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13 giugno 2026

Pensierini...

 Antichi Doveri


Gli Antichi Doveri non pongono obiettivi alla Massoneria, ma si preoccupano di eliminare motivi di divisione. Lo star bene in Loggia è condizione necessaria ma non sufficiente per lavorare bene.

14 dicembre 2018

Buona reputazione e buoni costumi

Le persone ammesse come membri di una Loggia devono essere uomini buoni e sinceri, nati liberi e di età matura e discreta, non schiavi, non donne, non uomini immorali o scandalosi, ma di buona riputazione.

Il Terzo degli Antichi Doveri di Anderson è molto chiaro.
 
Buona riputazione nell'edizione del 1974 è traduzione di Giordano Gamberini di good repute del testo inglese.

La buona reputazione dunque è indice di comportamento integro; anche di accettazione sociale (almeno per quella parte della società alla quale appartenne anche il pastore Anderson).

Oggi, forse più smaliziati dell’inglese del Settecento, siamo portati a dare alla “buona reputazione” un “peso” diverso, abituati come siamo alle ipocrisie di tanti personaggi in vista.

Nell'ultimo dopoguerra un leader politico veniva criticato per una convivenza non regolarizzata dal matrimonio e nello stesso periodo un vescovo di una regione “rossa” condannava dal pulpito la convivenza “more uxorio” (termine pruriginoso del latino curiale) al di fuori del matrimonio.

Oggi la convivenza al di fuori del matrimonio è socialmente accettata e non scandalosa. Domando: qualche decennio fa avrebbe potuto essere di ostacolo all’ingresso in Loggia per la mancanza di  “buoni costumi”?

Il candidato manifestamente adultero o evasore fiscale verrebbe comunue accettato?

Alcuni anni fa su un forum di Massoneria si segnalava il caso di un fratello massone titolare di un sexy-shop. Alcuni si  domandavano se tale attività poteva essere in contrasto con i “buoni costumi” richiesti.

I “buoni costumi” sono conseguenza di “accettazione sociale” oppure è il contrario, cioè l’“accettazione sociale” deriva dal comportamento corretto e integro del singolo?

Ma: e l’anticonformista, che direi quasi per definizione, non si occupa né si pre-occupa della considerazione sociale e per questo può non avere una buona reputazione?

Per rimanere nel pratico mi riferisco per esempio a Bertrand Russell al quale nel 1940 venne revocata dalla Corte Suprema di New York la nomina del City College della stessa New York ad insegnare logica e fondamenti della matematica: la sua nomina – recita la sentenza – non solo minerebbe la morale degli studenti, ma tenderebbe anche a mettere loro, e in certi casi genitori e tutori, in conflitto con il codice penale.

Un Russell bussante sarebbe stato accolto oppure respinto per la sua “pessima” reputazione?

Eppure oggi esistono logge intitolate a lui, anche se non fu mai massone e mi pare sia stato ben distante dalla massoneria.

Osservazione più o meno ironica. Ogni volta che mi imbatto nella “buona reputazione” non posso fare a meno di immaginare una situazione ipocritamente tipica: vizi privati, ma pubbliche virtù.










12 novembre 2015

Tradizione





Magritte: Sedia
Ho sempre visto questo poster di Magritte come una metafora della tradizione.
cos'è la tradizione? Come dobbiamo porci verso la tradizione? E, soprattutto: tradizione o Tradizione?
E ancora: Massoneria Tradizionale, Non modificare la tradizione, Trasmettiamo la Tradizione, e così via...
Molti sostengono che noi abbiamo ricevuto la Tradizione e dobbiamo trasmetterla senza cambiamenti a chi verrà dopo di noi.
Altri sostengono che la Tradizione è stata cambiata (leggi: è degenerata) fin dalla notte dei tempi e quella che ci è stata trasmessa non è più la Tradizione originaria ma qualcosa di diverso.
E così le domande si accavallano alle domande.
La Massoneria tradizionale accettava le donne? Metà Massoni dicon di sì (rifacendosi ai lavoranti dei cantieri delle cattedrali), e metà Massoni dicon di no (rifacendosi ai princìpi di Anderson).
In Loggia si prega? Metà Massoni dicon di no (rifacendosi agli usi dei Moderns, la Gran Loggia di Anderson), e metà Massoni dicon di sì (rifacendosi agli usi degli Antiens, la Gran Loggia antagonista a quella di Anderson, e alla Massoneria anglosassone).
E così via.
Forse (ma dico solo: forse) la Tradizione è qualcosa che noi abbiamo ricevuto già modificata (ma non lo vogliamo dire) e che inevitabilemte trasmetteremo con altre modifiche.
Del resto lo stesso Anderson redige i suoi Doveri all'inizio del XVII secolo. E prima? Anderson ha raccolto tutti i Doveri o ne ha tralasciato qualcuno?

