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04 agosto 2026

Pensieri

 Lavoro di Loggia

Rito è ciò che è correttamente eseguito.

Nella Camera di Apprendista in che cosa consiste l’ordine che deve regnare?

Il nostro rituale è scorretto là dove ha invertito i pilastri della Forza (che deve competere al Primo Sorvegliante) e della Bellezza (che deve competere al Secondo Sorvegliante).

Il Maestro delle Cerimonie in realtà dovrebbe essere il Maestro del Rito. Infatti non ci sono cerimonie, ma solo riti: riti esoterici e riti essoterici.

E’ davvero il Primo Sorvegliante a dover chiudere la Loggia? In altre ritualità la Loggia è chiusa dal Maestro Venerabile, che esce per ultimo, mentre il Primo Sorvegliante esce per primo.

15 maggio 2026

Il «mio» Rito 2

 Si diceva che la Massoneria fosse la culla dell’individualismo e ricevette nel tempo feroci critiche per questo. Cioè sarebbe il luogo in cui si valorizzerebbe il singolo amplificando i legami massonici a scapito dei legami non massonici.

Niente di più falso. Certo l’individuo c’è, ma non predomina e non è predominato. Il Maestro Venerabile non è l’amplificatore del singolo né il livellatore del gruppo-loggia, ma l’operaio specializzato che riesce a “trarre” da ogni fratello il “succo” comune che rende “universale” il lavoro della Loggia intera. Il Maestro Venerabile, sorretto dalla sua scienza muratoria e dal suo intuito, affiancato dalla presenza attiva e partecipe dell’Oratore e aiutato dal Sorveglianti, che fanno il “lavoro sporco” di filtro tra il singolo fratello che presenta la sua pietra e la Loggia tutta, è l’aleph del lavoro e il garante dell’armonia di tutti. Ecco perché in Loggia aperta non possiamo e non dobbiamo essere disarmonici, dobbiamo essere e non apparire. Ecco perché in Loggia aperta non bisogna mai (e dico e sottolineo mai) né approvare né disapprovare un Fratello. Mai. Approvare vuol dire accogliere senza cernita; disapprovare significa contrapporsi e rifiutare.

E non bisogna mai (e sottolineo mai) applaudire. Nemmeno il Grande Questo o il Grande Quello.

L’applauso è rumore che sconquassa l’armonia. Se proprio si vuole sottolineare la peculiarità di un Fratello, ebbene, che si chieda una Batteria di Giubilo in suo onore e in onore del lavoro! Cosa ben diversa da un applauso profano: la Batteria è suono, assonanza, armonia; l’applauso è rumore, dissonanza, strepito.

Il rituale è il modo di renderci tutti in armonia per qualche tempo: per il tempo necessario, quello giusto e perfetto. E’ la sentinella che avvisa che le cose sono diverse da quello che appare: lo spazio e il tempo non sono più lo spazio e il tempo pur restando lo spazio e il tempo.

Chi è chiamato a svolgere funzioni rituali deve sapere ciò che fa, sapere cosa dire e come dire.

Non chiediamo che si sappia recitare a memoria il rituale come un attore la propria parte, ma almeno si sappia leggere senza stenti, e concentrati. Come disturbano i pss… pss… è a pagina 10, o a pagina 23 suggeriti al Sorvegliante distratto!… Come ci guadagneremmo tutti se il suggeritore sapesse tacere!

Per la concentrazione dobbiamo essere comodi, senza posture strane. E’ consigliata la seduta cosiddetta faraonica. E’ adatta al lavoro, non al riposo. La fatica non aiuta la concentrazione.

Una volta, durante un rito (non muratorio) un bello spirito pretese che i lavori procedessero con i partecipanti in piedi a braccia alzate per accogliere gli influssi dell’alto.

Mi parve quasi un ritornare alla scuola elementare: il maestro puniva i bambini indisciplinati facendoli stare per un poco di tempo in piedi a braccia alzate (a quei tempi a scuola si usava anche questo).

In quella postura non riuscii a trovare la minima concentrazione, e nemmeno gli altri; tanto che chiedemmo di non ripetere più l’esperimento.

