Visualizzazione post con etichetta massoneria. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta massoneria. Mostra tutti i post

28 settembre 2026

Antichi Doveri: Primo 4

   Due Liberi Muratori parlano degli Antichi Doveri

De Officiis Antiquis 

Primo Dovere

Parte quarta

Vecchio Copritore. Anderson cercò di rimuovere dagli Antichi Doveri gli elementi che potevano caratterizzare in senso non tanto cristiano quanto di questo o quel culto cristiano (cattolico, anglicano, luterano...) ed evitare distanze tra fratelli dell'un culto cristiano e fratelli dell'altro culto cristiano, ma tutti appunto nell’alveo del cristianesimo.

Ulisse. E’ mia opinione che quando il pastore presbiteriano Anderson parla della “religione nella quale tutti gli uomini convengono” non si riferisca al nucleo comune di religioni diverse, ma pensi ad una specie di cristianesimo (o “super-cristianesimo”) a monte delle differenziazioni in singoli culti, sul quale possano incontrarsi il cattolico, l’anglicano, il puritano, il calvinista, il luterano, e così via (magari anche chi cristiano non lo è più o non lo è mai stato).

Vecchio Copritore. La tua può essere opinione con qualche fondamento. Ancora oggi uno dei rituali praticati negli Stati Uniti, il rituale Duncan, prevede una apposita lettura per l’iniziazione di un ecclesiastico: “Voi ,fratello, siete predicatore di quella religione le cui caratteristiche sono benevolenza universale e carità illimitata… La Massoneria… promuove la stessa carità e benevolenza…”.

Ulisse. E’ implicito che l’ecclesiastico sia cristiano e che, divenuto massone, possa vivere meglio la propria religione, cioè il proprio cristianesimo.

Vecchio Copritore. Sono parole che l'epica greca chiamerebbe alate. La loro profondità implica che nessuno si deve sentire escluso, nemmeno i seguaci di altre credenze o culti religiosi.

Ulisse. Il Primo Dovere spazza via ogni contesa religiosa (che il rituale italiano esclude tassativamente dai lavori di Loggia assieme alle questioni politiche), senza pronunciarsi sulla religione, limitandosi a indicare quella “nella quale tutti gli uomini convengono”.

Vecchio Copritore. Non esiste una teologia massonica, questo è il grande lascito dei nostri padri fondatori!

Ulisse. Oggi cosa si intende con “religione nella quale tutti gli uomini convengono”? Lo stesso che intendeva Anderson?

Vecchio Copritore. Credo non sia opportuno puntualizzare troppo, pena la “diminuzione” di universalità.

Ahiman Rezon (le Costituzioni della Gran Loggia inglese degli Antichi) specifica: “Un muratore è tenuto per la sua condizione ad osservare la legge morale come un vero Noachide”. I Noachiti sono coloro che, non aderendo per vari motivi al patto di Dio con Abramo e Mosè, seguono la precedente alleanza stipulata da Dio con Noè, quella sigillata dall’arcobaleno multicolore; quindi prima che dai figli di Noè si originassero tutti i popoli che abitano la terra e prima delle differenze anche religiose.

L’essere Noachidi non è chiaro invito alla “religione nella quale tutti gli uomini convengono”?

Ulisse. Forse è più significativo ribadire che la comunione dei Liberi Muratori «...si raccoglie sotto il simbolo iniziatico del G. A. D. U.», e basta!

Vecchio Copritore. Il GADU rappresenta l'oltre. “Oltre” e basta: c'è già tutto. Aggiungiamo con Anderson: i Massoni devono essere uomini buoni e sinceri o uomini di onore ed onestà.

Ulisse. Questa mi pare la “condizione zero” per unire e non dividere. Gli uomini buoni e sinceri possono affrontare in armonia qualunque difficoltà.

Vecchio Copritore. Purtroppo dalle gerarchie religiose, che hanno proibito o escludono per il fedele l’appartenenza alla Massoneria, la Massoneria ha pure imparato.

Ulisse. Che cosa?

Vecchio Copritore. Le gerarchie della Massoneria hanno imparato ciò che la Massoneria dice essere estranea alla Massoneria stessa.

Ulisse. Spiegati meglio.

Vecchio Copritore. Mi riferisco alla proibizione (sì, proibizione!) di frequentare Logge cosiddette non regolari, per esempio. Chi appartiene ad una loggia della comunione-istituzione x non può partecipare ai lavori di una loggia della comunione-istituzione y a meno che tra le organizzazioni x e y non esista una specie di “riconoscimento”.

Ulisse. Le cosiddette “sedicenti” Massonerie!

Vecchio Copritore. Già. Quanta ipocrisia in quel “sedicente”!
Sedicente, cioè sé-dicente, ha assunto il significato: sei tu che lo dici, ma lo dici solo tu, gli altri no, (perché non è vero, tacitamente si deduce). Sedicente è fonicamente simile a seducente, come se il brutto si travestisse da bello e conducesse a deviare dalla retta via.

(continua)





21 luglio 2026

Sulla massoneria

La massoneria come oggi viene praticata è di puro stampo settecentesco.

Le Logge si sono associate in un organismi super-loggia che man mano nel tempo hanno assunto sempre maggiori poteri diventando da occasioni di coordinamento strutture verticistiche.

In questo sono state favorite dalla struttura verticistica di alcuni corpi rituali in cui l'autorità, per così dire, scende dall'alto verso il basso.

Gli organismi super-loggia hanno assunto maggiori poteri e si sono trasformate in "obbedienze", termine che il buon Anderson non conosceva, come non conosceva altri termini (divisivi) come regolarità, legittimità, e così via.

Col tempo sono venute sempre più proibizioni (se sei qui con noi non puoi andare a visitare gli altri, non puoi nemmeno essere con gli altri).

Insomma la massoneria da corpo unitario si è trasferito in un arcipelago di isole non solo separate ma anche in contrapposizione (se non in guerra più o meno latente) con le altre isole.

Si può ancora parlare di massoneria oppure ormai dobbiamo dire massonerie?

Non è ormai giunto il tempo di rivedere certe regole che oggi paiono solo divisive?

10 luglio 2026

Un uomo dialoga con se stesso 5

Continua il mio dialogo interiore tra i due miei "Io" in attesa della Nera Signora.

Al termine della parte precedente avevo espresso il desiderio di avere meno zavorra nel mio appuntamento con la Nera Signora.


Io parlo con me stesso

Parte quinta


Io. Mi domanderà la Nera Signora, oppure sarò io a domandarmi sotto le di lei sembianze: Hai seguito qualcuno?

L'altro io. Che vuol dire?

Io. Nel momento in cui seguite qualcuno, cessate di seguire la verità. Segui qualcuno, non te stesso. Perdi la libertà del cammino.

Oggi paiono pochi gli uomini che cercano la libertà, ma per me è fondamentale. Posso ben dire: io sono un uomo libero e di buoni costumi.
Alla Nera Signora dirò che sì, qualche volta anch’io ho seguito qualcuno. Ma – aggiungerò – solo per poco: non appena mi accorgevo che “seguivo” e non ero un “compagno di strada” mi facevo subito da parte.

L'altro io. Come!?! E la Massoneria? Non dirmi che non hai mai seguito non dico un massone, ma almeno la Massoneria tutta!

Io. La Massoneria non è una guida, non può esserlo per natura. Propone, semplicemente, un metodo di lavoro che crea un uomo libero in una comunità di uomini liberi dove nessuno vuole guidare altri.
L’uomo libero, il caminante,  non cerca guide ma, eventualmente, compagni che possano camminare un poco con lui. E se non trova nessuno, cammina da solo.
No, la Massoneria non può guidare. Io sono massone ma nessun massone mi ha mai guidato. Se ho avuto consigli da qualche massone (e ne ho avuti!), li ho seguiti solo se e quando ne sono stato profondamente convinto.
Sono un massone “con la valigia in mano”, pronto ad andarmene se il cammino mi porta altrove e pronto ad andarmene se qualche massone o qualche Loggia avesse la pretesa di guidarmi.

L'altro io. Ma insomma cosa è la morte?

Io. E’ un viaggio. Tu, caro amico, lo sai bene. E sai dei primi tre grandi viaggi dei nostri antenati: il viaggio di Adamo ed Eva cacciati dal Paradiso Terrestre, il viaggio di Caino scacciato lontano e segnato dal Signore, il viaggio di Noè dal vecchio al nuovo mondo.

L'altro io. Sì, io c’ero perché c’era l’uomo.
Adamo ed Eva ci portarono dal non mondo al mondo.
Caino, il grande enigma, insegnò all’uomo la trasformazione e vagò nei primordi del mondo.
Noè ci traghettò dal vecchio al nuovo mondo.

