Visualizzazione post con etichetta morale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta morale. Mostra tutti i post

23 settembre 2026

Antichi Doveri: Primo 1

 Due Liberi Muratori parlano degli Antichi Doveri

De Officiis Antiquis 

Primo Dovere

Parte prima


Non avevamo belle insegne,

E il nostro Tempio era vecchio e spoglio,

Ma conoscevamo gli antichi Landmarks,

E li osservavamo per filo e per segno.

E guardando tutto ciò all’indietro,

Mi colpisce questo fatto,

Che non esiste qualcosa come un infedele,

Eccetto, forse, noi stessi.

Rudyard Kipling


1 - Concernente Dio e la religione.

Un Muratore è tenuto, per la sua condizione, ad obbedire alla legge morale; e se egli intende rettamente l'Arte non sarà mai un ateo stupido né un libertino irreligioso. Ma sebbene nei tempi antichi i Muratori fossero obbligati in ogni Paese ad essere della religione di tale Paese o Nazione, quale essa fosse, oggi peraltro si reputa più conveniente obbligarli soltanto a quella Religione nella quale tutti gli uomini convengono, lasciando ad essi le loro particolari opinioni; ossia, essere uomini buoni e sinceri o uomini di onore ed onestà, quali che siano le denominazioni o le persuasioni che li possono distinguere; per cui la Muratorìa diviene il Centro di Unione, e il mezzo per conciliare sincera amicizia fra persone che sarebbero rimaste perpetuamente distanti.

* * *

Ulisse. Gli Antichi Doveri non indicano lo scopo della Associazione, ma si limitano ad escludere tutto ciò che divide.

Vecchio Copritore. Infatti qualcuno potrebbe pensare a un circolo di affari. Sono proprio la legge morale e la sincera amicizia tra i massoni i vaccini contro scopi impropri.

Ulisse. Uomini di buoni costumi non fanno affari. Il primo obbligo è la legge morale: “Un Muratore è tenuto, per la sua condizione, ad obbedire alla legge morale”.

Vecchio Copritore. Forse la traduzione e il tempo trascorso fa perdere di vista al Massone di oggi il senso profondo delle parole.

Ulisse. Ogni traduzione per quanto fedele perde qualcosa e aggiunge qualcos'altro.

Vecchio Copritore. Anderson scrive: “A Mason is oblig’d by his Tenure, to obey the moral law”. Noi traduciamo: “Un Muratore è tenuto per la sua condizione, ad obbedire alla legge morale”.

Ulisse. “By his Tenure” tradotto con “per la sua condizione”.

Vecchio Copritore. Tenure è termine del linguaggio giuridico feudale francese, traghettato in Inghilterra con l'invasione normanna. Il vassallo prestava giuramento di fedeltà al sovrano, riconosceva la sua sovranità e si obbligava anche personalmente verso di lui. In cambio il sovrano cedeva al vassallo il possesso ereditario di un dominio dal quale ricavare i mezzi per vivere. Il re garantiva così la sicurezza del paese.

Ulisse. Se i Massoni accettati erano in genere nobili o alti borghesi era loro ben chiaro il significato di tenure.

Vecchio Copritore. Anderson in un certo senso allarga il significato di tenure: la reciprocità del vassallo verso il sovrano ora viene estesa dal Massone alla Legge Morale. Le nostre Leggi sulla morale non debbono transigere come non transigeva la fedeltà del vassallo verso il proprio signore.

(continua)







13 luglio 2026

Doveri del massone

Il rituale di iniziazione al primo grado indica i doveri in:
    silenzio (riservatezza),
    pratica della virtù (disponibilità verso il prossimo e particolarmente verso i Fratelli),
    conformarsi alle leggi dell’Ordine e ai regolamenti della Loggia.

In una società che tende ad affermare i diritti dell’uomo può sembrare anacronistico parlare di doveri.

Una dottrina del diritto può portare all’egoismo e al materialismo.

In una società iniziatica si parla di doveri.

Chi bussa alla sporta del Tempio si imbatte subito nel dovere (testamento).

L’iniziazione può essere data a tutti, ma non tutti hanno le capacità di percorrere la via (i comportamenti effettivi spesso lo dimostrano).