16 settembre 2009

3.8.6 Domande

DOMANDA n. 1 (provocatoria).
Gli Antichi Doveri descrivono l’essenza della massoneria?

Da quanto riportato credo che i dubbi siano immediati e spontanei: invece di un organismo con valenze iniziatiche rivolte al lavoro interiore, ciò che emerge dalle regole andersoniane sembra piuttosto il ritratto di un’associazione di buoni amici, affratellati da legami fraterni, temperanti, morigerati e dediti alla beneficenza verso gli altri. Oggi con termine moderno definiremmo una tal associazione come club di servizio, non massoneria. Mi chiedo: sono proprio i Doveri andersoniani a individuare la Massoneria, tanto che se ne modifichiamo uno non facciamo più Massoneria? Oppure è la Massoneria come noi l'abbiamo praticata non conforme alle regole andersoniane?

DOMANDA n. 2 (provocatoria).
Gli Antichi Doveri sono normativamente immutabili e fissati per l'eternità? Oppure per la contestualizzazione spazio-temporale di qualsivoglia norma possono essere rettificati? oppure reinterpretati?

DOMANDA n. 3 (provocatoria).
Se un bussante si dichiara apertamente ateo (sia pure intelligente e non stupido) che si fa? Lo si accetta o lo si rifiuta?

Certamente si tratta di regole (fissate organicamente appunto dal reverendo Anderson, sia pure prendendo spunti da Old Charges preesistenti) che non possono che essere legate al tempo storico in cui il buon Anderson viveva e al comune sentire dell'epoca e dell'ambiente sociale e di un religioso.

Il passaggio dalla massoneria operativa alla massoneria speculativa si è sicuramente prolungato per molto tempo, secoli addirittura, e Anderson ha codificato quanto si era stabilito. Ovviamente ha agito da uomo del suo tempo, impregnato di illuminismo (al quale probabilmente è dovuto il concetto di Religione universale che gli valse l'accusa di de-cristianizzazione della massoneria) e certo gli si deve riconoscere il merito di avere almeno stabilito un corpus iuris che dopo quasi tre secoli è ancora riconosciuto valido.

Ciò non toglie che in una visione storicista si può andare anche oltre Anderson, non per il gusto di andare oltre ad ogni costo, ma semplicemente perché la situazione di oggi è cambiata.

Non riterrei quindi gli Antichi Doveri immutabili. Anche perché ho qualche dubbio che possano essere gli effettivi "paletti regolatori" della massoneria, ritenendoli appunto coerenti con le concezioni andersoniane e - in senso lato - tipiche della massoneria inglese del tempo.

In ogni caso il nostro buon reverendo, rapportandosi nella sua epoca, ebbe alcune importanti intuizioni (probabilmente anche della odierna massoneria anglosassone).

Capì che si dovevano evitare argomenti che dividessero (ecco la proibizione di parlar di politica e religione, argomenti tanto più scottanti in un paese che aveva conosciuto guerre di religione e di supremazia dinastica), comprese che si poteva far lavorare e tenere uniti persone di diversa cultura ed estrazione religiosa e di diversa estrazione sociale solo affidandosi a ciò che unisce, non a ciò che divide (ecco quindi l’importanza dello star bene assieme e la valorizzazione del senso di amicizia e fraternità). Principio rivoluzionario se rapportato ai tempi storici inglesi ed europei, ma principio rivoluzionario (purtroppo) anche oggi dopo tre secoli.

Credo comunque che sia un principio mutuato direttamente dalla operatività muratoria: se devi costruire un edificio, a te costruttore importa prima tenere il cantiere in armonia perché lavori proficuamente e mantenere uniti i singoli materiali, di qualunque sostanza siano fatti. E qui si apre una prospettiva immensa: le singole pietre siamo noi, e noi dobbiamo riconoscerci in grado di unirci agli altri, e dobbiamo lavorare su noi stessi.

