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29 aprile 2026

Cari Amici restati là... 3

 Concludo la lettera idealmente indirizzata a chi è restato nel Goi o si è trasferito nella Glri

 

 

Pastore, eccezione, evaso?

Corri avanti? – Lo fai come pastore? o come eccezione? Un terzo caso sarebbe: come l'evaso…

Amici, noi non siamo pastori, perché non vogliamo condurre o guidare nessuno. Se qualcuno cerca una guida e un pastore non venga con noi.

Amici, noi non siamo evasi, non siamo fuggiti di notte segando le sbarre alla finestra. Noi ce ne siamo andati dalla porta, alla luce del sole, a testa alta, spiegando chiaramente, senza urlare, il nostro cammino.

Amici, noi non siamo eccezioni. Noi siamo massoni, desiderosi di lavorare nelle nostre logge, scavare prigioni ai nostri vizi e costruire il nostro tempio. Il resto non solo non ci interessa, ma lo vogliamo lontano.

Oppure… oppure… Forse sì, un po' eccezioni lo siamo, almeno dal punto di vista dei restati e degli andati altrove. Vogliamo elevare templi alla virtù, non ai dirigenti di una struttura; vogliamo scegliere le pietre da utilizzare nel nostro lavoro, non usare materiale scelto da altri. Vogliamo lavorare liberi e indipendenti, non inserirci in una struttura non meno verticistica di quella che abbiamo appena lasciato. Non vogliamo monoliti autoritari, ve li lasciamo.

Avverto quasi un certo disappunto, da parte di chi è restato e da parte di chi è emigrato altrove. Pare quasi che ci consideriate “fratellini” dispettosi che a un certo punto “non giocano più”, ma col loro farsi da parte hanno reso più difficile la vittoria dei buoni verso i cattivi (appunto un bell'Idolo tutto lustro e lucente quello del Bene che prima o poi vincerà il Male!).

Il massone malpensante che si annida nel nostro intimo suggerisce un pizzico di malignità: in fondo noi abbiamo fatto quello che qualcuno di voi avrebbe voluto o potuto o desiderato fare, ma non ha voluto o potuto o desiderato farlo. E lì è rimasto o là se ne è andato, con una piccola ripicca verso chi, indifferente alle sirene obbedenziali, ha scelto una strada diversa e soprattutto non si è intruppato nell'Obbedienza vostra o nell'Obbedienza altra. Quanto vizio, evaso dalle oscure e profonde prigioni che il massone dovrebbe costruire, in quella parola, Obbedienza, che qualcuno ha voluto gettare sulla massoneria come la spada di Brenno sul piatto della bilancia!

Assieme a Obbedienza ci sono altre parole che nel tempo hanno costruito una ragnatela invasiva che è riuscita talmente a invischiare la massoneria da far supporre a troppi che senza quella ragnatela si rimarrebbe in un simulacro vuoto. Parlo di Regolarità, Legittimità, Brevetti, Riconoscimenti...

Cari amici torniamo alle origini. Rileggiamo gli Antichi Doveri. A James Anderson quelle parole sono sconosciute e ben sarebbe stato se fossero rimaste sconosciute anche ai massoni dopo di lui. La Massoneria italiana invece le ha messe al posto dei simboli di unità e concordia accantonando la cazzuola, la calcina, l'alveare. Regolarità, Legittimità, Brevetti, Riconoscimenti sono parole di divisione e frammentazione, proprio l'esatto contrario del compito del Maestro Libero Muratore.

Sono parole che dicono: la mia è vera massoneria, la tua invece è solo “sedicente” massoneria.

Sono parole che dicono: io ho i riconoscimenti e sono vera massoneria, tu invece non li hai e quindi sei solo “sedicente” massoneria.

Sono parole che dicono: solo il brevetto rilasciato regolarmente (il “santo brevetto”!) ti fa essere vera massoneria – io ce l'ho e tu no, e quindi sei solo “sedicente” massoneria.

Sono parole che dicono: andate pure; fate, fate pure; non sarete mai riconosciuti da nessuno! Voi non siete vera massoneria ma solo “sedicente” massoneria.

Cari amici di là e dell'altra parte, quanta ipocrisia in quel “sedicente” e in quel “riconoscimento” e in quel “brevetto”! E… quanta supponenza nelle vostre parole! Se siete veramente convinti che la massoneria dipenda da una bolla o da riconoscimenti vari avete una ben limitata visione. State pure dove siete: è il vostro posto. Chi viene con noi deve saper camminare! Voi non ne siete capaci.

Scimmia o attore?

Sei schietto? o solo un attore? uno che rappresenta qualcosa? o la stessa cosa rappresentata? Alla fine sei semplicemente la scimmiottatura di un attore...

Francamente noi ci sentiamo schietti. Non ci poniamo il problema se rappresentiamo qualcuno. A dire di certi frequentatori dei social saremmo l'avanguardia di questo contro quello per imboscate strategiche ed eventuali sacrifici per la causa (quale?). A questi “minus habens” da tastiera rispondo che noi siamo solo noi, non siamo con nessuno e non copriamo nessuno: noi rappresentiamo solo noi stessi. Lo dico sapendo che non sarò creduto perché troppo spesso l'idolo crea la sua realtà, una realtà alternativa che non ha se non labili agganci con la realtà stessa, quella vera. "Tu sol" pensando "o ideal, sei vero". Le parole che Carducci dedicò a Mazzini trovano anche qui, nell'infimo delle illusioni umane, un'altra verifica. Cari amici, la realtà è quella che è, anche a dispetto dei vostri idoli. E peggio per voi se non ve ne accorgete!

