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01 ottobre 2026

Antichi Doveri: Primo 6

    Due Liberi Muratori parlano degli Antichi Doveri

De Officiis Antiquis 

Primo Dovere

Parte sesta

L'ateo e il libertino

Vecchio Copritore. L’ateo può avere il senso del sacro? può partecipare al sacro? E’ la domanda discriminante.

Ulisse. Non credo che essere ateo, specie se si considera il termine nel senso più “ampio”, impedisca la capacità di percepire il sacro.

Vecchio Copritore. Un oggetto sacro è qualcosa cui per un certo motivo qualcuno attribuisce altre qualità, diverse. Per esempio, l’ostia dell’eucarestia è una cialda di farina che per qualcuno è carne e sangue del dio, per altri simboleggia il corpo e il sangue del dio pur non essendolo, per altri è il cibo simbolico del pasto sacro, per altri ancora è una semplice cialda. Così qualunque altro oggetto o simbolo è sacro per qualche uomo e non per altri (il “sacro per tutti” è totalizzante).

Ulisse. Ciò che per me è un albero per altri può essere il simbolo dell'illuminazione (di Buddha sotto il sicomoro, per esempio) o il simbolo dell’asse del mondo. L'albero di Natale per qualcuno è un oggetto di arredamento, per altri un segno di festa, per altri ancora il simbolo della luce nascente dal buio più profondo.

Vecchio Copritore. Ecco perché non mi piacciono quelle manifestazioni di isterico integralismo che vedono bruciare la bandiera di un altra nazione.

Ulisse. La bandiera è simbolo ben più profondo di un governo temporaneamente in carica. Bruciandola si feriscono i sentimenti di tutti, anche di chi non si riconosce nella politica di quel governo.

Vecchio Copritore. Vi sono atei dichiarati che provano un vero e proprio senso sacrale verso l'uomo e l'umanità. Vi sono atei e agnostici che finalizzano il lavoro dell'uomo non a un improbabile (per loro) premio divino ma ad una ineliminabile (per loro) esigenza di giustizia verso l'Umanità, una sorta di compassione buddhista che deve (e sottolineo deve) far parte dell'essere uomo. E a questo sentire sono disposti a indirizzare (a volte “sacrificare”) la propria vita.

Ulisse. Essere in grado di sentire il senso del sacro può essere condizione di ammissibilità per la Massoneria o è necessario credere in un principio trascendente?

Vecchio Copritore. Innanzi tutto un bonario consiglio. Attenti alle definizioni: le vie per l'Essere Supremo o la Trascendenza o comunque si voglia dire sono praticamente illimitate. Definirle vuol dire limitarle.

Ulisse. L’argomento è spinoso. Per esempio chi ritiene che immanenza e trascendenza siano aspetti diversi di una stessa realtà, per cui non crede all'immanenza come non crede alla trascendenza può essere massone? Se in ultima analisi si considera l'Umanità come GADU e GADU come Umanità, rimaniamo nell'ambito muratorio o ne siamo fuori?

La domanda è sempre la stessa: un ateo può essere ammesso in Massoneria?

Vecchio Copritore. La risposta - credo - va data non per categorie (gli atei, i credenti, i religiosi o altro) ma sulle singole persone.

Ulisse. Quindi la credenza in un Essere supremo non deve essere (in effetti non lo è) la sola chiave per l'ingresso ma va inquadrata nell’insieme delle qualifiche e aspirazioni del bussante. Così l’ateismo non può essere necessariamente la causa del rifiuto ma va inquadrato nell'insieme delle qualifiche del candidato.

Vecchio Copritore. In ultima analisi l’ateo, che si sia dato una risposta oppure la stia ancora cercando, si è posto la domanda.

Ulisse. Già, la domanda… Parsifal per non aver posto la domanda a Re Anfortas viene allontanato dal castello del Graal. Solo dopo difficili battaglie e lunghi pellegrinaggi conquista la possibilità e la capacità di porre la domanda giusta al Re infermo e raggiungere la meta.

Vecchio Copritore. Forse la discriminante per l’ammissione in Loggia è non tanto il tipo di risposta, ma la domanda stessa. L’uomo che non si pone la domanda, il “nullista”, il “menefreghista” può essere ammesso tra noi?

Ulisse. Se bussasse alla porta del tempio il buon Zarathustra di Nietzsche, che proclama nel suo cuore «Dio è morto!» e vuole quindi costruire nuovi valori per l’uomo che vuole essere uomo, verrebbe respinto come ateo oppure accolto come operaio del cantiere?

Vecchio Copritore. Una volta ascoltai un libero muratore sostenere che qualsiasi idea di Dio ha falsificato la concezione della vita: la scienza e la filosofia hanno sempre fatto da serve alla religione. Che si creda a Dio, a Cristo, a Wakan Tanka, o all’Architetto dell’Universo, si conviene che la vita è soltanto illusione... Un massone – sosteneva – deve necessariamente essere ateo, con buona pace di Anderson.

Ulisse. Certi Massoni vedono il Grande Architetto come Dio, altri come il principio creatore, altri ancora l’hanno cancellato. Per altri massoni non può invece essere fissato in una nozione definitiva che ne limita e restringe il senso.

Vecchio Copritore. Il Grande Architetto dell'Universo è un simbolo, come tutto ciò che si trova in Loggia. Il simbolo parla all’uomo che non vuole essere solo uomo materiale e il simbolo del Grande Architetto dell'Universo parla a ciascun Fratello secondo la sua sensibilità.

Ulisse. Il Grande Architetto dell'Universo non è un dogma, non è il vegliardo barbuto: è il linguaggio che parla al cuore. Chi parla? L’infinito della coscienza dell’uomo.

(continua)



28 settembre 2026

Antichi Doveri: Primo 4

   Due Liberi Muratori parlano degli Antichi Doveri

De Officiis Antiquis 

Primo Dovere

Parte quarta

Vecchio Copritore. Anderson cercò di rimuovere dagli Antichi Doveri gli elementi che potevano caratterizzare in senso non tanto cristiano quanto di questo o quel culto cristiano (cattolico, anglicano, luterano...) ed evitare distanze tra fratelli dell'un culto cristiano e fratelli dell'altro culto cristiano, ma tutti appunto nell’alveo del cristianesimo.

