domenica 25 dicembre 2016

Cantares

La Loggia legge Cantares di Antonio Machado



Maestro Venerabile. Fratelli 1° e 2° Sorvegliante avvisate le vostre Colonne che chiamo la Loggia al lavoro.

1° Sorvegliante. Fratelli della Colonna del Meridione, il Maestro Venerabile chiama la Loggia al lavoro.

2° Sorvegliante. Fratelli della Colonna del Settentrione, il Maestro Venerabile chiama la Loggia al lavoro.

Maestro Venerabile. Dispongo che la Loggia lavori sull’uomo che cammina.

Oratore.
Tutto passa e tutto resta,
però il nostro è passare,
passare facendo sentieri,
sentieri sul mare.

1° Sorvegliante. Chi cammina per vie sconosciute deve farsi da sé il cammino.

2° Sorvegliante. Ogni uomo ha il suo cammino.

Oratore.
Mai cercai la gloria,
né di lasciare alla memoria
degli uomini il mio canto,
io amo i mondi delicati,
lievi e gentili,
come bolle di sapone.

1° Sorvegliante. Chi cammina cammina per sé.

2° Sorvegliante. Solo chi cammina per sé può camminare per gli altri.

Oratore.
Mi piace vederle dipingersi
di sole e scarlatto, volare
sotto il cielo azzurro, tremare
improvvisamente e disintegrarsi...
Mai cercai la gloria.

1° Sorvegliante. Chi cammina deve cogliere la bellezza delle piccole grandi cose.

2° Sorvegliante. Chi cerca la gloria non coglie la bellezza delle piccole grandi cose.

Oratore.
Viandante, sono le tue orme
il sentiero e niente più;
viandante, non esiste il sentiero,
il sentiero si fa camminando.

1° Sorvegliante. Chi cammina non ha un tracciato da seguire.

2° Sorvegliante. Chi cammina non ha una mappa che lo aiuti.

Oratore.
Camminando si fa il sentiero
e girando indietro lo sguardo
si vede il sentiero che mai più
si tornerà a calpestare.

1° Sorvegliante. Chi cammina è lui stesso a tracciare il suo cammino.

2° Sorvegliante. Chi cammina non tornerà mai più sui propri passi.

Oratore.
Viandante non esiste il sentiero,
ma solamente scie nel mare...

1° Sorvegliante. Chi cammina sa che il suo passo deve essere leggero come il battello sulle onde.

2° Sorvegliante. Chi cammina sa che le onde sostengono i più pesanti bastimenti.

Oratore.
Un tempo in questo luogo dove
ora i boschi si vestono di spine,
si udì la voce di un poeta gridare
«Viandante non esiste il sentiero,
il sentiero si fa camminando...»
Colpo dopo colpo, verso dopo verso...

1° Sorvegliante. Chi cammina sa che ogni passo è un passo sul sentiero.

2° Sorvegliante. Chi cammina sa che ogni passo è un passo verso il non si sa.

Oratore.
Il poeta morì lontano dal focolare.
Lo copre la polvere di un paese vicino.
Allontanandosi lo videro piangere.
«Viandante non esiste il sentiero,
il sentiero si fa camminando...»
Colpo dopo colpo, verso dopo verso...

1° Sorvegliante. Chi cammina sa che non tornerà indietro.

2° Sorvegliante. Chi cammina sa che andrà in esilio.

Oratore.
Quando il cardellino non può cantare.
Quando il poeta è un pellegrino,
quando non serve a nulla pregare.
«Viandante non esiste il sentiero,
il sentiero si fa camminando...»
Colpo dopo colpo, verso dopo verso.

Maestro Venerabile. Chi cammina sa che deve camminare.

giovedì 22 dicembre 2016

Armando Corona

Fu Gran Maestro del Grande Oriente in anni dificili. E fu merito anche suo (sostenuto dal nostro appoggio) se ce la facemmo ad uscire dalla tempesta della P2.
Spesso però i massoni hanno la memoria un po' "presbite". Ricordano le glorie lontane ma non i meriti vicini...
Oggi posto un'allocuzione di Armando Corona per l'equinozio d'autunno del 1983.
La "solita" allocuzione autunnale?... Beh, in un certo sì. Ma quell'anno ebbe una caratteristica fondamentale, una "piccola rivoluzione", se volete. Era infatti la prima volta che si celebrava l'inizio dell'anno massonico all'equinozio d'autunno e non alla ricorrenza della presa di Roma del 20 settembre. E non mancarono nemmeno malumori in diversi fratelli...


 
Fratelli carissimi

siamo qui riuniti per adempiere ad un dovere che tutti i Massoni sparsi nel Mondo osservano, celebrando l’Equinozio d’Autunno e celebrando la festa dell’inizio dell’Anno Massonico. Al 23 di settembre, il giorno e la notte, in tutto il mondo, si equivalgono, ed in questo giorno è consuetudine che, in ogni dove ci siano Fratelli Massoni, si celebri la festa dell’inizio del nuovo anno muratorio. 

Perché l’Equinozio d’Autunno? Per due precisi significati: innanzitutto l’Equinozio è simbolo di eguaglianza tra Luce e Tenebre e, se pure nell’antichità tale giorno veniva accolto con pianti e grida di dolore, noi lo celebriamo, invece, festosamente perché riteniamo che, oltre al significato di eguaglianza, esso assuma un secondo significato: quello di aprire il cuore alla speranza. E la speranza che dopo le tenebre torni la luce a consentirci di riprendere i Lavori con forza e vigore.

Fino a quest’anno si soleva celebrare l’inizio dell’Anno Massonico facendolo coincidere con il 20 Settembre; noi abbiamo pensato di riallacciarci più intimamente alla Tradizione Iniziatica Universale, adeguandoci a festeggiare l’inizio dell’Anno Massonico come in tutto il resto del Mondo, con l’Equinozio d’Autunno. Anche perché il fatto ricordato, il 20 Settembre, se pure sia stato di estrema importanza per il nostro Paese, e per la Comunione Massonica Italiana, fu pur sempre un fatto limitato, territorialmente e storicamente, mentre non possiamo e non dobbiamo dimenticare che la Massoneria è Universale.