Uno degli strumenti che l’uomo possiede per migliorare se stesso è il dovere. Disciplina non imposta dall’esterno, ma che origina dal proprio interno. Ricordate? La volta stellata sopra di me, la legge morale in me...

05 dicembre 2016

Demian di Hermann Hese 3

Concludiamo gli appunti scritti durante la lettura di Demian di Hesse.

Sappiamo che l’intelletto umano non può capire, comprendere la Divinità; può solo ammirarne l’opera e, attraverso l’opera, intuirne la presenza. Ognuno secondo i propri parametri personali, relativi alla propria cultura e sopra tutto alla propria evoluzione.

Ogni immagine o intuizione umana è relativa, e non può essere altrimenti perché l’uomo vive nella relatività della Manifestazione binaria.

La Divinità va cercata nel più profondo della propria interiorità. Il simbolo Abraxas può far comprendere la complessità del problema e la sua relativizzazione.

Ognuno di noi deve trovare per conto suo che cosa sia lecito e che cosa sia proibito per lui.

Con la relativizzazione di “lecito” e “proibito”, chi è pigro per pensare autonomamente o non è ancora in grado di pensare in modo autonomo, si adatta ai divieti che trova, secondo il consiglio dei genitori, dei maestri, dei preti.

Altri invece sentono certi comandamenti dentro di sé e considerano proibite cose che qualunque galantuomo fa ogni giorno, mentre sentono lecite altre cose che di solito sono vietate. Ognuno deve essere garante di sé stesso. Naturalmente il discorso è limitato a chi, avendo già cominciato a percorrere la strada che lo porta alla scoperta di sé stesso, ha già un po’ di coscienza.

La contemplazione del fuoco invita alla meditazione. La meditazione unisce l’osservatore alla cosa osservata. È un senso di unità che travalica i due termini e può portare in sé tutto ciò che è esistito, che esiste e che esisterà.

Se in ciascuno di noi c’è tutto, bisogna cercare ogni cosa dentro di noi. La consapevolezza aiuta a cercare e gradualmente si può pervire alla Conoscenza.

Ovunque si può trovare qualcosa di prezioso. Bisogna saper distillare qualsiasi esperienza; anche nelle più negative c’è sempre qualcosa di positivo. La chimica c’insegna che da qualsiasi vegetale si può distillare il poco o il molto spirito che contiene. Anche da un semplice filo d’erba.

L’oscuro sogno dell’amore: entrare in casa, passare sotto il segno araldico dello sparviero, abbracciare la madre e stringere invece una donna sconosciuta, alta, maschile e femminile, di cui il protagonista ha paura ma dalla quale è attratto da una brama ardente.

È il simbolo del completamento della propria polarità predominante maschile unito al completamento della propria polarità secondaria femminile per diventare un essere che ha in sé la completezza dell’androgeno, il “rebis” alchemico?

Cristo non è una persona, ma è un eroe, un mito, …. una favola, ….un’ombra enorme in cui l’umanità si vede dipinta sul muro dell’eternità.

È il simbolo della forza evolutiva, concetto che ci è pervenuto dagli antichi Misteri Eleusini, e precisamente dai Grandi Misteri”, attraverso l’iniziato Paolo quando lo ha posto alla base del del cristianesimo, universalizzandolo.

Istinti e tentazioni non si debbono reprimere, non si debbono scacciare. Bisogna esaminarli per tentare di comprenderne il significato.

Se sorge il pensiero di un’azione pazzesca e sbagliata, come l’omicidio di una certa persona, tale pensiero potrebbe essere suscitato dalla fantasia che la Divinità fa sorgere in noi. Bisogna approfondire questo pensiero: Colui che si vorrebbe uccidere non è mai quello che vediamo e che odiamo, è una trasposizione. Quando odiamo qualcuno, odiamo nella sua immagine qualche cosa che sta dentro di noi, qualcosa di noi. Noi siamo turbati solo da ciò che è in noi,. ciò che non è in noi, non ci turba affatto. Negli altri noi vediamo dunque le cose che sono già in noi. Esse sono la nostra personale realtà, l’unica che conti per noi. Non tutti se ne rendono conto. Infatti rendersene conto significherebbe abbandonare la facile via dei più. Chi cerca sé stesso deve seguire la propria realtà, camminare per sentieri non battuti, come consigliava Pitagora, sentieri che offrono percorsi solitari, difficili e faticosi.