Fu allora che capii la necessità di una postura adatta. Ci si può concentrare anche con esercizi fisici, anche estremi, ma allora la via non è più muratoria.

Infatti se nel rituale cambia qualcosa, anche minima (una parola, una invocazione, un gesto), in realtà cambia molto. Moltissimo.

Invece si deve essere attenti a non cambiare e attivi nel praticare: nessuno assiste, ma tutti debbono praticare.

Ricordo una volta una tornata alla quale partecipavo per così dire per dovere istituzionale: ero l’Ispettore di Loggia.

Al termine, uno dei presenti si complimentò per la serata: era venuto stanco dopo una giornata di lavoro – disse – e in Loggia si era ritemprato e usciva contento e riposato.

Caro Fratello – lo ripresi, forte anche del mio ruolo verso di lui (fui uno dei suoi tegolatori) – in Loggia si viene riposati e si va via stanchi, sporchi e affaticati per il lavoro compiuto, come il muratore dopo una giornata passata nel cantiere alle intemperie del tempo. Se te ne vai riposato vuol dire che non hai lavorato. Se eri stanco prima della tornata non avresti dovuto venire ma rimanere a casa a riposarti.

Concludo con una citazione di Antoine de Saint-Exupéry sulla quale consiglio di riflettere.

Il piccolo principe ritornò l'indomani.

"Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora", disse la volpe.

"Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell'ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore... Ci vogliono i riti".

"Che cos'è un rito?" disse il piccolo principe.

"Anche questa è una cosa da tempo dimenticata", disse la volpe. "È quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un'ora dalle altre ore. C'è un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedì ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedì è un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza.

Così il piccolo principe addomesticò la volpe.

E così noi dovremo addomesticare la nostra volpe.



05 maggio 2026

Il tempo... e il resto 4

Continuano le mie riflessioni sul tempo 


Anche Zeus però è stato detronizzato e un altro Dio ha preso il potere destrutturando il suo mondo e trasformandolo in qualcosa di diverso.

Mi domando se questo nuovo Dio sia il dio definitivo oppure un altro dio prima o poi prenderà il suo posto destrutturando ancora il nostro mondo.

Gli archetipi deteriorati

Archetipo proviene dal greco ἀρχε = principio, origine e τύπος = modello.

Il termine ha molti sensi. Qui intendiamo le immagini primordiali contenute nell’intimo nostro e della nostra comunità, quello che Jung ha chiamato inconscio collettivo, che riunisce le esperienze della specie umana e di ciò che la precedette, e costituisce la simbolica di favole, leggende e sogni.

Sono i nostri totem comunitari, quelli la cui bellezza ci da forza e vigore.

Anche noi massoni li abbiamo, primo fra tutti Hiram, l’architetto del Tempio di Re Salomone.

Cosa succederebbe se Hiram non fosse più il nostro archetipo? La risposta è molto semplice: la Massoneria sarebbe diversa.

S. suggerisce che la crisi in cui la società versa dipenda dalla distruzione degli archetipi universali della nostra vita, quelli in base ai quali riusciamo ad incanalare le nostre attività mentali e spirituali. M. soggiunge che archetipi “forti” producono persone forti e corrette, il contrario di quelle che si appoggiano ad archetipi deboli o inconsistenti.

Sono affermazioni forti ma sensate e realistiche. Molte “confusioni” della nostra società hanno proprio lì le cause del “disordine” o almeno le più significative. La stessa situazione attuale della Massoneria indica la "sconoscenza" (il termine anomalo credo sia il più significativo) dell’archetipo Hiram.

Gli archetipi dipendono dalle esigenze di uomini e comunità (tribù, clan, gruppi, etnie,…) e seguono i loro destini: banalmente detto, camminano con le gambe degli uomini.

Quando i gruppi si attenuano o non ci sono più, gli archetipi non camminano più e un poco alla volta sbiadiscono. E se i gruppi sono troppo numerosi? Gli archetipi si rafforzano o perdono vigore annacquandosi o frantumandosi?

Le conseguenze dello smorzamento degli archetipi sono davanti ai nostri occhi.

