Vediamo infine come il Rituale Emulation descrive il Neofita che non è in grado di dar nulla.
M. Ven. E' abitudine, quando si erigono importanti o superbi edifici, posare la prima pietra o pietra fondamentale a un punto Nord-Est della costruzione. Voi, che siete stato ammesso ora nella Libera Muratoria, siete posto a Nord-Est della Loggia e simbolicamente rappresentate quella pietra. Dalle fondamenta poste questa sera possiate voi elevare un edificio perfetto in tutte le sue parti affinché sia motivo di orgoglio per chi lo costruì. Voi siete disposto, per quanto si può giudicare dalle apparenze esteriori, come un giusto e probo Libero Muratore. Io vi raccomando caldamente di continuare a comportarvi sempre come tale. Ma voglio mettere subito alla prova in qualche modo i vostri principi domandandovi di esercitare quella virtù che si può giustamente chiamare la caratteristica distintiva del cuore di un Libero Muratore: intendo dire la Carità. Non è ora il momento di tesserne gli elogi, ed io non dubito che voi abbiate già praticato questa virtù. Mi limito semplicemente a dire che ha l’approvazione del Cielo e della Terra e, come sua sorella, la Clemenza, benedice insieme colui che dà, così come colui che riceve. In una società così estesa come la Libera Muratoria, le cui diramazioni si estendono su tutte le parti del globo, non si può negare che ci siano molti membri che sono di rango e di censo, né si può nascondere che, fra le migliaia che si schierano sotto i nostri stendardi, ve ne sono di quelli che, forse per circostanze inevitabili di calamità o di disgrazie, sono ridotti all’estremo punto di povertà o miseria. È nostra consuetudine, quando abbiamo un nuovo Fratello, di suscitare in lui dei sentimenti di generosità in loro favore, domandandogli di fare la carità, secondo i mezzi di cui può disporre. Ora, quel che potete dare, consegnatelo al nostro Fratello 2° Diacono Sarà ricevuto con riconoscenza e sarà fedelmente distribuito.
Il 2° Diacono si porta davanti al Maestro Venerabile, quindi si volta su se stesso fino a trovarsi di fronte al Candidato, cui tende la mano sinistra oppure il vassoio per le elemosine.
2° Diacono Avete qualcosa da dare per la causa della Carità?
Candidato …....
Il 2° Diacono abbassa la mano o il vassoio e, se il Candidato non risponde prontamente, fa la seconda domanda.
2° Diacono Siete stato dunque spogliato di tutti i vostri oggetti dì valore prima dì entrare nella Loggia?
Candidato ... (risponde affermativamente).
2° Diacono Se non foste stato così privato, avreste donato generosamente?
Candidato ... (risponde affermativamente).
2° Diacono (si volta a destra. e, di fronte al M. Ven.,forma il Passo e si mette all'Ordine, posando la parte inferiore dell’asta a terra e sostenendola con la spalla d.) Maestro Venerabile, il nostro nuovo Fratello dichiara di essere stato spogliato di tutti i suoi oggetti di valore prima di entrare nella Loggia, altrimenti avrebbe donato generosamente (dà il Segno e torna alla destra del Candidato).
M. Ven. Mi congratulo con voi per gli onorevoli e spontanei sentimenti dì cui siete animato e prendo atto della vostra impossibilità di soddisfarli in questo momento. Credetemi, questa prova non è stata fatta per prenderci gioco dei vostri sentimenti, lungi da noi una simile intenzione. Questa prova è stata fatta per tre ragioni speciali: la prima, come ho detto poc’anzi, per mettere alla prova i vostri principi; la seconda, per dimostrare ai Fratelli che non avevate con voi né denaro, né oggetti metallici, altrimenti la cerimonia, fino a questo punto, si sarebbe dovuta rifare; e la terza, perché vi sia d’esempio, che, qualora incontraste un Fratello bisognoso che vi domandasse di essere assistito, vi ricorderete il momento particolare in cui foste ricevuto nella Libera Muratoria, povero e spogliato di tutto e coglierete senza indugio l’occasione per praticare quella virtù che ora dichiarate di ammirare.
sabato 31 maggio 2014
venerdì 30 maggio 2014
Aiutare gli altri - Taylor
Ecco la stessa situazione nel rituale Taylor, (filone anglosassone)
Maestro Venerabile: E' abitudine alla costruzione di tutti gli edifici importanti e superbi di posare la prima pietra o pietra di fondamento all'angolo Nord-Est della costruzione. Voi, nuovo ammesso tra i Liberi Muratori, siete posto nella parte a Nord-Est della Loggia, figurativamente per rappresentare quella pietra; e sulla fondazione posta questa sera, possiate elevare un edificio perfetto nelle sue parti ed onorevole per il costruttore. Voi ora siete, secondo tutte le apparenze, un giusto ed onesto Apprendista Accettato Libero Muratore, ed io vi raccomando caldamente di continuare a comportarvi come tale; tuttavia voglio immediatamente mettere alla prova i vostri principi chiedendovi di esercitare quella virtù che giustamente può essere ritenuta la caratteristica distintiva del cuore di un Libero Muratore, intendo parlare della Carità. Non è ora necessario dilungarci sul suo valore, senza dubbio è una virtù che avete provato e già praticato; è sufficiente qui dire che ha l'approvazione del Cielo e della Terra, e, come sua sorella, la Clemenza, benedice chi dà come chi riceve. In una società così estesa come la Libera Muratoria, le cui diramazioni sono sparse in tutto il globo, non si può negare che sono presenti membri di rango e abbienti; nemmeno si può nascondere che, tra le migliaia che si schierano sotto i nostri stendardi, ce ne sono alcuni che, per calamità impreviste o disgrazie, sono ridotti al punto estremo di povertà e disagio. E' nostra consuetudine risvegliare verso di loro i sentimenti di ogni nuovo Fratello, facendo un appello alla sua carità secondo i mezzi dei quali può ragionevolmente disporre. Ciò che potete dare consegnatelo al nostro Fratello 2° Diacono; sarà ricevuto con gratitudine e fedelmente distribuito.
La Cassetta della Beneficenza è portata al 2° Diacono che incrocia la Loggia in un punto opposto al piedistallo del Maestro Venerabile, si volta e si mette faccia al Candidato. Contemporaneamente il 1° Diacono va alla sinistra del Candidato.
2° Diacono (mostrando la Cassetta della Beneficenza al Candidato): Avete qualcosa da dare per la causa della Carità?
Candidato: (il 1° Diacono suggerisce, se necessario): No.
2° Diacono: Siete stato spogliato di tutti i metalli e oggetti di valore prima del vostro ingresso in Loggia?
Candidato: (il 1° Diacono suggerisce, se necessario): Sì.
2° Diacono: Se non fosse stato così, avreste dato liberamente?
Candidato: (il 1° Diacono suggerisce, se necessario): Sì.
2° Diacono (si rivolge al Maestro Venerabile e fa il Passo e il Segno di Primo Grado): Maestro Venerabile, il nostro Fratello afferma che fu privato da tutti i metalli e dagli oggetti di valore prima di entrare in Loggia, altrimenti avrebbe donato liberamente. (Abbassa il Segno e ritorna alla destra del Candidato).
Il 1° Diacono ritorna al proprio posto. La Cassetta della Beneficenza viene tolta il più discretamente possibile.
Maestro Venerabile: Mi congratulo con voi per gli onorevoli sentimenti mostrati, pur nella impossibilità momentanea di soddisfarli; credetemi, Fratello, questa prova non è stata fatta per giocare sui vostri sentimenti, lontano da noi una tale intenzione! E' stata fatta invece per tre motivi particolari, il primo, come già premesso, per mettere alla prova i vostri principi; il secondo, per dimostrare ai Fratelli che non avevate con voi metalli né oggetti metallici, perché in caso contrario la cerimonia della vostra iniziazione avrebbe dovuto essere ripetuta fino a questo punto; e terzo, come ammonimento al vostro cuore che se incontraste in futuro un amico o un Fratello in ristrettezze, vi ricordiate del momento in cui foste accolto nella Libera Muratoria, povero e senza vestiti, e volentieri abbracciate l'occasione di praticare verso di lui quella virtù che dichiarate di ammirare.
Maestro Venerabile: E' abitudine alla costruzione di tutti gli edifici importanti e superbi di posare la prima pietra o pietra di fondamento all'angolo Nord-Est della costruzione. Voi, nuovo ammesso tra i Liberi Muratori, siete posto nella parte a Nord-Est della Loggia, figurativamente per rappresentare quella pietra; e sulla fondazione posta questa sera, possiate elevare un edificio perfetto nelle sue parti ed onorevole per il costruttore. Voi ora siete, secondo tutte le apparenze, un giusto ed onesto Apprendista Accettato Libero Muratore, ed io vi raccomando caldamente di continuare a comportarvi come tale; tuttavia voglio immediatamente mettere alla prova i vostri principi chiedendovi di esercitare quella virtù che giustamente può essere ritenuta la caratteristica distintiva del cuore di un Libero Muratore, intendo parlare della Carità. Non è ora necessario dilungarci sul suo valore, senza dubbio è una virtù che avete provato e già praticato; è sufficiente qui dire che ha l'approvazione del Cielo e della Terra, e, come sua sorella, la Clemenza, benedice chi dà come chi riceve. In una società così estesa come la Libera Muratoria, le cui diramazioni sono sparse in tutto il globo, non si può negare che sono presenti membri di rango e abbienti; nemmeno si può nascondere che, tra le migliaia che si schierano sotto i nostri stendardi, ce ne sono alcuni che, per calamità impreviste o disgrazie, sono ridotti al punto estremo di povertà e disagio. E' nostra consuetudine risvegliare verso di loro i sentimenti di ogni nuovo Fratello, facendo un appello alla sua carità secondo i mezzi dei quali può ragionevolmente disporre. Ciò che potete dare consegnatelo al nostro Fratello 2° Diacono; sarà ricevuto con gratitudine e fedelmente distribuito.
La Cassetta della Beneficenza è portata al 2° Diacono che incrocia la Loggia in un punto opposto al piedistallo del Maestro Venerabile, si volta e si mette faccia al Candidato. Contemporaneamente il 1° Diacono va alla sinistra del Candidato.
2° Diacono (mostrando la Cassetta della Beneficenza al Candidato): Avete qualcosa da dare per la causa della Carità?
Candidato: (il 1° Diacono suggerisce, se necessario): No.
2° Diacono: Siete stato spogliato di tutti i metalli e oggetti di valore prima del vostro ingresso in Loggia?
Candidato: (il 1° Diacono suggerisce, se necessario): Sì.
2° Diacono: Se non fosse stato così, avreste dato liberamente?
Candidato: (il 1° Diacono suggerisce, se necessario): Sì.
2° Diacono (si rivolge al Maestro Venerabile e fa il Passo e il Segno di Primo Grado): Maestro Venerabile, il nostro Fratello afferma che fu privato da tutti i metalli e dagli oggetti di valore prima di entrare in Loggia, altrimenti avrebbe donato liberamente. (Abbassa il Segno e ritorna alla destra del Candidato).
Il 1° Diacono ritorna al proprio posto. La Cassetta della Beneficenza viene tolta il più discretamente possibile.
Maestro Venerabile: Mi congratulo con voi per gli onorevoli sentimenti mostrati, pur nella impossibilità momentanea di soddisfarli; credetemi, Fratello, questa prova non è stata fatta per giocare sui vostri sentimenti, lontano da noi una tale intenzione! E' stata fatta invece per tre motivi particolari, il primo, come già premesso, per mettere alla prova i vostri principi; il secondo, per dimostrare ai Fratelli che non avevate con voi metalli né oggetti metallici, perché in caso contrario la cerimonia della vostra iniziazione avrebbe dovuto essere ripetuta fino a questo punto; e terzo, come ammonimento al vostro cuore che se incontraste in futuro un amico o un Fratello in ristrettezze, vi ricordiate del momento in cui foste accolto nella Libera Muratoria, povero e senza vestiti, e volentieri abbracciate l'occasione di praticare verso di lui quella virtù che dichiarate di ammirare.
Aiutare gli altri - Duncan
Riporto qui il passo del Rituale Duncan nel quale si invita il Candidato, subito dopo il giuramento e ancora non a posto con gli abiti (è in ciabatte, vestito di un paio di brache e un camicione), a dare qualcosa per gli altri. La situazione è analoga a quella del nostro Rituale, ma la drammatizzazione è molto più intensa.
La traduzione è mia: non è un gran che, ma spero sia chiara.
M. Ven. Fratello, in accordo con gli antichi costumi adottati dai Liberi Muratori, è necessario che ti venga richiesto qualcosa composto da metallo, non per il suo intrinseco valore, ma perché venga conservato nei fondi di questa Loggia, per ricordare che tu fosti fatto Libero Muratore qui. Qualunque cosa, fratello, di metallico che tu possa avere con te, sarà accolto in modo grato, fosse un bottone, uno spillo, cinque o dieci centesimi – qualunque cosa, fratello.
Il candidato cerca qualcosa, diventa molto confuso. Cerca ancora, o riflette, si riconosce molto indigente, non essendo capace di contribuire nemmeno con uno spillo, la sua guida essendo stata molto accurata nel prendergli, prima di entrare nella Loggia, qualunque cosa avesse avuto con sé. Alla fine il candidato balbetta che non ha niente che possa dare, ma che se gli permettono di recarsi nell'anticamera dove ha lasciato i vestiti potrà contribuire. Naturalmente il Maestro Venerabile rifiuta il permesso e lo incalza con la richiesta, cosa che aumenta il disagio del candidato. Il Maestro Venerabile attende qualche minuto lasciando il candidato incerto e titubante.
M. Ven. Fratello …, siete certo in stato di indigenza, quasi nudo, non possedendo un centesimo, nemmeno un bottone o uno spillo da elargire a questa Loggia. Lasciate che questa occasione abbia un effetto duraturo sulla vostra mente e sui vostri ricordi; e ricordate, dovreste vedere un amico, ma a maggior ragione un fratello, in una tale bisognosa condizione, contribuirete liberamente al suo aiuto e assistenza, come le sue necessità sembrano indicare e la vostra abilità permetterà, senza nessuna materiale mancanza a voi o alla vostra famiglia.
Fratello 1° Diacono riconducete questo candidato dal luogo ove è venuto e fatelo rivestire con tutto ciò che gli è stato tolto. Quindi riconducetelo nella Loggia per l'istruzione ulteriore.
La traduzione è mia: non è un gran che, ma spero sia chiara.
M. Ven. Fratello, in accordo con gli antichi costumi adottati dai Liberi Muratori, è necessario che ti venga richiesto qualcosa composto da metallo, non per il suo intrinseco valore, ma perché venga conservato nei fondi di questa Loggia, per ricordare che tu fosti fatto Libero Muratore qui. Qualunque cosa, fratello, di metallico che tu possa avere con te, sarà accolto in modo grato, fosse un bottone, uno spillo, cinque o dieci centesimi – qualunque cosa, fratello.
Il candidato cerca qualcosa, diventa molto confuso. Cerca ancora, o riflette, si riconosce molto indigente, non essendo capace di contribuire nemmeno con uno spillo, la sua guida essendo stata molto accurata nel prendergli, prima di entrare nella Loggia, qualunque cosa avesse avuto con sé. Alla fine il candidato balbetta che non ha niente che possa dare, ma che se gli permettono di recarsi nell'anticamera dove ha lasciato i vestiti potrà contribuire. Naturalmente il Maestro Venerabile rifiuta il permesso e lo incalza con la richiesta, cosa che aumenta il disagio del candidato. Il Maestro Venerabile attende qualche minuto lasciando il candidato incerto e titubante.
M. Ven. Fratello …, siete certo in stato di indigenza, quasi nudo, non possedendo un centesimo, nemmeno un bottone o uno spillo da elargire a questa Loggia. Lasciate che questa occasione abbia un effetto duraturo sulla vostra mente e sui vostri ricordi; e ricordate, dovreste vedere un amico, ma a maggior ragione un fratello, in una tale bisognosa condizione, contribuirete liberamente al suo aiuto e assistenza, come le sue necessità sembrano indicare e la vostra abilità permetterà, senza nessuna materiale mancanza a voi o alla vostra famiglia.