DOMANDA n. 4.
Al bambino che oggi è ancora nel grembo materno, già sottoposto ad una quantità enorme di stimoli e che fin dalla prima infanzia avrà numerosissime sollecitazioni e impulsi solamente impensabili fino a pochi anni fa, questa massoneria, questo tipo di massoneria avrà ancora qualcosa da dire?

Prima di rispondere col cuore (dando una scontata risposta affermativa) pensiamo che la massoneria è una creazione umana, nata storicamente come struttura organizzata appunto nel settecento inglese - sia pure raccogliendo e collegando tradizioni precedenti - per rispondere ad esigenze di quei tempi e di quelle classi sociali (aristocrazia e poi borghesia e poi ceto medio). E' certamente anche suo merito se le società occidentale odierna non soffre più di alcuni mali, vere e proprie piaghe sociali del tempo. Molti uomini si sono formati tra le colonne del Tempio e hanno poi operato nella vita quotidiana e nella società a favore di tutti e non (solo) per i propri interessi.

Oggi la costruzione è ancora valida? Oppure per rispondere ad esigenze diverse si dovrà rettificare o al limite ricostruire oppure costruire qualcosa di nuovo?
Non ho risposte, ma credo che valga la pena porsi le domande, anche se possono non piacerci (e magari la risposta ci piacerà ancora meno).

3.8.5 La legge morale

E’ posta a base della Massoneria dal Primo Dovere.
Per parte sua il rituale del primo grado ribadisce:
La Morale è, per noi, la legge naturale, universale ed eterna che guida ogni uomo intelligente e libero. Essa ci fa apprendere i nostri doveri e l'uso ragionato dei nostri diritti e si rivolge ai più puri sentimenti del cuore per assicurare il trionfo della Ragione e della Virtù.
(Rituale di Iniziazione al Primo Grado del Goi, 1998 – riprende integralmente l’edizione del 1969).

Altre obbedienze riprendono sostanzialmente lo stesso concetto, collegando la morale all’universalità, con evidente traslato – a mio parere – dalla religione: si cambiano i nomi, ma la sostanza resta.

Non è mia intenzione procedere ad un’esame della morale e sulla sua possibilità di fondarsi sull'universale.
In molti sistemi etici infatti l’universale è garantito dal principio religioso e non dubito che anche il "sistema degli Antichi Doveri" ricada tra essi, avendo tassativamente escluso atei e irreligiosi.

Non fanno cenno gli Antichi Doveri a morali laiche e restano in ambito religioso, sia pure di quella nella quale tutti gli uomini convengono.

Il camminatore può accettarne la visione, ma è consapevole della necessità di superare tutte le contraddizioni del mondo, pure quelle legate al cosiddetto universale. Anche in una visione religiosa non può negarsi che i principi morali siano contestualizzati al momento storico e geografico, per cui ciò che duemila anni fa era accettato, oggi non lo è più.

Riporto un solo esempio relativo alla schiavitù. Nelle lettere di Paolo notiamo accettazione della schiavitù: Efesini 5 6: Voi, servi, ubbidite ai vostri padroni secondo la carne; 1 Corinzi 7 20-22: Ognuno rimanga in quella condizione in cui era quando fu chiamato. Sei stato chiamato quando eri schiavo? Non te ne preoccupare, ma pur potendo diventare libero approfitta piuttosto della tua condizione. Solo con papa Leone XIII (1878 - 1903) la Chiesa cattolica ha assunto posizione contraria alla schiavitù.

