mercoledì 30 settembre 2015

Spada spezzata 2

(continua dal post precedente)

Continua la lettura di Chesterton. La sua novella viene rivista come una Tavola di Loggia. Perché? Ha senso? Certo non è un commento a Chesterton, ma è una riflessione sulle cose che non sono come appare e come dovrebbero essere. E quale insegnamento più consono al grado di Compagno Libero Muratore?
Ragionare con la Forza senza adornare con la Bellezza non permette alla Sapienza di svolgere il suo ruolo.




GUERRA ANGLO-BRASILIANA

I Brasiliani erano comandati da Olivier, un ex schiavo che, memore dei tempi nei quali era privato della libertà, si comportò sempre con magnanimità verso i nemici. Era suo costume liberare tutti i prigionieri: la sua era più una guerriglia che una guerra e i prigionieri lo avrebbero troppo impacciato. Si rifiutò sempre di passarli a fil di spada, come è purtroppo usuale nelle guerre di tutti i tempi.

La guerra terminò in modo tragico: St. Clare, malgrado l'inferiorità numerica delle proprie truppe, attaccò Olivier al Rio Cangati e fu fatto prigioniero dopo un'eroica resistenza che decimò l'esercito inglese. Dopo la cattura, malgrado la magnanimità di Olivier, St. Clare fu impiccato mentre tutti gli altri prigionieri inglesi furono liberati. St. Clare fu poi trovato dagli inglesi ancora appeso a un albero con la propria spada spezzata al collo.

La battaglia del Rio Cangati fu decisiva per le sorti della guerra e poco dopo Inglesi e Brasiliani firmarono il trattato di pace. Olivier avrebbe avuto un ruolo molto importante nella fondazione di uno stato moderno, visti i suoi contatti con gli Stati Uniti (alcuni storici ritengono abbia fatto parte delle Logge di Prince Hall, la massoneria nera degli Stati Uniti). Purtroppo per il Brasile morì l'anno dopo la battaglia e la sua opera fu interrotta e vanificata.


DOMANDE DELLO STORICO

Perché Olivier, uomo magnanimo e saggio, si comportò con crudeltà irragionevole impiccando il comandante delle truppe avversarie ormai vinte?

Perché St. Clare, soldato di profonda fede religiosa, comandante molto prudente e notoriamente avverso ad inutili spargimenti di sangue, tentò un'impresa pazzesca, destinata ad un sicuro e sanguinoso fallimento?

Sono domande cruciali perché sarebbe come scoprire un episodio dove Achille si fosse comportato da vile ed Ettore da traditore e chiedersene i motivi. E' cruciale per noi un'altra domanda: ci fu un ruolo della massoneria in questo episodio?


IL MEDICO DI FAMIGLIA

Il medico di famiglia dei St. Clare, in lite con la famiglia nobile, pubblicò una serie di articoli violenti, in cui descriveva il defunto generale come un maniaco religioso, squilibrato e integralista. La storia non ebbe seguito: il medico si ricredette? la famiglia intervenne tacitandolo? Tutti sapevano, naturalmente, che St. Clare, come già detto profondamente religioso, aveva avuto anche alcune tipiche eccentricità religiose puritane.


RICOSTRUZIONE DELL'ULTIMA BATTAGLIA

Olivier era trincerato con tre reggimenti sulle colline che sovrastano il Rio Cangati. Ai piedi delle colline, dalla stessa parte del fiume c'era una zona più bassa e paludosa. Oltre il fiume, il terreno era di nuovo solido, e lì stava il reggimento inglese. Gli altri Inglesi erano considerevolmente più arretrati, a diverse ore di cammino.

Quel particolare reggimento era distanziato dagli altri, in inferiorità numerica rispetto ai brasiliani, che però si limitarono a mantenere la propria posizione favorevole. Durante la notte, gli Inglesi, come sbandati, privi di appoggio dalla retroguardia, attraversarono il fiume, metà su un ponte alla loro sinistra, e l'altra metà attraverso un guado, alla loro destra, e rimasero ammassati sulla riva paludosa al di sotto dei Brasiliani. E lì si fermarono senza tentare il minimo assalto.

Giunta l'alba i Brasiliani li sterminarono con l'artiglieria, alla quale gli Inglesi potevano rispondere soltanto con i fucili. Tuttavia non cedettero e rimasero lì a morire. Successivamente Olivier raccontò con ammirazione l'eroico valore di quei soldati.

 RAPPORTO DI OLIVIER

"Alla fine le nostre linee avanzarono, e li sospinsero nel fiume; prendemmo prigioniero lo stesso Generale St. Clare e parecchi altri ufficiali. Il Colonnello Clancy e il Maggiore Murray erano entrambi caduti nella battaglia. Non posso fare a meno di dire che in tutta la storia si sono visti pochi spettacoli più grandiosi dell'ultima resistenza di quello straordinario reggimento; ufficiali feriti toglievano il fucile ai soldati morti, e lo stesso generale ci affrontava a cavallo, a testa nuda, con una spada spezzata."

Nulla dice il rapporto della impiccagione di St. Clare.


RESOCONTO DEL CAPITANO KEITH

Nel reggimento che aveva fatto quell'eroico tentativo al Rio Cangati, c'era un certo Capitano Keith, fidanzato della figlia di St. Clare, che in seguito sposò.

Era tra i sopravvissuti catturati e, ad eccezione del generale, lasciati subito in libertà. Anni dopo commentò la battaglia del Rio Cangati così: "Ho sempre raccontato i fatti nei minimi particolari, convinto che la gloria dell'Inghilterra sia abbastanza grande per badare a sé. Farò eccezione solo a proposito della sconfitta del Rio Cangati, per ragioni onorevoli e impegnative. Aggiungo però questo, per render giustizia a due uomini famosi. Il Generale St. Clare è stato accusato d'incapacità: io invece posso testimoniare che quell'azione, propriamente intesa, fu una delle più brillanti e sagaci della sua vita. Il presidente Olivier fu invece accusato di selvaggia ingiustizia; e io ritengo un debito all'onore di un nemico dire che dimostrò invece anche più della sua caratteristica benevolenza. Posso assicurare che St. Clare non fu per nulla quello sciocco né Olivier quel bruto che sembrarono".


TESTIMONIANZA DEL SOLDATO GREEN

Green morì in un ospizio nella Contea di Lincoln in età avanzata. Fu ferito al Rio Cangati e si accasciò accanto al Colonnello Clancy, comandante del reggimento. Green raccontò ad una suora che il Colonnello sembrò morire quasi più per la rabbia che per i proiettili, ribadendo di non essere responsabile di quella carneficina.

Il soldato ebbe l'impressione che quell'azione doveva essere stata imposta dal Generale in persona. Le ultime parole del Colonnello, secondo questa testimonianza, furono: "Ed eccolo là quel maledetto vecchio asino con la spada spezzata. Vorrei che gli avessero spezzato la testa".


