lunedì 31 ottobre 2016

Grande Architetto e... dintorni 7


Considerazioni finali

Il rituale prescrive il divieto di parlare di politica e di religione. 

Certamente legittima la prescrizione di non trattare argomenti che possono dividere e sicuramente è rigoroso indicare quali non sono (non debbono essere) gli obiettivi del lavoro muratorio.

Ma è tuttavia opportuna l’occasione di specificarne il senso. Nei miei ricordi di vita muratoria c’è l’intervento di un fratello: in una camera rituale a lavori aperti osservò che, trovandoci nel Rito e non nell’Ordine, cadeva il divieto di parlare di politica e di religione. 

Esempio tipico che credo dimostri come sia difficile liberarsi dalla mentalità profana: pur sapendo (almeno spero) come procedere, spesso il massone non è conseguente alle premesse nel lavoro muratorio. Eppure ne avrebbe la capacità (di questo i maestri tegolatori hanno garantito).

Se il massone ha una vita familiare felice, è dipeso anche da lui. Se ha una vita professionale e sociale della quale è soddisfatto, è dipeso anche da lui. Se ha amici fidati è dipeso anche da lui, dai suoi comportamenti che hanno provocato negli altri comportamenti analoghi.

Nella sua vita muratoria deve essere lo stesso. Non voglio teorizzare lo star bene in loggia, ma osservare che se nella vita profana si è sforzato di avere determinati comportamenti e non altri, altrettanto deve fare nel lavoro muratorio. Il massone deluso che avverte che la massoneria non gli ha dato le risposte che cercava, dimentica che per avere risposte bisogna prima domandare e che per domandare bisogna cercare. E cercare è un atto di volontà. E la volontà costa fatica.

Costa fatica perché è difficile e faticoso cambiare; lo è quando sei ancora una persona in formazione, a maggior ragione lo è nell’età cosiddetta matura.

D’altronde se bussa alla porta del tempio sarà certamente insoddisfatto di qualcosa.

Spesso però il massone è pigro. E lo è tanto più quanto più eterodosse sono state le spinte ad intraprendere la via muratoria.

Tu sottolinei opportunamente che il lavoro muratorio, che è lavoro iniziatico, utilizza come metodologia appropriata il metodo simbolico.

Il lavoro iniziatico è del tutto particolare: va fatto entro se stesso. Ma il massone (parlo del massone tipico, il massone “medio”) non conosce in genere il senso del lavoro simbolico né sa come “lavorare” con i simboli. Probabilmente troppo spesso viene pure lasciato solo a se stesso, per cui nemmeno riesce ad instradarsi. Altrettanto probabilmente trova solo dei “fratelli maggiori” che non conoscono affatto le modalità del lavoro.

Direi che preventivamente il neo fratello (come tutti i fratelli) ha l’obbligo – liberamente e spontaneamente assunto – di rettificarsi: è il lavoro preliminare su se stesso.

Il lavoro iniziatico è del tutto particolare: va fatto entro se stesso. Quindi (o contemporaneamente) per la particolare specificità del lavoro muratorio (che del lavoro iniziatico è uno specifico aspetto) il lavoro introspettivo va collegato al lavoro del cantiere – gruppo, ogni membro del quale deve nel frattempo eseguire lo stesso tipo di attività. Ecco quindi il continuo interscambio tra i fratelli durante i lavori di loggia.

Ecco quindi come un fratello che non riesce a “sgrossarsi” può coinvolgere il lavoro degli altri fratelli.

Fissate le premesse affronto il problema, consapevole che l’attività di un massone non può essere sezionata e stabilita categoricamente: da qui a lì il lavoro di sgrossamento, poi fino a quell’altro punto il lavoro di apprendista, e così via. Sono aspetti che mi pare poter affermare sono interdipendente e che se si potessero suddividere uno dall’altro potremmo anche dire che in genere “coesistono” tra loro.
Dunque: morire alla vita profana e rinascere ad altro. Sì, e questo significa cambiare. E cambiare significa cambiare (scusa il bisticcio di parole), ma non cambiare abito, abitudini, magari persone da incontrare. Cambiare, e basta. E chi non cambia, non cambia.

*

La preliminare attività del massone è di abbandonare i metalli (non tanto lasciare le proprie idee quanto entrare in un altro ordine di idee).

Approvo quelle modalità di lavoro che impongono opportunamente “regole diverse” (silenzio degli apprendisti) e disapprovo le eccezioni (il buonismo del maestro che fa parlare l’apprendista). Il silenzio imposto all’apprendista (che magari nella vita profana è uomo maturo ed affermato, ed abituato a porre il suo parere sempre e dovunque) è una specie di vaccino muratorio (il gruppo – cantiere non ha bisogno di leader, ne ha già uno istituzionale, il Maestro Venerabile).

*

Contemporaneamente al lavoro muratorio. A fianco dell’attività “rettificatoria” va considerata anche quella costruttiva. E qui il discorso diventa delicato.

Un esempio. Se il massone intende la contrapposizione bianco – nero (o le due colonne o sole – luna, eccetera) come la lotta tra bene e male (magari con la vittoria finale del bene sul male) distorce il lavoro muratorio sul superamento dei contrari.

Si dice: il lavoro simbolico serve appunto a superare questa problematica. Sì, a patto di essere consapevoli della problematica. A mio parere sapere che il problema esiste significa anche sapere che ci sono modalità non pertinenti al lavoro muratorio, che sono proprio quelle che hanno permesso in molti massoni di considerare la massoneria quella chiesa laica che per molti è diventata.

Il lavoro rituale si attua appunto unendo i presenti e per così dire incanalare le loro energie in un flusso unico (come i singoli fili di un grosso cavo). E’ un simbolo? Tutto nel lavoro di loggia è simbolo e quindi anche lo stesso lavoro. Alla fin fine ciò che importa è il lavoro dell’uomo su se stesso: come in loggia si lavora tutti assieme per raggiungere l’armonia di tutti, così entro se stesso il massone deve lavorare per raggiungere la “sua” armonia interiore.

In massoneria non viene presupposta l’esistenza o l’aiuto di un Dio supremo, e il GADU è infatti solo un simbolo (non il simbolo di Dio!). Centrale è l’uomo, anzi, l’uomo che costruisce. Non c’è il cibo in comune, ma il lavoro in comune.

Come disse un fratello: la massoneria non sa più dare risposte perché non sa più porsi domande.

Il GADU “spontaneo emerge dall’esperienza costruttiva quotidiana; dove il lavoro rivela l’esigenza del Fine, la sua essenza sul piano visibile come progresso e missione, la necessità del transito evolutivo oltre le barriere fisiche e quindi anche il principio della sopravvivenza”. Mi piace il concetto del Fine del lavoro, anzi, meglio, che il lavoro rivela l’esigenza di un Fine, che può non essere solo il fine dell’opera che si sta costruendo. Ciò non significa l’esistenza dell’ente, del principio, ma solo la constatazione del Fine del lavoro (senza sapere né se tale Fine esiste, né cosa sia).

Se un osservatore è posto sul tetto di un alto edificio e vede una palla che rotola nel giardino percorrendo una traiettoria irregolare può supporre che le irregolarità (deviazioni, rallentamenti, accelerazioni) dipendono da forze applicate in vari punti. Un osservatore posto nel giardino invece si rende conto che le irregolarità dipendono semplicemente dalla natura del terreno non perfettamente orizzontale e liscio senza il bisogno quindi di ipotizzare forze applicate qua o là per giustificare le deviazioni.

Il massone deve quindi rendersi conto che non può attribuire al GADU un senso religioso proprio della religione. Il simbolo verrebbe completamente frainteso.