Anche chi pone i fondamenti della morale in cielo, si trova di fronte, nel corso dei secoli, a cambiamenti che fatica a giustificare (se la morale dipende dalla rivelazione divina allora non può mutare al trascorrere del tempo). Per limitarsi al cattolicesimo (la religione dominante nel paese dove viviamo), il Catechismo della Chiesa Cattolica ribadisce l’universalità della legge morale, "opera della Sapienza divina, (…) pedagogia di Dio "(cap. III, Art. 1, punto 1950), ma giustifica la sua completa inapplicabilità (punto 1974):
"I consigli evangelici esprimono la pienezza vivente della carità, sempre insoddisfatta di non dare di più. Testimoniano il suo slancio e sollecitano la nostra prontezza spirituale. La perfezione della Legge nuova consiste essenzialmente nei comandamenti dell'amore di Dio e del prossimo. I consigli indicano vie più dirette, mezzi più spediti e vanno praticati in conformità alla vocazione di ciascuno: «Dio non vuole che tutti osservino tutti i consigli, ma soltanto quelli appropriati, secondo la diversità delle persone, dei tempi, delle occasioni e delle forze, stando a quanto richiede la carità; perché è lei che, come regina di tutte le virtù, di tutti i comandamenti, di tutti i consigli, in una parola, di tutte le leggi e di tutte le azioni cristiane, assegna a tutti il posto, l'ordine, il tempo, il valore» San Francesco di Sales, Traité de l'amour de Dieu, 8, 6: Oeuvres, v. 5 (Annecy 1894) p. 75".
Viene quindi affermata l'immutabilità e universalità della legge morale ma si accetta la mutabilità della sua applicazione (contestualizzando la morale al tempo e allo spazio)

Quindi la legge morale di Anderson può non coincidere (di molto o di poco non importa) con la legge morale del secolo XXI.

Del resto le stesse Obbedienze massoniche hanno avuto comportamenti non conformi al primo Dovere: mi riferisco alla Massoneria Prince Hall, nata dalla prima Loggia americana di colore l'"African Lodge", fondata a Boston dal nero Prince Hall. Nel XVIII secolo molte logge negli Stati Uniti erano chiuse ai neri (contravvenendo al terzo Dovere) e ancora oggi in molti stati "più influenzati dalla permanenza di un certo criptorazzismo...le Logge Massoniche sono monotonamente bianche" [Michele Moramarco, Nuova Enciclopedia Massonica, vol. 2, Reggio Emilia, 1989, p. 513].

15 settembre 2009

3.8.4 Né schiavi, né donne, né immorali

Il secondo Dovere è imperniato sul lealismo massonico, ma salvaguarda ciò che modernamente chiamiamo libertà di coscienza. Posizione civile e, ai nostri occhi, moderna e attuale.

Invece una disposizione del terzo Dovere solleva questioni. Mi riferisco appunto alla prescrizione di non accogliere in Loggia uomini che non siano sinceri, nati liberi e di età matura e discreta, non schiavi, non donne, non uomini immorali o scandalosi, ma di buona reputazione.

Dunque non possono essere ammessi schiavi, donne e persone immorali e scandalose.
Contestualizzando le prescrizioni al tempo e allo spazio, tralasciando come non rilevanti le interpretazioni del massone di oggi sulla libertà dalle passioni e/o dai bisogni, possiamo comprendere la proibizione circa lo schiavo: ad occhi aristocratici o borghesi dell’Inghilterra del sei-settecento l’essere in schiavitù poteva in un certo senso adombrare una qualche punizione divina o essere conseguenza di comportamento non regolare: si pensi per esempio alla schiavitù per debiti (considerazioni valide riferite a cittadini inglesi ed europei - insomma bianchi e cristiani -, in quanto nella schiavitù di uomini di colore i benpensanti dell’epoca vedevano una condizione di pre-civilizzazione, migliore dello stato libero nel quale quei “selvaggi” erano vissuti in precedenza).

Oggi la schiavitù è invece condizione decisamente in contrasto con la sensibilità comune, che vi vede uno stato ripugnante per l’uomo indipendentemente da improbabili punizioni divine (e forse proprio la massoneria ha contribuito non poco a modificare le idee in proposito).

Coerentemente si esclude l’appartenenza a persone immorali e scandalose che non siano di buona riputazione, frase che però oggi vuol dire tutto e il contrario di tutto, basando la buona condotta – se tale indica la buona reputazione – all’accettazione sociale e quindi non evita ciò che può venir denotato con l’espressione "vizi privati, ma pubbliche virtù".

La questione femminile, invece, è argomento che ha fatto versare i proverbiali fiumi di inchiostro e che ho già trattato (vedi post).

3.8.3 Credente e non credente

E’ necessario a questo punto puntualizzare il significato che nel campo religioso io attribuisco ai termini credente e non credente (termine da non considerare semanticamente equivalente a incredulo), altrimenti equivoci.