TESTIMONIANZA DI UN UFFICIALE BRASILIANO

Il maggiore Espado partecipò alla battaglia del Rio Cangati. Successivamente si trovò in contrasto con Olivier e si rifugiò negli Stati Uniti. Poco prima di morire fece consegnare al Ministero della Guerra inglese alcuni quaderni che contenevano il diario di un soldato inglese caduto al Rio Cangati che lui aveva raccolto al termine della battaglia.


DAL DIARIO: VIGILIA DELLA BATTAGLIA

Il resoconto dell'ultimo giorno di vita del soldato inglese riporta dicerie e battute che circolavano nel campo, in particolare su qualcuno dal viso grifagno soprannominato l'«Avvoltoio». Pare che costui non fosse un combattente, piuttosto uno dei primi corrispondenti di guerra. Si rinchiudeva a parlare con il vecchio Colonnello Clancy; ma più frequentemente con il Maggiore Murray, ufficiale austero, di origine irlandese, puritano. Sui quaderni sono riportate anche alcune battute salaci su questo «Avvoltoio».

Dietro al campo inglese, quasi parallela al fiume, passava una strada. A Occidente la strada piegava verso il fiume, attraversandolo sul ponte cui abbiamo già accennato. Verso Oriente tagliava la zona deserta, e circa dieci miglia più in là toccava il più vicino avamposto inglese. Da quella direzione quella sera venne il Generale con lo Stato Maggiore.

Appena arrivato ci fu una animata conversazione con gli ufficiali del reggimento, specialmente con il Maggiore Murray. I due erano fatti per simpatizzare: erano uomini che "leggevano la Bibbia", e appartenevano entrambi al vecchio tipo di ufficiale evangelico. Quando il Generale risalì in sella, stava ancora parlando seriamente con Murray, che gli camminava accanto, tenendo la briglia e discutendo con lui. I soldati li guardarono finché scomparvero alla vista.

Qualche tempo dopo il Generale tornò indietro a spron battuto chiedendo con furia del Colonnello. Il Generale e il Maggiore avevano scoperto qualcosa al ponte, e c'era appena il tempo di colpire, per salvarsi. Il Maggiore - disse il Generale - era corso a chiamare aiuto, ma non era sicuro che i soccorsi potessero giungere in tempo. Si doveva varcare il fiume quella notte stessa, e impadronirsi delle alture prima del mattino.

Quando il Generale li incitò all'attacco, trasse per metà la spada dal fodero; poi, come vergognandosi di un gesto così melodrammatico, la rimise dentro.

Qui il diario termina.


DOMANDE DELLO STORICO

Perché St. Clare, soldato di profonda fede religiosa, comandante molto prudente e notoriamente avverso ad inutili spargimenti di sangue, tentò un'impresa pazzesca, destinata ad un sicuro e sanguinoso fallimento?

Perché Olivier, uomo magnanimo e saggio, si comportò con crudeltà irragionevole impiccando il comandante vinto?

Qualcuno quel giorno vide la spada del Generale ancora con la punta?


DIGRESSIONE NON MORALISTICA

A un investigatore furono chieste le ragioni dei suoi numerosi successi. Rispose:
Io sono un uomo, sono sempre dentro un corpo umano e muovo le sue braccia e le sue gambe; ma, talvolta, mi calo nella parte dell'assassino, pensando quello che pensa lui, lottando con le sue passioni, finché ho assunto l'idea convinta del suo odio; finché vedo il mondo con lo strabismo insanguinato dei suoi occhi, guardando attraverso la concentrazione del suo lento sbattere di ciglia; guardando in prospettiva una strada dritta che porta a una pozza di sangue. Allora io sono davvero un assassino.


DOMANDE METAFISICHE

D: Dove nasconde una foglia un uomo saggio?
R: Nella foresta.

D: Ma che cosa fa se non c'è una foresta?
R: Fa crescere una foresta per nasconderla.

D: E se volesse nascondere una foglia morta?
R: Allora creerebbe una foresta morta.


ANNOTAZIONE PERSONALE  -  Vorrei richiamare l'attenzione sulla citazione riportata nella "Digressione Non Moralistica" e metterla in relazione con il simbolo della scala curva, appena accennato nella ritualità di Secondo Grado.
(continua)

martedì 29 settembre 2015

Spada spezzata 1

Ecco un'altra lettura tendenziosa di una gustosa novella di autore non massone, Chesterton, il creatore di padre Brown. 
Io ne dò invece una chiave di lettura liberomuratoria, ma non per stravolgere le intenzioni dello scrittore, che da convertito al cattolicesimo immagino si sentisse estraneo alla Massoneria, bensì per la mia forte convinzione che Massoneria significhi Uomo e che se separazione dagli altri c'è stata... beh forse non è tutta colpa degli altri.


DAL RITUALE

M. Ven. Fr. 1° Sorv., in che cosa consiste il Lavoro dei Compagni?

1° Sorv. Nel trasformare la Pietra Sgrossata in Pietra Cubica e nel salire una scala curva di cinque gradini.

M. Ven. Dove conduce questa scala?

1° Sorv. Nella Camera di Mezzo.


ANCORA

 
1° Diacono Il metodo di avanzare da Ovest verso Est in questo Grado, consiste di cinque passi come se si stesse salendo una scala a chiocciola.

 (Rituale Emulation) 

E ANCORA


1° Diacono La prossima cosa che attira la nostra attenzione è la scala a chiocciola che porta alla Camera di Mezzo del Tempio di Re Salomone; la scala è composta da tre, cinque e sette scalini. 

 (Rituale Duncan)

DOMANDE "METAFISICHE"
 




D: Dove nasconderebbe un sassolino un uomo saggio?
R: Sulla spiaggia.

D: Dove nasconderebbe una foglia un uomo saggio?
R: Nella foresta.

D: Ma che cosa fa se non c'è una foresta?
R: Fa crescere una foresta per nasconderla.

 

 

PREMESSA

Il protagonista della storia è un celebre generale inglese, vissuto tra il XVIII e XIX secolo, sulla cui tomba, in un paesino della pittoresca campagna del Kent, fu posta, nella seconda metà dell'Ottocento, una commovente figura bronzea di un soldato morente, a mani giunte in adorazione di Dio, la testa appoggiata su un fucile, una Bibbia aperta alla sua sinistra e una spada con la punta spezzata alla destra. Una lapide patriottica, non troppo sobria ma senza gli eccessi della retorica, come solo gli inglesi sanno fare, ricorda il morto:

DEDICATO ALLA MEMORIA DEL GENERALE
SIR ARTHUR ST. CLARE
EROE E MARTIRE
CHE SEMPRE VINSE I SUOI NEMICI
E SEMPRE LI RISPARMIO'
E FU DA LORO PRODITORIAMENTE UCCISO
POSSA DIO IN CUI EGLI POSE LA SUA FEDE
PREMIARLO E VENDICARLO

Oggi è un nome che dice poco, ma ebbe un posto nella storia. Un monumento funebre al Generale St. Clare è nell'Abbazia di Westminster; gli fu dedicata anche una statua equestre rampante sulla riva del Tamigi, successivamente spostata al coperto nel British Museum; un medaglione del Generale fu posto sulla facciata della casa in cui nacque, e un altro nella strada in cui visse, alla quale fu dato il suo nome.

