14 settembre 2009

3.8.1 L'ateo stupido

Nel primo Dovere troviamo la famosa locuzione sullo stupido ateo (stupid atheist). Nella mia più che trentennale appartenenza all’Istituzione ho ascoltato numerose volte le sottili distinzioni tra l’ateo stupido e l’ateo che stupido non è, con discriminazione conclusiva solo verso lo stupido e non anche verso l’intelligente.

Da questa distinzione sottile sorgerebbe una paradossale conseguenza. Mentre il credente, stupido o non stupido, può far parte della massoneria, degli atei solo gli intelligenti potrebbero bussare con successo alla porta del Tempio, mentre gli altri (gli atei stupidi, appunto) verrebbero irrimediabilmente respinti.

Non ho però mai visto un esame contestualizzato al paese (spazio) e all'epoca (tempo) che giungesse a chiedersi se l'Anderson e i contemporanei intendessero proprio il senso simbolico e non quello letterale. Alla mentalità del pastore presbiteriano Anderson o del pastore anglicano Desagulier, altro "mostro sacro" della massoneria inglese del tempo, l'ateo non era per definizione stupido, appunto perché ateo?

Io però ho incontrato fratelli dichiaratamente atei: a causa della loro presenza la comunione (il Goi in questo caso) vedrebbe compromessa la sua regolarità permettendo la presenza nelle logge di fratelli atei?

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Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.