30 giugno 2026

Il gallo canta

La mia Loggia lavora sul gallo.

Il gallo canta nel Gabinetto di Riflessione ma non è presente nella ritualità anglosassone. Del resto ape e alveare sono simboli significativi nella ritualità anglosassone, ma assenti in quella latina.

I Fratelli squadrano le proprie pietre.


Canta il gallo...

Il Candidato è condotto nel Gabinetto di Riflessione, ambiente chiuso, scuro, angoscioso. Sulla parete è rappresentato un gallo, che gli annuncia la luce.

L’incontro con il gallo avviene nelle viscere della terra, perché deve essere infuso nell’Iniziando vigilanza e coraggio nella ricerca.

L’episodio evangelico dell’annuncio di Gesù a Pietro (Prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte) indica che l’uomo con le sue angosce e i suoi timori rinnegherà la luce prima che arrivi la luce stessa.

Spesso diamo per scontato il senso del simbolo gallo, che ci incita al risveglio. Ma se non vogliamo essere svegliati?

Il gallo è un animale che indica il coraggio perché difende il suo territorio fino allo stremo. E’ usato anche in combattimenti, che terminano con la morte di uno dei due contendenti.

Che significa il canto del gallo nella prospettiva del massone?
Che significa quel qualcosa che permette di ri-aprire gli occhi e ri-vedere la luce?

Per me, nella mia vita massonica e no, ha mai cantato il gallo?

L’uomo è per sua natura addormentato.
Lo spiegano anche i Vangeli con i cosiddetti miracoli: ridare la vista al cieco significa far vedere in modo diverso; ridare l’udito al sordo significa far ascoltare ciò che non si era mai udito; ridare l’uso delle gambe significa la riappropriazione delle proprie gambe e saperle usare per camminare.

Il gallo, uccello sessualmente molto attivo, indica anche l’energia sessuale, una forza primaria.

La psicologia moderna riscopre simboli antichi: la relazione tra energia animale e percezione è analoga a quella tra il mercurio animale e il mercurio filosofico. Il mercurio “basso” può essere trasformato per la Grande Opera.

La trasformazione dell’energia è presente in tutte le tradizioni, occidentali e orientali.

Il gallo canta non solo all’alba per svegliarci, ma anche quando si accoppia.

Il gallo ci sveglia ogni mattino e ci ricorda che esiste un ciclo vitale.

Il gallo ammonisce nel Gabinetto di Riflessione chi sta redigendo il testamento: attenzione, rinascerai! E’ anche un messaggio di speranza.

Il lavoro comune fa crescere il massone e permette che il gallo canti. Contemporaneamente il gallo canta per la loggia tutta.

I cattivi Compagni 5

 

 Three Ruffians

Quinta parte


Ulisse e il Vecchio Copritore affrontano un problema fondamentale. La Parola perduta alla morte di Hiram è stata ritrovata oppure no?


Ulisse. Ho saputo che vi sono altri sviluppi della leggenda di Hiram.

Vecchio Copritore. Vi sono aspetti della leggenda di Hiram e della costruzione del Tempio che vengono sviluppati oltre il Grado di Maestro in Corpi rituali. E’ però importante capire che sono sviluppi, non varianti.

Ulisse. Credo sia questione fondamentale. Sono per così dire “episodi” aggiunti o sviluppati con maggiori particolari che comunque non contraddicono la narrazione principale.

Vecchio Copritore. Sì. E’ molto importante tenerlo presente perché in caso contrario viene meno l’aspetto universale della Massoneria.

Ulisse. Diversi gradi del Rito Scozzese continuano la storia di Hiram.

Vecchio Copritore. Il leitmotiv è la vicenda hiramitica. Ciascun grado ne sviluppa alcuni aspetti, tutti però nell’alveo tradizionale, che nessuno ha intenzione di modificare.
La vicenda di Hiram si sviluppa nei primi gradi della scala scozzese.
Dopo l’affidamento in custodia ai Maestri Segreti della tomba di Hiram (4° grado) si procede alla costruzione in un luogo nascosto e inaccessibile del mausoleo dove verranno poste le spoglie di Hiram. Il lavoro viene svolto dai Maestri Perfetti (5° grado).
Re Salomone ordina la ricerca degli assassini di Hiram affidandola a nove Maestri (9° grado), scelti per sorteggio essendosi tutti offerti. L’ordine è tassativo: i colpevoli debbono essere riportati indietro vivi per affrontare il giudizio del Re. Ma Jhaobert, uno dei nove, avendo scoperto uno degli assassini, Abiram, addormentato, lo uccide e lo decapita, contravvenendo agli ordini. Verrà comunque perdonato dal Re, in un primo tempo indignato per l’atto di barbarie e non di giustizia.
Gli altri due assassini di Hiram sono fuggiti nel regno di Geth. Re Salomone incarica quindici Maestri (10° grado) di una ambasciata al re di quel paese per la consegna dei due colpevoli. La richiesta è accolta, i due colpevoli vengono catturati e riportati a Re Salomone, che li giudica e condanna a morte.

Ulisse. Sostanzialmente cambiano solo particolari che servono ad florendam causam. Non c’è nessuna sostanziale novità.

Vecchio Copritore. Per trovare novità dobbiamo rivolgersi alla cosiddetta Massoneria dell’Arco Reale.

Ulisse. Ti riferisci a quella Massoneria dalle sfumature inglesi, irlandesi, americane?...

Vecchio Copritore. Il Tempio di Gerusalemme costruito da Re Salomone, nel quale tanta parte ebbe l’architetto Hiram, fu distrutto dopo quattro secoli dai babilonesi di Nabucodonosor, che deportò i cittadini di Gerusalemme a Babilonia.
Il Secondo Tempio di Gerusalemme nasce dalla ricostruzione del primo Tempio permessa dall’imperatore Ciro II che consentì agli Ebrei di lasciare l'esilio babilonese e ritornare a Gerusalemme sotto la guida di Zorobabele.

Ulisse. La costruzione del Secondo Tempio è lo scenario della leggenda dell’Arco Reale.

Vecchio Copritore. Dunque alcuni ebrei rimpatriati dall’esilio si offrirono come lavoranti alla costruzione del secondo Tempio. Durante la fase di sterramento per preparare le fondamenta dell’edificio trovarono in un locale sotterraneo un rotolo di pergamena, un blocco di marmo bianco a forma di doppio cubo su un lato del quale erano scolpiti diversi caratteri tra cui le iniziali dei tre Grandi Maestri che presiedettero alla costruzione del primo Tempio: e cioè Salomone Re d'Israele; Hiram, Re di Tiro e Hiram Abif.

Ulisse. Il secondo Tempio si vuole porre in continuità con il primo.

Vecchio Copritore. La storia continua. Sul doppio cubo di marmo c’è un vassoio e sopra vi sono ancora caratteri mobili con il nome del Vero Vivente Iddio l’Altissimo (così è chiamato nell’Arco Reale inglese l’Essere Supremo).

Ulisse. Questa è la leggenda insegnata nell’Arco Reale inglese (Sacro Arco Reale di Gerusalemme).

Vecchio Copritore. L’Arco Reale americano (Rito di York) narra una leggenda praticamente simile; in più nell’americano si è mantenuta la leggenda del Passaggio (lacerazione) dei Veli, che l’inglese ha perso per strada.

Ulisse. Sono ritualità molto simili.

Vecchio Copritore. Il senso di entrambi è uno solo: la Parola Perduta alla morte di Hiram è ritrovata.

Ulisse. La conseguenza mi pare sia che il Terzo Grado è incompleto.

