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25 settembre 2026

I metalli: vendetta

Lasciare i metalli fuori dal Tempio

Vendetta

Subisci un insulto? Anche se nulla può giustificare l'insultare, sei proprio sicuro di non averlo meritato, almeno un poco, con il proprio comportamento?

Oppure siamo miopi e non riusciamo a scorgere la causa di tanto odio?
La logica ci dice di lasciar perdere perché non si spegne un fuoco soffiandovi sopra o aggiungendo altro combustibile, ma togliendogli ossigeno e possibilità di continuare a divampare.

La logica ci suggerisce di dimenticare e magari addirittura (perché no?) di perdonare (perdono doloroso?) suggerendo così al nostro presunto avversario una via per superare avversioni.

La via per il superamento e il miglioramento della qualità della vita pare ormai essere preclusa là nella casa muratoria ove fino a poco tempo fa pure noi eravamo. A quanto se ne sa pare che là prevalgano settarismi e vendette.

E pensare che il massone si impegna a lasciare i metalli...

Per quanto ci riguarda, impegniamoci alla fratellanza ed alla amicizia qui, nel nostro Tempio, ove ora lavoriamo senza metalli, obbedendo solo alla nostra coscienza e non a grembiuloni presunti grandi.


30 giugno 2026

I cattivi Compagni 5

 

 Three Ruffians

Quinta parte


Ulisse e il Vecchio Copritore affrontano un problema fondamentale. La Parola perduta alla morte di Hiram è stata ritrovata oppure no?


Ulisse. Ho saputo che vi sono altri sviluppi della leggenda di Hiram.

Vecchio Copritore. Vi sono aspetti della leggenda di Hiram e della costruzione del Tempio che vengono sviluppati oltre il Grado di Maestro in Corpi rituali. E’ però importante capire che sono sviluppi, non varianti.

Ulisse. Credo sia questione fondamentale. Sono per così dire “episodi” aggiunti o sviluppati con maggiori particolari che comunque non contraddicono la narrazione principale.

Vecchio Copritore. Sì. E’ molto importante tenerlo presente perché in caso contrario viene meno l’aspetto universale della Massoneria.

Ulisse. Diversi gradi del Rito Scozzese continuano la storia di Hiram.

Vecchio Copritore. Il leitmotiv è la vicenda hiramitica. Ciascun grado ne sviluppa alcuni aspetti, tutti però nell’alveo tradizionale, che nessuno ha intenzione di modificare.
La vicenda di Hiram si sviluppa nei primi gradi della scala scozzese.
Dopo l’affidamento in custodia ai Maestri Segreti della tomba di Hiram (4° grado) si procede alla costruzione in un luogo nascosto e inaccessibile del mausoleo dove verranno poste le spoglie di Hiram. Il lavoro viene svolto dai Maestri Perfetti (5° grado).
Re Salomone ordina la ricerca degli assassini di Hiram affidandola a nove Maestri (9° grado), scelti per sorteggio essendosi tutti offerti. L’ordine è tassativo: i colpevoli debbono essere riportati indietro vivi per affrontare il giudizio del Re. Ma Jhaobert, uno dei nove, avendo scoperto uno degli assassini, Abiram, addormentato, lo uccide e lo decapita, contravvenendo agli ordini. Verrà comunque perdonato dal Re, in un primo tempo indignato per l’atto di barbarie e non di giustizia.
Gli altri due assassini di Hiram sono fuggiti nel regno di Geth. Re Salomone incarica quindici Maestri (10° grado) di una ambasciata al re di quel paese per la consegna dei due colpevoli. La richiesta è accolta, i due colpevoli vengono catturati e riportati a Re Salomone, che li giudica e condanna a morte.

Ulisse. Sostanzialmente cambiano solo particolari che servono ad florendam causam. Non c’è nessuna sostanziale novità.

Vecchio Copritore. Per trovare novità dobbiamo rivolgersi alla cosiddetta Massoneria dell’Arco Reale.