Fratello 1° Diacono riconducete questo candidato dal luogo ove è venuto e fatelo rivestire con tutto ciò che gli è stato tolto. Quindi riconducetelo nella Loggia per l'istruzione ulteriore.
giovedì 29 maggio 2014
Aiutare gli altri
Abbiamo lasciato il nostro Candidato al termine del quarto viaggio, bendato e certamente scombussolato. Continua la sua avventura.
D: Come continuò il Maestro Venerabile?
R: Il Maestro Venerabile mi ricordò che avrebbero forse potuto chiedermi un giorno di versare il mio sangue per i miei Fratelli e continuò raccomandandomi : se vi esporrete a versare il vostro sangue, che sia sempre per una causa giusta!
D: Vi disse altro?
R: Le parole che mi disse sono molto nitide nella mia mente.
D: Perché?
R: Il Maestro Venerabile riuscì ad insegnarmi una grande verità coinvolgendomi, se possibile, ancora di più.
D: In che modo?
R: Il Maestro Venerabile mi ricordò che era giunto il momento di mettere in pratica il secondo dovere del Libero Muratore.
D: Secondo Dovere?
R: Sì, il secondo dei tre doveri che mi aveva spiegato poco prima dei viaggi: il silenzio sulle prove, l'aiuto ai Fratelli e l'osservanza delle Leggi dei Liberi Muratori.
D: Quindi il secondo dovere è quello di aiutare i Fratelli.
R: Il Maestro Venerabile allora aveva detto: Praticare la virtù, soccorrere i vostri Fratelli, prevenire le loro necessità, alleviare le loro disgrazie e assisterli con i vostri consigli e il vostro affetto.
D: Cosa vi chiese il Maestro Venerabile?
R: Mi chiese di mettere in pratica il secondo dovere. Aggiunse poi che il Libero Muratore compie questo dovere senza ostentazione e il suo aiuto rimane avvolto dal segreto.
D: Ma questo è un altro aspetto del segreto?
R: Certo. I simboli, le regole, i precetti e le norme dei Liberi Muratori presentano molteplici aspetti.
D: Quindi non c'è mai la certezza?
R: Non è così. Gli aspetti diversi derivano dalla profondità dell'uomo. Il Libero Muratore non cessa mai di viaggiare nella propria profondità.
D: Compiste il vostro dovere di aiutare i Fratelli assecondando la richiesta del Maestro Venerabile?
R: Purtroppo no.
D: Non aiutaste un vostro Fratello nel bisogno?
R: No, non potei.
D: Non state accampando scuse?
R: No, nessuna scusa. Lo stesso Maestro Venerabile lo attestò.
D: In che modo.
R: Sottolineando il mio stato: Ma in questo momento non possiamo chiedervi aiuto per un bisognoso perché voi non potete disporre dei vostri mezzi: infatti vi sono stati ritirati i metalli.
D: Quindi non potevate aiutare perché non avevate i mezzi per aiutare.
R: E' così.
D: Ma se aveste avuto le possibilità avreste aiutato un Fratello nel bisogno?
R: Certamente. Questo è il grande insegnamento del Rito. In quel momento non avevo nulla, ero io indigente e bisognoso.
D: E il Maestro Venerabile?
R: Il Maestro Venerabile mi ammonì a non dimenticarmi mai di questo momento quando mi sarà chiesto di donare il superfluo. Disse proprio così: donare il superfluo. E aggiunse: Come voi in questo momento, tutti possono trovarsi senza risorse.
D: Sono belle parole.
R: Di più. Insegnano a non attaccarsi ai beni materiali e indicano come quel poco di cui ti privi può essere invece molto per un altro.
D: Come continuò il Maestro Venerabile?
R: Il Maestro Venerabile mi ricordò che avrebbero forse potuto chiedermi un giorno di versare il mio sangue per i miei Fratelli e continuò raccomandandomi : se vi esporrete a versare il vostro sangue, che sia sempre per una causa giusta!
D: Vi disse altro?
R: Le parole che mi disse sono molto nitide nella mia mente.
D: Perché?
R: Il Maestro Venerabile riuscì ad insegnarmi una grande verità coinvolgendomi, se possibile, ancora di più.
D: In che modo?
R: Il Maestro Venerabile mi ricordò che era giunto il momento di mettere in pratica il secondo dovere del Libero Muratore.
D: Secondo Dovere?
R: Sì, il secondo dei tre doveri che mi aveva spiegato poco prima dei viaggi: il silenzio sulle prove, l'aiuto ai Fratelli e l'osservanza delle Leggi dei Liberi Muratori.
D: Quindi il secondo dovere è quello di aiutare i Fratelli.
R: Il Maestro Venerabile allora aveva detto: Praticare la virtù, soccorrere i vostri Fratelli, prevenire le loro necessità, alleviare le loro disgrazie e assisterli con i vostri consigli e il vostro affetto.
D: Cosa vi chiese il Maestro Venerabile?
R: Mi chiese di mettere in pratica il secondo dovere. Aggiunse poi che il Libero Muratore compie questo dovere senza ostentazione e il suo aiuto rimane avvolto dal segreto.
D: Ma questo è un altro aspetto del segreto?
R: Certo. I simboli, le regole, i precetti e le norme dei Liberi Muratori presentano molteplici aspetti.
D: Quindi non c'è mai la certezza?
R: Non è così. Gli aspetti diversi derivano dalla profondità dell'uomo. Il Libero Muratore non cessa mai di viaggiare nella propria profondità.
D: Compiste il vostro dovere di aiutare i Fratelli assecondando la richiesta del Maestro Venerabile?
R: Purtroppo no.
D: Non aiutaste un vostro Fratello nel bisogno?
R: No, non potei.
D: Non state accampando scuse?
R: No, nessuna scusa. Lo stesso Maestro Venerabile lo attestò.
D: In che modo.
R: Sottolineando il mio stato: Ma in questo momento non possiamo chiedervi aiuto per un bisognoso perché voi non potete disporre dei vostri mezzi: infatti vi sono stati ritirati i metalli.
D: Quindi non potevate aiutare perché non avevate i mezzi per aiutare.
R: E' così.
D: Ma se aveste avuto le possibilità avreste aiutato un Fratello nel bisogno?
R: Certamente. Questo è il grande insegnamento del Rito. In quel momento non avevo nulla, ero io indigente e bisognoso.
D: E il Maestro Venerabile?
R: Il Maestro Venerabile mi ammonì a non dimenticarmi mai di questo momento quando mi sarà chiesto di donare il superfluo. Disse proprio così: donare il superfluo. E aggiunse: Come voi in questo momento, tutti possono trovarsi senza risorse.
D: Sono belle parole.
R: Di più. Insegnano a non attaccarsi ai beni materiali e indicano come quel poco di cui ti privi può essere invece molto per un altro.
mercoledì 28 maggio 2014
I tre Pilastri
E' una tavola tenuta in Loggia alcuni mesi fa. Parte integrante della tavola sono le musiche, qui indicate in corsivo
[Le luci vengono abbassate, quasi spente].
Le espressioni del nostro Rituale non debbono essere intese come formule vuote e ripetitive, ma come precise modalità operative che stimolano il partecipante al rito. E' importante partecipare attenti e concentrati, altrimenti corriamo il rischio di banalizzare ciò che invece deve stimolarci e questo è proprio uno dei sensi della controiniziazione.
Forza, Bellezza e Sapienza sono come tre utensili che vengono utilizzati contemporaneamente, come qualunque Fratello, indipendentemente dal grado amministrativo del suo brevetto, è contemporaneamente Apprendista (in certi aspetti), Compagno (in altri aspetti) e Maestro.
Ma noi, per nostra costituzione umana, siamo obbligati a parlarne in sequenza, suggerendo così in qualcuno la falsa idea che siano in successione uno dopo l'altro.
Questo non è un trattato scientifico sulla fisiologia umana: ne sono stati scritti molti e tutti validi e precisi nella descrizione di funzioni vitali del corpo umano. Coerentemente con il lavoro di Loggia (che non è dibattito, analisi o trattatistica) qui è privilegiato il lato simbolico, l'unico in grado di stimolare i piani dell'uomo oltre la ragione. Ecco, questa tavola vuole essere una affabulazione sulle nostre origini.
La storia comincia con un lui e una lei che si incontrano.
[In sottofondo viene suonata – per alcuni minuti - la Rhapsody in Blue di George Gershwin]
Tra loro nasce qualcosa, che ci piace pensare – anche in vista degli sviluppi della storia – sia amore. Ma a stretto rigor di termini l'amore non è indispensabile: è sufficiente una semplice simpatia o attrazione fisica o altro ancora (magari: facciamo qualcosa per interrompere la noia!...).
L'attrazione, per noi appunto amore, si realizza con il piacere di stare insieme, di conoscersi meglio, di innamorarsi e alla fine di materializzare il tutto con ciò che la scienza chiama atto sessuale.
Il culmine dell'atto sessuale avviene con l'emissione da parte di lui di “germi di vita” dentro lei. I “germi di vita” sono cellule particolari (spermatozoi quelli maschili e ovulo quella femminile) che hanno la funzione di dare inizio ad una nuova vita.
Il liquido eiaculato è in quantità minime, pochi millilitri, ma gli spermatozoi sono in numero rilevante, da 40 a 160 milioni ogni volta. Lo spermatozoo è come un girino di rana: una testa e una coda. E' molto piccolo, lungo da 50 a 70 micron (un micron è pari a un milionesimo di millimetro), per cui per avere un millimetro bisognerebbe metterne in fila da 15.000 a 20.000.
Gli spermatozoi vengono emessi nella vagina e per giungere all'ovulo debbono percorrere pochi centimetri: diciamo dai 15 ai 20. Ma in proporzione significherebbe per un uomo di normale altezza (circa 1,70 metri) percorrere a piedi un tragitto di 500 chilometri, da Rimini fin oltre Foggia.
Lo spermatozoo è una cellula a metà e deve trovare l'altra metà, la cellula germinale femminile, l'ovulo, che si trova nei recessi del corpo femminile.
[In sottofondo viene suonata la Cavalcata delle Valchirie di Richard Wagner]
In sottofondo ascoltiamo la Cavalcata delle Valchirie nella versione che Coppola usò in Apocalipse Now per commentare la famosa scena degli elicotteri che raggiungono il villaggio vietnamita per distruggere un centro di artiglieria. Non vengono distrutte solo l'artiglieria ma pure molte case e uccisi molti abitanti (donne, vecchi e bambini) in quelli che il linguaggio ipocrita chiama “danni collaterali”.
Qui la situazione è analoga, con la sola differenza che ad essere distrutti sono gli elicotteri. E' una cavalcata per la vita o per la morte, ma solo i vietcong sparano.
E' una cavalcata per la vita o per la morte. Lo spermatozoo lo sa? Pensa durante la frenetica corsa? Sa che se vince nascerà un nuovo essere e se perde verrà eliminato? Non conosciamo la risposta.
Gli spermatozoi vengono emessi nella vagina, ambiente troppo acido per la loro sopravvivenza: la maggior parte viene eliminata qui. Poche migliaia giungono nell'utero, ambiente ancora più sfavorevole e solo pochissimi (si possono contare sulle dita delle mani) nelle tube. Raggiunto l'ovulo uno solo (forse) riesce ad entrare e subito la membrana si ispessisce, come un negozio che cali una impenetrabile saracinesca e impedisca l'ingresso ad altri spermatozoi.
Il primo spermatozoo entra nell'astronave aliena (la sua altra metà) e nessun potrà più entrare: chi è rimasto fuori verrà semplicemente eliminato
E mentre l'ovulo si richiude separando ciò che ha dentro dal mondo esterno, ci pare di udire da un altro mondo la voce del 2° Sorvegliante suggellare quanto è accaduto: Che la Forza renda saldo il nostro lavoro.
[Viene suonato l'inizio della Quinta Sinfonia di Beethoven].
[Pausa]
L'ovulo si è chiuso come un luogo misterioso e sacro. Fa ricordare quelle antiche istruzioni muratorie secondo le quali la Loggia è un luogo appunto sacro e misterioso nella quale non si udì mai cane abbaiare né gallo cantare.
Lo spermatozoo entra nell'ovulo, e muore. L'ovulo accoglie lo spermatozoo, e muore. Nasce qualcosa di nuovo.
[In sottofondo viene suonata per alcuni minuti la Settima Sinfonia di Beethoven]
Una metà più un'altra metà fanno un intero, senza più metà. Non c'è più lo spermatozoo e non c'è più l'ovulo: ora c'è lo zigote, la cellula numero 1 del nuovo nato. Ha alzato le Colonne la Loggia n. 1 all'Oriente dell'Umanità.
Lo zigote, nel chiuso del suo mondo, continua il lavoro e comincia a suddividersi in due, quattro, otto cellule e così via. Così la nuova Loggia pone le proprie leggi e regole di ordine e armonia provvedendo alla scelta dei nuovi Dignitari, ciascuno nel ruolo che meglio potrà ricoprire per la maggiore concordia di tutti.
E lasciamoli dunque lavorare nel silenzio e nell'oscurità del grembo di lei, mentre ci pare di udire da un altro mondo la voce del 1° Sorvegliante suggellare quanto sta accadendo: Che la Bellezza irradi e compia il nostro lavoro.
[Viene suonato – per un paio di minuti - l'Allegretto della Settima Sinfonia di Beethoven].
[Pausa]
La cellula umana ha 46 cromosomi. Lo spermatozoo ha 23 cromosomi. L'ovulo ha 23 cromosomi.
[Viene suonato l'inizio del primo pezzo di Premonizioni op. 16 di Schoenberg].
I cromosomi sono i vettori dei geni, sequenze di Acido Desossiribonucleico (il DNA) con le informazioni necessarie per la crescita dell'individuo.
[Viene suonato una registrazione del canto delle cicale].
Il bimbo che nasce possiede metà cromosomi del padre e metà della madre. Possiede quindi un quarto dei cromosomi del nonno paterno, un quarto dei cromosomi della nonna paterna, un quarto del nonno materno e un quarto della nonna materna. Procedendo: un ottavo dei cromosomi del bisnonno paterno, un ottavo della bisnonna paterna, e così via.
Supponendo – grossolanamente - che quattro generazioni riempiano lo spazio di un secolo (cioè che i trisnonni del bimbo che nasce oggi siano nati un secolo fa) la seguente tabella mostra la “quantità” degli antenati del bimbo,
La lettura della tabella è semplice. Consideriamo la riga relativa all'anno 1800 (circa), cioè al tempo di Napoleone. 256 indica il numero di antenati del bimbo che nasce oggi i quali dopo due secoli avrebbero contribuito, ognuno per la sua parte, al patrimonio genetico del neo-nato. E così abbiamo nel 1700, inizio del Secolo dei Lumi, 4.096 antenati per giungerne a più di un milione all'epoca della scoperta dell'America. Il modello comincia a scricchiolare: verso la metà del XIV secolo, a fronte di 67 milioni di antenati, la popolazione europea è stimata a un valore poco più alto: 70 milioni.
Le divergenze continuano fino ad una situazione paradossale. Anno 1000: quasi 1.100 miliardi di antenati del bimbo che nascerà dopo mille anni a fronte di una popolazione del pianeta stimata in quel periodo in 300 milioni di unità. Più che divergenza parlerei di una vera e propria contraddizione. Notiamo pure che verso la fine del primo decennio del XXI secolo il numero di tutti gli uomini vissuti in ogni epoca venne stimato attorno ai 106 miliardi (ben lontano dai 1.100 miliardi di antenati all'anno 1000).
E allora?
Il massone conosce la strada da seguire, suggerita da quel vero e proprio simbolo di operatività che è la scala curva. Salendo sulla scala curva si è obbligati, per forza delle cose, a considerare punti di vista diversi dal tuo e cogliere l'intrinseca unione in ciò che invece appare irrimediabilmente separato.
[Viene suonato l'inizio della Sinfonia n. 1 Anamnesi di Mariano Cardillo].