Moramarco osserva nella sua Nuova Enciclopedia Massonica come la libertà all’approccio alla trascendenza sia stata “fraintesa, o comunque assolutizzata al punto di divenire quasi la matrice di quella teologia massonica che si è prima detta improponibile: da Lessing (col suo noto passo: «…Se Dio tenesse nella sua destra tutta la verità e nella sua sinistra il solo tendere verso la verità ecc. ecc…») al massone svizzero A. Chédel che intende l’Assoluto come ricerca, al “Dio liberale” di Quirico Filopanti, al massone comune che crede nell’”antidogmatismo massonico” (di regola in opposizione al dogmatismo delle chiese) sul tema del Grande Architetto “laddove – sia detto una volta per tutte – un Libero Muratore, è libero di accettare e coltivare tutti i dogmi che vuole (e la storia della Massoneria annovera personaggi che oggi sarebbero definiti «fondamentalisti») fatto salvo il principio che non dovrà pretendere di far coincidere quelli altrui con i propri)” (Moramarco, p. 483).
Il massone non può avere in loggia lo stesso atteggiamento del religioso verso l’oggetto di culto.

L’accettazione GADU = simbolo deve essere sviluppata coerentemente con l’attività del massone, altrimenti si cade nelle ristrettezze del GADU come nome massonico della divinità.

Quindi dobbiamo evitare sermoni sul tipo “trionfo finale del bene” che esulano dall’obiettivo del lavoro e mettono a rischio la funzionalità del GADU come simbolo.

*

La metodologia religiosa non dovrebbe presentarsi nel lavoro di loggia. Se qualche fratello ancora ne risente è il lavoro di gruppo nel suo complesso che dovrebbe riuscire a far superare il contrasto, anzi: quel contrasto. Se ne presenteranno altri. Ma punto fondamentale del lavoro è non tanto superare tutti i contrasti, quanto giungere ad una metodologia per superarli quando si presenteranno.

La massoneria lascia ampia libertà al massone nel proprio lavoro, ma lascia anche (è il rovescio della medaglia) ampia libertà di non lavorare con la metodologia opportuna.

Faccio fatica a spiegare quale possa essere la metodologia adatta. Ma alcune indicazioni possono essere date: il massone deve cambiare mentalità, cioè tutto ciò che si porta dietro quando bussa alla porta del tempio (il suo bagaglio, insomma) va rivisto alla luce del nuovo stato. Il massone viene spinto a salire e risalire sulla scala curva, se vuole riscuotere il suo salario.

Il rito di iniziazione gli ha proposto alcuni strumenti che non conosceva. Anzi – meglio – gli ha proposto nuovi usi di strumenti che probabilmente conosceva. Con questi strumenti lavorerà per rettificarsi, per sgrossare la propria pietra (il termine purificazione, se pur abbastanza corretto, non lo sento mio e possibilmente non l’uso).

*

Qui sta il difficile, perché non è immediato “lavorare con i simboli” e non tutti sappiamo come fare. E non è nemmeno detto che le modalità per uno siano valide anche per l’altro.

Ecco quindi che per insipienza il fratello non si rende conto che certe modalità sono fuor di luogo.

Il fratello che proclama la massoneria come culla della democrazia ha della nostra Istituzione una visione parziale (la sua) e non se ne rende conto.

(Fine - per ora)

domenica 30 ottobre 2016

Grande Architetto e... dintorni 6

Mandai le mie considerazioni precedenti ad alcuni Fratelli di Logggia. Il Maestro Venerabile mi rispose.

Rispondo alla tua mail su massoneria e religione, che condivido pienamente nelle sue argomentazioni.

Chiedi: è opportuno parlarne in Loggia? Sai dipende; qualcuno potrebbe obiettare nel nome di un rigoroso rifiuto della religione, ma a noi che importa? Voglio dire, con gli argomenti che vengono affrontati abitualmente (spero non nella nostra Loggia), questo non dovrebbe certo scandalizzare. Se può servire per confrontarsi su quale rapporto vi deve essere tra massoneria e religione ben venga che se ne parli.

Nella mia visione delle cose, però, non ha senso parlarne. Mi spiego meglio.

A mio avviso il problema viene risolto dal rituale stesso nel divieto di parlare di politica e di religione.

Non credo che il divieto sia in essere solo per non creare divisioni, cosa peraltro vera dato che certamente gli argomenti in questione dividono, ma che sia molto più semplicemente per il fatto che non sono, per così dire, argomenti oggetto di studio.

Se il fratello, provenendo dal mondo profano, ha un lavoro preliminare da svolgere, è proprio quello di liberarsi dalle convinzioni profane, siano esse politiche o religiose, filosofiche o mistiche, fisiche o metafisiche; ciò non nel senso di abbandonarle o dimenticarle o non so cos’altro, cosa che apparirebbe impossibile, ma di avvicinarci alla conoscenza iniziatica purificato dalla profanità.

In fondo noi moriamo alla profanità per rinascere alla via iniziatica.
Il fatto che ciò sia solamente simbolico non vuol dire che sia meno vero.

Stessa considerazione va fatta per quanto riguarda il Libro Sacro, che non è la Bibbia nel vero senso, ma un simbolo, come lo è il testamento col quale lasciamo il mondo profano, i metalli che abbandoniamo, il Grande Architetto.

Detto ciò è chiaro che per me non vi è rapporto tra massoneria (dovrei però dire via iniziatica) e religione, se non per questioni non inerenti il nostro lavoro ma i rapporti profani tra Istituzioni temporali.

Tali affermazioni sono difficili da fare anche nella nostra Istituzione per la difficoltà di essere comprese, immersi come siamo nel divenire del mondo, ma se vi è qualcosa di rivelato, questo può sorgere solo nella coscienza del singolo all’interno del proprio lavoro iniziatico, misterico.

Altrimenti siamo né più, né meno, una Chiesa, laica quanto vuoi ma chiesa (e in realtà lo siamo).

Se devo dirti come la penso fino in fondo, anche il lavoro di gruppo, in comune, ha a mio avviso un significato prettamente simbolico, costruire il Tempio non è il Tempio per una Chiesa, è simbolo. La laicità è argomento figlio della storia, illuministico, tutto quello che vuoi, ma profano.

Credo sia importante, per un proficuo lavoro comune, confrontarci su cosa sia per noi il lavoro iniziatico; se per fare ciò dobbiamo parlare di religione, magari per arrivare alle conclusioni cui arrivi tu, ben venga.

Anche un Fratello mi rispose.

Non posso che condividere la tua impostazione e il fatto che atteggiamenti religiosi siano fuori luogo in un contesto massonico.

Io credo che una “Vera Iniziazione” deve essere una sincera ricerca della verità intesa come consapevole presenza a se stessi, oggettivo tentativo di cogliere ciò che è e distinguerlo da fantasie, teologie e anche simbologie.

Anche il simbolo non deve essere teologizzato, io credo.
Ma restare nudo strumento di riflessione analogica e richiamo per materiali inconsci ovvero attrezzo di conquista di ciò che non è cosciente.

Ma complessissimo è il discorso.

Di base in massoneria dovrebbe esserci un onesto sforzo intellettuale di cercare una laicità basata sul contatto con la realtà e l’amore.

L’amore inteso nella sua forma di non fare agli altri quello che non vorremmo fosse fatto a noi comprende di non propinare agli altri minestre religiose (spesso mal riscaldate) per spaventarne lo spirito e farne seguaci ubbidienti e remissivi.

In questo senso anche le pompe dei potentati massonici e il culto della personalità rivolto ai personaggi eccellenti delle gerarchie massoniche, che vengono spesso osannati e celebrati io credo metodologicamente a sproposito, mi urta.

Sono metalli e non dei migliori tutte queste riverenze satrapesche.

La verità è che contemporaneamente a queste manifestazioni l’insegnamento massonico permette di rendersi conto di questi meccanismi, per cui nell’ordine gli svegli godono dello spettacolo dei dormienti per loro edificazione.

Il problema è che nessuno ode il proprio russare ma solo quello degli altri.

E’ divertente il fatto che mia moglie, che russa, mi accusi di russare, e non voglia ammettere che anche lei russa. Io d’altro canto ero convinto di non russare.

Una notte mi è capitato in uno strano dormiveglia di percepire il mio russare. E ho smesso di sostenere che non russo! Ma insisto a dirle che lei russa quanto me!

