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30 ottobre 2016

Grande Architetto e... dintorni 6

Mandai le mie considerazioni precedenti ad alcuni Fratelli di Logggia. Il Maestro Venerabile mi rispose.

Rispondo alla tua mail su massoneria e religione, che condivido pienamente nelle sue argomentazioni.

Chiedi: è opportuno parlarne in Loggia? Sai dipende; qualcuno potrebbe obiettare nel nome di un rigoroso rifiuto della religione, ma a noi che importa? Voglio dire, con gli argomenti che vengono affrontati abitualmente (spero non nella nostra Loggia), questo non dovrebbe certo scandalizzare. Se può servire per confrontarsi su quale rapporto vi deve essere tra massoneria e religione ben venga che se ne parli.

Nella mia visione delle cose, però, non ha senso parlarne. Mi spiego meglio.

A mio avviso il problema viene risolto dal rituale stesso nel divieto di parlare di politica e di religione.

Non credo che il divieto sia in essere solo per non creare divisioni, cosa peraltro vera dato che certamente gli argomenti in questione dividono, ma che sia molto più semplicemente per il fatto che non sono, per così dire, argomenti oggetto di studio.

Se il fratello, provenendo dal mondo profano, ha un lavoro preliminare da svolgere, è proprio quello di liberarsi dalle convinzioni profane, siano esse politiche o religiose, filosofiche o mistiche, fisiche o metafisiche; ciò non nel senso di abbandonarle o dimenticarle o non so cos’altro, cosa che apparirebbe impossibile, ma di avvicinarci alla conoscenza iniziatica purificato dalla profanità.

In fondo noi moriamo alla profanità per rinascere alla via iniziatica.
Il fatto che ciò sia solamente simbolico non vuol dire che sia meno vero.

Stessa considerazione va fatta per quanto riguarda il Libro Sacro, che non è la Bibbia nel vero senso, ma un simbolo, come lo è il testamento col quale lasciamo il mondo profano, i metalli che abbandoniamo, il Grande Architetto.

Detto ciò è chiaro che per me non vi è rapporto tra massoneria (dovrei però dire via iniziatica) e religione, se non per questioni non inerenti il nostro lavoro ma i rapporti profani tra Istituzioni temporali.

Tali affermazioni sono difficili da fare anche nella nostra Istituzione per la difficoltà di essere comprese, immersi come siamo nel divenire del mondo, ma se vi è qualcosa di rivelato, questo può sorgere solo nella coscienza del singolo all’interno del proprio lavoro iniziatico, misterico.

Altrimenti siamo né più, né meno, una Chiesa, laica quanto vuoi ma chiesa (e in realtà lo siamo).

Se devo dirti come la penso fino in fondo, anche il lavoro di gruppo, in comune, ha a mio avviso un significato prettamente simbolico, costruire il Tempio non è il Tempio per una Chiesa, è simbolo. La laicità è argomento figlio della storia, illuministico, tutto quello che vuoi, ma profano.

Credo sia importante, per un proficuo lavoro comune, confrontarci su cosa sia per noi il lavoro iniziatico; se per fare ciò dobbiamo parlare di religione, magari per arrivare alle conclusioni cui arrivi tu, ben venga.

Anche un Fratello mi rispose.

Non posso che condividere la tua impostazione e il fatto che atteggiamenti religiosi siano fuori luogo in un contesto massonico.

Io credo che una “Vera Iniziazione” deve essere una sincera ricerca della verità intesa come consapevole presenza a se stessi, oggettivo tentativo di cogliere ciò che è e distinguerlo da fantasie, teologie e anche simbologie.

Anche il simbolo non deve essere teologizzato, io credo.
Ma restare nudo strumento di riflessione analogica e richiamo per materiali inconsci ovvero attrezzo di conquista di ciò che non è cosciente.

Ma complessissimo è il discorso.

Di base in massoneria dovrebbe esserci un onesto sforzo intellettuale di cercare una laicità basata sul contatto con la realtà e l’amore.

L’amore inteso nella sua forma di non fare agli altri quello che non vorremmo fosse fatto a noi comprende di non propinare agli altri minestre religiose (spesso mal riscaldate) per spaventarne lo spirito e farne seguaci ubbidienti e remissivi.

