mercoledì 9 luglio 2014

I viaggi dei Maestri

I Maestri viaggiano alla ricerca del corpo di Hiram.

D: Che successe dopo?
R: Disteso nella bara non potevo vedere che ombre fluttuare. Seppi in seguito che il 1° Sorvegliante, i due Esperti, altri cinque Maestri e alla fine il 2° Sorvegliante si misero in viaggio alla ricerca di Hiram.
D: Perché dovettero viaggiare?
R: Sempre la ricerca significa viaggiare.
D: Avevate mai viaggiato?
R: Viaggiai come Apprendista quattro volte e viaggiai come Compagno cinque volte.
D: E ora quante volte viaggiaste?
R: Io non viaggiai affatto: furono i Maestri a viaggiare.
D: Che strumenti avevano i Maestri durante il viaggio?
R: I due Sorveglianti ovviamente impugnavano il Maglietto simbolo della loro Dignità. Gli altri Maestri invece erano muniti di spada, impugnata con la sinistra.
D: Come viaggiarono?
R: Compirono tre viaggi, il primo e l'ultimo in verso antiorario, il secondo orario.
D: Da dove partirono?
R: Da Occidente, e ritornarono ad Occidente dopo ogni viaggio.
D: Trovarono nulla?
R: A metà del terzo viaggio, alla luce del crepuscolo, il 1° Sorvegliante osservando un albero di acacia notò una sepoltura recente. Sicuramente ebbe un'intuizione: il Maestro Hiram avrebbe potuto essere sepolto lì.
D: Perché parlate di intuizione?
R: I Maestri sono a metà del terzo viaggio, probabilmente stanchi e scoraggiati; è il crepuscolo, la luce diminuisce e diminuisce contemporaneamente la possibilità di distinguere i particolari. Come può il Fratello avere individuato il luogo della sepoltura di Hiram se non in base ad una forte intuizione, suffragata poi da quel poco che si poteva ancora distinguere?
D: Cosa fece il 1° Sorvegliante?
R: Lasciò tre Maestri a guardia della tomba: i due Esperti ai lati presso la testa e il 2° Sorvegliante ai piedi, tutti e tre rivolti ad Oriente; con gli altri tornò a riferire al Venerabilissimo Maestro.
D: Se il 1° Sorvegliante lasciò a guardia tre Maestri e corse a riferire al Venerabilissimo allora era sicuro di avere scoperto la tomba di Hiram.

R: Non lasciamoci ingannare da eventuali discrepanze: le leggende vanno comprese non con la ragione, ma con il cuore.

domenica 6 luglio 2014

Hiram è morto

Il Compagno rivive la storia di Hiram.

D: Proseguite.
R: Mi sentii afferrare per le spalle, le braccia e le gambe e di peso deposto nella bara che nel frattempo era stata liberata (ma non me ne ero accorto). Mi disposero le mani nel Segno di Compagno, mi coprirono fino al collo con un panno nero e mi posero sulla fronte il Grembiule da Compagno.
D: Fecero altro?
R: Seppi in seguito che collocarono alla testa della Bara, un ramo di acacia e ai piedi una Squadra e un Compasso incrociati in Grado di Compagno.
D: Continuate il racconto.
R: Disteso nella bara udii il Venerabilissimo esclamare: “Così morì Hiram. Così deve morire il Compagno per poter rinascere Maestro”.
D: Dunque voi impersonavate Hiram?
R: Sì, me ne resi conto proprio in quel momento.
D: Come vi sentivate?
R: Mi sentivo strano. Non so descriverlo.
D: Come continuò la storia?
R: Il Venerabilissimo Maestro continuò a parlare: “Hiram è morto. Chi mai potrà sovrintendere ai Lavori della costruzione del Tempio?”
D: Parlò solo il Venerabilissimo Maestro?
R: No, a lui fece eco il 1° Sorvegliante: “La Parola è perduta”.
D: Non parlò nessun altro?
R: Solo il 2° Sorvegliante che completò la triplice esclamazione: “Profonde regnano le tenebre”.
D: Situazione drammatica!
R: Immediatamente dopo ci fu un'altra triplice implorazione.
D: Cosa?
R: Il 1° Sorvegliante aggiunse: “Che possiamo fare per ritrovare la Parola perduta?”
D: La disperazione era evidente.
R: Il 2° Sorvegliante ribadì: “Che possiamo fare per ridare la Luce al Tempio?”
D: Avevate detto triplice, ma sono solo due.
R: Il Venerabilissimo Maestro aggiunse qualcosa che mi fece pensare.
D: Perché vi fece pensare?
R: Perché non era una invocazione disperata, ma conteneva germi di speranza.
D: Cosa disse il Venerabilissimo Maestro?

R: Disse: “Non perdiamoci di coraggio. Cerchiamo i resti mortali del Maestro. La Sapienza che era in lui è eterna, e non può morire con lui. Insieme dobbiamo cercare di farla rivivere in noi. Viaggiate, Maestri, dall’Occidente all’Oriente, dal Settentrione al Meridione, finché non avrete trovato il luogo in cui è sepolto il Maestro.”

sabato 5 luglio 2014

Hiram

Il Compagno conosce Hiram.