Ulisse. E’ mia opinione che quando il pastore presbiteriano Anderson parla della “religione nella quale tutti gli uomini convengono” non si riferisca al nucleo comune di religioni diverse, ma pensi ad una specie di cristianesimo (o “super-cristianesimo”) a monte delle differenziazioni in singoli culti, sul quale possano incontrarsi il cattolico, l’anglicano, il puritano, il calvinista, il luterano, e così via (magari anche chi cristiano non lo è più o non lo è mai stato).

Vecchio Copritore. La tua può essere opinione con qualche fondamento. Ancora oggi uno dei rituali praticati negli Stati Uniti, il rituale Duncan, prevede una apposita lettura per l’iniziazione di un ecclesiastico: “Voi ,fratello, siete predicatore di quella religione le cui caratteristiche sono benevolenza universale e carità illimitata… La Massoneria… promuove la stessa carità e benevolenza…”.

Ulisse. E’ implicito che l’ecclesiastico sia cristiano e che, divenuto massone, possa vivere meglio la propria religione, cioè il proprio cristianesimo.

Vecchio Copritore. Sono parole che l'epica greca chiamerebbe alate. La loro profondità implica che nessuno si deve sentire escluso, nemmeno i seguaci di altre credenze o culti religiosi.

Ulisse. Il Primo Dovere spazza via ogni contesa religiosa (che il rituale italiano esclude tassativamente dai lavori di Loggia assieme alle questioni politiche), senza pronunciarsi sulla religione, limitandosi a indicare quella “nella quale tutti gli uomini convengono”.

Vecchio Copritore. Non esiste una teologia massonica, questo è il grande lascito dei nostri padri fondatori!

Ulisse. Oggi cosa si intende con “religione nella quale tutti gli uomini convengono”? Lo stesso che intendeva Anderson?

Vecchio Copritore. Credo non sia opportuno puntualizzare troppo, pena la “diminuzione” di universalità.

Ahiman Rezon (le Costituzioni della Gran Loggia inglese degli Antichi) specifica: “Un muratore è tenuto per la sua condizione ad osservare la legge morale come un vero Noachide”. I Noachiti sono coloro che, non aderendo per vari motivi al patto di Dio con Abramo e Mosè, seguono la precedente alleanza stipulata da Dio con Noè, quella sigillata dall’arcobaleno multicolore; quindi prima che dai figli di Noè si originassero tutti i popoli che abitano la terra e prima delle differenze anche religiose.

L’essere Noachidi non è chiaro invito alla “religione nella quale tutti gli uomini convengono”?

Ulisse. Forse è più significativo ribadire che la comunione dei Liberi Muratori «...si raccoglie sotto il simbolo iniziatico del G. A. D. U.», e basta!

Vecchio Copritore. Il GADU rappresenta l'oltre. “Oltre” e basta: c'è già tutto. Aggiungiamo con Anderson: i Massoni devono essere uomini buoni e sinceri o uomini di onore ed onestà.

Ulisse. Questa mi pare la “condizione zero” per unire e non dividere. Gli uomini buoni e sinceri possono affrontare in armonia qualunque difficoltà.

Vecchio Copritore. Purtroppo dalle gerarchie religiose, che hanno proibito o escludono per il fedele l’appartenenza alla Massoneria, la Massoneria ha pure imparato.

Ulisse. Che cosa?

Vecchio Copritore. Le gerarchie della Massoneria hanno imparato ciò che la Massoneria dice essere estranea alla Massoneria stessa.

Ulisse. Spiegati meglio.

Vecchio Copritore. Mi riferisco alla proibizione (sì, proibizione!) di frequentare Logge cosiddette non regolari, per esempio. Chi appartiene ad una loggia della comunione-istituzione x non può partecipare ai lavori di una loggia della comunione-istituzione y a meno che tra le organizzazioni x e y non esista una specie di “riconoscimento”.

Ulisse. Le cosiddette “sedicenti” Massonerie!

Vecchio Copritore. Già. Quanta ipocrisia in quel “sedicente”!
Sedicente, cioè sé-dicente, ha assunto il significato: sei tu che lo dici, ma lo dici solo tu, gli altri no, (perché non è vero, tacitamente si deduce). Sedicente è fonicamente simile a seducente, come se il brutto si travestisse da bello e conducesse a deviare dalla retta via.

(continua)





16 luglio 2026

Il Grande Architetto dell'Universo


Un gruppo di persone ha in comune qualcosa di importante, un metodo di lavoro indicato da determinati simboli.

Il culmine del simbolismo è il Grande Architetto dell'Universo, presente in tutte le invocazioni rituali e in tutti gli atti ufficiali.

E’ dopo la rituale invocazione che viene creato l’Apprendista, passato il Compagno ed elevato il Maestro.

Il Grande Architetto non è antropomorfizzazione della divinità, come del resto i nostri simboli non sono ierofanie.

Il Grande Architetto non è il dio massonico. La Massoneria non ha Dio (con buona pace di certi massoni).

Il Grande Architetto è il principio ispiratore di ogni massone. Ciò che significa e indica viene lasciato al segreto di ogni singolo fratello.

Il Grande Architetto è il principio unificatore del lavoro comune.

I massoni lavorano per il bene dell'umanità e alla gloria del Grande Architetto dell'Universo.

L'espressione Alla gloria del Grande Architetto dell'Universo è il punto qualificante del lavoro muratorio...


06 luglio 2026

Un uomo dialoga con se stesso 1

 Questo nostro strano mondo ha sovvertito i ritmi della vita. Un tempo, al termine dell'obbligatorio servizio militare, il ragazzo "metteva le testa a posto" ed entrava nel mondo degli adulti. Ora ci sono ancora dei quarantenni che si chiedono cosa "faranno da grandi".
Nessuno pensa più al momento in cui finirà non tanto la vita quanto la tua vita. Eppure la Nera Signora, prima o poi, giunge, sempre.
E' saggio pensarci, e riflettere...

Il dialogo, non inedito, che ripropongo, nasce da una Tornata di Loggia. Ero allora Maestro Venerabile della mia Loggia e impostai la cosiddetta tornata funebre come profonda riflessione sul nostro appuntamento con la Nera Signora.
Ricordate "Samarcanda" cantata da Roberto Vecchioni?