Ma a voi si adducono di più altre parole carducciane: il gallo canta e non ti vuoi svegliare! Il gallo canta, e pare quasi dica: Sveglia, è giunta l'ora. Attenti a non perdere il treno!

Parla il deluso. – Cercavo grandi uomini, e ho trovato sempre e soltanto le scimmie del loro ideale. Noi non vogliamo essere scimmie addestrate dal piccolo burattinaio di turno. Noi facciamo come il cercator di funghi. In un posto non troviamo funghi pur sapendo che nel passato ce ne erano? Ebbene, cerchiamo altrove.

Così molti massoni cercano altrove, infastiditi dell’atmosfera livellatrice che cerca di ammosciarli. Infastiditi di un mondo che in passato ha avuto molte belle pagine e oggi invece....

Ma non riempiamoci la bocca con Mazzini e Garibaldi, cari amici, perché se vogliamo ricordare il passato dobbiamo menzionare anche Licio Gelli (che comunque fu scacciato proprio dai massoni del Goi!). E dobbiamo soprattutto pensare al presente. Mazzini e Garibaldi sono ormai ricordi, ma i massoni del Goi condannati per reati di mafia (esempio Giancarlo Pittelli a Vibo Valentia e Alfonso Tumbarello a Mazara del Vallo) sono oggi ben presenti.

Perché costoro non sono stati espulsi eliminando così i loro requisiti massonici, ma sono stati semplicemente sospesi o depennati dal piedilista, quindi senza perdere i caratterizzanti requisiti?

Le regole massoniche furono applicate per Licio Gelli, espulso dalla Corte Centrale (e il fenomeno P2 cominciò subito a sgonfiarsi); perché oggi le regole non si sono applicate a questi personaggi non contigui alla malavita ma ben dentro al malaffare? Non è garantismo, ma – temiamo – qualcosa di peggio.

Voi siete ancorati al vostro “Ha da passà 'a nuttata”. La nostra risposta invece è forte e chiara: non è più il Goi di allora.

Certo non vi consideriamo compiacenti o conniventi verso non più supposte (i tribunali della Repubblica sono chiari) ma reali infiltrazioni malavitose nel Goi. Voi dite (esecrabile forza degli idoli!) essere casi isolati.

E' vero, una rondine non fa primavera, suggerisce la saggezza popolare. La stessa saggezza allo stesso tempo ammonisce: una mela marcia rovina tutto il cesto. E' possibile che i “fratelli” di Loggia di Pittelli e Tumbarello non sapessero nulla? Anche loro hanno supposto fossero la solitaria rondine? Oppure…

Già: oppure...

Guarda da un'altra parte

Sei uno che sta a guardare? o che interviene? – o che guarda da un'altra parte, si fa da parte…

Ci accusate andar via e di abbandonare la lotta: “vi fate da parte e togliete forza a noi che vogliamo cambiare…”.

Non è un'accusa precisa, ma un borbottio, un brontolamento quasi. Noi non guardiamo altrove; noi ce ne andiamo avendo ben guardato. Mi dispiace ribattere, ma temo siate voi che guardate altrove. Sono preciso. Voi state lì nel Goi e volgete lo sguardo altrove per non vedere quello che non vi piace. Voi altri invece lasciate il Goi e andate nella Glri e non vi vedete criticità ma solo la fantasiosa “terra promessa”.

Non vedete ciò che sta succedendo perché non volete vedere. Ha ragione il filosofo: Voglio, una volta per tutte, non sapere molto. – La saggezza pone dei limiti anche alla conoscenza.

Sembra quasi un motto che rappresenta chi ha già deciso di star lì e chi non ha mai avuto titubanze perché la decisione di andar via semplicemente non l'ha mai presa in considerazione. La sua aspirazione è il vivere quieto non il vivere libero.

Nei mesi scorsi ho sentito molti di voi proporre di chiudersi nella propria loggia e disinteressarsi del resto e del contesto. Purtroppo il contesto non è mai neutro se non nelle illusioni sognate da chi sceglie di non vedere: il contesto non può essere lasciato fuori dalla porta: prima o poi, anzi spesso molto presto, bussa alla porta oppure – peggio ancora – entra dalla finestra. Cari amici, non potrete voltarvi dall'altra parte per sempre. Il contesto vi farà vedere le cose come sono e lo farà in modo drammatico.

Cosa volere?

Vuoi andare con gli altri? o andare avanti? o andartene per conto tuo?... Si deve sapere che cosa si vuole e che lo si vuole.

Io non so cosa volete voi, cari amici rimasti nel Goi o transitati alla Glri; lo posso supporre ma ormai non spetta più a me dirlo, e non mi interessa affatto. Posso solo dire che il Goi non sarà più quello di prima, dopo lo tsunami degli ultimi due anni che lo ha irrimediabilmente frantumato in gruppi dalla coesistenza poco fraterna, avvelenandone l'aria. Posso anche aggiungere che la Glri è “governata” verticalmente da un Gran Maestro in carica dal 2001 e che lo sarà fino al 2031 (trent'anni! Come la famosa guerra nel Seicento!). Anche in Glri si sono contate espulsioni e allontanamenti delle voci critiche: ci sarà più libertà che nel Goi? Non lo so e non mi riguarda.