Le “esigenze” spirituali e psichiche dell’uomo rimangono, i canali di esecuzione o di sfogo invece sono cambiati o, peggio, non ci sono più. Così se l’acqua in piena di un fiume non incontra bacini di contenimento ove defluire, il fiume esce dall’alveo e allaga tutto. E’ una semplice legge fisica e naturale.

Durata

Il primo incontro dell’uomo con il tempo è la durata o – dal punto di vista umano – l’attesa.

Il bimbo che avverte lo stimolo della fame deve attendere il “tempo giusto”. Si trova suo malgrado a fare i conti con il tempo-durata. Il bambino che vuol diventare grande deve aspettare.

L'uomo cinico pretende di insegnare: la vita è solo lunghe attese.

Cinico: da cinismo, i filosofi greci che volevano combattere le grandi illusioni.

Illusione? Speranza? Oppure finzione oppure funzione utile per vivere in questo mondo?

Il non cinico obietta: non è criminale togliere le illusioni? Non servono a vivere meglio?

Ma: sono illusioni o speranze?

Qualcuno afferma che le utopie di oggi saranno la realtà di domani. Illusione o speranza?

*

In fisica durata è una quantità ben definita: la durata di un intervallo di tempo dal tempo A al tempo B è la differenza dei due tempi B – A.

Nella nostra vita di tutti i giorni invece non è così semplice. Al bambino che ti chiede quanto tempo ci vuole per diventare grandi cosa rispondi?

Un tempo avrei risposto: Lo diventerai. In seguito avrei aggiunto: Lo diventerai presto e successivamente avrei completato con: Anche troppo presto. Oggi direi: Non fai in tempo a dirlo e sei già grande. E non gli posso dire, guccinianamente:

La paghi tutta, e a prezzi d’inflazione, quella che chiaman la maturità...

Ovviamente il bambino rifiuta queste risposte e, dal suo punto di vista, ha ragione. Ma dal mio punto di vista sono risposte corrette. La differenza è tra la prospettiva di chi chiede e quella di chi risponde. I numeri spiegano tutto. Per un bimbo di dieci anni giungere all’età adulta di (diciamo) venticinque anni significa attendere un tempo pari ad una volta e mezzo la sua vita, mentre dal mio punto di vista lo stesso tempo è solo un quinto della mia. Per me la stessa attesa di una volta e mezza la mia vita mi porterebbe al secolo seguente, un’ottica priva di significato.

Tempo di Loggia

I lavori di Loggia cominciano a mezzogiorno e subito mezzogiorno non c’è più. Ne siamo sicuri? Certo, il Secondo Sorvegliante è molto scrupoloso nell’osservare il corso del Sole: da provetto ufficiale del tempo controlla, scandisce il lavoro, ed avverte del mezzogiorno e della mezzanotte.

La tornata è finita.

Finire viene dal latino finis = fine, da una radice find che ha il senso di dividere, fendere. Quindi fine è il punto di divisione, di termine tra il prima e il dopo, tra il dentro e il fuori.

Tornata finita, terminata. Punto.

E’ veramente terminata?

I nostri lavori durano mezza giornata, da mezzogiorno a mezzanotte. Lo sappiamo.

Si comincia a mezzogiorno, si lavora quindi nel pomeriggio, e si termina a mezzanotte.

Concentriamoci ora sull’apertura.

Il Maestro Venerabile apre i lavori della (di questa e solo di questa) tornata.

Ma è come se contemporaneamente riassumesse (riassumere: teniamo presente questo verbo che per sua conformazione si riferisce sempre a qualcosa d’altro) tutte le precedenti aperture della nostra Loggia. Il Segretario lo ricorda a tutti.

Una “super-apertura” quindi? Beh, forse sì, almeno un poco. Tanto più che in quel breve rito si possono pensare le aperture di tutte le Logge del mondo (almeno quelle che usano lo stesso rituale).

Come è possibile? Il tempo e lo spazio hanno “proprietà” molto strane...

*

Dal punto di vista della Loggia, ad ogni apertura segue la corrispondente chiusura. Anche ad ogni chiusura segue una corrispondente apertura o, meglio, ri-apertura. Ma per noi è significativo (accanto alla qualità del lavoro) il tempo tra apertura e chiusura, cioè la “durata” dei lavori.