Arthur St. Clare fu un grande generale inglese. Combatté in India e in Africa in campagne vittoriose. In tempi nei quali si consideravano i soldati carne da macello cercò di non mandare mai gli uomini che comandava allo sbaraglio e le perdite umane che subirono gli uomini al suo comando furono sempre ridotte. Era perciò idolatrato dai suoi uomini, che eseguivano spesso con entusiasmo i suoi ordini. Era un aristocratico, fervente massone (fu per diversi anni Maestro Venerabile della Loggia castrense al seguito del suo esercito). Allo scoppio della guerra tra Inghilterra e Brasile, nella prima metà dell'Ottocento, fu nominato al comando della truppe inglesi.

(continua)

lunedì 28 settembre 2015

Mister Glass 5

(continua dai post precedenti)


Concludiamo la novella di Chesterton, una gradevole affabulazione sulla Forza, Bellezza e Sapienza, componenti fondamentali e armoniche del lavoro di Loggia.

Riassumiamo la situazione.

Il dott. Hood, padre Brown e Maggie fanno irruzione nella stanza di James Todhunter e lo trovano legato in mezzo ad un disordine indescrivibile.
Il dott. Hood (la Forza) con poche e vigorose intuizioni giunge a spiegare il dramma appena consumatosi: è lo stesso Todhunter ad avere ucciso Mister Glass, che lo stava ricattando, dopo una furiosa colluttazione, nascondendone il cadavere nella canna fumaria o seppellendolo in giardino.

Non ascolta, il dott. Hood, le obiezioni di Maggie (la Bellezza) e costruisce il suo solido castello di carte.

Deve intervenire padre Brown (la Sapienza) per spiegare ciò che effettivamente è successo.


LA SAPIENZA COMPRENDE...

La Bellezza da sola non ha la possibilità di costruire, può solo adornare.
La Forza da sola costruisce ma non adorna. Non sa quindi capire se il costrutto è solido oppure fragile oppure inconsistente come un castello di carte.

La Saggezza ha la capacità di comprendere, esaminare e giudicare il costruito.

“Oh, sciocchezze!”, strillò Padre Brown. “Non vedete che sta ridendo?”

“Ridendo!”, ripeté il dottore con stupore. “Ma di cosa dovrebbe ridere?”

“Beh”, replicò il Reverendo Brown in tono di scusa, “credo che stia ridendo di voi. E, in effetti, sono abbastanza incline a ridere di me stesso, ora che so.”
“Ora che sa cosa?”, chiese Hood con una certa esasperazione.

La Forza è incapace di guardare qua e là, punta dritto davanti a sé. E dove colpisce, colpisce. E a volte non colpisce nulla oppure solo il simulacro di qualcosa.

“Dottor Hood”, esclamò Padre Brown, “Voi siete un grande poeta! Avete creato dal nulla un essere che non esiste. Quanto più divino è questo, se si considera ciò che avete scoperto dai semplici fatti!”

Dottor Hood (arrogantemente). “I miei fatti sono tutti incontrovertibili, sebbene necessariamente incompleti. Forse avrò dato un certo spazio all'intuizione, ma solo perché i dettagli corrispondenti non possono ancora essere determinati. In mancanza del signor Glass...”.

La Forza ha una visione unilaterale, è come una scala dritta, senza curve. E non riesce nemmeno a tornare indietro e a scendere, quando necessario.

Padre Brown. “Già: l'assenza del signor Glass. Lui è così assente... Suppongo che non vi sia mai stato nessuno tanto assente quanto il signor Glass.”

Dottor Hood. “Volete dire che non si trova in città?”

Padre Brown. “Voglio dire che è assente da ogni luogo. Assente dalla Natura delle Cose, per così dire.”

Dottor Hood. “Volete dire che non esiste?”

Il sacerdote fece un segno d'assenso. “Sembra un peccato, vero?”

Orion Hood sbottò in una risata sprezzante. “Bene”, disse, “prima di proseguire sulle cento e una prova, esaminiamo la prima che abbiamo trovato, il primo fatto in cui ci siamo imbattuti quando siamo giunti in questa stanza. Se non esiste alcun signor Glass, di chi è questo cappello?”

“E' del signor Todhunter”, replicò Padre Brown.

“Ma non è della sua misura”, strillò, impaziente, Hood. “Non potrebbe mai indossarlo!”

Padre Brown. “Non ho mai detto che potesse indossarlo”, rispose. “Ho detto che è il suo cappello. Oppure, se insistete su una sfumatura, un cappello che gli appartiene.”

“E quale sarebbe questa sfumatura?”, chiese il criminologo con tono di leggera derisione.

Padre Brown. “Esiste una certa differenza tra il cappello di una persona e i cappelli che possiede.”

Hood. “Ma che se ne farebbe Todhunter di un cappello troppo largo?”

Padre Brown. “Farne uscire conigli.”

“Cosa?”, gridò il dottor Hood.

Padre Brown. “Conigli, nastri, canditi, pesci rossi, rotoli di carta colorata. Non avete capito quando avete scoperto le corde false? È la stessa cosa con la spada. Il signor Todhunter non ha un graffio su di sé, come avete detto; però ha un graffio dentro di sé.”

La signora MacNab chiese severamente: “Intendete all'interno degli abiti del signor Todhunter?”

Chi è al di fuori del Tempio non può comprendere il lavoro che vi si fa dentro. Non la possiamo dire sorda perché il sordo ha un apparato uditivo, sebbene attenuato o non funzionante. Non la possiamo dire cieca perché il cieco ha un apparato visivo, anche se non funzionante. E sordi e ciechi hanno comunque sviluppato ulteriormente gli altri sensi per sopperire a quello mancante, non funzionante.

Semplicemente la signora MacNab non ha, per sua propria conformazione, qualche organo in grado di farle comprendere ciò che succede nel Tempio. 

Semplicemente per lei quel lavoro non esiste, il Tempio non esiste, non esiste il dentro del Tempio ed ovviamente non esiste il fuori del Tempio. Se proprio volessimo essere pignoli potremmo dire che non esistendo un dentro anche il confine tra dentro e fuori vien meno e ciò che per noi è il Tempio della Libera Muratorìa per lei è semplicemente un trascurabile e insignificante punto senza dimensioni e senza importanza.

“Non intendo all'interno degli abiti del signor Todhunter”, disse Padre Brown. “Voglio dire all'interno del signor Todhunter.”

“Ma, in nome del cielo, cosa volete dire?”

LA SAPIENZA SPIEGA...

Padre Brown spiega la situazione.

Il signor Todhunter sta studiando per diventare un prestigiatore professionista, nonché giocoliere, ventriloquo ed esperto di trucchi con le corde.

La prestidigitazione spiega il cappello. È privo di tracce di capelli, non perché è stato indossato dal prematuramente calvo signor Glass, ma perché non è mai stato indossato da nessuno.

L'addestramento del giocoliere spiega i tre bicchieri, che Todhunter stava imparando a far volteggiare e a raccogliere dopo averli fatti roteare. Però, essendo solo un praticante, ha fatto rompere un bicchiere sul soffitto.