Ulisse. Ti riferisci a quella Massoneria dalle sfumature inglesi, irlandesi, americane?...

Vecchio Copritore. Il Tempio di Gerusalemme costruito da Re Salomone, nel quale tanta parte ebbe l’architetto Hiram, fu distrutto dopo quattro secoli dai babilonesi di Nabucodonosor, che deportò i cittadini di Gerusalemme a Babilonia.
Il Secondo Tempio di Gerusalemme nasce dalla ricostruzione del primo Tempio permessa dall’imperatore Ciro II che consentì agli Ebrei di lasciare l'esilio babilonese e ritornare a Gerusalemme sotto la guida di Zorobabele.

Ulisse. La costruzione del Secondo Tempio è lo scenario della leggenda dell’Arco Reale.

Vecchio Copritore. Dunque alcuni ebrei rimpatriati dall’esilio si offrirono come lavoranti alla costruzione del secondo Tempio. Durante la fase di sterramento per preparare le fondamenta dell’edificio trovarono in un locale sotterraneo un rotolo di pergamena, un blocco di marmo bianco a forma di doppio cubo su un lato del quale erano scolpiti diversi caratteri tra cui le iniziali dei tre Grandi Maestri che presiedettero alla costruzione del primo Tempio: e cioè Salomone Re d'Israele; Hiram, Re di Tiro e Hiram Abif.

Ulisse. Il secondo Tempio si vuole porre in continuità con il primo.

Vecchio Copritore. La storia continua. Sul doppio cubo di marmo c’è un vassoio e sopra vi sono ancora caratteri mobili con il nome del Vero Vivente Iddio l’Altissimo (così è chiamato nell’Arco Reale inglese l’Essere Supremo).

Ulisse. Questa è la leggenda insegnata nell’Arco Reale inglese (Sacro Arco Reale di Gerusalemme).

Vecchio Copritore. L’Arco Reale americano (Rito di York) narra una leggenda praticamente simile; in più nell’americano si è mantenuta la leggenda del Passaggio (lacerazione) dei Veli, che l’inglese ha perso per strada.

Ulisse. Sono ritualità molto simili.

Vecchio Copritore. Il senso di entrambi è uno solo: la Parola Perduta alla morte di Hiram è ritrovata.

Ulisse. La conseguenza mi pare sia che il Terzo Grado è incompleto.

Vecchio Copritore. Il Maestro Libero Muratore non conosce la Parola di Maestro, ma solo la Parola Sostituita. Il Terzo Grado è incompleto e il suo necessario completamento è nell’Arco Reale. Il Maestro dell’Arco Reale giunge a conoscere la Parola di Maestro.

Ulisse. Non c’è qualcosa del genere nel Rito Scozzese?

Vecchio Copritore. Nel 4° grado del Rito Scozzese il Candidato entra nel Tempio cercando la Parola; ciò vuol dire che nel Terzo Grado la Parola non era stata trovata. A lui si risponde: Purtroppo non è ancora stata trovata! Il Cavaliere dell’Arco Reale (13° grado scozzese) riesce a scoprire in un tempio sotterraneo il Nome Ineffabile (che per il Maestro dell’Arco Reale è la Parola Perduta) inciso su una colonna di bronzo, ma la chiave di lettura, incisa su una colonna di marmo erosa dalle acque del diluvio, è andata persa.

Ulisse. Perché la Parola di Maestro è smarrita?

Vecchio Copritore. Non certo perché non la si conosca ma perché (lo è stato detto, ma lo ripeto e la leggenda della Massoneria Criptica lo indica chiaramente) può essere trasmessa solo da tre Maestri insieme e se uno dei tre non c’è più, la trasmissione è interrotta e la Parola non si può tramandare.

(continua)


21 giugno 2026

Il Candidato alla Libera Muratoria

Chi bussa alla porta del Tempio?