Se i Massoni pretendessero che l’esaltazione dei singoli fatti nazionali – pure memorabili – avesse diritto di cittadinanza nei festeggiamenti della Massoneria, si sarebbe detto che la Massoneria è internazionale non Universale; cioè si sarebbe detto che la Massoneria è la sommatoria di tanti fatti nazionali, di tante unità nazionali; invece è stata definita Massoneria Universale proprio perché questo concetto supera, assolutamente, ogni e qualunque limite di carattere internazionale.

Ma poi, davvero il 20 Settembre costituisce un ricordo gradevole per la Comunità Massonica Italiana? Molti nostri Fratelli sono stati perseguitati dalla Chiesa Cattolica, hanno combattuto contro il potere temporale di essa, hanno sofferto nelle carceri, sono morti perfino, ma il potere dei clericali è stato abbattuto solo apparentemente, perché basterebbe il 20 Settembre 1983, per renderci conto che motivi di rallegrarci per Porta Pia ne abbiamo assai meno di ieri, E come potrebbe essere diversamente? Come potrebbero vedere prosperare un’Associazione libera come la nostra Laica, cioè capace di rifiutare ogni dogmatismo e di affidarsi soltanto alla libertà della propria coscienza. Come potrebbero accettare la nostra riservatezza? Riservatezza che consente al Libero Muratore di trovare, con la ricerca del divino, un anello tra l’uomo e il materiale, senza passare attraverso le sacrestie politiche o religiose che siano. La nostra è un’Istituzione iniziatica, è un’Istituzione intimistica, che va alla ricerca della verità, ma a prescindere dall’insegnamento di coloro che intenderebbero imporla.

La verità che il Massone cerca di raggiungere, la raggiunge per il Lavoro interiore che compie, e questo Lavoro interiore porta alla conoscenza di livello superiore. In Massoneria, che è la più alta Istituzione laica oggi esistente, ognuno fa la sua ricerca, raggiunge la sua quota di conoscenza e non è neanche in grado di comunicarla direttamente ad altri perché la ricerca è talmente individuale che se uno non riesce a penetrare il segreto massonico da solo, nessuno glielo può svelare. È questo il vero segreto massonico; è l’incomunicabilità dell’esperienza che ogni singolo individuo fa nel Lavoro di Loggia, nella sua frequentazione, nel suo ascolto, senza però riuscire a trasmettere ad altri, se non con l’esempio, il risultato della propria maturazione. Questo e solo questo, è il segreto massonico, e va detto a chiare lettere, affinché i cittadini italiani sappiano.

Non c’è dubbio che il raccordare la vita dell’uomo, dell’uomo Massone, a tutte le leggi dell’universo è un compito nostro, perché la Massoneria ed i Massoni debbono in ogni momento ricordare che essa è sorta, vive e vivrà solo ed esclusivamente per la liberazione dell’uomo dall’ignoranza, dal conformismo, dal pregiudizio, dal bisogno.

Liberazione intesa come accrescimento del fuoco di umanità che è dentro di noi, e che essendo ricoperto da involucri, e da soprastrutture, deve essere affrancato. Come? Proprio attraverso la scuola iniziatica, proprio attraverso l’esoterismo, il simbolismo ed il Lavoro di Loggia. Solo così si rompe questo involucro che tiene l’uomo piegato a terra e gli impedisce di adempiere alla sua vera funzione di Uomo. Il Massone ricerca la scintilla di divinità che c’è in tutte le espressioni della vita, da quelle culturali a quelle esistenziali; noi dobbiamo aiutare il Massone a compiere una ricerca che lo metta in condizioni di diventare un Iniziato, cioè uno che non si accontenta di quella parte di conoscenza che è comune a tutta la massa, ma che, invece, deve tendere ad una conoscenza di livello superiore la quale non può che essere d'élite. La massa subisce la vita, il Massone la domina attraverso la ricerca del vero. Ma questo può essere ottenuto solo ed esclusivamente attraverso l’Iniziazione: Platone ed Aristotele insegnavano sempre su due piani diversi, insegnavano la verità più semplice alle masse, invece, a coloro che avevano più sete di conoscenza – cioè l’élite – davano un più elevato insegnamento. Ma questo, ancor prima avveniva migliaia di anni fa, quando i nostri saggi avevano, per esempio, individuato nel ternario una sorta di schema al quale potevano essere riferiti molti fenomeni della vita. Essi erano partiti dalla semplice constatazione che un uomo ed una donna davano un figlio: quindi padre, madre e figlio, e trasferirono questo sistema di conoscenza del ternario in quasi tutti i campi: da quello fisico a quello astronomico, a quello filosofico e perfino al religioso, con Osiride. Iside ed Horo. Noi abbiamo raccolto nella Tradizione Iniziatica il pensiero degli uomini più illuminati che nelle varie epoche hanno arricchito l’Umanità al di là di ogni barriera religiosa, politica, razziale, filosofica, statuale. Non per nulla nel 1717 la Massoneria fu fondata il 24 di Giugno, esattamente nel Solstizio d’Estate, il giorno di S. Giovanni Battista, ciò a significare che la Massoneria illuministica raccoglieva tutta l’eredità iniziatica prima di Cristo. E il 27 Dicembre si celebra un’altra festa cara ai Massoni che oltre a coincidere con il Solstizio d’Inverno coincide con la festa di S. Giovanni Evangelista, il che significa che anche la Tradizione Iniziatica dopo Cristo è stata raccolta dai Massoni.

In sostanza la Massoneria ha prodotto e produce una tesaurizzazione di tutto quanto l’uomo, ha creato di bello e di spirituale. Ma mentre noi andiamo avanti in questa nostra ascesa, in questa nuova conoscenza del divino e dello spirituale, le forze che ci circondano nel nostro Paese tendono a spegnere questa fiamma, tendono ad inquinare questi sentimenti di purezza dei Massoni. E come lo fanno? Lo fanno, innanzitutto, attraverso una campagna denigratoria. Tale campagna non è di oggi: non dimenticate che da quando la Massoneria è sorta ha sempre dovuto lottare contro coloro che inventano le peggiori calunnie contro i Massoni e contro la Massoneria. Come non ricordare Leo Taxil? Ma in questo periodo è particolarmente accanita contro di noi la battaglia della società del nostro Paese, anche perché è invalsa l’abitudine di scaricare su di noi colpe e responsabilità della classe dirigente. Io sono rattristato perché coloro che hanno l’obbligo morale, oltre che derivante dalla Costituzione, di difendere le minoranze come la nostra, non lo fanno.