Durata è caratteristica essenziale di uno dei simboli più significativi ma sul quale poco o nulla si lavora: la scala curva. Durata indica il tempo che si impiega per salire e... scendere!

Simbolo essenziale, la scala curva. Nella ritualità anglosassone (Emulation, Duncan) la scala curva porta dall’atrio del Tempio di Salomone alla Camera di Mezzo (sopra il Tempio) ove vengono pagati i Compagni di Mestiere. Infatti nei cantieri dei massoni operativi gli Apprendisti non ricevevano un salario ma solo una razione settimanale di grano, vino e olio e un tetto per dormire: oggi diremmo vitto e alloggio. Invece i Maestri così come li conosciamo noi semplicemente non esistevano: c’era un solo Maestro, il capo del cantiere, come alla costruzione del Tempio di Salomone c’era un solo Maestro, Hiram.

Perché nessuno parla mai di scendere dalla scala curva? Eppure, riscosso il salario, bisognerà pur uscire!

La salita e la successiva discesa portano a continui cambiamenti di punti di vista e di orientamento che permettono sorprendenti stimoli e pensieri. E’ un tempo bene impiegato.

Soprattutto la consapevolezza del simbolo curvilineo ci deve insegnare ad evitare il facile sentiero rettilineo dei luoghi comuni e spingerci su vie inesplorate e personali.

Attenzione anche ai luoghi comuni della Massoneria. Ce ne sono tanti e per noi sono i più subdoli perché spesso non ce ne rendiamo conto.


(continua)


09 marzo 2019

Il Compagno e la Cripta

Racconta il nostro rituale che l’Apprendista viene pagato alla Colonna Boaz e i Compagni alla Colonna Jakin.

Nella ritualità anglosassone invece l’Apprendista viene pagato in natura con vitto e alloggio e il Compagno nella Camera di Mezzo, alla quale si accede dall’atrio del Tempio salendo una scala curva controllata alla base dal 2° Sorvegliante e in cima dal 1°.

I Sorveglianti permettono il passaggio solo dando la Stretta di mano (il nostro Toccamento) e pronunciando la Parola di Passo (che appunto l’Apprendista, non dovendo riscuotere nessun salario, non possiede).

Il Compagno quindi per essere pagato deve salire e cambiare continuamente, nella salita, punto di vista.

I Compagni e i Maestri sono gli effettivi costruttori del Tempio di Salomone costruendo secondo il disegno del Maestro Architetto Hiram.

La costruzione parte dal basso, dalle fondamenta. Ma mentre si scavano le fondamenta si scava pure un altro elemento della cattedrale: la cripta.

Il simbolo della cripta del Tempio è molto suggestivo.

Anche se non è presente nel Tempio di Salomone diventa elemento architettonico comune dal medioevo in poi: dalla piccola stanza sotterranea sotto l’altare si passò ad ambienti sempre più ampia. Vi si pregava o seppellivano le spoglie di santi.

Una forte indicazione sulla cripta ci viene dalla leggenda dei gradi criptici:

l’ingresso della cripta è nelle stanze private di Re Salomone;

il nuovo entrato può essere accettato solo con la condanna ed esecuzione della sentinella che mal sorvegliato perché il numero dei componenti di un Concilio è fisso e non può essere aumentato;

sotto l’altare verrà sepolta la Parola in caso di impossibilità a trasmetterla ai nuovi adepti;

nella cripta vengono depositati i tesori identitari (libro della Legge, un vaso di manna e il bastone di Aronne).

Nella cripta del Tempio vengono quindi conservati gli oggetti preziosi; viene conservata anche la Parola di Maestro, sotterrata proprio sotto l’altare: la cosa più preziosa per un Libero Muratore.

Ma c'è altro.

C'è altro?  Cosa c’è nella mia cripta?

Ci sono tante cose.

Innanzi tutto le mie aspirazioni: quello che vorrei essere e non sono. Ma anche quello che non vorrei essere ma ancora sono.

