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11 settembre 2026

Cattivi Maestri, buoni insegnamenti 1

 Da una vecchia Tavola Architettonica della mia Loggia

Il Maestro. Chi è costui?

La Loggia lavora sulla Tavola “Cattivi Maestri, buoni insegnamenti” in Primo e in Secondo Grado.

Il Maestro Venerabile invita la Loggia in grado di Apprendista a lavorare sulla Tavola “Buoni insegnamenti, cattivi Maestri”. La stessa Tavola verrà livellata successivamente dalla Camera di Compagno e completata sulla Tavola da Disegno dalla Camera di Mezzo in quanto – ricorda il Maestro Venerabile – il lavoro muratorio presenta diverse modalità a seconda dei gradi: distinguere per l’Apprendista, comprendere per il Compagno e mettere assieme per il Maestro.

Esistono personaggi fondamentali nel mondo esoterico dal comportamento discutibile o non accettabile: si devono quindi distinguere qualità e caratteristiche umane dall'insegnamento esoterico.  Esistono personaggi che utilizzando insegnamenti di maestri e guru hanno creato sette e strutture atte a sfruttare la credulità degli allievi.

Come avere gli strumenti adatti per capire quali insegnamenti accogliere e quali persone respingere?

Come può l'Apprendista capire se ha di fronte un maestro oppure un millantatore?

Quando la sussistenza materiale del cosiddetto maestro dipende dagli allievi debbono sorgere dei dubbi sulla sua validità. Analogamente dobbiamo rifiutare il sedicente maestro che concedendosi lussi personali tiene gli allievi nelle ristrettezze materiali.

Passo fondamentale della maturità umana è la simbolica uccisione del padre che indica il raggiungimento dell'autonomia. Negli aderenti ad una setta invece si trasferisce sul "maestro" proprio la proiezione paterna che va superata. Il rapporto che si crea è falsato.

La validità di un maestro può valutarsi nell’atteggiamento verso la ricerca: non affermare “è così”, bensì “mi pare di aver capito che sia così”.

Il Libero Muratore ha a disposizione utensìli (scalpello, mazzuolo, livella, filo a piombo, ecc.) che gli permettono, se applicati correttamente, di distinguere ciò che è valido da ciò che è inefficace o dannoso.

Un criterio di distinzione consiste nell'esame del comportamento del maestro che si pone modello per gli altri anche negli atti umili nella vita quotidiana.

Il lavoro della Loggia continua nella Camera di Compagno sullo stesso tema. I Fratelli Apprendisti vengono invitati a leggere nel frattempo nella Sala dei Passi Perduti alcuni passi dalle “Letture del Primo Grado”.

L'Apprendista deve riuscire a capire se l'interlocutore è buono o cattivo Maestro, ma lo può fare solo in modo limitato. Il Compagno invece ha il compito di comprendere (non di giudicare) la differenza delle strade e aiutare l'Apprendista a distinguere, intendendo con tale termine non solo l'Apprendista che in Loggia siede nella Colonna di fronte a lui, ma anche l'Apprendista che ha in sé. Aiutarlo, mitigando il fuoco delle passioni con l'amore, è caratteristica tipica del femminino che è in noi.

Dobbiamo osservare la via da un punto di vista diverso, quello cioè di chi sale sulla scala curva e cambia visuale ad ogni gradino.

Il ricercatore incontra diverse scuole che si ritengono depositarie della verità. Per comprenderne l'essenza dobbiamo servirci delle nostre facoltà intuitive, riuscendo anche a separare la vita profana del maestro dal suo insegnamento.

Il Compagno deve immedesimarsi nel simbolo della Stella fiammeggiante. La luce proviene dall'interno e deve insegnare che solo nell'interno è possibile individuare la propria essenza. E' appunto quanto succede all'uomo: da bambino si identifica negli strumenti (è elettricista perché impugna una lampadina, è meccanico perché muove un cacciavite,...), ma crescendo si rende conto che non deve affidarsi alle cose ma solo a se stesso. Allora non ci saranno più nostri simili cui dare la possibilità di essere creduti, ma saremo noi a confidare liberamente in chi riterremo degno.


(continua)


08 agosto 2026

Il compagno

 L'Intuizione che trascende il raziocinio

In che modo il Compagno può sviluppare l’ “Intuizione che trascende il raziocinio”?

Cerchiamo la risposta alle domande “strane” senza attenerci al buon senso, ma cambiando il punto di vista: non più quello di chi sale la Scala Dritta, ma di chi sale la Scala Curva.

Diamo risposte non scontate a domande quali: perché io Libero Muratore non posso visitare Logge aderenti ad altra organizzazione massonica con la quale la mia non intrattiene rapporti?

Perché io, aderente ad una Istituzione massonica che si definisce regolare, debbo rifiutare l'adesione di persone di sesso femminile?

A volte le regole di una struttura sono rigide per la sopravvivenza di un certo modo (solo quello!) della struttura stessa. Succede che la struttura stessa cammini tanto lentamente da essere superata dal mondo cosiddetto profano.