Vecchio Copritore. Il Maestro Libero Muratore non conosce la Parola di Maestro, ma solo la Parola Sostituita. Il Terzo Grado è incompleto e il suo necessario completamento è nell’Arco Reale. Il Maestro dell’Arco Reale giunge a conoscere la Parola di Maestro.

Ulisse. Non c’è qualcosa del genere nel Rito Scozzese?

Vecchio Copritore. Nel 4° grado del Rito Scozzese il Candidato entra nel Tempio cercando la Parola; ciò vuol dire che nel Terzo Grado la Parola non era stata trovata. A lui si risponde: Purtroppo non è ancora stata trovata! Il Cavaliere dell’Arco Reale (13° grado scozzese) riesce a scoprire in un tempio sotterraneo il Nome Ineffabile (che per il Maestro dell’Arco Reale è la Parola Perduta) inciso su una colonna di bronzo, ma la chiave di lettura, incisa su una colonna di marmo erosa dalle acque del diluvio, è andata persa.

Ulisse. Perché la Parola di Maestro è smarrita?

Vecchio Copritore. Non certo perché non la si conosca ma perché (lo è stato detto, ma lo ripeto e la leggenda della Massoneria Criptica lo indica chiaramente) può essere trasmessa solo da tre Maestri insieme e se uno dei tre non c’è più, la trasmissione è interrotta e la Parola non si può tramandare.

(continua)


29 giugno 2026

Il viaggio sulla scala

La scala curva

Il Quadro di Loggia del 2° grado nella ritualità inglese rappresenta una scala, che permette di salire.

Anche la salita sulla scala è un viaggio.

Viaggiando sulla scala si è obbligati a cambiare continuamente il proprio punto di vista.

Viaggiando sulla scala si è obbligati a cambiare continuamente la propria altezza sull'orizzonte (punto di vista più "elevato"?).

Domanda: una volta arrivati (ammesso che si arrivi) in cima che si fa? Lo stesso impulso che ci ha spinto a salire ci deve allora spingere alla discesa per aiutare chi quella salita non è ancora riuscito a compiere.

I cattivi Compagni 4

 

 Three Ruffians

Quarta parte


Giustiziati i tre ruffians, Re Salomone si dedica alla ricerca del corpo di Hiram. Si pone il problema della Parola di Maestro. Che succederà con la scomparsa di Hiram?


Vecchio Copritore. Re Salomone aveva anche disposto, al ritrovamento del corpo, di osservare se vicino o sulle spoglie ci fosse qualcosa che richiamasse la Parola di Maestro oppure qualcosa di pertinente al Grado di Maestro.
I dodici vanno ancora per le quattro direzioni cardinali, divisi in quattro gruppi. Procedono lentamente alla ricerca di indizi o segni. Le ricerche sono lunghe ed estenuanti, e inconcludenti.
Dopo quindici giorni, uno del gruppo andato in direzione ovest, essendo più stanco degli altri, si siede sulla cima di una collina, a ovest del monte Moria, per riposare e rinfrescarsi. Nel tentativo di rialzarsi, afferra un ramo di acacia, che sorprendentemente gli resta in mano. Lì la terra è smossa. Chiama i compagni e scavano. Scoprono un corpo ormai in avanzato stato di putrefazione. Accanto c’è solo il gioiello di Hiram, che permette così di identificare il cadavere.

Ulisse. Re Salomone viene avvisato subito.

Vecchio Copritore. Re Salomone si consulta con Hiram, re di Tiro: non sanno se Hiram prima di morire si sia lasciato sfuggire la Parola.
Ma c’è una cosa che i Massoni italiani non conoscono. Era stato deciso tra Re Salomone, Hiram Re di Tiro e Hiram Abif che la Parola di Maestro sarebbe stata trasmessa al nuovo Maestro con la presenza contemporanea di tutti e tre.
Quindi in ogni caso, sia che Hiram Abif avesse mantenuto il segreto o lo avesse svelato, la Parola di Maestro era stata persa, a causa della sua morte. Salomone e Hiram re di Tiro decisero così di utilizzare da quel momento in poi come Parola la prima pronunciata al sollevamento del corpo: la Parola Sostituita sarebbe stata utilizzata in futuro come parola del grado di Maestro fino a quando sarebbe stata ritrovata la Parola giusta.

Ulisse. Quindi la Parola di Maestro che ci venne data alla nostra elevazione non è la parola giusta? Ma questo vuol dire che il Grado di Maestro non è completo ma bisogna ancora andare oltre?

Vecchio Copritore. Le tue sono domande fondamentali. Non rispondo ora. Qui mi limito a parlare di Hiram. Ma non dimentichiamo le domande.
Giunti alla tomba ormai aperta, Re Salomone e i Compagni vi si mettono attorno. Re Salomone ordina a uno dei Compagni di Mestiere di afferrare il corpo e tentare di sollevarlo. Non riesce: La carne si stacca dalle ossa per lo stato di avanzata decomposizione.

Ulisse. La carne si stacca dalle ossa. E’ tutto putrefatto.

Vecchio Copritore. Re Salomone ordina ad un altro Compagno di alzare il corpo, ma anche lui non riesce per lo stato di decomposizione del cadavere: E’ tutto putrefatto, si giustifica quel coraggioso che aveva combattuto le esalazioni della putredine.

Ulisse. E’ tutto putrefatto. La carne si stacca dalle ossa.

Vecchio Copritore. Re Salomone allora invita tutti ad una fervida preghiera. Con il suo diretto intervento e l’aiuto dei due Compagni coraggiosi, la storia termina come ogni Maestro Libero Muratore ben sa.

Ulisse. Ecco Hiram, qui tra noi.

Vecchio Copritore. Il corpo di Hiram fu quindi portato nel Tempio per una decente sepoltura e fu sepolto nella debita forma.

Ulisse. Hiram fu così sepolto tre volte: la prima, tra le macerie del cantiere, la seconda sulla cima di una collina a ovest del monte Moria, e la terza e ultima volta accanto al Santo dei Santi del Tempio di Re Salomone, il più vicino possibile permesso dalla Legge.

Vecchio Copritore. La storia non termina qui. La tradizione racconta che alla memoria di Hiram fu eretto un monumento costituito da una bella vergine piangente sopra una colonna spezzata; davanti a lei un libro aperto, nella mano destra un ramoscello di acacia, nella sinistra un’urna, dietro di lei sta il Tempo, che spiega e conta i suoi riccioli.

Ulisse. La colonna spezzata indica lo stato del Tempio (potrà mai essere completato?) e la ragazza piangente ricorda la prematura scomparsa di Hiram Abif; il libro aperto suggerisce che la virtù di Hiram è registrata nel libro della memoria a perenne ricordo.

Vecchio Copritore. Concentriamoci sul ramoscello di acacia nella destra. L’acacia ha un ruolo importante nella storia. L’acacia è una pianta spinosa: il suo nome deriva proprio dal raddoppio di aké, spina e invita a penetrare.

Ulisse. Penetrare, cioè andare oltre la materia, raggiungere il quid non materiale.

Vecchio Copritore. La ragazza nella sinistra tiene un’urna cineraria. La memoria ci ricorda da una parte il quid oltre la materia e dall’altra l’urna di Hiram, le cui ceneri furono sepolte finalmente in un luogo degno. Il tempo, la pazienza e la perseveranza compiono tutte le cose.

Ulisse. Fondamentale è la Parola.