In questo senso anche le pompe dei potentati massonici e il culto della personalità rivolto ai personaggi eccellenti delle gerarchie massoniche, che vengono spesso osannati e celebrati io credo metodologicamente a sproposito, mi urta.

Sono metalli e non dei migliori tutte queste riverenze satrapesche.

La verità è che contemporaneamente a queste manifestazioni l’insegnamento massonico permette di rendersi conto di questi meccanismi, per cui nell’ordine gli svegli godono dello spettacolo dei dormienti per loro edificazione.

Il problema è che nessuno ode il proprio russare ma solo quello degli altri.

E’ divertente il fatto che mia moglie, che russa, mi accusi di russare, e non voglia ammettere che anche lei russa. Io d’altro canto ero convinto di non russare.

Una notte mi è capitato in uno strano dormiveglia di percepire il mio russare. E ho smesso di sostenere che non russo! Ma insisto a dirle che lei russa quanto me!

Ecco che l’iniziato forse è colui che in attesa di essere sveglio davvero, almeno si rende conto che spesso, molto spesso ronfa e sonnecchia, e cerca di tenerne conto.

Si ronfa a mio parere quando si vive e si lavora con idee di seconda mano non investigate personalmente.

Certo che anche una semplice filosofia della Massoneria dovrebbe evitare ai fratelli di fare i bigotti col Grande Architetto o scambiare Raffi per il papa o per la regina di Inghilterra.

Leggiamola in loggia la tua tavola al più presto! Un abbraccio!

(continua)

29 ottobre 2016

Grande Architetto e... dintorni 5

Comportamenti parareligiosi

La concezione che ha il singolo massone di Dio può (e sottolineo può) influire sul proprio lavoro in Loggia e quindi può (e sottolineo ancora una volta può) influenzare i singoli fratelli se non altro attribuendo significati religiosi al lavoro muratorio. Desidero quindi confrontarmi su quei comportamenti in Loggia che potrei chiamare parareligiosi.

N. B. - Sottolineo l’accezione di possibilità. I cosiddetti “comportamenti parareligiosi” possono non essere diffusi, ma essere presenti. Soprattutto mi preme porre il problema per il lavoro di Loggia perché mi sembra opportuno che tutti ne siano consapevoli: il nostro è il tipico “lavoro di gruppo” e ognuno dei fratelli influisce inevitabilmente sugli altri. Il lavoro comune poi dovrà amalgamare il tutto.

Ho già accennato alla considerazione che alcuni massoni possono avere del VLS (il massone di religione islamica si adonterebbe se un suo fratello massone (si badi bene: un suo fratello massone) toccasse il Corano posto quale VLS sull’ara. Mi sembra un tipico atteggiamento religioso devozionale.

Il Grande Architetto

Che molti massoni intendano il GADU come il nome di una divinità muratoria o – piuttosto – come il nome muratorio della divinità è posizione piuttosto diffusa. Un esempio per tutti, da una tavola della loggia 1051 del GOI (vedi il sito internet della Loggia): Considerato il G.A.D.U. Come essere Perfetto non si capirebbe come Egli possa aver creato qualche cosa di imperfetto, a meno che l’imperfetto non derivi dal nulla, ma niente può esistere che non abbia un principio e tale Principio non può che essere la Perfezione in quanto contiene tutte le cose in potenza.

Questo non è il GADU, ma il Dio cattolico! E comunque mi pare un concetto non proprio massonico.

Alcuni anni fa durante una tornata un fratello presentò una tavola nella quale affermò testualmente: La Massoneria, com’è a tutti noto, professa il culto del «Grande Architetto dell’Universo». (…) UNO DEI PRINCIPI costituenti le “pietre” fondamentali dell’edificio massonico, è il seguente: ogni Libero Muratore deve credere nell’esistenza di Dio come Grande Architetto dell’Universo. Il credo è accettato da tutta la Massoneria. (…) La Massoneria deve affermare senz’altro l’infinito e supremo creatore, ma il Massone non deve interpretarlo…

Anche qui mi pare ci sia una convergenza sostanziale tra il GADU e il Dio delle religioni: nella parte successiva della tavola questa affermazione viene forse attenuata ma non ne viene rettificata la natura.

Concludo con un’ultima citazione.