03 luglio 2026

Tarocchi: Il Mondo

 La Loggia lavora sulla carta XXI de Tarocchi

Il Mondo


Racconta la Genesi che Dio ha creato il mondo in sette giorni, lo genera da se stesso. La creazione è avvenuta tramite il verbo e – insegna la Cabala - via via che si discende nella creazione da Kether, la Corona, si avvertono successive condensazioni fino a a Malkuth, il Regno, massima caoticità e massima concentrazione dell’Amore divino. E’ come una grande colata d’amore che si materializza: l’amore non può essere impuro, ma solo più solidificato.

Abbinando l’Amore al mondo si considera appunto come essenza del mondo non tanto l’amore divino quanto l’Amore. E’ l’Amore umano, per i propri simili, che indubbiamente riceve influssi dai piani superiori, ma viene praticato da esseri umani, uomini e donne.

Il legame tra gli uomini è amore. La presenza del divino è amore per il prossimo. Si fatica a distinguere tra divino e umano

La caratteristica della rotondità non è solo della testa del feto, ma anche dell’utero materno, la matrice, il tepee dei nativi del Nord-America. La differenza tra linea curva (che ritorna su se stessa e quindi chiusa) e linea retta può essere solo apparente se pensiamo alla linea retta che va all’infinito e poi “ritorna dall’altra parte”: la linea retta non è altro che una grande linea curva con curvatura infinita.

Si considera l’uomo il più evoluto degli esseri viventi non tanto per l’ “autocoscienza” (presente anche in qualche animale) quanto per la compassione, cioè la capacità di “soffrire con” l’altro.

La Genesi insegna che Dio ha creato l’uomo in sette giorni; esiste anche un’altra Genesi che insegna che l’uomo ha creato Dio in sette notti. Dall’incontro delle due nasce il senso della trascendenza. Forse infatti l’Uomo è Dio che cade sotto i nostri sensi, mentre Dio è l’Uomo che ancora non cade sotto i nostri sensi.

Il Maestro Venerabile completa il lavoro.

Il Mondo è l’ultima carta degli Arcani maggiori; è una carta di compimento. Il suo numero è 21, ottenuto dal prodotto 7 per 3. Tre sono gli scalini della scala dell’Apprendista e sette sono gli scalini della scala al completamento del lavoro.

Nella carta è rappresentato il Tutto, l’Uno nel Tutto, l’antico en to pan.

La figura femminile è inserita in una mandorla o un circolo, insomma un qualcosa di chiuso che in realtà è una porta che si apre alla vita.

La vita nasce in un grembo chiuso, in sé perfetto: il grembo materno. Mai il feto si aspetterebbe di dover abbandonare quella situazione protetta, per lui ideale, per “nascere” come diciamo noi. Ma per lui, che deve abbandonare un mondo che conosce, per un nuovo mondo sconosciuto e potenzialmente ostile, forse la “nascita” assomiglia ad una “morte”.

L’uomo deve aprirsi verso qualcosa che non conosciamo perché l’Uno è il Tutto.


29 giugno 2026

Il viaggio sulla scala

La scala curva

Il Quadro di Loggia del 2° grado nella ritualità inglese rappresenta una scala, che permette di salire.

Anche la salita sulla scala è un viaggio.

Viaggiando sulla scala si è obbligati a cambiare continuamente il proprio punto di vista.

Viaggiando sulla scala si è obbligati a cambiare continuamente la propria altezza sull'orizzonte (punto di vista più "elevato"?).

Domanda: una volta arrivati (ammesso che si arrivi) in cima che si fa? Lo stesso impulso che ci ha spinto a salire ci deve allora spingere alla discesa per aiutare chi quella salita non è ancora riuscito a compiere.

26 giugno 2026

I cattivi Compagni 1

 

 Three Ruffians

Prima parte



Ulisse è stato elevato Maestro Muratore da pochi mesi. Continuamente riflette sul suo nuovo programma di lavoro e spesso ne parla con il Vecchio Copritore.



Ulisse. I three ruffians sono i tre farabutti che hanno ucciso Hiram, come è noto ad ogni Maestro Libero Muratore.

Vecchio Copritore. Il patrimonio simbolico non è univoco, per nostra fortuna.

Ulisse. Perché dici questo?

Vecchio Copritore. Non esiste un manuale del Massone che possa farti dire cosa è massonico e cosa non lo è. Non c’è quindi una versione uguale per tutti, ma sono presenti non poche varianti e discrepanze.

Ulisse. Non dirai che le differenze tra l’una versione e l’altra compromette il valore della figura di Hiram?

Vecchio Copritore. No, al contrario. Le differenze arricchiscono il simbolo perché indicano che ogni prospettiva contribuisce ad attribuire alla figura di Hiram particolari sensi che ne fanno apprezzare ancora di più la sua centralità.

Ulisse. La leggenda di Hiram è nota.