Io so cosa vogliamo noi. Convinti che i mali nascano da una rilassata selezione delle ammissioni e da una dirigistica gestione che insiste più su Obbedienza che su Comunione, noi vogliamo (insisto: noi vogliamo) una Comunione-Non-Obbedienza, un libero patto tra liberi massoni, dove sia fondamentale “fare massoneria” senza se e senza ma. Accettiamo regole perché siamo noi stessi ad averle decise, ma rifiutiamo che possano diventare arma in mano al “potente” di turno.

Tutto sommato la formula per la nostra “felicità” muratoria è ben piccola cosa (ma quanto grande!). Formula della mia felicità: un sì, un no, una linea..., una meta…

Mi piace ricordare alcuni versi di un poeta, passato anche lui tra le Colonne del Tempio, versi non belli, ma che descrivono perfettamente la nostra situazione, criticata (che eufemismo!) da quelli restati e pure da quelli rifugiatisi altrove:

Siamo una cupa masnada

che si rifiuta e si scaccia,

e che riprende la strada

col piccone e la bisaccia;

mentre nel cuore profondo

che riflette nuove nubi e nuove stelle,

passano tre caravelle

che cercano un mondo...

Vi saluto, cari amici dell'una e dell'altra parte. Snobisticamente (ma sinceramente) vi auguro: salve atque vale. Noi siamo partiti; il cambiamento climatico del Goi ci ha spinto altrove.

La separazione è definitiva. Io non mi volterò più indietro.

Et de hoc satis!

17 gennaio 2026



***



Le citazioni, riconoscibili perché in corsivo, sono tratte da: Friedrich Nietzsche, Crepuscolo degli idoli.

Il poeta dei versi finali è Giovanni Pascoli



26 ottobre 2016

Grande Architetto e... dintorni 3


Massoneria e religione
Mi domando: qual è il rapporto tra massoneria e religione? Anzi, meglio: qual è il rapporto tra massoneria e cattolicesimo (visto che per tradizione storica in Italia appunto religione tende a coincidere con cattolicesimo)?
N. B. - Non mi riferisco ai rapporti istituzionali tra Chiesa cattolica e Obbedienze massoniche (in particolare quella cui appartengo), estranei a queste mie considerazioni, ma al rapporto tra il massone e il massone cattolico (ce ne sono) e tra il massone e il massone che non sa di essere cattolico (ce ne sono ancora di più).

E’ indubbio che la massoneria sia nata in ambiente cristiano (anche se non cattolico); che i massoni operativi ai quali ci vogliamo collegare costruissero chiese cristiane; che i giuramenti venissero prestati sulla Bibbia cristiana; che i “mostri sacri” della massoneria dei primordi, che ci hanno lasciato costituzioni e disposizioni, fossero cristiani (l’Anderson delle Costituzioni fu pastore presbiteriano e il Desagulier l’altro maitre-à-penser della massoneria inglese del settecento fu pastore anglicano).
Io personalmente solo una volta ho incontrato un massone di religione diversa dalla cristiana (fu nella sinagoga di Ferrara e compresi che era massone dal ramo di acacia all’occhiello) ma è una mia mancanza: non ho mai visitato logge con membri di altre religioni1. Sicuramente ce ne sono in altri paesi e probabilmente ce ne saranno presto anche in Italia. Il Kipling nella sua famosissima poesia accenna a fratelli musulmani, induisti ed ebrei.
Ma temo siano stati esempi limitati. Nei paesi islamici non mi risulta esistano massonerie (so che tempo fa ce n’era una iraniana coeva allo scià, poi in esilio), anzi per quanto ne so la massoneria vi è proibita oppure è quasi clandestina. In Europa potrà esserci qualche massone musulmano ma è mia opinione si tratti (almeno fino ad ora) di fenomeni isolati o numericamente non significativi o che comunque non intacchino il carattere “cristiano” della massoneria (gli operativi costruivano cattedrali cristiane, non moschee).
Più numerosi i massoni ebrei (di fede ebraica o formatisi nell’ebraismo). Ma anche in tal caso mi pare siano presenze che, malgrado simbologie collegabili al Vecchio Testamento, non intacchino il carattere prevalentemente cristiano della massoneria.
Tutti gli antichi documenti, dal Poema Regius in poi, presentano invocazioni a Dio e/o citazioni tratte da libri della Bibbia. Ma questo può ancora giustificarsi con il ruolo particolare che il cristianesimo aveva nel Medioevo.
Considero invece la documentazione “ufficiale”.
Nel secondo Basic Principles for Grand Lodge Recognition (deliberati nel 1929 dalla Gran Loggia Unita di Inghilterra per il riconoscimento di Grandi Logge estere) si legge: Che una credenza nel Grande Architetto dell’Universo e nella sua volontà rivelata sia una qualificazione essenziale per l’appartenenza. Al punto successivo: Che tutti gli iniziati assumano le loro obbligazioni sopra o in piena vista del Volume aperto della Legge Sacra per il quale si intende la rivelazione dall’alto che è vincolante sulla coscienza del singolo individuo che viene iniziato (la sottolineatura è mia). Per parte sua il GOI, nella Identità del Grande Oriente d’Italia, allegata ai Principi ricordati sopra dichiara: Ogni membro [del GOI], al fine di rendere sacri e inviolabili i propri impegni, deve aver prestato solenne promessa sul Volume della Legge Sacra, espressione del proprio credo religioso (la sottolineatura è mia).

[ Oggi suona così, come è allegata alle Costituzioni e Regolamento: Ogni membro al fine di rendere sacri i propri impegni, deve aver prestato Solenne Promessa sul Libro della Legge da esso ritenuta Sacra.]