Il GADU è solo un simbolo che sta a rappresentare l’Essere Supremo che, piaccia o non piaccia, è Dio, sebbene riconosciuto dal singolo massone nel Dio della religione ch’egli stesso professa (Delfo Del Bino, La Massoneria e il GADU – Un Dio massonico che non esiste, in Massoneria Oggi, set-ott 1997, p. 22)

E se il massone non professa nessuna religione?

 
La chiesa laica e illuministica

Il tempio massonico è come una chiesa, una chiesa laica non dogmatica, una chiesa illuministica dove la fede scaturisce dalla ragione e la ragione dalla conoscenza (citazione tratta da Perché sono diventato e sono rimasto un Massone? Di P. F. Bayeli in Hiram n. 1/2007).

Può sembrare una affermazione neutra e incolore. Ma non esistono parole neutre perché ogni parola comunica non solo quanto esprime, ma anche tutto un accumulo di impressioni e percezioni esplicite e soprattutto implicite. Le parole non sono neutre e non possono esserlo; se chi ascolta non ha la necessaria capacità di intendere, il messaggio viene sicuramente frainteso. La comunicazione “tempio massonico come chiesa laica e illuministica” (ammesso e non concesso che sia chiara e attendibile) ha altissima probabilità di essere fraintesa e sintetizzata nel più sintetico (ma fuorviante) “tempio massonico = chiesa”, intendendola oltre tutto in senso letterale, come se ci fosse o identità o coincidenza (totale o parziale) o almeno corrispondenza tra loggia e chiesa (nella mentalità italiana ovviamente il termine chiesa rimanda immediatamente al cattolicesimo). Dunque per costoro l’atteggiamento del massone in loggia può, è (deve essere) almeno analogo all’atteggiamento del cattolico in chiesa.

A me invece pare limitativo interpretare l’atteggiamento del massone alla luce dell’atteggiamento dell’uomo praticante la propria religione. Non soltanto sono piani diversi, ma essenzialmente diversi devono essere atteggiamento, mentalità, comportamento.

Chi vuole percorrere la via muratoria non può utilizzare strumenti propri di altre vie. Non ha bisogno di fede, neppure di quella che scaturisce dalla ragione (ammesso che questa non sia invece una contraddizione in termini). E non ha bisogno nemmeno di illuminismo: la massoneria non è nemmeno una filosofia.

Il bianco e il nero – I due solstizi

Vi sono fratelli che interpretano il pavimento a scacchi come l’eterna opposizione di bene e male (e questa potrebbe essere una interpretazione accettabile anche se limitativa) ma aggiungono che il bene avrà la vittoria finale (e qui l’atteggiamento religioso appare evidente, come se nella escatologia muratoria vi fosse qualcosa di simile alla Gerusalemme celeste che scende dal cielo alla fine del tempo, come “preannuncia” l’Apocalisse, appunto dopo la vittoria definitiva del bene sul male.

Analogamente spiegano il periodico gioco solstiziale di luce e buio. 

L’allora Gran Maestro del Goi (mai smentito in seguito da nessuno), scrisse nel 1990: La festa del Solstizio d’estate, espressa simbolicamente con S. Giovanni Battista, è il trionfo della Luce sulle Tenebre. Luce e Tenebre rappresentano due forze opposte che esistono oggettivamente al di fuori del massone, nei confronti delle quali egli assume un comportamento massonicamente ispirato. Ma, nel fare ciò, egli proietta il conflitto fra Luce e Tenebre nella propria coscienza. Nasce così in lui la dimensione etica massonica: il dualismo Luce/Tenebre cede il posto al conflitto Bene/Male e l’impegno etico lo porta a realizzare il Bene e a sconfiggere il Male, ad “edificare Templi alla Virtù e a scavare oscure e profonde prigioni al vizio” (Di Bernardo, Allocuzione sul solstizio d’estate, 1990).

A parte le considerazioni sul personaggio, ho riportato il passo a causa dell’atteggiamento, che vedo diffuso in molti massoni, di ridurre l’opposizione dei contrasti da modalità del mondo al mero piano etico tradotto in modalità religiose (il trionfo finale del bene sul male, in una escatologia storica che tutto è tranne che muratoria), quando gli insegnamenti tradizionali sulla contrapposizione insegnano a superare il contrasto piuttosto che conseguire la prevalenza di uno dei due. Di Bernardo si prolungò sulla successione dei solstizi e quindi sulle vittorie parziali del Bene sul Male (le maiuscole sono sue): Per ogni Solstizio che passa, il massone procede lungo la via iniziatica e diventa sempre più buono, giusto e saggio, mentre la “Verità Assoluta” e il “Bene finale” restano per lui solo una meta ideale verso cui tendere (insomma una specie di paradiso finale).

