sabato 5 settembre 2015

GADU 3

(continua dal post precedente)

Continua l'affabulazione del Vecchio Copritore nella Sala dei Passi Perduti per rispondere ad una domanda di un Giovane Apprendista sul Grande Architetto dell'Universo.

Secondo scalino. Emigrazione

Diversi secoli dopo gli avvenimenti precedenti ci troviamo a bordo di una piccola astronave.

E’ un’astronave di tipo familiare, ha cioè spazio per poche persone e non troppo bagaglio, ma non ha nulla da invidiare alle grandi astronavi attrezzate per il volo interstellare. Insomma, in un certo senso veniva riprodotto lo schema di otto / nove secoli prima quando sul pianeta Terra il trasporto privato era numericamente soverchiante sul trasporto di gruppo.

La famiglia - padre, madre e due figliole – stava emigrando dalla terra verso un nuovo mondo, come sulla terra per tanti secoli popoli e popoli avevan fatto prima di loro. Le diverse migliaia di miglia che allora venivano percorse a piedi o con carri trainati da cavalli o buoi erano paragonabili, come pericoli e difficoltà, ai viaggi nell’iperspazio (sì, la scienza aveva raggiunto le conoscenze tecniche per superare la limitazione della velocità della luce).

Finalmente all’uscita dall’iperspazio erano nelle vicinanze della stella attorno alla quale ruotava il pianeta meta del viaggio: X-23. A quel punto il padre, che cercava sempre di inserire nei discorsi, appena poteva, nozioni di scienze, spiegò che in un passato anche recente viaggi come quello che stavano compiendo sarebbero stati impossibili, visto il grande consumo di energia richiesta. Ma il progresso della scienza aveva permesso di costruire grandi centrali energetiche che immagazzinavano parte dell’energia emessa dalle stelle per renderla disponibile, a costo irrisorio, a chiunque ne avesse avuto bisogno.

Lungo tutta l’astronave appena sotto il soffitto correva una specie di bacchetta metallica, chiamata Microvac, che in realtà era il terminale di un computer ubicato su un pianeta lontano al quale tutto l’universo si collegava, e tramite il quale contemporaneamente riceveva dalla rete di centrali energetiche tutta l’energia di cui aveva bisogno la nave: energia praticamente illimitata a costo irrisorio.

La madre intanto era assorta nei suoi pensieri: “Tante stelle, tanti pianeti. Suppongo che le famiglie continueranno a trasferirsi su pianeti sempre nuovi, come facciamo noi adesso”.

“Non per sempre” disse Jerrodd con un sorriso. “Un giorno tutto cesserà, tra molti miliardi di anni. Perfino le stelle si estinguono. Tutto decade, sai – il padre si rivolse alla figlia più piccola - come il tuo robottino parlante, ricordi?”

“E non è possibile metterci dentro una nuova pila come hai fatto con il robottino?”

“Le stelle sono le nostre pile, mia cara. Una volta esaurite non ci sarà più energia”.

La bimba scoppiò in lacrime. “Non lasciarglielo fare, papà. Non lasciare che le stelle si esauriscano”.

“Chiedilo al Microvac” gemette la sorellina maggiore. “Lui saprà come fare”.
“Fallo” lo sollecitò la madre. “Servirà a calmarle”.

Il padre scrollò le spalle. “Su, su. Lo chiederò a Microvac. Non preoccupatevi. Lui ce lo dirà”.

Lo chiese a Microvac, affrettandosi ad aggiungere: “Stampa la risposta”, per evitare che le piccole potessero ascoltare la risposta scontata.

Sul terminale video comparvero cinque parole.

Il padre lesse la risposta alle bimbe con allegria: “Visto? Microvac dice che si prenderà cura di tutto quando verrà il momento, perciò non preoccupatevi”.

“E adesso, bambine, è ora di andare a letto. Presto saremo nella nostra nuova casa”.

La risposta in realtà era diversa:

DATI INSUFFICIENTI PER RISPOSTA SIGNIFICATIVA.

 (continua)

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