La mia Loggia ha lavorato sulla Tavola "Ciò che è in alto è come ciò che è in basso"
C'è un rapporto tra il sopra e il sotto che l'uomo ha sempre cercato di spiegare-condizionare dal proprio punto di vista: il basso verso l'alto. Per esempio, perché si dice "Regno dei Cieli" e non "Repubblica dei Cieli"? La narrazione antropocentrica spiega che il cristiano uscito dalla clandestinità cerca di "organizzare" l'alto con il modello a propria disposizione che in quel momento storico nell’Occidente è lo stato nella forma politica di impero ritenuto da tutti come l'unica forma possibile e necessaria. Magari alcuni secoli prima si sarebbe pensato ad una repubblica dei cieli guidata da un "senato celeste" e prima ancora ad una "polis celeste" e secoli dopo ad un "libero comune celeste".
Il problema è sorto quando si è preteso di conformare l'organizzazione statale alla "struttura dell'alto" (sic!). Ancora sono vividi nei miei ricordi scolastici le lotte tra papato e impero e la teoria del sole e della luna o dei due soli di dantesca memoria.
Infatti il celeste regno dei cieli (l'alto), che ha preso forza e vigore da una visione chiaramente terrestre (il basso), viene considerato come la visione modello (l'alto) sulla quale strutturare la società umana (il basso).
E' un giro vizioso, come il classico serpente che si morde la coda: il sotto ha prevalso sul sopra strutturandolo a sua immagine e il sopra, strutturato in tal modo, vuole rendere definitiva la struttura ingessando il sotto.
In realtà il collegamento tra alto e basso c'è.
Il sopra è lo spirito e il sotto è quello che sta giù, materia e tutto il resto. Forse non riusciamo a comprenderlo bene ma dobbiamo sforzarci. Perché sopra e sotto? Sono due cose diverse? Due aspetti della stessa cosa?
E i due abissi..., l'abisso di sopra e l'abisso di sotto?
La nostra società occidentale (una delle tre civiltà del libro) si è formata su una interpretazione del libro, che ha diviso in due parti intendendo la seconda parte come la continuazione della prima parte (significativamente per noi - ma non per gli altri - chiamati Vecchio e Nuovo). Il libro nelle tre interpretazioni oppure i tre libri delle tre religioni hanno molto in comune. In esse è presente la palingenesi del diluvio.
Il diluvio avviene con l'apertura delle acque di sopra e delle acque di sotto. E cessò quando l'apertura fu chiusa.
Un oceano di sopra e un oceano di sotto oppure un unico oceano sopra e sotto? Due abissi oppure un solo abisso?
Perché l'abisso è stato diviso in due?
Intanto abisso vuol dire infinito. Ma il termine "infinito" è asettico e neutro. "Abisso" invece coinvolge emotivamente e rende l'idea del piccolo uomo di fronte a un qualcosa di tanto grande che di più grande non c'è niente.
Perché due abissi (cioè due infiniti) e non uno solo.
Mi sono dato questa risposta.
Se di notte guardiamo la volta stellata (l'abisso di sopra) ci sentiamo sommersi dall'infinità di fronte a noi: ...e il naufragar m'è dolce in questo mare.
Guardiamo e osserviamo il cielo stellato, ma, per parte nostra, ci sentiamo quasi al sicuro per essere ben saldi a terra. Proviamo la stessa sensazione di fronte al vuoto "visto" da un'alta montagna: vediamo l'immensità del baratro sotto di noi, ma noi siamo saldamente attaccati ad una roccia, il nostro punto di riferimento.
Se invece ci immaginiamo come un sommozzatore a parecchie decine di metri sotto il livello del mare, là dove tutto è uniforme e vien meno il senso dell'alto e del basso, ad un certo punto perdiamo l'orientamento tanto da non poter più distinguere l'alto dal basso e può succedere di calare a fondo credendo di emergere.
I due abissi riusciamo ad affrontarli, l'abisso unico invece no.
Era la tecnica di Annibale. Era invincibile perché riusciva a spezzare in due, con gli elefanti, l'esercito avversario e sbaragliare le due parti separate. Fu sconfitto a Zama perché Scipione fece aprire un varco per gli elefanti e non divise l'esercito.
L'uomo non è in grado di affrontare un abisso solo. Quindi, secondo il saggio detto "divide et impera", lo divide in due, riuscendo certo non a vincerlo ma almeno ad affrontare le due parti, i due abissi.
Infatti distinguendoli in "abisso di sopra" e "abisso di sotto" dà un nome all'abisso, attribuendovi un senso. Organizza il mondo e dà significato al mondo. L'uomo non è in grado di affrontare qualcosa di indistinto e indefinito ma riesce ad affrontare e vivere in un mondo dove ogni cosa abbia il suo significato e la sua funzione.
Oggi il mondo dell'uomo si sta disertificando in una terra desolata sovrabbondante di strutture informatiche. Nell'ultima tornata abbiamo posto un confronto molto significativo tra Il deserto dei Tartari e il deserto dell'intelligenza artificiale.
Ma sostengo con forza: chiamiamo le cose con il proprio nome altrimenti ci perdiamo noi. Non intelligenza artificiale, ma software. Il termine corretto indica chiaramente chi deve avere il controllo che non può e non deve lasciare ad altri. E se lo fa, è colpevole.
E' pericoloso delegare alla macchina lo svolgimento di certi compiti fino a poco tempo fa riservati esclusivamente agli uomini. Ho ascoltato qualche giorno fa in radio una ricercatrice lamentarsi perché il proprio lavoro inviato ad una prestigiosa rivista scientifica era stato respinto più volte a causa di un supposto plagio. Aveva protestato presso la direzione della rivista ma un redattore le aveva risposto che era stata una scelta del software consigliandole (desolatamente?), poiché che il programma non prevedeva possibilità di interventi umani, di adeguarsi.
A maggior desertificazione, debbo onestamente aggiungere "relata refero", perché non ho la possibilità di controllare: nel lavoro della ricercatrice c'era effettivamente un plagio oppure così aveva inteso il software?
Qui sta il pericolo: delegare certe attività alle macchine. Pare quasi che si stia creando una specie di dittatura della macchina per cui anche se la macchina non potrà mai essere pari all'uomo (si dice) oggi in certi campi esercita un potere che l'uomo ha abbandonato. Che me ne faccio della mia presunta superiorità se debbo adeguarmi a decisioni prese da programmi e algoritmi?
A che pro essere intelligenti se debbo sottostare a regole stabilite dagli stupidi?
Credo sia vero che la macchina non potrà mai avere coscienza di se stessa, per cui resta indiscussa la superiorità dell'intelligenza umana rispetto alla cosiddetta "intelligenza artificiale", che in realtà non è intelligenza ma semplicemente un software complesso. Almeno spero sarà così, perché l'uomo si è posto su una via della quale io nel mio piccolo non riesco a vedere lo sviluppo.
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