Vecchio Copritore. Nel nostro rituale è molto concisa e si fatica ad apprezzarne la potenziale profondità. Non è difficile ridurre l’intera vicenda a considerazioni morali.

Ulisse. Forse è stringata, ma mi pare completa: c’è tutto quello che deve esserci.

Vecchio Copritore. Ma forse un racconto così succinto non permette di apprezzarne la piena potenzialità.

Ulisse. Re Salomone incarica l’architetto Hiram della costruzione del Tempio. Hiram divide gli operai in Apprendisti, Compagni e Maestri, che vengono pagati in tre posti diversi: la colonna Beth i primi, la colonna Jakin i secondi e la Camera di Mezzo i Maestri.

Vecchio Copritore. Sì, molto sintetizzato. Altre versioni meno sintetiche spiegano che nella costruzione del Tempio furono impegnati tre Gran Maestri: Salomone Re di Israele, Hiram Re di Tiro e Hiram Abif, l’Architetto. Il cantiere consisteva di tremila e trecento Maestri, o Sorveglianti dei lavori; ottantamila Compagni di Mestiere, o tagliatori sui monti e nelle cave; e settantamila Apprendisti Accettati, o manovali. Tutti furono organizzati e disposti in modo tale che né invidia o discordia, né confusione potessero interrompere la pace e la tranquillità che pervase il mondo in quel periodo importante. Ognuno era pagato in base al lavoro e alle sue capacità: se un Apprendista era giudicato meritevole, veniva passato Compagno; e così il Compagno scrupoloso e attento al lavoro diventava Maestro.

Ulisse. Non è sostanzialmente una versione diversa.

Vecchio Copritore. E’ vero, ma ci sono particolari che stimolano ulteriori riflessioni.

Intanto alla costruzione del Tempio furono impiegati tre Gran Maestri: Salomone, re di Israele, Hiram, re di Tiro, e l’architetto Hiram Abif. Lasciamo perdere l’omonimia tra gli ultimi due. L’intervento collettivo ci dice che la costruzione travalica i confini nazionali: il Dio che si vuole onorare non è un Dio nazionale ma il Dio di tutti.

Ulisse. Quindi si mettono in evidenza le premesse dell’universalità massonica.

Vecchio Copritore. La ritualità anglosassone, a differenza della nostra, non prevede pagamento di salari agli Apprendisti (infatti a differenza di Compagni e Maestri gli Apprendisti non hanno parola di passo) i quali vengono remunerati in natura, cioè con vitto e alloggio e ovviamente istruzione. E’ solo con il passaggio dalla Massoneria operativa alla speculativa che, pare, anche gli Apprendisti abbiano diritto al salario.

I Compagni riscuotono il salario nella Camera di Mezzo, locale sopra il Tempio, al quale si accede salendo su una scala curva dal Portico. I Maestri invece ricevono il salario nel Santo dei Santi.

La Parola di Passo (una password ante litteram) serviva a salire sulla scala, la Parola del Grado a riscuotere quanto era dovuto.

Ulisse. Compagni e Maestri avevano Parole diverse.

Vecchio Copritore. La Parola di Maestro non è stata tramandata. Fu persa in circostanze drammatiche. La ritualità anglosassone ci spiega che noi conosciamo solo una Parola Sostituita. E ne spiega il motivo.

Ulisse. Ti riferisci alla Leggenda del Terzo Grado.

Vecchio Copritore. La versione più ampia della leggenda di Hiram è nel Rituale Duncan. I rituali Emulation e scozzesi delle massonerie latine (compreso il nostro) danno un racconto molto più succinto.




(continua)

14 giugno 2026

Pensierini...

 Immaginazione e raziocinio

Come si può sviluppare l'intuizione che trascende il raziocinio?

 Cercando di rispondere alle “domande bastarde”, la risposta delle quali non può essere data da semplice buon senso ma necessitano di una visione a tutto tondo (la riappropriazione del “curvo”).

Quello che si vede da una scala dritta non è quello che si vede da una scala curva.

13 giugno 2026

Lavoro di Loggia

La scala dritta e la scala curva

Lavorare andando oltre i presupposti è requisito essenziale per proseguire il cammino della nostra ricerca.

Dobbiamo riuscire a spostare il nostro punto di vista modificando la visuale della strada rettilinea che oggi vediamo come restringersi all'infinito.

I margini della strada rettilinea sono come due rette parallele che si incontrano all'infinito: sono le rette che vanno verso il punto o è il punto che viene verso di noi? Oppure siamo noi il punto?

Raggiungere nuovi traguardi comporta salire sulla scala curva. il punto conquista la comprensione della scala curva acquista una nuova realtà.


E' difficile vedere un punto nero nella luce: è più facile vedere un punto luminoso nel buio.

12 giugno 2026

Ancora nel Gabinetto di Riflessione 3

 Segue dal post precedente.


« Ulisse, tu sei come sei, non come credi di essere. Quando compi una “buona azione” sei sicuro di non avere altri fini? Per esempio soddisfare la tua vanità e il tuo orgoglio col dirti di aver compiuto un’azione positiva? Pensa e rifletti. Apriti! ».