Vecchio Copritore. Da quel giorno i Maestri sostituiscono la Parola ormai perduta con un’altra Sostituita, quella che noi tutti conosciamo, in attesa che quella giusta venga nuovamente riscoperta e possa ritornare ad essere la Parola di Maestro.

Ulisse. A me non è stato detto così.

Vecchio Copritore. E’ vero. Alcuni Maestri sono convinti che la Parola smarrita alla morte di Hiram sia stata ritrovata o sia ritornata con l’elevazione di Hiram dalla tomba.

(continua)


28 giugno 2026

Vieni, presto, andiamo!...

L'uomo viaggia - L'uomo deve viaggiare

L’uomo è al buio e cerca faticosamente la luce; sa che deve camminare e non si può fermare: prima o poi – spera – troverà la luce della conoscenza.

Il viaggio è il grande paradigma dell’umanità, nato dall’osservazione della natura: il sole viaggia, la luna viaggia, i pianeti, i grandi erranti, viaggiano. Si viaggia da Occidente ad Oriente e si viaggia da Oriente a Occidente; da Settentrione a Meridione e da Meridione al Settentrione. Si viaggia in discesa e si viaggia in salita: spesso scendere è condizione necessaria per salire.

Ognuno compie il proprio viaggio personale perché conduce al proprio centro.

I viaggi dell’Apprendista vengono svolti per purificare, quelli del compagno per costruire.

Chi ritorna dal viaggio si ritrova come in esilio in patria (Dante dovrà abbandonare la propria città, lo stesso Ulisse dovrà abbandonare la propria casa alla ricerca di un popolo che non conosca il remo).

Il viaggio è esperienza personale, ma il lavoro di Loggia suggerisce l’immagine di una prova da compiere come a bordo di una nave, cioè in armonia con gli altri. Come i rematori delle vecchie navi dovevano seguire all’unisono un certo ritmo, così il lavoro di Loggia è governato dal “ritmo della remata”.

I cattivi Compagni 3

 

 Three Ruffians

Terza parte


Ulisse e il Vecchio Copritore sono giunti al tentativo dei tre ruffians di fuggire dal porto di Jaffa. Non trovano imbarchi perché non conoscono la Parola di Passo. Sono così costretti a fuggire verso l'interno del paese in pieno deserto.


Vecchio Copritore. Sì, ma la storia è ancora lunga. Al cantiere il giorno successivo al delitto viene notata la scomparsa di Hiram Abif: mancano infatti i disegni che il Maestro lascia quotidianamente sulla Tavola da Disegno per continuare i lavori.

Ulisse. Iniziano le ricerche.

Vecchio Copritore. Re Salomone dispone indagini per trovare Hiram.

Ulisse. Ma Hiram non si trova.

Vecchio Copritore. No. Risultano però tre lavoranti assenti dal cantiere: Jubela, Jubelo e Jubelum.

Ulisse. Viene scoperta la congiura.

Vecchio Copritore. Si suppone qualcosa, poi confermata. I dodici Compagni, che avevano inizialmente partecipato al complotto ma poi si erano ritirati, si presentano al re e confessano la loro colpa implorando il suo perdono.

Ulisse. La verità quindi viene alla luce.

Vecchio Copritore. Sì. Re Salomone divide i resipiscenti in quattro gruppi e li manda nelle quattro direzioni cardinali alla ricerca degli assassini di Hiram.

I tre andati all’ovest, scendendo nei pressi del porto di Giaffa, scoprono che tre uomini, dall'aspetto di operai del Tempio, avevano cercato un passaggio per l’Etiopia, ma inutilmente non conoscendo la Parola di Passo per imbarcarsi.

Ulisse. La Parola di Passo non serve a scampare alla giustizia.

Vecchio Copritore. Re Salomone manda tutti gli ex-cospiratori alla ricerca degli assassini all’interno del paese, minacciandoli, in caso di fallimento, di giustiziarli al posto dei colpevoli.

Ulisse. Ricerca molto scrupolosa!

Vecchio Copritore. Finalmente i colpevoli vengono trovati e acciuffati. Puoi immaginare la soddisfazione e (perché no?) anche una sfumatura di sollievo nel riportare al Re i colpevoli della morte di Hiram.

Ulisse. Conosciamo tutti il seguito.

I Maestri sono tutti uguali?

Vecchio Copritore. No, non tutti: non i maestri Massoni italiani (solo chi proseguirà nel Rito Scozzese e non in questi termini) e nemmeno gli Emulation.

Ulisse. Quindi una divaricazione tra Maestri Massoni: non sono tutti uguali?

Vecchio Copritore. Ulisse, non ti rispondo. La domanda può avere sfumature di provocazione, ma io non conosco la risposta.

Ulisse. Proseguiamo.

Vecchio Copritore. Chi li ha scoperti racconta che, sedutosi a riposare dopo una giornata di ricerche sotto il sole cocente, udì lamenti provenire da dietro alcune rocce vicine.

La prima voce diceva: “Oh! Mi fosse stata tagliata la gola e strappata la lingua, e che il mio corpo fosse stato sepolto nella sabbia del mare, là dove la marea rifluisce due volte al giorno, prima di diventare responsabile della morte di un uomo così buono come Hiram Abif!”

Un’altra esclamava: “Oh! Che il petto mi fosse stato squarciato, il cuore strappato, e il mio cadavere posto sopra il più alto pinnacolo del Tempio, per essere divorato dagli avvoltoi, prima di acconsentire alla morte di un uomo così buono come Hiram Abif!”

Una terza lamentava: “Oh! Che il corpo mi fosse stato troncato in due, le viscere strappate e ridotte in cenere, le ceneri sparse ai quattro venti, per cancellare la memoria di un così vile, malvagio e miserabile come me. Ah ! Jubela, Jubelo, sono stato io a colpirlo più duramente di tutti: sono stato io che gli ha dato il colpo di grazia, sono stato io a ucciderlo!”

Ulisse. Rimorsi? Pentimenti tardivi?

Vecchio Copritore. Riconosciute le voci e chiamato i compagni, si sono impadroniti dei tre ricercati portandoli immediatamente dal re.

Ulisse. Rapidità.

Vecchio Copritore. I tre sono immediatamente giudicati. Vengono condannati e subito giustiziati. La pena avviene proprio secondo l’imprecazione esclamata al loro arresto.

Ulisse. Più che giustizia pare giustizia sommaria.

Vecchio Copritore. Non dobbiamo giudicare con il nostro metro, ma con il metro simbolico. Le scorie non si difendono in tribunale ma vengono semplicemente eliminate.

Ulisse. Infatti. Non siamo in un tribunale di uno stato democratico. Nel frattempo procedono le ricerche del corpo di Hiram.

(continua)

27 giugno 2026

I cattivi Compagni 2

 



 Three Ruffians

Seconda parte


Ulisse e il Vecchio Copritore continuano il loro dialogo sulla leggenda fondante della Massoneria. Sono giunti alla versione completa della storia hiramica,  raccontata dal rituale Duncan.  


Ulisse. Siamo nel pieno della costruzione del Tempio.

Vecchio Copritore. Di più. La costruzione del Tempio sta per terminare.

Alcuni Compagni di Mestiere temono che non verranno elevati di grado prima del termine dei lavori: come Maestri nei lavori successivi potrebbero ottenere un salario più alto.

Decidono quindi di chiedere al Maestro Hiram la promozione, cioè la Parola di Maestro.

Ulisse. E’ contro le regole. Le promozioni non vanno sollecitate!

Vecchio Copritore. Nella Massoneria speculativa le promozioni sono diventate quasi un diritto contribuendo così alla degenerazione della confraternita.

