Bambini, imparate
a fare le cose difficili:
regalare una rosa al cieco,
cantare al sordo,
liberare gli schiavi
che si credono liberi
Gianni Rodari
Il nostro Rituale indica la stessa cosa quando invita a salire sulla Scala Curva.
Anzi, più che invito, è un vero e proprio programma di lavoro.
Le "cose difficili" non sono che l'uso di di determinati sensi e funzioni (spesso sottovalutate o trascurate nella vita quotidiana) in un modo, per così dire, "no standard".
Regalare una cosa al cieco, cantare al sordo, non significano altro che porgere qualcosa di bello a chi non sa cogliere la bellezza. E quindi il regalo è stimolo forte per fargli comprendere - aprendo la mente - qualcosa che al momento è oltre la sua comprensione.
Difficile è liberare chi crede di essere libero.
Quanti ne incontriamo di prigionieri in gabbie che si son costruiti con le proprie mani! E pur essendosi rinchiusi dentro hanno ormai perso la chiave che permetterebbe loro di uscire.
Quante persone conosciamo che hanno ribaltato il cogito cartesiano (cogito ergo sum) nella banale assunzione del ruolo che li fa esistere.
O, peggio ancora, si sentono esistere perché appartengono a qualcosa (e sottolineo il verbo appartengono).
Per cui, magari, si dicono "Sono Libero Muratore quindi esisto" e non "Io esisto e sono un uomo, e questo uomo è anche un Libero Muratore".
Si può liberare facilmente chi è prigioniero e sa di essere prigioniero: basta aiutarlo ad aprire la porta.
E' ben difficile liberare chi è prigioniero e crede di essere libero. La prigione per lui è diventata la sua stessa vita, la sua stessa ragione di vita. E chi lo fa più scappare da lì?
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