Il nuovo nato è l'erede di genitori, nonni, trisnonni, eccetera, ma anche di tutti gli uomini vissuti sulla terra.
Non solo!...
La differenza del patrimonio genetico nostro, della specie homo sapiens sapiens, e dello scimpanzé è minima, circa il 2%. Cioè l'uomo e lo scimpanzé differiscono geneticamente solo per il 2% dei geni, per cui non è possibile sostenere che l'uomo sia discendente delle scimmie: l'uomo è una scimmia, casomai “diversamente scimmiesca”.
Di più. La differenza genetica tra uomo e gorilla è un po' maggiore, ma i geni differenti tra gorilla e uomo sono posti nella stessa sequenza dell'uomo, per cui possiamo dire che l'uomo è un gorilla diversamente gorillesco oppure il gorilla è un uomo diversamente umano.
Quindi: il nuovo nato è erede non solo di tutti gli uomini, ma anche di tutti gli animali. Insomma è erede di tutte le forme viventi succedutesi sulla terra da quel lontano istante in cui, per misteriosi motivi che la nostra limitatezza attribuisce ad un atto creatore oppure al caso (magari aspetti diversi della stessa realtà) da materia inorganica si passò alla prima cellula organica. Insomma il nuovo nato è erede della Terra, che quindi va intesa non tanto come pianeta sul quale vivono forme diverse di vita, ma come un complicato super organismo vivente.
Mi immagino ovulo e spermatozoo chiusi nell'athanor mistico al centro di un cerchio simbolico attorno al quale stanno tutti, dai genitori e nonni via via fino a tutti gli uomini, tutti gli animali e tutte le forme viventi. Ed ognuno simbolicamente offre una sua eredità al nuovo essere: “Prendi le mie gambe lunghe!”, “Prendi i miei capelli chiari”, via via fino agli animali, “Prendi la mia capacità di orientarmi”, “Prendi la mia ferocia”, “Prendi...”, “Prendi...”, “Prendi....”, “Prendi...”, “Prendi....”.
All'improvviso, al di sopra di questo, che non è confusione ma humus fertile, si ode il Maestro Venerabile battere un colpo di mazzuolo e certificare: “Che la Sapienza illumini il lavoro dell'Uomo”.
[Viene suonato l'inizio del Flauto Magico di Mozart].
[Alcuni istanti di silenzio].
[Le luci vengono abbassate, quasi spente].
Le espressioni del nostro Rituale non debbono essere intese come formule vuote e ripetitive, ma come precise modalità operative che stimolano il partecipante al rito. E' importante partecipare attenti e concentrati, altrimenti corriamo il rischio di banalizzare ciò che invece deve stimolarci e questo è proprio uno dei sensi della controiniziazione.
Forza, Bellezza e Sapienza sono come tre utensili che vengono utilizzati contemporaneamente, come qualunque Fratello, indipendentemente dal grado amministrativo del suo brevetto, è contemporaneamente Apprendista (in certi aspetti), Compagno (in altri aspetti) e Maestro.
Ma noi, per nostra costituzione umana, siamo obbligati a parlarne in sequenza, suggerendo così in qualcuno la falsa idea che siano in successione uno dopo l'altro.
Questo non è un trattato scientifico sulla fisiologia umana: ne sono stati scritti molti e tutti validi e precisi nella descrizione di funzioni vitali del corpo umano. Coerentemente con il lavoro di Loggia (che non è dibattito, analisi o trattatistica) qui è privilegiato il lato simbolico, l'unico in grado di stimolare i piani dell'uomo oltre la ragione. Ecco, questa tavola vuole essere una affabulazione sulle nostre origini.
La storia comincia con un lui e una lei che si incontrano.
[In sottofondo viene suonata – per alcuni minuti - la Rhapsody in Blue di George Gershwin]
Tra loro nasce qualcosa, che ci piace pensare – anche in vista degli sviluppi della storia – sia amore. Ma a stretto rigor di termini l'amore non è indispensabile: è sufficiente una semplice simpatia o attrazione fisica o altro ancora (magari: facciamo qualcosa per interrompere la noia!...).
L'attrazione, per noi appunto amore, si realizza con il piacere di stare insieme, di conoscersi meglio, di innamorarsi e alla fine di materializzare il tutto con ciò che la scienza chiama atto sessuale.
Il culmine dell'atto sessuale avviene con l'emissione da parte di lui di “germi di vita” dentro lei. I “germi di vita” sono cellule particolari (spermatozoi quelli maschili e ovulo quella femminile) che hanno la funzione di dare inizio ad una nuova vita.
Il liquido eiaculato è in quantità minime, pochi millilitri, ma gli spermatozoi sono in numero rilevante, da 40 a 160 milioni ogni volta. Lo spermatozoo è come un girino di rana: una testa e una coda. E' molto piccolo, lungo da 50 a 70 micron (un micron è pari a un milionesimo di millimetro), per cui per avere un millimetro bisognerebbe metterne in fila da 15.000 a 20.000.
Gli spermatozoi vengono emessi nella vagina e per giungere all'ovulo debbono percorrere pochi centimetri: diciamo dai 15 ai 20. Ma in proporzione significherebbe per un uomo di normale altezza (circa 1,70 metri) percorrere a piedi un tragitto di 500 chilometri, da Rimini fin oltre Foggia.
Lo spermatozoo è una cellula a metà e deve trovare l'altra metà, la cellula germinale femminile, l'ovulo, che si trova nei recessi del corpo femminile.
[In sottofondo viene suonata la Cavalcata delle Valchirie di Richard Wagner]
In sottofondo ascoltiamo la Cavalcata delle Valchirie nella versione che Coppola usò in Apocalipse Now per commentare la famosa scena degli elicotteri che raggiungono il villaggio vietnamita per distruggere un centro di artiglieria. Non vengono distrutte solo l'artiglieria ma pure molte case e uccisi molti abitanti (donne, vecchi e bambini) in quelli che il linguaggio ipocrita chiama “danni collaterali”.
Qui la situazione è analoga, con la sola differenza che ad essere distrutti sono gli elicotteri. E' una cavalcata per la vita o per la morte, ma solo i vietcong sparano.
E' una cavalcata per la vita o per la morte. Lo spermatozoo lo sa? Pensa durante la frenetica corsa? Sa che se vince nascerà un nuovo essere e se perde verrà eliminato? Non conosciamo la risposta.
Gli spermatozoi vengono emessi nella vagina, ambiente troppo acido per la loro sopravvivenza: la maggior parte viene eliminata qui. Poche migliaia giungono nell'utero, ambiente ancora più sfavorevole e solo pochissimi (si possono contare sulle dita delle mani) nelle tube. Raggiunto l'ovulo uno solo (forse) riesce ad entrare e subito la membrana si ispessisce, come un negozio che cali una impenetrabile saracinesca e impedisca l'ingresso ad altri spermatozoi.
Il primo spermatozoo entra nell'astronave aliena (la sua altra metà) e nessun potrà più entrare: chi è rimasto fuori verrà semplicemente eliminato
E mentre l'ovulo si richiude separando ciò che ha dentro dal mondo esterno, ci pare di udire da un altro mondo la voce del 2° Sorvegliante suggellare quanto è accaduto: Che la Forza renda saldo il nostro lavoro.
[Viene suonato l'inizio della Quinta Sinfonia di Beethoven].
[Pausa]
L'ovulo si è chiuso come un luogo misterioso e sacro. Fa ricordare quelle antiche istruzioni muratorie secondo le quali la Loggia è un luogo appunto sacro e misterioso nella quale non si udì mai cane abbaiare né gallo cantare.
Lo spermatozoo entra nell'ovulo, e muore. L'ovulo accoglie lo spermatozoo, e muore. Nasce qualcosa di nuovo.
[In sottofondo viene suonata per alcuni minuti la Settima Sinfonia di Beethoven]
Una metà più un'altra metà fanno un intero, senza più metà. Non c'è più lo spermatozoo e non c'è più l'ovulo: ora c'è lo zigote, la cellula numero 1 del nuovo nato. Ha alzato le Colonne la Loggia n. 1 all'Oriente dell'Umanità.
Lo zigote, nel chiuso del suo mondo, continua il lavoro e comincia a suddividersi in due, quattro, otto cellule e così via. Così la nuova Loggia pone le proprie leggi e regole di ordine e armonia provvedendo alla scelta dei nuovi Dignitari, ciascuno nel ruolo che meglio potrà ricoprire per la maggiore concordia di tutti.
E lasciamoli dunque lavorare nel silenzio e nell'oscurità del grembo di lei, mentre ci pare di udire da un altro mondo la voce del 1° Sorvegliante suggellare quanto sta accadendo: Che la Bellezza irradi e compia il nostro lavoro.
[Viene suonato – per un paio di minuti - l'Allegretto della Settima Sinfonia di Beethoven].
[Pausa]
La cellula umana ha 46 cromosomi. Lo spermatozoo ha 23 cromosomi. L'ovulo ha 23 cromosomi.
[Viene suonato l'inizio del primo pezzo di Premonizioni op. 16 di Schoenberg].
I cromosomi sono i vettori dei geni, sequenze di Acido Desossiribonucleico (il DNA) con le informazioni necessarie per la crescita dell'individuo.
[Viene suonato una registrazione del canto delle cicale].
Il bimbo che nasce possiede metà cromosomi del padre e metà della madre. Possiede quindi un quarto dei cromosomi del nonno paterno, un quarto dei cromosomi della nonna paterna, un quarto del nonno materno e un quarto della nonna materna. Procedendo: un ottavo dei cromosomi del bisnonno paterno, un ottavo della bisnonna paterna, e così via.
Supponendo – grossolanamente - che quattro generazioni riempiano lo spazio di un secolo (cioè che i trisnonni del bimbo che nasce oggi siano nati un secolo fa) la seguente tabella mostra la “quantità” degli antenati del bimbo,
Anno
|
Antenati
|
|
2000
|
1
|
|
2
|
||
4
|
||
8
|
||
1900
|
16
|
|
32
|
||
64
|
||
128
|
||
1800
|
256
|
Napoleone
Bonaparte
|
512
|
||
1 024
|
||
2 048
|
||
1700
|
4 096
|
Inizia il
Secolo dei Lumi
|
8 192
|
||
16 384
|
||
32 768
|
||
1600
|
65 536
|
Rogo di
Giordano Bruno. Cervantes inizia a scrivere il Don Chisciotte.
|
131 072
|
||
262 144
|
||
524 288
|
||
1500
|
1 048 576
|
Cristoforo
Colombo ha appena scoperto l'America.
|
2 097 152
|
||
4 194 304
|
||
8 388 608
|
||
1400
|
16 777 216
|
A Magonza è
appena nato Gutemberg
|
33 554 432
|
||
67 108 864
|
1340. Stima
popolazione europea: 70 milioni. Stima abitanti impero cinese: 60
milioni.
|
|
134 217 728
|
||
1300
|
268 435 456
|
Dante
Alighieri. Stima abitanti di Londra: 80 000.
|
1200
|
4 294 967 296
|
Gengis Kan.
Federico II. Francesco d'Assisi.
|
1100
|
68 719 476 736
|
Prima
crociata
|
1000
|
1 099 511 627 776
|
Leggasi: un
trilione 99 bilioni (o miliardi) 511 milioni 627 mila 776.
Stima della
popolazione della Terra: 300 milioni
|
La lettura della tabella è semplice. Consideriamo la riga relativa all'anno 1800 (circa), cioè al tempo di Napoleone. 256 indica il numero di antenati del bimbo che nasce oggi i quali dopo due secoli avrebbero contribuito, ognuno per la sua parte, al patrimonio genetico del neo-nato. E così abbiamo nel 1700, inizio del Secolo dei Lumi, 4.096 antenati per giungerne a più di un milione all'epoca della scoperta dell'America. Il modello comincia a scricchiolare: verso la metà del XIV secolo, a fronte di 67 milioni di antenati, la popolazione europea è stimata a un valore poco più alto: 70 milioni.
Le divergenze continuano fino ad una situazione paradossale. Anno 1000: quasi 1.100 miliardi di antenati del bimbo che nascerà dopo mille anni a fronte di una popolazione del pianeta stimata in quel periodo in 300 milioni di unità. Più che divergenza parlerei di una vera e propria contraddizione. Notiamo pure che verso la fine del primo decennio del XXI secolo il numero di tutti gli uomini vissuti in ogni epoca venne stimato attorno ai 106 miliardi (ben lontano dai 1.100 miliardi di antenati all'anno 1000).
E allora?
Il massone conosce la strada da seguire, suggerita da quel vero e proprio simbolo di operatività che è la scala curva. Salendo sulla scala curva si è obbligati, per forza delle cose, a considerare punti di vista diversi dal tuo e cogliere l'intrinseca unione in ciò che invece appare irrimediabilmente separato.
[Viene suonato l'inizio della Sinfonia n. 1 Anamnesi di Mariano Cardillo].
Il nuovo nato è l'erede di genitori, nonni, trisnonni, eccetera, ma anche di tutti gli uomini vissuti sulla terra.
Non solo!...
La differenza del patrimonio genetico nostro, della specie homo sapiens sapiens, e dello scimpanzé è minima, circa il 2%. Cioè l'uomo e lo scimpanzé differiscono geneticamente solo per il 2% dei geni, per cui non è possibile sostenere che l'uomo sia discendente delle scimmie: l'uomo è una scimmia, casomai “diversamente scimmiesca”.
Di più. La differenza genetica tra uomo e gorilla è un po' maggiore, ma i geni differenti tra gorilla e uomo sono posti nella stessa sequenza dell'uomo, per cui possiamo dire che l'uomo è un gorilla diversamente gorillesco oppure il gorilla è un uomo diversamente umano.
Quindi: il nuovo nato è erede non solo di tutti gli uomini, ma anche di tutti gli animali. Insomma è erede di tutte le forme viventi succedutesi sulla terra da quel lontano istante in cui, per misteriosi motivi che la nostra limitatezza attribuisce ad un atto creatore oppure al caso (magari aspetti diversi della stessa realtà) da materia inorganica si passò alla prima cellula organica. Insomma il nuovo nato è erede della Terra, che quindi va intesa non tanto come pianeta sul quale vivono forme diverse di vita, ma come un complicato super organismo vivente.
Mi immagino ovulo e spermatozoo chiusi nell'athanor mistico al centro di un cerchio simbolico attorno al quale stanno tutti, dai genitori e nonni via via fino a tutti gli uomini, tutti gli animali e tutte le forme viventi. Ed ognuno simbolicamente offre una sua eredità al nuovo essere: “Prendi le mie gambe lunghe!”, “Prendi i miei capelli chiari”, via via fino agli animali, “Prendi la mia capacità di orientarmi”, “Prendi la mia ferocia”, “Prendi...”, “Prendi...”, “Prendi....”, “Prendi...”, “Prendi....”.
All'improvviso, al di sopra di questo, che non è confusione ma humus fertile, si ode il Maestro Venerabile battere un colpo di mazzuolo e certificare: “Che la Sapienza illumini il lavoro dell'Uomo”.
[Viene suonato l'inizio del Flauto Magico di Mozart].
[Alcuni istanti di silenzio].
martedì 27 maggio 2014
Il quarto viaggio
Un altro viaggio. Il Candidato è condotto per mano nel suo cammino. Anche se simbolicamente è vicino alla meta, lui dovrà camminare per tutta la vita.
D: Quando si svolse il quarto viaggio?
R: Il Maestro Venerabile, appena spiegato il senso del terzo viaggio, ordinò all'Esperto di farmi compiere il quarto viaggio.
D: Come si svolse il quarto viaggio?
R: Fui portato in quello che poi seppi un giro orario del Tempio.
D: Anche in questo viaggio incontraste rumori ed ostacoli?
R: Ostacoli? Rumori? No, il viaggio si svolse nel silenzio più assoluto.
D: Quando terminò il viaggio?
R: Ad un certo punto la mia mano sinistra fu portata a battere su qualcuno (era la spalla destra del Maestro Venerabile sceso dal Trono, come seppi in seguito) e sentii qualcosa spingermi sul petto (era il Maglietto del Maestro Venerabile).