Noi abbiamo oggi rilasciato una dichiarazione alla stampa nella quale abbiamo denunciato non solo il fatto che la Commissione Parlamentare abbia compiuto un ennesimo attentato nei confronti della libertà di associazione, ma abbiamo anche detto che c’è di mezzo l’onore del Parlamento Italiano in questa vicenda, perché nel 1946. all’approvazione della Costituzione Repubblicana, fu garantita, proprio dal Parlamento italiano, la riservatezza della Massoneria. 

Alcuni giorni fa, all’atto della votazione in Commissione, i Parlamentari membri della Commissione P2 hanno garantito la riservatezza e l’On. Anselmi ha, essa pure, ribadito che il riserbo su tutte le notizie non sarebbe stato violato. Oggi noi abbiamo appreso che fra qualche giorno “Panorama” pubblicherà un elenco, se pure non sappiamo ancora chi riguardi, di iscritti alla Massoneria. Noi ci preoccupiamo che questo avvenga. Quali sono i motivi per cui una Commissione creata dal parlamento per indagare sulla P2 finisce per indagare su tutte le Massonerie? Beh! Solo una patente distorsione: una distorsione comune nel nostro Paese, per la quale purtroppo anche di fronte alla giustizia la credibilità di un galantuomo è notevolmente inferiore a quella che si attribuisce ad un delinquente “pentito”. Eppoi è sufficiente, per comprendere l’inerzia legislativa in Italia esaminare pochi fatti della cronaca contemporanea.

Morì un Magistrato serissimo, degnissimo, alla cui memoria io m’inchino. Morì il Magistrato Coco e finalmente fu dato luogo a delle leggi più severe nei confronti dei terroristi. Ora c’è il caso del Deputato Negri e finalmente ci si è accorti che in Italia bisogna fare una legge per abbreviare la carcerazione preventiva.

Ma non c’è tempo di pensare alle leggi che servono ai comuni cittadini: e una di queste leggi è proprio quella che ci riguarda: che garantisca l’attuazione dell’art. 18 [della Costituzione] e quindi consenta ai cittadini di associarsi liberamente. Perché, come abbiamo detto più volte, esiste un diritto teorico alla libertà di associazione, ma appena un gruppo di cittadini si mette a realizzarla, vedete bene quello che succede. Dunque è forse vero che qualche membro della Commissione ha più a cuore la scoperta dei nomi degli iscritti alla Massoneria che la salvaguardia degli interessi del nostro Paese e l’accertamento della verità sulla P2? Ha forse ragione Indro Montanelli nell'individuare il motivo della deliberazione fatta dalla Commissione, come l’inizio di un gioco al massacro? Infatti gli unici nomi comparsi finora sono nomi di Ministri, di Sottosegretari, di Parlamentari: sono i Partiti che vogliono azzuffarsi fra di loro? 

Purtroppo però dietro questa zuffa c’è il fatto che tutti concordano nel dire che essere Massoni è degradante. E questo è quanto noi rifiutiamo energicamente.

Non è consentito a nessuno, ripeto a nessuno, neanche a coloro che non vanno d’accordo con noi e che non ci accettano, e ritengono che siamo superati e via dicendo, non è consentito a nessuno esprimere giudizi negativi come se noi fossimo chissà quale organizzazione criminale del nostro Paese. Questo va bene che lo dica 1’ “Avvenire d’Italia” il quale un mese fa ha scritto che la Massoneria è peggiore della mafia e della camorra, perché la mafia e la camorra dichiarerebbero apertamente di concorrere a certi interessi, mentre la Massoneria si ammanta di spiritualità.

La P2, è certo, ha provocato molti danni e ha adombrato la lucentezza della Massoneria. Il compito della Commissione è proprio quello di accertare fino a che punto la Loggia massonica P2 aveva inciso sull’economia e sulla sicurezza dello Stato. Qua invece si travalica il tutto e si va a fare un’indagine su tutte le Massonerie.
Tutti noi ci chiediamo che cosa si può fare in una situazione come la presente, come questa che stiamo vivendo, lo direi che la risposta è dentro ognuno di noi. Nelle Officine, nelle Logge, occorre Lavorare ancor più intensamente di prima per creare questo diaframma di forza iniziatica fra noi ed il potere. Sia ben chiaro, tutte le volte che la Massoneria ha avuto contatti diretti con il potere ne ha tratto danni enormi, immensi. Ciò significa che noi siamo fuori dalla società? No! Non è possibile. Noi dobbiamo preparare gli uomini per la società, dobbiamo preparare coloro che avendo nel Tempio apprese la correttezza, la lealtà, la fratellanza, la tolleranza ed il rigore morale, uscendo poi in mezzo agli altri uomini, in mezzo alla società si comportino da Massoni. Ma fino a quando non sarà a noi possibile ritemprarci, attraverso un proselitismo più accurato, attraverso un Lavoro di Loggia più rigoroso e più approfondito: fino a quando non saremo certi di aver convinto il mondo profano che all’interno della Massoneria Universale e della nostra Comunione in particolare, noi siamo solo ed esclusivamente una potenza spirituale, fino a che non saremo riusciti a far accettare questa verità, noi dobbiamo considerare l’attuale un grave periodo di emergenza e dobbiamo cercare, se non di recidere tutti i fili, almeno di allentare tanti sterili e dannosi legami con il potere civile e il potere politico. Non crediate che questo significhi andare verso un isolamento, perché l’isolamento esiste già. Non significa assolutamente nulla il fatto che si intrattengano rapporti con le forze politiche, solo perché queste forze si possono servire di noi, e poi quando eventualmente ci potrebbero essere utili siano perennemente assenti. Nessun timore di trovarci isolati. Il nostro collegamento con la società avviene attraverso la cultura, attraverso la ricerca di che cosa bisogna fare per l’uomo e per l’umanità, perché, in fondo, se noi ricordassimo, in ogni momento, che la Massoneria intende alla elevazione dell’uomo e dell’umanità, se Io ricordassimo sempre e se cercassimo ogni giorno, nella vita quotidiana, in ogni nostra azione, di mettere in pratica tutto quanto discende da questo postulato, credo che ognuno di noi sarebbe proprio quello che gli americani definiscono Opinion Leader, cioè un Massone che, formato in Loggia, quando esce all’esterno è tanto saggio e tanto giusto da formare attorno a sé un consenso umano di autorevolezza e di credibilità. Ecco, questa è la mèta che ci dobbiamo proporre: in ogni Officina si deve lavorare non per allacciare legami con le forze economiche e politiche della società, ma bensì affermare la supremazia della nostra preparazione su di esse; la supremazia, quindi, della nostra capacità e della nostra coerenza morale.