Io parlo con me stesso

Parte prima

Personaggi:

                Io: l'uomo  che sa di dover partire

                L'altro io: il suo compagno inseparabile


Io. Buondì, L'altro io. L’uomo va. L’uomo torna. E’ sempre in cammino, mai fermo.

L'altro io. Buongiorno a te, Io. Che fai qui?

Io. Caro amico, sto riflettendo sulla mia vita. Dialogo con me stesso. Mi domando e mi rispondo. Ma le risposte non son quelle giuste.

L'altro io. E allora?

Io. Continuo a cercare, a domandarmi.

L'altro io. Tu sei in compagnia di te stesso, dici. E forse di altri, aggiungo io. E Dio? Non sei in compagnia di Dio?

Io. Dio? Quale Dio? Il Dio dei cattolici, il Dio dei protestanti, il Dio degli ebrei o dei musulmani? Tutte ottime “persone”, ma troppo particolari. Sono appunto il Dio degli uni o degli altri, ma non sono il Dio dell’uomo. Tutti gli uomini si sono affannati a spiegare che Dio è il loro Dio. Ma il Dio di tutti, il Dio dell’uomo, è il Dio sconosciuto. E lui è forse qui con me.

L'altro io. Tu sei massone, vero?

Io. La Massoneria non spiega le cose, ma stimola riflessioni.
Un simbolo che mi ha sempre colpito è l’Oriente Eterno, la Gran Loggia Celeste, dove uno scranno è già prenotato per me. Là mi attende il Maestro Venerabile, il Grande Architetto. Non so chi o cosa sia, ma mi piace sapere che mi sta aspettando.

L'altro io. Quindi aspetti.

Io. Aspettare la Nera Signora è un vero e proprio lavoro di preparazione, che ora, in prossimità della partenza, si fa pressante.

L'altro io. Preparazione a cosa?

Io. A lasciare questo mondo; a scardinare le gabbie psicologiche e razionali che non mi serviranno più. Mi svesto per partire nudo, come nudo arrivai.

L'altro io. E’ sconsolante.

Io. Ho grande fiducia nel mondo dopo il mondo, ma la mia fiducia nulla può per chi resta nel mondo prima del mondo. Subisce un lutto e deve essere aiutato. La pietas attenua il dolore e aiuta a trasformarlo in amarezza dell’assenza.

L'altro io. Sei uomo di fede, quindi.

Io. Non fede in ciò che verrà, ma fiducia che qualcosa verrà.

L'altro io. Quindi non: “credo che sarà”, ma: “ho fiducia che sarà”.

Io. Fede e fiducia non sono la stessa cosa, ma possono diventarlo. Fiducia significa apertura sull’uomo, su chi con tanti altri uomini, qui e ora, spera nel futuro.

L'altro io. Il senso religioso unisce. Le religioni dividono, perché le religioni sono opera del diavolo.

Io. Vedi, in fondo in fondo (ma proprio in fondo, veh!) ho una puntina di curiosità. Dicono che la morte sia come un dormire, e credo sia vero. Ma è sonno diverso: cessano le funzioni vitali e non c’è più sveglia.

L'altro io. In realtà, che succede?

Io. Io non lo so. Io sono davanti ad una porta chiusa. Al di là posso solo immaginare un mondo nel quale non valgono regole note. Oltre, non so andare.


(continua)


17 dicembre 2016

L'Architetto double-face 2

Continua il divertissement a tre voci.

Ulisse. Una volta, tanti tanti anni fa, ho incontrato ebrei scampati ai terribili pogrom dei cosacchi. Quei poveretti, dignitosi superstiti di stragi spaventose, convocarono il buon Dio davanti al tribunale dell’uomo perché si difendesse dall’accusa di aver tentato la distruzione del suo popolo. Tanto gravi erano quelle accuse che nessuno osò presentarsi a difenderlo. Solo Satana, il Diavolo, quello che tu chiami l’avversario, si presentò a perorare la sua causa. L’unico in tutto l’universo. Come puoi incolparlo di ogni male, se fu proprio lui, il Diavolo, a intervenire a difesa di Dio?

Poeta.
Tu spiri, o Satana,
nel verso mio...
(pausa)
come fulmine
scuoti le menti.

Ulisse. Il Diavolo è la provocazione per chi poco convinto abbraccia la fede ricevuta alla nascita, cattolico in Italia, protestante in Germania, ortodosso in Russia, musulmano in Arabia, buddhista in Giappone. Per chi non sente la spinta a porsi delle domande, verso qualcosa forse un po’ più sofferto ma certo più genuino.
Il Diavolo non è l’avversario, è l’altra faccia della spirale. Il Diavolo non è il tentatore, perché l’unico tremendo e micidiale tentatore dell’uomo è l’uomo stesso.

Inquisitore. Appunto, l’uomo che ha venduto l’anima al diavolo.

Ulisse. No. L’anima dell’uomo non è in vendita e nessuno la può comprare. C’è chi fa certe cose e chi ne fa altre. Chi cerca l’armonia e l’unione, e chi cerca la divisione e la disarmonia. E l’anima segue il suo portatore.
Il Diavolo è la disgregazione, la discordia. Il Diavolo è l’uomo contro l’uomo. Il Diavolo è il fanatico che accende il rogo. Il Diavolo è chi ha mandato quel disgraziato sul rogo. Il Diavolo è chi parla in nome di Dio, del suo Dio, e ignora il Dio degli altri.
Il Diavolo è scomporre un numero in fattori primi. Ma è l’unico modo di trovarli, dividendo, questi benedetti fattori primi...

Poeta.
A te disfrenasi
il verso ardito,
te invoco, o Satana,
re del convito.

Ulisse. Nel mio caminar ho imparato a vivere conquistando oggi una piccola verità che mi aiuterà magari domani a trovarne un’altra, forse un po’ meno piccola: una specie di piolo della scala che aiuta a raggiungere il piolo successivo. E capisco perché ora il nostro amico Inquisitore tace: non ha più nulla da dirci, con i suoi assoluti sull’eterno nemico, l’eterno avversario, l’eterno signore delle tenebre, l’eterno principe del male.