L'addestramento del giocoliere spiega anche la spada, che era orgoglio professionale e dovere del signor Todhunter ingoiare. Però, essendo una esercitazione, si graffiò leggermente l'interno della gola con l'arma. Per questo motivo si è ferito dentro di sé, il che, ne sono certo (dall'espressione del suo viso), non è cosa grave. 

Inoltre stava esercitandosi nel trucco di liberarsi dalle corde, ed era proprio sul punto di liberarsi, quando tutti noi irrompemmo nella stanza.

Le carte, ovviamente, sono per i trucchi, e sono sparse sul pavimento perché lui aveva appena tentato uno di quei trucchi gettandole in aria.

Todhunter voleva semplicemente mantenere segreta la sua attività perché voleva tenere segreti i suoi trucchi, come qualunque altro prestigiatore.

Uno sfaccendato con il cappello a cilindro avendo sbirciato una volta dentro la sua finestra è stato scacciato con grande sdegno; il fatto è stato sufficiente per creare una pista sbagliata e farci immaginare l'intera vita del signor Todhunter oscurata dallo spettro del cappello di seta del signor Glass.”


LA SAPIENZA ILLUMINA

Bellezza e Forza obiettano.
Maggie. “E le due voci?”

Padre Brown. “Non avete mai sentito parlare un ventriloquo?”

Dottor Hood. “E il signor Glass? La signorina MacNab ha sentito distintamente chiamare in quel modo dal signor Todhunter.”

Padre Brown ridacchia. “Quando il nostro amico giocoliere qui presente gettò i tre bicchieri in aria, li contò a voce alta mentre li afferrava, e inoltre commentò sempre ad alta voce quando non riusciva a prenderli. Cosa disse in realtà fu: Uno, due e tre: mancato un bicchiere; uno, due: mancato un bicchiere1. E così via.

Ci fu un secondo di quiete nella stanza e poi, tutti all'unisono, scoppiarono a ridere.

Forza e Bellezza comprendono che da sole non possono costruire nulla, ma debbono necessariamente associarsi alla Sapienza, che le comprende entrambe.

La figura nell'angolo srotolò con soddisfazione tutte le corde e le fece cadere con uno svolazzo. Poi, avanzando nel centro della stanza, con un inchino estrasse dalla tasca un grosso volantino stampato in blu e rosso che annunciava che Zala-Din, “il più grande prestigiatore del mondo, contorsionista, ventriloquo e canguro umano”, avrebbe presentato un'intera serie di nuovi trucchi il lunedì seguente alle otto di sera in punto.


NOTA
Bicchiere: in inglese glass.



(fine)

domenica 27 settembre 2015

La pietra... E il resto?


E' una statua dell'isola di Pasqua.
Ancora oggi non sono note le ragioni che hanno portato a alla costruzione di tante statue di così grandi dimensioni.
A me preme sottolineare non tanto o non solo l'immagine, ma il contorno, il paesaggio.
Se infatti posso essere colpito dal manufatto di pietra che sta sfidando i secoli, opera di tanti massoni e scalpellini che con pochi attrezzi hanno innalzato veri e propri capolavori (e quanto avrebbero da imparare i poveri massoni "speculativi"!), non posso che prendere atto della loro insipienza (sì, insipienza per non dir di peggio) che ha ferito il paesaggio.
Non c'è un albero. Furono impiegati (con poco senno!) per le statue. Quegli antichi muratori non si armonizzarono con la natura, ma la ferirono mortalmente. Ci paiono quasi apprendisti stregoni, non muratori e men che mai liberi. Non procurarono benefizio. Non operarono con serietà. E il giubilo non fu rivolto alla natura o al Grande Architetto (qualunque cosa vediamo nel simbolo del Gadu!) ma solo al potente di turno.
No! Questa non è Massoneria.




sabato 26 settembre 2015

Davanti o dietro?






Escher: Belvedere


E' rappresentato un belvedere e tre piani, con sullo sfondo un paesaggio montuoso. Sul pavimento, in primo piano, giace un pezzo di carta...





...su cui è tracciata la figura di un cubo. Due cerchietti indicano i punti di intersezione dei lati. A seconda di come guardiamo il cubo, risulterà quale delle due linee è davanti all'altra. Il ragazzo seduto sulla panca tiene tra le ma­ni un puzzle cubico che combina le due possibilità: il sopra e il sotto si contraddicono a vicenda. Il personaggio ci medita su e, a ragione, non può credere ai suoi occhi.
E probabile che egli non si renda conto che anche l'edificio alle sue spalle presenta le stesse incongruenze. Per esempio, la scala a pioli al centro, pur essendo stata disegnata correttamente dal punto di vista prospettico e in maniera piuttosto credibile come oggetto, ha la base che poggia nella casa, mentre l'estremità superiore ne re­sta fuori. Per cui le due persone sulla scala non possono avere rela­zione fra loro.

Così commenta Escher il suo disegno.

Già, il davanti che è dietro e il dietro che è davanti.
Proprio ieri sera guardavo un film di alcuni anni fa, Ogni cosa è illuminata Proprio al momento cruciale della vicenda i due protagonisti hanno questo colloquio.

Jonhatan ad Alex: Hai la canottiera a rovescio.
Alex: Che vuol dire.
Jonhatan: Niente. L'esterno guarda verso l'interno e l'interno guarda verso l'esterno.

E' lo stesso per Escher: il davanti è dietro e il dietro è davanti.
Quando riusciremo a vedere dietro e davanti così, interno ed esterno così, beh, avremo fatto un bel passo avanti.

A volte in Loggia siamo come i due tizi sulla scala a pioli...

venerdì 25 settembre 2015

Mister Glass 4

(continua dal post precedente)

La Forza continua, irruente, irresistibile, sorda ad ogni obiezione. Ha costruito il castello che spiega ogni particolare, mette in luce ogni aspetto, inserisce ogni minuscolo indizio al posto giusto...




MAGGIE PROTESTA PER LA TERZA VOLTA
“Volete levargli quelle corde?”, chiese ancora la ragazza per la terza volta.
Il dottor Hood studiò con attenzione Todhunter, muovendolo persino un poco e voltandolo per una spalla, ma si limitò a rispondere:
“No; credo che queste corde serviranno alla bisogna fino a quando arriveranno i poliziotti con le manette”.


QUATTRO: IL DOTT. HOOD SULLE TRACCE DELL'ASSASSINO
Lo scienziato aveva raccolto la particolare spada-pugnale dal tappeto esaminandola attentamente mentre rispondeva:
“Poiché avete trovato il signor Todhunter legato”, disse, “tutti voi siete giunti alla conclusione che il signor Glass lo avesse legato e fosse fuggito. Ci sono quattro obiezioni a ciò.
  1. Perché un gentiluomo elegante come il signor Glass avrebbe abbandonato qui il suo cappello?

  2. Questa è l’unica uscita, ed è chiusa dall’interno.

  3. La punta di questa lama mostra una goccia di sangue, ma il signor Todhunter non presenta alcuna ferita. Il ferito è dunque il signor Glass.