Chiudo questo saluto ricordando a tutti noi che siamo pietre grezze da levigare, siamo, cioè, dei pezzi di roccia, di una roccia spirituale. La quale, quando è squadrata, deve essere forte, resistente e compatta tanto che non si farà certo sgretolare né dalle calunnie, né dalle maldicenze, né dalle provocazioni, né dai ricatti di quanti disprezzano ed ignorano gli eterni princìpi che soli potrebbero salvare l’uomo e l’umanità dal naufragio e che sono a fondamento della nostra Istituzione.



sabato 17 dicembre 2016

L'Architetto double-face 2

Continua il divertissement a tre voci.

Ulisse. Una volta, tanti tanti anni fa, ho incontrato ebrei scampati ai terribili pogrom dei cosacchi. Quei poveretti, dignitosi superstiti di stragi spaventose, convocarono il buon Dio davanti al tribunale dell’uomo perché si difendesse dall’accusa di aver tentato la distruzione del suo popolo. Tanto gravi erano quelle accuse che nessuno osò presentarsi a difenderlo. Solo Satana, il Diavolo, quello che tu chiami l’avversario, si presentò a perorare la sua causa. L’unico in tutto l’universo. Come puoi incolparlo di ogni male, se fu proprio lui, il Diavolo, a intervenire a difesa di Dio?

Poeta.
Tu spiri, o Satana,
nel verso mio...
(pausa)
come fulmine
scuoti le menti.

Ulisse. Il Diavolo è la provocazione per chi poco convinto abbraccia la fede ricevuta alla nascita, cattolico in Italia, protestante in Germania, ortodosso in Russia, musulmano in Arabia, buddhista in Giappone. Per chi non sente la spinta a porsi delle domande, verso qualcosa forse un po’ più sofferto ma certo più genuino.
Il Diavolo non è l’avversario, è l’altra faccia della spirale. Il Diavolo non è il tentatore, perché l’unico tremendo e micidiale tentatore dell’uomo è l’uomo stesso.

Inquisitore. Appunto, l’uomo che ha venduto l’anima al diavolo.

Ulisse. No. L’anima dell’uomo non è in vendita e nessuno la può comprare. C’è chi fa certe cose e chi ne fa altre. Chi cerca l’armonia e l’unione, e chi cerca la divisione e la disarmonia. E l’anima segue il suo portatore.
Il Diavolo è la disgregazione, la discordia. Il Diavolo è l’uomo contro l’uomo. Il Diavolo è il fanatico che accende il rogo. Il Diavolo è chi ha mandato quel disgraziato sul rogo. Il Diavolo è chi parla in nome di Dio, del suo Dio, e ignora il Dio degli altri.
Il Diavolo è scomporre un numero in fattori primi. Ma è l’unico modo di trovarli, dividendo, questi benedetti fattori primi...

Poeta.
A te disfrenasi
il verso ardito,
te invoco, o Satana,
re del convito.

Ulisse. Nel mio caminar ho imparato a vivere conquistando oggi una piccola verità che mi aiuterà magari domani a trovarne un’altra, forse un po’ meno piccola: una specie di piolo della scala che aiuta a raggiungere il piolo successivo. E capisco perché ora il nostro amico Inquisitore tace: non ha più nulla da dirci, con i suoi assoluti sull’eterno nemico, l’eterno avversario, l’eterno signore delle tenebre, l’eterno principe del male.

Poeta.
Via l’aspersorio,
prete, e ’l tuo metro!
no, prete, Satana
non torna in dietro !
Vedi: la ruggine
rode a Michele
il brando mistico;
ed il fedele
spennato arcangelo
cade nel vano.
Ghiacciato è il fulmine
a Geova in mano.

Ulisse. No, amico Poeta. No. Neanche questo è vero. Se Geova ha in mano un fulmine ghiacciato anche il Diavolo è ghiacciato; se la spada dell’arcangelo è arrugginita, anche la spada del Diavolo è arrugginita. Se Geova ha in mano un fuoco ardente anche il Diavolo è ardente.

Poeta. Così tu distruggi un mito!

Ulisse. Non è questione distruggere. Dobbiamo capire il mito e andare oltre il velo.

Inquisitore. Ma... il Diavolo... Satana...

Poeta.
Sol vive Satana.
Ei tien l’impero
nel lampo tremulo
d’un occhio nero...

Ulisse. Ah il buon vecchio Giosué!... No, cari amici, non comprendete, né l’uno né l’altro. Se Dio è muoversi allora il Diavolo è voler rimanere fermi.

Inquisitore. Ecco, vedi. Mi dai ragione: il Diavolo è opporsi al bene.

Ulisse. No, togliti gli occhiali della dogmatica. Vuoi muovere qualcosa? L’opposizione che senti è semplicemente il principio che si oppone al cambiamento, a qualunque cambiamento. Se ti vuoi muovere si oppone al moto; se ti vuoi fermare si oppone all’arresto. E’ un principio semplicemente insito nelle cose.

Poeta. Un altro Grande Architetto?