Possiamo immaginare le confabulazioni tra quei Compagni, le spinte ad agire, le remore ad un’azione che va contro tutte le regole. Infine un gruppo di quindici Compagni pare risoluto ad ottenere la Parola di Maestro, se non con la persuasione con metodi più spicciativi.

Ulisse. Metodi spicciativi implicano anche la violenza fisica!

Vecchio Copritore. Comincia così la grande cospirazione per estorcere i segreti al Maestro Architetto, anche a costo della vita di Hiram stesso.

Ulisse. Senza nessun dubbio o ripensamento?

Vecchio Copritore. Infatti riflettendo sulle conseguenze (l’atto avrebbe potuto terminare violentemente) dodici di loro recedono e solo tre continuano nel progetto eversivo.

Ulisse. Quindi in tre agiscono contro Hiram.

Vecchio Copritore. Hiram Abif ogni mezzogiorno, durante la pausa dei lavori e il cantiere è deserto per la ricreazione degli operai, si reca in quello che sarebbe diventato il luogo più sacro del Tempio, il Santo dei Santi, e lì onora Dio e disegna sulla Trestle-board (la Tavola da Disegno) il progetto che i Maestri avrebbero attuato l’indomani per continuare l’attività del cantiere.

Ulisse. Ottima occasione per un’imboscata!

Vecchio Copritore. I tre Compagni di Mestiere si appostano alle tre porte a sud, ovest, est delle corti interne del Tempio, e lì attendono Hiram Abif.

Ulisse. Un agguato vero e proprio.

Vecchio Copritore. Il Maestro, compiuto il suo lavoro, si dirige alla porta meridionale e lì Jubela, uno dei tre, gli chiede la parola di Maestro. Hiram rifiuta, ma l’altro insiste: tre volte ripete la domanda e tre volte ottiene un rifiuto. Contrariato, Jubela colpisce Hiram alla gola con un regolo da ventiquattro pollici.

Ulisse. Il primo colpo a meridione.

Vecchio Copritore. Hiram fugge e tenta di uscire dalla porta occidentale. Ma lì è appostato il secondo farabutto. Jubelo pretende i segreti e la parola di Maestro. Tre volte Jubelo ripete la domanda e tre volte Hiram rifiuta. Al terzo rifiuto, Jubelo colpisce Hiram al petto con la squadra.

Ulisse. Il secondo colpo a occidente.

Vecchio Copritore. Hiram allora tenta la fuga dalla porta a oriente. Ma lì c’è in agguato Jubelum. La scena si ripete con monotona drammaticità: tre le richieste e tre i rifiuti. Al terzo rifiuto, furioso, Jubelum colpisce alla fronte Hiram con un rabbioso colpo di mazzuolo uccidendolo.

Ulisse. Il terzo colpo a oriente. Tre porte. Tre per tre richieste, tre per tre rifiuti. Il risultato è scontato.

Vecchio Copritore. E’ pieno giorno, tra poco i lavori riprenderanno e il delitto sarà immediatamente scoperto. I farabutti nascondono il corpo nella discarica del cantiere ricoprendolo provvisoriamente di macerie.

Ulisse. Una sepoltura provvisoria.

Vecchio Copritore. I tre si ritrovano a mezzanotte per sbarazzarsi definitivamente del cadavere. Il posto scelto è sulla cima di una collina, ad ovest del monte Moria. Hiram è sepolto in una fossa scavata da est a ovest e profonda sei piedi. Sulla tomba mettono un ramo d’acacia per nascondere la terra smossa ma anche come segnale per un eventuale riconoscimento.

Ulisse. Nascosto definitivamente il corpo del delitto ora bisogna fuggire per salvarsi.

Vecchio Copritore. I tre si allontanarono in direzione del mare per fuggire dal paese.

Ulisse. Già, espatriare…

Vecchio Copritore. Purtroppo per loro al porto di Jaffa, riconosciuti come lavoranti del Tempio, non trovano imbarchi in quanto non conoscono la Parola di Passo che permette di partire. Non avendo altra scelta sono così costretti a fuggire nelle zone interne del paese.

Ulisse. Sappiamo che alla fine furono scoperti.

(continua)

26 giugno 2026

I cattivi Compagni 1

 

 Three Ruffians

Prima parte



Ulisse è stato elevato Maestro Muratore da pochi mesi. Continuamente riflette sul suo nuovo programma di lavoro e spesso ne parla con il Vecchio Copritore.



Ulisse. I three ruffians sono i tre farabutti che hanno ucciso Hiram, come è noto ad ogni Maestro Libero Muratore.

Vecchio Copritore. Il patrimonio simbolico non è univoco, per nostra fortuna.

Ulisse. Perché dici questo?

Vecchio Copritore. Non esiste un manuale del Massone che possa farti dire cosa è massonico e cosa non lo è. Non c’è quindi una versione uguale per tutti, ma sono presenti non poche varianti e discrepanze.

Ulisse. Non dirai che le differenze tra l’una versione e l’altra compromette il valore della figura di Hiram?

Vecchio Copritore. No, al contrario. Le differenze arricchiscono il simbolo perché indicano che ogni prospettiva contribuisce ad attribuire alla figura di Hiram particolari sensi che ne fanno apprezzare ancora di più la sua centralità.

Ulisse. La leggenda di Hiram è nota.

Vecchio Copritore. Nel nostro rituale è molto concisa e si fatica ad apprezzarne la potenziale profondità. Non è difficile ridurre l’intera vicenda a considerazioni morali.

Ulisse. Forse è stringata, ma mi pare completa: c’è tutto quello che deve esserci.

Vecchio Copritore. Ma forse un racconto così succinto non permette di apprezzarne la piena potenzialità.

Ulisse. Re Salomone incarica l’architetto Hiram della costruzione del Tempio. Hiram divide gli operai in Apprendisti, Compagni e Maestri, che vengono pagati in tre posti diversi: la colonna Beth i primi, la colonna Jakin i secondi e la Camera di Mezzo i Maestri.

Vecchio Copritore. Sì, molto sintetizzato. Altre versioni meno sintetiche spiegano che nella costruzione del Tempio furono impegnati tre Gran Maestri: Salomone Re di Israele, Hiram Re di Tiro e Hiram Abif, l’Architetto. Il cantiere consisteva di tremila e trecento Maestri, o Sorveglianti dei lavori; ottantamila Compagni di Mestiere, o tagliatori sui monti e nelle cave; e settantamila Apprendisti Accettati, o manovali. Tutti furono organizzati e disposti in modo tale che né invidia o discordia, né confusione potessero interrompere la pace e la tranquillità che pervase il mondo in quel periodo importante. Ognuno era pagato in base al lavoro e alle sue capacità: se un Apprendista era giudicato meritevole, veniva passato Compagno; e così il Compagno scrupoloso e attento al lavoro diventava Maestro.

Ulisse. Non è sostanzialmente una versione diversa.

Vecchio Copritore. E’ vero, ma ci sono particolari che stimolano ulteriori riflessioni.

Intanto alla costruzione del Tempio furono impiegati tre Gran Maestri: Salomone, re di Israele, Hiram, re di Tiro, e l’architetto Hiram Abif. Lasciamo perdere l’omonimia tra gli ultimi due. L’intervento collettivo ci dice che la costruzione travalica i confini nazionali: il Dio che si vuole onorare non è un Dio nazionale ma il Dio di tutti.

Ulisse. Quindi si mettono in evidenza le premesse dell’universalità massonica.