Io. Il vecchio mondo… Il mio vecchio mondo, il mondo della mia giovinezza e della mia formazione, non esiste più. Era molto diverso da quello di oggi.

L'altro io. Sei pessimista.

Io. Ciò che era importante, oggi pare non valere nulla o molto poco. Ciò che allora interessava, oggi pare non interessare. E’ bene o male?
Non so rispondere, ma se penso ai miei “miti di fondazione” oggi mi sento estraneo.


La citazione in corsivo è tratto dal discorso di Jiddu Krishnamurti di scioglimento dell’Ordine della Stella Orientale il 3 agosto 1929.

(continua)

07 luglio 2026

Un uomo dialoga con se stesso 2

Continuo a riflettere sul mio appuntamento con la Nera Signora.
Lo so, caro Vecchioni, che non mi guarderà con malignità. Forse sarà un po' stupita del mio stupore, che malgrado le mie riflessioni, temo che avrò.
La mia speranza più grande però è che trovi poca zavorra nel mio zaino...

Ci eravamo lasciati con una esclamazione forse sconsolante ma molto realistica: Io non lo so. Io sono davanti ad una porta chiusa. Al di là posso solo immaginare un mondo nel quale non valgono regole note. Oltre, non so.


Io parlo con me stesso

Parte seconda


L'altro io. Sì, una porta…

Io. Una porta… chiusa. La vedo. Ma… a volte mi dico che “vedere” non significhi “esistere”. Ho già visto tante cose che non esistevano…

L'altro io. Lo saprai, lo sapremo tutti. Intanto sei qui. Da solo.

Io. Soli si nasce. Soli si muore. Sono le uniche azioni della vita che l’uomo compie da solo. Così attendo in solitudine. Così debbo fare.

L'altro io. Potrebbe essere utile la presenza di qualcuno che ti possa consolare.

Io. Consolarmi di che? Perché io son vicino alla morte e tanti altri no? Tutti gli uomini hanno nel loro futuro l’incontro con la Nera Signora: non è una disgrazia o una malattia, ma la vita stessa. E’ tremendo temere la morte perché significa temere la vita e vivere male. Tanto a quell’incontro presso la porta chiusa tutti dovremo arrivare, prima o poi.

L'altro io. La porta chiusa fa paura.

Io. Ero appena entrato nella mia Loggia Madre. Un vecchio fratello mi parlò del grande compito della Massoneria, quello di insegnare a morire.
A quei tempi relegavo la morte in un imprecisato futuro lontano; credevo che la Massoneria dovesse insegnare a vivere bene, non a morire. Poi, molto tempo dopo, ho compreso…

L'altro io. Che c’entra la Massoneria con la morte?

Io. Se impari a vivere bene allora inevitabilmente saprai morire.

L'altro io. Morire sì, ma anche morire bene?

Io. Che vuol dire morire bene o morire male?

Se vivi bene (e questo sappiamo cosa significa) allora riesci a comprendere bene Hiram.
Hiram è una bomba del pensiero: in qualunque modo lo “maneggi” scoppia e ti “investe” di sensi nascosti.

L'altro io. Questa è la forza del simbolo!

Io. Hiram, colpito brutalmente, fugge. Colpito di nuovo continua a fuggire, fino al colpo fatale. E’ l’istinto di sopravvivenza a fargli tentare la fuga? Lo spingono timore e paura?
Non è vero che la paura della morte scompare con la credenza in una vita futura. C’è anche la paura della sofferenza che precede la morte. C’è la paura dell’essere soli, abbandonati. E’ la paura del buio, del bosco di notte, di rumori, fruscii, ombre minacciose… E’ la paura dell’ignoto, dell’altro. Ma l’ignoto non puoi fuggirlo come non puoi sfuggire alla morte. La devi affrontare.

L'altro io. La paura della morte è in ogni uomo.

Io. L’uomo deve superare la paura della morte. Solo così può apprezzare la vita.

L'altro io. Come Hiram.

Io. Se comprendi Hiram allora giungi a capire che la bara che scavalchi è semplicemente la “tua” bara e dentro c’è il “tuo” corpo. Scavalcare la bara vuol dire inserirsi nel flusso armonico di vita e morte, della tua vita e della tua morte.

L'altro io. Imparare a morire!

Io. E’ il compito dell’uomo. Sembra strano affermarlo, ma imparare a morire significa vivere bene. Significa imparare la disciplina dell’Eternità, come insegnò quel formidabile massone di Carlo Gentile. Riflettere sulla morte è riflettere sulla vita.

L'altro io. Sulla tua vita e pure sulla tua morte.

Io. Si racconta la morte come dissolvimento della goccia d’acqua nel mare. E’ immagine leggiadra e serena. La goccia si annulla nel mare. Cioè tutte le molecole che la componevano si disperdono nel mare. Tutte! L’entità goccia non esiste più ma le singole molecole esistono ancora.

L'altro io. Così la morte è il dissolvimento del corpo.

Io. Einstein ha dimostrato che massa ed energia sono strettamente legate in una legge fisica valida nel mondo fisico. Quindi vale anche per me. E anche la mia massa diventerà energia. Quell’energia, la “mia” energia, dove andrà a finire? Non lo so; so solo che sarà la trasformazione del mio corpo, ma non so andare oltre. Ora comprendo l’antico uomo nel buio con un piccolo lume che riesce solo a rischiarare un poco attorno a sé.

L'altro io. Il corpo si dissolve e cambia.

Io. Si, e il dissolvimento è cosa che colpisce, perché non è poetico. La carne si stacca dalle ossa. E’ tutto putrefatto. Più materiale di così!
Per tanti è intollerabile l’immagine che il proprio corpo diventi un ammasso di materia decomposta, puzzolente. E’ più accettabile un grande fuoco che in poche ore brucia tutto.


(continua)




02 luglio 2026

Stonehenge e la Massoneria

 Partecipai ad una tornata di una Loggia della quale non ero più a piedilista.

Il non-lavoro

Ricordo quella tornata.

Tavola su Stonehenge.

Tavola certo interessante.

Ma posi una domanda: che c’entra una tavola su Stonehenge con ipotesi di fanta-archeologia (interessanti?) con la Massoneria?

Nessuno mi rispose, nemmeno il Maestro Venerabile.

Non vollero? O non seppero?


I Tarocchi

 La Loggia lavora sulla tavola "I Tarocchi". I Fratelli lavorano riflettendo...

Il lavoro dei Fratelli



Il maestro va cercato entro sé.

La favola del maestro addormentato (che è sempre là, che si sveglia sporadicamente solo per consigliare all’allievo di uscir fuori dalle sue stanze e si riaddormenta subito dopo) è significativa. Il maestro in realtà dorme dentro di noi.

Quando riuscirai a conoscere te stesso allora conoscerai anche il maestro, che si sveglierà.

Lo scrittore Calvino, non estraneo al mondo muratorio, in una sua opera immaginò i Tarocchi come la base del linguaggio comunicativo tra persone che avevano perso l’uso del linguaggio parlato: la stessa carta assume significati diversi in base al posto occupato e al contesto (le carte vicine). Perdendo l’univocità aumenta la significatività permettendo la comprensione dei “destini incrociati”.

L’insieme delle lame del Tarocco, dal Bagatto al Giudizio, può riferirsi all’intero ciclo dell’era occidentale, da Mithra al Cristianesimo: in quanto simboli antichissimi popolano il nostro inconscio. I Maestri alla ricerca di Hiram indicano che il lavoro deve compiersi sotto la volta stellata, alla luce della Luna, scavando nel nostro profondo; altrimenti la Massoneria si riduce a mera scuola filosofica perdendo la propria identità.

Il lavoro nell’inconscio porta a riconoscere simboli presenti nelle varie mitologie (specie le più arcaiche). Lo psicanalista Jung studiò i simboli dell’inconscio e li relazionò alle mitologie e religioni. Si dedicò anche all’arte oracolare cinese de I Ching, non tanto per prevedere eventi, quanto per comprendere perché si voleva prendere certe decisioni. Jung estrasse un oracolo che gli si presentò sotto il simbolo del calderone, recipiente nel quale c’è un po’ di tutto, ma sostanzialmente “cibo buono” per il corpo e lo spirito.

L’Oratore conclude sottolineando l’armonia mostrata dai Fratelli tutti, che spesso manca nel mondo quotidiano: la consapevolezza di vivere in un mondo che ha del misterioso e la sperimentazione di cose inesplicabili completano la vita dell’uomo e sono alla base della identità dei Fratelli.