L’allocuzione terminò con una singolare invocazione (Che il Grande Architetto dell’Universo ci assista), bizzarra espressione in bocca di chi intendeva il GADU in senso regolativo (si veda la sua Filosofia della Massoneria): sa tanto di implorazione religiosa in barba a tutte le sue filosofie.

Lascio da parte questo autore massonicamente irrilevante (ma fu il nostro Gran Maestro!), l’invocazione Che il GADU mi/ti/ci assista ricorre frequentemente negli interventi di massoni in loggia, quasi trasposizione illuminante di religione piuttosto che di religiosità. E comunque poco consono al lavoro muratorio.

(continua)

26 ottobre 2016

Grande Architetto e... dintorni 3


Massoneria e religione
Mi domando: qual è il rapporto tra massoneria e religione? Anzi, meglio: qual è il rapporto tra massoneria e cattolicesimo (visto che per tradizione storica in Italia appunto religione tende a coincidere con cattolicesimo)?
N. B. - Non mi riferisco ai rapporti istituzionali tra Chiesa cattolica e Obbedienze massoniche (in particolare quella cui appartengo), estranei a queste mie considerazioni, ma al rapporto tra il massone e il massone cattolico (ce ne sono) e tra il massone e il massone che non sa di essere cattolico (ce ne sono ancora di più).

E’ indubbio che la massoneria sia nata in ambiente cristiano (anche se non cattolico); che i massoni operativi ai quali ci vogliamo collegare costruissero chiese cristiane; che i giuramenti venissero prestati sulla Bibbia cristiana; che i “mostri sacri” della massoneria dei primordi, che ci hanno lasciato costituzioni e disposizioni, fossero cristiani (l’Anderson delle Costituzioni fu pastore presbiteriano e il Desagulier l’altro maitre-à-penser della massoneria inglese del settecento fu pastore anglicano).
Io personalmente solo una volta ho incontrato un massone di religione diversa dalla cristiana (fu nella sinagoga di Ferrara e compresi che era massone dal ramo di acacia all’occhiello) ma è una mia mancanza: non ho mai visitato logge con membri di altre religioni1. Sicuramente ce ne sono in altri paesi e probabilmente ce ne saranno presto anche in Italia. Il Kipling nella sua famosissima poesia accenna a fratelli musulmani, induisti ed ebrei.
Ma temo siano stati esempi limitati. Nei paesi islamici non mi risulta esistano massonerie (so che tempo fa ce n’era una iraniana coeva allo scià, poi in esilio), anzi per quanto ne so la massoneria vi è proibita oppure è quasi clandestina. In Europa potrà esserci qualche massone musulmano ma è mia opinione si tratti (almeno fino ad ora) di fenomeni isolati o numericamente non significativi o che comunque non intacchino il carattere “cristiano” della massoneria (gli operativi costruivano cattedrali cristiane, non moschee).
Più numerosi i massoni ebrei (di fede ebraica o formatisi nell’ebraismo). Ma anche in tal caso mi pare siano presenze che, malgrado simbologie collegabili al Vecchio Testamento, non intacchino il carattere prevalentemente cristiano della massoneria.
Tutti gli antichi documenti, dal Poema Regius in poi, presentano invocazioni a Dio e/o citazioni tratte da libri della Bibbia. Ma questo può ancora giustificarsi con il ruolo particolare che il cristianesimo aveva nel Medioevo.
Considero invece la documentazione “ufficiale”.
Nel secondo Basic Principles for Grand Lodge Recognition (deliberati nel 1929 dalla Gran Loggia Unita di Inghilterra per il riconoscimento di Grandi Logge estere) si legge: Che una credenza nel Grande Architetto dell’Universo e nella sua volontà rivelata sia una qualificazione essenziale per l’appartenenza. Al punto successivo: Che tutti gli iniziati assumano le loro obbligazioni sopra o in piena vista del Volume aperto della Legge Sacra per il quale si intende la rivelazione dall’alto che è vincolante sulla coscienza del singolo individuo che viene iniziato (la sottolineatura è mia). Per parte sua il GOI, nella Identità del Grande Oriente d’Italia, allegata ai Principi ricordati sopra dichiara: Ogni membro [del GOI], al fine di rendere sacri e inviolabili i propri impegni, deve aver prestato solenne promessa sul Volume della Legge Sacra, espressione del proprio credo religioso (la sottolineatura è mia).