D: Quindi fu il Maestro Venerabile ad interrompere il viaggio?
R: Sì. Anche lui, con voce profonda, chiese: Chi è là?
D: E voi?
R: Per me rispose il mio accompagnatore. Avevo comunque riconosciuto la voce di chi dirigeva il Rito e immaginavo che quello fosse l'ultimo ostacolo e il più difficile da superare.
D: Cosa rispose?
R: Tra l'Esperto mia guida e il Maestro Venerabile si svolse un dialogo analogo a quello appena svolto con i due Sorveglianti.
D: Cosa dissero?
R: L'Esperto rispose che conduceva un profano che chiedeva di essere accolto tra i Liberi Muratori.
D: Se il dialogo era lo stesso, allora il Maestro Venerabile chiese: Come osa sperarlo?
R: Certo. L'Esperto rispose che conduceva un uomo libero e di buoni costumi. Anche questa volta la risposta fu sufficiente al passaggio.
D: Come passaste?
R: Il Maestro Venerabile indicò chiaramente: Se è libero e di buoni costumi che passi, dopo essere stato purificato dal Fuoco.
D: Dunque anche in questo viaggio una purificazione?
R: Sì, avvertii tre vampate di calore sulla mia mano sinistra e fui ricondotto indietro.
D: Non sembrava un ostacolo così difficile da superare!
R: Credete? Pensate a cosa simboleggia il semplice atto della triplice vampata!...
D: Dove foste condotto?
R: Dopo il viaggio del Fuoco fui portato al centro del Tempio, ora lo so dopo aver assistito ad altri Riti di Iniziazione.
D: Giunto al centro del Tempio che successe?
R: Il 1° Sorvegliante comunicò al Maestro Venerabile che il profano aveva compiuto il quarto viaggio.
D: E il Maestro Venerabile?
R: Il Maestro Venerabile spiegò il senso del viaggio.
D: Cosa disse il Maestro Venerabile?
R: Il Maestro Venerabile disse che con il Fuoco erano terminate le prove.
D: Disse “prove”? Non “viaggi”?
R: Disse prove.
D: Ma un viaggio non è una prova.
R: I viaggi del profano sono prove.
D: Ne siete sicuro?
R: Per quale altro motivo i Dignitari di Loggia farebbero passare il profano se non dopo una purificazione?
D: Poi cosa disse?
R: Il Maestro Venerabile formulò un auspicio: Possa il vostro cuore infiammarsi d'amore per i vostri simili; possa questo amore - simboleggiato dal Fuoco - improntare le vostre parole, le vostre azioni, il vostro avvenire.
D: Il Maestro Venerabile pose quindi un legame chiaro tra amore e Fuoco.
R: Sì, un legame chiaro, ma non esclusivo.
D: Che intendete?
R: Che il Fuoco simboleggia l'amore per i propri simili, ma non solo questo.
D: Come proseguì il Maestro Venerabile?
R: Disse: Non dimenticate mai il precetto universale ed eterno: non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te, e fa' agli altri tutto il bene che vorresti che gli altri facessero a te.
D: Un precetto cristiano.
R: Il precetto di cui parlò il Maestro Venerabile non è solo del cristianesimo, ma di tutte le religioni e filosofie di tutti i tempi. E' una regola universale che viene spesso chiamata Regola Aurea.
D: Quando si svolse il quarto viaggio?
R: Il Maestro Venerabile, appena spiegato il senso del terzo viaggio, ordinò all'Esperto di farmi compiere il quarto viaggio.
D: Come si svolse il quarto viaggio?
R: Fui portato in quello che poi seppi un giro orario del Tempio.
D: Anche in questo viaggio incontraste rumori ed ostacoli?
R: Ostacoli? Rumori? No, il viaggio si svolse nel silenzio più assoluto.
D: Quando terminò il viaggio?
R: Ad un certo punto la mia mano sinistra fu portata a battere su qualcuno (era la spalla destra del Maestro Venerabile sceso dal Trono, come seppi in seguito) e sentii qualcosa spingermi sul petto (era il Maglietto del Maestro Venerabile).
D: Quindi fu il Maestro Venerabile ad interrompere il viaggio?
R: Sì. Anche lui, con voce profonda, chiese: Chi è là?
D: E voi?
R: Per me rispose il mio accompagnatore. Avevo comunque riconosciuto la voce di chi dirigeva il Rito e immaginavo che quello fosse l'ultimo ostacolo e il più difficile da superare.
D: Cosa rispose?
R: Tra l'Esperto mia guida e il Maestro Venerabile si svolse un dialogo analogo a quello appena svolto con i due Sorveglianti.
D: Cosa dissero?
R: L'Esperto rispose che conduceva un profano che chiedeva di essere accolto tra i Liberi Muratori.
D: Se il dialogo era lo stesso, allora il Maestro Venerabile chiese: Come osa sperarlo?
R: Certo. L'Esperto rispose che conduceva un uomo libero e di buoni costumi. Anche questa volta la risposta fu sufficiente al passaggio.
D: Come passaste?
R: Il Maestro Venerabile indicò chiaramente: Se è libero e di buoni costumi che passi, dopo essere stato purificato dal Fuoco.
D: Dunque anche in questo viaggio una purificazione?
R: Sì, avvertii tre vampate di calore sulla mia mano sinistra e fui ricondotto indietro.
D: Non sembrava un ostacolo così difficile da superare!
R: Credete? Pensate a cosa simboleggia il semplice atto della triplice vampata!...
D: Dove foste condotto?
R: Dopo il viaggio del Fuoco fui portato al centro del Tempio, ora lo so dopo aver assistito ad altri Riti di Iniziazione.
D: Giunto al centro del Tempio che successe?
R: Il 1° Sorvegliante comunicò al Maestro Venerabile che il profano aveva compiuto il quarto viaggio.
D: E il Maestro Venerabile?
R: Il Maestro Venerabile spiegò il senso del viaggio.
D: Cosa disse il Maestro Venerabile?
R: Il Maestro Venerabile disse che con il Fuoco erano terminate le prove.
D: Disse “prove”? Non “viaggi”?
R: Disse prove.
D: Ma un viaggio non è una prova.
R: I viaggi del profano sono prove.
D: Ne siete sicuro?
R: Per quale altro motivo i Dignitari di Loggia farebbero passare il profano se non dopo una purificazione?
D: Poi cosa disse?
R: Il Maestro Venerabile formulò un auspicio: Possa il vostro cuore infiammarsi d'amore per i vostri simili; possa questo amore - simboleggiato dal Fuoco - improntare le vostre parole, le vostre azioni, il vostro avvenire.
D: Il Maestro Venerabile pose quindi un legame chiaro tra amore e Fuoco.
R: Sì, un legame chiaro, ma non esclusivo.
D: Che intendete?
R: Che il Fuoco simboleggia l'amore per i propri simili, ma non solo questo.
D: Come proseguì il Maestro Venerabile?
R: Disse: Non dimenticate mai il precetto universale ed eterno: non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te, e fa' agli altri tutto il bene che vorresti che gli altri facessero a te.
D: Un precetto cristiano.
R: Il precetto di cui parlò il Maestro Venerabile non è solo del cristianesimo, ma di tutte le religioni e filosofie di tutti i tempi. E' una regola universale che viene spesso chiamata Regola Aurea.
lunedì 26 maggio 2014
Il terzo viaggio
Continua il cammino del nostro Candidato nei suoi viaggi nella propria interiorità
D: Quando cominciaste il terzo viaggio?
R: A questo punto il Maestro Venerabile ordinò all'Esperto di farmi compiere il terzo viaggio.
D: Come si svolse il terzo viaggio?
R: Fui portato in quello che in seguito seppi essere un giro orario del Tempio.
D: Anche in questo viaggio incontraste rumori ed ostacoli?
R: Ostacoli? Più che ostacoli contro i quali ero andato a sbattere come nel viaggio precedente, in questo viaggio incontrai alcune difficoltà. I rumori erano limitati ad un tintinnio metallico (seppi dopo che era il tintinnio delle spade).
D: Quando terminò il viaggio.
R: Ad un certo punto la mia mano sinistra fu portata a battere su qualcuno (era la spalla destra del 1° Sorvegliante, come seppi in seguito) e sentii qualcosa spingermi sul petto (era il Maglietto del 1° Sorvegliante).
D: Quindi fu il 1°Sorvegliante ad interrompere il viaggio?
R: Sì. Anche lui, con voce profonda, chiese: Chi è là?
D: E voi?
R: Per me rispose il mio accompagnatore.
D: Cosa rispose?
R: Tra l'Esperto mia guida e il 1° Sorvegliante si svolse un dialogo analogo a quello appena svolto con il 2° Sorvegliante.
D: Cosa dissero?
R: L'Esperto rispose che conduceva un profano che chiedeva di essere accolto tra i Liberi Muratori.
D: Se il dialogo era lo stesso, allora il 1° Sorvegliante chiese: Come osa sperarlo?
R: Certo. L'Esperto rispose che conduceva un uomo libero e di buoni costumi. Anche questa volta la risposta fu sufficiente.
D: Come passaste?
R: Il 1° Sorvegliante indicò chiaramente: Se è libero e di buoni costumi che passi, dopo essere stato purificato dall'Aria.
D: Dunque anche in questo viaggio una purificazione?
R: Sì. Avvertii tre soffi sulla mano sinistra prima di essere portato tra le Colonne .
D: Così terminò il terzo viaggio?
R: Si, proprio giunto tra le Colonne si udì la voce del 1° Sorvegliante: Maestro Venerabile, il terzo viaggio è compiuto.
D: Quale il senso del viaggio?
R: Lo spiegò il Maestro Venerabile.
D: Cosa disse il Maestro Venerabile?
R: Il Maestro Venerabile spiegò il motivo per cui nel terzo viaggio si incontrano meno ostacoli e meno difficoltà.
D: Per quale motivo?
R: Le difficoltà e gli ostacoli scompaiono man mano che l'uomo persevera nel cammino iniziatico.
D: Ma in questo viaggio non erano ancora scomparsi?
R: No, infatti si udivano ancora tenui rumori perché a quel punto l'uomo non si era ancora completamente liberato dalle lotte. E' questo che simboleggia - concluse il Maestro Venerabile - il tenue rumore che avete udito.
D: Quando cominciaste il terzo viaggio?
R: A questo punto il Maestro Venerabile ordinò all'Esperto di farmi compiere il terzo viaggio.
D: Come si svolse il terzo viaggio?
R: Fui portato in quello che in seguito seppi essere un giro orario del Tempio.
D: Anche in questo viaggio incontraste rumori ed ostacoli?
R: Ostacoli? Più che ostacoli contro i quali ero andato a sbattere come nel viaggio precedente, in questo viaggio incontrai alcune difficoltà. I rumori erano limitati ad un tintinnio metallico (seppi dopo che era il tintinnio delle spade).
D: Quando terminò il viaggio.
R: Ad un certo punto la mia mano sinistra fu portata a battere su qualcuno (era la spalla destra del 1° Sorvegliante, come seppi in seguito) e sentii qualcosa spingermi sul petto (era il Maglietto del 1° Sorvegliante).
D: Quindi fu il 1°Sorvegliante ad interrompere il viaggio?
R: Sì. Anche lui, con voce profonda, chiese: Chi è là?
D: E voi?
R: Per me rispose il mio accompagnatore.
D: Cosa rispose?
R: Tra l'Esperto mia guida e il 1° Sorvegliante si svolse un dialogo analogo a quello appena svolto con il 2° Sorvegliante.
D: Cosa dissero?
R: L'Esperto rispose che conduceva un profano che chiedeva di essere accolto tra i Liberi Muratori.
D: Se il dialogo era lo stesso, allora il 1° Sorvegliante chiese: Come osa sperarlo?
R: Certo. L'Esperto rispose che conduceva un uomo libero e di buoni costumi. Anche questa volta la risposta fu sufficiente.
D: Come passaste?
R: Il 1° Sorvegliante indicò chiaramente: Se è libero e di buoni costumi che passi, dopo essere stato purificato dall'Aria.
D: Dunque anche in questo viaggio una purificazione?
R: Sì. Avvertii tre soffi sulla mano sinistra prima di essere portato tra le Colonne .
D: Così terminò il terzo viaggio?
R: Si, proprio giunto tra le Colonne si udì la voce del 1° Sorvegliante: Maestro Venerabile, il terzo viaggio è compiuto.
D: Quale il senso del viaggio?
R: Lo spiegò il Maestro Venerabile.
D: Cosa disse il Maestro Venerabile?
R: Il Maestro Venerabile spiegò il motivo per cui nel terzo viaggio si incontrano meno ostacoli e meno difficoltà.
D: Per quale motivo?
R: Le difficoltà e gli ostacoli scompaiono man mano che l'uomo persevera nel cammino iniziatico.
D: Ma in questo viaggio non erano ancora scomparsi?
R: No, infatti si udivano ancora tenui rumori perché a quel punto l'uomo non si era ancora completamente liberato dalle lotte. E' questo che simboleggia - concluse il Maestro Venerabile - il tenue rumore che avete udito.
domenica 25 maggio 2014
Il secondo viaggio
Continua l'avventura del nostro Candidato...
R: Il Maestro Venerabile parlò di viaggi; disse che uno era già stato compiuto.
Il secondo viaggio
D: Avevate quindi viaggiato?
R: Ora so che era così. Ma in quella tornata non me ne ero reso conto: ero troppo scosso.
D: Quindi avevate viaggiato senza rendervene conto?
R: Strano, vero? Ma era proprio così.
D: E dove avevate viaggiato?
R: Il Maestro Venerabile disse che avevo già compiuto il primo viaggio attraverso la Terra nel Gabinetto di Riflessione.
D: Primo viaggio? Allora ne compiste altri?
R: Sì, il Maestro Venerabile ordinò all'Esperto di impadronirsi di me...
D: Impadronirsi di voi? Non è molto rassicurante.
R: Oggi ne comprendo il senso simbolicamente molto significativo. Allora invece mi parve una espressione poco riguardosa.
D: Cosa doveva fare l'Esperto dopo essersi impadronito di voi?
R: L'Esperto doveva farmi compiere il secondo viaggio.
D: Come si svolse il secondo viaggio?
R: Feci un giro orario attorno al Tempio, ma ovviamente non me ne resi conto, bendato qual ero: mi sentivo sballottato qua e là, con molti rumori ed ostacoli contro i quali andavo a sbattere.
D: Continuò per molto questa esperienza?
R: Non saprei rispondere. Ad un certo punto mi sentii sballottato verso una persona (ora so che era il 2° Sorvegliante) e la mia mano sinistra (ma era proprio mia quella mano che non pareva nemmeno obbedire alla mia volontà?) gli batté per tre volte da qualche parte (era la sua spalla destra). Sentii subito dopo qualcosa puntare sul mio petto (era il suo Maglietto).
D: Quindi fu il 2° Sorvegliante ad interrompere il vostro viaggio?
R: Sì. Mi disse con voce cavernosa: Chi è là?
D: Voi cosa rispondeste?
R: Io? Nulla. Non avrei saputo cosa dire. Per me rispose il mio accompagnatore (ma era accompagnatore, guida o un carceriere che si era impadronito di me e mi faceva fare tutto quello che voleva?).
D: Cosa rispose la vostra guida?
R: Ci fu un dialogo che ricordo nitidamente.
D: Volete ripeterlo?
R: L'Esperto rispose: Conduco un profano che chiede di essere accolto tra i Liberi Muratori.
D: Quindi una specie di chiave per il passaggio?
R: Non ancora. Il 2° Sorvegliante domandò: Come osa sperarlo? Sembrava quasi che cercasse di dissuadermi e che fosse per lui più importante farmi retrocedere che permettermi di passare.
D: Quale fu la risposta?
R: L'Esperto rispose: Perché è uomo libero e di buoni costumi.
D: E' una bella risposta!
R: L'Esperto l'aveva già data quando mi fece bussare alla porta del Tempio e questa risposta mi aveva permesso di entrare. Ora l'Esperto l'aveva ripetuta e ancora questa risposta mi fece passare.