  4. E' più probabile che sia la persona ricattata a uccidere il ricattatore, piuttosto che il ricattatore elimini la gallina dalle uova d’oro.
Così, io credo, abbiamo una bella storia.


CINQUE: IL DOTT. HOOD SMASCHERA L'ASSASSINO DEL SIGNOR GLASS
La signorina MacNab desiderava ardentemente sapere perché non ho liberato il signor Todhunter dai legami. Beh, glielo dirò. Non l’ho fatto perché il signor Todhunter può liberarsi da quelle corde in qual­siasi momento desideri
“Ho osservato tutti i nodi del signor Todhunter”, ripeté con calma Hood. “Si dà il caso che io conosca qualcosa sui nodi. Ciascuno di quei nodi lo ha fatto lui e se ne può liberare quando vuole; nessuna di quelle legature è stata fatta da chi avesse voluto immobilizzarlo veramente. L’intera faccenda delle corde è un trucco astuto, per farci credere che sia lui la vittima della lotta, invece del povero signor Glass, il cui cadavere può essere nascosto nel giardino o infilato su per la canna del camino.”


GLI OCCHI DI TODHUNTER
Padre Brown esclamò tutto eccitato: “Sì, è così! Suvvia: guardate i suoi occhi!”
Sia il dott. Hood che Maggie guardarono l'uomo legato. Sebbene la sciarpa nera mascherasse completamente la metà inferiore del viso di Todhunter, si notava qualcosa di intenso nella parte superiore.
Maggie: “I suoi occhi sembrano strani. Voi siete dei bruti: credo che gli faccia male!”
Dottor Hood: “Non credo sia quello! Gli occhi possiedono una certa espressione singolare. Interpreterei quelle rughe trasversali piuttosto come l’espressione di una leggera anormalità psicologica...”

La Forza è scatenata. Per ben tre volte ha ignorato gli interventi della Bellezza. Ignora anche la presenza della Sapienza.
Il Candidato all'ingresso viene accolto sulla punta di una spada puntata sul petto nudo. Il Maestro Venerabile dirà successivamente al neo Apprendista: se voi non vi foste fermato sareste stato infilzato dal Fratello che reggeva la spada, il quale, ligio al proprio dovere, sarebbe stato immobile e saldo.
Detto in altre parole: se il Candidato non si fosse fermato sarebbe stato infilzato e la responsabilità sarebbe stata solo sua, cioè del Candidato.
Obiezione che sicuramente non avrebbe retto in un tribunale (non si può incolpare l'ucciso della uccisione solo perché si trovava nella traiettoria dell'arma) ma che spiega chiaramente la natura della Forza: va dritto, senza guardare o considerare altro, e si ferma solo dopo che ha colpito.
Così pare essere il dottor Hood.


(continua)


giovedì 24 settembre 2015

Mister Glass 3

(continua dal post precedente)

Facciamo il punto della situazione. Il sig. Hood, Maggie e padre Brown hanno fatto irruzione nella stanza di James Todhunter e lo trovano legato come un salame. La stanza è in disordine come dopo una colluttazione.
A questo punto la Forza, abituata ad agire con rapidità giungendo subito al cuore del problema (ricordate la spada puntata al petto nudo del Candidato?), interviene nella risoluzione dell'enigma.
Ma la Forza non accetta le obiezioni della Bellezza...



MAGGIE PROTESTA PER LA PRIMA VOLTA

“Ma in nome del cielo!”, esclamò la signorina MacNab. “Non dovete prima slegare quest’uomo?”
Hood: “Pazienza, mia cara signorina, pazienza”.
“Comunque”, disse Padre Brown, “non sarebbe il caso di slegare il signor Todhunter?”
Il dottor Hood non rispose nemmeno.


UNO: IL DOTT. HOOD SPIEGA. IL CAPPELLO A CILINDRO

Come si può spiegare l’assenza del signor Glass e la presenza del suo cappello?
Questo cilindro è alla moda, spazzolato accuratamente e lucidato, sebbene non sia nuovo. Un vecchio damerino, oserei dire.
Non c'è nessun capello dentro il cappello, il che mi spinge a supporre che il signor Glass sia calvo. Ora, quando ciò viene accoppiato con la voce acuta e querula che la signorina MacNab ha così vividamente descritta dovrei pensare a una età avanzata.
L’uomo dovrebbe essere vigoroso e piuttosto alto. Fu visto dalla finestra (un uomo alto con un cilindro di seta), ma c'è un indizio molto preciso: le schegge del bicchiere si trovano sparse ovunque nella stanza, in particolare una scheggia si trova sull’alta mensola accanto al caminetto. Nessun frammento di quel genere avrebbe potuto andare a finire là se il bicchiere si fosse rotto nelle mani di un uomo relativamente basso come il signor Todhunter.”

DUE: IL DOTT. HOOD SPIEGA. I BICCHIERI

E' possibile che il signor Glass fosse calvo o nervoso a causa della dissolutezza piuttosto che per l’età. Il signor Todhunter, così come è stato definito, è un gentiluomo piuttosto frugale, sostanzialmente astemio. Queste carte e i bicchieri da vino non fanno parte delle sue normali abitudini, ma sono stati preparati per un compagno particolare.
Il signor Todhunter può o non può essere proprietario del servizio da vino, ma non vi è alcuna prova che lui abbia del vino. Allora, cosa dovevano contenere questi bicchieri? Immediatamente, suggerirei brandy o whisky, proveniente da una fiaschetta nella tasca del signor Glass. Abbiamo così qualcosa dell’immagine dell’uomo, o almeno del tipo: alto, di una certa età, alla moda, ma in qualche modo debosciato, certamente amante del gioco d’azzardo e dei liquori; forse fin troppo amante. Il signor Glass non è un gentiluomo sconosciuto e ai margini della società.”

MAGGIE PROTESTA PER LA SECONDA VOLTA

“Badate”, strillò la giovane donna, “che se non mi fate passare per slegarlo, correrò fuori e chiamerò la polizia.”
“Non vi consiglierei, signorina MacNab” disse serio il dottor Hood “di avere fretta di chiamare la polizia. 
Padre Brown, vi chiedo con tutta serietà di far calmare le pecore del vostro gregge, per il loro bene, non certo per il mio.

TRE: CONTINUA LA SPIEGAZIONE DEL DOTT. HOOD

Che cosa sappiamo del signor Todhunter?
Uno. E' parsimonioso.
Due. E’ più o meno agiato.
Tre. Ha un segreto.
Esistono i tre elementi principali del genere di persona che viene di solito ricattata.
La strana eleganza, le abitudini dissolute e l’acuta irritazione del signor Glass, sono i segni inconfondibili del tipo di persona abituata a ricattare.
Quindi da un lato l’uomo rispettabile che cela un mistero, dall’altro, l’avvoltoio che ha annusato un mistero. Questi due uomini si sono incontrati qui oggi e hanno litigato, usando i pugni e un’arma bianca.