Il Candidato che bussa alla porta del Tempio deve possedere una sua struttura interiore che gli permetta di affrontare il cammino: deve essere inizialmente interessato e deve essere "innocente come il bambino", quindi ricettivo e finalmente deve saper disegnare.

Chi non sa disegnare non può progettare.

Per ritornare bambini in età adulta è necessario possedere una spiccata “autonomia umana”.

Il recipiendario è umanamente già pronto?

La scelta dei fratelli che hanno accettato il profano è stata affrettata oppure oculata?

La risposta non è semplice, ma sicuramente per il futuro della Loggia è positivo porsi il problema.

Spesso il massone minus habens confonde il bussare alla porta del Tempio con la curiosità di sapere cosa c’è oltre la porta e non presta la dovuta attenzione al possesso delle qualità che il bussante deve avere.

Senza qualità (le famose qualificazioni dei "buoni costumi") è inutile bussare. L'eventuale ammissione si trasformerebbe in una esperienza inutile e noiosa.

13 settembre 2015

Notte stellata

Van Gogh: Notte stellata


E' un quadro che non ha bisogno di spiegazioni e commenti. 
Credo sia - almeno per me lo è - una delle opere pittoriche più significative di tutta la storia.
Ti parla direttamente, senza intermediari.
Personalmente ne ho appesa una copia in camera da letto: da anni è l'ultima cosa che vedo la sera e la prima che mi compar davanti al mattino.
Non c'è il pericolo che il vederla continuamente la "banalizzi" e la renda muta. Il quadro "ti parla", che tu voglia o no.
Penso che sia uno dei momenti più alti del cammino dell'uomo: il finito che "tocca" l'infinito.

Mi domando: potrebbe essere appeso all'Oriente, al posto del Delta? Non può essere una versione pittorica del Grande Architetto?

22 gennaio 2010

9.5.1 Cavaliere del Santo Sepolcro

Si tratta di un Corpo cavalleresco federato, unitamente al successivo Cavaliere di San Giovanni Evangelista, all'Ordine della Croce Rossa di Costantino.

I lavori si aprono alla prima ora del primo giorno, quando la Parola di Verità, scomparsa attraverso la Porta della Morte, è andata perduta nel tetro edificio della Tomba. La Parola potrà essere ritrovata con l’esercizio della Fede, della Speranza e della Carità, pilastri del Nuovo Testamento.

Il recipiendario ha già scoperto la Parola Antica; ora vuole imparare l’autentica Parola di un Libero Muratore Cristiano e basa la sua aspirazione sul compimento delle sette opere di misericordia corporale.

Il viaggio del recipiendario viene scandito da tre pilastri. Il pilastro della Fede indica la ferma convinzione della Presenza e delle manifestazioni di Dio: La Fede provoca un perfetto amore dello Spirito ed un timore reverenziale davanti al Santo Nome di Dio; provoca una fiducia che non traballa sulla Sua Parola.

Al pilastro della Speranza viene ricordato che la Speranza quasi supera la forza espressiva della nostra espressione verbale e del nostro pensiero. Sperare è più di chiedere, ha più significato di aspettare, supera persino la Fede. Allorquando noi parliamo della nostra speranza nella “vita eterna” nessun altro concetto può descrivere l’immortale anelito dell’anima. Tale “santa speranza” che si basa sul puro ed attivo principio della Fede, è la stella del mattino della nostra gioventù, è il conforto della nostra vecchiaia. La speranza è il vivente “compagno di viaggio” del nostro pellegrinaggio attraverso questa “valle di lacrime”…

La Carità è Amore superiore (…), “Virtù Santa” che riempie il cuore con lo spirito della Beneficenza tipico dell’Evangelo. Questo Amore ci induce a riconoscere tutti gli uomini come nostri fratelli, trattarli con pazienza, perdonare quanto di ingiusto ci venga inflitto (…). Il cuore, ossia il sentimento profondo dell’Essere, può dire – illuminato di Carità – (…) – che detta Virtù rispecchia la volontà del Grande Creatore della nostra esistenza e che tale immagine è allora impressa in noi quale tendenziale modello della Sua Figura Santificata.
O Grande Architetto Creatore facci operare per ottenere la Sacra Fiamma che sviluppa in noi la Tua Divinità
.