23 giugno 2026

Il Maestro Venerabile in Loggia 4

Ulisse e il Vecchio Copritore concludono le riflessioni sul ruolo del Maestro Venerabile in Loggia.

Per una sana "igiene massonica" nessuno deve mai dimenticare che Maestro Venerabile è incarico a tempo determinato e non una specie di "supremazia" (sic!) sulla Loggia per sempre.

L'affabulazione sul Maestro Venerabile giunge al termine.


DE VENERABILE MAGISTRO POTESTATE

Parte quarta e ultima


Ulisse. Se ho ben capito il vecchio Venerabile è soddisfatto di avere svolto il suo compito ed è ben contento di non essere più lui il Maestro di Loggia.

Vecchio Copritore. Caro Ulisse, permettimi, per finire, due parole in libertà.
Abbiamo tenuto poco tempo fa l’Agape del solstizio in grande serenità, Ben opportune sono state le parole di un Fratello che ha volutamente e chiaramente sottolineato il ringraziamento di noi tutti ai Fratelli Apprendisti.

Ulisse. Mi sono parse parole molto opportune.

Vecchio Copritore. Infatti. Sono Fratelli che hanno svolto di buon grado il ruolo di “serventi” …

Ulisse. Appunto: non servitori!

Vecchio Copritore. ...Fratelli ai quali tutti noi dovevamo essere grati; e lo siamo effettivamente stati.

Ulisse. Tra noi non ci deve essere mai chi è “più”.

Vecchio Copritore. E’ il peggiore – passami il termine – peccato massonico!
Mentre ritornavo a casa il pensiero correva inevitabilmente alle sensazioni provate, a chi c’era e a chi non c’era, ma non come più o meno recondito rimprovero agli assenti bensì come pensiero di vicinanza per chi non ha potuto o per chi (anche questo è legittimo) ha ritenuto di non potere esserci.

Ulisse. Non capisco.

Vecchio Copritore. Sia chiaro: non c’è nelle mie parole nessun rimprovero di nessun genere. In questi tempi strani l’entusiasmo può attenuarsi.

Ulisse. Non dici sempre che gli uomini cambiano? E’ normale che cambino anche i Massoni.

Vecchio Copritore. Certamente. I miei pensieri andavano su come in questi ultimi secoli sia cambiato il punto di vista dei Massoni.
Noi oggi poniamo l’accento sulla categoria astratta e non sull’uomo che quella categoria vuole vivere. Così si parla di Chiesa (l’Istituzione) e non del singolo uomo o donna della Chiesa. Critichiamo la vecchietta (con sfumatura negativa: sempre donna! Sempre vecchia!) che accende un cero davanti all’immagine di un santo (come una specie di idolatria) e non cogliamo il suo modo (forse diverso dal nostro ma non per questo meno significativo!) di vivere la religione come più si sente di fare (mentre magari chi critica si sente superiore alle “pratiche” del culto religioso o almeno a “quelle” pratiche).

Ulisse. Quindi sostieni che noi parliamo di Massoneria e non del singolo massone che vuole (si sforza) essere massone.

Vecchio Copritore. Senza il massone non solo la “Massoneria” non esiste, ma nemmeno ha significato e senso; senza il massone la “Massoneria” è un “flatus vocis” inconsistente, una scatola vuota.

Ulisse. Io temo il vuoto, perché c’è sempre qualcosa che riesce a riempirlo!

Vecchio Copritore. Sì, proprio così. Gli “iscritti” alla Massoneria, spesso ignari del senso di essere massoni, non fanno che “riempire il vuoto non più massonico”. Di cosa lo riempiono?

Ulisse. Temo di conoscere la risposta.

Vecchio Copritore. Qual è il rapporto Loggia /Massone? Sì, certo, il Massone si forma in Loggia e senza Loggia il Massone non si fa. Ma anche: senza i Massoni la Loggia non esiste.

Ulisse. La Loggia c’è perché ci sono i Massoni che la formano e non viceversa.

Vecchio Copritore. Caro Maestro Venerabile, tu ci sei (esisti) perché c’è una Loggia che ti ha fatto Maestro Venerabile. Senza Loggia tu non sei nulla. La Loggia c’è perché ci sono i Massoni che la hanno fatta e la fanno esistere. Tu ci sei perché i Massoni ti hanno scelto e accettato (a tempo limitato! – non dimenticarlo mai) per un incarico (leggi bene e compita: in-ca-ri-co-a-tem-po-li-mi-ta-to!). Senza i Massoni, caro Maestro Venerabile, tu non solo non ci sei, ma nemmeno esisti.
Come nasce una Loggia? Un certo numero di Massoni, fissato dalla tradizione, decide di associarsi e dar vita a una nuova Loggia. Che poi la nuova Loggia scelga di aderire a un organismo super-Loggia (un Grande Oriente o una Gran Loggia) è problema secondario: la nascita e la vita della Loggia non dipende dall’appartenenza a questo Grande Coso (Oriente o Loggia o Altro che sia).

Ulisse. Lo vedo come punto fondamentale: la Loggia nasce dalla volontà dei Massoni di associarsi.

Vecchio Copritore. Ribadisco: perché una Loggia nasca ci devono essere i Massoni. Non è la Loggia a fare nuovi Massoni, sono i Maestri Massoni della Loggia che tramite il loro rappresentante (appunto il Maestro Venerabile di quel momento) fanno il nuovo Massone.

Ulisse. Ne sono convinto.

Vecchio Copritore. Tutto questo pensavo al rientro dall’Agape. I fratelli Apprendisti (scrivo con la maiuscola) non hanno svolto il ruolo di cameriere, al quale magari dai la mancia al termine perché è stato servizievole e bravo. No. I Fratelli Apprendisti sono stati essenziali. Senza di loro noi Maestri o maestrini o che altro saremmo stati lì, belli schierati nei nostri grembiulini, a… mangiar l’aria! Sono loro che hanno permesso ci sia stata un’Agape, non altro.

Ulisse. Un plauso agli Apprendisti.

Vecchio Copritore. Continuo. A essere pignoli si potrebbe pure dire che quei Fratelli presenti all’Agape (quelli, e non altri), durante l’Agape rituale stessa hanno dato vita a una nuova Loggia temporanea e si sono trovati, per la durata dell’Agape, confratelli di questa nuova Loggia. Quella Loggia è vissuta per una sola tornata ed oggi non c’è più; volendo, quei Fratelli, presenti a quell’Agape, con o senza altri Fratelli, potrebbero costituire un’altra Agape (o Loggia d’Agape, come si diceva una volta) alla prossima Agape.

Ulisse. Ma allora praticamente ogni tornata diventa una Loggia temporanea che vive solo per quella, e non altre, tornata!

Vecchio Copritore. La Massoneria come unicum organizzativo non è mai esistita prima del 1717; esistevano invece, da parecchi secoli, le Logge, indipendenti tra loro, che da operative avevano cominciato ad accettare anche chi non era del mestiere. Quattro di queste Logge si unirono nel 1717 a formare la Gran Loggia di Londra.

Ulisse. Quindi la Gran Loggia è nata perché c’erano preventivamente le quattro Logge.

Vecchio Copritore. Le quattro Logge hanno trasferito alcune prerogative proprie della Loggia alla Gran Loggia, che le ha ricevute e le esercita quindi perché appunto delegata dalle Logge.

Ulisse. Una delega incondizionata?

Vecchio Copritore. Una delega condizionata dalle Costituzioni, a tempo indeterminato, ma non irrevocabile. Senza le Logge la Gran Loggia non esiste; senza Gran Loggia le Logge esistono.
Questa è la tradizione muratoria. Gran Logge e Gran Maestri non fanno parte della tradizione muratoria, ma del costume muratorio post-1717.


15 giugno 2026

Numero o Massoneria?

 Il numero in Loggia

Spesso succede che le tornate alla quale partecipano meno Fratelli siano più coinvolgenti di quelle più “affollate”.

Non è solo idea “romantica” della Massoneria ma la consapevolezza che la Loggia - cuore pulsante della Massoneria - si deve porre l’obiettivo della crescita del Libero Muratore, in modo che insieme si possa procedere alla costruzione collettiva.

Avete notato che quando si è in tanti si riesce a costruire poco?

13 giugno 2026

Pensierini...

 Antichi Doveri


Gli Antichi Doveri non pongono obiettivi alla Massoneria, ma si preoccupano di eliminare motivi di divisione. Lo star bene in Loggia è condizione necessaria ma non sufficiente per lavorare bene.

12 giugno 2026

Ancora nel Gabinetto di Riflessione 4

 Si conclude l'esperienza di Ulisse nel Gabinetto di Riflessione. E' inutile starvi prima del Passaggio a Compagno?