D: Il 2° Sorvegliante vi fece passare?
R: Sì, ma con una operazione molto rilevante.
D: Quale operazione?
R: Il 2° Sorvegliante lo indicò chiaramente: Se è libero e di buoni costumi che passi, dopo essere stato purificato dall'Acqua.
D: Purificato dall'Acqua?
R: Sì. In quel momento non capii, anche se mi fu immersa la mano sinistra tre volte in un recipiente di acqua. Ora so che per entrare il Candidato deve attraversare i simbolici quattro elementi per quello che in linguaggio muratorio chiamiamo purificarsi.
D: Qui terminò il viaggio?
R: Qui terminò il secondo viaggio.
D: Vi ricordate il momento esatto in cui il viaggio terminò?
R: Sì, fu il 1° Sorvegliante ad attestarlo.
D: In che modo?
R: Ero stato appena ricondotto tra le Colonne che alta squillò la sua voce: Maestro Venerabile, il secondo viaggio è compiuto.
D: Voi come vi sentivate?
R: Continuavo ad essere scombussolato. Però il Maestro Venerabile spiegò brevemente il significato di quel viaggio.
D: Cosa disse il Maestro Venerabile?
R: Che il viaggio rappresentava il quadro della vita umana.
D: Voleva dunque dire che viaggiare equivaleva a vivere?
R: Mi parte proprio questo il senso del simbolo. Il Maestro Venerabile puntualizzò: Il rumore che avete udito ricorda le passioni che l'agitano; gli ostacoli che avete incontrato, le difficoltà che l'uomo incontra e che non può vincere o superare se non acquistando quella forza morale che gli permetta di lottare contro le avversità, in grazia soprattutto dell'aiuto che trova nel prossimo.
D: L'aiuto del prossimo?
R: Molti parlano di aiuto di Dio. La Massoneria si raccoglie sotto il simbolo iniziatico del Grande Architetto, per cui quando parla di prossimo intende il termine nel senso più ampio possibile, dall'uomo al trascendente.
R: Il Maestro Venerabile parlò di viaggi; disse che uno era già stato compiuto.
Il secondo viaggio
D: Avevate quindi viaggiato?
R: Ora so che era così. Ma in quella tornata non me ne ero reso conto: ero troppo scosso.
D: Quindi avevate viaggiato senza rendervene conto?
R: Strano, vero? Ma era proprio così.
D: E dove avevate viaggiato?
R: Il Maestro Venerabile disse che avevo già compiuto il primo viaggio attraverso la Terra nel Gabinetto di Riflessione.
D: Primo viaggio? Allora ne compiste altri?
R: Sì, il Maestro Venerabile ordinò all'Esperto di impadronirsi di me...
D: Impadronirsi di voi? Non è molto rassicurante.
R: Oggi ne comprendo il senso simbolicamente molto significativo. Allora invece mi parve una espressione poco riguardosa.
D: Cosa doveva fare l'Esperto dopo essersi impadronito di voi?
R: L'Esperto doveva farmi compiere il secondo viaggio.
D: Come si svolse il secondo viaggio?
R: Feci un giro orario attorno al Tempio, ma ovviamente non me ne resi conto, bendato qual ero: mi sentivo sballottato qua e là, con molti rumori ed ostacoli contro i quali andavo a sbattere.
D: Continuò per molto questa esperienza?
R: Non saprei rispondere. Ad un certo punto mi sentii sballottato verso una persona (ora so che era il 2° Sorvegliante) e la mia mano sinistra (ma era proprio mia quella mano che non pareva nemmeno obbedire alla mia volontà?) gli batté per tre volte da qualche parte (era la sua spalla destra). Sentii subito dopo qualcosa puntare sul mio petto (era il suo Maglietto).
D: Quindi fu il 2° Sorvegliante ad interrompere il vostro viaggio?
R: Sì. Mi disse con voce cavernosa: Chi è là?
D: Voi cosa rispondeste?
R: Io? Nulla. Non avrei saputo cosa dire. Per me rispose il mio accompagnatore (ma era accompagnatore, guida o un carceriere che si era impadronito di me e mi faceva fare tutto quello che voleva?).
D: Cosa rispose la vostra guida?
R: Ci fu un dialogo che ricordo nitidamente.
D: Volete ripeterlo?
R: L'Esperto rispose: Conduco un profano che chiede di essere accolto tra i Liberi Muratori.
D: Quindi una specie di chiave per il passaggio?
R: Non ancora. Il 2° Sorvegliante domandò: Come osa sperarlo? Sembrava quasi che cercasse di dissuadermi e che fosse per lui più importante farmi retrocedere che permettermi di passare.
D: Quale fu la risposta?
R: L'Esperto rispose: Perché è uomo libero e di buoni costumi.
D: E' una bella risposta!
R: L'Esperto l'aveva già data quando mi fece bussare alla porta del Tempio e questa risposta mi aveva permesso di entrare. Ora l'Esperto l'aveva ripetuta e ancora questa risposta mi fece passare.
D: Il 2° Sorvegliante vi fece passare?
R: Sì, ma con una operazione molto rilevante.
D: Quale operazione?
R: Il 2° Sorvegliante lo indicò chiaramente: Se è libero e di buoni costumi che passi, dopo essere stato purificato dall'Acqua.
D: Purificato dall'Acqua?
R: Sì. In quel momento non capii, anche se mi fu immersa la mano sinistra tre volte in un recipiente di acqua. Ora so che per entrare il Candidato deve attraversare i simbolici quattro elementi per quello che in linguaggio muratorio chiamiamo purificarsi.
D: Qui terminò il viaggio?
R: Qui terminò il secondo viaggio.
D: Vi ricordate il momento esatto in cui il viaggio terminò?
R: Sì, fu il 1° Sorvegliante ad attestarlo.
D: In che modo?
R: Ero stato appena ricondotto tra le Colonne che alta squillò la sua voce: Maestro Venerabile, il secondo viaggio è compiuto.
D: Voi come vi sentivate?
R: Continuavo ad essere scombussolato. Però il Maestro Venerabile spiegò brevemente il significato di quel viaggio.
D: Cosa disse il Maestro Venerabile?
R: Che il viaggio rappresentava il quadro della vita umana.
D: Voleva dunque dire che viaggiare equivaleva a vivere?
R: Mi parte proprio questo il senso del simbolo. Il Maestro Venerabile puntualizzò: Il rumore che avete udito ricorda le passioni che l'agitano; gli ostacoli che avete incontrato, le difficoltà che l'uomo incontra e che non può vincere o superare se non acquistando quella forza morale che gli permetta di lottare contro le avversità, in grazia soprattutto dell'aiuto che trova nel prossimo.
D: L'aiuto del prossimo?
R: Molti parlano di aiuto di Dio. La Massoneria si raccoglie sotto il simbolo iniziatico del Grande Architetto, per cui quando parla di prossimo intende il termine nel senso più ampio possibile, dall'uomo al trascendente.
venerdì 23 maggio 2014
Libertà, Morale e Virtù
Il Maestro Venerabile continua a domandare.
D: Dopo la risposta alla domanda che successe?
R: Il Maestro Venerabile mi chiese se fossi stato disposto a subire le necessarie prove per potere essere ammesso nell'Istituzione.
D: E voi?
R: Risposi affermativamente.
D: Quali prove subiste?
R: Prima delle prove fui fatto sedere. Mi dovevano essere preventivamente spiegati cosa fossero la Libertà, la Morale, la Virtù.
Libertà, Morale e Virtù
D: Cosa è la Libertà?
R: Per il Libero Muratore la Libertà è il potere di compiere o non compiere atti e azioni secondo la nostra volontà.
D: Qualunque atto?
R: No, solo quelle azioni che non sono in contrasto con la legge morale e la libertà altrui.
D: Cosa è la Morale?
R: Per il Libero Muratore la Morale è la legge naturale, universale ed eterna che guida ogni uomo intelligente e libero.
D: In che modo guida?
R: La Morale ci insegna i nostri doveri e i nostri diritti. Il Maestro Venerabile insistette sull'uso ragionato dei diritti in modo che non potessero trasformarsi in arbitrio.
D: Cosa intendete per uso ragionato dei diritti?
R: Il diritto temperato dal dovere.
D: A cosa si rivolge la Morale?
R: La Morale si rivolge ai più puri sentimenti del cuore per assicurare il trionfo della ragione e della virtù.
D: Cosa è la Virtù?
R: Etimologicamente la parola virtù significa forza. La Virtù quindi è la forza di adempiere in ogni occasione i doveri del proprio stato verso la famiglia e la società.
D: Come si pratica?
R: La Virtù si pratica con disinteresse. Molti uomini ci hanno insegnato che non si può essere fermati nella pratica della Virtù né da sacrifici personali né addirittura dalla morte.
D: Il contrario della Virtù?
R: E' il vizio, cioè ogni concessione all'interesse, personale o di parte, e alla passione a spese del dovere.
D: E' dunque da evitare?
R: Sì, è un pericolo contro cui armarsi con tutta la forza della ragione e l'energia del carattere. E' proprio per frenare le nostre passioni, elevarci al di sopra di interessi vili, calmare i nostri ardori antisociali e antimorali che ci riuniamo nei Templi della Libera Muratoria.
D: E' un lavoro importante.
R: Noi lavoriamo senza tregua al nostro miglioramento, perché è solo regolando le nostre inclinazioni e i nostri costumi che perverremo a dare a noi stessi quel giusto equilibrio che costituisce la saggezza, cioè la scienza della vita.
giovedì 22 maggio 2014
Il presunto avversario
Continua il colloquio - interrogatorio del Maestro Venerabile con il Candidato
D: Prestaste la dichiarazione?
R: Certo. In quel momento ne sentii tutta l'importanza e la profondità.
D: Cosa successe dopo?
R: Il Maestro Venerabile mi chiese cosa sapessi della Libera Muratoria1.
D: Cosa rispondeste?
R: Avevo letto alcuni libri e diversi articoli di giornale (non tutti positivi); ne avevo anche parlato a lungo con il Fratello che mi avvicinò. Ne avevo quindi una infarinatura, sia pur generica. Ma la situazione che stavo vivendo, prima nel Gabinetto e poi bendato e inerme alla mercé di tutto e di tutti (come in quel momento mi pareva), mi aveva fatto ricredere e la risposta mi salì alla bocca contemporaneamente al suggerimento dell'Esperto: Non ne sapevo nulla!
D: Come accolse la vostra risposta il Maestro Venerabile?
R: Mi parve fosse la risposta che si attendeva.
D: Perché dite così?
R: Perché la risposta fu esauriente e pacata. Sembrava quasi che il Maestro Venerabile sapesse che ciò che si dice comunemente della Massoneria non fosse altro che informazioni parziali e incomplete.
D: Quale fu la spiegazione del Maestro Venerale?
R: Cominciava così: I princìpi della Libera Muratoria sono comuni a tutti i Fratelli sparsi per il mondo.
D: Affermazione sicuramente encomiabile.
R: Certo, sottolinea l'universalità della Massoneria al di là di paesi e tradizioni diverse.
D: Continuate.
R: Il seguito indica i princìpi della Libera Muratoria fondati sulla ragione.
D: Quindi la Massoneria si basa sulla ragione?
R: Certo, ma bisogna spiegarne il senso.
D: In che modo?
R: Assumere a fondamento la ragione serve ad evitare assolutismi intolleranti. Ma significa anche riconoscere che la ragione è strettamente collegata alle facoltà non razionali, le quali, appunto per essere collegate alla ragione, sono allontanate dalla sbrigliatezza assoluta.
D: Come continuò il Maestro Venerabile?
R: Il Maestro Venerabile sottolineò la perfezione di questi princìpi che pur essendo immutabili sono così perfetti da consentire a ciascuno la piena libertà nella ricerca del Vero.
D: Il Maestro Venerabile enunciò questi princìpi?
R: Ne enunciò il più importante: la tolleranza. Essa permette - continuò il Maestro Venerabile - a uomini di carattere e condizioni diverse di sedere fraternamente nel Tempio e di lavorare per gli stessi scopi col più assoluto, affettuoso, reciproco rispetto.
D: Un principio importante.
R: E' il principio fondamentale alla base di tutta la Massoneria. Non cotano distinzioni religiose, politiche o sociali. I Massoni si chiamano reciprocamente fratelli perché vogliono esserlo, ed essendolo il legame tra loro è più importante delle diverse opinioni religiose, filosofiche, politiche, che pur restano, ma che nel lavoro muratorio perdono importanza.
Il presunto avversario
D: Quindi viene valutato il legame fraterno tra i Massoni?
R: Sì. Infatti il Maestro Venerabile mi fece una domanda che ritengo fondamentale.
D: Quale?
R: Mi chiese: Se tra noi trovaste qualcuno che per partito politico, per fede religiosa o per altro motivo avete considerato fino ad ora un nemico, siete pronto ad abbracciarlo e a considerarlo un fratello?
D: E' proprio una questione molto importante.
R: Il Maestro Venerabile aggiunse un'altra osservazione. Disse infatti: Prima di rispondere considerate che l'uomo da voi ritenuto un nemico, essendo qui tra noi, ha approvato la vostra ammissione ed è pronto ad abbracciarvi.
D: Avete risposto alla domanda?
R: Certo, ho risposto. E rispondendo ho svolto tra me e me alcune considerazioni che ritengo altrettanto fondamentali.
D: Volete dirle?
R: Bisogna tener presente lo stato d'animo di un bussante durante il Rito di iniziazione. E' stato accolto da un uomo mascherato che lo ha cacciato di forza in un piccolo ambiente quasi buio con evidenti segnali di morte. Dopo qualche tempo è stato tolto da quell'ambiente per essere scomposto nei vestiti e contemporaneamente bendato. Senza veder nulla è portato in un altro ambiente più grande dove coglie, senza vedere, la presenza di molte persone. Si trova in uno stato emotivamente alterato e non ha difficoltà a rispondere positivamente: il presunto nemico lo ha accettato decidendo di non respingerlo; la sua risposta non può che essere positiva.
D: Ma non è quello che si richiede?
R: Certo. Ma l'impegno non si esaurisce in quella tornata.
D: In che senso?
R: Supponiamo che in futuro venga presentato come candidato all'iniziazione un profano e che l'odierno bussante ormai diventato Fratello a pieno titolo, magari con responsabilità nella conduzione della Loggia, consideri quel candidato un proprio avversario nella società civile o religiosa.
D: E' una situazione che può verificarsi.
R: Allora come dovrà comportarsi l'odierno bussante? Questa volta starebbe a lui compiere eventualmente il primo passo. La sua contrarietà all'ingresso del futuro candidato sarebbe dovuta alla mancanza delle qualificazioni indispensabili oppure sarebbe lui a non vedere la presenza delle qualificazioni a causa della sua avversione personalistica?
D: Potrebbe essere un caso che non si verificherà mai.
R: Certamente. Ma l'esempio un po' paradossale significa che il bussante nel momento in cui risponde positivamente alla domanda del Maestro Venerabile prende un impegno che non è solo riferito ad un eventuale Fratello presente in quella tornata, ma varrà da quel momento in poi verso tutti coloro che faranno domanda di ammissione all'Istituzione.
D: Comprendo ciò che dite.
R: Io risposi positivamente alla domanda del Maestro Venerabile, e fu proprio nel momento in cui diedi la risposta che fui consapevole che il mio impegno non si esauriva nell'arco di poche ore ma che si estendeva temporalmente per tutta la mia vita.
D: Secondo quanto dicevate prima?
R: Sì, era l'impegno di non far prevalere mai interessi personalistici nel rapporto con le altre persone.
D: Se non vi foste impegnato positivamente, cosa sarebbe successo?
R: A mia memoria non è mai capitato che un bussante rispondesse negativamente alla domanda. Se la risposta è negativa immagino che non si possa procedere con il Rito di iniziazione e che quel profano non possa diventare Libero Muratore.
D: Prestaste la dichiarazione?
R: Certo. In quel momento ne sentii tutta l'importanza e la profondità.
D: Cosa successe dopo?