Che si intende per volontà rivelata, per rivelazione dall’alto? E per credo religioso?


(continua)

11 maggio 2014

Davanti San Guido

Lettura personale e tendenziosa dell'ode carducciana

1866. Giosuè Carducci è tra i sette fondatori della Loggia Felsinea (Bologna)
1867. La Loggia Felsinea lascia il Grande Oriente d'Italia e aderisce al Rito Simbolico Italiano.
1868. Il Rito Simbolico aderisce al Grande Oriente d'Italia. Carducci non viene gradito.
1868 - 1886. Carducci non risulta iscritto a nessuna Loggia bolognese, con le quali però mantiene numerosi contatti
1886. Carducci, su invito del Gran Maestro Lemmi, viene affiliato alla Loggia P2.
La poesia fu iniziata (le prime quattro strofe, vv. 1-21) nel 1874 e completata nel 1886.
  1. I cipressi che a Bólgheri alti e schietti
  2. van da San Guido in duplice filar,
  3. quasi in corsa giganti giovinetti
  4. mi balzarono incontro e mi guardar.
I cipressi sono in duplice filar, come le due file delle Colonne del Tempio. L'orientamento da San Guido (sulla vecchia Aurelia) a Bolgheri è Ovest - Est, quindi le due file di cipressi indicano le due Colonne del Settentrione e del Meridione.
  1. Mi riconobbero, e— Ben torni omai —
  2. Bisbigliaron vèr' me co 'l capo chino —
  3. Perché non scendi ? Perché non ristai ?
  4. fresca è la sera e a te noto il cammino.
v. 5. Mi riconobbero. E come avrebbero potuto dimenticarsi di lui, che molti o pochi non avevano voluto rientrasse nel Grande Oriente? Oppure, più significativamente, riconoscono il fratello che si era incamminato su altre strade e che per un attimo incrocia il proprio cammino (per caso? per desiderio?) con loro.
v. 8. Conosci bene il cammino. E non intendiamo solo la strada per il ritorno tra le Colonne (appartenenza amministrativa che può essere utile ma non fondamentale), bensì il cammino (questo sì fondamentale) della vita.
  1. Oh sièditi a le nostre ombre odorate
  2. ove soffia dal mare il maestrale:
  3. ira non ti serbiam de le sassate
  4. tue d'una volta: oh non facean già male!
vv. 10, ecc, 41. Maestrale, mare, vento, risse nel petto, quercia. Sono immagini che richiamano i quattro elementi (aria, acqua, terra e fuoco). Ritengo però improbabile che sia un simbolismo deliberatamente inserito. Carducci mi sembra lontano da certe tematiche. Vero è, però, che i quattro elementi erano richiamati nel rituale scozzese di iniziazione al primo grado (e Carducci era scozzese) e non si può escludere una loro "assimilazione". E' comunque probabile che lo schema dei quattro elementi derivi da un archetipo fondamentale che la sensibilità del poeta riesce a captare indipendentemente dalla massoneria.
v. 11. Il poeta immagina che i rancori del passato siano stati dimenticati e superati.
  1. Nidi portiamo ancor di rusignoli:
  2. deh perché fuggi rapido cosí ?
  3. Le passere la sera intreccian voli
  4. a noi d'intorno ancora. Oh resta qui! —
I versi descrivono una armonia della vita nella quale il Fratello separato potrebbe inserirsi.
  1. — Bei cipressetti, cipressetti miei,
  2. fedeli amici d'un tempo migliore,
  3. oh di che cuor con voi mi resterei —
  4. Guardando lor rispondeva — oh di che cuore !
Qui terminano i versi scritti nel 1874. I versi seguenti vengono ripresi nel 1886, all'epoca della sua affiliazione alla Loggia Propaganda 2. Ci domandiamo: scrivendoli, Carducci pensò ai ai Fratelli Massoni? Non ho la risposta; ma gli indizi sono tanti. Accontentiamoci della domanda senza risposta e cogliamo il fascino dell'indefinito e del non risposto.
v. 18. Fedeli amici. Sono i Fratelli Cipressi?
  1. Ma, cipressetti miei, lasciatem'ire:
  2. or non è piú quel tempo e quell'età.
  3. Se voi sapeste!... via, non fo per dire,
  4. ma oggi sono una celebrità.
vv. 21-28. Sembra quasi ricalcare la risposta alla Tegolatura. Io sono un uomo arrivato (una celebrità); sono scrittore; ho molte virtù; non sono più un birichino (contestualizzando, il termine oggi si è caricato di un significato affettuoso ed è rivolto ai bimbi un po' troppo vivaci, mentre un tempo prevaleva il senso negativo. Lo si riteneva o da buricco = saltimbanco o, preferibile, da bric = briccone), non tiro sassi alle piante (ai Fratelli).
  1. E so legger di greco e di latino,
  2. e scrivo e scrivo, e ho molte altre virtú:
  3. non son piú, cipressetti, un birichino,
  4. e sassi in specie non ne tiro piú.
  1. E massime a le piante. — Un mormorio