Esaù e Giacobbe

« Potresti anche aver ragione sugli altri – ribatte Ulisse-2 – ma lasciali perdere. Concentrati e cerca che Forza e Bellezza acquistino un senso per te.

Bellezza non significa chiamare in ballo l’estetica. Qui l’estetica non c’entra nulla. Bellezza è una specie di canone costruttivo, che in un certo senso riesce a incanalare la forza bruta mantenendola sempre forte ma plasmandola e controllandola. C’è differenza tra la Forza di un minus habens e la forza del Libero Muratore: il primo si preoccupa solo di forza, resistenza e solidità, il secondo ha un orizzonte più ampio, perché sa vedere oltre e comprende che vi sono altri aspetti oltre la forza bruta ».

Ulisse-2 continua.

« Pensa, Ulisse, al significato del mito di Esaù e Giacobbe. Sono gemelli, ma sono completamente diversi. Uno è il tipico selvaggio, tutto muscoli, che dirige il suo pensiero solo dove sono i suoi interessi immediati. Ha insomma un pensiero limitato ad un solo settore per volta. L’altro, Giacobbe, sa andare oltre, con il pensiero e con le azioni. In più ha l’appoggio della madre Rebecca, cioè della Bellezza.

Certo, non tutti possono comprendere.

Certo, la Massoneria si rivolge ad una élite, è vero, ma non nel senso sociale, anche se molti massoni così l’hanno trasformata (e questo è uno dei segni della sua degenerazione!). La Massoneria si rivolge a chi cerca, a chi vuole cercare, a chi non può fare altro che cercare e cercarsi ».

Profano

Ulisse-2 è ora incontenibile.

« Tu sai, Ulisse, che io non uso il termine “profano”, che non mi piace. Viene utilizzato generalmente come sinonimo di non massone, per distinguere chi sta fuori della Loggia da chi sta dentro, come etichetta che classifica qualcosa che non è classificabile così superficialmente. In realtà il profano esiste e il suo senso non coincide necessariamente con non massone. Profano è chi resta alla superficie e non approfondisce, come la schiuma resta sulla superficie dell’acqua. Profano è il superficiale. E in questo senso esistono purtroppo tanti massoni che sono profani, “galleggiano” sulla Massoneria come la schiuma sul mare. Insomma, restano sulla superficie di se stessi!

Tanti sono i problemi che un uomo non può affrontare da solo e deve essere insieme ad altri. Se il lavoro muratorio si svolge come dovrebbe diventa indagine interiore ed ognuno contribuisce non con cose lette e rimasticate ma con esperienze personali; allora l’aiuto che tutti danno a tutti diventa effettivo, quasi terapeutico.

Molti purtroppo intendono il silenzio come attributo dell’Apprendista e, una volta passati di grado, si comportano come se il Compagno o il Maestro avessero quasi l’obbligo di parlare ».

Silenzio

« Sì, ricordo cosa mi ha detto il Vecchio Copritore – qui Ulisse pare all’altezza della situazione – Quando avrai guadagnato il diritto di parola in Loggia, ricordati sempre di aspettare che parlino prima gli altri: magari qualcuno dirà ciò che vuoi dire e lo dirà meglio! ».

« Appunto! – continua Ulisse-2 –  Il silenzio è un atteggiamento molto particolare e allo stesso tempo molto ampio. Si può stare in silenzio perché felici. Si può stare in silenzio al contrario perché infelici. Si può stare in silenzio perché appagati. Si può stare in silenzio perché angosciati. Si può stare in silenzio perché concentrati su altro. Si può stare in silenzio perché stanchi. Si può stare in silenzio perché indifferenti. Si può stare in silenzio perché annoiati.

Consapevolezza

E tu, Ulisse, perché stai in silenzio? E non dire che taci perché così deve essere: non è una risposta, è solo un ripetere ciò che altri ti hanno detto. Ma se vuoi essere Massone, non devi limitarti a ripetere ciò che ti dicono gli altri. Il tuo silenzio deve essere concentrazione massima sul tuo dentro e non giochino con cose grandi ».

« Ne sono consapevole ».

« Ulisse, non parlar di consapevolezza senza sapere cosa sia. Sì, certo che capisci, ma non la pratichi, non la senti. La consapevolezza va avvertita, “sentita”, sempre, di giorno e di notte. Non son queste, cose da comprendere con la ragione, ma da sentire nel flusso dell’energia vitale.

L’uomo è come un corpo quasi del tutto sepolto, una specie di iceberg terrestre. E’ visibile solo una piccola parte che esce dal terreno, tutto il resto è sepolto, ben nascosto. Andarci dentro è scavare nelle proprie viscere, senza sapere cosa si troverà, tesori nascosti o mostri terribili. Ma è un lavoro da fare altrimenti non potrai conoscerti.

Apprendista e Compagno nella cripta. L'immaginazione

E’ una discesa nella propria cripta, là dove è nascosto il segreto più prezioso del Libero Muratore. Il Secondo Grado vuole insegnarti ad allentare la rigidità del ragionamento.

Da Apprendista hai lavorato privilegiando l’intelligenza costruttiva. Ora come Compagno devi “modellare” il tuo lavoro. Ci devi mettere del sentimento, delle emozioni. Ci devi mettere del “tuo” ».

Ulisse-2 continua.

« Insomma devi imparare ad avere immaginazione. Ma, attento! L’immaginazione è una signora molto potente, forse addirittura più forte della Forza (se mi passi il  bisticcio di parole!). E’ una signora bianca che può diventar nera o di tutti i colori, se si mette a fantasticare senza fondamento (appunto, senza la Forza!); e allora ti trasporta lontano, troppo lontano, verso le più strampalate manie a volte pericolose, spesso sterili e fuorvianti. Sarebbe un inutile spreco di energia ».

Ulisse ribatte stancamente: « Ma mi hanno sempre detto di stare con i piedi per terra! »

Ulisse-2 ha la risposta pronta.

« Certo, ma stare con i piedi per terra non significa privarsi dell’immaginazione.

Significa invece evitare l’immaginazione sfrenata, frivola e vana, l’immaginazione del superficiale,  che si accontenta di rimanere appunto alla superficie delle cose ».

« Faccio fatica a distinguere tra immaginazione valida e immaginazione sfrenata ».

« La differenza non dipende dall’immaginazione, ma da chi immagina. Un sogno, per esempio, non è immaginazione vacua e sterile: dal profondo emergono simbologie personali che ti aiutano a conoscerti. L’immaginazione sfrenata è quella di chi crede di essere l’uomo volante e si butta giù da una finestra. Oppure di chi va alla ricerca di cose strampalate. L’Immaginazione valida invece va abbinata alla Forza.

La Forza è diretta. Ha una direzione e quella segue. Va dritto, non sa deviare. L’hai già incontrata la prima volta in cui hai bussato alla porta della Loggia ».

Ulisse è pronto a ribattere: « Non ricordo questa brutalità della Forza ».

Maglietto e scalpello

« Non puoi ricordarlo – spiega Ulisse-2 – perché il nostro Rituale qui è molto succinto. Altri Rituali invece sono più chiari. Nel Rituale Emulation dopo il giuramento il Maestro Venerabile spiega al neofita: I pericoli ai quali siete sfuggito sono quelli di essere trafitto e strangolato, perché, quando siete entrato nella Loggia, questa spada venne puntata contro la parte sinistra del vostro petto nudo, per cui, se vi foste temerariamente gettato in avanti, sareste stato complice della vostra morte facendovi trafiggere, perché il Fratello che la brandiva sarebbe rimasto immobile, facendo il suo dovere. Qual è il senso della spiegazione se non quello di indicare che la Forza indirizzata verso una certa direzione, si muove solo verso quella direttrice? ».

« Te l’hanno pur detto – continua Ulisse-2 – che se colpisci una pietra con il solo mazzuolo puoi solo spaccarla, se il colpo è abbastanza potente; altrimenti la scalfisci. Se devi lavorar di fino hai bisogno dello scalpello, che “controlla” la direzione della Forza, permettendo non di scheggiare la pietra, ma di scolpirla, il che non è lo stesso.

Ecco perché la Forza deve essere sempre accompagnata dalla Bellezza ».

Ulisse ribatte che ne è consapevole, ma Ulisse-2 continua.

« Ascolta, è una questione importante. Forza e Bellezza debbono collaborare, altrimenti l’azione è bloccata. Tra poco, appena sarai entrato in Loggia come un Apprendista postulante il Secondo Grado, dovrai compiere alcuni viaggi. Prima di partire il Maestro Venerabile ti spronerà a conseguire una conoscenza più sottile: “alla Forza dell’Intelletto – ti dirà – dovrete aggiungere la Bellezza dell’Immaginazione”. Non ti dirà invece una cosa che dovrebbe essere scontata, ma non sempre lo è: che Forza e Bellezza debbono cooperare, altrimenti la loro unione diventa inutile e sterile ».