Ulisse. No. E’ lo stesso Grande Architetto. Ma il Grande Architetto è double-face. Ti dice che c’è la trascendenza e ti invita verso il cielo. Ma ti dice anche che le vie per la trascendenza sono praticamente illimitate. E si raccomanda che tu viva in terra, perché per andar in cielo bisogna stare in terra.

venerdì 16 dicembre 2016

L' Architetto double-face 1

Le nostre Costituzioni, quelle del Grande Oriente d'Italia, per intenderci, si raccomandano di indicare che l'Istituzione "si raccoglie sotto il simbolo iniziatico del G. A. D. U.".
Credo che su queste basi si potrebbe costituire un punto di inizio e di unificazione per tutti i massoni sparsi nel mondo.
Ma non è questo il mio intento. Credo che sia nostro compito riflettere su noi, su noi come uomini, su noi come massoni e su noi che contemporaneamente vogliamo essere uomini massoni e non vogliamo chiuderci. Io, uomo e massone,... io, uomo massone, debbo riflettere...
E questa è una mia piccola riflessione.



Dialogo a tre voci tra Ulisse, l’Inquisitore ed il Poeta

Definizione: Double – faces = dicesi di tessuto il cui rovescio è lavorato come un altro diritto ma in genere di altro disegno; tessuto a due diritti.


Ulisse. Mi aveva detto il veggente Tiresia (Odissea XI):

Prendi allora il maneggevole remo e va’,
finché arrivi da uomini che non sanno
del mare, che non mangiano cibi conditi col sale,
che non conoscono navi dalle gote purpuree
né i maneggevoli remi che sono per le navi le ali.
E ti dirò un segno chiarissimo: non potrà sfuggirti.
Quando un altro viandante, incontrandoti,
dirà che tu hai un ventilabro sull’illustre spalla...

Poeta. Tutti conosciamo la profezia di Tiresia. Ma nessuno sa come andò a finire.

Ulisse. Non ci fu fine. Sto ancora cercando.

Poeta. Sì, Ulisse. Sei il grande caminante. Sei l’uomo in viaggio. Sei l’uomo che non si ferma.

Quando qualcuno scrisse:

Camminando si fa il sentiero
e girando indietro lo sguardo
si vede il sentiero che mai più
si tornerà a calpestare.
Caminante non esiste il sentiero,
ma solamente scie nel mare...

si riferiva a te.

Inquisitore. E il diavolo?

Ulisse. Non l’ho mai incontrato.

Inquisitore. Impossibile! Il diavolo è dappertutto. Si presenta sotto mentite spoglie, irriconoscibile. Bisogna essere molto accorti e stare sempre in guardia: l’eterno Avversario è malizioso e furbo e astuto. Non puoi non averlo incontrato!

Ulisse. In tutti questi anni, da quando il mio mentore Omero mi ha mandato nel mondo, ho percorso tanta strada... sono stato in tanti paesi... ho incontrato tanta gente... Ma non ho mai incontrato colui che tu chiami Diavolo, né con le sue vesti né sotto mentite spoglie.

Inquisitore. Impossibile! Il Diavolo è ovunque.

Ulisse. Caro amico, sono sempre alla ricerca del paese che creda il mio remo la pala del grano. Ho chiesto a tutti... ho parlato con tutti... Nessuno mi ha mai fatto pensare che fosse il Diavolo.

Inquisitore. Bada, Ulisse. Dire di non averlo incontrato significa che invece l’hai proprio incontrato. E’ questa la malizia del Diavolo.

Poeta.
A te, dell’essere
principio immenso,
materia e spirito,
ragione e senso...

Ulisse. Mi pare un ragionamento perverso, che distorce la logica contro l’umano sentire. Non è logica, questa, ma aberrazione. E’ forza senza bellezza. Anzi, no, non è nemmeno forza: è la debolezza di chi vuol risolver le cose con la violenza stupida.

Inquisitore. O è logica o non è logica. Poiché è logica, il resto non conta.

Ulisse. Sono un caminante. Cammino in cerca di un paese che forse non c’è. Ho imparato tanto, ma ancora so troppo poco. Se incontrerò il Diavolo, imparerò anche da lui.

Inquisitore. Attento Ulisse. Dal Diavolo si può imparare solo il male.

Ulisse. Ma cos’è il Diavolo? Non è forse una comoda invenzione degli uomini, i quali devono pure accusare qualcuno o qualcosa delle loro disgrazie, delle loro incapacità, delle loro debolezze e soprattutto delle loro colpe?

Inquisitore. Il Diavolo esiste. Ha anche avuto anche l’impudenza di tentare il nostro Signore, che seppe resistergli. Ma l’uomo sarà altrettanto capace? Tu, Ulisse, sarai capace di resistere alla tentazione?

Ulisse. Volli ascoltare il canto delle sirene e non ne fui sedotto. Erano forse quelle il Diavolo?

Inquisitore. Il Diavolo si nasconde sotto le vesti più seducenti.

Poeta.
E Pan l'eterno che su l’erme alture
A quell'ora e ne i pian solingo va
Il dissidio, o mortal, de le tue cure
Ne la diva armonia sommergerà.

Inquisitore. Lo senti, il Diavolo? E’ lì, nascosto nella diva armonia, sotto vesti attraenti, pronto a sedurti... a sviarti... a prenderti... Lo trovi nella paura della notte, lo trovi nel languore del giorno. Lo trovi nel chiarore dell’alba e nell’oscurarsi del tramonto. In guardia, uomo. Ma rassicurati. Noi, i tuoi difensori, ti siamo sempre vicini.

Ulisse. Ho viaggiato. Ho incontrato tanti dei... Dei in piena salute, adorati e onorati dalle genti; Dei moribondi, dal culto languente; Dei ormai morti, senza più seguaci. Ho incontrato il buon Osiride, ormai ridotto a un vuoto simulacro. Ho incontrato il Dio sconosciuto al quale accenna Paolo. Ed ho incontrato il Dio degli uomini, quel Dio al quale gli uomini si rivolgono chiamandolo con tanti nomi e in tanti modi diversi. Ma il Diavolo non l’ho mai incontrato...

Inquisitore. Non sei tu che parli, Ulisse. E’ il Diavolo che parla in te, con la tua voce. Guarda come ti ha sedotto!

Ulisse. Le tue parole non sono sane. Tu non capisci il mondo, non comprendi la natura. Hai un morbo che ti rode dentro e vuoi che tutti si consumino come te.

Inquisitore. Vedi come ti fa parlare il Diavolo.

Ulisse. Diavolo... Diavolo... Hai sempre in bocca il Diavolo! Sei tu, con la tua mente disumana e snaturata, a vedere quello che non c’è.
Inquisitore. Il Diavolo è il grande avversario, il grande nemico che ti spinge a non fare il bene e ti fa fare il male.