Il recipiendario conferma di fronte al Santo Sepolcro le obbligazioni di cavaliere cristiano e si impegna a custodire la tomba del Vero Verbo e di difenderla contro tutti gli attacchi. Si impegna pure al rispetto al nome di Iehosciùa, che è quello del nostro Signore Crocifisso e [a] non abbandonare mai la Religione Cristiana (…) affinché alla resurrezione dei morti io possa risorgere dalla tomba dell’effimero e del transeunte come uno dei reintegrati.

Accolto cavaliere viene messo al corrente della leggenda di fondazione dell’Ordine, basata sul ritrovamento da parte di Elena, madre dell’imperatore Costantino, del luogo del Santo Sepolcro e della croce di Gesù.

Il neo cavaliere riporta all’Asilo le spoglie dei nemici vinti, indicando con ciò la vittoria sulle proprie passioni. E’ ora pronto per la triplice discesa nella cripta del s
Santo Sepolcro dove è nascosta la stella del mattino. Solo alla terza discesa si illumina il risorto.

La leggenda dell’Ordine ricorda la negligenza e l’abbandono del secondo Tempio da parte degli addetti alla manutenzione. L'edificio abbandonato andò in rovina e un po' alla volta si persero le conoscenze tecniche dei muratori. Le strutture materiali della costruzione vengono sostituite con edificazioni spirituali. Gli artigiani, che trascuravano il lavoro sottraendo le pietre migliori e trascurando gli utensili, dimenticando l’Arte si trovarono nel tempo in cui la Rosa mistica venne sacrificata sulla croce drizzata verso le sfere celesti per mezzo di tre quadrati, tre cerchi e tre triangoli. Alcuni fratelli cercarono il sepolcro nel quale il Verbo era nascosto, perseverando in tre giorni di silenzio, dopo i quali la Luce risplendette di nuovo. Ora i Muratori non costruiscono più opere di pietra, bensì opere dello spirito.

07 gennaio 2010

9.1 Cavaliere della Croce Rossa di Babilonia

Nel sistema templare americano è una Camera annessa ai gradi templari. Riceve massoni dell’Arco Reale.
Zorobabele, principe di Israele si reca da re Dario per ottenere l’autorizzazione a ricostruire il Tempio di Gerusalemme. Portato alla presenza del sovrano, rifiuta di svelare i segreti della Massoneria, non temendo esilio o morte. Liberato dal re, assiste alla cosiddetta “eterna discussione” e la dirime (definitivamente?).

28 settembre 2009

5.6 La volta stellata

Due cose riempiono l'animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me.
Kant, Critica della ragion pratica.

Il tempio della libera muratoria non è completo: ha per tetto il cielo stellato. Sicuramente il cielo stellato è uno degli spettacoli più impressionanti che possano colpire l'uomo. Credo anzi sia stata proprio la sua contemplazione ad avere avuto un ruolo non secondario nel passaggio dall'ominide sceso dagli alberi all'homo sapiens.

Se l'immagine del cielo notturno può colpire ancora oggi l'uomo materiale e materialista del XX secolo, accecato dall’inquinamento luminoso, che vede le stelle solo alla televisione e raramente ad occhio nudo, pensiamo quale impatto invece possa avere avuto su quell'essere, non più scimmia e non ancora uomo, timoroso del buio, e pur tuttavia così affascinato dallo spettacolo di una volta scura, nera, interrotta qua e là da puntini scintillanti. Volta scura che si illuminava e quindi si riscuriva, con la presenza a volte di un globo fiammeggiante e altre di un luminare minore, e altre volte solo di puntini scintillanti distribuiti secondo strane e misteriose figure.