« Ovvio » osserva Ulisse.

Ma Ulisse-2 lo mette in guardia.

« Attento Ulisse. Non essere troppo facilone e perentorio. Dire che Forza e Bellezza devono cooperare è detto bene ed è “bello” dirlo. Ma la cooperazione non è facile. L’Intelletto cerca di comprendere concetti e pensieri ed elaborarli, l’Immaginazione elabora liberamente certi pensieri ed esperienze e lo fa al di fuori di esperienze pratiche. Se l’Immaginazione ti proponesse l’Ouroboro, il serpente che si mangia la coda, come simbolo sul quale riflettere, e contemporaneamente l’Intelletto ti suggerisse che è una raffigurazione impossibile perché non esiste nessun serpente tanto stupido da mordersi la coda, allora la validità del simbolo sarebbe compromessa e il simbolo rimarrebbe muto ».

« Ulisse – continua Ulisse-2 – questa è una situazione limite, ma è molto frequente la possibilità che l’Intelletto o la ragione intacchino la validità di un simbolo semplicemente suggerendo che sia  inutile riflettere sopra qualcosa di troppo vago o di logicamente impossibile ».

Ulisse riflette a voce alta. « Deve esserci da qualche parte un punto cui riferirsi. Come potrei salire su una scala senza un punto di riferimento? ».

« Fulcro – riprende il suo inseparabile compagno – si chiama fulcro, non ricordi? Ma stai attento, Ulisse, tu non sei la leva di Archimede, che ha bisogno di un punto di appoggio altrimenti non può funzionare. Devi semplicemente concentrarti sul tuo centro di gravità, che non è il punto dove si applica il peso che ti vuol portare verso il basso. E’ una specie di punto di configurazione o di identità che tiene unite tutte le parti che messe assieme formano l’uomo Ulisse ».

« Quindi anche te! - ribatte piccato Ulisse.

« Certamente! - risponde un po’ pomposamente Ulisse-2 – io, te, tutti noi (anche gli altri Ulisse che tu ancora non conosci) partiamo proprio da lì ».

La porta si apre silenziosamente. È il Vecchio Copritore: « Ulisse, andiamo. E’ ora ».

Ulisse esce. Ulisse-2 fa in tempo ad esortarlo velocemente: « Non pensare al futuro basandoti su ciò che sei ora. Magari non te ne sei accorto, ma sei già un po’ diverso e i tuoi pensieri rischiano di diventare elucubrazioni sterili ».

« Bisognerebbe sostare nel Gabinetto di Riflessione prima di ogni Tornata » gli risponde silenziosamente Ulisse.

Il Vecchio Copritore, ora Esperto, gli consegna un Regolo di 24 pollici:

« Ulisse, cominciamo. Appoggia il Regolo sulla spalla sinistra. Hai già il tuo grembiule da Apprendista. Ricordati che il Rito che stai per affrontare simbolicamente si indica come passaggio dalla Perpendicolare alla Livella. Vai alla porta e bussa ».

Ulisse va, e bussa tre volte alla porta chiusa:  ●  ●  ●

(fine)

05 giugno 2026

Zeno Cosini, Baudelaire e Andrea Sperelli

Il mio Maestro Venerabile per il primo semestre di quest'anno ha proposto come tema dei lavori di Loggia:

CONOSCENZA E COSCIENZA. Il massone è uomo del dubbio che ricerca la Conoscenza. Ma che rapporto c'è tra Conoscenza e la nostra Coscienza?

Una delle Tavole del ciclo è stata:

La coscienza di Zeno, lo spleen di Baudelaire e il Piacere di D'Annunzio. La Coscienza fra nevrosi e illusioni dell'uomo moderno

Un Fratello è intervenuto così.


Il Maestro Venerabile quest'anno è stato geniale nel trovare un filone di riflessioni che ci sta impegnando a fondo, anche perché non sono le solite riflessioni, ma toccano profondamente l'uomo e specialmente l'uomo in rapporto alla vita di oggi.

Mi pongo una domanda concentrandomi sui tre personaggi richiamati dalla Tavola: Zeno Cosini della sveviana Coscienza di Zeno, Charles Baudelaire uno dei poètes maudits, e il dannunziano Andrea Sperelli protagonista de Il piacere.

La prima domanda che mi pongo è immediata. Perché questi personaggi, a prima vista ben poco diversi, hanno reazioni diverse di fronte al mondo del tempo? 

Ancora. Perché loro non sono soddisfatti?

E ancora. Perché l'uomo di oggi non è soddisfatto?

Questa è una domanda fondamentale, quasi discriminante e di non facile risposta.

Io sono nato qualche anno dopo la fine dell'ultima guerra mondiale. Ricordo di aver visto da piccolo ancora le macerie provocate dai bombardamenti.

Io ricordo per esempio certi edifici pubblici che il regime non aveva fatto in tempo a completare ancora  ricovero di sfollati, privi di case. Continuò fin quasi agli anni '60. Ero già adolescente, ma ricordo ancora oggi che i miei nonni si raccomandavano continuamente di non passarci vicino "perché è un brutto posto".

C'erano molto meno cose di oggi nel vivere quotidiano. Si scaldavano le case con le stufe, e non in tutte le stanze. Si vestiva meno bene e gli abiti duravano anni. Si portavano dal sarto gli abiti vecchi "importanti" per rivoltare la stoffa e allungarne la vita. Non c'era la televisione se non in poche case di abbienti. Un modo di vivere oggi semplicemente impensabile. Eppure erano tutti ottimisti.

Questo è il problema di oggi. Oggi materialmente si sta molto meglio, ma sono tutti pessimisti.

Perché?

Questa è la grande domanda.

Altra bella domanda: perché Baudelaire e Svevo hanno reagito in quel modo che oggi fatichiamo ad accettare mentre, nello stesso periodo, altri, altrove, per esempio negli Stati Uniti, hanno reagito in modo molto diverso?

Forse si può rispondere per le diverse fondamenta della società in Europa e in America nella stessa epoca.

Noi siamo tutti con la testa rivolta al cielo e guardiamo tutti il cielo, ma in realtà abbiamo i piedi per terra (che ci sostengono) e ce lo dimentichiamo.

C'è chi abita in montagna e porta le scarpe grosse per camminare nei sentieri impervi. Chi abita al mare porta sandali, chi abita in palude porta gli stivali. Modi di vestire diversi, vitto e modi di vivere diversi e anche modi di ragionare diversi. Gli ambienti in cui si vive sono appunto diversi.

Le abitazioni al sud Italia hanno il tetto piatto o quasi, mentre al nord hanno il tetto a falde più o meno inclinate, per scaricare il peso della neve.

Ogni paese comporta anche in chi ci abita mentalità diverse.

In genere il contadino ha mentalità più chiusa del cittadino: il contadino sta sempre attaccato alla terra, a quel terreno particolare, a quel campo lì, non va in giro, frequenta meno persone. Il cittadino si muove di più, incontra più persone.

Quindi in Europa si reagisce in un modo, in America magari in un altro. L'America è la terra dei grandi spazi. L'Europa ha spazi più piccoli.

Ogni persona, ogni luogo produce modi diversi di parlare e pensare.

In Europa questa sovrapposizione di pensieri e pensatori che non c'era in America ha dato alla fine un risultato che è da una parte disastroso, dall'altra invece apre una una porta, ma non c'è la strada oltre la porta.

I tre personaggi descritti nella Tavola sono molto significativi. Ce n'è un altro ancora più significativo, che il mondo considera un poeta per gli innamorati.

In realtà sì fu grande poeta e scrisse versi immortali. Ma è stato soprattutto un grande filosofo, tra i più significativi innovatori. Parlo di Leopardi.

Non ha scritto grandi trattati e sintesi come Aristotele, Kant, Hegel ma cose sparse. Come i grandi filosofi dell'ultimo secolo: ormai non è più il tempo delle grandi sintesi che spiegano tutto e prevedono tutto. Nessuno oggi è in grado di poter fare una sintesi del pensiero umano, e forse non è nemmeno possibile non solo farlo ma anche pensarlo. Il motivo molto semplice.

Il nostro mondo è andato avanti per 2000 anni con un grande ideale.

Abbiamo lavorato come Loggia l'anno scorso sul tempo, lineare o circolare.

Il tempo lineare ha una meta finale, il tempo circolare non ce l'ha.