E poi quello che ho scartato e rifiutato e quello che cerco di tenere a bada, sotto controllo.

Una specie di ripostiglio strano, la mia cripta, dove puoi trovar di tutto.

Una specie di “luogo magico” come certo è la cripta della cattedrale. Fulcanelli annota (Mistero delle Cattedrali, p. 61):

In questo luogo basso e umido e freddo il visitatore avverte una singolare sensazione che impone il silenzio: quello della potenza unita alle tenebre. Qui siamo nell’asilo dei morti…

 Ma qui ci troviamo di fronte alla Madonna Nera. Chi muore nasce da qualche altra parte, allegoria di un cambiamento di vita (appunto: nuova vita)

Spesso mi immagino il mio interno come un mare.

Immagino un paesaggio marino, un mare calmo con piccole onde sulla battigia, ma l’atmosfera è giallo-livida, non idillica. Pesciolini guizzanti e uccelli in un cielo senza nuvole. 

Non avverto il senso di pace, quanto una calma che potrebbe terminare da un momento all’altro. Ho la sensazione che gli uccellini che svolazzano e i pesciolini guizzanti siano solo l’aspetto di facciata, che dietro nasconde altro.

Grandi uccelli e grandi pesci, sì, ma anche predatori. E giù nelle profondità del mare, mostri terribili, che non voglio stuzzicare: non saprei come difendermi.

Perché ci sono nelle nostre limacciose profondità esseri che non vorremmo mai fossero lì? Non so.

Credo sia una caratteristica dell’uomo. Forse sono gli eredi dei primi uomini che ci siamo lasciati alle spalle, l’Australopiteco, l’uomo di Neanderthal, il Cro Magnon.

Chissà? Forse sono l’eredità di antenati che vissero in ambienti ostili e difficili, dove un nulla faceva la differenza tra la vita e la morte.

Non abbiamo l’inventario di ciò che c’è nella cripta, ma possiamo cercare di capirne qualcosa ripercorrendo a ritroso la via succlla quale ci incamminammo nel passato.

Un bardo dei nostri giorni, Giorgio Gaber, è riuscito a parlare dei Mostri che abbiamo dentro.

I mostri che abbiamo dentro
che vivono in ogni uomo
nascosti nell’inconscio
sono un atavico richiamo.

I mostri che abbiamo dentro
che vagano in ogni mente
sono i nostri oscuri istinti
e inevitabilmente
dobbiamo farci i conti.
............
I mostri che abbiamo dentro
ci spingono alla violenza
che quasi per simbiosi
si è incollata
alla nostra esistenza. 
……...
I mostri che abbiamo dentro
ci ispirano il grande sogno
di un Dio severo e giusto
col mitico bisogno
di Allah e di Gesù Cristo.

I mostri che abbiamo dentro
ci inculcano idee contorte
e il gusto sadico e morboso
di fronte a immagini di morte.

La nostra vita cosciente
la nostra fede nel giusto e nel bello
è un equilibrio apparente
che è minacciato
dai mostri che abbiamo nel nostro cervello.
….....
I mostri che abbiamo dentro
che vivono in ogni mente
che nascono in ogni terra
inevitabilmente
ci portano alla guerra.

02 novembre 2015

Ricreazione

Il nostro Rituale di Primo Grado prevede che all'uscita del Neofita dal Tempio il Venerabile conceda tre minuti di ricreazione, "visualizzati" dal distacco sull'Ara di Squadra e Compasso che restano sul Libro (ma, appunto, senza toccarsi).
“Analogo” rito non è, nel Rituale, previsto per le corrispondenti situazioni in Secondo e Terzo Grado all’uscita del neo Compagno e neo Maestro per l’istruzione. Perché? Non spremiamoci troppo le meningi, la risposta può essere molto semplice: non attribuiamo a cause esoteriche o simboliche ciò che può essere completamente descritto dalla dimenticanza del massone. Probabilmente – ritengo – le rettifiche (purtroppo spesso avvenute non in base ad una visione organica ma separatamente) furono effettuate per il Primo Grado e rinviate per gli altri Gradi.
Come avviene la sospensione dei lavori?
Nel nostro Rituale all'uscita del Neofita dal Tempio per l'istruzione il Venerabile comunica la ricreazione di tre minuti. (anni fa il Rituale si limitava ad annunciarla senza specifici atti rituali).