[ Oggi suona così, come è allegata alle Costituzioni e Regolamento: Ogni membro al fine di rendere sacri i propri impegni, deve aver prestato Solenne Promessa sul Libro della Legge da esso ritenuta Sacra.]

Che si intende per volontà rivelata, per rivelazione dall’alto? E per credo religioso?


(continua)

25 ottobre 2016

Grande Architetto e... dintorni 2

(continua dal post precedente)

Il Volume della Legge Sacra

Comunque la causa “scatenante” delle mie riflessioni fu la tavola tenuta qualche anno fa da un fratello sul Volume della Legge Sacra. Quel fratello, molto erudito, fu esauriente ed esaustivo.
Io rimasi colpito da alcuni fatti.

1 – Il Libro della Legge aperto durante i lavori è quello della religione dei fratelli che lavorano durante la tornata. Se in quella tornata vi sono fratelli di altre religioni allora sull’ara sono presenti i libri sacri delle rispettive religioni.

2 – Un recipiendario di una certa religione può chiedere di tenere l’obbligazione (insomma, il giuramento) sul Libro Sacro della propria religione.

3 – Se in loggia è presente un fratello musulmano può chiedere la presenza del Corano, libro che comunque non può essere toccato dalle mani nude di fratelli di altre religioni.

E allora, da massone malpensante, rifletto...

Innanzi tutto mi urta che l’ara venga praticamente equiparata alla vetrina di un libraio. E’ vero che tra i Princìpi fondamentali per i riconoscimenti di Grandi Logge estere da parte del GOI (cfr. Hiram del settembre 1986, pp. 271-274) è indicato chiaramente: Durante lo svolgimento dei lavori rituali di Loggia deve essere aperto e chiaramente visibile con Squadra e Compasso sovrapposti il Volume della Legge Sacra, o più Volumi ove fossero presenti membri aderenti a diverse religioni (la sottolineatura è mia). Se per caso in loggia vi fossero fratelli di religione cristiana, unitamente a fratelli ebrei, più un musulmano, qualche induista, un buddhista e un animista che si fa? Si mette la Bibbia, più la Torah, il Corano, la Bhagavad Gita, e pure un totem? E in altri casi il Libro di Mormon?

La cosa mi turba, perché ritengo verrebbe meno il senso simbolico del Libro Sacro (non un determinato Libro Sacro), dando un senso di definitività alle singole rivelazioni religiose. Se un recipiendario pretende di prestare il giuramento sul suo Libro Sacro, ebbene io penso che i fratelli di quella Loggia non siano stati oculati nell’accoglierlo. Non è più saggio (e più ampiamente simbolico perché svincola il sacro da una determinata religione) il comportamento (ahi! Ahi!) del Grande Oriente di Francia che mette sull’ara un Libro dalle pagine bianche? (Con buona pace della Gran Loggia d’Inghilterra!).

Secondo. Io massone non posso toccare a mani nude il Libro Sacro Corano (ma gli altri Libri Sacri sì) perché non sono musulmano? Io mi rifiuterei di partecipare ai lavori di quella Loggia!

Io non voglio prevaricare su altri fratelli, ma sentirei come una prevaricazione sul mio lavoro muratorio la pretesa di avere un certo Libro Sacro. Mi pare che il nostro simbolismo insegni tutt’altro: le religioni sono vie (parziali) di ricerca, ognuna di esse contiene un quid di verità, ma il camminatore deve essere pronto ad abbandonarle per procedere oltre, come chi sale su una scala abbandona lo scalino precedente per sostenersi sul seguente.

E soprattutto dobbiamo renderci conto (non solo capire) che la via muratoria non è religiosa e va oltre la religione (qualunque religione) e le è estranea ogni forma di devozionismo. Per cui verità religiose, modalità religiose, atteggiamenti religiosi non solo non sono preminenti, ma sono vecchi abiti da scrollarsi addosso. In termini muratori: sono metalli. Forse più “nobili” ed “elevati” di altri, ma sempre metalli. Da abbandonare.