R: Il Maestro Venerabile mi chiese cosa sapessi della Libera Muratoria1.
D: Cosa rispondeste?
R: Avevo letto alcuni libri e diversi articoli di giornale (non tutti positivi); ne avevo anche parlato a lungo con il Fratello che mi avvicinò. Ne avevo quindi una infarinatura, sia pur generica. Ma la situazione che stavo vivendo, prima nel Gabinetto e poi bendato e inerme alla mercé di tutto e di tutti (come in quel momento mi pareva), mi aveva fatto ricredere e la risposta mi salì alla bocca contemporaneamente al suggerimento dell'Esperto: Non ne sapevo nulla!
D: Come accolse la vostra risposta il Maestro Venerabile?
R: Mi parve fosse la risposta che si attendeva.
D: Perché dite così?
R: Perché la risposta fu esauriente e pacata. Sembrava quasi che il Maestro Venerabile sapesse che ciò che si dice comunemente della Massoneria non fosse altro che informazioni parziali e incomplete.
D: Quale fu la spiegazione del Maestro Venerale?
R: Cominciava così: I princìpi della Libera Muratoria sono comuni a tutti i Fratelli sparsi per il mondo.
D: Affermazione sicuramente encomiabile.
R: Certo, sottolinea l'universalità della Massoneria al di là di paesi e tradizioni diverse.
D: Continuate.
R: Il seguito indica i princìpi della Libera Muratoria fondati sulla ragione.
D: Quindi la Massoneria si basa sulla ragione?
R: Certo, ma bisogna spiegarne il senso.
D: In che modo?
R: Assumere a fondamento la ragione serve ad evitare assolutismi intolleranti. Ma significa anche riconoscere che la ragione è strettamente collegata alle facoltà non razionali, le quali, appunto per essere collegate alla ragione, sono allontanate dalla sbrigliatezza assoluta.
D: Come continuò il Maestro Venerabile?
R: Il Maestro Venerabile sottolineò la perfezione di questi princìpi che pur essendo immutabili sono così perfetti da consentire a ciascuno la piena libertà nella ricerca del Vero.
D: Il Maestro Venerabile enunciò questi princìpi?
R: Ne enunciò il più importante: la tolleranza. Essa permette - continuò il Maestro Venerabile - a uomini di carattere e condizioni diverse di sedere fraternamente nel Tempio e di lavorare per gli stessi scopi col più assoluto, affettuoso, reciproco rispetto.
D: Un principio importante.
R: E' il principio fondamentale alla base di tutta la Massoneria. Non cotano distinzioni religiose, politiche o sociali. I Massoni si chiamano reciprocamente fratelli perché vogliono esserlo, ed essendolo il legame tra loro è più importante delle diverse opinioni religiose, filosofiche, politiche, che pur restano, ma che nel lavoro muratorio perdono importanza.
Il presunto avversario
D: Quindi viene valutato il legame fraterno tra i Massoni?
R: Sì. Infatti il Maestro Venerabile mi fece una domanda che ritengo fondamentale.
D: Quale?
R: Mi chiese: Se tra noi trovaste qualcuno che per partito politico, per fede religiosa o per altro motivo avete considerato fino ad ora un nemico, siete pronto ad abbracciarlo e a considerarlo un fratello?
D: E' proprio una questione molto importante.
R: Il Maestro Venerabile aggiunse un'altra osservazione. Disse infatti: Prima di rispondere considerate che l'uomo da voi ritenuto un nemico, essendo qui tra noi, ha approvato la vostra ammissione ed è pronto ad abbracciarvi.
D: Avete risposto alla domanda?
R: Certo, ho risposto. E rispondendo ho svolto tra me e me alcune considerazioni che ritengo altrettanto fondamentali.
D: Volete dirle?
R: Bisogna tener presente lo stato d'animo di un bussante durante il Rito di iniziazione. E' stato accolto da un uomo mascherato che lo ha cacciato di forza in un piccolo ambiente quasi buio con evidenti segnali di morte. Dopo qualche tempo è stato tolto da quell'ambiente per essere scomposto nei vestiti e contemporaneamente bendato. Senza veder nulla è portato in un altro ambiente più grande dove coglie, senza vedere, la presenza di molte persone. Si trova in uno stato emotivamente alterato e non ha difficoltà a rispondere positivamente: il presunto nemico lo ha accettato decidendo di non respingerlo; la sua risposta non può che essere positiva.
D: Ma non è quello che si richiede?
R: Certo. Ma l'impegno non si esaurisce in quella tornata.
D: In che senso?
R: Supponiamo che in futuro venga presentato come candidato all'iniziazione un profano e che l'odierno bussante ormai diventato Fratello a pieno titolo, magari con responsabilità nella conduzione della Loggia, consideri quel candidato un proprio avversario nella società civile o religiosa.
D: E' una situazione che può verificarsi.
R: Allora come dovrà comportarsi l'odierno bussante? Questa volta starebbe a lui compiere eventualmente il primo passo. La sua contrarietà all'ingresso del futuro candidato sarebbe dovuta alla mancanza delle qualificazioni indispensabili oppure sarebbe lui a non vedere la presenza delle qualificazioni a causa della sua avversione personalistica?
D: Potrebbe essere un caso che non si verificherà mai.
R: Certamente. Ma l'esempio un po' paradossale significa che il bussante nel momento in cui risponde positivamente alla domanda del Maestro Venerabile prende un impegno che non è solo riferito ad un eventuale Fratello presente in quella tornata, ma varrà da quel momento in poi verso tutti coloro che faranno domanda di ammissione all'Istituzione.
D: Comprendo ciò che dite.
R: Io risposi positivamente alla domanda del Maestro Venerabile, e fu proprio nel momento in cui diedi la risposta che fui consapevole che il mio impegno non si esauriva nell'arco di poche ore ma che si estendeva temporalmente per tutta la mia vita.
D: Secondo quanto dicevate prima?
R: Sì, era l'impegno di non far prevalere mai interessi personalistici nel rapporto con le altre persone.
D: Se non vi foste impegnato positivamente, cosa sarebbe successo?
R: A mia memoria non è mai capitato che un bussante rispondesse negativamente alla domanda. Se la risposta è negativa immagino che non si possa procedere con il Rito di iniziazione e che quel profano non possa diventare Libero Muratore.
mercoledì 21 maggio 2014
Continua l'interrogatorio...
Abbiamo lasciato il nostro Candidato all'ingresso del Tempio. Continuano le domande del Maestro Venerabile per comprenderlo e fargli comprendere.
D: Come avreste dovuto dimostrare il vostro impegno?
R: Rispondendo lealmente ad alcune domande.
D: Tutto qui?
R: Rispondere non era un puro esercizio di parola, ma la dimostrazione dell'atteggiamento corretto e della disponibilità onesta per togliersi la benda.
D: E voi avete risposto?
R: Sì, mi resi disponibile a rispondere alle domande che mi sarebbero state fatte.
D: Quali domande vi fecero?
Luce Massonica
R: Per prima cosa il Maestro Venerabile mi domandò cosa volessi dalla Massoneria.
D: Cosa rispondeste?
R: Risposi che cercavo la Luce. Era facile rispondere nelle mie condizioni, bendato e quindi cieco com'ero. Anche se le risposte mi venivano suggerite, nel momento stesso in cui rispondevo mi rendevo conto che erano proprio le risposte che avrei voluto dare, per cui in un certo senso il suggerimento non proveniva dall'esterno, ma da una persona che dimostrava di conoscermi talmente bene da suggerirmi proprio ciò che avrei voluto dire.
D: Cosa vi fu chiesto ancora?
R: Il Maestro Venerabile richiese un mio impegno sui motivi che mi avevano spinto a chiedere “la Luce Massonica”.
D: Luce Massonica?
R: Sì, disse proprio così. Sul momento, troppo preso dall'agitazione emotiva non colsi l'ampiezza del termine, forse un po' pretenzioso, ma certamente profondo e rispettoso.
D: Rispettoso? Che volete dire?
R: Ma è semplice! Disse “Luce Massonica”, non “Luce”.
D: Non capisco.
R: Dicendo “Luce Massonica” non si escludevano altre possibilità di Luci. Quindi la Massoneria indica la propria via ma non esclude altre vie, che rispetta. E’ l’uomo che deve scegliere quella che gli è più confacente.
D: Continuate.
R: Ogni dichiarazione deve essere basata su fondamenta solide, e questa doveva essere proclamata sul mio onore.
D: Sul vostro onore?
R: Sì, l'onore di un uomo libero e di buoni costumi, come aveva garantito l'Esperto bussando per me alla porta del Tempio.
D: Lo dichiaraste?
R: Certo, aggiungendo due coppie di qualificazioni e due finalità.
D: Spiegatevi meglio.
R: La dichiarazione veniva data liberamente e spontaneamente, cioè senza costrizioni e senza secondi fini.
D: Procedendo nel vostro percorso muratorio vedrete che ogni impegno verrà sempre preso liberamente e spontaneamente. Ma continuate.
R: La dichiarazione veniva data anche con disinteresse e spirito di sacrificio.
D: Per quali motivi?
R: La ricerca non può essere che libera, senza preoccupazioni materiali che altrove possono essere anche legittime, ma non in questo campo. La ricerca deve essere svolta sempre consapevoli che i propri risultati possono anche portare a scelte dolorose.
D: Le finalità della ricerca?
R: Mi stupirono gli scopi proclamati nella dichiarazione. Il Maestro Venerabile esplicitamente disse: Per il vostro e per il nostro perfezionamento. Dunque la mia ricerca avrebbe portato benefici non solo a me stesso, ma anche agli altri; e quindi anche la ricerca degli altri avrebbe portato benefici pure a me. Cominciai ad individuare la profondità dei legami che stavo costruendo.
D: Prestaste la dichiarazione?
R: Certo. In quel momento ne sentii tutta l'importanza e la profondità.
D: Come avreste dovuto dimostrare il vostro impegno?
R: Rispondendo lealmente ad alcune domande.
D: Tutto qui?
R: Rispondere non era un puro esercizio di parola, ma la dimostrazione dell'atteggiamento corretto e della disponibilità onesta per togliersi la benda.
D: E voi avete risposto?
R: Sì, mi resi disponibile a rispondere alle domande che mi sarebbero state fatte.
D: Quali domande vi fecero?
Luce Massonica
R: Per prima cosa il Maestro Venerabile mi domandò cosa volessi dalla Massoneria.
D: Cosa rispondeste?
R: Risposi che cercavo la Luce. Era facile rispondere nelle mie condizioni, bendato e quindi cieco com'ero. Anche se le risposte mi venivano suggerite, nel momento stesso in cui rispondevo mi rendevo conto che erano proprio le risposte che avrei voluto dare, per cui in un certo senso il suggerimento non proveniva dall'esterno, ma da una persona che dimostrava di conoscermi talmente bene da suggerirmi proprio ciò che avrei voluto dire.
D: Cosa vi fu chiesto ancora?
R: Il Maestro Venerabile richiese un mio impegno sui motivi che mi avevano spinto a chiedere “la Luce Massonica”.
D: Luce Massonica?
R: Sì, disse proprio così. Sul momento, troppo preso dall'agitazione emotiva non colsi l'ampiezza del termine, forse un po' pretenzioso, ma certamente profondo e rispettoso.
D: Rispettoso? Che volete dire?
R: Ma è semplice! Disse “Luce Massonica”, non “Luce”.
D: Non capisco.
R: Dicendo “Luce Massonica” non si escludevano altre possibilità di Luci. Quindi la Massoneria indica la propria via ma non esclude altre vie, che rispetta. E’ l’uomo che deve scegliere quella che gli è più confacente.
D: Continuate.
R: Ogni dichiarazione deve essere basata su fondamenta solide, e questa doveva essere proclamata sul mio onore.
D: Sul vostro onore?
R: Sì, l'onore di un uomo libero e di buoni costumi, come aveva garantito l'Esperto bussando per me alla porta del Tempio.
D: Lo dichiaraste?
R: Certo, aggiungendo due coppie di qualificazioni e due finalità.
D: Spiegatevi meglio.
R: La dichiarazione veniva data liberamente e spontaneamente, cioè senza costrizioni e senza secondi fini.
D: Procedendo nel vostro percorso muratorio vedrete che ogni impegno verrà sempre preso liberamente e spontaneamente. Ma continuate.
R: La dichiarazione veniva data anche con disinteresse e spirito di sacrificio.
D: Per quali motivi?
R: La ricerca non può essere che libera, senza preoccupazioni materiali che altrove possono essere anche legittime, ma non in questo campo. La ricerca deve essere svolta sempre consapevoli che i propri risultati possono anche portare a scelte dolorose.
D: Le finalità della ricerca?
R: Mi stupirono gli scopi proclamati nella dichiarazione. Il Maestro Venerabile esplicitamente disse: Per il vostro e per il nostro perfezionamento. Dunque la mia ricerca avrebbe portato benefici non solo a me stesso, ma anche agli altri; e quindi anche la ricerca degli altri avrebbe portato benefici pure a me. Cominciai ad individuare la profondità dei legami che stavo costruendo.
D: Prestaste la dichiarazione?
R: Certo. In quel momento ne sentii tutta l'importanza e la profondità.
martedì 20 maggio 2014
Sogno
Ho fatto un sogno.
Mi trovo al crepuscolo in una specie di
cantiere, quando sono bruscamente fermato da alcune persone armate.
Mi chiedono chi sia e che ci faccia in quel posto senza
autorizzazione. Di più, mi chiedono la parola ed io, senza nemmeno
sapere come e perché, pronuncio un nome.
Pare abbia detto bene perché, pur perplessi, cambiano atteggiamento nei miei confronti;
però mi obbligano a seguirli.
Mi trovo così portato ad una specie di
adunata, in un angolo remoto di quel posto quasi lunare, nell'oscurità che avanza. Ci sono molte persone in questo raduno: tre
sono sedute alla parete di fronte all'ingresso, uno dei tre in
posizione più elevata.
I miei accompagnatori gli si rivolgono con
rispetto e raccontano che mi hanno trovato nel cantiere vagare in
modo sospetto, ma - dicono - io conosco la parola. Quindi mi hanno
portato dal Maestro per avere istruzioni.
La persona seduta alla sua destra si
avvicina e mi guarda le mani: "Non può essere dei nostri -
conclude - ha le mani molli e delicate di chi non ha mai lavorato la pietra".
La persona seduta alla sinistra di
quello che appare il capo si avvicina e, con una smorfia,
assicura che non ho il buon odore di chi fatica tutto il giorno alla cava o
sulle mura.
Il Maestro appare perplesso.
Non capisce
come possa conoscere la parola e mi chiede chi me l'abbia rivelata.
Gli spiego che mi fu insegnata quando
fui fatto massone.
"Sei massone?" - mi domanda -
"Di quale Gilda?".
"Di nessuna Gilda" - rispondo
con orgoglio - "Sono un massone speculativo, erede degli antichi
costruttori di cattedrali!".
Una risata smisurata copre le mie
parole e il Maestro si fa interprete dell'ilarità generale: "Nostro
erede, dici? No, no, è impossibile: sei troppo fighetto!".
Mi sono svegliato, sudato e agitato.
lunedì 19 maggio 2014
Sulla soglia del Tempio
La porta si apre e il Candidato viene accolto.
D:
Che successe al vostro ingresso?
R: Fui accolto sulla punta di
un oggetto acuminato.
D:
Che genere di oggetto acuminato?
R:
Alla domanda del Maestro Venerabile lì per lì non seppi rispondere.
Tenete presente il mio stato poco lucido. Poteva essere qualunque
cosa che mi premesse il petto, da un dito ad un coltello.
D:
Come poteste rispondere?
R: Il mio accompagnatore mi
suggerì la risposta. Potei quindi rispondere che era la punta di una
spada. Seppi poi che impugnata dal Copritore era diretta verso il mio
cuore.
D:
Perché foste accolto sulla punta di una spada?
R: Lo spiegò il Maestro
Venerabile. La spada rappresenta il rimorso che torturerà il
traditore dei segreti della Massoneria o chi ne ha chiesto
l'affiliazione per interessi materiali.