Poeta.
Via l’aspersorio,
prete, e ’l tuo metro!
no, prete, Satana
non torna in dietro !
Vedi: la ruggine
rode a Michele
il brando mistico;
ed il fedele
spennato arcangelo
cade nel vano.
Ghiacciato è il fulmine
a Geova in mano.

Ulisse. No, amico Poeta. No. Neanche questo è vero. Se Geova ha in mano un fulmine ghiacciato anche il Diavolo è ghiacciato; se la spada dell’arcangelo è arrugginita, anche la spada del Diavolo è arrugginita. Se Geova ha in mano un fuoco ardente anche il Diavolo è ardente.

Poeta. Così tu distruggi un mito!

Ulisse. Non è questione distruggere. Dobbiamo capire il mito e andare oltre il velo.

Inquisitore. Ma... il Diavolo... Satana...

Poeta.
Sol vive Satana.
Ei tien l’impero
nel lampo tremulo
d’un occhio nero...

Ulisse. Ah il buon vecchio Giosué!... No, cari amici, non comprendete, né l’uno né l’altro. Se Dio è muoversi allora il Diavolo è voler rimanere fermi.

Inquisitore. Ecco, vedi. Mi dai ragione: il Diavolo è opporsi al bene.

Ulisse. No, togliti gli occhiali della dogmatica. Vuoi muovere qualcosa? L’opposizione che senti è semplicemente il principio che si oppone al cambiamento, a qualunque cambiamento. Se ti vuoi muovere si oppone al moto; se ti vuoi fermare si oppone all’arresto. E’ un principio semplicemente insito nelle cose.

Poeta. Un altro Grande Architetto?

Ulisse. No. E’ lo stesso Grande Architetto. Ma il Grande Architetto è double-face. Ti dice che c’è la trascendenza e ti invita verso il cielo. Ma ti dice anche che le vie per la trascendenza sono praticamente illimitate. E si raccomanda che tu viva in terra, perché per andar in cielo bisogna stare in terra.

16 dicembre 2016

L' Architetto double-face 1

Le nostre Costituzioni, quelle del Grande Oriente d'Italia, per intenderci, si raccomandano di indicare che l'Istituzione "si raccoglie sotto il simbolo iniziatico del G. A. D. U.".
Credo che su queste basi si potrebbe costituire un punto di inizio e di unificazione per tutti i massoni sparsi nel mondo.
Ma non è questo il mio intento. Credo che sia nostro compito riflettere su noi, su noi come uomini, su noi come massoni e su noi che contemporaneamente vogliamo essere uomini massoni e non vogliamo chiuderci. Io, uomo e massone,... io, uomo massone, debbo riflettere...
E questa è una mia piccola riflessione.



Dialogo a tre voci tra Ulisse, l’Inquisitore ed il Poeta

Definizione: Double – faces = dicesi di tessuto il cui rovescio è lavorato come un altro diritto ma in genere di altro disegno; tessuto a due diritti.


Ulisse. Mi aveva detto il veggente Tiresia (Odissea XI):

Prendi allora il maneggevole remo e va’,
finché arrivi da uomini che non sanno
del mare, che non mangiano cibi conditi col sale,
che non conoscono navi dalle gote purpuree
né i maneggevoli remi che sono per le navi le ali.
E ti dirò un segno chiarissimo: non potrà sfuggirti.
Quando un altro viandante, incontrandoti,
dirà che tu hai un ventilabro sull’illustre spalla...

Poeta. Tutti conosciamo la profezia di Tiresia. Ma nessuno sa come andò a finire.

Ulisse. Non ci fu fine. Sto ancora cercando.

Poeta. Sì, Ulisse. Sei il grande caminante. Sei l’uomo in viaggio. Sei l’uomo che non si ferma.

Quando qualcuno scrisse:

Camminando si fa il sentiero
e girando indietro lo sguardo
si vede il sentiero che mai più
si tornerà a calpestare.
Caminante non esiste il sentiero,
ma solamente scie nel mare...

si riferiva a te.

Inquisitore. E il diavolo?

Ulisse. Non l’ho mai incontrato.

Inquisitore. Impossibile! Il diavolo è dappertutto. Si presenta sotto mentite spoglie, irriconoscibile. Bisogna essere molto accorti e stare sempre in guardia: l’eterno Avversario è malizioso e furbo e astuto. Non puoi non averlo incontrato!

Ulisse. In tutti questi anni, da quando il mio mentore Omero mi ha mandato nel mondo, ho percorso tanta strada... sono stato in tanti paesi... ho incontrato tanta gente... Ma non ho mai incontrato colui che tu chiami Diavolo, né con le sue vesti né sotto mentite spoglie.

Inquisitore. Impossibile! Il Diavolo è ovunque.

Ulisse. Caro amico, sono sempre alla ricerca del paese che creda il mio remo la pala del grano. Ho chiesto a tutti... ho parlato con tutti... Nessuno mi ha mai fatto pensare che fosse il Diavolo.

Inquisitore. Bada, Ulisse. Dire di non averlo incontrato significa che invece l’hai proprio incontrato. E’ questa la malizia del Diavolo.

Poeta.
A te, dell’essere
principio immenso,
materia e spirito,
ragione e senso...

Ulisse. Mi pare un ragionamento perverso, che distorce la logica contro l’umano sentire. Non è logica, questa, ma aberrazione. E’ forza senza bellezza. Anzi, no, non è nemmeno forza: è la debolezza di chi vuol risolver le cose con la violenza stupida.

Inquisitore. O è logica o non è logica. Poiché è logica, il resto non conta.

Ulisse. Sono un caminante. Cammino in cerca di un paese che forse non c’è. Ho imparato tanto, ma ancora so troppo poco. Se incontrerò il Diavolo, imparerò anche da lui.

Inquisitore. Attento Ulisse. Dal Diavolo si può imparare solo il male.

Ulisse. Ma cos’è il Diavolo? Non è forse una comoda invenzione degli uomini, i quali devono pure accusare qualcuno o qualcosa delle loro disgrazie, delle loro incapacità, delle loro debolezze e soprattutto delle loro colpe?

Inquisitore. Il Diavolo esiste. Ha anche avuto anche l’impudenza di tentare il nostro Signore, che seppe resistergli. Ma l’uomo sarà altrettanto capace? Tu, Ulisse, sarai capace di resistere alla tentazione?