Vecchio Copritore. La ritualità anglosassone, a differenza della nostra, non prevede pagamento di salari agli Apprendisti (infatti a differenza di Compagni e Maestri gli Apprendisti non hanno parola di passo) i quali vengono remunerati in natura, cioè con vitto e alloggio e ovviamente istruzione. E’ solo con il passaggio dalla Massoneria operativa alla speculativa che, pare, anche gli Apprendisti abbiano diritto al salario.

I Compagni riscuotono il salario nella Camera di Mezzo, locale sopra il Tempio, al quale si accede salendo su una scala curva dal Portico. I Maestri invece ricevono il salario nel Santo dei Santi.

La Parola di Passo (una password ante litteram) serviva a salire sulla scala, la Parola del Grado a riscuotere quanto era dovuto.

Ulisse. Compagni e Maestri avevano Parole diverse.

Vecchio Copritore. La Parola di Maestro non è stata tramandata. Fu persa in circostanze drammatiche. La ritualità anglosassone ci spiega che noi conosciamo solo una Parola Sostituita. E ne spiega il motivo.

Ulisse. Ti riferisci alla Leggenda del Terzo Grado.

Vecchio Copritore. La versione più ampia della leggenda di Hiram è nel Rituale Duncan. I rituali Emulation e scozzesi delle massonerie latine (compreso il nostro) danno un racconto molto più succinto.




(continua)

25 giugno 2026

I nostri "pre"...

Pregiudizio

Dobbiamo andare oltre tutti i “pre”: pre-concetti, pre-giudizi, pre-supposti, ecc.

L'uomo è abituato a decodificare il mondo con lo strumento della logica e del linguaggio, ma non sa se la cosa percepita tramite i propri sensi sia percepita allo stesso modo da un altro uomo.

L'uomo non si è mai potuto vedere con gli occhi dell'altro: ciò che noi vediamo blu e chiamiamo blu agli occhi del nostro iterlocutore potrebbe essere ciò che noi chiamiamo rosso anche se è stato codificato come blu.

Non possiamo essere sicuri che ciò che diamo per certo sia esattamente ciò che vede l'altro.

Da qui la necessità della tolleranza e della fraternità.

Da qui nasce il lavoro prima dell'apprendista e poi del compagno: l'apprendista deve essere istruito e ricevere il metodo muratorio di codifica della realtà, il compagno deve imparare a leggere il mondo con gli occhi dell'altro.

Dopo avere imparato a vedere con gli occhi dell’altro, bisogna imparare a “sentire” con il cuore dell’altro.

Il Maestro

L'apprendista/compagno deve imparare a superare le posizioni individuali.

Solo così prenderà forza e vigore il Maestro che è in noi.

Solo così potrà disegnare l'acacia sulla tavola da disegno il Maestro che è in noi.

In molti c'è ancora un rapporto molto rigido con la realtà che porta spesso a concepire obiettivi estranei al lavoro che in effetti ostacolano e impediscono il lavoro.

Spesso anche in Loggia viene individuato un falso scopo.

Spesso anche in Loggia si demonizza ciò che non si capisce e non si vuole conoscere invece di sforzarsi di comprendere.

Molti uomini, massoni e non massoni, hanno bisogno di una strega da bruciare non di cose da capire.

24 giugno 2026

Il massone e il tempo

L'attimo

Il massone deve vivere l’attimo presente, non il passato non il futuro.

Ma come viverlo?

Non c’è risposta. Puoi solo cercare una soluzione al momento, durante i lavori della Loggia.

Non deve dimenticare che il Tempio è un edificio senza tetto. Il lavoro si svolge a cielo aperto, ed è appunto dal cielo (qualunque sia il senso del simbolo) che giunge sostegno e copertura.

Il libero muratore deve volgere gli occhi al cielo ma contemporaneamente tenere i piedi in terra.

23 giugno 2026

Fratellanza e amicizia

ARMONIA

La realtà del mondo è comune a tutti, massoni e non massoni e l'iniziazione è un diverso modo di prenderne coscienza.

Unità, armonia e fratellanza sono gli strumenti del lavoro.

La nostra consapevolezza è scintilla della consapevolezza universale; il singolo è parte del tutto e come tale deve cercare e sentirsi in armonia con il tutto: ferire gli altri è ferire se stessi.

La fratellanza non è semplice amicizia, ma la necessaria conseguenza dell’armonia universale. Se c'è anche amicizia allora i fratelli sono ancora più fratelli.

In questo senso ci sono fratelli anche i profani. Ma anche tra fratelli ci deve essere un minimo di cortesia e regole da seguire.


Il Maestro Venerabile in Loggia 4

Ulisse e il Vecchio Copritore concludono le riflessioni sul ruolo del Maestro Venerabile in Loggia.

Per una sana "igiene massonica" nessuno deve mai dimenticare che Maestro Venerabile è incarico a tempo determinato e non una specie di "supremazia" (sic!) sulla Loggia per sempre.

L'affabulazione sul Maestro Venerabile giunge al termine.


DE VENERABILE MAGISTRO POTESTATE

Parte quarta e ultima


Ulisse. Se ho ben capito il vecchio Venerabile è soddisfatto di avere svolto il suo compito ed è ben contento di non essere più lui il Maestro di Loggia.

Vecchio Copritore. Caro Ulisse, permettimi, per finire, due parole in libertà.
Abbiamo tenuto poco tempo fa l’Agape del solstizio in grande serenità, Ben opportune sono state le parole di un Fratello che ha volutamente e chiaramente sottolineato il ringraziamento di noi tutti ai Fratelli Apprendisti.

Ulisse. Mi sono parse parole molto opportune.

Vecchio Copritore. Infatti. Sono Fratelli che hanno svolto di buon grado il ruolo di “serventi” …

Ulisse. Appunto: non servitori!

Vecchio Copritore. ...Fratelli ai quali tutti noi dovevamo essere grati; e lo siamo effettivamente stati.

Ulisse. Tra noi non ci deve essere mai chi è “più”.

Vecchio Copritore. E’ il peggiore – passami il termine – peccato massonico!
Mentre ritornavo a casa il pensiero correva inevitabilmente alle sensazioni provate, a chi c’era e a chi non c’era, ma non come più o meno recondito rimprovero agli assenti bensì come pensiero di vicinanza per chi non ha potuto o per chi (anche questo è legittimo) ha ritenuto di non potere esserci.

Ulisse. Non capisco.

Vecchio Copritore. Sia chiaro: non c’è nelle mie parole nessun rimprovero di nessun genere. In questi tempi strani l’entusiasmo può attenuarsi.

Ulisse. Non dici sempre che gli uomini cambiano? E’ normale che cambino anche i Massoni.

Vecchio Copritore. Certamente. I miei pensieri andavano su come in questi ultimi secoli sia cambiato il punto di vista dei Massoni.
Noi oggi poniamo l’accento sulla categoria astratta e non sull’uomo che quella categoria vuole vivere. Così si parla di Chiesa (l’Istituzione) e non del singolo uomo o donna della Chiesa. Critichiamo la vecchietta (con sfumatura negativa: sempre donna! Sempre vecchia!) che accende un cero davanti all’immagine di un santo (come una specie di idolatria) e non cogliamo il suo modo (forse diverso dal nostro ma non per questo meno significativo!) di vivere la religione come più si sente di fare (mentre magari chi critica si sente superiore alle “pratiche” del culto religioso o almeno a “quelle” pratiche).

Ulisse. Quindi sostieni che noi parliamo di Massoneria e non del singolo massone che vuole (si sforza) essere massone.