L'Europa e il mondo occidentale hanno avuto per millenni un tempo lineare, non ciclico. Quindi il mondo occidentale ha una meta finale, che può essere il paradiso per il credente religioso o altro per il non credente (per esempio la rivoluzione del proletariato o il trionfo della scienza).

Poi arriva un "è funesto a chi nasce il dì natale" di Leopardi, arriva un Darwin che scopre non essere vero che l'uomo è stato creato a immagine e somiglianza di Dio, un Freud che demolisce la fisiologia ottimistica dell'uomo. Infine arriva un Nietzsche, che spiega che tutto è prospettiva umana, troppo umana. E arriva Baudelaire con il male di vivere, e via via vengono tutti gli altri. E la fisica fa cadere il paradigma del determinismo. E poi Müsil, Buzzati, Sartre, 

Tutto questo a cosa ha portato? A un dramma tremendo: la perdita di senso del mondo. L'uomo deve vivere in un mondo che non ha più senso.

Come fa a vivere in questo mondo?

Ecco. D'Annunzio risponde con l'estetismo, la voluttà. Baudelaire non dà risposte

Zeno Cosini risponde con l'ironia, ma non combina niente.

E se andiamo a vedere tanti altri pensatori danno risposte diverse.

Il punto fondamentale infatti è qui: l'uomo deve imparare a vivere in un mondo senza senso.

E' strano questo discorso in una loggia massonica?

Il massone deve imparare a vivere in un mondo senza senso.

E allora: la massoneria ha un senso?

Beh, se noi siamo qui, credo che tutti noi diciamo che sì, in qualche modo un senso c'è.

Magari non è più quello di prima, dovremo trovarne uno nuovo, altrimenti non saremmo qui. O forse qualcuno è qui perché non sa dove andare? Oppure qui è meno peggio che altrove?

Non so. Ma dobbiamo ricercare un nuovo senso. O crearlo.

Noi proveniamo da un mondo muratorio che ha mostrato come le vecchie regole possano permettere meschini egotismi (sperando che non ci sia compresenza di malaffare).

E allora diciamolo! Forse le vecchie regole, anche in massoneria, non valgono più. Forse dovremmo costruire qualcosa di nuovo anche in massoneria.

In questi ultimi tempi non mi sono mai sentito così libero nel mio essere massone, senza più i legacci di una "obbedienza" che più ubbidiente non poteva essere, senza più la zavorra di un numero (ingente!) di affiliati che erano o interessati o ciechi esecutori e niente altro.

E' la condizione migliore, la nostra, per cercare in piena libertà. Io, da solo, non so andare oltre, ma tutti insieme potremo trovare qualcosa.

21 maggio 2026

La "grande" Famiglia Muratoria!

 Trovi ovunque scritto che la Massoneria è una grande famiglia. Infatti tra loro i massoni si chiamano Fratelli.

Poi ti accorgi che gli altri fratelli ti considerano più un cugino che un fratello e che sarai accolto in famiglia sì ma… con calma.

E se vuoi visitare un fratello di altro ramo della famiglia? Ah, no. Questo non si può. Peggio che andare all'estero con passaporto scaduto. Gli altri sono irregolari. No, gli altri sono dogmatici. No gli altri sono… No, gli altri sono…

Sì, avete ragione. Sono sempre gli altri a non voler essere...


Per essere una grande famiglia, non vi pare una famiglia un po' troppo... "separata"?

19 maggio 2026

Massoneria. Più chiaro di così!...

 

Io non "faccio massoneria" per avere onori, incarichi di prestigio o possibili “affari”. Nella piccola ma grande Comunione alla quale io do la mia adesione è sicuramente impossibile.

Abbiamo costruito un ambiente pulito, senza interessi profani, senza ambizioni politiche, dove tutti vogliamo essere amici oltre che fratelli, interessati alla qualità e non alla quantità. Qui senza clamori lavoro alla costruzione di qualcosa che giustificherà la mia esistenza di uomo.

E soprattutto al riparo da tentativi di “colonizzazioni”. I colonizzatori, siano inglesi o tedeschi o americani o russi o cinesi, non mi piacciono. Io voglio amici, non pseudo amici con tentazioni di colonizzatori. E, per fortuna, i colonizzatori non concependo il grande se non in termini di numero, non capiscono e non hanno attenzioni al "grande non numerico".

18 maggio 2026

Uomo libero

 La Massoneria non è per tutti. Non è per uomini comuni ma per chi è da tempo uscito dal gregge. E' la condizione principale per incamminarsi su sentieri aspri e difficili e soprattutto solitari.

La Libera Muratoria accetta solo uomini liberi (altrimenti diventa qualcosa d'altro) e li fa diventare ancora più liberi perché il suo metodo spinge a guardare dentro le cose al di là delle apparenze esteriori. Soprattutto è un metodo che rifiuta preconcetti e pregiudizi.

05 maggio 2026

Gli uomini passano?

 Ricordo.

Molti anni fa in una tornata di una Loggia (una Loggia come tante) il Maestro Venerabile disse: Ricordiamo che gli uomini passano e le istituzioni restano; i massoni passano e la massoneria rimane.

No, non è così, oggi almeno non più.

Oggi è più realistico dire che le istituzioni passano e l'uomo rimane. Guardiamoci attorno per averne qualche conferma... 

La Massoneria rimane. E la massoneria? Ahimé... povera massoneria!

16 dicembre 2018

Dopo una tornata in Secondo Grado

Dopo una vecchia tornata in Secondo Grado riflettei così sul lavoro svolto. Oggi posso rivedere le tappe del mio cammino...

Richiamo al fatto storico. Motivi della suddivisione in gradi. Sul simbolismo c'è sovrapposto qualcosa inseritosi in seguito (sovrastrutture storiche).

Inizialmente due gradi (in ogni loggia c'era un solo maestro): apprendisti e compagni. Un compagno prestava lavoro finché acquisita (se ne aveva le capacità) la maestria poteva fondare una sua Loggia.

Su questi fatti si fonda il significato più semplice della cerimonia di iniziazione al 2° grado.

Nella iniziazione al 1° grado è coinvolto l'irrazionale, l'emotivo, un qualcosa che si vive a livello inconscio. Nella iniziazione al 2° grado la situazione è diversa: c'è un qualcosa di quasi calcolato, di emotivo non c'è niente. E' un prendere coscienza di un altro aspetto dell'essere, della totalità. Si comincia a vivere sotto l'aspetto della operatività.

Qualcuno considera l’ Apprendista condizione ricettiva e di ascolto e il Compagno sostiene fare un lavoro diverso, quindi è posizione attiva.
Io non concordo con questa interpretazione: ogni posizione ha dell’uno e deell’altro: deve invece “valorizzare” l’uono o l’alro e “comprenderne” il senso.

Passando da Boaz a Jakin, prima caratteristica del Compagno è la pazienza: il Compagno deve incanalare la volontà dell'Apprendista in un lavoro più calmo e paziente.

La Libera Muratoria conferisce una iniziazione in tre gradi - è un qualcosa di dinamico.
In primo grado si lavora in un certo modo, in secondo in un altro ancora, per concludersi nella leggenda di Hiram, creazione autentica ed originale della Massoneria moderna.

I viaggi del compagno sono un insieme di semplicità chiarissime e di sovrastrutture aggiuntive posteriori (si pensi agli strumenti muratori nelle mani dell ' iniziando e ai nomi che deve leggere sui cartelli).

L'apprendista deve superare il binario e raggiungere un completamento in 3°. Lavora in una situazione di attività. Il suo silenzio non è passivo, ma è come un mantello che lo avvolge, è un rifugiarsi in se stessi, un individuare l'obiettivo.

Deve però imparare a conoscere anche l'altro aspetto del dilemma, la passività (ma può anche essere l'apprendista passivo e il compagno attivò).

Sono i “contrasti incrociati” che permettono di "giungere" alla totalità.

Apprendista: attivo, ma in silenzio. Boaz (forza) ma Beth è la seconda lettera dell'alfabeto ebraico, e cabalisticamente significa il principio passivo e sostanziale della creazione.

Compagno: passivo. Ma lavora (e lavorare è attività, quindi attivo). Jakin (resistenza), ma Jod è cabalisticamente il simbolo della potenza suprema.

I contrasti non vanno negati (scegliere un corno del dilemma a scapito dell'altro) ma inglobati (v. significato esoterico di "tolleranza").

II 2° grado sembra quasi un grado di passaggio. Non c'è il distacco esistente tra mondo profano e 1° grado o tra 2° e 3° grado. Quando si deve simbolicamente morire c'è un cambiamento di piano: qui c'è un arricchimento.
Reminiscenze di passati impegni nel mondo profano nel giuramento (“diffusione dei principi massonici” ed alla loro applicazione in ogni settore della vita profana"). Sono gli aspetti caduchi del rituale.