A mio parere il termine credente nel senso religioso viene usato da aderenti a una religione oppure non aderenti che comunque ammettono l’esistenza di un principio trascendente. Cerco di spiegarmi.

Mi sembra che oggi (specialmente in Italia) si confondano i termini credente con religioso e magari cattolico, e ateo con non credente e non religioso e quindi non cattolico.
NOTA. Anni fa il mensile "Liberal" pubblicò un confronto tra cattolici e laici, principalmente tra Umberto Eco e il cardinal Martini che per qualche mese si scambiarono un epistolario su fede e morale. Il titolo era In cosa crede chi non crede? E ancora molti anni fa un pamphlet di Giovanni Ferrara Apologia dell'uomo laico faceva coincidere il termine laico con ateo (nel senso di "senza richiami al trascendente"). Comunque anche il termine “laico” assume nel contesto odierno quotidiano un significato (non cattolico) diverso dall’etimo (non chierico, non membro di ordine religioso).
[Quegli articoli furono poi raccolti in: Carlo Maria Martini, Umberto Eco, In cosa crede chi non crede?, Roma, 1996.
Giovanni Ferrara, Apologia dell'uomo laico, Milano, 1983].

La coppia alternativa viene quindi individuata in genere tra credente e ateo o tra cristiano e non credente.

E il credente non religioso? Oppure il non credente religioso?

A mio parere l'unica via di uscita dal dilemma (per me falso) è il Grande Architetto, simbolo magno della massoneria; ma, appunto, simbolo e niente altro: non simbolo della divinità o peggio ancora simbolo della rivelazione divina.

Contestualizzando i termini all’epoca storica, ritengo che per ateo non possiamo più intendere ciò che intendeva Anderson, ma qualcosa d'altro, non necessariamente irreligioso o persona chiusa verso certe esigenze.

Non avrei invece dubbi sulla riprovazione (e quindi l'improponibilità muratoria) di chi formatosi alla cultura del vuoto non ha aspirazioni oltre la quotidianità e non si è posto nemmeno il problema. Ecco, la mancanza più grave è proprio questa: non porsi la domanda. Per non avere posto la domanda Perceval, che aveva pure raggiunto la meta, fu allontanato dal castello del Re Pescatore. Non porsi la domanda significa non cercare la risposta. L'ateo ha cercato, il nichilista no (considerando il termine nell’accezione comune di chi si collega appunto alla cultura del vuoto intesa come priva di valori e di ispirazioni e non, per esempio, nel senso nietzschiano).
E poi: chi ci può assicurare che l'ateo non abbia effettivamente trovato?

Io rifiuto i termini ateo, credente, non credente: sono parole che pretendono di definire qualcosa che per definizione non può essere definito. Come può qualcuno permettersi di chiamarmi non credente? Oppure credente?

Io non sono né credente, né non credente; non sono né cattolico, né non cattolico; non sono né religioso, né ateo. Semplicemente cerco di essere al di sopra del contrasto, al di sopra del binario. Voglio camminare sul bianco e nero, non sul bianco oppure sul nero.

E non ho bisogno di intermediari. Tanti anni fa, giovane apprendista (ora sono un apprendista vecchio!), ho incontrato un maestro (ma lui non voleva essere chiamato così). Mi fece capire di essere una specie di ostetrico spirituale: poi avrei dovuto camminare con le mie gambe. Sì, era proprio un maestro, appunto per questo. E da allora ho sempre cercato di camminare con le mie gambe, ascoltando tutti e decidendo da solo.

Infatti uno dei rischi maggiori per chi intende dedicarsi al lavoro interiore è la mentalità dell’ipse dixit, che - se ha procurato danni nel percorso conoscitivo scientifico- è disastrosa nel campo spirituale. I risultati di altri sono apprezzabili e debbono essere stimoli alla nostra ricerca, ma non possono essere assunti come mete definitive. Il maestro ha raggiunto un suo risultato, che ti propone come spunto di riflessione, non come verità. Ecco tutta la valenza del termine ostetrico.

Nel cammino posso incontrare amici, nemici, compagni di strada. Percorriamo qualche tratto insieme, poi le nostre strade sembrano dividerci (però, chissà?, più avanti potrebbero incrociarsi di nuovo). Cammino. Inciampo, cado, ma cerco di rialzarmi e di continuare il viaggio.