« A che cosa? ».

« Ma a te stesso, diamine! ».

Ulisse-2 continua: « Il Vecchio Copritore ti ha parlato di una scala curva sulla quale il Compagno deve salire per andare a riscuotere il salario. E allora, Ulisse, salici su questa scala! Non cogli niente? Scendi e risali. E questa volta? Ancora niente? Bene, ridiscendi e risali ancora, ogni volta più concentrato. Provando e riprovando...

Provando e riprovando

Ricordi Ulisse i tempi del liceo? Allora spesso ti parevano studi noiosi, ma oggi?...

Quel sol che pria d’amor mi scaldò il petto

Di bella verità m’avea scoverto

Provando e riprovando, il dolce aspetto ».

« Sì, ricordo. E quei versi oggi mi paiono più significativi di allora » risponde Ulisse.

« Ulisse, concentrati sul provando e riprovando. Lì sta il segreto, non tanto della Massoneria, quanto dell’uomo (ma è la stessa cosa!). Altro che massoni padroni occulti dell’universo, adoratori della grande bestia o roba del genere!

In cima alla scala finalmente avrai gli strumenti per “ritrovarti”. Ritrovarsi è un riconoscersi.

I mostri che abbiamo dentro e il fuoco

Hai già avvertito in te l’esistenza di quelli che chiamiamo “mostri che abbiamo dentro”.

Hai già compreso che non è possibile domarli tutti e neppure completamente. Ora cambia punto di vista. Non pensarli come condanna e dannazione, ma considerali come ricchezza, abbondanza di energia, utile, ma da tenere sotto controllo. E soprattutto convinciti che non abbiamo dentro solo mostri.

Pensa di essere come una grossa automobile con un grande serbatoio di carburante. Ma il carburante va centellinato, come un buon bicchiere di vino. Sorseggiarne un poco è piacevole; berne di più può far male. Berne smodatamente è disastroso.

Così un grande falò può essere bello ma è pericolosa fonte di incendi. Un fuoco più piccolo riscalda ed è piacevole. Un fuoco ancora più piccolo cuoce il cibo e permette di sopravvivere.

Il fuoco va tenuto sotto controllo.

La Bellezza adorna e contemporaneamente pone dei paletti per incanalare la Forza ed evitare le esplosioni incontrollate. Solo con certi ornamenti e soddisfacendo certi canoni la colonna diventa robusta e bella ».

Ulisse ricorda le lezioni del suo vecchio insegnante di matematica sulla sezione aurea, definita da quella strana proporzione che lo ha sempre lasciato indifferente: la sezione aurea di un segmento è il medio proporzionale tra tutto il segmento e la parte rimanente. Definizione semplice e chiara, ma della quale non coglieva il senso.

Alla fin fine quale è mai stata l’importanza della parte aurea? Gli rispondevano che “è bella”. Ma che vuol dire che una proporzione è bella? E che? Ci sono anche le proporzioni brutte?

« Vuoi vedere – si sta dicendo Ulisse – che è proprio questo il senso della Bellezza? Se un disegno, una statua, un edificio tiene conto di proporzioni auree allora è bello altrimenti non lo è o lo è solo poco o non abbastanza.

Ma l’uomo è legato alle sue radici animali e materiali e non può reciderle: andrebbe contro natura e taglierebbe la fonte di buona parte di sé. La natura umana è anche un campo di battaglia tra l’io e l’istinto ».

« La battaglia – interviene ancora una volta Ulisse-2 – o la vinci o la perdi. Se non ti senti in grado di affrontarla puoi tenere sotto controllo le forze dell’istinto con piccole valvole di sfogo (le manie quotidiane, a volte innocue, a volte irritanti, a volte pesanti per chi ti sta vicino). Non sarà “bello”, ma puoi andare avanti, imparando ad incanalare quegli sfoghi proprio come l’uomo ha imparato ad imbrigliare l’acqua e ad usarne l’energia ».

« Ma ti puoi bloccare! » ribatte Ulisse.

« Cioè? » lo contraddice il suo numero 2.

Ulisse risponde con sicurezza: « Rimani terra terra, procedi lentamente, hai poche possibilità di “vedere” ».

Ulisse-2 è perentorio: « Il Massone non cerca visioni, neanche quelle interiori ».

« E perché no? » – chiede Ulisse.

« Semplicemente perché non è quello il metodo. Bada, Ulisse, non dico che sia un metodo sbagliato, semplicemente non è il metodo della Libera Muratoria » risponde Ulisse-2.

E continua. « Ti ricordi quel tuo collega che, andando tanti anni fa in camper a Medjugorice, ti raccontò di aver visto lungo la strada la Madonna spronarlo e incitarlo? Alla domanda diretta che ti fece (Ma tu ci credi che io l’abbia veramente vista?) rispondesti con sincerità affermativamente, lasciandolo forse un po’ stupito. Per lui quella fu una vera e propria esperienza spirituale, tanto che te la raccontò come punto di svolta della sua vita. Fu per lui una esperienza positiva, certamente. Ma non fu una esperienza muratoria. E non solo perché lui non era massone.