Ulisse. Ma per questo non c’è bisogno del Diavolo. C’è già l’uomo che assolve bene il compito, l’uomo che dà soverchia importanza alle passioni, l’uomo che cerca di soddisfare oltre misura i bisogni materiali, l’uomo che non va dove deve andare, l’uomo che va dove non deve andare.

Inquisitore. Ma così perdi il senso del peccato e del pericolo di caderci. No, il peccato è il Diavolo e senza quell’essere immondo il peccato diventa ancora più desiderabile.

(continua)

domenica 11 dicembre 2016

Ancora la Procura di Palmi

L'inchiesta del Procuratore di Palmi Agostino Cordova sulla Massoneria (siamo nel 1991-92) ebbe grande risonanza sui giornali, assieme alla notizia contestuale del Gran Maestro Di Bernardo che abbandona il GOI.
Riporto qui una intervista apparsa sul Corriere della Sera dell'8 novembre 1992 a Cordova dal titolo (virgolettato perché parole testuali dell'intervistato) significativo

ABBIAMO SCOPERTO I SEGRETI DEI MASSONI 

sotto una riga altrettanto significativa di intestazione:

Il giudice torna a Palmi dopo aver fatto sequestrare tonnellate di documenti in tutta Italia: "E' un procedimento di dimensioni paurose".

E, dulcis in fundo, un sottotitolo inquietante.

Cordova: «Sul superpool deciderà il Csm. Cercano di intimidirci ma molti colleghi sono pronti ad aiutarci"

E' una piccola intervista, in una posizione defilata. Ma descrive bene l'atmosfera di quei giorni. E suggerirà una logica conclusione all'inchiesta:

1. Se uscirà qualcosa, bravi certi giudici (ma non tutti) che sono riusciti malgrado tutte le schifezze a cominciare a fare un po' di giustizia.

2. Se non ne verrà fuori niente (come poi succederà) la conclusione sarà che la piovra massonica è talmente potente da depistare, insabbiare, eccetera eccetera eccetera...



PALMI (Reggio Calabria) — E dopo dieci giorni di tour tra squadre mobili, caserme, elenchi della massoneria, indagini su ‘ndrangheta-politica, traffici di armi, il procuratore capo Agostino Cordova è tornato a casa. Sette ore in macchina, ultimo percorso da Roma a Palmi. Stanco, volto tirato, con un vistoso cerotto sulla guancia sinistra, vestito di nero, ma anche un sorriso, con filo di sottile ironia: «Sa come dice la polizia americana: da questo momento tutto ciò che dirà potrà essere usato contro di voi. E io lo so perfettamente». Come a dire, le mie parole saranno esaminate al microscopio.

Al fianco di Cordova c’è il sostituto Francesco Neri, un giovane emergente, pilota di perquisizioni, sequestri di documenti, sino alla casa del gran maestro del Grande Oriente d’Italia. I due magistrati sembrano reduci da una campagna di guerra. Novità, in questo lavoro massacrante da un capo all’altro del Paese? La risposta e scontata: «top secret».

Tra le maglie del colloquio che si snoda per più di un’ora, appare comunque una quasi certezza: Cordova batte la pista della massoneria, del traffico di armi con la Somalia, del riciclaggio di titoli trafugati attraverso Istituti di credito compiacenti. C’è anche un ritrovamento di documenti abbandonati Una collezione di carte e che occupa 10 metri cubi di spazio. Ci vorrebbe una colonna di camion per trasferirla a Palmi.

Occorreranno anni per leggere questa mole di fascicoli? È auspicabile che altri magistrati vi aiutino. Chi ha fatto i nomi di Colombo, Casson, Mancuso, Gratteri?
«Non lo so, ma, i giornali. Si deve muovere il Csm. Penso che molti colleghi si offriranno spontaneamente. La situazione a Palmi, di fronte a questa nuova emergenza, si è aggravata. Questo è un procedimento di dimensioni paurose e vastissime».

Che programma futuro avete?
«C’è un programma operativo preciso. Ci vogliono mezzi, strutture ed altro, di cui non si può parlare».

Sul tavolo di Cordova, che passa da un sigaro all’altro, c’è una montagna di carte, accumulate nella sua assenza. Apre una busta con ritagli di giornali: «Che roba è questa». E la passa a Neri. Una breve pausa.

Palmi è diventato il centro dell’attenzione nazionale. La gente aspetta risposta alla sua inchiesta. Nomi, cognomi, fatti.
«L’inchiesta è in corso. Abbiamo perquisito dove dovevamo. E abbiamo trovato ciò che cercavamo. Certo, l’essere iscritto alla Massoneria non è reato. C’è però un altro aspetto: l’inchiesta mira a verificare che persone entrate nella Massoneria l’abbiano usata per qualcosa di illecito».

Quante perquisizioni avete fatto, quanti avvisi di garanzia?
«A centinaia».

Questa indagine dove nasce, che precedenti ha?
«Top secret».

E il riciclaggio, la ‘ndrangheta, come entrano?
«Top secret».

Cossiga vi accusa di cercare la «notizia criminis». Non siete quindi partiti dalla «notizia».
A questa domanda risponde il sostituto Neri: «Con Cossiga. Per carità, nessun dialogo. Né giornalistico, né d’altro tipo. L’indagine darà precise risposte».

Le minacce della Falange armata che valore hanno?
«Vi sono segnali di intimidazione molto importanti dei quali non possiamo parlare».

Avete ricevuto collaborazione a Roma?
«È stata massima da parte della Commissione P2, per tutto quello che in passato è stato fatto. Altrettanto si può dire per l’onorevole Violante, presidente della Commissione Antimafia».

Parliamo ancora dei segnali di minaccia contro di voi. Portano la coppola, il cappuccio, i colletti bianchi?
«L’azione della Procura di Palmi è sempre stata contrastata da insofferenza, intolleranza, attacchi concentrici e singolarmente concomitanti. Ce ne aspettiamo anche per il futuro. Credo che la cosa più importante sia la sensibilità istituzionale. Se è vero l’appoggio di colleghi con competenza specifica sulle deviazioni delle istituzioni, allora questo è un segnale forte per andare avanti».