M. Ven. Fratello 2° Sorvegliante, concedo alla Loggia tre minuti di ricreazione.
2° Sorv. (batte un colpo di maglietto) ● Fratelli, il Maestro Venerabile concede alla Loggia tre minuti di ricreazione.
M. Ven. (batte un colpo di maglietto) ● Fratelli, in piedi e all’Ordine.
Fratello 1° Sorvegliante, fate il vostro dovere.
Il 1° Sorvegliante si reca da solo all’ara, dà il Segno, stacca la Squadra dal Compasso, lascia il Libro aperto e torna al suo posto.
M. Ven. Fratelli, sedete.

La ripresa dei lavori avviene così.

 
M. Ven. (batte un colpo di maglietto) ● Fratello 2° Sorvegliante, che i Fratelli riprendano il loro posto.
2° Sorv. (batte un colpo di maglietto) ● Fratelli, ognuno riprenda il posto che gli spetta.
I Fratelli eseguono.
M. Ven. Fratelli, in piedi e all’Ordine. I lavori interrotti riprendono Forza e Vigore. Fratello 1° Sorvegliante, fate il vostro dovere.
Il 1° Sorvegliante si reca da solo all’Ara, dà il Segno, ricompone la Squadra e il Compasso in Grado di Apprendista e torna al suo posto.
M. Ven. Fratelli, sedete.
 
Per analogia lo stesso dovrebbe verificarsi anche in Secondo e Terzo Grado, ma - diciamo - viene lasciato alla libera iniziativa delle Logge.

Emulation

Anche la ritualità Emulation prevede una sospensione dei lavori.

SOSPENSIONE DEI LAVORI

M. Ven. (batte un colpo di maglietto) ●

1° Sorv. (batte un colpo di maglietto) ●

2° Sorv. (batte un colpo di maglietto) ●

M. Ven. Dignitari, in piedi.

Si alzano solo il Maestro Venerabile, il 1° e il 2° Sorvegliante.

M. Ven. - Fr. 2° Sorvegliante, che ora e?

2° Sorv. Mezzogiorno, Maestro Venerabile

M. Ven. Qual è il vostro dovere?

2° Sorv. Chiamare i Fratelli dal lavoro al riposo.

M. Ven. Vi sarò grato se vorrete provvedere.

2° Sorv. Fratelli, per comando del Maestro Venerabile, sospendete i vostri lavori e prendete il vostro riposo. Tenetevi a portata di voce, al fine di poter ritornare in tempo opportuno, cosicché ne risulti profitto e piacere .

Il 2° Sorvegliante batte un colpo di maglietto (●) e alza la Colonnina.

II 1° Sorvegliante batte un colpo di maglietto (●) e abbassa la Colonnina.

Il Maestro Venerabile batte un colpo di maglietto (●).

Il Precedente Maestro Venerabile si alza e, senza togliere la Squadra e il Compasso., chiude il Volume della Legge Sacra; il 2° Diacono si occupa della Tavola di Tracciamento [il Quadro di Loggia]; tutti i Fratelli possono ora alzarsi e lasciare il Tempio.

RIPRESA DEI LAVORI

Quando tutti i Fratelli sono rientrati nel Tempio e sono seduti, il Copritore Interno chiude a chiave la porta

M. Ven. (batte un colpo di maglietto) ●

1° Sorv. (batte un colpo di maglietto) ●

2° Sorv. (batte un colpo di maglietto) ●

M. Ven. Dignitari, in piedi.

Si alzano solo il Maestro Venerabile, il 1° e 2° Sorvegliante.

M. Ven. - Fr. 2° Sorvegliante, che ora e?

2° Sorv. Mezzogiorno è passato, Maestro Venerabile

M. Ven. Qual è il vostro dovere?

2° Sorv. Chiamare i Fratelli dal riposo al lavoro.