Ulisse. Volli ascoltare il canto delle sirene e non ne fui sedotto. Erano forse quelle il Diavolo?

Inquisitore. Il Diavolo si nasconde sotto le vesti più seducenti.

Poeta.
E Pan l'eterno che su l’erme alture
A quell'ora e ne i pian solingo va
Il dissidio, o mortal, de le tue cure
Ne la diva armonia sommergerà.

Inquisitore. Lo senti, il Diavolo? E’ lì, nascosto nella diva armonia, sotto vesti attraenti, pronto a sedurti... a sviarti... a prenderti... Lo trovi nella paura della notte, lo trovi nel languore del giorno. Lo trovi nel chiarore dell’alba e nell’oscurarsi del tramonto. In guardia, uomo. Ma rassicurati. Noi, i tuoi difensori, ti siamo sempre vicini.

Ulisse. Ho viaggiato. Ho incontrato tanti dei... Dei in piena salute, adorati e onorati dalle genti; Dei moribondi, dal culto languente; Dei ormai morti, senza più seguaci. Ho incontrato il buon Osiride, ormai ridotto a un vuoto simulacro. Ho incontrato il Dio sconosciuto al quale accenna Paolo. Ed ho incontrato il Dio degli uomini, quel Dio al quale gli uomini si rivolgono chiamandolo con tanti nomi e in tanti modi diversi. Ma il Diavolo non l’ho mai incontrato...

Inquisitore. Non sei tu che parli, Ulisse. E’ il Diavolo che parla in te, con la tua voce. Guarda come ti ha sedotto!

Ulisse. Le tue parole non sono sane. Tu non capisci il mondo, non comprendi la natura. Hai un morbo che ti rode dentro e vuoi che tutti si consumino come te.

Inquisitore. Vedi come ti fa parlare il Diavolo.

Ulisse. Diavolo... Diavolo... Hai sempre in bocca il Diavolo! Sei tu, con la tua mente disumana e snaturata, a vedere quello che non c’è.
Inquisitore. Il Diavolo è il grande avversario, il grande nemico che ti spinge a non fare il bene e ti fa fare il male.

Ulisse. Ma per questo non c’è bisogno del Diavolo. C’è già l’uomo che assolve bene il compito, l’uomo che dà soverchia importanza alle passioni, l’uomo che cerca di soddisfare oltre misura i bisogni materiali, l’uomo che non va dove deve andare, l’uomo che va dove non deve andare.

Inquisitore. Ma così perdi il senso del peccato e del pericolo di caderci. No, il peccato è il Diavolo e senza quell’essere immondo il peccato diventa ancora più desiderabile.

(continua)

08 dicembre 2016

Grande Architetto double-face

I nostri padri fondatori - grazie al cielo! - non ci hanno lasciato in eredità una teologia massonica. Esiste il simbolo del GADU attorno al quale ruota il nostro essere massoni. In Loggia non si parla del Grande Architetto (ed è giusto sia così) ma nella nostra interiorità è ben presente (qualunque cosa significhi per il massone - ed anche questo è giusto sia così). Ciò non toglie che il singolo massone possa e debba indagarvi nella propria interiorità. In questi ultimi tempi, pensando e ripensando, mi è venuto fuori questo piccolo divertissement.

Dialogo a tre voci tra Ulisse, l’Inquisitore ed il Poeta

Definizione: Double – faces = dicesi di tessuto il cui rovescio è lavorato come un altro diritto ma in genere di altro disegno; tessuto a due diritti.
Ulisse. Mi aveva detto il veggente Tiresia:
Prendi allora il maneggevole remo e va’,
finché arrivi da uomini che non sanno
del mare, che non mangiano cibi conditi col sale,
che non conoscono navi dalle gote purpuree
né i maneggevoli remi che sono per le navi le ali.
E ti dirò un segno chiarissimo: non potrà sfuggirti.
Quando un altro viandante, incontrandoti,
dirà che tu hai un ventilabro sull’illustre spalla...

Poeta. Tutti conosciamo la profezia di Tiresia. Ma nessuno sa come andò a finire.

Ulisse. Non ci fu fine. Sto ancora cercando.

Poeta. Sì, Ulisse. Sei il grande caminante. Sei l’uomo in viaggio. Sei l’uomo che non si ferma.
Quando qualcuno scrisse:
Camminando si fa il sentiero
e girando indietro lo sguardo
si vede il sentiero che mai più
si tornerà a calpestare.
Caminante non esiste il sentiero,
ma solamente scie nel mare...
si riferiva a te.

Inquisitore. E il diavolo?

Ulisse. Non l’ho mai incontrato.

Inquisitore. Impossibile! Il diavolo è dappertutto. Si presenta sotto mentite spoglie, irriconoscibile. Bisogna essere molto accorti e stare sempre in guardia: l’eterno Avversario è malizioso e furbo e astuto. Non puoi non averlo incontrato!

Ulisse. In tutti questi anni, da quando il mio mentore Omero mi ha mandato nel mondo, ho percorso tanta strada... sono stato in tanti paesi... ho incontrato tanta gente... Ma non ho mai incontrato colui che tu chiami Diavolo, né con le sue vesti né sotto mentite spoglie.

Inquisitore. Impossibile! Il Diavolo è ovunque.

Ulisse. Caro amico, sono sempre alla ricerca del paese che creda il mio remo la pala del grano. Ho chiesto a tutti... ho parlato con tutti... Nessuno mi ha mai fatto pensare che fosse il Diavolo.

Inquisitore. Bada, Ulisse. Dire di non averlo incontrato significa che invece l’hai proprio incontrato. E’ questa la malizia del Diavolo.

Poeta.
A te, dell’essere
principio immenso,
materia e spirito,
ragione e senso...

Ulisse. Mi pare un ragionamento perverso, che distorce la logica contro l’umano sentire. Non è logica, questa, ma aberrazione. E’ forza senza bellezza. Anzi, no, non è nemmeno forza: è la debolezza di chi vuol risolver le cose con la violenza stupida.

Inquisitore. O è logica o non è logica. Poiché è logica, il resto non conta.

Ulisse. Sono un caminante. Cammino in cerca di un paese che forse non c’è. Ho imparato tanto, ma ancora so troppo poco. Se incontrerò il Diavolo, imparerò anche da lui.

Inquisitore. Attento Ulisse. Dal Diavolo si può imparare solo il male.