Ecco che l’iniziato forse è colui che in attesa di essere sveglio davvero, almeno si rende conto che spesso, molto spesso ronfa e sonnecchia, e cerca di tenerne conto.

Si ronfa a mio parere quando si vive e si lavora con idee di seconda mano non investigate personalmente.

Certo che anche una semplice filosofia della Massoneria dovrebbe evitare ai fratelli di fare i bigotti col Grande Architetto o scambiare Raffi per il papa o per la regina di Inghilterra.

Leggiamola in loggia la tua tavola al più presto! Un abbraccio!

(continua)

sabato 29 ottobre 2016

Grande Architetto e... dintorni 5

Comportamenti parareligiosi

La concezione che ha il singolo massone di Dio può (e sottolineo può) influire sul proprio lavoro in Loggia e quindi può (e sottolineo ancora una volta può) influenzare i singoli fratelli se non altro attribuendo significati religiosi al lavoro muratorio. Desidero quindi confrontarmi su quei comportamenti in Loggia che potrei chiamare parareligiosi.

N. B. - Sottolineo l’accezione di possibilità. I cosiddetti “comportamenti parareligiosi” possono non essere diffusi, ma essere presenti. Soprattutto mi preme porre il problema per il lavoro di Loggia perché mi sembra opportuno che tutti ne siano consapevoli: il nostro è il tipico “lavoro di gruppo” e ognuno dei fratelli influisce inevitabilmente sugli altri. Il lavoro comune poi dovrà amalgamare il tutto.

Ho già accennato alla considerazione che alcuni massoni possono avere del VLS (il massone di religione islamica si adonterebbe se un suo fratello massone (si badi bene: un suo fratello massone) toccasse il Corano posto quale VLS sull’ara. Mi sembra un tipico atteggiamento religioso devozionale.

Il Grande Architetto

Che molti massoni intendano il GADU come il nome di una divinità muratoria o – piuttosto – come il nome muratorio della divinità è posizione piuttosto diffusa. Un esempio per tutti, da una tavola della loggia 1051 del GOI (vedi il sito internet della Loggia): Considerato il G.A.D.U. Come essere Perfetto non si capirebbe come Egli possa aver creato qualche cosa di imperfetto, a meno che l’imperfetto non derivi dal nulla, ma niente può esistere che non abbia un principio e tale Principio non può che essere la Perfezione in quanto contiene tutte le cose in potenza.

Questo non è il GADU, ma il Dio cattolico! E comunque mi pare un concetto non proprio massonico.

Alcuni anni fa durante una tornata un fratello presentò una tavola nella quale affermò testualmente: La Massoneria, com’è a tutti noto, professa il culto del «Grande Architetto dell’Universo». (…) UNO DEI PRINCIPI costituenti le “pietre” fondamentali dell’edificio massonico, è il seguente: ogni Libero Muratore deve credere nell’esistenza di Dio come Grande Architetto dell’Universo. Il credo è accettato da tutta la Massoneria. (…) La Massoneria deve affermare senz’altro l’infinito e supremo creatore, ma il Massone non deve interpretarlo…

Anche qui mi pare ci sia una convergenza sostanziale tra il GADU e il Dio delle religioni: nella parte successiva della tavola questa affermazione viene forse attenuata ma non ne viene rettificata la natura.

Concludo con un’ultima citazione.

Il GADU è solo un simbolo che sta a rappresentare l’Essere Supremo che, piaccia o non piaccia, è Dio, sebbene riconosciuto dal singolo massone nel Dio della religione ch’egli stesso professa (Delfo Del Bino, La Massoneria e il GADU – Un Dio massonico che non esiste, in Massoneria Oggi, set-ott 1997, p. 22)

E se il massone non professa nessuna religione?

 
La chiesa laica e illuministica

Il tempio massonico è come una chiesa, una chiesa laica non dogmatica, una chiesa illuministica dove la fede scaturisce dalla ragione e la ragione dalla conoscenza (citazione tratta da Perché sono diventato e sono rimasto un Massone? Di P. F. Bayeli in Hiram n. 1/2007).

Può sembrare una affermazione neutra e incolore. Ma non esistono parole neutre perché ogni parola comunica non solo quanto esprime, ma anche tutto un accumulo di impressioni e percezioni esplicite e soprattutto implicite. Le parole non sono neutre e non possono esserlo; se chi ascolta non ha la necessaria capacità di intendere, il messaggio viene sicuramente frainteso. La comunicazione “tempio massonico come chiesa laica e illuministica” (ammesso e non concesso che sia chiara e attendibile) ha altissima probabilità di essere fraintesa e sintetizzata nel più sintetico (ma fuorviante) “tempio massonico = chiesa”, intendendola oltre tutto in senso letterale, come se ci fosse o identità o coincidenza (totale o parziale) o almeno corrispondenza tra loggia e chiesa (nella mentalità italiana ovviamente il termine chiesa rimanda immediatamente al cattolicesimo). Dunque per costoro l’atteggiamento del massone in loggia può, è (deve essere) almeno analogo all’atteggiamento del cattolico in chiesa.

A me invece pare limitativo interpretare l’atteggiamento del massone alla luce dell’atteggiamento dell’uomo praticante la propria religione. Non soltanto sono piani diversi, ma essenzialmente diversi devono essere atteggiamento, mentalità, comportamento.

Chi vuole percorrere la via muratoria non può utilizzare strumenti propri di altre vie. Non ha bisogno di fede, neppure di quella che scaturisce dalla ragione (ammesso che questa non sia invece una contraddizione in termini). E non ha bisogno nemmeno di illuminismo: la massoneria non è nemmeno una filosofia.

Il bianco e il nero – I due solstizi

Vi sono fratelli che interpretano il pavimento a scacchi come l’eterna opposizione di bene e male (e questa potrebbe essere una interpretazione accettabile anche se limitativa) ma aggiungono che il bene avrà la vittoria finale (e qui l’atteggiamento religioso appare evidente, come se nella escatologia muratoria vi fosse qualcosa di simile alla Gerusalemme celeste che scende dal cielo alla fine del tempo, come “preannuncia” l’Apocalisse, appunto dopo la vittoria definitiva del bene sul male.

Analogamente spiegano il periodico gioco solstiziale di luce e buio. 

L’allora Gran Maestro del Goi (mai smentito in seguito da nessuno), scrisse nel 1990: La festa del Solstizio d’estate, espressa simbolicamente con S. Giovanni Battista, è il trionfo della Luce sulle Tenebre. Luce e Tenebre rappresentano due forze opposte che esistono oggettivamente al di fuori del massone, nei confronti delle quali egli assume un comportamento massonicamente ispirato. Ma, nel fare ciò, egli proietta il conflitto fra Luce e Tenebre nella propria coscienza. Nasce così in lui la dimensione etica massonica: il dualismo Luce/Tenebre cede il posto al conflitto Bene/Male e l’impegno etico lo porta a realizzare il Bene e a sconfiggere il Male, ad “edificare Templi alla Virtù e a scavare oscure e profonde prigioni al vizio” (Di Bernardo, Allocuzione sul solstizio d’estate, 1990).

A parte le considerazioni sul personaggio, ho riportato il passo a causa dell’atteggiamento, che vedo diffuso in molti massoni, di ridurre l’opposizione dei contrasti da modalità del mondo al mero piano etico tradotto in modalità religiose (il trionfo finale del bene sul male, in una escatologia storica che tutto è tranne che muratoria), quando gli insegnamenti tradizionali sulla contrapposizione insegnano a superare il contrasto piuttosto che conseguire la prevalenza di uno dei due. Di Bernardo si prolungò sulla successione dei solstizi e quindi sulle vittorie parziali del Bene sul Male (le maiuscole sono sue): Per ogni Solstizio che passa, il massone procede lungo la via iniziatica e diventa sempre più buono, giusto e saggio, mentre la “Verità Assoluta” e il “Bene finale” restano per lui solo una meta ideale verso cui tendere (insomma una specie di paradiso finale).

