su una scala curva dal Portico. I Maestri invece ricevono il salario nel Santo dei Santi.

La Parola di Passo (una password ante litteram) serviva a salire sulla scala, la Parola del Grado a riscuotere quanto era dovuto.

Ulisse. Compagni e Maestri avevano Parole diverse.

Vecchio Copritore. La Parola di Maestro non è stata tramandata. Fu persa in circostanze drammatiche. La ritualità anglosassone ci spiega che noi conosciamo solo una Parola Sostituita. E ne spiega il motivo.

Ulisse. Ti riferisci alla Leggenda del Terzo Grado.

Vecchio Copritore. La versione più ampia della leggenda di Hiram è nel Rituale Duncan. I rituali Emulation e scozzesi delle massonerie latine (compreso il nostro) danno un racconto molto più succinto.




(continua)

22 maggio 2026

Nawal, Edipo, Oreste, Edmond 9

 Continuano le mie riflessioni nate dal lavoro della mia Loggia l'anno scorso


Le Prospettive

Le molteplici individualità di Edmond sono complementari e propedeutiche alle molteplici prospettive entro le quali si pone il lettore di Montecristo.

Prospettive diverse per confrontarsi con l’opera oppure nomadismo concettuale che vede solo ciò che la propria mente permette o vuole si veda oppure – peggio – salti qua e là in base all’umore del momento?

Dantès è l’uomo con amici sbagliati nel luogo sbagliato nel momento sbagliato.

E’ immediata una domanda impertinente: se non fosse stato tutto così sbagliato sarebbe poi stato tutto così... giusto?

Quattordici anni al buio di una cella. Stare con se stessi, lontano dalla luce del sole e dagli spazi aperti, giungendo persino a “vedere al buio”.

Della “banda dei quattro” (termine di mao-zedonghiana memoria!) Fernand in un certo senso è il vero avversario di Edmond, l’unico ad avere profonda avversione e malanimo personale e invidia e gelosia (ah... il sempiterno detto: cherchez la femme!). Anche Caderousse e Danglars sono nemici, ma non al modo di Fernand: il primo è solo un mediocre avido e il secondo un bramoso dedicato all’avere e non all’essere. Per loro Edmond è solo occasione oppure ostacolo; a loro manca l’animosità personale e personalistica di Fernand. A Villefort la sorte di Dantès interessa solo nella misura in cui può compromettere la propria carriera per la quale è disposto a calpestare tutto: per lui Edmond è solo un impaccio da eliminare (nulla di personale).

Fernand invece è nemico esplicito. Nel confronto finale lo esprime chiaramente: Sono venuto per dirvi che io vi considero mio nemico! Sono venuto per dirvi che vi odio per istinto, che mi sembra d'avervi sempre conosciuto, sempre odiato...

*

Prospettiva avventurosa

Montecristo è una storia avvincente e piacevole che “prende” il lettore fin dalle prime righe per l’intreccio degli avvenimenti e situazioni coinvolgenti.

Probabilmente è la prospettiva della maggior parte dei lettori del tempo, che attendevano la continuazione della storia nel numero successivo del Journal des débats: si limitavano a seguire gli intrecci della vicenda così come si sviluppano, apprezzando l’aspetto avventuroso, tutt’al più anche i risvolti morali o moralistici. Probabilmente non avrebbero potuto fare altro e proprio questo era l’intento del giornale: una storia avvincente con numerosi colpi di scena interrotti sul più bello per invogliare il lettore ad acquistare il successivo numero del giornale. Intelligente marketing (oggi diremmo così) di grande qualità: quale spot pubblicitario odierno sarà ricordato tra due secoli?

Anche in quei tempi in cui il “ritmo sociale” era molto più lento rispetto ad oggi, il lettore standard probabilmente non aveva tempo di approfondire un lavoro che si stava sviluppando a puntate e approfondire l’architettura complessiva. Edmond è ingiustamente imprigionato, evade dopo molti anni e trova in Montecristo la sua isola del tesoro. Chi non può approvare una giusta vendetta, minuziosamente descritta, quasi da scienziato positivista, fin nei minimi particolari, senza evitare qualche compiacimento? Ogni colpo di scena è giustificato dalla intelligente struttura costruita con – passatemi il termine – ottima maestria da un architetto “in gamba” senza chiedersi delle leggi e delle regole che sostengono la costruzione.

Prospettiva di formazione

Il romanzo di formazione descrive l’evoluzione del protagonista dalla infanzia e giovinezza all’età adulta, sia seguendo gli eventi nel loro svolgersi sia ricordando da vecchi la propria vita. Ogni opera che narra di una trasformazione o scoperta o conquista durante un certo periodo di tempo o di spazio può essere visto anche come un percorso di maturazione, dalle fiabe di Cenerentola e del Gatto con gli Stivali fino a Pinocchio, passando per Wilhelm Meister e il giovane Holden, fissando le trasformazioni del protagonista, approfondendo la parte psicologica o privilegiando la narrazione.

Dumas segue Edmond durante le tappe della vita, da comandante provvisorio diciannovenne alla prigionia, all’evasione in età matura, all’incontro con Mercedes sposa altrui, alla vendetta e alle “opere buone” verso Morrel e la giovane Valentine fino alla “liberazione finale” con Haydée.

La stessa Haydée può essere intesa maschilisticamente (tacitando l’odierno ipocrita politically correct) il “premio al vincitore” ma anche modernamente come la compagna innocente e pura di un nuovo inizio.

