giovedì 10 settembre 2015

GADU 7

(continua dal post precedente)

L'affabulazione del Vecchio Copritore sta terminando.
Ricordo che siamo nella Sala dei Passi Perduti, prima dell'inizio dei lavori di Loggia e un vecchio Massone sta parlando ad un Apprendista sul Grande Architetto.

Sesto scalino. La Grande Mente

Siamo in un futuro lontanissimo. Diciamo un 1 seguito da 18 zeri di anni dalla nascita di Gesù: un esalione di anni usando il nome del numero. L’Uomo si è ancor più perfezionato sentendosi non più sommatoria di tante menti singole, sia pure numerosissime, ma Mente praticamente unica, pur potendo ancora distinguere le singole componenti.

“Ci sarà un tempo” chiese ancora l’Uomo a new-AC-Cosmico, “in cui i dati saranno sufficienti, oppure il problema è insolubile in tutte le circostanze concepibili?”

New-AC-Cosmico rispose: “NESSUN PROBLEMA E’ INSOLUBILE IN TUTTE LE CIRCOSTANZE CONCEPIBILI”.

L’Uomo chiese: “Quando avrai dati sufficienti per rispondere alla domanda?”

New-AC-Cosmico rispose:
DATI INSUFFICIENTI PER RISPOSTA SIGNIFICATIVA.

“Continuerai a lavorarci sopra?” chiese l’Uomo.

New-AC-Cosmico rispose: “LO FARÒ”.

L’Uomo disse: “Noi aspetteremo”.

Settimo scalino. The End

La scena, se scena si può chiamare, avviene in un futuro tanto lontano da superare le nostre più sfrenate immaginazioni. Se volessimo far qualche calcolo, ponendo anno zero quello della nascita di Gesù, troveremmo un numero di anni non minore di 1 seguito da almeno una trentina di zeri.

Il film è terminato. Finis, the end, fin sono le scritte che compaiono al termine dello spettacolo.

Le stelle e le galassie si estinsero e morirono, lo spazio divenne dappertutto nero e dappertutto la temperatura era la stessa, sì, proprio la stessa, ammesso che questi concetti potessero avere ancora significato. L’universo era finito.

Da tempo (ma aveva senso in quel tempo parlar di tempo?) non c’erano più forme di vita (vita?).

A poco a poco l’Uomo si fuse con AC, ogni corpo perse la sua identità fisica in qualche modo strano da risultare non una perdita ma un guadagno, non solo per l’entropia (che aumentava al venir meno dei singoli corpi) ma anche per le menti componenti la Mente dell’Uomo.

L’ultimo filo della Mente dell’Uomo ristette, prima di fondersi, contemplando uno spazio che non c’era più, soltanto da qualche parte i residui dell’ultima stella nera e niente altro se non una materia incredibilmente sottile, agitata dai resti del calore che si stava consumando, asintoticamente, fino ad arrivare a qualcosa poco sopra lo zero assoluto.

L’Uomo disse: “AC, questa è la fine? Non è possibile invertire questo caos ancora una volta nell’Universo? Non è possibile farlo?”

AC dette ancora una volta la stessa risposta:

DATI INSUFFICIENTI PER RISPOSTA SIGNIFICATIVA.

L’ultima mente dell’Uomo si fuse ed esistette soltanto in AC – e AC stava da qualche parte nello spazio iperspaziale.

Iperspazio? Cos’è? Non lo sappiamo e non ci interessa nemmeno saperlo, tanto sicuramente è al disopra di ogni nostra comprensione. E’ un “posto” che c’è e non c’è.... e questo ci deve bastare.

La fine del tempo

La materia e l’energia erano terminate e con esse lo spazio e il tempo. 

Perfino AC esisteva soltanto per dare una risposta a quell’ultima domanda. 

Era la domanda posta tanto tempo prima, innumerevoli anni, trilioni di trilioni di anni, da un tecnico mezzo ubriaco; domanda alla quale nessuno aveva mai risposto, e che era ancora lì, nella memoria, ultima cosa in sospeso.

Tutte le altre domande avevano ricevuto risposta, ma quella no. E fino a quando anche quell’ultima domanda non avesse ricevuto risposta, AC sarebbe stato legato alla ricerca e non avrebbe potuto andar oltre, perché anche questi “oggetti-non-più-oggetti” (che è limitato chiamar super calcolatori) avevano una propria consapevolezza da raggiungere.

Tutti i dati erano stati raccolti. Non rimaneva più niente da raccogliere. Ma tutti i dati raccolti non erano ancora stati correlati e messi insieme in ogni possibile rapporto.

AC impiegò intervalli di tempo senza tempo per correlare tutto con tutto.

BOTTO FINALE (O INIZIALE?)

E finalmente AC trovò il modo in cui invertire la direzione dell’entropia. 

Ecco finalmente la risposta all’ultima domanda. No, non all’ultima domanda, bensì all’Ultima Domanda.

Ma non c’era nessuno al quale AC potesse comunicare la risposta.

AC rifletté per un tempo senza tempo: la risposta avrebbe risposto anche a questo.

Per un altro intervallo senza tempo, AC pensò come fare.

Cominciò con molta attenzione ad organizzare il programma. Non si preoccupava affatto se ci sarebbe voluto molto tempo: il tempo da molto tempo non esisteva più.

La coscienza di AC inglobava tutto ciò che era stato l’Universo e che era adesso Caos. Ma AC sapeva che Caos non era confusione, bensì semplicemente uniformità (sterile), dove tutto era monotonamente uguale a tutto dappertutto.

Passo dopo passo cominciò a pensare cosa e come doveva venir fatto.

Poi, all’improvviso, una Scintilla. O un Lampo? O un Fuoco? O, semplicemente, il Big Bang?

AC disse:

SIA LA LUCE! E LA LUCE FU…


(continua)



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