(continua)

mercoledì 23 settembre 2015

Mister Glass 2

(continua dal post precedente)

Ed ecco la storia di mister Glass. Ci verrà spiegato in alcune tappe perché è "così assente". Ma mentre leggiamo di mister Glass pensiamo ai legami con il lavoro della Massoneria, pensiamo alla Loggia come un tutto unico e organico, una specie di uomo collettivo, ed attendiamoci qualcosa di strampalato se qualcuno lavora "per conto suo".


ANTEFATTI

James Todhunter ha affittato una stanza dalla vedova MacNab. Vi si chiude dentro per alcune ore al giorno con la porta chiusa a chiave. Quando si allontana, lascia la porta della stanza rigorosamente serrata e porta la chiave con sè. Il riassetto della stanza viene fatto dalla vedova MacNab con l'inquilino presente. In un angolo della stanza c'è una grande cassa, anche questa chiusa a chiave, sul cui contenuto Todhunter è molto reticente.


RACCONTO DELLA VEDOVA MACNAB

Ha spesso udito persone parlare tra loro nella stanza chiusa, ma Todhunter quando apre la porta è sempre solo.
Una volta dal giardino attraverso la finestra ha visto nella stanza un uomo alto con un cappello di seta a forma di cilindro.
Un giorno al crepuscolo quel misterioso uomo sbucò dalla nebbia, in apparenza proveniente dal mare e dalla spiaggia, percorse il piccolo giardino e si fermò a parlottare alla finestra con Todhunter, fino a quando quest'ultimo, alterato, chiuse sbattendo la finestra e l'uomo dal cappello a cilindro si allontanò nella nebbia.


IL DOTT. HOOD SPIEGA...

Anche di fronte a eventi minori, è bene osservare prima le principali tendenze della Natura. Un fiore particolare non è detto che muoia all’arrivo dell’inverno, però i fiori muoiono; un sassolino particolare può darsi che non venga mai bagnato dalla marea, ma la marea sale. In un’ottica scientifica, tutta la storia dell’umanità è una serie di movimenti collettivi, distruzioni o migrazioni, come la morìa delle mosche in inverno o il ritorno degli uccelli in primavera. Ora, il perno di tutta la storia è la razza. La razza produce la religione, ed è la razza che produce le guerre.

I MacNab sono esemplari della gente selvaggia, semplice e in via di estinzione, che noi comunemente chiamiamo Celti. Piccoli, bruni e dal temperamento sognante ed errabondo, essi accettano facilmente la spiegazione superstiziosa di qualunque incidente.

Non è affatto strano che tali persone, con il mare mugghiante dietro di loro e la brughiera ventosa di fronte, possano immettere caratteristiche fantastiche in quelli che probabilmente sono solo dei semplici eventi.

Il piccolo prete di campagna vede solo la signora MacNab terrorizzata da questa particolare storia di due voci e di un uomo alto che viene dal mare. Però l’uomo che possiede immaginazione scientifica vede – come è in realtà – l’intero Clan dei MacNab sparso per tutto il mondo nella sua globalità, in maniera altrettanto uniforme di uno stormo di uccelli. Lui vede migliaia di MacNab in migliaia di case che fanno cadere le loro piccole gocce di morbosità nelle tazze dei loro amici: lui vede... vede... tante cose, amico mio, tante cose...


UNA NOTIZIA PREOCCUPANTE

Maggie ha udito nella stanza chiusa Todhunter e Glass litigare, probabilmente un problema di denaro. Ha distinto chiaramente la voce di Todhunter, mentre l'altra, che non conosceva, era acuta e querula. Si sono distintamente udite le seguenti frasi:

“Va bene, signor Glass”

“No, signor Glass”

“Due o tre, signor Glass”.

Non riuscendo a sfondare la porta chiusa a chiave Maggie è andata a guardare dalla finestra del giardino. Maggie chiese aiuto; raccontò: Dentro era buio e sembrava vuota, ma giuro di aver visto James che giaceva raggomitolato in un angolo, come se fosse stato drogato o strangolato.


IRRUZIONE NELLA STANZA

Ecco la scena che si presentò ai tre, cioè il dott. Hood, Maggie e padre Brown, all’irrompere nella stanza. (La signora MacNab, pur presente, non conta).

Nessuno, nel vedere il disordine, avrebbe potuto dubitare che non fosse stata teatro di qualche evento cruento. Carte da gioco sparse sul tavolo e sul pavimento come se una partita fosse stata bruscamente interrotta. Sul tavolo due bicchieri da vino in attesa di essere riempiti, ma un terzo bicchiere era frantumato sul tappeto in un mucchio di cristalli. Ma non c’erano bottiglie di vino. Poco distante c'era un oggetto che sembrava un coltello o una corta spada diritta. All’angolo oppo­sto della stanza c'era un cappello a cilindro di seta. E, nell’angolo dietro il cilindro, scaraventato come un sacco di patate, ma legato come un salame, giaceva James Todhunter con una sciarpa come bavaglio e sei o sette corde legate attorno ai gomiti e alle caviglie. I suoi occhi marroni erano vivi e guizzavano attenti.


RICOGNIZIONE DEL DOTT. HOOD

Il dottor Orion Hood si fermò per un istante sulla porta e memorizzò quella scena di silenziosa violenza. Poi avanzò rapidamente sul tappeto, raccolse il cilindro di seta e con serietà lo calcò in testa all’ancora legato Todhunter. Era tanto largo per la testa del giovane, che per poco non gli scivolò sulle spalle.




(continua)

martedì 22 settembre 2015

Mister Glass 1

Mi succede di frequente riportare ciò che leggo ad ambiti che mi sono più familiari e che mi "toccano" di più.
In particolare, forse per una maggiore confidenza con il simbolismo, capita di vedere nei racconti letti una applicazione di certe metodologie muratorie che dovremmo avere imparato ad usare nelle Tornate di Loggia.
Non mi stupisco più di tanto: se frequenti i lavori di Loggia non come frequenteresti un circolo ricreativo o culturale ma per imparare qualcosa e confrontarti con gli altri, prima o poi comincia a venirti spontanea la metodologia di lavoro muratoria e ti scopri ad applicarla anche in ambiti apparentemente estranei alla Massoneria.
Ma attenzione! Se la Massoneria è un metodo di lavoro, tu questo metodo o lo applichi o non lo applichi, indipendentemente su cosa lavori. Puoi, per esempio, ricercare il giusto amalgama di Forza e Bellezza sia nel ragù per le tagliatelle, sia nellafilogenesi umana.
In questo senso spesso affermo che le mie letture sono sempre tendenziose e non si preoccupano di ciò che ha scritto l'autore ma di ciò su cui mi fanno riflettere.
Nei post seguenti riporto le mie riflessioni sul racconto di Gilbert Keith Chesterton L’Assenza del sig. Glass.