L’allocuzione terminò con una singolare invocazione (Che il Grande Architetto dell’Universo ci assista), bizzarra espressione in bocca di chi intendeva il GADU in senso regolativo (si veda la sua Filosofia della Massoneria): sa tanto di implorazione religiosa in barba a tutte le sue filosofie.

Lascio da parte questo autore massonicamente irrilevante (ma fu il nostro Gran Maestro!), l’invocazione Che il GADU mi/ti/ci assista ricorre frequentemente negli interventi di massoni in loggia, quasi trasposizione illuminante di religione piuttosto che di religiosità. E comunque poco consono al lavoro muratorio.

(continua)

venerdì 28 ottobre 2016

Grande Architetto e... dintorni 4

Non voglio entrare qui nella disputa filosofica tra deismo e teismo, tra una religione che prescinde da rivelazioni divine positive o un’altra che ne fa il proprio fondamento basilare, sulle considerazioni se la massoneria sia deista o teista. A mio parere né l’uno né l’altro (ma è un altro discorso).

Io personalmente mi sento in difficoltà se cerco di precisare il senso di volontà rivelata del GADU e del VLS come rivelazione dall’alto vincolante per la coscienza. Sorrido alla “concezione regolativistica” dibernardiana in voga (principalmente a causa dell’ignoranza dei massoni) anni fa (ma… sotto sotto accettata anche oggi da molti, visto che questo principio regolativo compare in molti lavori di fratelli). Mi lascia perplesso (ma la ritengo più plausibile o meno inammissibile) la spiegazione di Moramarco (Enciclopedia Massonica, vol. 1, p.478) che considera la rivelazione come accettazione (…) di un codice di valori e di comportamento ispirato alla… personale (anche se condivisa da altri) percezione del Divino.

Mi sento forse (e sottolineo forse, perché bisognerebbe che il termine fosse accettabile alla coscienza del massone) di vedere in questa volontà rivelata una specie di “legge base” dell’universo – insomma “indiare” la legge unica – se esiste – alla base delle proprietà dell’universo) ma non so se può essere una interpretazione giustificativa dei Basic Principles.

E’ mia opinione però che volontà rivelata abbia proprio un significato ben preciso, come pure ben chiara e precisa sia l’espressione rivelazione dall’alto. E questi significati non mi piacciono (o almeno non mi sento di condividerli in toto).

Ma non voglio limitarmi ad un esame delle norme massoniche che possono far pensare a forzature religiose nella Istituzione, e che comunque dobbiamo oggi esaminare contestualizzandole al tempo e al luogo dell’approvazione e al tempo e al luogo delle riflessioni. Al singolo massone è lasciata ampia libertà interpretativa e simbolica. I padri fondatori ci hanno trasmesso in eredità la mancanza di qualsivoglia comitato di Inquisizione e questo sì che deve essere tenuto da tutti come un fondamentale e irrinunciabile Landmark!
 
L’Identità del GOI sembra premettere che ogni aderente debba possedere un proprio credo religioso, quale non importa (diamine, siamo tolleranti!), ma deve averne necessariamente uno. E se non ce l’ha? Che si fa?

(continua)

mercoledì 26 ottobre 2016

Grande Architetto e... dintorni 3


Massoneria e religione
Mi domando: qual è il rapporto tra massoneria e religione? Anzi, meglio: qual è il rapporto tra massoneria e cattolicesimo (visto che per tradizione storica in Italia appunto religione tende a coincidere con cattolicesimo)?
N. B. - Non mi riferisco ai rapporti istituzionali tra Chiesa cattolica e Obbedienze massoniche (in particolare quella cui appartengo), estranei a queste mie considerazioni, ma al rapporto tra il massone e il massone cattolico (ce ne sono) e tra il massone e il massone che non sa di essere cattolico (ce ne sono ancora di più).

E’ indubbio che la massoneria sia nata in ambiente cristiano (anche se non cattolico); che i massoni operativi ai quali ci vogliamo collegare costruissero chiese cristiane; che i giuramenti venissero prestati sulla Bibbia cristiana; che i “mostri sacri” della massoneria dei primordi, che ci hanno lasciato costituzioni e disposizioni, fossero cristiani (l’Anderson delle Costituzioni fu pastore presbiteriano e il Desagulier l’altro maitre-à-penser della massoneria inglese del settecento fu pastore anglicano).
Io personalmente solo una volta ho incontrato un massone di religione diversa dalla cristiana (fu nella sinagoga di Ferrara e compresi che era massone dal ramo di acacia all’occhiello) ma è una mia mancanza: non ho mai visitato logge con membri di altre religioni1. Sicuramente ce ne sono in altri paesi e probabilmente ce ne saranno presto anche in Italia. Il Kipling nella sua famosissima poesia accenna a fratelli musulmani, induisti ed ebrei.
Ma temo siano stati esempi limitati. Nei paesi islamici non mi risulta esistano massonerie (so che tempo fa ce n’era una iraniana coeva allo scià, poi in esilio), anzi per quanto ne so la massoneria vi è proibita oppure è quasi clandestina. In Europa potrà esserci qualche massone musulmano ma è mia opinione si tratti (almeno fino ad ora) di fenomeni isolati o numericamente non significativi o che comunque non intacchino il carattere “cristiano” della massoneria (gli operativi costruivano cattedrali cristiane, non moschee).
Più numerosi i massoni ebrei (di fede ebraica o formatisi nell’ebraismo). Ma anche in tal caso mi pare siano presenze che, malgrado simbologie collegabili al Vecchio Testamento, non intacchino il carattere prevalentemente cristiano della massoneria.
Tutti gli antichi documenti, dal Poema Regius in poi, presentano invocazioni a Dio e/o citazioni tratte da libri della Bibbia. Ma questo può ancora giustificarsi con il ruolo particolare che il cristianesimo aveva nel Medioevo.
Considero invece la documentazione “ufficiale”.
Nel secondo Basic Principles for Grand Lodge Recognition (deliberati nel 1929 dalla Gran Loggia Unita di Inghilterra per il riconoscimento di Grandi Logge estere) si legge: Che una credenza nel Grande Architetto dell’Universo e nella sua volontà rivelata sia una qualificazione essenziale per l’appartenenza. Al punto successivo: Che tutti gli iniziati assumano le loro obbligazioni sopra o in piena vista del Volume aperto della Legge Sacra per il quale si intende la rivelazione dall’alto che è vincolante sulla coscienza del singolo individuo che viene iniziato (la sottolineatura è mia). Per parte sua il GOI, nella Identità del Grande Oriente d’Italia, allegata ai Principi ricordati sopra dichiara: Ogni membro [del GOI], al fine di rendere sacri e inviolabili i propri impegni, deve aver prestato solenne promessa sul Volume della Legge Sacra, espressione del proprio credo religioso (la sottolineatura è mia).

[ Oggi suona così, come è allegata alle Costituzioni e Regolamento: Ogni membro al fine di rendere sacri i propri impegni, deve aver prestato Solenne Promessa sul Libro della Legge da esso ritenuta Sacra.]

Che si intende per volontà rivelata, per rivelazione dall’alto? E per credo religioso?


(continua)

martedì 25 ottobre 2016

Grande Architetto e... dintorni 2

(continua dal post precedente)

Il Volume della Legge Sacra

Comunque la causa “scatenante” delle mie riflessioni fu la tavola tenuta qualche anno fa da un fratello sul Volume della Legge Sacra. Quel fratello, molto erudito, fu esauriente ed esaustivo.
Io rimasi colpito da alcuni fatti.

1 – Il Libro della Legge aperto durante i lavori è quello della religione dei fratelli che lavorano durante la tornata. Se in quella tornata vi sono fratelli di altre religioni allora sull’ara sono presenti i libri sacri delle rispettive religioni.

2 – Un recipiendario di una certa religione può chiedere di tenere l’obbligazione (insomma, il giuramento) sul Libro Sacro della propria religione.

