(continua)
Segretario.
La guerra terminò. Piano piano rimparammo a vivere. Le stagioni si
succedevano alle stagioni: a volte inverni tiepidi, a volte qualcuno
ferocemente freddo.
L’inverno dell’altr’anno fu uno
dei più rigidi che ricordi... Frequenti nevicate, nebbie continue e
tenaci. E gelo, gelo che sembrava ti si fosse appiccicato addosso.
1°
Sorvegliante. Quella sera si ballava al Casermone. Un buon
numero di giovanotti si dava da fare a suon di musica, mentre gli
anziani, nell’angolo più lontano della vasta sala sbattevano con
forza sul tavolo le carte del maraffone. E mugugnavano alla cagnara
indiavolata della musica moderna.
Oratore.
La festa era al culmine. Ma fuori aveva ricominciato a nevicare.
Improvvisamente entrò uno.
Maestro
Venerabile. Lo riconobbi subito. Aveva la stessa palandrana di
tanti anni prima. I giovani intanto avevano ripreso il ballo e fecero
poca attenzione a quella strana figura che il vecchio azdòr
della Ca’ Bassa aveva già accompagnato al caldo davanti ad un
bicchiere di quello buono.
1°
Sorvegliante. Fratello
Copritore, chiedete al viaggiatore la sua professione.
Copritore.
Cosa volete mai... Le favole oggi non le ascolta più nessuno...
Adesso si va al cinema, c’è la televisione... chi ascolta più le
storie d’un povero vecchio?
Maestro
Venerabile. Ma anche oggi c’è qualcuno che crede alle
favole.
Segretario.
Il viaggiatore rimane muto. Gli occhi stanchi s’accendono per un
attimo di speranza. Poi scuote la testa guardando i ragazzi ballare o
dimenarsi E fa un gesto sconsolato.
Maestro
Venerabile (a bassa voce). Boccafresca.
Oratore.
Il viaggiatore sorride nel sentire che conosce il suo nome.
Maestro
Venerabile. Boccafresca... Raccontateci una delle vostre belle
fole. Volete vedere che vi ascoltano ancora?
Oratore.
Negli occhi del viaggiatore guizza un debole lampo di interesse.
Maestro
Venerabile (a voce alta). Ragazzi! Ragazzi! Vogliamo
fare un po’ di riposo ascoltando una bella storia del più famoso
folista di Romagna?
Segretario.
I ragazzi si fermano perplessi. Poi, lentamente, si voltano verso il
vecchio. Anche i giocatori posano le carte e si girano verso quella
strana figura.
Oratore.
Boccafresca si alza.
Copritore.
Vi racconterò la favola del famoso Re Azzurrino che...
1°
Sorvegliante. Ma che re d’Egitto! Dei re ne abbiamo avuto
abbastanza! È ora che vadano tutti via... (ride).
Copritore.
(un po’ smarrito) Allora... allora, vi racconterò quella
della Principessa Addormentata...
2°
Sorvegliante. Le principesse non dormono più... Vanno in
crociera, a sciare. Non dormono più le principesse... (ride).
Copritore.
(sempre più smarrito) Allora se non vi piacciono né i re né
le principesse, vi racconterò la favola dell’orco Barbadifuoco che
mangiava i bambini cattivi...
Oratore.
Ma un bambino si alza con il suo mitra di plastica, simile a quelli
veri, e... tà-tatatatà-taratatà... spara una raffica contro il
povero Boccafresca: Vedi?... Vedi cosa faccio io all’orco?...
L’ammazzo!
Maestro
Venerabile. Boccafresca è immobile e freddo, come se il gelo
dei suoi occhi fosse già sceso su tutto il suo corpo.
Copritore.
Sono stanco... ho sonno ... tanto sonno. No, no, in un letto no. La
stalla. L’avete vero la stalla?... Allora per piacere
accompagnatemi là... Starò benissimo con gli animali.
Oratore.
Nella stalla ormai non ci sono più bestie, ma trattori, erpici,
falciatrici, pompe. Il folista si guarda attorno, smarrito,
non c’è paglia.
“Adesso vi porto una bracciata di
fieno; non lo abbiamo ancora venduto tutto” – fa il contadino.
Boccafresca guarda la stalla. Com’è
cambiata!
1°
Sorvegliante. Invece del caldo acre delle bestie c’è il
puzzo della nafta.
2°
Sorvegliante. La fragranza della paglia ha lasciato il posto
al fetore dei concimi e del mangime.
Oratore.
Torna il vecchio azdòr sepolto sotto un mucchio di fieno.
L’aiuto a fare un po’ di posto fra un bidone di nafta e un sacco
di fertilizzante. E lì, sul fieno, si stende il vecchio folista...
Maestro
Venerabile. Fratello 1° Sorvegliante, in che cosa consiste il
lavoro del Compagno?
1°
Sorvegliante. Sgrossare la Pietra e trasformarla in Pietra
Cubica.
Maestro
Venerabile. E poi?
1°
Sorvegliante. Salire una scala curva di cinque gradini.
Maestro
Venerabile. Dove conduce la scala?
1°
Sorvegliante. Nella Camera di Mezzo.
Oratore.
Al mattino la stalla è vuota. Boccafresca se ne è andato.
Segretario.
Non andò lontano (o forse sì?). Il freddo l’aveva
fermato alla
“cvérza ‘d Maiòl”. E lì, si era appoggiato al tronco della
vecchia quercia ed era scivolato fino a terra.
La palandrana gli era finita sul capo e
il suo corpo così scoperto sembrava un fascio di canne secche.
Oratore.
Attorno a lui, nitide, strane e mirabili impronte mai viste:
danzavano orme leggere e leggiadre di scarpine di fata, orme enormi e
pesanti di stivali dell’orco. Folletti, nani e giganti, maghi e
principesse avevano ricamato una ghirlanda d’amore all’ultimo
cantore d’un mondo fiabesco e fantastico, dove si “viveva
cent’anni, felici e contenti, con la principessa dai capelli
d’oro”.
Segretario.
Il Compagno ha bussato alla porta della Camera di Mezzo. L’hanno
fatto entrare, ma subito dopo qualcuno ha chiuso la porta. E noi
siamo rimasti fuori.
Lettura
“tendenziosa” del racconto E’ Fulesta di Giuseppe
Bartoli, in Fuochi sulle Colline, Edizioni del Girasole, 1997,
p. 9.
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