Ulisse. Ma cos’è il Diavolo? Non è forse una comoda invenzione degli uomini, i quali devono pure accusare qualcuno o qualcosa delle loro disgrazie, delle loro incapacità, delle loro debolezze e soprattutto delle loro colpe?

Inquisitore. Il Diavolo esiste. Ha anche avuto anche l’impudenza di tentare il nostro Signore, che seppe resistergli. Ma l’uomo sarà altrettanto capace? Tu, Ulisse, sarai capace di resistere alla tentazione?

Ulisse. Volli ascoltare il canto delle sirene e non ne fui sedotto. Erano forse loro il Diavolo?

Inquisitore. Il Diavolo si nasconde sotto le vesti più seducenti.

Poeta.
E Pan l'eterno che su l'erme alture
A quell'ora e ne i pian solingo va
Il dissidio, o mortal, de le tue cure
Ne la diva armonia sommergerà.

Inquisitore. Lo senti, il Diavolo? E’ lì, nascosto nella diva armonia, sotto vesti attraenti, pronto a sedurti... a sviarti... a prenderti... Lo trovi nella paura della notte, lo trovi nel languore del giorno. Lo trovi nel chiarore dell’alba e nell’oscurarsi del tramonto. In guardia, uomo. Ma rassicurati. Noi, i tuoi difensori, ti siamo sempre vicini.

Ulisse. Ho viaggiato. Ho incontrato tanti dei... Dei in piena salute, adorati e onorati dalle genti; Dei moribondi, dal culto languente; Dei ormai morti, senza più seguaci. Ho incontrato il buon Osiride, ormai ridotto a un vuoto simulacro. Ho incontrato il Dio sconosciuto al quale accenna Paolo. Ed ho incontrato il Dio degli uomini, quel Dio al quale gli uomini si rivolgono chiamandolo con tanti nomi e in tanti modi diversi. Ma il Diavolo non l’ho mai incontrato...

Inquisitore. Non sei tu che parli, Ulisse. E’ il Diavolo che parla in te, con la tua voce. Guarda come ti ha sedotto!

Ulisse. Le tue parole non sono sane. Tu non capisci il mondo, non comprendi la natura. Hai un morbo che ti rode dentro e vuoi che tutti si consumino come te.

Inquisitore. Vedi come ti fa parlare il Diavolo.

Ulisse. Diavolo... Diavolo... Hai sempre in bocca il Diavolo! Sei tu, con la tua mente disumana e snaturata, a vedere quello che non c’è.

Inquisitore. Il Diavolo è il grande avversario, il grande nemico che ti spinge a non fare il bene e ti fa fare il male.

Ulisse. Ma per questo non c’è bisogno del Diavolo. C’è già l’uomo che assolve bene il compito, l’uomo che dà soverchia importanza alle passioni, l’uomo che cerca di soddisfare oltre misura i bisogni materiali, l’uomo che non va dove deve andare, l’uomo che va dove non deve andare.

Inquisitore. Ma così perdi il senso del peccato e del pericolo di caderci. No, il peccato è il Diavolo e senza quell’essere immondo il peccato diventa ancora più desiderabile.

Ulisse. Una volta, tanti tanti anni fa, ho incontrato ebrei scampati ai terribili pogrom dei cosacchi. Quei poveretti, dignitosi superstiti di stragi spaventose, convocarono il buon Dio davanti al tribunale dell’uomo perché si difendesse dall’accusa di aver tentato la distruzione del suo popolo. Tanto gravi erano quelle accuse che nessuno osò presentarsi a difenderlo. Solo Satana, il Diavolo, quello che tu chiami l’avversario, si presentò a perorare la sua causa. L’unico in tutto l’universo. Come puoi incolparlo di ogni male, se fu proprio lui, il Diavolo, a intervenire a difesa di Dio?

Poeta.
Tu spiri, o Satana,
nel verso mio...
(pausa)
come fulmine
scuoti le menti.

Ulisse. Il Diavolo è la provocazione per chi poco convinto abbraccia la fede ricevuta alla nascita, cattolico in Italia, protestante in Germania, ortodosso in Russia, musulmano in Arabia, buddhista in Giappone. Per chi non sente la spinta a porsi delle domande, verso qualcosa forse un po’ più sofferto ma certo più genuino.
Il Diavolo non è l’avversario, è l’altra faccia della spirale. Il Diavolo non è il tentatore, perché l’unico tremendo e micidiale tentatore dell’uomo è l’uomo stesso.

Inquisitore. Appunto, l’uomo che ha venduto l’anima al diavolo.

Ulisse. No. L’anima dell’uomo non è in vendita e nessuno la può comprare. C’è chi fa certe cose e chi ne fa altre. Chi cerca l’armonia e l’unione, e chi cerca la divisione e la disarmonia. E l’anima segue il suo portatore.
Il Diavolo è la disgregazione, la discordia. Il Diavolo è l’uomo contro l’uomo. Il Diavolo è il fanatico che accende il rogo. Il Diavolo è chi ha mandato quel disgraziato sul rogo. Il Diavolo è chi parla in nome di Dio, del suo Dio, e ignora il Dio degli altri.
Il Diavolo è scomporre un numero in fattori primi. Ma è l’unico modo di trovarli, dividendo, questi benedetti fattori primi...

Poeta.
A te disfrenasi
il verso ardito,
te invoco, o Satana,
re del convito.

Ulisse. Nel mio caminar ho imparato a vivere conquistando oggi una piccola verità che mi aiuterà magari domani a trovarne un’altra, forse un po’ meno piccola: una specie di piolo della scala che aiuta a raggiungere il piolo successivo. E capisco perché ora il nostro amico Inquisitore tace: non ha più nulla da dirci, con i suoi assoluti sull’eterno nemico, l’eterno avversario, l’eterno signore delle tenebre, l’eterno principe del male.

Poeta.
Via l’aspersorio,
prete, e ’l tuo metro!
no, prete, Satana
non torna in dietro !
Vedi: la ruggine
rode a Michele
il brando mistico;
ed il fedele
spennato arcangelo
cade nel vano.
Ghiacciato è il fulmine
a Geova in mano.