  2. pe' dubitanti vertici ondeggiò
  3. e il dí cadente con un ghigno pio
  4. tra i verdi cupi roseo brillò.
La professione del poeta non appare creduta o credibile (dubitanti, ghigno), ma sembra prevalere il sentimento di affetto (ghigno pio, gentil pietade del v. 34)) piuttosto che quello di giustizia del rifiuto. Insomma: i Fratelli massoni non sembrano dar credito alla confessione carducciana, tanto che il Nostro riuscì a rientrare nel GOI solo per intercessione del Gran Maestro.
  1. Intesi allora che i cipressi e il sole
  2. una gentil pietade avean di me,
  3. e presto il mormorio si fe' parole:
  4. — Ben lo sappiamo: un pover uom tu se'.
vv. 36 sgg. La risposta viene da "chi sa". Il poeta ha enunciato vantaggi solo materiali o al massimo morali. Nel "vero mondo" un pover uom tu se'. Sei in basso, nella (per usare un termine muratorio) profanità. I Fratelli Cipressi sono molto chiari e contrappongono il "vero mondo" alle illusioni del mondo dei rei fantasmi (v. 48).
  1. Ben lo sappiamo, e il vento ce lo disse
  2. che rapisce de gli uomini i sospir,
  3. come dentro al tuo petto eterne risse
  4. ardon che tu né sai né puoi lenir.
Il mondo dei cipressi ti dirà come superare le eterne risse. Tu puoi contare su questo mondo, saldo e stabile come una quercia, armonico ed in sintonia con il tutto.
  1. A le querce ed a noi qui puoi contare
  2. l'umana tua tristezza e il vostro duol.
  3. Vedi come pacato e azzurro è il mare,
  4. come ridente a lui discende il sol!
Qui, nel "nostro mondo" potrai abbandonare l'umana tristezza e il vostro duol. Qui potrai cogliere l'armonia del mare e del tramonto.
  1. E come questo occaso è pien di voli,
  2. com'è allegro de' passeri il garrire!
  3. A notte canteranno i rusignoli:
  4. rimanti, e i rei fantasmi oh non seguire;
Qui puoi ascoltare i rosignoli: impara ad ascoltarli!
  1. i rei fantasmi che da' fondi neri
  2. de i cuor vostri battuti dal pensier
  3. guizzan come da i vostri cimiteri
  4. putride fiamme innanzi al passegger.
  1. Rimanti; e noi, dimani, a mezzo il giorno,
  2. che de le grandi querce a l'ombra stan
  3. ammusando i cavalli e intorno intorno
  4. tutto è silenzio ne l'ardente pian,
v. 53. Mezzo il giorno. Fr. 2° Sorvegliante, che ora è? Mezzogiorno in punto.
v. 56. Lo spazio sacro dei lavori è stato circoscritto e riorganizzato. Il mondo profano non vi può più accedere: per gli operai del Tempio tutto è silenzio nel mondo profano, che è stato "chiuso fuori" dal Tempio. Il sacro nasce dal silenzio interiore.
  1. ti canteremo noi cipressi i cori
  2. che vanno eterni fra la terra e il cielo:
  3. da quegli olmi le ninfe usciran fuori
  4. te ventilando co 'l lor bianco velo;
vv. 57-58. Il canto tra la terra e il cielo è il lavoro alla Gloria del Grande Architetto. Il lavoro muratorio è corale, di gruppo.
  1. e Pan l'eterno che su l'erme alture
  2. a quell'ora e ne i pian solingo va
  3. il dissidio, o mortal, de le tue cure
  4. ne la diva armonia sommergerà. —
v. 63. Il dissidio degli affanni umani verrà risolto nell'armonia del lavoro di Loggia, coerente con l'armonia della natura.
  1. Ed io—Lontano, oltre Appennin, m'aspetta
  2. la Tittí — rispondea; — lasciatem'ire.
  3. È la Tittí come una passeretta,
  4. ma non ha penne per il suo vestire.
v. 65. Il poeta pare respingere la proposta dei cipressi. La sua materialità si oppone e fa resistenza, e richiama affetti e passioni del mondo profano (attenzione! non sono passioni basse, da respingere, ma sentimenti ed affetti da trasformare. Non sono negatività).
  1. E mangia altro che bacche di cipresso;
  2. né io sono per anche un manzoniano
  3. che tiri quattro paghe per il lesso.
  4. Addio, cipressi! addio, dolce mio piano! —
v. 72. Il poeta rifiuta l'invito e i Fratelli Cipressi gli porgono l'immagine della Sapienza che scende dall'Oriente.
  1. — Che vuoi che diciam dunque al cimitero
  2. dove la nonna tua sepolta sta? —
  3. E fuggíano, e pareano un corteo nero
  4. che brontolando in fretta in fretta va.
  1. Di cima al poggio allor, dal cimitero,
  2. giú de' cipressi per la verde via,
  3. alta, solenne, vestita di nero
  4. parvemi riveder nonna Lucia:
Nonna Lucia (per ora; poi: signora) appare di cima al poggio, cioè in alto, con l'immediata idea dello scendere.
  1. la signora Lucia, da la cui bocca,
  2. tra l'ondeggiar de i candidi capelli,
  3. la favella toscana, ch'è sí sciocca