D:
E' una precisa dichiarazione.
R: Sì, un chiaro programma di
lavoro: chi chiede l'affiliazione per motivi materiali non sarà mai
un buon Massone.
D:
Dopo le parole del Maestro Venerabile che fu fatto?
R: Dopo le parole del Maestro
Venerabile non sentii più la punta sul petto; immaginai che il
Copritore avesse abbassato la spada.
D:
Vi dissero altro?
R: Il Maestro Venerabile mi
fece un'altra domanda: Profano cosa avete sugli occhi?
D:
Cosa rispondeste?
R: Anche se l'esperto suggerì,
la risposta era semplice: avevo una benda.
D:
Andate avanti.
R: Il Maestro Venerabile mi
spiegò che la benda che mi impediva di vedere era il simbolo delle
tenebre nelle quali si trova l'uomo.
D:
State rispondendo molto sinteticamente.
R: La risposta fu più ampia.
Il Maestro Venerabile spiegò che nelle tenebre si trova l'uomo
immerso nell'ignoranza e nella superstizione. In quel momento però
sorse nel mio animo un pensiero.
D:
Quale?
R: Che la Massoneria stava
usando simboli: dalle situazioni particolari riusciva a dedurre
spiegazioni generali che superavano le piccole situazioni che mi
riguardavano. Così compresi che il passaggio nel Gabinetto di
Riflessione e poi l'essere stato bendato erano esperienze che
dovevano essere considerate simboliche e non semplici
rappresentazioni teatrali.
D:
Che disse ancora il Maestro Venerabile?
R: Disse che la Libera
Muratoria avrebbe potuto aiutarmi a sciogliere la benda. Apprezzai
molto questa frase.
D:
Perché?
R: Per la sua fondamentale
onestà. Non mi disse che la Massoneria mi avrebbe tolto la benda,
bensì che avrebbe potuto aiutarmi.
D:
E allora?
R: Il senso profondo di quelle
parole era che la benda avrei dovuto togliermela da solo, e così
facendo avrei avuto l'aiuto della Massoneria. Il senso era ancora più
chiaro con le parole seguenti.
D:
Quali?
R: Prima che la Massoneria
potesse aiutarmi a togliere la benda avrei dovuto dimostrare la mia
buona volontà.
D:
Che significa?
R: Avrei dovuto cioè
dimostrare il mio impegno nel lavoro.
domenica 18 maggio 2014
Il Candidato entra nel Tempio
Continua l'avventura del nostro profano.
D: Che si diceva?
R: Una voce, seppi in seguito che si trattava del Copritore, annunciò al 2° Sorvegliante: Si batte da profano alla porta del Tempio.
D: Il 2° Sorvegliante dispose di aprire la porta?
R: No, un'altra voce, oggi so che fu il 2° Sorvegliante, annunciò al 1° Sorvegliante: Si batte da profano alla porta del Tempio.
D: Ah, fu il 1° Sorvegliante a farvi aprire?
R: No, una terza voce annunciò: Maestro Venerabile, si batte da profano alla porta del Tempio.
D: A questo punto si aprì la porta?
R: Non ancora. Come se si fossero percorse tre tappe in salita, ora si dovettero ridiscendere le tre tappe.
D: In che senso?
R: Il Maestro Venerabile chiese al 1° Sorvegliante chi fosse alla porta. Anzi, fu più perentorio: Chiedete chi osa battere così, disturbando i nostri architettonici lavori.
D: Non sembrava un atteggiamento accogliente.
R: Infatti; dal tono e dalle parole pareva quasi più disposto a farmi cacciare che ricevermi.
D: Il 1° Sorvegliante cosa fece?
R: Chiese al 2° Sorvegliante chi osasse battere alla porta.
D: Il 2° Sorvegliante fece aprire la porta?
R: No, dispose che il Copritore si informasse.
D: E il Copritore?
R: Il Copritore venne alla porta.
D: Cosa fece?
R: Aprì la porta, si informò, chiuse la porta e riferì al 2° Sorvegliante.
D: Cosa riferì?
R: Riferì che alla porta c'era l'Esperto che conduceva un profano.
D: Come poteva l'Esperto condurre un profano nel Tempio?
R: Il profano era uomo libero e di buoni costumi. Il profano cercava la Luce.
D: A chi lo riferì?
R: Al 2° Sorvegliante, che lo comunicò al 1° Sorvegliante, il quale a sua volta lo disse al Maestro Venerabile.
D: Continuando quindi il triplice passaggio?
R: Certo. Ma solo fino a questo punto, perché l'ordine del Maestro Venerabile fu poi dato direttamente al Copritore: chiedere informazioni sui dati del profano, quelli che noi oggi chiameremmo dati anagrafici.
D: Li deste?
R: Li diede l'Esperto per me. Non dimenticate che ero bendato, in visibile subbuglio e - se mi passate il termine - emotivamente scosso e non troppo lucido.
D: I dati furono comunicati a tutti?
R: Sì, attraverso il triplice passaggio 2° Sorvegliante, 1° Sorvegliante, Maestro Venerabile.
D: Perché?
R: Per sottolineare che tutti i Fratelli delle due Colonne e dell'Oriente erano al corrente della mia identità.
D: Quando siete entrato nel Tempio?
R: Subito dopo la comunicazione delle mie generalità il Maestro Venerabile diede ordine di essere introdotto nel Tempio.
D: Che si diceva?
R: Una voce, seppi in seguito che si trattava del Copritore, annunciò al 2° Sorvegliante: Si batte da profano alla porta del Tempio.
D: Il 2° Sorvegliante dispose di aprire la porta?
R: No, un'altra voce, oggi so che fu il 2° Sorvegliante, annunciò al 1° Sorvegliante: Si batte da profano alla porta del Tempio.
D: Ah, fu il 1° Sorvegliante a farvi aprire?
R: No, una terza voce annunciò: Maestro Venerabile, si batte da profano alla porta del Tempio.
D: A questo punto si aprì la porta?
R: Non ancora. Come se si fossero percorse tre tappe in salita, ora si dovettero ridiscendere le tre tappe.
D: In che senso?
R: Il Maestro Venerabile chiese al 1° Sorvegliante chi fosse alla porta. Anzi, fu più perentorio: Chiedete chi osa battere così, disturbando i nostri architettonici lavori.
D: Non sembrava un atteggiamento accogliente.
R: Infatti; dal tono e dalle parole pareva quasi più disposto a farmi cacciare che ricevermi.
D: Il 1° Sorvegliante cosa fece?
R: Chiese al 2° Sorvegliante chi osasse battere alla porta.
D: Il 2° Sorvegliante fece aprire la porta?
R: No, dispose che il Copritore si informasse.
D: E il Copritore?
R: Il Copritore venne alla porta.
D: Cosa fece?
R: Aprì la porta, si informò, chiuse la porta e riferì al 2° Sorvegliante.
D: Cosa riferì?
R: Riferì che alla porta c'era l'Esperto che conduceva un profano.
D: Come poteva l'Esperto condurre un profano nel Tempio?
R: Il profano era uomo libero e di buoni costumi. Il profano cercava la Luce.
D: A chi lo riferì?
R: Al 2° Sorvegliante, che lo comunicò al 1° Sorvegliante, il quale a sua volta lo disse al Maestro Venerabile.
D: Continuando quindi il triplice passaggio?
R: Certo. Ma solo fino a questo punto, perché l'ordine del Maestro Venerabile fu poi dato direttamente al Copritore: chiedere informazioni sui dati del profano, quelli che noi oggi chiameremmo dati anagrafici.
D: Li deste?
R: Li diede l'Esperto per me. Non dimenticate che ero bendato, in visibile subbuglio e - se mi passate il termine - emotivamente scosso e non troppo lucido.
D: I dati furono comunicati a tutti?
R: Sì, attraverso il triplice passaggio 2° Sorvegliante, 1° Sorvegliante, Maestro Venerabile.
D: Perché?
R: Per sottolineare che tutti i Fratelli delle due Colonne e dell'Oriente erano al corrente della mia identità.
D: Quando siete entrato nel Tempio?
R: Subito dopo la comunicazione delle mie generalità il Maestro Venerabile diede ordine di essere introdotto nel Tempio.
sabato 17 maggio 2014
La preparazione del Candidato
Finalmente il profano esce dal Gabinetto di Riflessione
D: E voi?
R: Rimasi lì. In quel momento cominciavo a vedere la situazione da un altro punto di vista.
D: Quale?
R: Non la vedevo più come una grottesca sceneggiata, ma come una rappresentazione didattica.
D: E' un punto di vista diverso.
R: E' molto diverso. Non mi consideravo più attore mio malgrado di una sceneggiata ma protagonista di un percorso che altri avevano volutamente amplificato sul piano dell'emotività non tanto per obbligarmi a compiere certi atti quanto per indicarmi una via che io avrei dovuto decidere in piena libertà di percorrere.
D: Un completo cambiamento di visuale da parte vostra.
R: Oggi per me è chiaro, ma allora iniziavo a compiere i primi passi e il mio atteggiamento era ancora confuso. Sì, cominciavo a cambiare il punto di vista.
D: E l'atmosfera di morte?
R: Appunto, voluta. Era una rappresentazione, ma per questo non meno significativa. Era come uno scossone alla mia persona. Sapevo già che non ero quello che gli altri credevano io fossi, ma in quell'ambiente, nel Gabinetto di Riflessione, cominciai a pensare che, forse, non ero nemmeno come io credevo di essere. E se proprio questo fosse stato il senso profondo del Testamento?
D: Eravate in una situazione confusa.
R: E mi chiedevo anche se quella confusione in me non fosse proprio stata volutamente suscitata come stimolo al mio percorso.
D: Come usciste dal Gabinetto di Riflessione?
R: La porta si aprì e comparve l'uomo mascherato, che oggi so essere il fratello Esperto.
D: E il vostro Testamento?
R: Mi dissero in seguito che l'Esperto lo aveva consegnato al Maestro Venerabile ed era stato letto e approvato da tutti i Fratelli.
D: Torniamo al momento in cui l'Esperto rientrò nel Gabinetto di Riflessione.
R: L'Esperto aprì la porta e mi fece alzare. Questa volta non aveva la spada ma era ancora mascherato. Mi parlò con voce che pareva cavernosa.
D: Ricordate cosa vi disse?
R: Che sarei stato sottoposto ad alcune prove, e che si aspettavano da me coraggio e fiducia, condizioni essenziali per ricevere la Luce.
D: Come vi preparò?
R: Per prima cosa mi fece togliere la giacca e restare in camicia, senza cravatta e colletto allentato. Mi hanno raccontato che in certe Logge il bussante è parzialmente rivestito solo della camicia ed ha la parte sinistra del petto scoperta.
D: Dunque avevate le vesti scomposte.
R: Poi mi fece alzare il pantalone destro fino a scoprire il ginocchio e mi fece togliere la scarpa sinistra.
D: Camminavate solo con una scarpa?
R: Sì, mi sembrava di essere zoppo.
D: Eravate dunque pronto?
R: No, ancora due particolari essenziali.
D: Quali?
R: L'Esperto mi mise una corda a forma di cappio con nodo scorsoio al collo. Alla fine mi bendò gli occhi.
D: Eravate bendato?
R: Sì, e la cosa mi sconcertò alquanto. Non è piacevole camminare senza sapere dove vai, in balìa di un altro che non sai chi sia.
D: Quindi siete passato dalla stanza nera fiocamente illuminata al buio assoluto?
R: Infatti. Altro che luce: ero sprofondato nelle tenebre!
D: Cosa fece il Fr. Esperto?
R: L'Esperto, mi ha preso sottobraccio e mi ha accompagnato davanti ad una porta. Compresi che era una porta perché mi fece battere diversi colpi, forti.
D: Vi aprirono?
R: Non subito. Anzi, vicino com'ero alla porta, riuscii ad udire ciò che si diceva dentro.
D: E voi?
R: Rimasi lì. In quel momento cominciavo a vedere la situazione da un altro punto di vista.
D: Quale?
R: Non la vedevo più come una grottesca sceneggiata, ma come una rappresentazione didattica.
D: E' un punto di vista diverso.
R: E' molto diverso. Non mi consideravo più attore mio malgrado di una sceneggiata ma protagonista di un percorso che altri avevano volutamente amplificato sul piano dell'emotività non tanto per obbligarmi a compiere certi atti quanto per indicarmi una via che io avrei dovuto decidere in piena libertà di percorrere.
D: Un completo cambiamento di visuale da parte vostra.
R: Oggi per me è chiaro, ma allora iniziavo a compiere i primi passi e il mio atteggiamento era ancora confuso. Sì, cominciavo a cambiare il punto di vista.
D: E l'atmosfera di morte?
R: Appunto, voluta. Era una rappresentazione, ma per questo non meno significativa. Era come uno scossone alla mia persona. Sapevo già che non ero quello che gli altri credevano io fossi, ma in quell'ambiente, nel Gabinetto di Riflessione, cominciai a pensare che, forse, non ero nemmeno come io credevo di essere. E se proprio questo fosse stato il senso profondo del Testamento?
D: Eravate in una situazione confusa.
R: E mi chiedevo anche se quella confusione in me non fosse proprio stata volutamente suscitata come stimolo al mio percorso.
D: Come usciste dal Gabinetto di Riflessione?
R: La porta si aprì e comparve l'uomo mascherato, che oggi so essere il fratello Esperto.
D: E il vostro Testamento?
R: Mi dissero in seguito che l'Esperto lo aveva consegnato al Maestro Venerabile ed era stato letto e approvato da tutti i Fratelli.
D: Torniamo al momento in cui l'Esperto rientrò nel Gabinetto di Riflessione.
R: L'Esperto aprì la porta e mi fece alzare. Questa volta non aveva la spada ma era ancora mascherato. Mi parlò con voce che pareva cavernosa.
D: Ricordate cosa vi disse?
R: Che sarei stato sottoposto ad alcune prove, e che si aspettavano da me coraggio e fiducia, condizioni essenziali per ricevere la Luce.
D: Come vi preparò?
R: Per prima cosa mi fece togliere la giacca e restare in camicia, senza cravatta e colletto allentato. Mi hanno raccontato che in certe Logge il bussante è parzialmente rivestito solo della camicia ed ha la parte sinistra del petto scoperta.
D: Dunque avevate le vesti scomposte.
R: Poi mi fece alzare il pantalone destro fino a scoprire il ginocchio e mi fece togliere la scarpa sinistra.
D: Camminavate solo con una scarpa?
R: Sì, mi sembrava di essere zoppo.
D: Eravate dunque pronto?
R: No, ancora due particolari essenziali.
D: Quali?
R: L'Esperto mi mise una corda a forma di cappio con nodo scorsoio al collo. Alla fine mi bendò gli occhi.
D: Eravate bendato?
R: Sì, e la cosa mi sconcertò alquanto. Non è piacevole camminare senza sapere dove vai, in balìa di un altro che non sai chi sia.
D: Quindi siete passato dalla stanza nera fiocamente illuminata al buio assoluto?
R: Infatti. Altro che luce: ero sprofondato nelle tenebre!
D: Cosa fece il Fr. Esperto?
R: L'Esperto, mi ha preso sottobraccio e mi ha accompagnato davanti ad una porta. Compresi che era una porta perché mi fece battere diversi colpi, forti.
D: Vi aprirono?
R: Non subito. Anzi, vicino com'ero alla porta, riuscii ad udire ciò che si diceva dentro.
venerdì 16 maggio 2014
Il Gabinetto di Riflessione - Seconda parte
Abbiamo lasciato il Candidato nel Gabinetto di Riflessione. Lo ritroviamo ancora lì.
D: Cosa vedeste ancora?
R: Alla mia destra la porta dove ero entrato aveva uno spioncino. La cosa mi infastidì perché subito pensai a qualcuno che poteva osservarmi senza essere visto, come fossi il protagonista inconsapevole di uno strano esperimento. Sulla porta un’altra scritta: “Se la curiosità ti ha condotto qui: esci”. Ebbi un moto di disturbo.
D: Perché?