Prospettiva muratoria

Dumas fu massone, iniziato nella Loggia napoletana Fede Italica nel 1862 al tempo del suo incarico di Direttore dei musei e degli scavi napoletani, quindi quasi due decenni dopo avere scritto il romanzo. Mi pare quindi azzardato intendere Montecristo come un romanzo massonico. Vi sono però indubbie attinenze con il metodo muratorio, probabilmente “tracce” di un profondo pescaggio nel proprio calderone interiore (anni dopo quel contenuto si materializzerà nel passaggio tra le Colonne del Tempio).

L’invidia dei Ruffians (così il rituale Duncan chiama i “cattivi compagni” che uccidono Hiram) è certo intrisa di ignoranza, fanatismo, e ambizione. Non è difficile intendere la denuncia di Mondego, Danglars e Caderousse come i colpi che uccidono il maestro e la decisione di Villefort come il marchio finale che inchioda il coperchio della bara.

La prigionia nella cella buia non è il viaggio nella terra? Pare un athanor alchemico dal quale Edmond esce homo novus quasi rinato tra noi: l’educazione avuta dall’abate Faria lo ha cambiato radicalmente. Faria/Fratello-Terribile gli dà le chiavi per riveder le stelle.

L’evasione e la ritrovata libertà richiamano il viaggio nell’acqua, mentre l’incontro con Mercedes sposata (i due si riconoscono! Lo capisce subito il lettore) fa pensare al viaggio nell’aria, di una “bellezza aerea” intrisa di una suggestiva atmosfera di qualcosa che avrebbe potuto essere ma non è stato.

Quanto alla vendetta è sicuramente il viaggio nel fuoco che non brucia l’operatore ma elimina scorie dannose. Infatti l’intento di Dantès è il ripristino di una giustizia violata più che una vendetta crudele: Edmond è (si sente) il demiurgo che riporta giustizia, non l’offeso che ricambia pan per focaccia. Però giustizia e vendetta a volte possono essere ruoli talmente vicini e connessi da non riuscire a individuare il confine oltre il quale il desiderio di riparare la giustizia offesa diventa volontà di far soffrire chi ci fece soffrire. Occhio per occhio, dente per dente, (per esempio nelle leggi del babilonese Hammurabi nel XVIII secolo ac, e in seguito nei biblici Esodo e Levitico) la classica legge del taglione (“taglione” derivante dal latino talis = “tale e quale”, non da taglio come potrebbe ritenere l’insipiente) non sempre indica giustizia. Fu introdotta in antico per porre un limite alle vendette private e quindi avvicinarsi ad un senso di giustizia, ma non sempre indica appunto giustizia. Infatti, a differenza del masso che dal vertice di lunga erta montana… precipitando a valle, batte sul fondo e sta, lì sta e non si muove più, ciò che si mette in moto nel mondo reale produce azioni certo conseguenti una all’altra ma non sempre prevedibili fino alle estreme conseguenze: il famoso masso alla fine dove effettivamente sta?

La partenza finale con Haydée è l’inizio (ricerca?) della vita nova che non dimentica il passato ma vuole il passato superare.

(continua)

30 maggio 2014

Aiutare gli altri - Duncan

Riporto qui il passo del Rituale Duncan nel quale si invita il Candidato, subito dopo il giuramento e ancora non a posto con gli abiti (è in ciabatte, vestito di un paio di brache e un camicione), a dare qualcosa per gli altri. La situazione è analoga a quella del nostro Rituale, ma la drammatizzazione è molto più intensa.
La traduzione è mia: non è un gran che, ma spero sia chiara.


M. Ven.  Fratello, in accordo con gli antichi costumi adottati dai Liberi Muratori, è necessario che ti venga richiesto  qualcosa composto da metallo, non per il suo intrinseco valore, ma perché venga conservato nei fondi di questa Loggia, per ricordare che tu fosti fatto Libero Muratore qui. Qualunque cosa, fratello, di metallico che tu possa avere con te, sarà accolto in modo grato, fosse un bottone, uno spillo, cinque o dieci centesimi – qualunque cosa, fratello.
Il candidato cerca qualcosa, diventa molto confuso. Cerca ancora, o riflette, si riconosce molto indigente, non essendo capace di contribuire nemmeno con uno spillo, la sua guida essendo stata molto accurata nel prendergli, prima di entrare nella Loggia, qualunque cosa avesse avuto con sé. Alla fine il candidato balbetta che non ha niente che possa dare, ma che se gli permettono di recarsi nell'anticamera dove ha lasciato i vestiti potrà contribuire. Naturalmente il Maestro Venerabile rifiuta il permesso e lo incalza con la richiesta, cosa che aumenta il disagio del candidato. Il Maestro Venerabile attende qualche minuto lasciando il candidato incerto e titubante.
M. Ven.  Fratello …, siete certo in stato di indigenza, quasi nudo, non possedendo un centesimo, nemmeno un bottone o uno spillo da elargire a questa Loggia. Lasciate che questa occasione abbia un effetto duraturo sulla vostra mente e sui vostri ricordi; e ricordate, dovreste vedere un amico, ma a maggior ragione un fratello, in una tale bisognosa condizione, contribuirete liberamente al suo aiuto e assistenza, come le sue necessità sembrano indicare e la vostra abilità permetterà, senza nessuna materiale mancanza a voi o alla vostra famiglia.

Fratello 1° Diacono riconducete questo candidato dal luogo ove è venuto e fatelo rivestire con tutto ciò che gli è stato tolto. Quindi riconducetelo nella Loggia per l'istruzione ulteriore.
Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.