(continua)

27 settembre 2009

5.4 Il Volume della Legge Sacra

Con squadra e compasso forma il ternario delle Grandi Luci.

Non è possibile che si svolgano lavori muratori senza che il Libro sia aperto e vi sia sovrapposto, nel modo appropriato del Grado dei lavori, squadra e compasso.

Il problema fondamentale, sul quale si sono riversati fiumi di inchiostro, è sul senso del Libro della Sacra Legge, su quale sia e a quale passo vada aperto.

La Massoneria non prescrive statutariamente quale debba essere il Libro sull’Ara, ma l’uso e la genesi del massone hanno portato la scelta sulla Bibbia. Le ragioni sono ovvie. La Massoneria è nata in ambito cristiano, e pur lasciando libertà di religione ai propri adepti è innegabile che la quasi totalità dei massoni sia di formazione cristiana o ebraica. Se poi nel tempo vi sono stati e vi sono massoni non cristiani o non ebrei, il fenomeno resta tuttavia marginale.

Ciò ha comportato che la scelta del Libro Sacro fosse la Bibbia (pur nelle sue differenti versioni). Trascurabili e secondarie infatti sono – a mio parere – le presenze di altri Libri (anche se nulla ne vieta la presenza).

Credo che vadano puntualizzate alcune considerazioni.
1. La presenza del Libro è obbligatoria durante i lavori di Loggia.

2. Il Libro viene aperto, ma non vi si legge nessun passo.

3. Sul Libro aperto è posto il sigillo di squadra e compasso, in posizioni differenti a seconda dei gradi in cui l’officina lavora.Il passo su cui è aperto il Libro è l’incipit del Vangelo di Giovanni (secondo i nuovi rituali del Goi). Non è una prescrizione universale, tanto che nei rituali del Goi in essere alla mia affiliazione (1972) l’apertura poteva essere sia al vangelo di Giovanni sia a 2 Cronache 6. In altre Obbedienze si apre il Libro in punti diversi. A volte il Libro viene aperto in passi diversi a seconda del grado in cui si lavora.
[In Inghilterra il Rituale Bristol prevede l'apertura del Libro a Ruth 2:19 in Primo Grado, Giudici 12:5-6 in Secondo e Genesi 4:22 in Terzo (brani che ricordano le Parole di Passo del grado). Il Rituale Emulation invece apre al capitolo sesto di 2 Cronache (la preghiera di Salomone al termine della costruzione del Tempio).

Negli Stati Uniti (vedi il sito http://bessel.org/vslopen.htm) in diverse Gran Logge l'apertura è sul Salmo 133 (quello che incomincia: Oh, come è bello e come soave / che i fratelli dimorino insieme...) per il grado di Apprendista, sul capitolo settimo del libro di Amos (là dove il profeta vede il Signore su un muro con in mano il filo a piombo) per quello di Compagno d'Arte e in grado di Maestro sul capitolo dodicesimo del Qoelet (l'Ecclesiaste): Ricordati del tuo Creatore nei giorni della tua giovinezza... fino al versetto 7: ...e la polvere torni alla terra come era prima e lo spirito torni a Dio che l'ha dato. In altre Gran Logge si apre in passi diversi e diversi per i tre gradi. In altre invece l'apertura è causale, ma non su pagine con disegni. Interessante la Gran Loggia del Mississippi: il Libro è aperto a circa un terzo per il grado di Apprendista, a circa due terzi per quello di Compagno e a circa metà per quello di Maestro. A volte Squadra e Compasso non sono posti sul Libro, ma a destra del Libro aperto o alla sua sinistra. Il Grande Oriente di Francia lavora con un Libro dalle pagine bianche ad indicare l'affrancamento da qualunque religione rivelata.