Probabilmente l’ateismo è una forma di religiosità diversa dalla religione. E certamente tra fede religiosa e ricerca spirituale c'è la stessa differenza che esiste tra essoterismo ed esoterismo. I grandi iniziati fondano le religioni e in un certo senso le "consegnano" agli organizzatori che ne costruiscono le strutture. Queste spesso diventano centri di potere (penso al binomio trono e altare, sempre intrecciati nella storia) che per la piena diffusione debbono usare miti, leggende, parabole e storie edificanti. Chi non si accontenta e vuole andare oltre, specialmente se non accetta che la ricerca venga svolta solo entro i binari prefissati dalla struttura religiosa, viene in genere o accolto – a fatica – entro la struttura (come Francesco di Assisi o Galileo Galilei Oppure, ultimo esempio, padre Pio, osteggiato in vita dalla gerarchia e portato alla gloria degli altari, sempre dalla gerarchia, dopo la morte) se la sua figura non è in contrasto con la struttura o respinto ed escluso (come Gioacchino da Fiore e Giordano Bruno) in caso di inconciliabilità.

Credo che l'ateo possa essere un ricercatore nel dolore e nella solitudine, se non altro perché respinge l'afflato consolatorio e salvifico che può avere una religione (e non è poco!).

3.8.2 Religione nella quale tutti gli uomini convengono

L'espressione, enunciata nell'Inghilterra del XVIII secolo che aveva conosciuto intolleranze disordini, rivolte , guerre di religione (anglicani, cattolici, puritani... nessuno fu indenne da settarismi e intransigenze trasportate dal piano religioso a quello politico e persino a quello personale), mira alla religione "più ampia". Parlare di religione nella quale tutti gli uomini convengono significava, in un mondo di divisioni religiose tragiche e drammatiche, un forte senso di affratellamento e una sincera ricerca non di ciò che divide ma di ciò che unisce, appunto una specie di "religione universale" (e questa fu una "rivoluzione"!).

Ed è così, credo, che oggi si intende l'espressione o almeno è come io la intendo: in tutte le credenze religiose c'è un nucleo comune al quale gli uomini danno nomi diversi, ma che sostanzialmente rimane identico.

Ma tre secoli fa era lo stesso? Anderson fu accusato di avere de-cristianizzato il rituale muratorio e di avere eliminato la caratterizzazione decisamente cristiana degli Antichi Doveri1 (fu un'accusa - non l'unica - alla base della scissione inglese del 1753, consumata da una parte di massoni che non accettando l'impostazione della Gran Loggia del 1717 diedero vita ad un'altra Gran Loggia che venne detta degli Antichi (Antients) di contro agli altri che vennero distinti in Moderni (Moderns).

Non ho intenzione di esaminare i motivi dello scisma e della ricomposizione del secolo successivo che diede origine alla Gran Loggia Unita d'Inghilterra, ma non mi sento di accogliere una tesi così netta: cristiani gli Antichi e meno cristiani i Moderni. Certamente Anderson cercò di togliere dagli Antichi Doveri tutti quegli elementi, che potevano caratterizzare in senso non tanto cristiano quanto di questo o quel culto cristiano ed evitare contrasti tra fratelli di una religione e fratelli di un'altra.

E' mia opinione che quando il pastore presbiteriano Anderson parla della religione nella quale tutti gli uomini convengono non si riferisca a ciò che i massoni, specialmente quelli italiani, intendono, ma pensi ad una specie di cristianesimo (o "super-cristianesimo") a monte delle differenziazioni in singoli culti, sul quale possano incontrarsi il cattolico, l'anglicano, il puritano, il calvinista ,il luterano, e così via (anche chi cristiano non lo è più o non lo è mai stato).

Ancora oggi uno dei rituali più praticati negli Stati Uniti, il rituale Duncan, prevede una apposita lettura per l'iniziazione di un ecclesiastico:
Voi ,fratello, siete predicatore di quella religione le cui caratteristiche sono benevolenza universale e carità illimitata. Non è possibile, quindi, non essere affezionato all’Ordine, e zelante per gli interessi della Massoneria, che, in maniera più forte, promuove la stessa carità e benevolenza, e che, come quella religione, incoraggia ogni virtù morale e sociale, che diffonde pace e buona volontà tra gli uomini, ed è il centro di unione di coloro che altrimenti potrebbero essere rimasti a perpetua distanza. In modo che chi viene riscaldato con lo spirito del cristianesimo, deve stimare e deve amare la Massoneria. E’ tale la natura della nostra Istituzione, che, in tutte le Logge, l’unione è cementata da sincero attaccamento, l’ipocrisia e l’inganno sono sconosciuti, e il piacere è reciprocamente comunicato dal gioioso rispetto di ogni cortese servizio. Virtù, il grande oggetto in vista, luminosa come il sole al meridiano, brilla fulgida sulla mente, anima il cuore, e converte la calma approvazione in calda simpatia e cordiale affetto.
(op. cit. p. 57)

