Continua l'affabulazione del Vecchio Copritore nella Sala dei Passi Perduti per rispondere ad una domanda di un Giovane Apprendista sul Grande Architetto dell'Universo.
Secondo scalino. Emigrazione
Diversi secoli
dopo gli avvenimenti precedenti ci troviamo a bordo di una piccola
astronave.
E’ un’astronave di tipo familiare,
ha cioè spazio per poche persone e non troppo bagaglio, ma non ha
nulla da invidiare alle grandi astronavi attrezzate per il volo
interstellare. Insomma, in un certo senso veniva riprodotto lo schema
di otto / nove secoli prima quando sul pianeta Terra il trasporto
privato era numericamente soverchiante sul trasporto di gruppo.
La famiglia - padre, madre e due
figliole – stava emigrando dalla terra verso un nuovo mondo, come
sulla terra per tanti secoli popoli e popoli avevan fatto prima di
loro. Le diverse migliaia di miglia che allora venivano percorse a
piedi o con carri trainati da cavalli o buoi erano paragonabili, come
pericoli e difficoltà, ai viaggi nell’iperspazio (sì, la scienza
aveva raggiunto le conoscenze tecniche per superare la limitazione
della velocità della luce).
Finalmente all’uscita dall’iperspazio
erano nelle vicinanze della stella attorno alla quale ruotava il
pianeta meta del viaggio: X-23. A quel punto il padre, che cercava
sempre di inserire nei discorsi, appena poteva, nozioni di scienze,
spiegò che in un passato anche recente viaggi come quello che
stavano compiendo sarebbero stati impossibili, visto il grande
consumo di energia richiesta. Ma il progresso della scienza aveva
permesso di costruire grandi centrali energetiche che immagazzinavano
parte dell’energia emessa dalle stelle per renderla disponibile, a
costo irrisorio, a chiunque ne avesse avuto bisogno.
Lungo tutta l’astronave appena sotto
il soffitto correva una specie di bacchetta metallica, chiamata
Microvac, che in realtà era il terminale di un computer ubicato su
un pianeta lontano al quale tutto l’universo si collegava, e
tramite il quale contemporaneamente riceveva dalla rete di centrali
energetiche tutta l’energia di cui aveva bisogno la nave: energia
praticamente illimitata a costo irrisorio.
La madre intanto era assorta nei suoi
pensieri: “Tante stelle, tanti pianeti. Suppongo che le famiglie
continueranno a trasferirsi su pianeti sempre nuovi, come facciamo
noi adesso”.
“Non per sempre” disse Jerrodd con
un sorriso. “Un giorno tutto cesserà, tra molti miliardi di anni.
Perfino le stelle si estinguono. Tutto decade, sai – il padre si
rivolse alla figlia più piccola - come il tuo robottino parlante,
ricordi?”
“E non è possibile metterci dentro
una nuova pila come hai fatto con il robottino?”
“Le stelle sono le nostre pile, mia
cara. Una volta esaurite non ci sarà più energia”.
La bimba scoppiò in lacrime. “Non
lasciarglielo fare, papà. Non lasciare che le stelle si
esauriscano”.
“Chiedilo al Microvac” gemette la
sorellina maggiore. “Lui saprà come fare”.
“Fallo” lo sollecitò la madre.
“Servirà a calmarle”.
Il padre scrollò le spalle. “Su, su.
Lo chiederò a Microvac. Non preoccupatevi. Lui ce lo dirà”.
Lo chiese a Microvac, affrettandosi ad
aggiungere: “Stampa la risposta”, per evitare che le piccole
potessero ascoltare la risposta scontata.
Sul terminale video comparvero cinque
parole.
Il padre lesse la risposta alle bimbe
con allegria: “Visto? Microvac dice che si prenderà cura di tutto
quando verrà il momento, perciò non preoccupatevi”.
“E adesso, bambine, è ora di andare
a letto. Presto saremo nella nostra nuova casa”.
La risposta in realtà era diversa:
DATI
INSUFFICIENTI PER RISPOSTA SIGNIFICATIVA.
(continua)
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