Forza e Bellezza

Il lavoro muratorio non cerca le visioni, che erompono dalle fessure della nostra crosta terrestre come le colonne d’acqua di un geyser; belle sì, ma di una bellezza fine a se stessa. Il lavoro muratorio è molto più calmo, è una costruzione lenta ma costante: non è estraniarsi dal mondo, ma costruire nel mondo. E’ equilibrio tra Forza e Bellezza ».

« Ancora? - ribatté quasi stanco Ulisse – Tutti si riempiono la bocca con queste parole, ma ho l’impressione che non abbiano capito affatto che vuol dire. Io almeno ho capito poco ».


(continua)


10 giugno 2026

Ancora nel Gabinetto di Riflessione 1

Tempo fa supposi che Ulisse-Odisseo fosse iniziato alla Massoneria e ne immaginai il suo viaggio nei post Arrivo e partenza (qui il primo dei sette capitoli). Dopo il debito apprendistato Ulisse viene passato al grado di Compagno.

Oggi lo accompagniamo nel suo nuovo viaggio.

***   ***


Il nostro amico Ulisse è stato proposto dalle Dignità di Loggia per il passaggio al Secondo Grado. La Loggia ha approvato.

La sera stabilita giunge in Loggia un po’ eccitato, anche se cerca di non farlo vedere. E chi incontra subito? Proprio il Fratello che inconsciamente cercava, il Vecchio Copritore, che era lì apparentemente per caso ma in realtà aspettandolo. Sentiva un qualcosa che lo spingeva a stargli vicino in quell’occasione e avvertiva in qualche strano modo che il sentimento era reciproco. Infatti  quel vecchio Fratello, che di norma ricopriva l’incarico di Copritore, aveva chiesto per quella occasione di svolgere il ruolo di Esperto, facendosi forte del fatto che era stato proprio lui ad avere accolto mascherato il profano Ulisse e ad averlo accompagnarlo nei suoi primi passi muratorii.

Il Fratello che accompagna il bussante assume per il Candidato un ruolo molto importante – aveva sostenuto il Vecchio Copritore con il Maestro Venerabile – ed è ovvio che sia sempre lui ad accompagnarlo anche nelle successive tappe. Il Vecchio Copritore stava proprio aspettando Ulisse, perché, conoscendolo, voleva preparargli un rito che gli facesse intuire il senso del passaggio da Apprendista a Compagno.

Compagno di Mestiere o d'Arte

« Compagno d’Arte?... Che brutta traduzione di Fellow Craft. – pensò il Vecchio Copritore – Per specificare l’attività di uno che lavora con le mani si è preso un termine quasi lezioso. Molto più sensato parlar di un lavorante del Craft, della Corporazione, del Mestiere. Ecco, Compagno di Mestiere andrebbe meglio, uno che si “sporca” le mani nel lavoro, ma che allo stesso tempo deve usare la testa per costruire ».

Dunque, arriva Ulisse e subito trova il Vecchio Copritore in attesa. Lo sta aspettando, il Vecchio Copritore, perché lo vuole instradare su un passaggio intimo, suo, tutto suo, senza dover ascoltare le chiacchiere degli intervenuti che usano la Sala dei Passi Perduti non per la necessaria preparazione ma semplicemente come un luogo di ameni conversari.

Il Vecchio Copritore prende Ulisse e lo accompagna là dove Ulisse non avrebbe mai immaginato. Sì, il Vecchio Copritore porta Ulisse nel Gabinetto di Riflessione.

Entrano tutti e due e il Vecchio Copritore fa sedere Ulisse. Lui rimane in piedi, ma si premura di chiudere la porta.

Di nuovo nel Gabinetto di Riflessione

Ulisse rimane stupito, in due nel Gabinetto di Riflessione. Gli pare strano; certo è anomalo.

« Ti ricordi Ulisse, quando ti portai qui la sera della tua iniziazione? »

fa il Vecchio Copritore.

« Certo » risponde Ulisse.

« Ho chiesto al Maestro Venerabile di essere io ad accompagnarti nel rito che dovrai affrontare: sarò quindi il tuo Fratello Esperto. Il motivo è molto semplice: questa sarà una esperienza unica. Tu passi Compagno di Mestiere e non rivivrai mai più nella tua vita massonica questo momento. Desidero tu possa viverlo al meglio ».

Bellezza e Forza

Il Vecchio Copritore continua.