Titolo mio:

IL SIGNOR GLASS E' SCOMPARSO

Sottotitolo:
QUANDO FORZA E BELLEZZA NON SONO IN ARMONIA CON LA SAPIENZA

 PERSONAGGI

Per rimanere nell'ambito del blog immaginiamo i personaggi in visita ad una Loggia. Si sono presentati, sono stati debitamente tegolati e il Maestro delle Cerimonie li fa entrare assegnando loro un certo posto nel Tempio.
Ovviamente non facciamo distinzioni tra uomini e donne, questa è una Massoneria che accetta entrambi i sessi.



Dott. Orion Hood

Criminologo. Specialista in disturbi mentali. Vive in una villa sul lungomare di Scarborough nello Yorkshire: è un'abitazione di lusso dove ogni cosa è al proprio posto e pare non essere mai stata spostata.
Volto sanguigno, asciutto e aperto. Tratta gli altri con condiscendenza non ritenendoli alla propria altezza. E' sicuramente pieno di sé e nutre una profonda fiducia nelle proprie capacità e nel proprio sapere.
Il Maestro delle Cerimonie gli indica il suo posto, nello scranno del 2° Sorvegliante, che sovrintende la Colonna del Settentrione e degli Apprendisti. Infatti vede in lui la Forza della razionalità che affronta il problema con l'incisività di una spada che colpisce dritto dritto il cuore del problema ed elimina tutti i particolari ridondanti con un affilatissimo rasoio cartesiano.


Maggie MacNab

Figlia della vedova MacNab, è una brava ragazza scozzese, dai lunghi capelli biondi. Compassionevole e modesta, nutre un affetto sincero per James Todhunter.
Il Maestro delle Cerimonie la pone nel posto centrale della Colonna dei Compagni1, intuendo in lei scorrere intenso il senso della Bellezza che deve adornare il manufatto, sempre e comunque.


Padre Brown.

E' il pastore della piccola chiesa cattolica a nord del villaggio. La vedova MacNabb e Maggie sono membri del suo gregge.
E' un cervello acuto e sa mettersi nei panni degli altri.
Inutile aggiungere che il Maestro delle Cerimonie permette che possa sedere ovunque, anche se il suo posto più significativo sarebbe quello del Precedente Venerabile, alla sinistra del Maestro di Loggia, oppure – meglio ancora - di Copritore Interno davanti all’ingresso della Loggia.


James Todhunter

E' al momento l'unico affittuario della vedova MacNab. E' persona molto a modo, ma nessuno ne sa molto. E' intelligente, basso di statura, dalla carnagione scura, agile, ben rasato, cortese. Sembra avere una discreta disponibilità di denaro, ma nessuno sa di che cosa si occupi. E' vestito in modo rispettabile, è praticamente astemio, sta volentieri con i bimbi piccoli della vedova e riesce a intrattenerli e farli divertire per lungo tempo. Pare ben intenzionato verso Maggie, ma rifiuta di rispondere al momento alle domande sulla sua occupazione. Si impegna però a chiarire tutto prima delle nozze.
Il Maestro delle Cerimonie non sa dove farlo sedere e gli indica il posto in fondo alla Colonna del Settentrione.


La vedova MacNab

E' la madre di Maggie. Per vivere dà in affitto stanze di casa. E' pessimista e pensa sempre al peggio, cogliendo continuamente nelle cose il lato negativo. Si oppone alle nozze della figlia perché teme che il giovane sia un poco di buono. Coglie in lui zone oscure e in un certo senso non accetta che non gliele spieghi chiaramente.
Il Copritore Esterno non permette che entri nel Tempio non avvertendo in lei quel quid minimum necessario per sedersi tra le Colonne.


Mister Glass

E' l'enigmatico protagonista, silenzioso e sfuggente, evanescente quasi. Non si sa da dove viene, non si sa dove va; non si sa cosa vuole, non si sa cosa fa. Certo appare un tipo losco, un poco di buono. Forse è stato ucciso, forse è riuscito a scappare. In un certo senso è il Grande Assente della storia.
Il Maestro delle Cerimonie non si pone il problema del suo ingresso in Loggia: Mister Glass non si è presentato.


(continua)




 




lunedì 21 settembre 2015

Tagliatelle 6

(continua dai post precedenti)

Siamo giunti al termine della nostra affabulazione. Tre persone si sono incontrate, hanno parlato, si sono scambiate idee ed opinioni, hanno riflettuto insieme ed ora ripartono, dopo appunto una ri-creazione, per un po' compagni di strada. già... com-pagni in un tratto del viaggio della vita.




 
COMMIATO


La ricreazione è terminata. I tre si sono incontrati, si sono conosciuti, si sono parlati, si sono appunto ri-creati. Ora è tempo di proseguire il cammino. E ben venga se almeno per un po' cammineranno assieme.


Lasciano il trebbio... E qui interviene il poeta:


Rinnovato hanno verga d'avellano.

E vanno pel tratturo antico al piano,

quasi per un erbal fiume silente,

su le vestigia degli antichi padri.


Vanno cantando antichi canti, che li rendono più leggeri.


Serietà, senno e benefizio hanno dato origine, sobbollendo nel ragù primordiale dell'humus dell'homo vagans, al giubilo, jùbilum = il gridare per gioia. Gioia ineffabile che non si può esprimere a parole, ma di tale intensità che non permette di tacere.


Alceo, Callisto e Mentore vanno, cantando, esprimendo così la propria letizia. A un certo punto chi li guarda da lontano li vede quasi confondersi e diventare uno solo.


Alceo, Callisto e Mentore... Apprendista, Compagno e Maestro... sono diventati il Libero Muratore.

POSTFAZIONE


E i cappelletti indicati nel titolo?


Potrei sulfureamente suggerire che spetta al lettore comprenderne il ruolo in un inno alla tagliatella al ragù.


Oppure enigmaticamente accennare alla fecondità del contrasto tra tagliatelle al ragù e cappelletti in brodo.


Ma sinceramente la risposta è molto più terra terra.


Ch’ing-yuan si riferisce a monti e acque. Due elementi correlati. Non mi piaceva la correlazione tagliatelle e acque. Non è più spontaneo correlare tagliatelle e cappelletti? Si rimane nello stesso ambito culinario, geografico e temporale. Ecco l'aver messo insieme tagliatelle e cappelletti ha appunto il significato di non aver nessun significato.

ALTRA POSTFAZIONE


Liberamente ispirato da Lo Zen della tagliatella romagnola di Marco Galizzi (Soc. Editrice “Il Ponte Vecchio”, 2011, Cesena). In particolare la traduzione in vernacolo romagnolo dell'aforisma Zen è nel capitolo: La visione cosmica della tagliatella. Vi ho apportato l'unica modifica dei cappelletti invece delle acque. Di Marco (a p. 34) è anche la ricetta del ragù per le tagliatelle romagnole che ho messo in bocca a Callisto.


Viene citata da Alceo, sia pure in latino, la ricetta cosiddetta "attualizzata" del Ragù alla Bolognese, depositata dall'Accademia Italiana della Cucina presso la Camera di Commercio di Bologna. Ricetta che mi intriga poco per la presenza invasiva di maiale, vino e latte, per non parlar della panna liquida.