3 – Se in loggia è presente un fratello musulmano può chiedere la presenza del Corano, libro che comunque non può essere toccato dalle mani nude di fratelli di altre religioni.

E allora, da massone malpensante, rifletto...

Innanzi tutto mi urta che l’ara venga praticamente equiparata alla vetrina di un libraio. E’ vero che tra i Princìpi fondamentali per i riconoscimenti di Grandi Logge estere da parte del GOI (cfr. Hiram del settembre 1986, pp. 271-274) è indicato chiaramente: Durante lo svolgimento dei lavori rituali di Loggia deve essere aperto e chiaramente visibile con Squadra e Compasso sovrapposti il Volume della Legge Sacra, o più Volumi ove fossero presenti membri aderenti a diverse religioni (la sottolineatura è mia). Se per caso in loggia vi fossero fratelli di religione cristiana, unitamente a fratelli ebrei, più un musulmano, qualche induista, un buddhista e un animista che si fa? Si mette la Bibbia, più la Torah, il Corano, la Bhagavad Gita, e pure un totem? E in altri casi il Libro di Mormon?

La cosa mi turba, perché ritengo verrebbe meno il senso simbolico del Libro Sacro (non un determinato Libro Sacro), dando un senso di definitività alle singole rivelazioni religiose. Se un recipiendario pretende di prestare il giuramento sul suo Libro Sacro, ebbene io penso che i fratelli di quella Loggia non siano stati oculati nell’accoglierlo. Non è più saggio (e più ampiamente simbolico perché svincola il sacro da una determinata religione) il comportamento (ahi! Ahi!) del Grande Oriente di Francia che mette sull’ara un Libro dalle pagine bianche? (Con buona pace della Gran Loggia d’Inghilterra!).

Secondo. Io massone non posso toccare a mani nude il Libro Sacro Corano (ma gli altri Libri Sacri sì) perché non sono musulmano? Io mi rifiuterei di partecipare ai lavori di quella Loggia!

Io non voglio prevaricare su altri fratelli, ma sentirei come una prevaricazione sul mio lavoro muratorio la pretesa di avere un certo Libro Sacro. Mi pare che il nostro simbolismo insegni tutt’altro: le religioni sono vie (parziali) di ricerca, ognuna di esse contiene un quid di verità, ma il camminatore deve essere pronto ad abbandonarle per procedere oltre, come chi sale su una scala abbandona lo scalino precedente per sostenersi sul seguente.

E soprattutto dobbiamo renderci conto (non solo capire) che la via muratoria non è religiosa e va oltre la religione (qualunque religione) e le è estranea ogni forma di devozionismo. Per cui verità religiose, modalità religiose, atteggiamenti religiosi non solo non sono preminenti, ma sono vecchi abiti da scrollarsi addosso. In termini muratori: sono metalli. Forse più “nobili” ed “elevati” di altri, ma sempre metalli. Da abbandonare.

(continua)

lunedì 24 ottobre 2016

Grande Architetto e... dintorni 1

Anni fa, diciamo dieci, in concomitanza con la fondazione della mia attuale Loggia, continuai una riflessione sul Grande Architetto, e sulla "diversa valenza" nella ritualità massonica "nostra" e di "altri". Sono riflessioni ovviamente non terminate. Sono tappe del mio cammino.


Il rituale prescrive che durante i lavori è vietato parlare di politica e di religione. La prima motivazione che viene in mente per giustificare una prescrizione così rigorosa (motivazione sulla quale concordo pienamente) è che debbano essere evitate possibilità di divisioni (quali appunto potrebbero sorgere da temi di politica o religione), che contrastano con l’obiettivo dei lavori di “costruire assieme” (quindi uniti o tendenti all’unione dei partecipanti).

La mia preoccupazione però si rivolge alla possibilità che ciò che viene esplicitamente escluso possa invece per così dire “rientrare dalla finestra”, con atteggiamenti e comportamenti che si collegano anche se non apertamente alla religione.

Mi spiego. Il massone proviene dal mondo profano e, come tale, è nato, formato e collocato nella società profana. Per parte sua può aver assimilato schemi prettamente religiosi, nello specifico italiano tipicamente cattolici.

Esiste ed è riconoscibile un comportamento religioso anche nell’uomo che religioso non è; basti pensare a coloro che aderiscono fideisticamente ad una ideologia. Per esempio il comunista che considerava i grandi del comunismo allo stesso modo con cui il cattolico considerava i santi del Paradiso (Marx e Lenin come padreterno e santi, il capo del partito come il papa e via via “in discesa” i funzionari come cardinali, vescovi e sacerdoti della chiesa a seconda della loro importanza). Si osservò anche che era molto facile trovare l’ex cattolico tra i comunisti e l’ex comunista tra i cattolici. O addirittura trovare il cattolico comunista e il comunista cattolico.

Neppure il massone fu indenne da certi atteggiamenti fideistici se ai tempi del mio ingresso nell’Istituzione l’allora precedente Gran Maestro Gamberini lamentava sulla Rivista Massonica (siamo nei primi anni 70) che qualche fratello avrebbe voluto proporre un parallelismo Massoneria/Chiesa tipo: Gran Maestro → papa, balaustre del Gran Maestro → encicliche papali, e così via. E in tempi più recenti vi fu chi pretese attribuire alla figura del Gran Maestro una valenza iniziatica con l’obbligo dei fratelli di ascoltarne la lettura delle balaustre in piedi e all’ordine.

Sono atteggiamenti grossolani, facilmente rilevabili, e quindi dai quali facilmente il singolo massone può difendersi.

Ma altri comportamenti sono più sottili e di difficile individuazione, e pertanto a mio parere più insinuanti e che è più difficile individuare.
Infatti certi modelli sono ormai presenti nel patrimonio epistemologico dell’uomo occidentale che ha alle spalle duemila anni di cristianesimo (paura della morte, ricompensa tangibile del buon comportamento, ricerca del “buon pastore”, e così via) e condizionano anche inconsciamente in quanto appaiono decisamente normali ormai privi (ma solo apparentemente!) di qualunque valenza religiosa.

Inoltre il massone, che lavora nell’Ordine con il divieto di parlare di politica e di religione, spesso aderisce a Corpi rituali che evidenziano in modo palese la caratteristica religiosa e cristiana (penso a certe camere rituali che si richiamano per esempio alla cavalleria cristiana). Questi fratelli possono riportare nell’Ordine (anche inconsapevolmente e inavvertitamente) connotati religiosi che nell’Ordine non dovrebbero trovare cittadinanza.

sabato 22 ottobre 2016

Sacralità della Natura

Per rimanere in continuità con l'ultimo post, pubblico una tavola che mio padre tenne nella nostra Loggia l' 1 aprile 2008. Fin quando le forze lo hanno sorretto ebbe l'abitudine di camminare in montagna almeno una volta la settimana, spesso da solo. Ed erano per lui occasioni di riflessione e meditazione.



La ripida mulattiera mi portò nella pista forestale per il Pian della Saporita; essa saliva dolcemente, quasi protetta dagli alti lecci, fino alla Fonte delle Cavalle, dove avrei fatto una sosta. M’incamminai di buon passo dopo aver ripreso fiato e, come spesso mi accade a contatto con la natura, il pensiero prese ad andare per conto suo.

In una curva, scattando come molle, due ombre veloci fuggirono. D’istinto mi bloccai. I caprioli, messi in fuga dal rumore dei miei passi, si fermarono però una ventina di metri più avanti e guardarono con molta attenzione nella mia direzione per individuare la sorgente del rumore che li aveva allarmati. Come in quasi tutti gli animali, la loro vista (a reticolo l’ho definita) non permette di vedere ciò che è immobile. Possono vedere anche un ago se si muove lentamente ma non hanno la capacità di distinguere corpi completamente fermi. L’avevo constatato altre volte. Così potei osservarli a lungo, a patto di non muovere neanche un dito.

Come erano belli questi animali, liberi, nel loro libero ambiente!