« Ora qualche spiegazione preventiva. Tu sei Apprendista Libero Muratore. Vuol dire che nel tuo lavoro hai cercato di comprendere gli interventi della Forza e rendertene consapevole. Questo però non vuol dire che hai lavorato solo con la Forza.
Ricordi la favola sul cambiamento dell’entropia che ti ho raccontato l’anno scorso? Tu hai una solida preparazione scientifica, quindi se vogliamo parlar di entropia tu, Apprendista, sei il mio Maestro, ché io di entropia so poco o nulla. Vedi dunque che contemporaneamente sei Apprendista per certi versi, e Maestro per altri ancora? E quindi sei anche Compagno per altri aspetti.
La contemporanea presenza in te di qualcosa dell’Apprendista, del Compagno e del Maestro ti deve far comprendere la limitatezza di quelli che sostengono la scansione temporale dei tre gradi: prima Apprendista, poi da un certo momento Compagno (e non più Apprendista) e finalmente, da una certa ora x in poi, Maestro.
Ulisse, non è così.
Essere Apprendista deve farti diventare consapevole della Forza. Essere Maestro significa renderti conto che tu sai alcune cose e non ne sai tante altre. Devi quindi essere conscio dei tuoi limiti (quelli che conosci e quelli che ignori) ed essere umile (umile, da humus = terra) nel trasmettere agli altri.
L’Apprendista deve imparare i propri limiti e il Maestro deve essere consapevole dei propri limiti.
Stai per diventare Compagno. Ovviamente anche il Compagno ha dei limiti. E lo vedrai.
Mi preme invece proporti alcuni stimoli che ti possano far comprendere il senso del Grado che stai per ricevere. Per prima cosa, fondamentale, il Compagno deve imparare la Bellezza, che tu finora hai “utilizzato” inconsapevolmente ».

Il Compagno segreto

Il Vecchio Copritore continua.

« Dovrai imparare non solo l’uso della Forza, ma anche l’uso “indiretto” della Forza, cioè l’intervento della Bellezza, che in un certo modo “tempera” la Forza e la “addolcisce”, adornandola di quegli ornamenti non inutili e leziosi, tali da toglierle la caratteristica di forza bruta.
Insomma la Bellezza deve allentare le maglie della Forza senza distruggere la rete formata da quelle maglie: senza la rete il manufatto si sgretola.
Devi evitare l’insofferenza per ogni limite: se togli tutti i limiti non c’è più l’uomo.
Fosti accolto nella Loggia di Apprendista sulla punta di una spada. Ti insegnava, quella punta, il colpo dritto, il giungere immediatamente al cuore del problema, con volontà, razionalità e immaginazione (in questo senso ancella della ragione). Volontà di dominare il problema, volontà di risolvere, volontà di emergere, insomma volontà di potere. E non è in sé atteggiamento negativo.
Diventa però negativo se ti fermi qui, se cioè il potere diventa dominazione e predominio, egemonia sugli altri. Devi procedere oltre.
Ricorda Ulisse che come Compagno hai diritto di ricevere il salario. Le antiche leggende della nostra Corporazione indicano che il Compagno riscuote il salario nella Camera di Mezzo. Si va nella Camera di Mezzo salendo una scala dal Portico del Tempio. E’ una scala curva così che mentre sali cambi continuamente punto di vista. Basta, non aggiungo altro, ma concentrati su questo simbolo: è forse il più significativo del Secondo Grado.
Ricordati che da qualche parte esiste un tuo Fratello, legato a te da vincoli più forti dei legami di sangue. E’ il tuo uguale e contrario. Sali e risali sulla Scala Curva e cerca di capire ».

Ulisse sobbalza a queste parole. Che il Vecchio Copritore si riferisca a...? No, impossibile. Non ne aveva mai parlato con nessuno. Ulisse temeva infatti che solo ipotizzare la presenza invadente e invasiva di quel qualcuno dentro di lui, che aveva chiamato Ulisse-2, la sua petulanza nel fargli osservazioni sgradevoli quanto inopportune, avrebbe instillato nelle menti degli interlocutori il sospetto di una specie di “anormalità” psichica da curare al più presto. Infatti – concludeva sconsolato – è accettabile che ad “udire” le “voci” sia una Giovanna d’Arco e magari è pure ammirevole; ma se le voci le ode un Ulisse qualunque, ahimè viene considerato un caso patologico da curare.

Che il Vecchio Copritore sospetti qualcosa? Che ne abbia parlato con qualcuno? Oppure che qualche Fratello di Loggia, più perspicace, abbia detto qualcosa al Vecchio Copritore sapendolo capace di parlare con Ulisse? E perché qualcuno dovrebbe “impicciarsi degli affari suoi”?

Il Vecchio Copritore conclude:

« Ora Ulisse ti lascio. Resta qui, concentrati, rifletti ».

Quindi esce, lasciandolo ancora una volta chiuso in quell’angusto stanzino.

(continua)

05 maggio 2026

Il tempo... e il resto 4

Continuano le mie riflessioni sul tempo 


Anche Zeus però è stato detronizzato e un altro Dio ha preso il potere destrutturando il suo mondo e trasformandolo in qualcosa di diverso.

Mi domando se questo nuovo Dio sia il dio definitivo oppure un altro dio prima o poi prenderà il suo posto destrutturando ancora il nostro mondo.