R: La curiosità è alla base della ricerca umana e nasce dal piacere di conoscere cose nuove; non è un atteggiamento da condannare.
D: Forse quella scritta intendeva per curiosità qualcosa di diverso da quello che intendevate voi.
R: Sì, certo. Ma dentro quello stanzino stava salendo in me un moto di repulsione per quella situazione assurda nella quale mi trovavo. Mi sentivo catapultato dal secolo XXI nel peggiore dei Medioevi e mi stavo chiedendo cosa stessi ancora a fare lì.
D: Perché non andaste via?
R: Non saprei rispondere. Forse mi trattenne una punta di curiosità di vedere come sarebbe andata a finire. E anche una solida fiducia per l'amico che mi aveva confidato di essere massone e mi aveva parlato in modo talmente positivo della Massoneria da avermi fatto fare richiesta di appartenenza: non potevo neanche lontanamente pensare che il mio amico fosse implicato in una specie di diavoleria medievale. E forse anche un po' il timore di una brutta figura agli occhi dei miei misteriosi anfitrioni, che io ancora non conoscevo ma che al contrario potevano conoscermi, e molto bene.
D: Quindi vi stavate basando sulla fiducia nel vostro amico?
R: Sì. Il pensiero che le cose fossero diverse da come apparivano mi venne alla mente. Poi, voltandomi vidi un disegno che mi diede fiducia.
D: Cosa vedeste?
R: Sulla parete alla mia sinistra c'era un gallo e una scritta forse un po' altisonante ma sicuramente di speranza.
D: Cosa c'era scritto?
R: “Se perseveri sarai purificato dagli elementi, uscirai dall’abisso delle tenebre: vedrai la Luce”. La scritta attorniava il gallo, sotto il quale una specie di ammonimento: Perseveranza e Vigilanza.
D: Perché dite “specie di ammonimento”?
R: Perché in realtà più che un ammonimento sembrava quasi un incitare al lavoro.
D: Perché il gallo vi diede fiducia?
R: Perché il gallo annuncia il giorno. Mi colse il pensiero che forse tutta la messinscena aveva lo scopo ben preciso di colpire e indicare un programma di lavoro. Era come se mi avessero detto: Guarda in che misero stato sei, ma, se vuoi, tu puoi uscirne. Ma subito mi colse il dubbio che forse mi sbagliavo.
D: In che senso?
R: Il cercare a tutti i costi gli aspetti positivi, anche quando non ci sono, è sbagliato come il vedere sempre e comunque solo gli aspetti negativi.
D: E' un'osservazione interessante. Come procedeste?
R: Non pensai a nulla perché proprio in quel momento si aprì la porta e comparve l'uomo nero. Questa volta aveva in mano una spada, anche se non la puntava verso di me, e mi chiese se avessi redatto il mio Testamento?
D: Che rispondeste?
R: Che lo avevo scritto. Mi chiese il foglio e glielo consegnai.
D: Disse altro?
R: Disse solo di attendere il suo ritorno e chiuse la porta.
D: Cosa vedeste ancora?
R: Alla mia destra la porta dove ero entrato aveva uno spioncino. La cosa mi infastidì perché subito pensai a qualcuno che poteva osservarmi senza essere visto, come fossi il protagonista inconsapevole di uno strano esperimento. Sulla porta un’altra scritta: “Se la curiosità ti ha condotto qui: esci”. Ebbi un moto di disturbo.
D: Perché?
R: La curiosità è alla base della ricerca umana e nasce dal piacere di conoscere cose nuove; non è un atteggiamento da condannare.
D: Forse quella scritta intendeva per curiosità qualcosa di diverso da quello che intendevate voi.
R: Sì, certo. Ma dentro quello stanzino stava salendo in me un moto di repulsione per quella situazione assurda nella quale mi trovavo. Mi sentivo catapultato dal secolo XXI nel peggiore dei Medioevi e mi stavo chiedendo cosa stessi ancora a fare lì.
D: Perché non andaste via?
R: Non saprei rispondere. Forse mi trattenne una punta di curiosità di vedere come sarebbe andata a finire. E anche una solida fiducia per l'amico che mi aveva confidato di essere massone e mi aveva parlato in modo talmente positivo della Massoneria da avermi fatto fare richiesta di appartenenza: non potevo neanche lontanamente pensare che il mio amico fosse implicato in una specie di diavoleria medievale. E forse anche un po' il timore di una brutta figura agli occhi dei miei misteriosi anfitrioni, che io ancora non conoscevo ma che al contrario potevano conoscermi, e molto bene.
D: Quindi vi stavate basando sulla fiducia nel vostro amico?
R: Sì. Il pensiero che le cose fossero diverse da come apparivano mi venne alla mente. Poi, voltandomi vidi un disegno che mi diede fiducia.
D: Cosa vedeste?
R: Sulla parete alla mia sinistra c'era un gallo e una scritta forse un po' altisonante ma sicuramente di speranza.
D: Cosa c'era scritto?
R: “Se perseveri sarai purificato dagli elementi, uscirai dall’abisso delle tenebre: vedrai la Luce”. La scritta attorniava il gallo, sotto il quale una specie di ammonimento: Perseveranza e Vigilanza.
D: Perché dite “specie di ammonimento”?
R: Perché in realtà più che un ammonimento sembrava quasi un incitare al lavoro.
D: Perché il gallo vi diede fiducia?
R: Perché il gallo annuncia il giorno. Mi colse il pensiero che forse tutta la messinscena aveva lo scopo ben preciso di colpire e indicare un programma di lavoro. Era come se mi avessero detto: Guarda in che misero stato sei, ma, se vuoi, tu puoi uscirne. Ma subito mi colse il dubbio che forse mi sbagliavo.
D: In che senso?
R: Il cercare a tutti i costi gli aspetti positivi, anche quando non ci sono, è sbagliato come il vedere sempre e comunque solo gli aspetti negativi.
D: E' un'osservazione interessante. Come procedeste?
R: Non pensai a nulla perché proprio in quel momento si aprì la porta e comparve l'uomo nero. Questa volta aveva in mano una spada, anche se non la puntava verso di me, e mi chiese se avessi redatto il mio Testamento?
D: Che rispondeste?
R: Che lo avevo scritto. Mi chiese il foglio e glielo consegnai.
D: Disse altro?
R: Disse solo di attendere il suo ritorno e chiuse la porta.
giovedì 15 maggio 2014
Gabinetto di Riflessione
Continua il dialogo del nuovo Apprendista con se stesso. Il Candidato parla ancora del Gabinetto di Riflessione.
D: Cosa vedeste?
R: Molte cose. Alcune note, altre sconosciute e addirittura vidi segni indecifrabili. Sembrava quasi un guazzabuglio casuale di oggetti e disegni. Ma, mi dissi, probabilmente c'era sotto una logica, anche se non riuscivo a comprenderla.
D: Cosa avete riconosciuto?
R: Un calamaio con penna d'oca, presenza logica perché avevo dovuto scrivere il Testamento (ma usai una comune penna a sfera). Pensai fossero stati messi lì come ornamento.
D: Poi cosa avete riconosciuto?
R: C'erano tre ciotole, una con del sale, un'altra con una sostanza strana che mi ricordò il mercurio che il mio insegnante di chimica aveva mostrato ai tempi della scuola. La terza conteneva una polverina gialla, che associai allo zolfo, che da piccolo vedevo spargere nelle strade agli angoli delle case per evitare che i cani vi lasciassero i propri escrementi. Seppi in seguito che erano proprio mercurio e zolfo.
D: Poi cosa vedeste?
R: Del pane secco e una brocca d'acqua. Mi fecero risalire alla mente ricordi della mia infanzia, quando mi sgridavano: se non fai il bravo ti mandiamo in prigione a pane e acqua.
D: Poi cosa vedeste?
R: Una ciotola con chicchi di grano e un teschio, che spinto da uno stimolo improvviso toccai subito.
D: Perché lo toccaste?
R: Non vi è mai capitato di provare l'impulso di toccare un oggetto? Io credo che significhi aumentare le informazioni che si ricevono attraverso i sensi aggiungendo anche quello che comunica il tatto.
D: Così toccaste il teschio?
R: Sì, e provai un sentimento ambivalente di rassicurazione e delusione: rassicurazione perché era di plastica e quindi non era vero e delusione perché appunto non era un vero teschio.
D: Che pensieri strani!
R: Credete? Se ti aspetti di entrare in una associazione di persone serie allora ti aspetti che tutto sia improntato alla massima realtà. So benissimo che sarebbe impossibile avere un teschio vero, ma stranamente un po' ne fui deluso, come se le persone che stavano per accettarmi avessero perso un poco della loro serietà.
D: Sono pensieri forti!
R: Non solo forti, anche sbagliati. Ma lo so oggi, cominciando ad abituarmi al linguaggio dei simboli.
D: Cos'altro vedeste?
R: Sulla parete davanti ai miei occhi vidi disegnate una falce e una clessidra.
D: Sono oggetti che conoscevate già.
R: Certo, e immediatamente mi portarono alla mente il tempo e la sua fine, con le allegorie terrificanti della morte che falcia le anime come il contadino indistintamente taglia tutti i fili d'erba. Ma c'era anche uno sportellino che mi incuriosì.
D: Perché?
R: Vedi uno sportellino chiuso e immediatamente, spinto dalla curiosità, cerchi di aprirlo.
D: Lo avete fatto?
R: Certo.
D: Cosa avete visto?
R: Me stesso, riflesso in uno specchio sul quale, però, era tratteggiato un teschio. Come a dirmi: prima o poi anche tu sarai così. Indubbiamente era un ambiente macabro.
D: Avete visto altro?
R: Sulla parete una scritta minacciosa: “Se tieni alle distinzioni umane, vattene”. Come a dire che dove stavo per entrare non c’erano distinzioni. Sarebbe stato vero?
D: C'era altro?
R: Sì, molti segni che non conoscevo, su tutte le pareti. Triangoli con il vertice in alto oppure in basso, attraversati o no da linee orizzontali. Non mi dicevano nulla e non provai nemmeno a capirli. Capii invece altro.
D: Cosa?
R: Sulla parete alle mie spalle uno scheletro ( “Ancora un altro!... macabri questi massoni” non mi trattenni dal pensare) a sottolineare l’aria lugubre che si respirava lì dentro, a fianco di una scritta altrettanto lugubre: “Se la tua anima ha provato spavento non andare oltre”. Ma oltre cosa? Mi pareva una sceneggiata truculenta. Anche i simboli che non conoscevo contribuivano ad aumentare il mistero di quella stanza!
D: Siete proprio irriverente!
R: Ero ancora un profano e in fondo lo sono rimasto: il processo è lungo e niente affatto facile.
D: Continuate la descrizione!
R: C'era anche la scritta VITRIOL, che mi fece immediatamente venire alla mente il vetriolo, senza comprenderne il senso della sua presenza. Seppi dopo che significava tutt'altro.
D: Cosa?
R: Un acronimo della frase latina “Visita Interiora Terrae Rectificandoque Invenies Occultum Lapidem”.
D: Cosa significa?
R: Visita l'interno della terra e rettificando vi troverai la Pietra nascosta.
D: La Pietra nascosta sotto terra?
R: Sì. Oggi so che in realtà la Terra indica la mia interiorità. Ma non l'ho ancora trovata.
D: Cosa vedeste?
R: Molte cose. Alcune note, altre sconosciute e addirittura vidi segni indecifrabili. Sembrava quasi un guazzabuglio casuale di oggetti e disegni. Ma, mi dissi, probabilmente c'era sotto una logica, anche se non riuscivo a comprenderla.
D: Cosa avete riconosciuto?
R: Un calamaio con penna d'oca, presenza logica perché avevo dovuto scrivere il Testamento (ma usai una comune penna a sfera). Pensai fossero stati messi lì come ornamento.
D: Poi cosa avete riconosciuto?
R: C'erano tre ciotole, una con del sale, un'altra con una sostanza strana che mi ricordò il mercurio che il mio insegnante di chimica aveva mostrato ai tempi della scuola. La terza conteneva una polverina gialla, che associai allo zolfo, che da piccolo vedevo spargere nelle strade agli angoli delle case per evitare che i cani vi lasciassero i propri escrementi. Seppi in seguito che erano proprio mercurio e zolfo.
D: Poi cosa vedeste?
R: Del pane secco e una brocca d'acqua. Mi fecero risalire alla mente ricordi della mia infanzia, quando mi sgridavano: se non fai il bravo ti mandiamo in prigione a pane e acqua.
D: Poi cosa vedeste?
R: Una ciotola con chicchi di grano e un teschio, che spinto da uno stimolo improvviso toccai subito.
D: Perché lo toccaste?
R: Non vi è mai capitato di provare l'impulso di toccare un oggetto? Io credo che significhi aumentare le informazioni che si ricevono attraverso i sensi aggiungendo anche quello che comunica il tatto.
D: Così toccaste il teschio?
R: Sì, e provai un sentimento ambivalente di rassicurazione e delusione: rassicurazione perché era di plastica e quindi non era vero e delusione perché appunto non era un vero teschio.
D: Che pensieri strani!
R: Credete? Se ti aspetti di entrare in una associazione di persone serie allora ti aspetti che tutto sia improntato alla massima realtà. So benissimo che sarebbe impossibile avere un teschio vero, ma stranamente un po' ne fui deluso, come se le persone che stavano per accettarmi avessero perso un poco della loro serietà.
D: Sono pensieri forti!
R: Non solo forti, anche sbagliati. Ma lo so oggi, cominciando ad abituarmi al linguaggio dei simboli.
D: Cos'altro vedeste?
R: Sulla parete davanti ai miei occhi vidi disegnate una falce e una clessidra.
D: Sono oggetti che conoscevate già.
R: Certo, e immediatamente mi portarono alla mente il tempo e la sua fine, con le allegorie terrificanti della morte che falcia le anime come il contadino indistintamente taglia tutti i fili d'erba. Ma c'era anche uno sportellino che mi incuriosì.
D: Perché?
R: Vedi uno sportellino chiuso e immediatamente, spinto dalla curiosità, cerchi di aprirlo.
D: Lo avete fatto?
R: Certo.
D: Cosa avete visto?
R: Me stesso, riflesso in uno specchio sul quale, però, era tratteggiato un teschio. Come a dirmi: prima o poi anche tu sarai così. Indubbiamente era un ambiente macabro.
D: Avete visto altro?
R: Sulla parete una scritta minacciosa: “Se tieni alle distinzioni umane, vattene”. Come a dire che dove stavo per entrare non c’erano distinzioni. Sarebbe stato vero?
D: C'era altro?
R: Sì, molti segni che non conoscevo, su tutte le pareti. Triangoli con il vertice in alto oppure in basso, attraversati o no da linee orizzontali. Non mi dicevano nulla e non provai nemmeno a capirli. Capii invece altro.
D: Cosa?
R: Sulla parete alle mie spalle uno scheletro ( “Ancora un altro!... macabri questi massoni” non mi trattenni dal pensare) a sottolineare l’aria lugubre che si respirava lì dentro, a fianco di una scritta altrettanto lugubre: “Se la tua anima ha provato spavento non andare oltre”. Ma oltre cosa? Mi pareva una sceneggiata truculenta. Anche i simboli che non conoscevo contribuivano ad aumentare il mistero di quella stanza!
D: Siete proprio irriverente!
R: Ero ancora un profano e in fondo lo sono rimasto: il processo è lungo e niente affatto facile.
D: Continuate la descrizione!
R: C'era anche la scritta VITRIOL, che mi fece immediatamente venire alla mente il vetriolo, senza comprenderne il senso della sua presenza. Seppi dopo che significava tutt'altro.
D: Cosa?
R: Un acronimo della frase latina “Visita Interiora Terrae Rectificandoque Invenies Occultum Lapidem”.
D: Cosa significa?
R: Visita l'interno della terra e rettificando vi troverai la Pietra nascosta.
D: La Pietra nascosta sotto terra?
R: Sì. Oggi so che in realtà la Terra indica la mia interiorità. Ma non l'ho ancora trovata.
Iscriviti a:
Commenti (Atom)
Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.