D: Come vi avrebbe rivelato i segreti?
R: Rivelandomi la leggenda che li racchiude. 
D: Quindi vi raccontò una semplice storia?
R: Sì, una storia, ma non è così semplice. Il Venerabilissimo mi consigliò infatti di sforzarmi di considerarla un'esperienza vissuta interiormente e non una semplice storia.
D: Raccontate la storia.
R: Dunque il Venerabilissimo Maestro si alzò, mi venne davanti e mi disse di ascoltare la storia di Hiram, l'Architetto di Re Salomone che aveva avuto l'incarico di costruire il Tempio di Gerusalemme.
D: Così dunque imparaste la leggenda di Hiram. Volete riassumerla?
R: Certo. Hiram aveva diviso gli operai in tre categorie: gli Apprendisti, che ricevevano il salario presso la Colonna «Beth»; i Compagni, che ricevevano il salario presso la Colonna «Jod»; i Maestri, che ricevevano il salario nella Camera di Mezzo.
Ciascuna categoria aveva parole e segni segreti per mezzo dei quali gli operai si riconoscevano fra di loro e si facevano riconoscere per ricevere il salario secondo il tipo di Lavoro svolto.
Un giorno, tre Compagni, insoddisfatti del salario, ma non ancora meritevoli dell’aumento, complottarono tra loro e decisero di carpire la Parola Sacra al Maestro Hiram, di strappargliela anche con la violenza pur di poter accedere alla Camera di Mezzo e percepire il salario riservato ai Maestri.
Al tramonto, i tre Compagni si nascosero nel Tempio e aspettarono che il Maestro Hiram venisse, com’era solito fare ogni sera, ad ispezionare il Lavoro della giornata, appostandosi uno alla porta di Occidente, uno alla porta di Mezzogiorno, uno alla porta d’Oriente.
Quando Hiram venne, colui che era presso la porta di Occidente lo affrontò impugnando minacciosamente un Regolo: gli chiese la Parola. «Tu sai che io non posso rivelarla» rispose Hiram, e l’altro, allora, lo colpì alla gola, col Regolo.

Hiram, stordito, fuggì verso la porta di Mezzogiorno: ma colui che vi era appostato lo fermò minacciandolo con una Squadra. Con arroganza gli chiese la Parola: «Insensato!» gridò Hiram. «Non così io l’ho ricevuta! Non così si deve chiederla!». E l’altro, allora, gli vibrò un colpo al cuore, con la Squadra.

Gravemente ferito, Hiram cercò scampo trascinandosi verso la porta d’Oriente; colui che vi era appostato gli si parò davanti. Stringeva in pugno un Maglietto e, insensibile alle ferite del Maestro, anzi minacciandolo con lo strumento, pretese che gli venisse rivelata la Parola. Hiram non si lasciò intimorire e, pur sapendo che non sarebbe sfuggito alla morte, ebbe ancora la forza di rispondere: «Lavora, persevera, impara. Solo così avrai diritto alla maggior ricompensa!».
L’altro, allora, colpì il suo Maestro alla fronte, con il Maglietto... E lo uccise.

giovedì 3 luglio 2014

La bara

Il Compagno ha scavalcato la bara.

D: Che successe poi?
R: Sollevato dall'esito positivo della prova quasi non mi accorsi che i due Sorveglianti si erano avvicinati ai miei lati: il 1° Sorvegliante con una Squadra alla mia sinistra e il 2° Sorvegliante con un Regolo alla mia destra.
D: Non udiste altro?
R: Qualche altro rumore indistinto, ma non vi prestai molta attenzione. 
D: Perché
R: Ho già detto del mio sollievo nel non sentirmi più accusato. Ora cercavo di guardarmi attorno, ma non potei vedere molto.
D: Cosa vedeste?
R: Avevo già visto i paramenti neri alle pareti Nord e Sud. Avevo già visto il drappo nero che nascondeva l'Oriente. Ora mi accorsi che non solo l'Oriente era nascosto dal velario nero, ma anche l'Altare.
D: Cosa vedeste ancora?
R: Il Venerabilissimo Maestro era seduto di fronte a me su uno sgabello. Davanti a lui un altro sgabello con il Libro della Legge Sacra, Squadra e Compasso in una posizione che non conoscevo. Lì vicino un teschio debolmente illuminato. Sentivi quasi l'odore della morte.
D: Cosa accadde?
R: Il Venerabilissimo Maestro si alzò e si avvicinò. Mi trovai tra lui e i due Sorveglianti come all'interno di un triangolo. Poco più in là i due Esperti.
D: Cosa vi disse il Venerabilissimo Maestro?
R: Mi parlò con un tono completamente diverso: era ritornata la persona che conoscevo.
D: Cosa vi disse?
R: Mi rassicurò immediatamente confermando la fiducia che tutti avevano in me. Proprio così. Mi disse: "Noi - cioè tutti i Fratelli - abbiamo fiducia in voi...". Beh, ne fui sollevato...
D: Avevate quindi superato la prova?