Non parlo invece dell'altra grande categoria di ragù, quelli fatti con un unico pezzo di carne non macinata che sarà il secondo piatto dopo la pastasciutta. Sono tipici del meridione d'Italia. Un magistrale esempio colto in Sabato, domenica e lunedì di Eduardo De Filippo.


(fine)



domenica 20 settembre 2015

Istruzione del grado?






E' un'immagine che è carica di significato: per ben tre anni l'ho vista praticamente tutti i giorni, messa in copertina nel mio manuale di letteratura latina.
Ragazza con tavoletta e stilo. Oggi diremmo studentessa.
Al di là dei ricordi personali dell'adolescenza l'immagine mi riporta direttamente a quella che viene pomposamente chiamata "istruzione del grado".
Colui che è per quel periodo 2° o 1° Sorvegliante oppure Oratore tenta di spiegare ad altri (in genere Apprendisti, cioè coloro di minima anzianità massonica) certi simboli.
Nel migliore dei casi si tratta di spiegazioni manualistiche lette; altre volte sono discorsi fini a se stessi.
Il problema è infatti: se non sai cosa vuol dire un utensile come fai a spiegarlo agli altri?
Il guaio è che non esiste il manuale del perfetto Massone e nemmeno quelli del buon Massone o del Massone poco cattivo.
Bisogna saper tirar fuori da sè ciò che si ha dentro. E questo è difficilissimo.
Istruzione del grado? Non sarebbe meglio parlare di "educazione del grado"?
Ma chi educa gli educatori?

sabato 19 settembre 2015

Equilibrio della natura


Da I Quattro Libri di Lettura di Tolstoj.

E' un'opera alla quale sono sentimentalmente molto legato. Ricordo che me ne consigliò la lettura il mio maestro in quarta elementare.
Da allora periodicamente lo riprendo in mano e ne leggo qualcosa.
Ricordo che nell'università del post sessantotto veniva tacciato di falso buonismo e considerato qualcosa da buttare come "dannoso per l'educazione del popolo" (ma stranamente per quel linguaggio sessantottino super politico, super sociologico, super tutto non ho per niente nostalgia anche se mi ricorda i tempi universitari della giovinezza).
Questi racconti di Tolstoj, anche se certo sono una sua opera minore, resistono bellamente al tempo. Gli spunti infatti sono ancora oggi validi.
Prendiamo per esempio quesa favola.
L'uomo si affanna a cercare il potere, ma c'è sempre qualcuno più potente. L'uomo si affanna ad accumulare, ma sempre qualcuno ha qualcosa che tu non potrai avere mai.
Equilibrio ci vuole. Ma pochi uomini cercano equilibrio. Molti, moltissimi, quasi tutti cercano solo "la roba", come il buon Mazzarò della "Roba" verghiana.
"Roba mia, vientene con me" urla tra l'arrabbiato e il farneticante Mazzarò, ma la roba non ti segue dove dovrai andare.
La zanzara ha vinto il leone. Ma il ragnetto vince la zanzara. Non ci sono vincitori perché è sbagliata la lotta.

venerdì 18 settembre 2015

Tagliatelle 5

(continua dal post precedente)

Alceo, Callisto e Mentore si sono incontrati e stanno discutendo di un argomento apparentemente futile: le tagliatelle al ragù.
Ma è attinente con il lavoro della Massoneria. Anche in Loggia i Massoni lavorano sull'equilibrio, ognuno portando il proprio contributo, perché l'equilibrio di tutti è ricerca di equilibrio interiore.
Alceo, Callisto, Mentore... A, C, M,... Non viene in mente nulla? A come Apprendista, C come Compagno, M come Maestro...




Mentore ha ascoltato attentamente i due. Apprezza di Alceo la capacità di giungere direttamente al cuore del problema, e riconosce in Callisto la maturità nel pensare e il saper "danzarci" intorno, come il sarto che vuole abbellire un abito, e così facendo può cogliere sfumature particolari.

Mentore ha confrontato in silenzio le due ricette dello stesso piatto, anzi, per così dire, di due piatti simili ma diversi pur chiamati con lo stesso nome. Eh, sì. E' proprio vero che siamo nel mondo del relativo!...

Sì, è vero. Non esiste il ragù absolutum. Esistono tanti ragù, tanti quanto sono i luoghi, tanti quanto sono gli ingredienti e tanti quanti sono i cuochi. Il ragù absolutum è l'idea di ragù, archetipo quasi platonico che informa ogni ragù cucinato.

Ogni ragù particolare ha una sua Bellezza che adorna la Forza nascosta del composto, come il capitello adorna la colonna. I tanti ragù sono come le colonne che sostengono il Tempio. Tante Colonne materiali che sostengono il Tempio materiale, ma al contempo nell'altrove ci sono tante Colonne non materiali che sostengono il Tempio non materiale.

Il saggio è colui che sa che la Forza è forte e la Bellezza è bella, e conosce sia la Forza della Bellezza sia la Bellezza della Forza. Ma saggio è colui che sa anche che la Forza non deve essere troppo forte altrimenti si trasforma in brutalità distruttiva e la Bellezza non deve essere troppo bella altrimenti diventa leziosaggine fine a se stessa.

Gli viene in mente un certo piatto di tagliatelle al ragù che gli offrirono una volta. Si informò sulla ricetta e rimase stupito dello squilibrio degli ingredienti.

A condire le tagliatelle c'erano: maiale e bovino nella stessa quantità; poi un terzo di pancetta di maiale oppure la metà di fegatini di pollo; facoltativamente un terzo di prosciutto crudo oppure la metà di salsiccia. Quindi carota, sedano e cipolla; poi un bicchiere di vino indifferentemente bianco o rosso e abbondante passata di pomodoro. Infine brodo, olio e burro e, facoltativamente, latte.

Ringraziò per il piatto, ma - dentro di sé - non approvò quella ricetta. Troppo squilibrata; troppa, troppa forza e poca poca bellezza. Insomma, in quel piatto non c'era equilibrio, non c'era benefizio, nel senso diretto del termine: benefizio da bene facere, cioè far bene. Far bene agli altri, ma anche far bene il proprio lavoro.

Come non mettere in relazione il benefizio con quanto già incontrato: la serietà e il senno?

L’uomo serio, che conosce la “gravità” delle proprie azioni, che possiede la facoltà di discernimento, si comporta con “benefizio”, cioè si comporta bene, verso il mondo ma anche verso se stesso. E' il benefizio a mettere in relazione il proprio mondo con i mondi degli altri.

Serietà e senno sono sotto l'egida del razionale, il benefizio amalgama le qualità, come il fuoco basso trasforma un miscuglio di carni, ortaggi e pomodoro in un intingolo straordinario e succulento. Benefizio è il pentagono inscritto nel cerchio, benefizio è la sezione aurea, benefizio è la "mandorla" geometrica che compare all'interno di Squadra e Compasso. Benefizio sono i Fratelli che lavorano insieme, ciascuno con le proprie scabrosità e individualità, ma tutti con lo spirito costruttivo che vuole servirsi delle scabrosità di tutti come collante per tenere insieme tutte le pietre nel muro.

(continua)

Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.