Quando ne avevo l’occasione mi piaceva osservarli in libertà, liberi loro, libero io, anche se non potevo fotografarli. Erano momenti speciali, veri e propri regali della natura; mi davano la strana impressione che la mente si aprisse e l’ambiente circostante entrasse in me.

Poco prima di quell’incontro stavo pensando al vecchio detto iniziatico: amare con il cervello, ragionare con il cuore. Un raro senso di compiutezza ora mi invase mentre i caprioli, rassicurati dalla calma circostante, dopo qualche minuto si mossero lentamente, abbandonarono la pista forestale e, brucando fra gli alberi, si allontanarono pian piano. Tuttavia di tanto in tanto volgevano la testa e lo sguardo nella mia direzione per innata prudenza. Quando scomparvero ripresi il cammino. Alla fonte mi fermai qualche minuto: il gorgoglio dell’acqua corrente sembrava integrarsi con l’articolato silenzio animato della foresta. Quante cose insegna la natura a saperla osservare con rispetto e con amore! I caprioli erano maschio e femmina; la stagione degli amori era appena iniziata. Me l’aveva detto al mattino il lontano bramito di un cervo in amore. Ogni primavera la natura riproduce le condizioni per l’auto riproduzione, il naturale miracolo della creazione continua.

Con questo pensiero lasciai la fonte. La pista forestale saliva ora un poco più impegnativa ma ancora abbastanza facile e il camminare favoriva la meditazione.

***


La Forza creatrice si manifestò, sembra, con un big-bang: un lampo, un suono, anzi un tuono, un grande tuono. Così – dicono - essa iniziò la propria opera progressiva. Forse. Siamo sempre nel campo delle ipotesi. Si formarono l’universo e la natura con il regno minerale, il regno vegetale ed il regno animale. Il concetto di azione progressiva mi aveva da tempo suggerito che la Forza creatrice possa avere una particolare costituzione: Sarà vero? Chi lo sa!
Al momento mi piace immaginarla in tre aspetti. Il primo è l’aspetto creativo; esso ha portato la Forza dalla condizione di non-essere a quella di essere. Il secondo sarebbe l’aspetto conservativo, comportante la ricostruzione di ciò che tempo ed usura distruggono; mentre l’aspetto evolutivo dovrebbe presiedere alle evoluzioni di tutte le specie vegetali ed animali. E proprio questo aspetto dovrebbe aver guidato l’evoluzione di una certa specie animale, portandola nel corso di millenni e millenni ad uscire dal regno animale per costituire il regno umano e l’umanità.

È stato proprio così? Non lo so! Ma in questo momento della mia ricerca mi piace pensarlo; è un’ipotesi di lavoro che mi aiuta a proseguire le ricerche, a sperimentare le mie piccole scoperte relative e mi aiuta sopra tutto a lavorare su me stesso levigando la mia personale pietra, sgrossata finora alla meno peggio.

Ammesso per ipotesi di lavoro la verità di quanto esposto, la Forza creatrice con quale sostanza ha creato? L’unica sostanza al momento presente era la sua stessa sostanza. Di conseguenza il creato ha la stessa sostanza del Principio creatore e pertanto ne ha anche la forza. La possibilità di evolvere che osserviamo nella natura potrebbe indirettamente confermarcelo. Siamo nell’ottica di Giordano Bruno con i concetti di Natura Naturans e Natura Naturata: la natura che crea e la natura creata.

Nell’impossibilità per la mia mente, costruita per vivere nel relativismo del nostro piano, di comprendere la trascendenza del Principio creatore, vedo nella natura, o ritengo di vedere, il Principio creatore, e lo vedo nella sua Opera Omnia. per mezzo dell’opera stessa. Spirito e materia sono i due aspetti di questa Opera Omnia. Qualcuno, forse un alchimista, ha consigliato: spiritualizzare la materia, materializzare lo spirito.

C’è chi vede il male nelle cose terrene ed il bene in quelle celesti.

Il male non è nella natura e nei suoi esseri ma nelle passioni umane specie se esse hanno il predominio sulla volontà degli uomini e ne influenzano le azioni. E le passioni sono soltanto umane. I vegetali infatti non hanno passioni, gli animali non sono guidati da passioni ma solo da istinti naturali.

L’uomo governato dalle passioni è un essere incapace di evolvere.

Carissimo Maestro Venerabile, carissimi Fratelli,
Non dimentichiamo mai che la nostra dimensione è retta da una campo energetico i cui poli, uno positivo ed uno negativo, sono contrari ma complementari. Entrambi sono necessari all’esistenza, al funzionamento del campo energetico stesso in cui siamo con la nostra vita, la nostra mente, le nostre idee, i nostri bisogni.
Inoltre la Massoneria ci ha indicato il dubbio e l’umiltà come compagni di viaggio. Andiamo tutti nella stessa direzione, ma il terreno è privo di strade e di sentieri battuti. Il percorso non può essere identico, ognuno traccia e segue quello che gli è più congeniale. Nessuna strada è migliore o peggiore di qualsiasi altra. Ed è anche impossibile stabilire se qualcuno è più avanti o più indietro di qualcun altro.
Vi ho esposto delle considerazioni personali, quindi relative. Relative come la nostra dimensione umana. Per questo ho bisogno delle vostre osservazioni, delle vostre critiche, del confronto con punti di vista diversi.
Tenete inoltre presente, Fratelli, le condizioni del lavoro rituale in Loggia. La vibrazione delle parole pronunciate suscitano nei presenti degli impulsi. Anche se a volte non afferriamo subito il significato dei concetti espressi dalle parole altrui, qualcosa entra in noi con le vibrazioni delle parole. Esse lavorano in noi anche se non ne siamo coscienti. Teniamo presente che le reazioni individuali possono essere diverse perché ognuno di noi è diverso dagli altri anche se siamotutti simile.
Noi cerchiamo e questo ci fa questuanti del sapere, eterni apprendisti, ognuno a modo suo, perché diverse cono le storie, i metodi, le esperienze e le costituzioni mentali. E con noi ci sono anche le nostre passioni. Queste sono le avversarie da combattere, da conquistare gradualmente per usarne le energie per la propria evoluzione spirituale.

Ma questo è un altro discorso.

giovedì 20 ottobre 2016

Un vecchio apprendista

Oggi scrivo cose non mie.
Mio padre ha sempre avuto l'abitudine di annotare ciò che gli capitava. Ho trovato tra i suoi appunti una paginetta che scrisse rientrato a casa la sera in cui entrò in Massoneria.
Ricordo quella sera di tanti anni fa. In quel periodo lavoravo lontano da casa e rientravo solo il venerdì sera. E appunto quella sera, il 13 ottobre del 1972, rientrato ad ora tarda, ci incontrammo in cucina. Lo vidi effettivamente ancora un po' alterato, "su di giri". Sapevo benissimo cosa era successo: io stesso avevo già fatto domanda di affiliazione e sarei entrato due mesi dopo. Ero un po' curioso. Mi disse solo: Vedrai...
Oggi ho trovato in un cassetto ciò che scrisse quella sera (datato: 14 ottobre, ore una - scrisse) subito dopo esserci salutati: il resoconto sommario, forse un po' pedante, del suo rito di iniziazione. Pagine che hanno ancora la freschezza del neofita che ha appena vissuto un'esperienza strana e particolare....

Stasera, dopo cena, c’è stata la mia iniziazione alla Loggia.

Riccardo T. mi aveva dato appuntamento al caffè Flamigni (subito dopo cena, alle 20,45). Preso il caffè, abbiamo cominciato a passeggiare. Un lungo giro, per diverse strade del centro. Dopo una buona mezz’ora abbiamo imboccato via Bufalini; improvvisamente mi sono ricordato che lì c’è la casa dove abitava C. (l’avvocato C., notorio massone, col quale c’erano stati rapporti di lavoro). Forse è la sede della Loggia, ho pensato. Ed infatti siamo entrati in quella che era casa C. Riccardo mi ha fatto entrare nella sala d’aspetto dell’ufficio dell’avvocato D., e di lì in uno stanzino nero.