Beatrice: importanza dell’amore. L’amore trasforma e dà forza. C’è una trasposizione continua: Beatrice, Demian, Sinclair, trasposizione che nello stesso tempo favorisce una trasformazione interiore.

Destino e anima sono nomi di un unico concetto. (Novalis)

Sesso: l’impurità non è fare sesso ma fare sesso senza amore, per il semplice piacere materiale, con chiunque. Il sesso esclusivamente materiale è dominato dal soddisfacimento delle passioni materiali.

Coloro che si amano e fanno sesso, sono casti, e puri. Il sesso per amore è una semplice azione che è nella natura umana ed è pura.

Aveva amato e attraverso l’amore aveva trovato sé stesso. …. La maggior parte degli uomini ama invece per perdersi.
Ci creiamo degli dei e lottiamo con loro ed essi ci benedicono.

Attraverso la creazione degli dei l’uomo ha potuto ad un certo punto della sua evoluzione avvicinarsi di più all’idea di Divinità e comprendere meglio i suoi doveri, o almeno una parte dei suoi doveri. Ha così conquistato la benedizione divina o grazia, che è infatti una conquista non un’attesa passiva.

Ognuno deve fare a un certo punto il passo che lo separerà da suo padre, dai suoi maestri; ognuno deve sentire un po’ la durezza della solitudine….

In altre parole è il motto esoterico “uccidere il padre” oppure “uccidere il maestro”. È la conferma che il cammino iniziatico è solitario, anche se talvolta i primi passi si fanno in compagnia.

L’iniziato è solo nel suo cammino come l’alchimista è solo nel suo lavoro.

Tutte le religioni sono belle.

Se Religione vuol dire anima, cioè fede, fede passiva, la ricerca invece della Divinità che cosa è?

La ricerca nelle religioni di un tempo, quando non è soltanto erudizione, è utile alla comprensione della evoluzione dei modi di credere e delle religioni; di conseguenza ci permette di capire gli stadi dell’evoluzione umana. Naturalmente la ricerca è al di fuori e al di sopra dell’ottica della semplice fede. Infatti riguarda i contenuti interiori e i miti che li nascondono. Non si deve dimenticare che le religioni sono prima di tutto fatte per i fedeli.

I sacerdoti dovrebbero avere le capacità di preparare poco alla volta i fedeli a superare la fede passiva e intraprendere le prime ricerche in direzione della Conoscenza. Ma ne hanno essi le capacità? O sono anch’essi dei fedeli che sanno solo governare altri fedeli?

È anche da considerare che i fedeli sono molto importanti per i poteri terreni: credono, e quindi sanno obbedire senza discutere, e all’occorrenza sanno anche combattere agli ordini dei loro padroni spirituali, specialmente se la fede si trasforma in fanatismo.

Non si studiano le religioni del passato per proclamare nuove religioni e coltivare la fede con nuove vesti, con nuovi miti. È errato aspirare a nuovi dei.

Come possono i fedeli liberarsi dalla passività della fede per auto trasformarsi in ricercatori?

Non c’è una regola valida per tutti. Il percorso di ricerca è personale. Prima di tutto il fedele deve comprendere che egli, come fedele, è soltanto un bruco che striscia per terra. Se vuole trasformarsi in farfalla e volare alla ricerca della luce, deve saper guardare in sé stesso. Ma nessun sacerdote saprà o vorrà aiutarlo in tal senso. E l’uomo comune, se non si sveglia, ha la tendenza ad aggregarsi in greggi.

Le vecchie regole, le vecchie religioni, le vecchie moralità, i vecchi ideali non sono più adatti ai tempi. Ma gli uomini, invece di rimuovere il vecchiume si afflosciano nel comodo gregge. Mentre le aspirazioni degli altri mirano a legare sempre più strettamente le loro opinioni al gregge ….i nostri sforzi tendono ad una vita da svegli sempre più perfetta; o per lo meno sempre meno imperfetta.