  4. nel manzonismo de gli stenterelli,
Nonna Lucia ora diventa la signora Lucia, assumendo una chiara veste simbolica. Per comprendere bene esaminiamo la costruzione del periodo, croce degli studenti obbligati alla spiegazione letterale. Il periodo va correttamente inteso così: la signora Lucia, dalla bocca della quale (tra l'ondeggiare dei bianchi capelli) la favella toscana (così sciocca nel manzonismo degli stenterelli) discendeva canora. Ma nella lettura poetica non è peregrino che il canora discendea venga attribuito alla signora Lucia (e non alla favella toscana), cioè: la signora Lucia (ecc. ecc.) canora discendea eccetera. E' sbagliato? Certo, ma è errore spontaneo. E soprattutto fa discendere di cima al poggio direttamente la signora Lucia, che assume così nel simbolismo muratorio la funzione della sapienza del Maestro Venerabile.
Osserviamo inoltre che Lucia deriva etimologicamente da Lux, la luce, etimo sostanziale del simbolismo muratorio.
  1. canora discendea, co 'l mesto accento
  2. de la Versilia che nel cuor mi sta,
  3. come da un sirventese del trecento,
  4. piena di forza e di soavità.
v. 88. Forza e soavità sono due archetipi muratori, la Forza e la Bellezza, che unitamente alla Sapienza informano i lavori di Loggia.
  1. O nonna, o nonna! deh com'era bella
  2. quand'ero bimbo! ditemela ancor,
  3. ditela a quest'uom savio la novella
  4. di lei che cerca il suo perduto amor!
v. 91. Il poeta ribadisce il senso dei tre pilastri. La signora Lucia (Forza e Bellezza) parla all'uom savio (la Sapienza). Ma qui savio può avere anche una sfumatura negativa: conosceva il percorso del viaggio, ma non ha accettato il cammino nel Tempio.
  1. — Sette paia di scarpe ho consumate
  2. di tutto ferro per te ritrovare:
  3. sette verghe di ferro ho logorate
  4. per appoggiarmi nel fatale andare:
vv. 93 sgg. E' una versione della fiaba del Re Porco. Per sfuggire ad un incantesimo la ragazza dovrà per sette anni consumare sette paia di scarpe di ferro e sette verghe sempre di ferro; dovrà anche riempire di lacrime sette fiasche e svegliare il suo amato prima del canto del gallo.
Qui però sembra quasi lo svolgimento di un rituale particolare e non possiamo non rilevare che il sette è il numero del Maestro. Potrebbe essere riferito alla situazione personale del Poeta, che da tempo (sette lunghi anni?) ha chiesto di rientrare, il gallo ormai canta, ma non ha ancora ricevuto la sospirata risposta?
  1. sette fiasche di lacrime ho colmate,
  2. sette lunghi anni, di lacrime amare:
  3. tu dormi a le mie grida disperate,
  4. e il gallo canta, e non ti vuoi svegliare.
v. 100. Il gallo compare nel Gabinetto di Riflessione. Incita il recipiendario nel suo itinere. Ma se il gallo canta e non ti vuoi svegliare? Beh, il fallimento è vicino.
  1. — Deh come bella, o nonna, e come vera
  2. è la novella ancor! Proprio così.
  3. E quello che cercai mattina e sera
  4. tanti e tanti anni in vano, è forse qui,
Ecco, l'intuizione giunge improvvisamente: qui prosegue il cammino. Il viaggiatore giunge alla consapevolezza del percorso, che continua sotto questi cipressi (v. 105), tra i Fratelli.
  1. sotto questi cipressi, ove non spero,
  2. ove non penso di posarmi piú:
  3. forse, nonna, è nel vostro cimitero
  4. tra quegli altri cipressi ermo là su.
  1. Ansimando fuggía la vaporiera
  2. mentr'io cosí piangeva entro il mio cuore;
  3. e di polledri una leggiadra schiera
  4. annitrendo correa lieta al rumore.
Terminano le sensazioni e i ricordi: ritorniamo al quotidiano. La vaporiera continua il suo viaggio, insensibile ai drammi di chi trasporta. Il Poeta non scende (e come potrebbe? Non è ancora stato accettato dai Fratelli). Il mondo quotidiano continua a vivere nell'indifferenza. C'è una indifferenza "giovanile"(la mandria di puledri, lieti ed esuberanti) che potrebbe nella maturità trasformarsi in altro; e c'è una indifferenza per così dire "esistenziale" indicata dall'asin bigio che continua apatico e impassibile il suo triste pasto (ma non è nemmeno un pasto, quanto un rodere, un mesto rosicchiare che non appaga nemmeno lo stomaco), chiuso in ciò che crede saggezza e che invece è anchilosi della mente e del corpo.
  1. Ma un asin bigio, rosicchiando un cardo
  2. rosso e turchino, non si scomodò:
  3. tutto quel chiasso ei non degnò d'un guardo
  4. e a brucar serio e lento seguitò.