Vecchio Copritore. Senza il massone non solo la “Massoneria” non esiste, ma nemmeno ha significato e senso; senza il massone la “Massoneria” è un “flatus vocis” inconsistente, una scatola vuota.

Ulisse. Io temo il vuoto, perché c’è sempre qualcosa che riesce a riempirlo!

Vecchio Copritore. Sì, proprio così. Gli “iscritti” alla Massoneria, spesso ignari del senso di essere massoni, non fanno che “riempire il vuoto non più massonico”. Di cosa lo riempiono?

Ulisse. Temo di conoscere la risposta.

Vecchio Copritore. Qual è il rapporto Loggia /Massone? Sì, certo, il Massone si forma in Loggia e senza Loggia il Massone non si fa. Ma anche: senza i Massoni la Loggia non esiste.

Ulisse. La Loggia c’è perché ci sono i Massoni che la formano e non viceversa.

Vecchio Copritore. Caro Maestro Venerabile, tu ci sei (esisti) perché c’è una Loggia che ti ha fatto Maestro Venerabile. Senza Loggia tu non sei nulla. La Loggia c’è perché ci sono i Massoni che la hanno fatta e la fanno esistere. Tu ci sei perché i Massoni ti hanno scelto e accettato (a tempo limitato! – non dimenticarlo mai) per un incarico (leggi bene e compita: in-ca-ri-co-a-tem-po-li-mi-ta-to!). Senza i Massoni, caro Maestro Venerabile, tu non solo non ci sei, ma nemmeno esisti.
Come nasce una Loggia? Un certo numero di Massoni, fissato dalla tradizione, decide di associarsi e dar vita a una nuova Loggia. Che poi la nuova Loggia scelga di aderire a un organismo super-Loggia (un Grande Oriente o una Gran Loggia) è problema secondario: la nascita e la vita della Loggia non dipende dall’appartenenza a questo Grande Coso (Oriente o Loggia o Altro che sia).

Ulisse. Lo vedo come punto fondamentale: la Loggia nasce dalla volontà dei Massoni di associarsi.

Vecchio Copritore. Ribadisco: perché una Loggia nasca ci devono essere i Massoni. Non è la Loggia a fare nuovi Massoni, sono i Maestri Massoni della Loggia che tramite il loro rappresentante (appunto il Maestro Venerabile di quel momento) fanno il nuovo Massone.

Ulisse. Ne sono convinto.

Vecchio Copritore. Tutto questo pensavo al rientro dall’Agape. I fratelli Apprendisti (scrivo con la maiuscola) non hanno svolto il ruolo di cameriere, al quale magari dai la mancia al termine perché è stato servizievole e bravo. No. I Fratelli Apprendisti sono stati essenziali. Senza di loro noi Maestri o maestrini o che altro saremmo stati lì, belli schierati nei nostri grembiulini, a… mangiar l’aria! Sono loro che hanno permesso ci sia stata un’Agape, non altro.

Ulisse. Un plauso agli Apprendisti.

Vecchio Copritore. Continuo. A essere pignoli si potrebbe pure dire che quei Fratelli presenti all’Agape (quelli, e non altri), durante l’Agape rituale stessa hanno dato vita a una nuova Loggia temporanea e si sono trovati, per la durata dell’Agape, confratelli di questa nuova Loggia. Quella Loggia è vissuta per una sola tornata ed oggi non c’è più; volendo, quei Fratelli, presenti a quell’Agape, con o senza altri Fratelli, potrebbero costituire un’altra Agape (o Loggia d’Agape, come si diceva una volta) alla prossima Agape.

Ulisse. Ma allora praticamente ogni tornata diventa una Loggia temporanea che vive solo per quella, e non altre, tornata!

Vecchio Copritore. La Massoneria come unicum organizzativo non è mai esistita prima del 1717; esistevano invece, da parecchi secoli, le Logge, indipendenti tra loro, che da operative avevano cominciato ad accettare anche chi non era del mestiere. Quattro di queste Logge si unirono nel 1717 a formare la Gran Loggia di Londra.

Ulisse. Quindi la Gran Loggia è nata perché c’erano preventivamente le quattro Logge.

Vecchio Copritore. Le quattro Logge hanno trasferito alcune prerogative proprie della Loggia alla Gran Loggia, che le ha ricevute e le esercita quindi perché appunto delegata dalle Logge.

Ulisse. Una delega incondizionata?

Vecchio Copritore. Una delega condizionata dalle Costituzioni, a tempo indeterminato, ma non irrevocabile. Senza le Logge la Gran Loggia non esiste; senza Gran Loggia le Logge esistono.
Questa è la tradizione muratoria. Gran Logge e Gran Maestri non fanno parte della tradizione muratoria, ma del costume muratorio post-1717.


22 giugno 2026

Il Maestro Venerabile in Loggia 3

Ulisse e il Vecchio Copritore continuano a riflettere sul ruolo del Maestro Venerabile in Loggia. Il Vecchio Copritore ha appena concluso : « Ci sono stati e ci sono Maestri di Loggia, nel linguaggio moderno Maestri Venerabili, incapaci di essere Maestri Venerabili. Se non addirittura deleteri per la vita della Loggia! ».

L'affabulazione sul Maestro Venerabile è giunta alla terza puntata.


DE VENERABILE MAGISTRO POTESTATE

Parte terza

Ulisse. Può succedere.

Vecchio Copritore. Essere Maestro Venerabile è un sottile percorso di equilibrio: né troppo vigore, né troppo poco. Insomma, non sei il capo dei massoni. Ma non sei nemmeno l’ultimo dei massoni.

Ulisse. Però sei – almeno per un po’ – il loro punto di riferimento.

Vecchio Copritore. Sì. Intanto essere punto di rifermento non vuol dire comandare. E’ una posizione molto delicata ed è fin troppo facile prevaricare sugli altri. E’ fuori posto il Maestro Venerabile troppo "iniziato": potrebbe diventare un despota. Ma è fuori posto anche il Maestro Venerabile troppo politico o troppo organizzatore: potrebbe fuorviare il lavoro di Loggia..

Ulisse. Una specie di: né troppo, né troppo poco?

Vecchio Copritore. Se mi passi il paragone, il Maestro Venerabile deve essere una specie di buon parroco di campagna.

Ulisse. Non capisco.

Vecchio Copritore. Chi è il buon parroco di campagna, almeno quello di una volta? Spesso l’unico che aveva studiato, che conosceva i parrocchiani, li aiutava anche moralmente con un consiglio oppure una semplice chiacchierata, ma fatta al momento giusto. Perché questo è importante: sapere che qualcuno c’è, non per chiedergli qualcosa, ma semplicemente perché c’è.

Questo è il profondo senso della solidarietà, proprio quello che manca oggi. Così io vedo il Maestro Venerabile.

Ulisse. Non carichi la figura di Maestro Venerabile di sensi che non sono suoi?

Vecchio Copritore. La mia risposta ti sembrerà monotona, ma è sempre quella: sì e no.

Ulisse. Ancora?

Vecchio Copritore. La risposta è sì, se intendi il Venerabile presidente di un circolo con l’obbligo di organizzarne l’attività e rappresentare il Circolo-Loggia. La risposta è no se intendi il Maestro Venerabile come deve essere.

Ulisse. Invece, a quanto dici, spesso non lo è.

Vecchio Copritore I padri fondatori hanno individuato dei ferrei controlli sul suo ruolo.

Ulisse. Sono stati previdenti.

Vecchio Copritore. Intanto ogni incarico di Loggia dura un anno e può essere rinnovato ma con ferrei limiti.