L’aspirazione delle masse e delle loro diverse ma uguali aggregazioni è il conservare e il proteggere l’attuale stadio di civiltà raggiunto dall’umanità. Per i risvegliati l’umanità è un continuo avvenire verso il quale tutti s’incamminano ed il cui aspetto non è noto ad alcuno, le cui leggi non sono scritte in alcun luogo. Ogni ricercatore ha come dovere e come destino il diventare interamente sé stesso e ritenere necessario che il germe della natura sia insito in lui e seguirne la volontà affinché l’incerto futuro possa trovarlo pronto ad ogni eventualità.

L’assenza di libertà è anche assenza d’amore.

La paura degli altri porta gli uomini ad associarsi secondo interessi e paure comuni, perdendo la propria individualità.

Ha paura chi non conosce sé stesso.

I presagi di un cambiamento vicino, l’annuncio di un’altra possibilità di vita, come un’isola nel mondo …. Forse un modello.

La conquista della ragione e il conseguente inizio del risveglio, se ci sono, sono una vera e propria investitura regale; l’iniziato ha conquistato la regina e può quindi sedersi sul trono regale per lavorare al proprio completo risveglio.

23 maggio 2014

Libertà, Morale e Virtù

Il Maestro Venerabile continua a domandare.

D: Dopo la risposta alla domanda che successe?
R: Il Maestro Venerabile mi chiese se fossi stato disposto a subire le necessarie prove per potere essere ammesso nell'Istituzione.
D: E voi?
R: Risposi affermativamente.
D: Quali prove subiste?
R: Prima delle prove fui fatto sedere. Mi dovevano essere preventivamente spiegati cosa fossero la Libertà, la Morale, la Virtù.
Libertà, Morale e Virtù
D: Cosa è la Libertà?
R: Per il Libero Muratore la Libertà è il potere di compiere o non compiere atti e azioni secondo la nostra volontà.
D: Qualunque atto?
R: No, solo quelle azioni che non sono in contrasto con la legge morale e la libertà altrui.
D: Cosa è la Morale?
R: Per il Libero Muratore la Morale è la legge naturale, universale ed eterna che guida ogni uomo intelligente e libero.
D: In che modo guida?
R: La Morale ci insegna i nostri doveri e i nostri diritti. Il Maestro Venerabile insistette sull'uso ragionato dei diritti in modo che non potessero trasformarsi in arbitrio.
D: Cosa intendete per uso ragionato dei diritti?
R: Il diritto temperato dal dovere.
D: A cosa si rivolge la Morale?
R: La Morale si rivolge ai più puri sentimenti del cuore per assicurare il trionfo della ragione e della virtù.
D: Cosa è la Virtù?
R: Etimologicamente la parola virtù significa forza. La Virtù quindi è la forza di adempiere in ogni occasione i doveri del proprio stato verso la famiglia e la società.
D: Come si pratica?
R: La Virtù si pratica con disinteresse. Molti uomini ci hanno insegnato che non si può essere fermati nella pratica della Virtù né da sacrifici personali né addirittura dalla morte.
D: Il contrario della Virtù?
R: E' il vizio, cioè ogni concessione all'interesse, personale o di parte, e alla passione a spese del dovere.
D: E' dunque da evitare?
R: Sì, è un pericolo contro cui armarsi con tutta la forza della ragione e l'energia del carattere. E' proprio per frenare le nostre passioni, elevarci al di sopra di interessi vili, calmare i nostri ardori antisociali e antimorali che ci riuniamo nei Templi della Libera Muratoria.
D: E' un lavoro importante.
R: Noi lavoriamo senza tregua al nostro miglioramento, perché è solo regolando le nostre inclinazioni e i nostri costumi che perverremo a dare a noi stessi quel giusto equilibrio che costituisce la saggezza, cioè la scienza della vita.

19 settembre 2009

4 Compagno

All'Apprendista vengono dati i mezzi per sgrossare la pietra grezza, cioè per organizzare il proprio lavoro, valorizzare gli aspetti volitivi, “attivi” ed iniziare l’esame della propria interiorità.

Ora gli vengono concessi nuovi strumenti per valorizzare anche l’altra faccia dell’uomo, cioè gli aspetti ricettivi e non razionali. Se l’Apprendista agisce sull’animus, il Compagno opera sull’anima, per elaborare la pietra fino a levigarla in modo che si inserisca perfettamente nell'Edificio che siamo chiamati a costruire, come viene ricordato dal Maestro Venerabile al termine del primo dei cinque viaggi, i cinque livelli del suo programma di lavoro.