28 settembre 2009

5.7 Regolarità

La Gran Loggia inglese nel 1929 tradusse in termini moderni i paletti che permettessero di riconoscere la regolarità di obbedienze estere. Sono i Basic Principles for Grand Lodge Recognition, ribaditi nel 1949 negli Aims and Relationships of the Craft.

In termini più semplici o semplicistici, l’Obbedienza muratoria che accetta e adempie a questi princìpi (ribaditi nelle linee essenziali nel secondo dopoguerra) è regolare, in caso contrario non lo è.

[Per chiarezza puntualizzo il significato che attribuisco al termine Obbedienza, vocabolo frequentemente usato e spesso con semantiche diverse. Per me Obbedienza è semplicemente sinonimo di organizzazione massonica ed è svincolato da qualsiasi legame con regolarità e “massonicità”. Sette maestri massoni possono costituire una loggia, svincolata da qualunque “associazione” massonica, che “sia e faccia” massoneria più e meglio di altre logge “all’obbedienza di…”.]

All’atto pratico verrebbe considerata regolare l’istituzione massonica riconosciuta dalla Gran Loggia d’Inghilterra. Per cui, per esempio, il Grande Oriente d’Italia sarebbe stato “regolare” solo nel periodo in cui ha avuto il riconoscimento inglese, da Salvini a Di Bernardo (ma la situazione appare oggi mutata - vedi più giù il paragrafo Post-scriptum 0: La stessa Gran Loggia d'Inghilterra pare considerare non coincidenti i termini “regolarità” e “riconoscimento Gran Loggia Inglese”).

Mi pare una concezione prossima agli autoritarismi religiosi e ormai incoerente con i tempi (poteva forse essere accettata ai tempi della supremazia politica inglese). Non credo che la Gran Loggia d’Inghilterra solo per una priorità temporale possa ancora oggi godere di una primazia dottrinale.

Pur concordando con la necessità di un organismo che possa realizzare i collegamenti internazionali tra le varie comunioni massoniche, credo che si debba procedere verso una specie di ONU delle massonerie piuttosto che attribuire ad una sola comunione (sia pure prestigiosa - anche se il prestigio si acquista da comportamenti odierni non come eredità del passato) il diritto di stabilire chi è regolare e chi no.

La nozione stessa di regolarità ormai deve essere rivisitata e contestualizzata ai nuovi tempi.

Riassumendo quindi quanto detto in precedenza osservo i punti che è mia opinione debbano essere rivisti per attribuire appunto il “patentino” di regolarità:

1.una comunione per stato,

2.questione femminile,

3.credenza religiosa e ateismo.

A proposito della prescrizione di una sola comunione massonica per nazione, anche il buon senso mostra il superamento della norma.

Preso atto che le comunioni massoniche in una nazione sono ormai più di una (mi riferisco all’Italia, ma l’esempio è valido ovunque), se per caso si verificassero rapporti problematici con le autorità civili non sarebbe opportuno che le varie organizzazioni muratorie assumessero comportamenti analoghi concordati assieme?
Per uscir di metafora e restare nel nostro recentissimo passato, si sarebbe potuta verificare una situazione anacronistica. Di fronte a richieste di pubblicazione degli elenchi degli iscritti (pubblicazione non prescritta dalla legge, ma richiesta allora da molti – ai fini del ragionamento non importa se strumentalmente), che sarebbe successo se una comunione massonica avesse assecondato la divulgazione e l’altra no? Non sarebbe opportuno che comportamenti del genere venissero preventivamente concordati tra le varie obbedienze di quello stato?

Il buon senso però si scontra fatalmente con le diverse scomuniche che i massoni e le massonerie si sono reciprocamente scambiate e l’esercizio di una tolleranza preventiva non è scontato. Come posso sostenere infatti che la mia massoneria sia regolare e anche la tua lo sia, proprio quando uno dei requisiti della regolarità è l’unicità della comunione massonica per nazione?

E posso io massone “regolare” unirmi – sia pure in organismi che non lavorano ritualmente – con altri massoni che “regolari” non sono? La domanda non è peregrina, in quanto contatti del genere hanno spesso condotto alla sospensione o all’espulsione dalla propria comunione (appunto una scomunica).

Ci sono molti problemi da affrontare di non facile soluzione.

Per esempio l’organismo di collegamento tra le varie massonerie (una specie di consulta) da chi deve o può essere composto? Da chiunque fondi una massoneria (anche le più “personalistiche” – per usare un termine neutro – e bizzarre)? Si entra per cooptazione? Si entra in base al numero di aderenti?

E ancora. Io personalmente farei fatica (ma forse è una mia limitazione personale) a lavorare assieme (sia pure non ritualmente) con chi abbandonò la mia comunione sottraendo “beni materiali” che non erano di sua proprietà, ma appartenevano a tutti i fratelli che li avevano acquistati. E ci fu anche chi abbandonò l’organismo cui apparteneva sottraendo archivi in suo possesso in virtù dell’incarico che in quel momento ricopriva.

Si badi bene. Io riconosco fratello anche chi volontariamente e alla luce del sole intraprende un discorso divergente: ci si lascia da buoni fratelli con la consapevolezza che si rimane fratelli (anche se spazialmente lontani). Faccio fatica a riconoscere fratello chi si allontana di soppiatto con cose non sue o non solo sue.
Se costui chiedesse di entrare nel fantomatico organo di collegamento tra le varie massonerie, io personalmente avrei qualche problema ad accettarlo. E si badi bene a non tacciarmi di intollerante e "scomunicatore". E’ solo atteggiamento conseguente ad altri atti che eufemisticamente posso chiamare scorretti.


POST-SCRIPTUM 0
Dal Forum Massoneria Tradizionale (http://lodgeroominternational.com/).

Nei giorni 4 e 5 settembre 2009, presso la sede della Grande Loge Nationale Française (Glnf), a Parigi, si è svolto il Secondo Meeting dei Gran Maestri delle Gran Logge Regolari d’Europa.... Il Pro Gran Master della Gran Loggia Unita d’Inghilterra (Ugle) ha ribadito, nel far riferimento ai casi particolari di Grecia e Italia (ove sono presenti sul territorio due diverse Obbedienze ritenute regolari), che per parte loro non pongono alcuna pregiudiziale nei confronti della regolarità storicamente esercitata dal Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani. In altri termini, per quanto non sussista al momento un mutuo riconoscimento istituzionale tra il Goi e la Ugle, entrambe queste potenze massoniche si considerano reciprocamente come Obbedienze regolari e legittimamente istallate, che lavorano all’insegna della regolarità e pertanto non si frappone alcuna difficoltà alla mutua collaborazione e partecipazione a riunioni istituzionali e meeting internazionali di carattere massonico.