C’era un armadietto con pratiche: si scorgevano al di là delle ante vetrate, malgrado la luce fioca.

C'era un teschio, una penna, un calamaio su di un tavolino. Scritte minacciose alle pareti, almeno all’apparenza. Probabilmente il significato è un’ altro. Il disegno di un gallo. Un bicchiere d’acqua. Un tozzo di pane.

Sul tavolino anche un foglio di carta: il “testamento” da riempire rispondendo a tre domande (1 – Quali sono i doveri dell’uomo verso se stesso? 2 – Quali sono i doveri dell’uomo verso la Patria? 3 – Quali sono i doveri dell’uomo verso l’Umanità?). Il simbolo (dell’inizio) di un cambiamento di vita.
 
Ho scritto le mie risposte con la grafia più chiara possibile. Così si era raccomandato Riccardo.

Perfezionamento individuale. Trasformare le proprie passioni in sentimenti positivi. Ricerca della Verità;

Difesa della libertà della Patria, elemento essenziale per lo sviluppo del1’educazione. Educare i figli ad essere cittadini attivi. Operare contro l’egoismo, le menzogne ed il trasformismo politico che possono far scadere 1’idea di Patria. Amare attraverso la propria Patria tutte le Patrie;

Contribuire allo sviluppo ed al progresso dell’Umanità col perfezionamento proprio, col perfezionamento della propria famiglia e della propria Patria. Contribuire a diffondere la fratellanza fra tutte le genti.

Poi è entrata una persona con una lunga cappa nera e cappuccio (che gli copriva il viso). Mi sembrava altissimo. Ho poi saputo (dopo 1’Iniziazione) che era Enzo G. (il Fratello Esperto).

Ha preso il mio Testamento ed è scomparso. Di là dal muro sentivo voci confuse. E’ ritornato il lungo nero. Mi ha fatto togliere la giacca, slacciare la cravatta, mi ha alzato una manica della camicia ed anche una gamba dei pantaloni. Mi ha bendato e mi ha condotto fuori (dallo stanzino). Abbiamo attraversato delle stanze e l’Esperto mi ha fatto bussare ad una porta.

E’ iniziato un dialogo (sulla mia identità, qualità ed intenzioni) fra lui ed un’altra persona, dialogo (ad alta voce) poi ripetuto, tre volte mi sembra, da altri nel locale in cui la Loggia era riunita.

Non mi è sembrato questo ripetere frasi, che tutti possono udire ben distintamente la prima volta, una cosa inutile. Probabilmente è un rafforzare un qualche cosa che ancora non conosco.

Si è verificato in quel momento un fenomeno, constatato anche altre volte: mentre una parte di me si è lasciata coinvolgere in quello che accadeva, l’altra parte si è posta come fuori di me stesso, in condizione di osservazione, anche critica.

Mi hanno fatto entrare. Sempre bendato, con gli abiti scomposti, ed al collo un grosso cappio. E’ iniziata la cerimonia con viaggi (simbolici) uniti ad insegnamenti.

Ma, benché siano passate soltanto poche ore, non riesco a ricordare distintamente cosa sia successo.

Anche perché (ad un certo momento) la parte di me, che era rimasta fuori, alla fine è stata coinvolta anch’essa. Ed effettivamente la cerimonia mi ha coinvolto molto più di quanto non abbia percepito sul momento.

Ricordo solo che, quando mi è stata tolta la benda dagli occhi, ho visto davanti a me Riccardo che dirigeva la cerimonia. Infatti è il Maestro Venerabile (della Loggia). Tutti gli altri indossavano un cappuccio nero (che copriva loro il volto) e tenevano una spada rivolta verso di me.

Verso di me e non contro di me. Infatti non ho avuto l’impressione che le punte mi fossero contro. Ed il Maestro Venerabile me l’ha anche detto, ma io non ricordo di aver sentito le sue parole, ricordo solo l’impressione di quell’atteggiamento come non ostile.

Quando poi tutti si sono tolti il cappuccio ed il tempio si è illuminato, io ho continuato a non vedere altro che il volto di Riccardo. Non ho visto la faccia dei molti che erano presenti. Malgrado ne conoscessi molti.

Il mio lungo accompagnatore, l’Esperto, mi ha portato fuori del Tempio per rassettarmi gli abiti e per l’istruzione. Allora sono venuti a salutarmi molti presenti che conoscevo.

Ho ancora una gran confusione in me. Mi è stato dato un rituale. Con un po’ di calma comincerò a leggerlo.

Se la cerimonia di questa sera ha avuto la potenza di sconvolgermi, malgrado una parte di me si fosse messa (almeno all’inizio) in posizione esterna, ci deve essere in massoneria una forza enorme che può proiettarci verso l’alto. O forse verso il nostro interiore più profondo.






mercoledì 19 ottobre 2016

Il topo che mangiava i gatti 2

(continua dal post precedente)

Segretario. Scena Seconda


Maestro Venerabile. Il testo è una grande metafora dell’insipiente che fa scuola agli altri.


1° Sorvegliante. Persone così le troviamo a tutti gli angoli delle strade: sono gli esperti da bar. Loro sì... sanno come va la vita... cosa bisogna fare per risolvere i problemi del mondo.


2° Sorvegliante. Quanti ce ne sono anche in Massoneria! Loro sì che sanno cosa vuol dire essere Massoni, loro sì che ti spiegano la Massoneria...


1° Sorvegliante. Ti spiegano per filo e per segno come si usa la squadra e il filo a piombo, e a non impugnare così male la cazzuola e a puntar bene le punte del compasso...


2° Sorvegliante. No, No. Queste cose non te le insegnano: non sanno cos’è la cazzuola e il filo a piombo.


1° Sorvegliante. Sì che te lo insegnano... Non sanno cosa sono e come funzionano, ma...


2° Sorvegliante. …Ma... te lo insegnano lo stesso!


Oratore. Per loro squadra e compasso sono l’ornamento che si mette su un libro aperto. Un “soprammobile”, un po’ originale questo sì; ma..., perdiana, siamo massoni! Dovremo pur distinguerci dagli altri!


1° Sorvegliante. E mentre tu ti affanni a camminare per un percorso tortuoso, senza mai sapere se la direzione presa è corretta, camminando col tuo piccolo lume, avendo per compagni la tua intuizione spuntata e la tua ragione zoppicante...


2° Sorvegliante. ...Eccoli questi fratelli Bravini che hanno “rosicchiato” libri e libri, che sono uomini di mondo, che sanno come vanno le cose, come il topo della favola...


Oratore. Purtroppo non hanno capito più di tanto, soprattutto non sono stati capaci di rimestare nel pentolone il loro vissuto personale e interiore...


Segretario. Ma parlano,... parlano,... parlano,... dispensando il loro “rosicchiato” a tutti.


Maestro Venerabile. Fino a quando da qualche angolo scuro sbuca un gatto.

(fine)

sabato 15 ottobre 2016

Il topo che mangiava i gatti 1

Una delle Favole al Telefono di Gianni Rodari. La leggo con le "lenti" del massone


Segretario. Scena Prima

Oratore. Un vecchio topo di biblioteca andò a trovare i suoi cugini, timidi topolini che abitavano in solaio e non conoscevano ciò che c’era fuori.

1° Sorvegliante. Voi conoscete poco il mondo. Ma almeno sapete leggere?

2° Sorvegliante. (sospirando) Eh, tu la sai lunga.

1° Sorvegliante. Per esempio, avete mai mangiato un gatto?

2° Sorvegliante. (sospirando) Eh, tu la sai lunga. Ma da noi sono i gatti che mangiano i topi.

1° Sorvegliante. Perché siete ignoranti. Io ne ho mangiato più d’uno e vi assicuro che non hanno detto neanche: Ahi!

2° Sorvegliante. E che sapore avevano?

1° Sorvegliante. Di carta e d’inchiostro, a mio parere. Ma questo è niente. Avete mai mangiato un cane?

2° Sorvegliante. Per carità.