Il rituale in alcuni aspetti è volutamente sbagliato. Se non lo fosse si metterebbero in moto forze tali da poter essere controllate solo se esiste nei partecipanti una comune e concorde volontà (che troppo spesso non c’è: vedi le diffuse concezioni politiche o morali della Massoneria).

29 ottobre 2018

Pellegrinaggio in Oriente 3

La direzione è quella. Ma l’Oriente, meta del viaggio, appare più un “dirigersi verso” piuttosto che giungere. Effettivamente nell’oriente geografico del mondo. Intanto l’oriente geografico del mondo non esiste: ogni luogo è oriente di qualche altro luogo; addirittura sulla Terra ogni luogo è contemporaneamente oriente di altri luoghi e occidente di altri ancora, ogni luogo è anche oriente di se stesso.

Qualcuno ha osservato analogie tra il viaggio della Lega e i viaggi dell’Apprendista Libero Muratore.

Intanto dobbiamo intenderci sul viaggio e sul viaggiare.

Nella nostra società desacralizzata, mentalmente abituati a raggiungere in poche ore qualunque località del pianeta, il viaggio assume in genere due significati: andare per turismo o per lavoro.

Il turista giunge in un posto, guarda frettolosamente alcune cose, dice sottovoce: Bello! Bello! (effettivamente sono cose belle oppure ripete ciò che sente dire da altri) e se ne va. Non vede nulla del posto e della gente che vi abita.

Chi viaggia per lavoro giunge al posto di arrivo (aeroporto, stazione), va frettolosamente dove è atteso. Al termine frettolosamente ritorna al punto di partenza e rientra a casa. Non vede nulla del posto dove è stato (non ne ha il tempo e probabilmente, anche lo avesse, non ha gli stimoli o non è nel “tempo giusto”).

E certo non è il viaggio iniziatico dell’uomo che si cerca, del pellegrino che cerca Dio; è un semplice spostamento nello spazio e nulla più.

Ben diverso è il viaggio della Lega. Non camminavamo soltanto attraverso spazi, ma anche nei tempi. Andavamo in Oriente, ma andavamo anche nel Medio Evo o nell’età dell’oro, perlustravamo l’Italia o la Svizzera, ma ogni tanto pernottavamo anche nel secolo decimo e abitavamo coi patriarchi o con le fate. (27)
Ecco il viaggio: non turismo, non lavoro, ma semplicemente “il” viaggio.

Io viaggio per viaggiare, perché sono un uomo, perché debbo far così; perché voglio far così. Viaggio perché sono un caminante e caminar è il modo di essere dell’uomo, almeno per me.

Viaggio nello spazio: da qui a là, da là a qui. Viaggio nel tempo: dal prima al dopo, dal dopo al prima. Viaggio nell’iperspazio e nell’ipertempo, oltre l’hic et nunc.

Il viaggio comune è facile, banale quasi: è sufficiente muoversi. Invece il viaggio è difficile. Puoi muoverti, ma puoi anche non muoverti: viaggi ugualmente.

Anche i viaggi dell’Apprendista non sono banali movimenti nello spazio e non lo sono i viaggi del Compagno. E men che mai lo sono i viaggi dei Maestri alla ricerca di Hiram.

Quei caminantes del Pellegrinaggio ebbero più volte incoraggiamenti o moniti (19) sul percorso da seguire.

In un dipinto sull’unico muro superstite tra i ruderi di una cappella un gigantesco San Cristoforo col Bimbo sulle spalle mosse improvvisamente il braccio verso la direzione giusta: segni eccezionali della eccezionalità del viaggio (significativo il san Cristoforo!).

Ma non mancarono rinunce e abbandoni: in particolare un giovane che desiderava visitare la bara del profeta Maometto (strano desiderio, una bara, sia pure di un profeta... Sembra quasi il preludio al lasciare).

Stufo di dover interrompere il viaggio più giorni per sciocchi scrupoli astrologici, arcistufo di quell’ozio, delle processioni puerili, delle feste floreali, dell’importanza attribuita alla magia, di quel mescolare la poesia con la vita (21) quel giovane rifiutò il viaggio, buttava l’anello ai piedi delle Guide e prendeva commiato per ritornare con la sua brava ferrovia al proprio paese e alle utili fatiche (21).

Quel viaggio strano si proponeva di mescolare la poesia con la vita (21). Ma questo non è altro che il giocoso e gioioso intreccio di Forza e Bellezza, presente o almeno dovrebbe esserlo in ogni aspetto della vita. Si dice anche nel linguaggio comune: “Vivere la vita”; ma non si dice, se non proprio quando non se ne può fare a meno, “Non sa vivere”, “Non ha saputo vivere” di chi rifiuta la globalità della vita e si limita ad un approccio parziale e limitato. Ci vuol molto poco per non saper vivere, basta chiudere un occhio e... la Vita diventa vita.

Il Fiduciario ascoltò gentilmente [quel giovane], si chinò sorridendo a raccattare l’anello e con una voce, la cui serena pacatezza dovette umiliare il furioso, disse : « Hai preso commiato da noi e ritornerai dunque alla ferrovia, alla ragione e alle utili fatiche. Hai preso commiato dalla Lega e dal pellegrinaggio in Oriente, dalla magia, dalle feste floreali, dalla poesia. Sei libero, sei sciolto dal voto ».
« Anche dall’obbligo di tacere? » gridò l’apostata.
« Anche dall’obbligo di tacere » rispose poi l’altro. « Ricorda : tu hai giurato di non rivelare ai miscredenti il segreto della Lega. Poiché, come vediamo, il segreto lo hai dimenticato, non lo potrai comunicare a nessuno ». (21-22)

Con queste parole il giovane fu congedato. Se ne andò ma, a quanto pare, se ne pentì e cercò di ritornare. Ebbero varie notizie, lungo le tappe del viaggio, di un giovane alla loro ricerca. Ma il Fiduciario fu laconico: « Non credo che ci troverà ». (22). E infatti non li ritrovò.

Una Guida fu più esplicita: Se troverà la via del ritorno saremo ben contenti. Ma non possiamo facilitarglielo. Egli ha reso a se stesso difficile la via per ritrovare la fede; temo che non ci vedrà e non ci riconoscerà neanche se gli passiamo vicino. È diventato cieco. A nulla giova il solo pentimento, non si acquista la grazia col pentimento, in genere non la si può acquistare. (23)

La Lega non è una specie di religione o di setta; non è una chiesa e non mostra le problematiche caratteristiche di una setta o di un gruppo chiuso. Le vie della trascendenza però sono praticamente illimitate e tra le diverse vie vi possono essere numerose analogie e punti di contatto.

Il più immediato è sicuramente ciò che viene chiamata fede, da molti intesa il credere anche se nulla supporta la credenza, una specie di credo quia absurdum. Una spiegazione oltre i ristretti limiti dell’ Extra Ecclesiam nulla salus vede la fede come grande fiducia nel futuro, fiducia che in qualche modo misterioso si possa verificare ciò in cui si crede e nel quale son poste le nostre speranze.

Quell’apostata, percorrendo la via per ritrovare la fede, si mise alla ricerca di ciò che aveva rifiutato. Purtroppo: a nulla giova il solo pentimento, non si acquista la grazia col pentimento, in genere non la si può acquistare. (23)

Molti ritengono, fuorviati anche da un malinteso senso della religione e da un buonismo tanto forte quanto irreale, che il pentimento sia sufficiente per “cancellare” l’atto. Ma non è così: la legge della vita è ferrea. Se tu rompi un vaso a nulla conta il “Non lo volevo fare”. Il vaso è rotto, irrimediabilmente, irreparabilmente, e non sarà mai più come prima. Anche se non ne avevi l’intenzione, la rottura è stata provocata dal tuo comportamento più o meno “a rischio”. Ora l’atto è stato fissato nel passato, e così rimarrà. Noi siamo responsabili delle nostre azioni. Non possiamo nasconderci dietro i semplici “Non volevo”, “Non credevo finisse così”. Le conseguenze di un atto ricadono sempre su chi lo compie indipendentemente dal suo avere o non avere voluto compierlo.
Vari furono i motivi che portarono a lasciare il viaggio: l’eccesso di ragione, l’ironia del mondo, la pusillanimità, la stanchezza, la delusione. Qualche fuoriuscito, pentitosi, cercò di ritornare, ma invano; qualcun altro si trasformò in nemico accanito e sarebbe interessante esaminare cosa porti una persona a combattere ciò che fino a poco prima era quasi una causa di vita o un ideale da perseguire.