POST-SCRIPTUM 1

Ho letto (gennaio 2004) in una Mailing-list massonica il seguente intervento che pone una questione interessante e delicata.

"...È successo che un membro della Grande Loge Nationale Française nel sud della Francia ha fatto causa alla sua Gran Loggia perché non gli era permesso andare in visita dove gli pareva, e ciò in violazione alle leggi europee e francesi che regolano le associazioni no-profit (quali sono considerate qui in Francia le Gran Logge). La Grande Loge Nationale Française ha perduto davanti al Tribunal de Grande Instance di Nizza il 2 Ottobre 2001, e ha perduto di nuovo il 18 Aprile 2002 davanti alla Corte d'Appello di Aix-en-Provence.
La decisione riguardava "l'articolo 4, penultimo paragrafo delle Costituzioni e Regolamenti generali della GLNF" che recita: Ogni Fratello eviterà di partecipare alle tornate rituali o a riunioni non aperte al pubblico di associazioni massoniche non riconosciute dalla GLNF".
La corte ha stabilito che "in questi termini esso costituisce una violazione della libertà di associazione e una discriminazione ingiustificata".
Il Tribunale di Nizza ha trovato inoltre che la regola enunciata contravviene all'articolo 2 della Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino della Costituzione Francese, all'articolo 11 della Convenzione Europea sui Diritti Umani e all'articolo 20 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo. Di conseguenza, è oggi giurisprudenza che ogni regola che permette di visitare solamente corpi massonici riconosciuti sia da considerare illegale, fraudolenta e perciò nulla e non posta.
La Corte ha anche affermato il punto importantissimo che, anche se non può vincolare le attività esterne dei suoi membri, una associazione può selezionare i suoi candidati e filtrare i suoi visitatori esterni secondo sue proprie condizioni e regole. Questo significa che la GLNF, o qualsiasi altra associazione, non è obbligata ad ammettere qualsiasi candidato o visitatore che bussi alla sua porta. Ciò implica chiaramente che nessuna Gran Loggia in Francia è obbligata ad ammettere membri dell'altro sesso o altri candidati o visitatori "indesiderati".
È piuttosto interessante che una sentenza di questo tipo, già abbastanza vecchia, abbia potuto essere tenuta sotto silenzio così a lungo".
L'autore del messaggio è Mike Segall, membro del Consiglio Federale della Gran Loggia di Francia e "ambasciatore" presso le Grandi Logge Americane della sua Obbedienza.


Un altro intervento, nel commentare la notizia, aggiunge: Così l'appartenenza ad una associazione, normata dal Codice Civile, attribuisce all'associato dei diritti inalienabili (in Francia come in Italia) che clausole statutarie non possono ledere o alterare. Una clausola tipo: "in caso di lite non si può adire la giustizia ordinaria" è contra Costituzione (della Repubblica) e contra Legem, che giuriamo peraltro di rispettare al momento della nostra iniziazione.
Eppure tale clausola, posso assicurarvi, si trova ancora in molti statuti o regolamenti di Obbedienze o Riti massonici…


Non voglio commentare la notizia. Tra l’altro osservo che se la normativa di un organismo proibisce espressamente certi atti – pur ammessi nel mondo esterno – fin da prima dell’ingresso del singolo aderente, coerenza vorrebbe che l’aderente discorde combattesse per modificare la normativa spontaneamente e liberamente accettata senza rivolgersi a sentenze esterne all’organismo. Ho ricordato l’episodio semplicemente per sottolineare quanto i parametri «esterni» (politici, sociali, religiosi,…) siano inadeguati alla comprensione della vita muratoria. Nel momento in cui si vede la massoneria come punto di riferimento della vita civile, nel senso di propugnatrice di idee di libertà, laicità e democraticità, ci si scontra con la propria tradizione che filtra le idee attraverso l’operatività del mestiere, svincolata da parametri sociali e politici: si snatura così da una parte la massoneria stessa e si va incontro a contraddizioni che sul piano muratorio risultano non conciliabili.

14 settembre 2009

3.8.1 L'ateo stupido

Nel primo Dovere troviamo la famosa locuzione sullo stupido ateo (stupid atheist). Nella mia più che trentennale appartenenza all’Istituzione ho ascoltato numerose volte le sottili distinzioni tra l’ateo stupido e l’ateo che stupido non è, con discriminazione conclusiva solo verso lo stupido e non anche verso l’intelligente.

Da questa distinzione sottile sorgerebbe una paradossale conseguenza. Mentre il credente, stupido o non stupido, può far parte della massoneria, degli atei solo gli intelligenti potrebbero bussare con successo alla porta del Tempio, mentre gli altri (gli atei stupidi, appunto) verrebbero irrimediabilmente respinti.

Non ho però mai visto un esame contestualizzato al paese (spazio) e all'epoca (tempo) che giungesse a chiedersi se l'Anderson e i contemporanei intendessero proprio il senso simbolico e non quello letterale. Alla mentalità del pastore presbiteriano Anderson o del pastore anglicano Desagulier, altro "mostro sacro" della massoneria inglese del tempo, l'ateo non era per definizione stupido, appunto perché ateo?

Io però ho incontrato fratelli dichiaratamente atei: a causa della loro presenza la comunione (il Goi in questo caso) vedrebbe compromessa la sua regolarità permettendo la presenza nelle logge di fratelli atei?
Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.