Perché siete tornati a Palmi con urgenza?
«Non è solo questa l’inchiesta che portiamo avanti».
Adriano Baglivo


venerdì 9 dicembre 2016

Dei saggi illustri

Una decina di anni fa avevo cominciato a scrivere alcuni commenti-spiegazione allo Zarathustra di Nietzsche che inviavo a mio figlio allora a Londra. Poi lui ritornò in Italia e smisi. Oggi li riprendo. Sono un po' datati e non mi ci ritrovo del tutto, ma credo siano ancora interessanti.


Voi tutti, saggi illustri, avete servito il popolo e la superstizione del popolo! – e non la verità! E appunto per questo vi si è tributata venerazione.
E per questo si è sopportata anche la vostra miscredenza, giacché essa era una ingegnosa via traversa per raggiungere il popolo. Allo stesso modo, il padrone lascia fare i suoi schiavi e si diletta alla loro tracotanza.
Ma colui che è odioso al popolo è come un lupo per i cani: è lo spirito libero, il nemico della catena, il non–adoratore, randagio pei boschi.

 

DEVOZIONE

Il camminatore rifugge l’appiattimento della folla e respinge le venerazioni chieste dal devotismo religioso e civile. Ecco: si considera il devotismo proprio della religione, ma in realtà ormai è sconfinato in tutti i settori della vita. La venerazione per il santo cattolico e l’esaltazione spesso maniacale per l’attore o il cantante o la magnificazione del politico di turno sono sentimenti diversi solo quantitativamente non qualitativamente. Hanno la stessa origine e solo diverso “oggetto di venerazione”: il culto, a volte intriso da forme di isteria, verso padre Pio e il culto verso il cantante Elvis Presley non sono – con buona pace dei devoti entro la religione – qualitativamente differenti mostrando le stesse modalità di espressione. Lo stesso dicasi verso coloro che si uccisero alla morte di Rodolfo Valentino.

Tutto questo il camminatore si lascia dietro le spalle: non vuole religioni, né tanto meno culti religiosi o pseudo–religiosi. Si lascia alle spalle la zavorra di una civiltà che non lo interessa più, perché vuole superare queste contraddizioni tipiche dell’uomo che non sa camminare.

Cacciarlo dal suo rifugio – questo ha sempre significato per il popolo ‘senso del giusto’: contro di lui esso aizza ancor sempre i suoi cani dalle zanne più aguzze.
«Perché la verità è qui: qui infatti è il popolo! Guai, guai a colui che cerca!» – così, da sempre, ha suonato la campana.
 
Agli occhi degli appagati il cercatore è il diverso; chi non va non può comprendere chi va e lo combatte come altro da sé. L’ortodosso non solo non comprende ma non può nemmeno approvare l’eretico.

Voi volevate creare al vostro popolo il diritto nella sua venerazione: questo voleva dire per voi ‘volontà di verità’, saggi illustri!
E il vostro cuore ha sempre detto a se stesso: «io sono venuto dal popolo: di là mi è sempre giunta anche la voce di Dio».
Duri di cervice e intelligenti, come l’asino, siete sempre stati, in quanto avvocati del popolo.
E certi potenti che volevano ben viaggiare col popolo, attaccarono anche un asinello davanti ai loro destrieri, cioè un saggio illustre.
E ora io vorrei, o saggi illustri, che finalmente vi spogliaste del tutto del manto del leone!
Il manto della belva, screziato, il vello di colui che indaga, cerca, conquista!
Ah, per imparare a credere a voi, dovrei vedervi prima di tutto spezzare la vostra volontà venerante.
Verace – così io chiamo colui che va nel deserto, dove gli dei non sono, e ha spezzato il suo cuore venerante.

L’immagine ricorda la voce biblica del profeta Isaia.

La voce di uno grida:
«Preparate nel deserto la via del Signore,
appianate nei luoghi aridi
una strada per il nostro Dio!
Ogni valle sia colmata,
ogni monte e ogni colle siano abbassati;
i luoghi scoscesi siano livellati,
i luoghi accidentati diventino pianeggianti.
Allora la gloria del Signore sarà rivelata,
e tutti, allo stesso tempo, la vedranno;
perché la bocca del Signore l'ha detto».
 (Isaia 40 3–5)

Ma il contesto Zarathustriano è completamente diverso. Il deserto isaiaco è il luogo ove nella solitudine si predispone la livellazione, il raggiungimento della propria orizzontalità per la comparsa della gloria del Signore:

Allora la gloria del Signore sarà rivelata,
e tutti, allo stesso tempo, la vedranno;
perché la bocca del Signore l'ha detto3».
(Isaia 40 6)

La prospettiva è prettamente religiosa, con una presenza divina esaustiva e risolutiva. Ben diversamente il camminatore Zarathustra giunge verace nel deserto, dove gli dei non sono, e ha spezzato il suo cuore venerante. Zarathustra infatti si è svincolato dal punto di vista religioso, se ne vuole liberare, non contro, ma oltre la religione. Non appiattisce ciò che gli sta intorno, ma vuole raggiungere la propria orizzontalità da accomunare nel grande dilemma con la verticalità della sua salita al monte (dal quale – ricordiamo – è sceso, ma sul quale salirà in compagnia di personaggi che altri non sono che la sua picciola compagnia radunata nella sua caverna. L’incontro della orizzontalità con la verticalità porta al simbolo principale del cristianesimo (la croce), che il camminatore intende come il centro–incrocio delle due direzioni–modalità: verticale con orizzontale, attivo con passivo, eccetera.

Nella sabbia gialla e bruciato dal sole, egli certo guarda di sottecchi, assetato, verso oasi ricche di sorgenti, là dove la vita riposa sotto alberi scuri.
Ma la sete non basta per convincerlo a diventare simile a questi pacifici: perché dove sono oasi, là sono anche immagini di idoli.

Oasi e idolo, due pensieri saldamente legati. Nel deserto l’oasi è rifugio e salvezza. Il non camminatore, il sostante (chi sosta, sta fermo) trova rifugio nella devozione verso un principio unico (il dio) o verso un principio particolare (il santo del cattolicesimo), cioè verso un idolo, il biblico vitello d’oro che altri continuamente creano e gli pongono di fronte per l’adorazione.