Gli archetipi deteriorati

Archetipo proviene dal greco ἀρχε = principio, origine e τύπος = modello.

Il termine ha molti sensi. Qui intendiamo le immagini primordiali contenute nell’intimo nostro e della nostra comunità, quello che Jung ha chiamato inconscio collettivo, che riunisce le esperienze della specie umana e di ciò che la precedette, e costituisce la simbolica di favole, leggende e sogni.

Sono i nostri totem comunitari, quelli la cui bellezza ci da forza e vigore.

Anche noi massoni li abbiamo, primo fra tutti Hiram, l’architetto del Tempio di Re Salomone.

Cosa succederebbe se Hiram non fosse più il nostro archetipo? La risposta è molto semplice: la Massoneria sarebbe diversa.

S. suggerisce che la crisi in cui la società versa dipenda dalla distruzione degli archetipi universali della nostra vita, quelli in base ai quali riusciamo ad incanalare le nostre attività mentali e spirituali. M. soggiunge che archetipi “forti” producono persone forti e corrette, il contrario di quelle che si appoggiano ad archetipi deboli o inconsistenti.

Sono affermazioni forti ma sensate e realistiche. Molte “confusioni” della nostra società hanno proprio lì le cause del “disordine” o almeno le più significative. La stessa situazione attuale della Massoneria indica la "sconoscenza" (il termine anomalo credo sia il più significativo) dell’archetipo Hiram.

Gli archetipi dipendono dalle esigenze di uomini e comunità (tribù, clan, gruppi, etnie,…) e seguono i loro destini: banalmente detto, camminano con le gambe degli uomini.

Quando i gruppi si attenuano o non ci sono più, gli archetipi non camminano più e un poco alla volta sbiadiscono. E se i gruppi sono troppo numerosi? Gli archetipi si rafforzano o perdono vigore annacquandosi o frantumandosi?

Le conseguenze dello smorzamento degli archetipi sono davanti ai nostri occhi.

Le “esigenze” spirituali e psichiche dell’uomo rimangono, i canali di esecuzione o di sfogo invece sono cambiati o, peggio, non ci sono più. Così se l’acqua in piena di un fiume non incontra bacini di contenimento ove defluire, il fiume esce dall’alveo e allaga tutto. E’ una semplice legge fisica e naturale.

Durata

Il primo incontro dell’uomo con il tempo è la durata o – dal punto di vista umano – l’attesa.

Il bimbo che avverte lo stimolo della fame deve attendere il “tempo giusto”. Si trova suo malgrado a fare i conti con il tempo-durata. Il bambino che vuol diventare grande deve aspettare.

L'uomo cinico pretende di insegnare: la vita è solo lunghe attese.

Cinico: da cinismo, i filosofi greci che volevano combattere le grandi illusioni.

Illusione? Speranza? Oppure finzione oppure funzione utile per vivere in questo mondo?

Il non cinico obietta: non è criminale togliere le illusioni? Non servono a vivere meglio?

Ma: sono illusioni o speranze?

Qualcuno afferma che le utopie di oggi saranno la realtà di domani. Illusione o speranza?

*

In fisica durata è una quantità ben definita: la durata di un intervallo di tempo dal tempo A al tempo B è la differenza dei due tempi B – A.

Nella nostra vita di tutti i giorni invece non è così semplice. Al bambino che ti chiede quanto tempo ci vuole per diventare grandi cosa rispondi?

Un tempo avrei risposto: Lo diventerai. In seguito avrei aggiunto: Lo diventerai presto e successivamente avrei completato con: Anche troppo presto. Oggi direi: Non fai in tempo a dirlo e sei già grande. E non gli posso dire, guccinianamente:

La paghi tutta, e a prezzi d’inflazione, quella che chiaman la maturità...

Ovviamente il bambino rifiuta queste risposte e, dal suo punto di vista, ha ragione. Ma dal mio punto di vista sono risposte corrette. La differenza è tra la prospettiva di chi chiede e quella di chi risponde. I numeri spiegano tutto. Per un bimbo di dieci anni giungere all’età adulta di (diciamo) venticinque anni significa attendere un tempo pari ad una volta e mezzo la sua vita, mentre dal mio punto di vista lo stesso tempo è solo un quinto della mia. Per me la stessa attesa di una volta e mezza la mia vita mi porterebbe al secolo seguente, un’ottica priva di significato.

Tempo di Loggia

I lavori di Loggia cominciano a mezzogiorno e subito mezzogiorno non c’è più. Ne siamo sicuri? Certo, il Secondo Sorvegliante è molto scrupoloso nell’osservare il corso del Sole: da provetto ufficiale del tempo controlla, scandisce il lavoro, ed avverte del mezzogiorno e della mezzanotte.

La tornata è finita.

Finire viene dal latino finis = fine, da una radice find che ha il senso di dividere, fendere. Quindi fine è il punto di divisione, di termine tra il prima e il dopo, tra il dentro e il fuori.

