venerdì 9 dicembre 2016

La Procura di Palmi

Sul sito del GOI 

 http://www.grandeoriente.it/lex-sindaco-di-perugia-valentini-libero-muratore-ricorda-la-persecuzione-inflitta-ai-massoni-venti-anni-fa/

è pubblicata una Tavola sulle indagini antimassoniche di vent'anni fa partite dalla Procura di Palmi. A Bologna i carabinieri si presentavano di notte e ti chiedevano col sorriso sulle labbra la consegna dei piedilista. Se non aderivi spontantaneamente ritornavano con il mandato. Contro un Venerabile emisero un mandato per "attività illegale massonica".

Nel 1994 Agostino Cordova fu trasferito. Passò sotto silenzio il risultato della sua maxi-inchiesta, cioè il nulla.
Scarsa rilevanza sulla stampa anche la dichiarazione del suo successore alla guida della Procura di Palmi.
Il Corriere della Sera del 9 luglio 1994, in una pagina interna, pubblicò questo articolo.

COSTA ALL’ATTACCO DEL PREDECESSORE CORDOVA: QUI E' LA PARALISI E MANCANO MOLTI FASCICOLI

PALMI — L’inchiesta sulla massoneria avviata dalla Procura di Palmi è stata un disastro anche sotto l’aspetto dell’organizzazione interna degli uffici giudiziari. Si è data priorità ad un’indagi­ne durata 2 anni e conclusasi nel nulla, dimenti­cando nel cassetto 18 mila processi tuttora pen­denti. Una situazione grave se si considera che per 13.700 di questi procedimenti sono già sca­duti i termini per le indagini preliminari. Il grido di allarme giunge dal procuratore Elio Costa, in­sediatosi solo 20 giorni fa in quella che fu la poltrona di Cordova. Ed è proprio verso il suo predecessore che Costa, sia pure in maniera gar­bata, lancia accuse per la cattiva gestione del­l’ufficio.
«Qui non si riesce a trovare neanche i fascicoli di processi iscritti regolarmente nel registro ge­nerale, ma stranamente scomparsi», dice Costa. Crede che siano stati «imboscati» oppure persi? «Credo si tratti solo di una situazione di disordi­ne generale» taglia corto il nuovo procuratore lanciando forse una ciambella di salvataggio al procuratore Cordova.
Una polemica a distanza? Forse. Quello su cui comunque occorre soffermarsi è la realtà di que­sto Tribunale, dove mancano 6 cancellieri su 6 posti in organico e 23 impiegati su 70 previsti. Per non parlare dei magistrati, ne mancano 4 su 11 in organico. Un numero consistente se si pen­sa che il distretto di Palmi, dove ricade anche la Piana di Gioia Tauro (due realtà note per i legami con la ‘ndrangheta), risulta dalla relazione annuale del procuratore generale della Corte d’appello di Reggio Calabria al primo posto, in Calabria, per numero di richieste di arresti.
L’eredità lasciata da Cordova, ora a Napoli, evi­denzia inoltre che 270 dei processi scaduti ri­guardano reati di competenza del Tribunale: estorsioni, abuso innominato, per finire poi agli omicidi. Molti personaggi «eccellenti» capi in­discussi delle ‘ndrine locali sono liberi. È un quadro drammatico di una situazione che si sa­rebbe potuta evitare, spiega Elio Costa, se solo si fosse riusciti a organizzare il lavoro interno all’ufficio.
Causa ed effetto dell’inchiesta sulla massoneria? Il procuratore Costa si guarda bene dall attacca­re i metodi di conduzione dell’indagine che lo ha visto inserito nel registro degli indagati per una sua presunta adesione a logge massoniche. Per il magistrato comunque la commissione re­ferente del vecchio Csm ha archiviato non es­sendo emersi elementi che comprovino la sua appartenenza alla massoneria. «Occorre guarda­re alla giustizia ordinaria — afferma Costa — prima ancora di impelagarsi in inchieste molto delicate che affascinano la stampa nazionale». Un rimprovero che il procuratore di Palmi sotto­linea addebitando ai cronisti la responsabilità di aver pompato, su richiesta, negli ultimi anni, inchieste poi conclusesi senza nulla di fatto.
Carlo Macrì




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