M. Ven. Vi sarò grato se vorrete provvedere.

2° Sorv. Fratelli, per comando del Maestro Venerabile, il riposo è terminato. Vogliate riprendere il lavoro per 1'ulteriore adempimento dei nostri doveri Massonici.

Il 2° Sorvegliante batte un colpo di maglietto (●) e abbassa la Colonnina.

II 1° Sorvegliante batte un colpo di maglietto (●) e alza la Colonnina.

Il Maestro Venerabile batte un colpo di maglietto (●).

Il Precedente Maestro Venerabile si alza e apre il Volume della Legge Sacra controllando che la Squadra e il Compasso siano sistemati correttamente, quindi siede; il 2° Diacono si occupa della Tavola di Tracciamento [il Quadro di Loggia] del grado in cui i lavori sono aperti; quando tutto è completato il Maestro Venerabile siede; quindi siedono il 1° e il 2° Sorvegliante.


Non sono a conoscenza di sospensione dei lavori in altri sistemi rituali.
Probabilmente l'introduzione della pausa dei lavori fu suggerita ai nostri "ritualisti" proprio dall'Emulation, anche se l'azione del 1° Sorvegliante o del Precedente Venerabile è diversa: nel nostro stacca squadra e compasso (ma il compasso va lasciato aperto o chiuso?) lasciandoli sul Libro, nell'Emulation invece lascia stare squadra e compasso aperti e chiude il Libro (azione fattibile se si ricorda che in Emulation Squadra e Compasso vengono messi sulla pagina destra - secondo il punto di vista del Venerabile - del Libro, rivolto in modo che il Venerabile stesso possa leggervi). Nell'Emulation inoltre il procedere per la sospensione è un capitolo a parte che può essere inserito in ogni momento del lavoro rituale e in ogni grado a discrezione del Venerabile; nel nostro Rituale è previsto solo per quel particolare momento (dopo l'iniziazione) e per quello scopo particolare (l'istruzione del neofita).
In ogni caso è indicato un preciso atto che interrompe prima, e riprende poi, il corso dei lavori, che in un certo senso subiscono una specie di "frattura".
Durante la "frattura" è uso uscire dal Tempio (necessità fisiologiche, fumo,...). Altri passeggiano nel Tempio chiacchierando e intrattenendosi in lieti conversari.
Ricordo che negli anni Ottanta o Novanta ci fu una proposta di modifica del Rituale che prevedeva, senza sospensione dei lavori, l'istruzione del Neofita eseguita dal Maestro Venerabile entro il Tempio di fronte a tutti i Fratelli seduti in silenzio (appunto in ri-creazione). Non se ne fece nulla, purtroppo! Ma aveva un grande significato: la continuità dell'atmosfera dei lavori senza cesure.
Infatti una così evidente fenditura nel continuum dei lavori di iniziazione pare da una parte un controsenso e dall'altra una caduta della tensione dei lavori di iniziazione scaturita dalla partecipazione consapevole, attiva e continua dei Fratelli tutti che stanno partecipando ad un Rito, fondamentale non solo per il singolo iniziato, ma per tutti i partecipanti (il rito è rivolto anche, se non soprattutto, a loro!).
La "sospensione - frattura" dei lavori è la conseguenza del Rito: infatti quando "entra" un nuovo Apprendista o un nuovo Compagno (nella Camera di Secondo Grado) o un nuovo Maestro (nella Camera di Mezzo) è come se almeno per un momento straordinariamente si "apra la porta" per l'ingresso: il Copritore Interno si fa da parte e permette l'ingresso di chi non potrebbe entrare. Poiché costui non può entrare "normalmente", con la marcia adeguata e i gesti opportuni, deve allora entrare in un certo modo, accompagnato da chi di dovere, mediante una "iniziazione". E qui avviene la frattura. I Fratelli debbono lavorare "in un certo modo" attingendo alle loro "riserve di energia".