E' implicitamente ammesso che l'ecclesiastico sia cristiano, ma l'atmosfera di apertura è tale che nessuno si sente escluso, nemmeno i seguaci di altre religioni, e, al limite,... gli atei!

All'atto pratico il primo Dovere spazza via ogni contesa religiosa (che il rituale italiano esclude tassativamente dai lavori di Loggia assieme alle questioni politiche), senza pronunciarsi sulla religione, indicando quella "nella quale tutti gli uomini convengono". Non esiste una teologia massonica, questo è uno dei più grandi lasciti dei padri fondatori!

13 settembre 2009

3.8 Gli Antichi Doveri

Gli Antichi Doveri (Old Charges) sono stati redatti da James Anderson, pastore presbiteriano, pubblicati nel 1723 e quindi nel 1738, ma ripresi – pare - da antichi documenti.

PRIMO DOVERE (Concernente Dio e la religione)
Un Muratore è tenuto, per la sua condizione, ad obbedire alla legge morale; e se egli intende rettamente l’Arte non sarà mai un ateo stupido né un libertino irreligioso. Ma sebbene nei tempi antichi i Muratori fossero obbligati in ogni Paese ad essere della religione di tale Paese o Nazione, quale essa fosse, oggi peraltro si reputa più conveniente obbligarli soltanto a quella Religione nella quale tutti gli uomini convengono, lasciando ad essi le loro particolari opinioni; ossia essere uomini buoni e sinceri o uomini di onore ed onestà, quali che siano le denominazioni o le persuasioni che li possono distinguere; per cui la Muratoria diviene il Centro di Unione, e il mezzo per conciliare sincera amicizia fra persone che sarebbero rimaste perpetuamente distanti.
[Il testo dei Doveri è tratto dalle cd. Costituzioni di Anderson, cioè da "Le Costituzioni dei Liberi Muratori contenenti la storia, i doveri, i regolamenti, ecc. di quella più antica e molto venerabile Fratellanza", trad. dalla ediz. del 1723 di Giordano Gamberini, Livorno, 1974].

Il primo Dovere pone l’universalità della Massoneria nella legge morale inibendo l’ingresso all’ateo stupido e al libertino irreligioso. Pone alla base della muratoria quella "Religione nella quale tutti gli uomini convengono" e la considera strumento per cementare amicizie "fra persone che sarebbero rimaste perpetuamente distanti".

SECONDO DOVERE (Del magistrato civile supremo e subordinato)
Un Muratore è un pacifico suddito dei Poteri Civili, ovunque egli risieda o lavori e non deve essere mai coinvolto in complotti e cospirazioni contro la pace e il benessere della Nazione, né condursi indebitamente verso i Magistrati inferiori; poiché la Muratoria è stata sempre danneggiata da guerre, massacri e disordini, così gli antichi Re e Principi sono stati assai disposti ad incoraggiare gli uomini dell’Arte, a causa della loro tranquillità e lealtà; per cui essi praticamente risposero ai cavilli dei loro avversari e promossero l’onore della fraternità, che sempre fiorì nei tempi di pace. Cosicché se un Fratello divenisse un ribelle contro lo Stato, egli non deve essere favoreggiato nella sua ribellione ma piuttosto compianto come un uomo infelice; e, se non convinto di altro delitto, sebbene la leale Fratellanza possa e debba sconfessare la sua ribellione e non dare ombra o base per la gelosia politica del governo in essere, egli non può venire espulso dalla Loggia ed il suo vincolo rimane irrevocabile.

Il secondo Dovere ribadisce il lealismo politico della fratellanza massonica allo stato del quale il libero muratore è cittadino indipendentemente dal regime politico che lo governa.