Ulisse. Quindi limite di tempo. E in Loggia aperta?

Vecchio Copritore. Il Maestro Venerabile ha il compito di vegliare sul comportamento dei Fratelli in Loggia, quindi ha il potere di concedere o togliere la parola a chiunque trascenda o esca dai limiti.

Ulisse. Un potere senza condizioni, a quanto pare.

Vecchio Copritore. Pure a lui può essere tolta la parola. L’Oratore ha la facoltà di intervenire se ritiene che vada oltre le leggi dell’Ordine.

Ulisse. Quel Maestro Venerabile che apostrofò in Loggia aperta un Fratello intimandogli di guardarlo negli occhi non fu interrotto dall’Oratore.

Vecchio Copritore. Sì, l’Oratore avrebbe dovuto farlo, ma non lo fece. Anche il Copritore Interno ha la facoltà di intervenire in Loggia aperta avvisando che la profanità è entrata nel Tempio, anche se in quel momento sta parlando proprio il Maestro Venerabile. Anche lui in quel caso avrebbe potuto avvertire, alla osservazione fuori posto del Venerabile, che la profanità era entrata in Loggia.

Ulisse. Ma non lo fece.

Vecchio Copritore. No, non lo fece. Posso supporre che l’Oratore avesse ritenuto astenersi da un gesto che avrebbe potuto suonare di attacco al Venerabile e quindi sarebbe stato interpretato come divisivo.

Ulisse. Una specie di slealtà nei confronti del Venerabile?

Vecchio Copritore. Molti sono i fratelli che intendono il Venerabile come il capo della Loggia. Non pensano che in Massoneria nessuno è capo di nessuno e tutti gli incarichi (non le “cariche”) sono temporanei. E’ proprio la durata temporanea la chiave di tutto, assieme ad un’altra fondamentale chiave: scaduto l’incarico il non più Venerabile ritorna ad essere come tutti gli altri. E’ proprio questo che molti non accettano: da “egregio” (ex grege = fuori dal gregge, in posizione preminente) ritornare come tutti gli altri “dentro il gregge”, non più in vista. Ma è proprio questa la grande forza della Massoneria: nessun Fratello è indispensabile, ma tutti sono utili!


(continua)

21 giugno 2026

Il Candidato alla Libera Muratoria

Chi bussa alla porta del Tempio?


Il Candidato che bussa alla porta del Tempio deve possedere una sua struttura interiore che gli permetta di affrontare il cammino: deve essere inizialmente interessato e deve essere "innocente come il bambino", quindi ricettivo e finalmente deve saper disegnare.

Chi non sa disegnare non può progettare.

Per ritornare bambini in età adulta è necessario possedere una spiccata “autonomia umana”.

Il recipiendario è umanamente già pronto?

La scelta dei fratelli che hanno accettato il profano è stata affrettata oppure oculata?

La risposta non è semplice, ma sicuramente per il futuro della Loggia è positivo porsi il problema.

Spesso il massone minus habens confonde il bussare alla porta del Tempio con la curiosità di sapere cosa c’è oltre la porta e non presta la dovuta attenzione al possesso delle qualità che il bussante deve avere.

Senza qualità (le famose qualificazioni dei "buoni costumi") è inutile bussare. L'eventuale ammissione si trasformerebbe in una esperienza inutile e noiosa.

Il Maestro Venerabile in Loggia 2

Continua l' "affabulazione" sulle facoltà e i poteri del Maestro Venerabile in Loggia. Eravamo restati alla esortazione del Vecchio Copritore:

« Non "correggere", bensì "stimolare". La maestria deve suscitare stimoli ».



DE VENERABILE MAGISTRO POTESTATE

Parte seconda

Ulisse. Ma che c’entra con le elezioni?

Vecchio Copritore. L’uomo non deve raggiungere la santità, ma un comportamento (pensiero e azione) retto. Temo l’iniziato al potere: spesso non riesce a capire gli altri, spesso diventa un despota, spesso si ritiene investito di una funzione superiore.

PAUSA

Vecchio Copritore. Ti racconto un apologo, Ulisse.
Un giorno gli alberi cercavano un re che regnasse su di loro. Chiesero all’ulivo: “Regna tu su di noi”. Ma l’ulivo rifiutò: “Dovrei rinunciare al mio olio che Dio e gli uomini onorano in me, per andare ad agitarmi al di sopra degli alberi?” Allora gli alberi chiesero al fico: “Vieni tu a regnare su di noi”. Ma il fico rispose: “Io dovrei rinunciare alla mia dolcezza e al mio frutto squisito, per andare ad agitarmi al di sopra degli alberi?” Poi gli alberi chiesero alla vite: “Vieni tu a regnare su di noi”. Ma la vite rispose: “Io dovrei rinunciare al mio vino, che rallegra Dio e gli uomini, per andare ad agitarmi al di sopra degli alberi?” Allora tutti gli alberi dissero al pruno: “Vieni tu a regnare su di noi”. Il pruno rispose agli alberi: “Se proprio mi volete re per regnare su di voi, venite a rifugiarvi sotto la mia ombra; se no, esca un fuoco dal pruno, e vi divori!”.

Ulisse. Divertente. Ma che vuol dire?

Vecchio Copritore. Divertente, sì. Ma di una grande saggezza. Ovviamente l'aneddoto non è mio: vien da molto lontano, dal libro dei Giudici, e si riferisce ai Sichemiti che aiutarono il figlio illegittimo di Gedeone ad impadronirsi del potere.

Ulisse. Ma nessun Maestro Venerabile può essere così sanguinario!

Vecchio Copritore. Non ti ho raccontato l’apologo in questo senso. Semplicemente per sottolineare che un Maestro Venerabile è espressione dei Maestri della Loggia.

Ulisse. Non è sempre così?

Vecchio Copritore. Se un Maestro Venerabile eccede nelle sue funzioni, ciò significa che i Maestri della Loggia, che non intervengono, ne accettano il comportamento. Oppure si dimostrano incapaci a limitarlo. E comunque devono sapere che un Maestro Venerabile parla sempre per loro, anche se loro non lo accettano.

Ulisse. E’ vero: per un autocrate che raggiunge il potere ci son sempre cento e più persone che son contente di servire il potere.

Vecchio Copritore. Nel suo piccolo può succedere anche in Massoneria. Sotto altre forme, con altri modi, ma sostanzialmente l’atteggiamento è lo stesso.
Il senso del potere è qualcosa di insopprimibile. Non appena due o tre uomini si riuniscono, specialmente se decidono di agire, nasce il potere, e uno di essi si sente o si proclama o viene proclamato il capo, il maestro. E’ inevitabile – si dice – e gli altri accettano.
E’ insomma una specie di libido, e spesso libido a doppio senso: chi comanda e chi vuole essere comandato. E’ qui il fulcro.

Ulisse. Uno si proclama e gli altri riconoscono: il potere non è mai solitario. In piccolo succede anche da noi. E’ proprio vero che la Loggia è l’immagine dell’uomo!...

Vecchio Copritore. Non solo la Loggia. Hai mai pensato alla funzione dei cosiddetti “Garanti di Amicizia”?

Ulisse. Chi sono ?

Vecchio Copritore. Ulisse, hai fatto la domanda corretta. Chi sono i Garanti di Amicizia?

Ulisse. Per quanto ne ho capito una specie di ambasciatori tra le Istituzioni massoniche di varie nazioni.

Vecchio Copritore. Così si dice. Ma… è così?

Ulisse. Non capisco.