Non possiamo certo stupirci se l'uomo pensò di associare le stelle agli dei, a dio, all’alto, all'altro, all’altrove.

E quindi uscimmo a riveder le stelle, prende atto sollevato Dante al termine della tappa infernale del suo viaggio, e non può che collegarle alla visione finale: l'amor che muove il sole e l'altre stelle.

Anche il libero muratore lavora sotto il cielo aperto nel Tempio senza tetto. La mancanza del tetto non dipende solo dall'incompletezza della costruzione: oggi manca il tetto, che verrà costruito domani (forse, se sarà in grado). Il lavoro è sotto le stelle perché più pregnante deve essere il collegamento con quel mondo buio e misterioso, eppure così fantasticamente luminoso, dell'altrove.

Le costellazioni, questi arcani disegni che gli antichi hanno costruito e individuato nella volta scura, vere e proprie chiavi di lettura del proprio interiore, non sono semplici disegni nei quali fantastiche linee immaginarie uniscono punti luminosi, ma sono modalità di lavoro che indicano obiettivi del e nel cantiere-uomo.

Così le due Orse sono punti certi di riferimento. La sempre visibile Maggiore quasi compagna e indicatrice della Minore che in questo ciclo epocale ruotando sul perno settentrionale, la stella polare, è faro sempre presente. L'asse settentrionale indica il centro di rotazione della terra e del nostro mondo. L'angolo di nord-est era quello in cui anticamente avvenivano le iniziazioni e ancora oggi nella ritualità anglo-sassone vi viene posto il neo-massone. Sotto il nord, sotto la stella polare, sedeva il Cappellano di Loggia, conservatore della Parola sacra, che all'inizio dei lavoro metteva in squadratura il cantiere con modalità ben note.

Assai belle e commoventi le leggende che le accompagnano. I greci vedevano nella maggiore la ninfa Callisto (amata da Zeus) e il figlio Arcade nella minore, trasformati in costellazioni dalla gelosia di Era. Ma gli arabi – con non frequente rovesciamento semantico – vedevano nel Piccolo Carro una piccola bara e nella stella polare un assassino condannato alla immobilità eterna. I romani chiamavano invece il Gran Carro Septem Triones, i sette buoi che lentamente arano i cielo attorno alla Polare.

E’ sufficiente alzare gli occhi al cielo e ricercare gli antichi simboli per sentirsi in sintonia con il cammino a duplice direzione tra la terra e il cielo.

Le costellazioni allora non sono più semplici storie mitologiche di edificazione (al pari delle biografie devozionistiche dei santi cattolici), ma diventano simboli capaci di far vibrare le corde giuste nell’intimo dell’osservatore.

Se l’Orsa Minore quindi rappresenta la stabilità dell’orientamento e impedisce la perdita della via, Orione il cacciatore, che splende immane nel limpido cielo invernale accompagnato dai Cani, indica il prossimo “aumento di luce” e mostra come il buio sia un periodo a termine (ma attento, camminatore, anche la luce sarà “a termine”!).

Il camminatore sarà in armonia con se stesso e la natura se saprà “pesarsi” con la Bilancia, riconoscere il binario in sé con i Gemelli e i Pesci e superarlo con la forza del Leone.

Ma ancora più significativo il suggerimento che il simbolo del cielo stellato ci rivolge. La volta stellata è ora visibile ora nascosta, ma il cielo stellato c’è, è là, sia che lo vediamo sia che resti nascosto.

Ecco le diverse modalità che il segno ci suggerisce.

La volta stellata di giorno non è visibile, ma c’è.
La volta stellata durante una serata invernale, molto fredda ma tersa, c’è: noi la vediamo.
La volta stellata in una serata estiva, afosa e fosca, è poco visibile, ma c’è.
La volta stellata in una sera nebbiosa o nuvolosa non è visibile, ma c’è.