Il caminante per parte sua non accetta dei e non accetta idoli. E’ un leone solitario.

Affamata, violenta, sola, senzadio: così vuole se stessa la volontà leonina.
Libera dalla felicità dei servi, redenta da dei e adorazioni, impavida e terribile, grande e solitaria: così è la volontà del verace.
Nel deserto hanno abitato, da sempre, i veraci, gli spiriti liberi, come signori del deserto; ma nelle città abitano, ben foraggiati, i saggi illustri, – gli animali da tiro. Essi infatti, in quanto asini, tirano sempre – il carro del popolo!

Bella l’immagine del saggio illustre paragonato agli asini, animali da tiro! Questi saggi tirano il carro del popolo? Ma qui popolo non è insieme cosciente di persone, ma folla, massa che lungi dal sentire stimoli di insoddisfazione, si accomuna nella condanna o nell’aggressione del diverso. I cosiddetti saggi illustri non sono altro che il benpensantismo, il rifiuto del diverso, dell’altro da sé. Sono gli istinti del gregge che si sente improvvisamente leone (assieme, mai da soli!) sotto la guida perversa di capipopolo non disinteressati.

Non che io vada per questo in collera con loro: ma per me restano dei servitori con finimenti, anche se luccicano nella loro bardatura d’oro.

Oro materiale, ma ottone spirituale!

E spesso sono anche stati dei buoni e preziosi servitori. Perché così parla la virtù: «se hai da essere servitore, cerca colui al quale il tuo servizio giova di più!

Cioè: mettiti al servizio di chi ti paga meglio!

Lo spirito e la virtù del tuo padrone debbono crescere per il fatto che tu sei il suo servitore: così cresci tu stesso insieme al suo spirito e alla sua virtù!».
E davvero, voi saggi illustri, voi servitori del popolo! Voi stessi siete cresciuti insieme allo spirito e alla virtù del popolo – e il popolo grazie a voi! Questo lo dico a vostro onore!
Ma popolo voi rimanete per me, perfino nelle vostre virtù, popolo dagli occhi miopi, – popolo che non sa che cosa è spirito!

Popolo è l’insieme dei camminatori, non la massa della gente pronta ad essere sedotta dal canto della prima sirena.

Spirito è la vita che taglia nella propria carne: nel suo patire essa accresce il suo sapere – lo sapevate?
E la felicità dello spirito è questa: essere unto e consacrato dalle lacrime come vittima del sacrificio – lo sapevate?
E anche la cecità del cieco e il suo cercare e brancolare deve testimoniare la possanza del sole in cui egli guardò – lo sapevate?
E colui che conosce deve imparare a costruire con le montagne! E’ poco che lo spirito sposti montagne – lo sapevate?

Il riferimento evangelico alla fede che smuove le montagne non tocca il camminatore che a sua volta ribadisce: non muovere le montagne, ma crearle! Questo è il compito dell’uomo.

Voi conoscete dello spirito solo le scintille: ma non avete occhi per l’incudine che lo spirito è, e nemmeno per la crudeltà del suo maglio!

 

INCUDINE E MARTELLO

L’immagine di tipo fabbrile–operativa porta a immagini dure, di una durezza materiale posseduta in natura dal diamante. La stessa durezza è richiesta all’uomo nella sua triplice trasformazione da cammello (apparentemente forte e duro, ma di una durezza stolta) a leone e quindi a fanciullo (il più duro di tutti perché creatore).

La qualità di durezza appartiene alla forza, qualità necessaria nel procedere del cammino (anche nel linguaggio comune si parla – spesso a vanvera – di forza d’animo).

In verità, voi non conoscete l’orgoglio dello spirito! Ma ancor meno sapreste sopportarne la modestia, se volesse parlare!
E non è mai accaduto ancora che a voi fosse lecito gettare il vostro spirito in una fossa di neve: per far questo non siete abbastanza ardenti! Perciò non conoscete le estasi del suo gelo.
Ma in ogni senso voi, per me, vi prendete troppe confidenze con lo spirito; e spesso della saggezza avete fatto un asilo e un ospedale per poeti scadenti.
Voi non siete aquile: così non avete neppure vissuto la felicità che risiede nel terrore dello spirito. E chi non ha ali non deve mettersi al di sopra di abissi.
Voi siete per me dei tiepidi: ma fredda scorre ogni profonda conoscenza. Gelide sono le intime scaturigini dello spirito: un ristoro per mani che bruciano e per coloro che bruciano nell’agire.

Il richiamo è biblico, ma non il contesto, come ovviamente ci si può aspettare da Zarathustra: Così, perché sei tiepido e non sei né freddo né fervente io ti vomiterò dalla mia bocca. (Apocalisse 3 16)

La tiepidezza, al di là di considerazioni morali o religiose, non può essere accettata da chi pretende scelte «forti»

 Attenzione: anche questo – o forse proprio questo – è segno di forza!

scelte cioè che implichino scelte fondamentali (anche cambiamenti decisivi).

Voi ve ne state qui impettiti e rispettabili e con la schiena dritta, o saggi illustri! – non vi spinge un forte vento e volere.

I saggi sono tiepidi. Come tali sono fermi, immobili: non li spinge nulla nel loro cammino e non vanno, ma restano.

Avete mai visto la vela andare sul mare, rotonda e gonfia e tremante per l’impeto del vento?
Come la vela, tremante per l’impeto dello spirito, va la mia saggezza sul mare – la mia saggezza selvaggia! Ma voi, servitori del popolo, voi saggi illustri, – come potreste andare con me! –

Cosi parlò Zarathustra.

 

IL CAMMINATORE SELVAGGIO

Ecco il termine: saggezza selvaggia! Il selvaggio è incommensurabile con qualsivoglia organizzazione sociale (della società, della città, della religione, di qualunque parrocchia). Il selvaggio (da “silva” = bosco, extra–città) è estraneo alle esigenze che nascono dal sentirsi coerente con gli altri. La saggezza (conquistata! Non ricevuta in dono) porta a sensi di estraneità con gli altri, a sentirsi appunto selvaggi.

Il camminatore si trasforma da camminatore in camminatore selvaggio! Si trasforma in caminante!





Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.