Uso qui i termini animus e anima in un'accezione diversa dal cristiano e forse prossimo, ma non coincidente, a quello junghiano. Con animus indico la “parte maschile” e con anima la “parte femminile” presenti in ogni persona (con evidente riferimento anche all’animus della donna e all’anima dell’uomo). Il lavoro di completamento richiede a ciascuno di riappropriarsi anche degli aspetti contrari, che sono presenti ma sui quali non ha mai "lavorato", superando la differenza dei sessi (che non è solo fisica): così – in particolar modo – l’uomo dovrà riappropriarsi della sua parte femminile, la sua anima. E’ il compito del lavoro in secondo grado.

In termini simbolici, mentre l’Apprendista lavora sulla Forza, il Compagno lavora sulla Bellezza e sui rapporti tra Bellezza e Forza.

Anche il Compagno viaggia: il suo lavoro si svolge lungo un quintuplice percorso o, il che è lo stesso, lungo cinque percorsi-viaggi.

Nel primo viaggio usa un mazzuolo e uno scalpello, e gli vengono ricordati i cinque sensi affinché si rammenti che inizio del lavoro è la conoscenza di se stessi, ricercata partendo dal mondo sensibile e organizzata attraverso la duplice modalità degli strumenti in dotazione: la potenza del mazzuolo e il discernimento dello scalpello che permea di bellezza la forza di quello.
Il 1° viaggio si riferisce alla Levigatura della Pietra ed al perfezionamento della pratica del taglio, quindi utilizza Martello e Scalpello
Il 2° viaggio si riferisce al Marchio della Pietra o meglio all'arte della marcatura in quanto spiega come tracciare linee sulla pietra sgrossata, quindi utilizza Regolo e Squadra
Il 3° viaggio si riferisce al Trasporto della Pietra quindi utilizza Regolo e Leva
Il 4° viaggio si riferisce all'Edificazione quindi utilizza Piombo e Cazzuola
Il 5° viaggio utilizza infine Squadra e Compasso.
[Da Considerazioni sul Grado di Compagno dal sito www.loggia-rene-guenon.it/ sito/Studi.html].

Nel secondo viaggio gli vengono consegnati un regolo e un compasso. Gli viene insegnato che deve misurare ogni sua azione (misura indicata dal regolo) e aprirsi al nuovo (il non razionale) applicando su se stesso il compasso. Anche: misurare se stesso utilizzando uno strumento normativo (il regolo) e uno strumento “comprensivo” (il compasso).

Si può sostenere che il valore delle azioni compiute dipende oltre che dall’azione in sé anche dall’intenzione che vi lascia chi le compie.
L’intenzione che ci fa parlare o agire, ecco quello che decide del valore delle nostre parole o della nostra azione: la sola parola non è nulla, ove mancano le azioni.
[Hermann Oldenberg, Budda, Milano, 1937, p. 337].

Il principio pare valido e accettabile, ma si presta a qualche riflessione.
Apparirebbe dunque una morale relativa non solo ai tempi e ai costumi (la contestualizzazione delle leggi etiche non pare facilmente confutabile), ma anche alle differenti situazioni: lo stesso atto assumerebbe valenze diverse a seconda delle intenzioni di chi lo commette.

E’ un principio da approfondire, che non mi sento di accettare tout court, anche se il codice penale distingue per esempio tra omicidio intenzionale e non intenzionale.

E’ ben vero che l’uccisione del proprio simile, pur espressamente proibita dalla legge mosaica, è stata continuamente violata proprio da chi avrebbe dovuto seguirla; è ben vero che costoro hanno giustificato le uccisioni e le hanno rese moralmente accettabili, proclamando di agire a nome di un principio più elevato (Dio lo vuole! è un grido che troppe volte risuona nella storia da parte dei seguaci di qualunque religione).