R: Sì. Infatti il Venerabilissimo confermò che mi avrebbe rivelato i segreti del Grado di Maestro. Anche se non mi riconsegnò il Grembiule (ma lì per lì non vi pensai nemmeno, tanto era il sollievo di non essere più accusato).

mercoledì 2 luglio 2014

Il Compagno si volta

Finalmente il compagno ha il permesso di voltarsi. E si volta. E...

D: Cosa avete visto?
R: E' difficile rispondere. La Loggia era irriconoscibile. Non c'era più l'Oriente coperto da un immenso drappo nero. Buio dappertutto, tranne tre fioche luci. Il Maestro Venerabile era seduto su uno sgabello a ridosso del drappo. Ma ciò che attirava immediatamente l'attenzione era una bara sul pavimento e dentro un corpo esanime. Un Fratello, suppongo, morto drammaticamente, con i segni visibili della violenza subita: sangue dappertutto. I Fratelli sedevano smarriti; mi colpì il fatto che tutti avessero il Grembiule e le insegne indossate alla rovescia, dal lato nero. Solo in quel momento capii che il rovescio nero del Grembiule indica il nero della morte e il lutto dei Fratelli.
D: E voi?
R: Capii in un lampo le reticenti accuse e compresi l'atteggiamento dei Fratelli. Mi sentii colmo di tristezza per il Fratello morto, anche se non ne conoscevo ancora il nome, ma anche colmo di rabbia per le accuse che - lo sentivo! - mi erano rivolte. Anche se immediatamente mi venne il pensiero di urlare "Non sono stato io" compresi che sarebbe stato un atteggiamento inadeguato. Capii il senso della prova decisiva: la mia innocenza andava dimostrata perché solo superando la prova avrei potuto ritrovarmi Fratello tra Fratelli.
D: Quale fu la prova decisiva?
R: Il Venerabilissimo Maestro mi ordinò di procedere con i passi che conoscevo, la marcia di Compagno.
D: E poi cosa doveste fare?
R: Con la marcia di Compagno mi ritrovai davanti alla bara. La guardai, poi volsi lo sguardo attorno: mi sembrava una situazione irreale...
D: Che doveste fare.
R: La voce del Venerabilissimo Maestro fu perentoria, ma pareva meno tagliente, in un certo senso quasi di incoraggiamento: infatti si premurò di ordinare ai due Esperti di assistermi.
D: Come si svolse la prova?
R: In tre passi dovetti scavalcare la bara...
D: Superaste la prova?
R: Sì, certo. Il Venerabilissimo Maestro però ne volle la conferma dagli Esperti.
D: In che modo?

R: Chiese agli Esperti se avessi tremato nello scavalcare la bara e gli Esperti confermarono la mia saldezza.

martedì 1 luglio 2014

Ancora sulla soglia del Tempio

Continua il "processo" al Compagno che "ha osato" bussare alla porta della Camera di Mezzo.

D: Come no?
R: Il Venerabilissimo Maestro disse che non poteva escludere io fossi uno dei Compagni traditori che stavano cercando per punirli del delitto commesso.
D: Compagni traditori?... Delitto commesso?... Cos'era successo?
R: Lo seppi più tardi. Lì per lì mi si piegarono le ginocchia e mi si inceppò la lingua.
D: Perché?
R: Perché il Venerabilissimo Maestro ordinò (capite?: “ordinò”) al 1° Sorvegliante di esaminarmi le mani e mandargli il mio Grembiule perché lo potesse esaminare. “Forse – aggiunse con un tono di voce che mi raggelò – non è più degno di portarlo”. Togliere il Grembiule a un Massone significa cancellarlo dalla Massoneria!
D: Vi esaminarono le mani? Vi tolsero il Grembiule?
R: Certo. Il 1° Sorvegliante scese dal suo scanno e mi esaminò le mani. Poi mi tolse il Grembiule e tramite il Maestro delle Cerimonie lo inviò al Venerabilissimo Maestro. Ero ormai un Massone senza Grembiule.
D: E voi?
R: Ero sempre più preoccupato, anche se il 1° Sorvegliante assicurò che le mie mani erano pure.
D: E il Grembiule?
R: Finalmente uno spiraglio: il Venerabilissimo Maestro riconobbe che il mio Grembiule era senza macchia.
D: La situazione quindi stava migliorando?
R: Lo credevo, ma il Venerabilissimo Maestro mi smentì subito: Ora sottoporremo - disse - il Compagno alla prova decisiva.
D: E voi?
R: Immaginate la mia situazione. Sentivo di essere sospettato, ma non sapevo di cosa. Vedevo Fratelli di Loggia ergersi a giudici di un misfatto gravissimo, ma del quale non avevo cognizione. Capivo solo che non potevo limitarmi a dichiarare la mia innocenza ma dovevo pure dimostrarla; e ora mi si parlava di prova decisiva!
D: Quale fu la prova decisiva?
R: Giunse finalmente l'ordine tanto aspettato, ma - a questo punto - temuto: Compagno, voltatevi!
D: Vi siete voltato?

R: Sì.
Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.