Vecchio Copritore. Il Garante di Amicizia dovrebbe essere un viaggiatore e conoscere bene chi rappresenta. Dovrebbe conoscere la loro lingua e la loro cultura e il loro sentire. Dovrebbe, insomma, partecipare alla loro vita massonica ed essere il trattino di congiunzione tra noi e loro.

Ulisse. E’ vero.

Vecchio Copritore. Invece è diventato altro. Spesso è il compenso elargito al fedele seguace di chi in quel periodo gestisce il potere, grande o piccolo che sia, nella associazione organizzativa.

Ulisse. E’ un giudizio duro.

Vecchio Copritore. Duro, ma realistico. Se aggiungi che i Garanti sono membri di diritto di questo e di quello, che stanno, ciliegina sulla torta, in bella mostra appollaiati all’Oriente durante i lavori di Loggia venendo ricevuti addirittura dopo i Presidenti dei Collegi… Dài, ce n’è più che a sufficienza per solleticare egotismi personali, specialmente quelli piccini piccini!

Ulisse. Mi stai dicendo: Dare il contentino e il grembiulino perché l’uomo (qualche uomo) ha bisogno di pompa come segno esteriore di “potere”?

Vecchio Copritore. L’uomo ha bisogno di pompa. I sovrani antichi lo sapevano: addirittura diventavano dei o figli di dei per marcare la differenza con gli altri. I papi lo sapevano: sono diventati “vicario” di Dio.
Gli autocrati al potere lo sanno e si circondano anche loro di pompa, magari rivista in chiave moderna e consona al contesto. La pompa magna di oggi magari è più grossolana ma non meno efficiente.

Ulisse. Non mi aspettavo fosse così diffusa anche in Massoneria.

Vecchio Copritore. In Massoneria, no. Ma in massoneria, sì.

Ulisse. Già, la M minuscola e la M maiuscola...

Vecchio Copritore. Ben lo sapevano i nostri padri fondatori... I massoni operativi avevano un criterio molto oggettivo per giudicare il lavoro: la solidità del muro.
Nella Massoneria speculativa questo controllo non c’è più. Se un Maestro operativo era incapace, se quel cantiere costruiva muri che non restavano in piedi o cattedrali che crollavano allora quel Maestro, quel cantiere non avrebbero trovato più commesse.
Oggi la situazione è più complessa. Ci sono stati e ci sono Maestri di Loggia, nel linguaggio moderno Maestri Venerabili, incapaci di essere Maestri Venerabili. Se non addirittura deleteri per la vita della Loggia!


(continua)

20 giugno 2026

Il Maestro Venerabile in Loggia 1

Nella Loggia "Agli Antichi Muratori" è giunta l'ora di eleggere il nuovo governo di Loggia.

Ulisse è stato appena elevato Maestro: questo giro di elezioni vedrà partecipe pure lui. 

Ne parla con il Fratello che è stato presente nel suo cammino muratorio, fin dal suo primo timido bussare alla porta della Loggia. L'incontro si trasforma ben presto in una "affabulazione" sulle facoltà e i poteri del Maestro Venerabile in Loggia.

Intitoliamo snobisticamente il post alla latina (sperando di non commettere errori)


DE VENERABILE MAGISTRO POTESTATE

Parte prima



Vecchio Copritore. Ciao Ulisse. Ti ricordi della prossima tornata?

Ulisse. Verrò, certo. Un po’ mi incuriosisce. E’ la prima volta che potrò partecipare ad elezioni.

Vecchio Copritore. Le elezioni non sono i momenti migliori nella vita di una Loggia. Ma sono momenti necessari.

Ulisse. Cioè?

Vecchio Copritore. Pensa all’importanza della funzione del Maestro Venerabile.

Ulisse. Sì, certo. Non assomiglia un po’ al presidente di un circolo? Oppure è forse più vicino all’amministratore di una società?

Vecchio Copritore. Sì e no.

Ulisse. Come: sì e no?

Vecchio Copritore. Sì, perché ci sono somiglianze. No, perché è tutt’altra cosa.

Ulisse. Beh, per forza! Noi parliamo di una Loggia massonica.

Vecchio Copritore. Non è solo questo. E’ difficile spiegarlo. Ma... guarda il nostro Maestro Venerabile. Guardalo, quando è seduto sul suo scranno e... cerca di vederlo.

Ulisse. Ohibò!

Vecchio Copritore. Guarda come siede, come è attento ma rilassato! Guardagli gli occhi, il viso. E le mani? Ricordati che le mani sono forse più espressive degli occhi. Hai mai visto certi Maestri Venerabili impugnare il maglietto come fosse il martello del dio Thor, pronto a scagliarlo contro il nemico. Tengono le mani come il pugile in guardia pronto a scattare. Altri invece le tengono con una mollezza artificiosa, quasi effeminata. E tengono il maglietto come accarezzandone il manico e il loro presunto potere, pronti a scagliarteli contro, maglietto e potere, come se la ferocia del gesto dovesse sopperire alla loro incapacità. Non riescono a comprendere che in mano hanno un maglietto, anzi il maglietto della Loggia, solo perché altri glielo hanno affidato. Lo devono usare, ma come fosse un oggetto fragilissimo pur sufficientemente forte da rompere l'armonia di tutti. E lo devono impugnare con la prontezza di chi lo può usare – e lo userà se necessario – ma non vorrebbe usarlo in quel modo. E cercano di far di tutto per non usarlo così. Il Venerabile saggio soprattutto sa che è lì per poco ed è felice per l'avvicinarsi del termine del suo mandato.

Ulisse. Non è un po’ forte quello che dici?

Vecchio Copritore. Certo che è forte. Ma che dire di quel Venerabile che rivolgendosi ad un fratello che stava parlando lo aggredì: Guarda negli occhi il tuo Venerabile quando parli! E si dimenticò, poverino!, che l’intervento in Loggia è sempre impersonale, non rivolto verso o contro qualcuno.

Ulisse. Sicuramente.

Vecchio Copritore. E se tu guardi negli occhi un fratello mentre parli, ciò significa che trasformi il tuo contributo in un colloquio personale fra te e lui. E questo è scorretto. Il lavoro di Loggia non deve mai essere un dialogo e nemmeno una conferenza e men che mai un dibattito.

Ulisse. Allora il Venerabile guida gli interventi.

Vecchio Copritore. No, non farmi dire ciò che non ho detto. Il Venerabile è colui che “tiene” la Loggia, come la chiave di volta “fissa” l’arco e gli permette di sostenersi.

L’arco si sostiene se tutte le pietre sono stabili, cioè se sono in grado di sostenersi l’un l’altra per renderlo più solido, con la pietra del Venerabile alla sommità non perché le sovrasti ma perché è lì il punto più delicato.

Ulisse. Quindi la funzione del Venerabile è sostanzialmente di equilibrio.

Vecchio Copritore. In un certo senso, sì. Ma non solo.

Ulisse. Continuo a non capire.

Vecchio Copritore. Vedi Ulisse, capita che a volte i comportamenti di certi fratelli non siano all’altezza delle loro alate parole con la quali si riempiono la bocca. Coerenza... Ah, la coerenza... Che grande chimera...

Ulisse. Non capisco.

Vecchio Copritore. Il Maestro Venerabile deve essere in grado di comprendere. Con una parola, un piccolo gesto essere pronto a… non certo a redarguire chi parla ma a spronarlo ad essere meno loquace e più coerente.

Ulisse. Come a scuola con l’insegnante pronto a correggerti?

Vecchio Copritore. In Loggia? Non "correggere", bensì "stimolare". La maestria deve suscitare stimoli.


(continua)

Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.