Ulisse. No, amico Poeta. No. Neanche questo è vero. Se Geova ha in mano un fulmine ghiacciato anche il Diavolo è ghiacciato; se la spada dell’arcangelo è arrugginita, anche il Diavolo è arrugginito. Se Geova ha in mano un fuoco ardente anche il Diavolo è ardente.

Poeta. Così tu distruggi un mito!

Ulisse. Non è questione distruggere. Dobbiamo capire il mito e andare oltre il velo.

Inquisitore. Ma... il Diavolo... Satana...

Poeta.
Sol vive Satana.
Ei tien l’impero
nel lampo tremulo
d’un occhio nero...

Ulisse. Ah il buon vecchio Giosué!... No, cari amici, non comprendete, né l’uno né l’altro. Se Dio è muoversi allora il Diavolo è voler rimanere fermi.

Inquisitore. Ecco, vedi. Mi dai ragione: il Diavolo è opporsi al bene.

Ulisse. No, togliti gli occhiali della dogmatica. Vuoi muovere qualcosa? L’opposizione che senti è semplicemente il principio che si oppone al cambiamento, a qualunque cambiamento. Se ti vuoi muovere si oppone al moto; se ti vuoi fermare si oppone all’arresto. E’ un principio semplicemente insito nelle cose.

Poeta. Un altro Grande Architetto?

Ulisse. No. E’ lo stesso Grande Architetto. Ma il Grande Architetto è double-face. Ti dice che c’è la trascendenza, ti invita verso il cielo. Ma ti dice anche che le vie per la trascendenza sono praticamente illimitate. E si raccomanda che tu viva in terra, perché per andar in cielo bisogna stare in terra.

31 ottobre 2016

Grande Architetto e... dintorni 7


Considerazioni finali

Il rituale prescrive il divieto di parlare di politica e di religione. 

Certamente legittima la prescrizione di non trattare argomenti che possono dividere e sicuramente è rigoroso indicare quali non sono (non debbono essere) gli obiettivi del lavoro muratorio.

Ma è tuttavia opportuna l’occasione di specificarne il senso. Nei miei ricordi di vita muratoria c’è l’intervento di un fratello: in una camera rituale a lavori aperti osservò che, trovandoci nel Rito e non nell’Ordine, cadeva il divieto di parlare di politica e di religione. 

Esempio tipico che credo dimostri come sia difficile liberarsi dalla mentalità profana: pur sapendo (almeno spero) come procedere, spesso il massone non è conseguente alle premesse nel lavoro muratorio. Eppure ne avrebbe la capacità (di questo i maestri tegolatori hanno garantito).

Se il massone ha una vita familiare felice, è dipeso anche da lui. Se ha una vita professionale e sociale della quale è soddisfatto, è dipeso anche da lui. Se ha amici fidati è dipeso anche da lui, dai suoi comportamenti che hanno provocato negli altri comportamenti analoghi.

Nella sua vita muratoria deve essere lo stesso. Non voglio teorizzare lo star bene in loggia, ma osservare che se nella vita profana si è sforzato di avere determinati comportamenti e non altri, altrettanto deve fare nel lavoro muratorio. Il massone deluso che avverte che la massoneria non gli ha dato le risposte che cercava, dimentica che per avere risposte bisogna prima domandare e che per domandare bisogna cercare. E cercare è un atto di volontà. E la volontà costa fatica.

Costa fatica perché è difficile e faticoso cambiare; lo è quando sei ancora una persona in formazione, a maggior ragione lo è nell’età cosiddetta matura.

D’altronde se bussa alla porta del tempio sarà certamente insoddisfatto di qualcosa.

Spesso però il massone è pigro. E lo è tanto più quanto più eterodosse sono state le spinte ad intraprendere la via muratoria.

Tu sottolinei opportunamente che il lavoro muratorio, che è lavoro iniziatico, utilizza come metodologia appropriata il metodo simbolico.

Il lavoro iniziatico è del tutto particolare: va fatto entro se stesso. Ma il massone (parlo del massone tipico, il massone “medio”) non conosce in genere il senso del lavoro simbolico né sa come “lavorare” con i simboli. Probabilmente troppo spesso viene pure lasciato solo a se stesso, per cui nemmeno riesce ad instradarsi. Altrettanto probabilmente trova solo dei “fratelli maggiori” che non conoscono affatto le modalità del lavoro.

Direi che preventivamente il neo fratello (come tutti i fratelli) ha l’obbligo – liberamente e spontaneamente assunto – di rettificarsi: è il lavoro preliminare su se stesso.

Il lavoro iniziatico è del tutto particolare: va fatto entro se stesso. Quindi (o contemporaneamente) per la particolare specificità del lavoro muratorio (che del lavoro iniziatico è uno specifico aspetto) il lavoro introspettivo va collegato al lavoro del cantiere – gruppo, ogni membro del quale deve nel frattempo eseguire lo stesso tipo di attività. Ecco quindi il continuo interscambio tra i fratelli durante i lavori di loggia.

Ecco quindi come un fratello che non riesce a “sgrossarsi” può coinvolgere il lavoro degli altri fratelli.

Fissate le premesse affronto il problema, consapevole che l’attività di un massone non può essere sezionata e stabilita categoricamente: da qui a lì il lavoro di sgrossamento, poi fino a quell’altro punto il lavoro di apprendista, e così via. Sono aspetti che mi pare poter affermare sono interdipendente e che se si potessero suddividere uno dall’altro potremmo anche dire che in genere “coesistono” tra loro.
Dunque: morire alla vita profana e rinascere ad altro. Sì, e questo significa cambiare. E cambiare significa cambiare (scusa il bisticcio di parole), ma non cambiare abito, abitudini, magari persone da incontrare. Cambiare, e basta. E chi non cambia, non cambia.

*

La preliminare attività del massone è di abbandonare i metalli (non tanto lasciare le proprie idee quanto entrare in un altro ordine di idee).

Approvo quelle modalità di lavoro che impongono opportunamente “regole diverse” (silenzio degli apprendisti) e disapprovo le eccezioni (il buonismo del maestro che fa parlare l’apprendista). Il silenzio imposto all’apprendista (che magari nella vita profana è uomo maturo ed affermato, ed abituato a porre il suo parere sempre e dovunque) è una specie di vaccino muratorio (il gruppo – cantiere non ha bisogno di leader, ne ha già uno istituzionale, il Maestro Venerabile).