Ma l’ammettere che nell’azione, e quindi anche nella sua conseguenza, resti una specie di impronta derivante dall’intenzione rende moralmente diverso un atto a seconda di chi lo compie. L’uccisione – tanto per fare un esempio – non è generalmente ammessa, ma viene ammessa l’uccisione in nome di qualcosa di accettabile: in guerra uccido il nemico del mio paese, uccido per difendermi da un aggressore, ma anche, nelle intenzioni della santa inquisizione, uccido per eliminare un nemico della fede e quindi dello stato. Anche quest’ultima azione, considerato il fine religioso e sociale non disprezzabile, deve essere giudicata alla stregua di chi uccide per difendersi?

Con un regolo ed una cazzuola l'Apprendista compie il terzo viaggio, che gli insegna a misurare ogni atto umano non solo in relazione a se stesso ma anche in relazione agli altri. La cazzuola infatti è lo strumento che permette di “realizzare” il rapporto costruttivo con i fratelli.

Qui vedo una metodologia costruttiva del primo Dovere, là dove viene citata la legge morale e subito dopo la Religione nella quale tutti gli uomini convengono, come se quella prendesse i fondamenti da questa. E' mia interpretazione degli Antichi Doveri, che i fondamenti della legge morale possano vedersi non nei princìpi divini delle religioni o della Religione universale quanto nella stessa Umanità che nasce dal confronto costruttivo degli uomini sugli uomini, applicando gli strumenti del mestiere (ecco l'importanza della cazzuola!). E' in pratica l'applicazione del principio comune a tutte le filosofie e sistemi etici e religioni di non fare agli alti ciò che non vorremmo gli altri facessero a noi (in Occidente lo si chiama cristiano, ma lo si trova ovunque, prima e dopo Gesù, da Confucio al Buddha, dal Giainismo a Gesù, a Seneca, a Voltaire, a Kant, ecc. - cfr. www.peacelink.it)

Nel quarto viaggio, compiuto con la squadra e il regolo, viene ricordato quello che sarà il momento più significativo del lavoro della Camera: posizionare la pietra correttamente nella costruzione, se avrà perseverato e appreso a regolarsi al “giusto” modo con squadra e regolo.

Il quinto viaggio è programmatico e di suggerimento. E’ a mani libere, per ricordarsi che gli strumenti non vanno mitizzati e universalizzati ma considerati come semplici utensili: una volta esaurito il loro compito vengono sostituiti con altri. Dovrà quindi imparare la regola della contestualizzazione.

Contestualizzare significa riferire un concetto al tempo e allo spazio, cioè alla situazione storica e geografica in cui quell'idea è nata. Ciò vale in campo sociale, ma anche in campo personale: ogni mio pensiero nasce da una esperienza legata al mio tempo e al mio spazio. Non esistono concetti slegati dalla contestualizzazione storico-geografica.

Per la prima volta nel cammino del libero muratore brilla la stella, che lo accompagnerà fino al termine del viaggio. Quando nasce un uomo nuovo sempre brilla la stella. Un esempio per tutti: la stella su Betlemme.

Ora quindi l’apprendista (formalmente neo-compagno, ma più che mai apprendista: non aveva tutti i torti quel massone che insegnava che l’apprendista diventa davvero apprendista quando bussa alla porta della camera dei compagni - così come il compagno diventa veramente compagno quando bussa alla porta della Camera di Mezzo) può pronunciare la Parola, non più limitarsi a compitarla.

Esaminata la simbolica dei viaggi, mi sento di affermare che il grado di compagno – erroneamente trascurato nella prassi delle massonerie contemporanee (forse qui sta una delle cause della crisi della massoneria) - propone al camminatore una prospettiva drammatica: come apprendista hai esercitato – gli dice – la tua “Forza” tentando di uscire dalla profanità, ora, come compagno, applica la tua “Bellezza” e distruggiti. Ricorda che costruire significa, per prima cosa, distruggere il vecchio. Al più puoi usare le tue macerie (ma non tutte!) per costruire l’uomo nuovo, il Maestro massone che scavalcherà la tomba di Hiram.

16 settembre 2009

3.8.5 La legge morale

E’ posta a base della Massoneria dal Primo Dovere.
Per parte sua il rituale del primo grado ribadisce:
La Morale è, per noi, la legge naturale, universale ed eterna che guida ogni uomo intelligente e libero. Essa ci fa apprendere i nostri doveri e l'uso ragionato dei nostri diritti e si rivolge ai più puri sentimenti del cuore per assicurare il trionfo della Ragione e della Virtù.
(Rituale di Iniziazione al Primo Grado del Goi, 1998 – riprende integralmente l’edizione del 1969).