Tornata finita, terminata. Punto.

E’ veramente terminata?

I nostri lavori durano mezza giornata, da mezzogiorno a mezzanotte. Lo sappiamo.

Si comincia a mezzogiorno, si lavora quindi nel pomeriggio, e si termina a mezzanotte.

Concentriamoci ora sull’apertura.

Il Maestro Venerabile apre i lavori della (di questa e solo di questa) tornata.

Ma è come se contemporaneamente riassumesse (riassumere: teniamo presente questo verbo che per sua conformazione si riferisce sempre a qualcosa d’altro) tutte le precedenti aperture della nostra Loggia. Il Segretario lo ricorda a tutti.

Una “super-apertura” quindi? Beh, forse sì, almeno un poco. Tanto più che in quel breve rito si possono pensare le aperture di tutte le Logge del mondo (almeno quelle che usano lo stesso rituale).

Come è possibile? Il tempo e lo spazio hanno “proprietà” molto strane...

*

Dal punto di vista della Loggia, ad ogni apertura segue la corrispondente chiusura. Anche ad ogni chiusura segue una corrispondente apertura o, meglio, ri-apertura. Ma per noi è significativo (accanto alla qualità del lavoro) il tempo tra apertura e chiusura, cioè la “durata” dei lavori.

Durata è caratteristica essenziale di uno dei simboli più significativi ma sul quale poco o nulla si lavora: la scala curva. Durata indica il tempo che si impiega per salire e... scendere!

Simbolo essenziale, la scala curva. Nella ritualità anglosassone (Emulation, Duncan) la scala curva porta dall’atrio del Tempio di Salomone alla Camera di Mezzo (sopra il Tempio) ove vengono pagati i Compagni di Mestiere. Infatti nei cantieri dei massoni operativi gli Apprendisti non ricevevano un salario ma solo una razione settimanale di grano, vino e olio e un tetto per dormire: oggi diremmo vitto e alloggio. Invece i Maestri così come li conosciamo noi semplicemente non esistevano: c’era un solo Maestro, il capo del cantiere, come alla costruzione del Tempio di Salomone c’era un solo Maestro, Hiram.

Perché nessuno parla mai di scendere dalla scala curva? Eppure, riscosso il salario, bisognerà pur uscire!

La salita e la successiva discesa portano a continui cambiamenti di punti di vista e di orientamento che permettono sorprendenti stimoli e pensieri. E’ un tempo bene impiegato.

Soprattutto la consapevolezza del simbolo curvilineo ci deve insegnare ad evitare il facile sentiero rettilineo dei luoghi comuni e spingerci su vie inesplorate e personali.

Attenzione anche ai luoghi comuni della Massoneria. Ce ne sono tanti e per noi sono i più subdoli perché spesso non ce ne rendiamo conto.


(continua)


15 giugno 2019

Il Maestro

Il Compagno di Mestiere è stato elevato Maestro.

E' stata completata una tappa del cammino iniziato quando, semplice Candidato, bussò alla porta del Tempio.

E' quindi un "piccolo" punto di arrivo; ma allo stesso tempo è un "grande" punto di partenza.

E' il punto di partenza.

Sono tre i simboli peculiari del percorso massonico, quelli che mostrano il senso più importante del cammino muratorio, che in ultima analisi è il cammino dell'uomo.

Tre simboli, tre incitazioni al lavoro. Tre spunti caratterizzanti.
La spada del Copritore in primo grado. La scala curva in secondo grado. Lo scavalcamento della bara in terzo grado.

La spada del Copritore va dritta alla meta, non devia e raggiunge ciò che deve raggiungere.

La scala curva del Compagno obbliga a cambiare continuamente la visuale e guardare il mondo sempre in altro modo.

Il primo fa pensare alla Forza e il secondo alla Bellezza.

La Saggezza si acquisisce scavalcando la bara.

Sapienza è capire che la bara è la mia e lì dentro ci sono proprio io.



12 febbraio 2019

Libero pensatore - Pensatore libero

Da tempo non mi chiamo più "libero pensatore" bensì "pensatore libero" (cioè: che vuole essere libero).

Questo è un caso in cui non vale la proprietà commutativa delle parole.

Libero pensatore prospetta il richiamo alle posizioni di fine Ottocento di laicismo esasperato con pronunciate venature anticlericali.

E' una posizione nella quale non mi riconosco (non mi riconosco più).

Pensatore libero ha una valenza diversa e un respiro più ampio.

Mi pare voglia indicare (almeno io lo intendo così) il "caminante" che cerca di percorrere bene la propria via, sempre in cerca di nuovi sentieri. Uno che riconosce le posizioni che ha alle spalle (il suo vissuto, la sua identità) ma che si sente libero di intraprendere il proprio cammino anche e soprattutto senza i paletti di posizioni preconcette.

Non è facile liberarsi dai pregiudizi, ma salendo e risalento sulla scala curva del Compagno ci dovremo pur arrivare. Almeno deve essere il nostro primo obiettivo.
Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.