*

Contemporaneamente al lavoro muratorio. A fianco dell’attività “rettificatoria” va considerata anche quella costruttiva. E qui il discorso diventa delicato.

Un esempio. Se il massone intende la contrapposizione bianco – nero (o le due colonne o sole – luna, eccetera) come la lotta tra bene e male (magari con la vittoria finale del bene sul male) distorce il lavoro muratorio sul superamento dei contrari.

Si dice: il lavoro simbolico serve appunto a superare questa problematica. Sì, a patto di essere consapevoli della problematica. A mio parere sapere che il problema esiste significa anche sapere che ci sono modalità non pertinenti al lavoro muratorio, che sono proprio quelle che hanno permesso in molti massoni di considerare la massoneria quella chiesa laica che per molti è diventata.

Il lavoro rituale si attua appunto unendo i presenti e per così dire incanalare le loro energie in un flusso unico (come i singoli fili di un grosso cavo). E’ un simbolo? Tutto nel lavoro di loggia è simbolo e quindi anche lo stesso lavoro. Alla fin fine ciò che importa è il lavoro dell’uomo su se stesso: come in loggia si lavora tutti assieme per raggiungere l’armonia di tutti, così entro se stesso il massone deve lavorare per raggiungere la “sua” armonia interiore.

In massoneria non viene presupposta l’esistenza o l’aiuto di un Dio supremo, e il GADU è infatti solo un simbolo (non il simbolo di Dio!). Centrale è l’uomo, anzi, l’uomo che costruisce. Non c’è il cibo in comune, ma il lavoro in comune.

Come disse un fratello: la massoneria non sa più dare risposte perché non sa più porsi domande.

Il GADU “spontaneo emerge dall’esperienza costruttiva quotidiana; dove il lavoro rivela l’esigenza del Fine, la sua essenza sul piano visibile come progresso e missione, la necessità del transito evolutivo oltre le barriere fisiche e quindi anche il principio della sopravvivenza”. Mi piace il concetto del Fine del lavoro, anzi, meglio, che il lavoro rivela l’esigenza di un Fine, che può non essere solo il fine dell’opera che si sta costruendo. Ciò non significa l’esistenza dell’ente, del principio, ma solo la constatazione del Fine del lavoro (senza sapere né se tale Fine esiste, né cosa sia).

Se un osservatore è posto sul tetto di un alto edificio e vede una palla che rotola nel giardino percorrendo una traiettoria irregolare può supporre che le irregolarità (deviazioni, rallentamenti, accelerazioni) dipendono da forze applicate in vari punti. Un osservatore posto nel giardino invece si rende conto che le irregolarità dipendono semplicemente dalla natura del terreno non perfettamente orizzontale e liscio senza il bisogno quindi di ipotizzare forze applicate qua o là per giustificare le deviazioni.

Il massone deve quindi rendersi conto che non può attribuire al GADU un senso religioso proprio della religione. Il simbolo verrebbe completamente frainteso.

Moramarco osserva nella sua Nuova Enciclopedia Massonica come la libertà all’approccio alla trascendenza sia stata “fraintesa, o comunque assolutizzata al punto di divenire quasi la matrice di quella teologia massonica che si è prima detta improponibile: da Lessing (col suo noto passo: «…Se Dio tenesse nella sua destra tutta la verità e nella sua sinistra il solo tendere verso la verità ecc. ecc…») al massone svizzero A. Chédel che intende l’Assoluto come ricerca, al “Dio liberale” di Quirico Filopanti, al massone comune che crede nell’”antidogmatismo massonico” (di regola in opposizione al dogmatismo delle chiese) sul tema del Grande Architetto “laddove – sia detto una volta per tutte – un Libero Muratore, è libero di accettare e coltivare tutti i dogmi che vuole (e la storia della Massoneria annovera personaggi che oggi sarebbero definiti «fondamentalisti») fatto salvo il principio che non dovrà pretendere di far coincidere quelli altrui con i propri)” (Moramarco, p. 483).
Il massone non può avere in loggia lo stesso atteggiamento del religioso verso l’oggetto di culto.

L’accettazione GADU = simbolo deve essere sviluppata coerentemente con l’attività del massone, altrimenti si cade nelle ristrettezze del GADU come nome massonico della divinità.

Quindi dobbiamo evitare sermoni sul tipo “trionfo finale del bene” che esulano dall’obiettivo del lavoro e mettono a rischio la funzionalità del GADU come simbolo.

*

La metodologia religiosa non dovrebbe presentarsi nel lavoro di loggia. Se qualche fratello ancora ne risente è il lavoro di gruppo nel suo complesso che dovrebbe riuscire a far superare il contrasto, anzi: quel contrasto. Se ne presenteranno altri. Ma punto fondamentale del lavoro è non tanto superare tutti i contrasti, quanto giungere ad una metodologia per superarli quando si presenteranno.

La massoneria lascia ampia libertà al massone nel proprio lavoro, ma lascia anche (è il rovescio della medaglia) ampia libertà di non lavorare con la metodologia opportuna.

Faccio fatica a spiegare quale possa essere la metodologia adatta. Ma alcune indicazioni possono essere date: il massone deve cambiare mentalità, cioè tutto ciò che si porta dietro quando bussa alla porta del tempio (il suo bagaglio, insomma) va rivisto alla luce del nuovo stato. Il massone viene spinto a salire e risalire sulla scala curva, se vuole riscuotere il suo salario.

Il rito di iniziazione gli ha proposto alcuni strumenti che non conosceva. Anzi – meglio – gli ha proposto nuovi usi di strumenti che probabilmente conosceva. Con questi strumenti lavorerà per rettificarsi, per sgrossare la propria pietra (il termine purificazione, se pur abbastanza corretto, non lo sento mio e possibilmente non l’uso).

*

Qui sta il difficile, perché non è immediato “lavorare con i simboli” e non tutti sappiamo come fare. E non è nemmeno detto che le modalità per uno siano valide anche per l’altro.

Ecco quindi che per insipienza il fratello non si rende conto che certe modalità sono fuor di luogo.

Il fratello che proclama la massoneria come culla della democrazia ha della nostra Istituzione una visione parziale (la sua) e non se ne rende conto.

(Fine - per ora)
Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.