Altre obbedienze riprendono sostanzialmente lo stesso concetto, collegando la morale all’universalità, con evidente traslato – a mio parere – dalla religione: si cambiano i nomi, ma la sostanza resta.

Non è mia intenzione procedere ad un’esame della morale e sulla sua possibilità di fondarsi sull'universale.
In molti sistemi etici infatti l’universale è garantito dal principio religioso e non dubito che anche il "sistema degli Antichi Doveri" ricada tra essi, avendo tassativamente escluso atei e irreligiosi.

Non fanno cenno gli Antichi Doveri a morali laiche e restano in ambito religioso, sia pure di quella nella quale tutti gli uomini convengono.

Il camminatore può accettarne la visione, ma è consapevole della necessità di superare tutte le contraddizioni del mondo, pure quelle legate al cosiddetto universale. Anche in una visione religiosa non può negarsi che i principi morali siano contestualizzati al momento storico e geografico, per cui ciò che duemila anni fa era accettato, oggi non lo è più.

Riporto un solo esempio relativo alla schiavitù. Nelle lettere di Paolo notiamo accettazione della schiavitù: Efesini 5 6: Voi, servi, ubbidite ai vostri padroni secondo la carne; 1 Corinzi 7 20-22: Ognuno rimanga in quella condizione in cui era quando fu chiamato. Sei stato chiamato quando eri schiavo? Non te ne preoccupare, ma pur potendo diventare libero approfitta piuttosto della tua condizione. Solo con papa Leone XIII (1878 - 1903) la Chiesa cattolica ha assunto posizione contraria alla schiavitù.

Anche chi pone i fondamenti della morale in cielo, si trova di fronte, nel corso dei secoli, a cambiamenti che fatica a giustificare (se la morale dipende dalla rivelazione divina allora non può mutare al trascorrere del tempo). Per limitarsi al cattolicesimo (la religione dominante nel paese dove viviamo), il Catechismo della Chiesa Cattolica ribadisce l’universalità della legge morale, "opera della Sapienza divina, (…) pedagogia di Dio "(cap. III, Art. 1, punto 1950), ma giustifica la sua completa inapplicabilità (punto 1974):
"I consigli evangelici esprimono la pienezza vivente della carità, sempre insoddisfatta di non dare di più. Testimoniano il suo slancio e sollecitano la nostra prontezza spirituale. La perfezione della Legge nuova consiste essenzialmente nei comandamenti dell'amore di Dio e del prossimo. I consigli indicano vie più dirette, mezzi più spediti e vanno praticati in conformità alla vocazione di ciascuno: «Dio non vuole che tutti osservino tutti i consigli, ma soltanto quelli appropriati, secondo la diversità delle persone, dei tempi, delle occasioni e delle forze, stando a quanto richiede la carità; perché è lei che, come regina di tutte le virtù, di tutti i comandamenti, di tutti i consigli, in una parola, di tutte le leggi e di tutte le azioni cristiane, assegna a tutti il posto, l'ordine, il tempo, il valore» San Francesco di Sales, Traité de l'amour de Dieu, 8, 6: Oeuvres, v. 5 (Annecy 1894) p. 75".
Viene quindi affermata l'immutabilità e universalità della legge morale ma si accetta la mutabilità della sua applicazione (contestualizzando la morale al tempo e allo spazio)

Quindi la legge morale di Anderson può non coincidere (di molto o di poco non importa) con la legge morale del secolo XXI.

Del resto le stesse Obbedienze massoniche hanno avuto comportamenti non conformi al primo Dovere: mi riferisco alla Massoneria Prince Hall, nata dalla prima Loggia americana di colore l'"African Lodge", fondata a Boston dal nero Prince Hall. Nel XVIII secolo molte logge negli Stati Uniti erano chiuse ai neri (contravvenendo al terzo Dovere) e ancora oggi in molti stati "più influenzati dalla permanenza di un certo criptorazzismo...le Logge Massoniche sono monotonamente bianche" [Michele Moramarco, Nuova Enciclopedia Massonica, vol. 2, Reggio Emilia, 1989, p. 513].
Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.