1° Sorvegliante. Io ne ho mangiato uno proprio ieri. Un cane lupo. Aveva certe zanne... Bene, si è lasciato mangiare quieto quieto e non ha detto neanche: Ahi!

2° Sorvegliante. E che sapore aveva?

1° Sorvegliante. Di carta, di carta. E un rinoceronte l’avete mai mangiato?

2° Sorvegliante. Eh, tu la sai lunga. Ma noi un rinoceronte non l’abbiamo visto mai. Somiglia al parmigiano o al gorgonzola?

1° Sorvegliante. Somiglia a un rinoceronte, naturalmente. E avete mai mangiato un elefante, un frate, una principessa, un albero di Natale?

Oratore. In quel momento il gatto, che era stato ad ascoltare dietro un baule, balzò fuori con un miagolio minaccioso. Era un gatto vero, di carne e d’ossa, con baffi e artigli. I topolini volarono a rintanarsi, tranne il topo di biblioteca, che per la sorpresa era rimasto immobile sulle sue zampe come un monumentino. Il gatto lo agguantò e cominciò a giocare con lui.

Maestro Venerabile. Tu saresti il topo che mangia i gatti?

1° Sorvegliante. Io, Eccellenza... Lei deve comprendere... Stando sempre in libreria...

Maestro Venerabile. Capisco, capisco. Li mangi in figura, stampati nei libri.

1° Sorvegliante. Qualche volta, ma solo per ragioni di studio.

Maestro Venerabile. Certo. Anch’io apprezzo la letteratura. Ma non ti pare che avresti dovuto studiare un pochino anche dal vero? Avresti imparato che non tutti i gatti sono fatti di carta, e non tutti i rinoceronti si lasciano rosicchiare dai topi.

Oratore. E in un boccone il gatto mangiò il topolino che stava fuori dal mondo.
(continua)

mercoledì 12 ottobre 2016

E' fulesta (continuazione e fine)

 (continua)

Segretario. La guerra terminò. Piano piano rimparammo a vivere. Le stagioni si succedevano alle stagioni: a volte inverni tiepidi, a volte qualcuno ferocemente freddo.

L’inverno dell’altr’anno fu uno dei più rigidi che ricordi... Frequenti nevicate, nebbie continue e tenaci. E gelo, gelo che sembrava ti si fosse appiccicato addosso.

1° Sorvegliante. Quella sera si ballava al Casermone. Un buon numero di giovanotti si dava da fare a suon di musica, mentre gli anziani, nell’angolo più lontano della vasta sala sbattevano con forza sul tavolo le carte del maraffone. E mugugnavano alla cagnara indiavolata della musica moderna.

Oratore. La festa era al culmine. Ma fuori aveva ricominciato a nevicare. Improvvisamente entrò uno.

Maestro Venerabile. Lo riconobbi subito. Aveva la stessa palandrana di tanti anni prima. I giovani intanto avevano ripreso il ballo e fecero poca attenzione a quella strana figura che il vecchio azdòr della Ca’ Bassa aveva già accompagnato al caldo davanti ad un bicchiere di quello buono.

Sorvegliante. Fratello Copritore, chiedete al viaggiatore la sua professione.

Copritore. Cosa volete mai... Le favole oggi non le ascolta più nessuno... Adesso si va al cinema, c’è la televisione... chi ascolta più le storie d’un povero vecchio?

Maestro Venerabile. Ma anche oggi c’è qualcuno che crede alle favole.

Segretario. Il viaggiatore rimane muto. Gli occhi stanchi s’accendono per un attimo di speranza. Poi scuote la testa guardando i ragazzi ballare o dimenarsi E fa un gesto sconsolato.

Maestro Venerabile (a bassa voce). Boccafresca.

Oratore. Il viaggiatore sorride nel sentire che conosce il suo nome.

Maestro Venerabile. Boccafresca... Raccontateci una delle vostre belle fole. Volete vedere che vi ascoltano ancora?

Oratore. Negli occhi del viaggiatore guizza un debole lampo di interesse.

Maestro Venerabile (a voce alta). Ragazzi! Ragazzi! Vogliamo fare un po’ di riposo ascoltando una bella storia del più famoso folista di Romagna?

Segretario. I ragazzi si fermano perplessi. Poi, lentamente, si voltano verso il vecchio. Anche i giocatori posano le carte e si girano verso quella strana figura.

Oratore. Boccafresca si alza. 

Copritore. Vi racconterò la favola del famoso Re Azzurrino che...

1° Sorvegliante. Ma che re d’Egitto! Dei re ne abbiamo avuto abbastanza! È ora che vadano tutti via... (ride).

Copritore. (un po’ smarrito) Allora... allora, vi racconterò quella della Principessa Addormentata...

2° Sorvegliante. Le principesse non dormono più... Vanno in crociera, a sciare. Non dormono più le principesse... (ride).

Copritore. (sempre più smarrito) Allora se non vi piacciono né i re né le principesse, vi racconterò la favola dell’orco Barbadifuoco che mangiava i bambini cattivi...

Oratore. Ma un bambino si alza con il suo mitra di plastica, simile a quelli veri, e... tà-tatatatà-taratatà... spara una raffica contro il povero Boccafresca: Vedi?... Vedi cosa faccio io all’orco?... L’ammazzo!

Maestro Venerabile. Boccafresca è immobile e freddo, come se il gelo dei suoi occhi fosse già sceso su tutto il suo corpo.

Copritore. Sono stanco... ho sonno ... tanto sonno. No, no, in un letto no. La stalla. L’avete vero la stalla?... Allora per piacere accompagnatemi là... Starò benissimo con gli animali.

Oratore. Nella stalla ormai non ci sono più bestie, ma trattori, erpici, falciatrici, pompe. Il folista si guarda attorno, smarrito, non c’è paglia.
“Adesso vi porto una bracciata di fieno; non lo abbiamo ancora venduto tutto” – fa il contadino.
Boccafresca guarda la stalla. Com’è cambiata!

1° Sorvegliante. Invece del caldo acre delle bestie c’è il puzzo della nafta.

2° Sorvegliante. La fragranza della paglia ha lasciato il posto al fetore dei concimi e del mangime.

Oratore. Torna il vecchio azdòr sepolto sotto un mucchio di fieno. L’aiuto a fare un po’ di posto fra un bidone di nafta e un sacco di fertilizzante. E lì, sul fieno, si stende il vecchio folista...

Maestro Venerabile. Fratello 1° Sorvegliante, in che cosa consiste il lavoro del Compagno?

1° Sorvegliante. Sgrossare la Pietra e trasformarla in Pietra Cubica.

Maestro Venerabile. E poi?

1° Sorvegliante. Salire una scala curva di cinque gradini.

Maestro Venerabile. Dove conduce la scala?

1° Sorvegliante. Nella Camera di Mezzo.

Oratore. Al mattino la stalla è vuota. Boccafresca se ne è andato.

Segretario. Non andò lontano (o forse sì?). Il freddo l’aveva 
fermato alla “cvérza ‘d Maiòl”. E lì, si era appoggiato al tronco della vecchia quercia ed era scivolato fino a terra.
La palandrana gli era finita sul capo e il suo corpo così scoperto sembrava un fascio di canne secche.

Oratore. Attorno a lui, nitide, strane e mirabili impronte mai viste: danzavano orme leggere e leggiadre di scarpine di fata, orme enormi e pesanti di stivali dell’orco. Folletti, nani e giganti, maghi e principesse avevano ricamato una ghirlanda d’amore all’ultimo cantore d’un mondo fiabesco e fantastico, dove si “viveva cent’anni, felici e contenti, con la principessa dai capelli d’oro”.

Segretario. Il Compagno ha bussato alla porta della Camera di Mezzo. L’hanno fatto entrare, ma subito dopo qualcuno ha chiuso la porta. E noi siamo rimasti fuori.



Lettura “tendenziosa” del racconto E’ Fulesta di Giuseppe Bartoli, in Fuochi sulle Colline, Edizioni del Girasole, 1997, p. 9.
Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.