Meditiamo sul simbolo…

11 settembre 2009

3.2 Alla porta del Tempio

Uscito dal Gabinetto di Riflessione il Candidato, in precedenza privato dei "metalli", è spogliato di una parte dei vestiti (braccio e petto sinistro, gamba e ginocchio destro scoperti); è senza scarpa sinistra, ha una corda al collo ed è bendato.

A prima vista può sembrare una specie di umiliazione oppure un modo di coinvolgere maggiormente il recipiendario nello psicodramma, anche se non dobbiamo dimenticare che il rito non deve fare appello solo alla emotività, ma alle facoltà più elevate dell’uomo.

Abbiamo già imparato che ogni atto ha un suo senso riposto, e spesso più d’uno, per cui non dobbiamo accontentarci di risposte superficiali.

La spoliazione dei metalli può indicare la necessità che il recipiendario si spogli di tutto ciò che lo può appesantire (passioni, preconcetti, schematismi culturali, ideologici e religiosi). Se percorrere la via significa raggiungere stati nuovi e diversi, allora il punto di partenza deve essere l’uomo nella sua integrità originaria senza le sovrastrutture che si è costruito nella vita: una pietra grezza sulla quale lavorare, anzi – meglio – una pietra malsquadrata che deve ritornare grezza per essere ri-lavorata.

In un certo senso è come un ritorno al punto di partenza dell’Opera.

Ha gamba e ginocchio destri scoperti.
La parte destra indica il lato della razionalità, che deve servire da fondamento nel percorso. Il piede sinistro è scalzo. I piedi sono la parte sensitiva denudata per indicare il collegamento tellurico. Qui è solo il piede sinistro, quasi ad indicare che l’intuizione nel profano che vuole iniziare un certo cammino è ancora troppo vincolata agli istinti e – come progetto – su questo si dovrà lavorare (non tanto per eliminare il collegamento, quanto per trasformarlo).
Mosè avanza a piedi scalzi nel roveto ardente.
Giasone viene riconosciuto perché è privo di un sandalo (ma anche, per la fondamentale ambiguità del simbolo, Teseo viene riconosciuto dal padre Egeo dai sandali).
Per Tucidide la psiché, o genio, era associata alle ginocchia ed ai piedi perché tenere il piede scalzo dava genialità in battaglia e nel pericolo. Eracle lottò con il gigante Anteo (secondo alcuni figlio di Poseidone e della Terra, ma dall'etimo del nome molto significativo: “colui che incontra”) che riacquistava le forze ogni volta che toccava il suolo. Lo vinse tenendolo sollevato da terra fino al suo sfinimento.

Il recipiendario ha scoperti anche braccio e petto sinistro.
La parte sinistra indica l’intuizione, le facoltà extra-razionali. E’ la parte del cuore. Il cuore dell’uomo è simbolicamente il centro dei sentimenti, quasi motore del resto.

Le due parti, destra e sinistra, possono indicare le due modalità entro le quali dovrà svilupparsi il lavoro del Libero Muratore: l’arco è sostenuto da due colonne, il principio universale delle polarità, distinte e contrapposte ma unite nella “tolleranza” dell’arco.

La corda al collo può ricordare il cordone ombelicale che alla nascita lega il neonato al corpo della madre, ma anche il legame che impedisce la conquista della propria libertà. Come la recisione del cordone ombelicale indica l’atto del nascere, la liberazione dalla corda mostra la volontà di liberarsi.

La benda indica la cecità del profano, che si lascia condizionare dai rumori della materialità e non conosce la luce, che cerca, ma che non ha ancora trovato. Ma anche, simbolicamente, chi riesce a vedere nell’altrove è materialmente cieco: nell’antichità l’indovino Tiresia, che vede il futuro, è appunto cieco.
La benda può anche essere intesa come modalità operativa: la luce va cercata al proprio interno e si devono rifiutare obiettivi esterni, pena il fallimento.
Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.