TERZO DOVERE (Delle Logge)
Una Loggia è un luogo dove i Muratori si raccolgono ed operano; per cui tale assemblea, o debitamente organizzata società di Muratori, è chiamata una Loggia, ed ogni Fratello deve appartenere ad una ed essere soggetto alle sue norme ed ai regolamenti generali. Essa è particolare o generale e ciò si comprenderà meglio frequentandola e mediante i regolamenti inerenti della Loggia generale o Gran Loggia. Nei tempi antichi, né Maestro né Compagno poteva esservi assente, specialmente quando convocato a comparirvi, senza incorrere in severa censura, salvo che non risultasse al Maestro e ai Sorveglianti che forza maggiore lo aveva impedito.
Le persone ammesse come membri di una Loggia devono essere uomini buoni e sinceri, nati liberi e di età matura e discreta, non schiavi, non donne, non uomini immorali o scandalosi, ma di buona riputazione.

Il terzo precisa la denominazione di Loggia (quasi definizione matematica) e fissa alcune caratteristiche per esserne membri: essere uomini buoni e sinceri, nati liberi e di età matura e discreta, non schiavi, non donne, non uomini immorali o scandalosi, ma di buona riputazione.

Seguono quindi altri tre Charges: Dei Maestri, Sorveglianti, Compagni e Apprendisti il quarto (si noti che probabilmente il termine Maestro si riferisce al Maestro di Loggia, in quanto al tempo non era diffuso il grado così come lo pratichiamo oggi, anche se in alcune logge inglesi era praticato fin dal 1720), Della condotta dell'Arte nel lavoro il quinto e il sesto Del comportamento in Loggia, a Loggia chiusa, incontri tra Fratelli in assenza o presenza di non Massoni, in casa verso Fratelli stranieri.

Il quadro che ne emerge non è immune da ciò che in termini spicciativi si potrebbe denotare con il termine «buonismo»: potete divertirvi con innocente allegria, trattandovi l’un l’altro a vostro talento, ma evitando ogni eccesso.

E’ una regola tratta dal SESTO DOVERE, punto 2, Del comportamento quando la Loggia è chiusa ed i Fratelli non sono usciti. Così continua.
…Ma evitando ogni eccesso o di spingere alcun Fratello a mangiare o bere oltre la sua inclinazione o di impedirgli di andare quando le circostanze lo chiamano, o di fare o dire cose offensive o che possono impedire una facile e libera conversazione; poiché questo turberebbe la nostra armonia e vanificherebbe i nostri lodevoli propositi. Perciò né ripicche o questioni personali possono essere introdotte entro la porta della Loggia, ancor meno qualsiasi questione inerente la Religione o le Nazioni o la politica dello Stato, noi essendo soltanto, come Muratori, della summenzionata Religione Universale; noi siamo inoltre di tutte le Nazioni, Lingue, Discendenze e Idiomi e siamo avversi a tutte le politiche, come a quanto non ha mai portato al benessere della Loggia né potrebbe portarlo mai. Questo dovere è stato sempre strettamente posseduto e osservato; ma specialmente dal tempo della Riforma in Britannia, o il dissenso e la secessione di tali nazioni dalla Comunione di Roma.

E ancora. SESTO DOVERE.
Punto 3. Comportamento quando i Fratelli si incontrano senza estranei ma non in una Loggia costituita:
Vi dovete salutare l’un l’altro in modo cortese, come siete stati istruiti...

Punto 5. Comportamento in casa e nelle vicinanze:
Dovete agire come si conviene a un uomo morale e saggio… Voi dovete anche tutelare la vostra salute non intrattenendovi troppo a lungo o troppo lontano da casa (…) ed evitando la ghiottoneria e l’ubriachezza, affinché le vostre famiglie non siano trascurate od offese, né voi inabilitati a lavorare.

Sono solo alcuni esempi, ma credo riescano a comunicare l’atmosfera e la concezione entro le quali gli Antichi Doveri sono stati redatti: autore Anderson e mentore Desagulier; luogo l’Inghilterra dei primi anni del Settecento (con influenze del Seicento). Indubbiamente risentono dell'epoca (appunto primo quarto del '700) e della personalità dell'autore.

Ho citato alcuni passi degli Antichi Doveri, ma a mio parere pongono questioni di fondamentale importanza.
Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.