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08 luglio 2026

Un uomo dialoga con se stesso 3

Continua il mio dialogo interiore. So che con la Nera Signora prima o poi arriverà.

Anche per me si dirà: la carne si stacca dalle ossa. Oppure no, se un fuoco rigeneratore brucerà tutte le mie scorie mortali.


Io parlo con me stesso

Parte terza




L'altro io. Solo il corpo?

Io. Il corpo si dissolve.

L'altro io. E la “vitalità” che anima il corpo?

Io. Si trasformerà anche quella oppure svanirà.

L'altro io. E lo “spirito”?

Io. Io credo che resterà.

L'altro io. Non so. Forse sì. E’ un mistero.

Io. E’ un mistero. Ma forse il mistero è capire che ogni cosa si inserisce in una cosa più grande ancora.

L'altro io. L’uomo… la vita… la morte…

Io. Nel mondo di oggi non c’è posto per la morte. I modelli stereotipati che ci vengono proposti sono di giovani e belli e magri, tutti felici di consumare qualcosa. Non c’è posto per i vecchi, tranne i pochi casi (sterilizzati!) di vecchi “saggi” che vendono le “buone cose di una volta” (sempre vendere, eh!). Sono modelli lontani dalla vita e lontani dalla morte. Non sono modelli umani, ma artificiali. Ecco perché l’uomo ha un rapporto così difficile con la morte.
Sentiamo la morte come cosa estranea che non ci appartiene. La vogliamo cancellare e nascondere, sempre.
In un bosco cogliamo l’aspetto idillico: i fiori, i frutti, gli uccellini. Non cogliamo le foglie morte a terra che stanno marcendo; apprezziamo i funghi, non il loro grande compito di trasformare le sostanze organiche non più viventi. Cogliamo gli uccellini cinguettanti ma non i rapaci che di loro si cibano. Accettiamo il rapace che acciuffa un topo, ma non lo stesso rapace che ghermisce uno scoiattolino.
Ci scandalizziamo per il cacciatore che spara ma accettiamo il petto di pollo negli scaffali del supermercato, cioè un pezzo di un animale nato in gabbia, vissuto in gabbia e ucciso in una catena di montaggio.

L'altro io. L’uomo rifiuta la morte, non la accetta, la nasconde.

Io. L’uomo occidentale ha paura della morte. La nasconde più che può. Ma la Nera Signora compare sempre. All’improvviso arriva e ti porta con sé. Punto.

L'altro io. All’improvviso?

Io. No, no! E’ un arrivo improvviso solo per chi non ha saputo cogliere i segni premonitori, perché con la morte non ha dimestichezza.

Totò ha insegnato che la morte è la grande livellatrice e azzera le differenze sociali. Ma lo spianamento di questi tempi non è uguaglianza, bensì l’orizzontale sterile del sentire comune che appiattisce tutte le idee al livello dell’acqua stagnante.

L'altro io. Vizio e virtù non possono essere posti allo stesso gradino morale; l’un peccato e l’altro peccato non hanno pari valore.

Io. Il grande peccato dell’uomo di oggi è mettere zenit e nadir alla stessa altezza.

L'altro io. E questo non è possibile.

Io. La morte livella riportando ad uno stato uguale per tutti. Ma livella anche in un altro senso: la morte è equilibrio. Non tra il numero dei vivi e dei morti, ma equilibrio tra la vita e la morte. Molti muoiono troppo tardi, ed alcuni troppo presto… Muori al momento giusto: così insegna Zarathustra.

L'altro io. Né troppo presto, né troppo tardi; forse qui sta l’ultima saggezza dell’uomo.

Io. L’uomo di oggi punta tutto sulla vita, ma solo quella fisica. Vivendo di pensieri liquidi in una società liquefatta, non ha punti fermi e non sa più comprendere l’interezza della vita. La vita è vita solo se c’è la morte.


La citazione in corsivo è tratta da Così parlò Zarathustra di Nietzsche.

(continua)


03 luglio 2026

Tarocchi: Il Mondo

 La Loggia lavora sulla carta XXI de Tarocchi

Il Mondo


Racconta la Genesi che Dio ha creato il mondo in sette giorni, lo genera da se stesso. La creazione è avvenuta tramite il verbo e – insegna la Cabala - via via che si discende nella creazione da Kether, la Corona, si avvertono successive condensazioni fino a a Malkuth, il Regno, massima caoticità e massima concentrazione dell’Amore divino. E’ come una grande colata d’amore che si materializza: l’amore non può essere impuro, ma solo più solidificato.

Abbinando l’Amore al mondo si considera appunto come essenza del mondo non tanto l’amore divino quanto l’Amore. E’ l’Amore umano, per i propri simili, che indubbiamente riceve influssi dai piani superiori, ma viene praticato da esseri umani, uomini e donne.

Il legame tra gli uomini è amore. La presenza del divino è amore per il prossimo. Si fatica a distinguere tra divino e umano

La caratteristica della rotondità non è solo della testa del feto, ma anche dell’utero materno, la matrice, il tepee dei nativi del Nord-America. La differenza tra linea curva (che ritorna su se stessa e quindi chiusa) e linea retta può essere solo apparente se pensiamo alla linea retta che va all’infinito e poi “ritorna dall’altra parte”: la linea retta non è altro che una grande linea curva con curvatura infinita.

Si considera l’uomo il più evoluto degli esseri viventi non tanto per l’ “autocoscienza” (presente anche in qualche animale) quanto per la compassione, cioè la capacità di “soffrire con” l’altro.

La Genesi insegna che Dio ha creato l’uomo in sette giorni; esiste anche un’altra Genesi che insegna che l’uomo ha creato Dio in sette notti. Dall’incontro delle due nasce il senso della trascendenza. Forse infatti l’Uomo è Dio che cade sotto i nostri sensi, mentre Dio è l’Uomo che ancora non cade sotto i nostri sensi.

Il Maestro Venerabile completa il lavoro.

Il Mondo è l’ultima carta degli Arcani maggiori; è una carta di compimento. Il suo numero è 21, ottenuto dal prodotto 7 per 3. Tre sono gli scalini della scala dell’Apprendista e sette sono gli scalini della scala al completamento del lavoro.

Nella carta è rappresentato il Tutto, l’Uno nel Tutto, l’antico en to pan.

La figura femminile è inserita in una mandorla o un circolo, insomma un qualcosa di chiuso che in realtà è una porta che si apre alla vita.

La vita nasce in un grembo chiuso, in sé perfetto: il grembo materno. Mai il feto si aspetterebbe di dover abbandonare quella situazione protetta, per lui ideale, per “nascere” come diciamo noi. Ma per lui, che deve abbandonare un mondo che conosce, per un nuovo mondo sconosciuto e potenzialmente ostile, forse la “nascita” assomiglia ad una “morte”.

L’uomo deve aprirsi verso qualcosa che non conosciamo perché l’Uno è il Tutto.


Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.