25 agosto 2018

Pellegrinaggio in Oriente 2

Il viaggio in Oriente non era più ricordato e la Lega dimenticata o irrisa come “arnese” ormai superato dai tempi (anche se il narratore sperava in una sua riscoperta) malgrado i suoi scopi fossero molto elevati (ma il segreto impedisce di rivelarli – anche se non è difficile supporli in ciò che di più alto è nelle aspirazioni dell’uomo).


Possono invece esser detti, a differenza degli scopi dell’organizzazione, quelli individuali e privati degli aderenti. Infatti nessuno era accettato nella Lega se non spinto anche da aspirazioni personali (13), quelli che il narratore chiamava il proprio folle sogno puerile (14). E’ certo un’espressione che il linguaggio comune etichetta come dissennata chimera, ma a ben vedere esprime compitamente le aspirazioni che si possono avere: folle è il senso di volere uscire dalla quotidianità che limita (l’aspirazione è appunto folle per gli altri, i “normali”); sogno è l’irrealtà (il minus habens non sa comprendere che il sogno di oggi sarà magari la realtà di domani).


Il narratore si confessava: lo scopo mio personale, che mi fu chiesto dall'Eccelso Seggio prima dell'ammissione alla Lega, era molto semplice, mentre alcuni altri confratelli si erano proposti mete che io potevo bensì stimare, ma non comprendere fino in fondo. Uno per esempio era un cercatore di tesori e aveva in mente soltanto la conquista di un grande tesoro che egli chiamava « Tao », un altro invece si era ficcato in testa di catturare un certo serpente al quale attribuiva forze magiche e cui dava il nome di Kundalini. Per contro la meta del mio viaggio e della mia vita che fin dalla tarda fanciullezza mi si era presentata in sogno consisteva nel vedere la bella principessa Fatma e nel conquistarne possibilmente l'amore. (14)


A molti (temporalmente siamo alla fine della Grande Guerra) la Lega appariva fenomeno conseguente alla proliferazione, di moda in quegli anni, di redentori, profeti e discepoli, pieno di presagi della fine dei mondo o di speranze nell'avvento di un Terzo Regno (14). Si trattava insomma di svariate chimere, ma anche ad autentiche elevazioni dell’anima. (14-15)


Non appariva sorprendente che nel pensiero della gente comune la Lega venisse confusa con tutti i gruppi e gruppuscoli che proliferavano.


Uno dei grandi pericoli dell’età contemporanea è appunto il livellamento, non quello controllato dai muratori con l’uso magistrale della Livella, ma quello volgare: porre sullo stesso piano ogni “chiunque” che apre bocca indipendentemente da quel che dice. E’ lo stesso dell’affermare che tutte le opinioni sono ugualmente valide, come tanti anni fa ascoltai un massone disquisire su ciò che si dice in Loggia. E’ lo stesso che affermare che non c’è differenza tra temperanza e dissolutezza (intendendo la prima come imposta quasi solo da problemi di salute che l’intemperante per sua fortuna non ha), 


No, non è vero: son cose diverse, molto diverse. Le opinioni non sono tutte ugualmente valide e la libertà non significa libertà di esprimere qualunque opinione, anche le più turpi. E certune non hanno nemmeno diritto di cittadinanza in Loggia, checché ne pensi quel massone un po’ presuntuoso.


E quindi non è possibile considerare alla stessa stregua la Lega e qualunque altro gruppo costituitosi attorno attorno ad un’idea o una persona. Non è questione di dimensione od organizzazione: la Lega ha un compito elevato. Ma gli altri? Sì, dicono di averlo, ma in realtà non è certo. Vanno esaminati caso per caso. Vanno identificati i gruppi vacui, non adeguati. Vanno esclusi quelli che non lasciano libertà agli aderenti, soprattutto non lasciano la libertà di ritirarsi.


Pretendere in ogni aderente allo stesso tempo obiettivi della Istituzione e suoi personali mi pare un punto di forza della Lega. Il narratore confessa di avere come scopo personale la ricerca della principessa Fatma, il personaggio delle Mille e Un Notte.

24 agosto 2018

Pellegrinaggio in Oriente 1

Capitolo I

Il Pellegrinaggio in Oriente pare più che un racconto il resoconto di una esperienza di vita. Il narratore appartenne alla Lega e vuole raccontare di un certo viaggio inaudito: un viaggio quale non era stato mai tentato da uomini dopo i tempi di Huon di Bordeaux e del folle Orlando... (9)

Non è il diario di un lontano avvenimento, ma un intreccio di esperienze, aspirazioni, considerazioni che balzano continuamente tra reale ed onirico, tra quotidiano e spirituale, tra il mondo di qua e quella grande nebulosa dell’altrove.

Il narratore si considera a distanza di tanti anni ancora legato dal voto pronunciato a suo tempo alla Lega: potrà parlare delle proprie esperienze personali, ma gli è vietata qualsiasi rivelazione intorno al suo segreto (10). Il suo resoconto non potrà quindi scendere nei dettagli.

Molti hanno raccontato di loro viaggi, ma quelli non furono prodigiosi. Invece noi penetrammo veramente in una zona eroica e magica (11) anche se non si può rendere accessibile al lettore il piano sul quale si svolsero le nostre gesta, lo strato di esperienze spirituali a cui esse appartengono (11-12).

Molte cose rimarranno inafferrabili. Tuttavia bisogna pur sempre osare il paradossale, intraprendere sempre da capo l'impossibile (12). E Siddharta insegnò: Le parole non fanno bene al senso segreto, ogni cosa diventa subito un po' diversa, un po' falsata, un po' strampalata anzi, e pur questo è bene anche con questo sono d'accordo, ciò che per un uomo è tesoro e saggezza, per l'altro ha sempre un tono di stoltezza (12).

Alla prima lettura nel 1977 mi venne spontaneo vedere adombrata nella Lega la Massoneria, e lo stesso capitò con tutti i massoni con i quali ne parlai. Oggi invece non ne sono così sicuro: mi pare interpretazione troppo limitativa (e più avanti ne vedremo il perché).

Si parla di un viaggio ormai dimenticato. Non cancella forse ogni generazione con divieti, col silenzio o con lo scherno, proprio ciò che pareva massimamente importante alla generazione precedente? (13).

Sosteneva Cicerone: Historia magistra vitae2. Ma la storia stessa si è premurata di smentirlo. Nessuna generazione fa tesoro delle esperienze delle generazioni passate e in questo senso Historia magistra vitae non est. Il passato viene ormai dimenticato come “arnese” non più utile.

Il fenomeno è oggi più che mai accentuato vivendo tutti nel presente, abituati ad essere al centro di ogni avvenimento emotivo “in tempo reale”, si è perso il senso del tempo, del passato e del futuro, e pure il senso dei sentimenti e delle emozioni in un appiattimento spazio-temporale che ci fa essere contemporaneamente miopi e presbiti pur illudendoci di avere una vista acuta.

21 dicembre 2015

Bambini, imparate...

Bambini, imparate
a fare le cose difficili:
regalare una rosa al cieco,
cantare al sordo,
liberare gli schiavi
che si credono liberi
 Gianni Rodari

 Il nostro Rituale indica la stessa cosa quando invita a salire sulla Scala Curva.
Anzi, più che invito, è un vero e proprio programma di lavoro.
Le "cose difficili" non sono che l'uso di di determinati sensi e funzioni (spesso sottovalutate o trascurate nella vita quotidiana) in un modo, per così dire, "no standard".
Regalare una cosa al cieco, cantare al sordo, non significano altro che porgere qualcosa di bello a chi non sa cogliere la bellezza. E quindi il regalo è stimolo forte per fargli comprendere - aprendo la mente - qualcosa che al momento è oltre la sua comprensione.
Difficile è liberare chi crede di essere libero.
Quanti ne incontriamo di prigionieri in gabbie che si son costruiti con le proprie mani! E pur essendosi rinchiusi dentro hanno ormai perso la chiave che permetterebbe loro di uscire.
Quante persone conosciamo che hanno ribaltato il cogito cartesiano (cogito ergo sum) nella banale assunzione del ruolo che li fa esistere.
O, peggio ancora, si sentono esistere perché appartengono a qualcosa (e sottolineo il verbo appartengono).
Per cui, magari, si dicono "Sono Libero Muratore quindi esisto" e non "Io esisto e sono un uomo, e questo uomo è anche un Libero Muratore".
Si può liberare facilmente chi è prigioniero e sa di essere prigioniero: basta aiutarlo ad aprire la porta.
E' ben difficile liberare chi è prigioniero e crede di essere libero. La prigione per lui è diventata la sua stessa vita, la sua stessa ragione di vita. E chi lo fa più scappare da lì?

Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.