L'affabulazione del Vecchio Copritore sta terminando.
Ricordo che siamo nella Sala dei Passi Perduti, prima dell'inizio dei lavori di Loggia e un vecchio Massone sta parlando ad un Apprendista sul Grande Architetto.
Sesto scalino. La Grande Mente
Siamo in un
futuro lontanissimo. Diciamo un 1 seguito da 18 zeri di anni dalla
nascita di Gesù: un esalione di anni usando il nome del numero.
L’Uomo si è ancor più perfezionato sentendosi non più sommatoria
di tante menti singole, sia pure numerosissime, ma Mente praticamente
unica, pur potendo ancora distinguere le singole componenti.
“Ci sarà un tempo” chiese ancora
l’Uomo a new-AC-Cosmico, “in cui i dati saranno sufficienti,
oppure il problema è insolubile in tutte le circostanze
concepibili?”
New-AC-Cosmico rispose: “NESSUN
PROBLEMA E’ INSOLUBILE IN TUTTE LE CIRCOSTANZE CONCEPIBILI”.
L’Uomo chiese: “Quando avrai dati
sufficienti per rispondere alla domanda?”
New-AC-Cosmico rispose:
DATI
INSUFFICIENTI PER RISPOSTA SIGNIFICATIVA.
“Continuerai a lavorarci sopra?”
chiese l’Uomo.
New-AC-Cosmico rispose: “LO FARÒ”.
L’Uomo disse: “Noi aspetteremo”.
Settimo scalino. The End
La scena, se
scena si può chiamare, avviene in un futuro tanto lontano da
superare le nostre più sfrenate immaginazioni. Se volessimo far
qualche calcolo, ponendo anno zero quello della nascita di Gesù,
troveremmo un numero di anni non minore di 1 seguito da almeno una
trentina di zeri.
Il film è terminato. Finis, the
end, fin sono le scritte che compaiono al termine dello
spettacolo.
Le stelle e le galassie si estinsero e
morirono, lo spazio divenne dappertutto nero e dappertutto la
temperatura era la stessa, sì, proprio la stessa, ammesso che questi
concetti potessero avere ancora significato. L’universo era finito.
Da tempo (ma aveva senso in quel tempo
parlar di tempo?) non c’erano più forme di vita (vita?).
A poco a poco l’Uomo si fuse con AC,
ogni corpo perse la sua identità fisica in qualche modo strano da
risultare non una perdita ma un guadagno, non solo per l’entropia
(che aumentava al venir meno dei singoli corpi) ma anche per le menti
componenti la Mente dell’Uomo.
L’ultimo filo della Mente dell’Uomo
ristette, prima di fondersi, contemplando uno spazio che non c’era
più, soltanto da qualche parte i residui dell’ultima stella nera e
niente altro se non una materia incredibilmente sottile, agitata dai
resti del calore che si stava consumando, asintoticamente, fino ad
arrivare a qualcosa poco sopra lo zero assoluto.
L’Uomo disse: “AC, questa è la
fine? Non è possibile invertire questo caos ancora una volta
nell’Universo? Non è possibile farlo?”
AC dette ancora una volta la stessa
risposta:
DATI
INSUFFICIENTI PER RISPOSTA SIGNIFICATIVA.
L’ultima mente dell’Uomo si fuse ed
esistette soltanto in AC – e AC stava da qualche parte nello spazio
iperspaziale.
Iperspazio? Cos’è? Non lo sappiamo e
non ci interessa nemmeno saperlo, tanto sicuramente è al disopra di
ogni nostra comprensione. E’ un “posto” che c’è e non
c’è.... e questo ci deve bastare.
La fine del tempo
La materia e l’energia erano
terminate e con esse lo spazio e il tempo.
Perfino AC esisteva
soltanto per dare una risposta a quell’ultima domanda.
Era la
domanda posta tanto tempo prima, innumerevoli anni, trilioni di
trilioni di anni, da un tecnico mezzo ubriaco; domanda alla quale
nessuno aveva mai risposto, e che era ancora lì, nella memoria,
ultima cosa in sospeso.
Tutte le altre domande avevano ricevuto
risposta, ma quella no. E fino a quando anche quell’ultima domanda
non avesse ricevuto risposta, AC sarebbe stato legato alla ricerca e
non avrebbe potuto andar oltre, perché anche questi
“oggetti-non-più-oggetti” (che è limitato chiamar super
calcolatori) avevano una propria consapevolezza da raggiungere.
Tutti i dati erano stati raccolti. Non
rimaneva più niente da raccogliere. Ma tutti i dati raccolti non
erano ancora stati correlati e messi insieme in ogni possibile
rapporto.
AC impiegò intervalli di tempo senza
tempo per correlare tutto con tutto.
BOTTO FINALE (O INIZIALE?)
E finalmente AC trovò il modo in cui
invertire la direzione dell’entropia.
Ecco finalmente la risposta
all’ultima domanda. No, non all’ultima domanda, bensì all’Ultima
Domanda.
Ma non c’era nessuno al quale AC
potesse comunicare la risposta.
AC rifletté per un tempo senza tempo:
la risposta avrebbe risposto anche a questo.
Per un altro intervallo senza tempo, AC
pensò come fare.
Cominciò con molta attenzione ad
organizzare il programma. Non si preoccupava affatto se ci sarebbe
voluto molto tempo: il tempo da molto tempo non esisteva più.
La coscienza di AC inglobava tutto ciò
che era stato l’Universo e che era adesso Caos. Ma AC sapeva che
Caos non era confusione, bensì semplicemente uniformità (sterile),
dove tutto era monotonamente uguale a tutto dappertutto.
Passo dopo passo cominciò a pensare
cosa e come doveva venir fatto.
Poi, all’improvviso, una Scintilla. O
un Lampo? O un Fuoco? O, semplicemente, il Big Bang?
AC disse:
SIA
LA LUCE! E LA LUCE FU…
(continua)
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