Ecco allora il senso della sospensione. Si sospende il lavoro collettivo di Loggia e in quell'intervallo il singolo Fratello compie individualmente la propria ri-creazione, attività individuale che ha lo scopo di ritornare allo "status quo ante" ultima iniziazione o, almeno, di "ricaricarsi". Altro che andare a fumare! La Massoneria è molto più profonda. Si rimane al proprio posto (ad eccezione di chi ha il compito di occuparsi di cose pratiche: cambiare arredi, accendere incensi, ecc. - e lo fa rapidamente e silenziosamente). Quando la ri-creazione termina, l'atto formale del 1° Sorvegliante ha lo scopo di richiamare tutti al lavoro collettivo. E da quel momento in poi i Fratelli si concentrano sul lavoro della Loggia: ripartono i lavori collettivi.
Questo è per me il senso della sospensione dei lavori e della ricreazione. Il lavoro muratorio è collettivo, la saldezza della catena dipende dalla saldezza dell'anello più debole: il Maestro Venerabile lo ripete spesso, ma nel nostro ambito è una "verità rivoluzionaria" e tutti lo debbono comprendere cercando non solo di non essere l'anello debole, ma aiutando il Fratello a non essere un punto di debolezza. La ri-creazione individuale che ogni Fratello compie durante l'istruzione del neofita ha anche la funzione di rafforzare il neo Fratello, che in quel momento è appunto l'anello più debole.
Ricordo che nella Massoneria Criptica, simbolicamente a numero chiuso, il nuovo entrato può appunto entrare perché la mancanza di un Fratello già entrato (venuto meno al proprio dovere e per questo sommariamente giustiziato) lascia libero un posto per il Neofita. Ciò in realtà impone una grande responsabilità, che deve emergere ad ogni livello: tu sei entrato perché un Fratello indegno è stato eliminato e ha lasciato libero proprio quel posto che tu ora occupi. La stessa responsabilità deve permeare ogni atto del Massone: potresti essere proprio tu il Fratello eliminato per liberare il tuo posto a favore di uno più degno di te; potresti essere proprio tu l'anello debole che mina la saldezza della catena.
Per rinsaldare la catena è allora necessario che ogni Fratello compia la propria ri-creazione. Assume quindi pieno significato il Rito della Catena Spezzata che la Nozzoli pratica ad ogni ingresso: è un modo "visibile" di rinsaldare il legame tra i Fratelli nel momento in cui un nuovo anello (che non deve essere debole) si inserisce e di mostrare che la ri-creazione sta avvenendo.
Un'ultima osservazione.
A me non piace il Rito di staccare squadra e compasso durante i lavori rituali: mi pare una contraddizione con la ritualità dei lavori, che si aprono, si svolgono, poi si chiudono.
Finché i lavori sono aperti squadra e compasso non possono essere mossi (se non per il passaggio ad altri Gradi). Non mi pare ci sia un senso nello "staccarli" se non alla chiusura dei lavori.
Preferirei un altro atto.
In apertura dei lavori il 1° Sorvegliante alza la sua Colonnina e il 2° abbassa la sua. In chiusura accade il contrario (atti che pure l'Emulation prevede alla Sospensorie dei Lavori). Perché?
Ho trovato una risposta che, se non vera, almeno per me è plausibile, e si richiama alle riunioni delle Logge inglesi vano in taverne e osterie nella prima metà del XVIII secolo.
Al tempo, per quanto ne sappiamo, le riunioni erano conviviali (la tradizione di mangiare in Massoneria vien da lontano, eh?). Al tempo l'unico obbligo rituale (oltre alla Tracing Board e pochi altri simboli) erano i cosiddetti Toasts, i sette brindisi ancora oggi praticati, che allora venivano fatti non in successione stretta ma "diluiti" durante la riunione-pranzo. Ho letto dell'ipotesi dei due Sorveglianti che per chiamare i Fratelli dal lavoro al riposo alzavano e abbassavano le due Colonnine: se la Colonnina del 2° era alzata e quella del 1° abbassata si mangiava perché i lavori erano sospesi; se invece la Colonnina del 1° era alzata e quella del 2° abbassata tutti si preparavano al brindisi, perché si era nella fase del lavoro rituale. E' ovviamente solo un'ipotesi, ma per me è molto suggestiva.
Non potremmo allora lasciare stare squadra e compasso e indirizzarci sulle due Colonnine, come del resto fa l'Emulation?
Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.