Nel sito della Gran Loggia della Columbia Britannica e Yukon (Canada occidentale) si legge: Un Volume della Legge Sacra – generalmente l'edizione del 1611 della versione di Re Giacomo della Sacra Bibbia - deve essere aperto sopra l'altare, mentre una loggia è al lavoro, ma poche giurisdizioni specificano in quale pagina, o se un passo delle Sacre Scritture debba essere letto.
Per quanto non vi sia alcun obbligo costituzionale di aprire il volume della Sacra Legge a uno specifico passaggio, o per leggere un brano specifico, alcuni in questa giurisdizione
[la Gran Loggia della Columbia] hanno sviluppato le loro pratiche, scegliendo di non leggere la Scrittura, o leggere altri passaggi. Tale giurisdizione non definisce il Volume della Sacra Legge, come la Sacra Bibbia cristiana, anche se molte giurisdizioni americane lo fanno. Ecclesiaste 12:1 è recitato prima dell'apertura di una loggia massonica in grado di Maestro in Inghilterra e in Canada, mentre Ecclesiaste 12 da 1 a 7 verrà letto nel corso di un funerale massonico. Per l'apertura di loggia, alcuni preferiscono il Salmo 133.]

[Mi pare appropriato dal punto di vista operativo il riferimento ai primi versetti del capitolo sesto del primo Libro dei Re (come indicato nel cosiddetto Manoscritto Graham del 1726).
Il quattrocentottantesimo anno dopo l'uscita dei figli d'Israele dal paese d'Egitto, nel quarto anno del suo regno sopra Israele, nel mese di Ziv, che è il secondo mese, Salomone cominciò a costruire la casa per il SIGNORE.
La casa che il re Salomone costruì per il SIGNORE aveva sessanta cubiti di lunghezza, venti di larghezza, trenta di altezza.
Il Portico sul davanti del luogo santo della casa si estendeva per venti cubiti rispondenti alla larghezza della casa ed era profondo dieci cubiti sul davanti della casa.
Il re fece alla casa delle finestre a reticolato fisso.
Egli costruì, a ridosso del muro della casa, tutto intorno, dei piani che circondavano i muri della casa, cioè del luogo santo e del luogo santissimo; e fece delle camere laterali, tutto intorno.
Il piano inferiore era largo cinque cubiti; quello di mezzo sei cubiti, e il terzo sette cubiti; perché egli aveva fatto delle sporgenze intorno ai muri esterni della casa, affinché le travi non fossero incastrate nei muri della casa.
Per la costruzione della casa si servirono di pietre già preparate nella cava; così nella casa, durante la sua costruzione, non si udì mai rumore di martello, d'ascia o d'altro strumento di ferro.
L'ingresso del piano di mezzo si trovava sul lato destro della casa; per una scala a chiocciola si saliva al piano di mezzo, e dal piano di mezzo al terzo.
Dopo aver finito di costruire la casa, Salomone la coprì di travi e di assi di legno di cedro.
Fece i piani addossati a tutta la casa dando a ognuno cinque cubiti d'altezza, e li collegò alla casa con travi di cedro
. ( 1 Re 6 1-10)]

Ritengo si possa stabilire che al lavoro muratorio è estranea una qualunque rivelazione susseguente all’«uso» di un testo che la coscienza dei partecipanti ritiene “rivelato” (nel senso di comunicato da una entità divina, non di “nuovamente velato”).

Nel 1929 la Gran Loggia Unita di Inghilterra emanò alcuni Basic Principles for Grand Lodge Recognition, (cfr. capitolo Regolarità) tra i quali il secondo recita: Che una credenza nel G. A. D. U. e nella sua volontà rivelata (l'evidenziatura è mia) sia una qualificazione essenziale per l’appartenenza. Inoltre il punto seguente ribadisce: Che tutti gli iniziati assumano le loro obbligazioni sopra o in piena vista del Volume aperto della Legge Sacra per il quale si intende la rivelazione dall’alto che è vincolante sulla coscienza del singolo individuo che viene iniziato (l'evidenziatura è mia). I principi basici contraddicono quanto ho scritto. Forse non sono un massone regolare?
Per conto mio mi sento in sintonia con Moramarco (Nuova Enciclopedia Massonica, op. cit., v. 1, p. 478): per «volontà rivelata» si deve intendere la «normatività» della credenza in Dio…, in altre parole l’accettazione… di un codice di valori e di comportamento ispirato alla… personale (anche se condivisa da altri) percezione del divino e con tutto ciò che può significare – aggiungo io – il termine divino. Infatti se nella visione cristiana tutto parte dalla rivelazione, nella ricerca dell’uomo, invece, tutto parte dall’uomo che tenta di far risuonare in sé la parola perduta (o non trovata): l’obiettivo della libera ricerca non è necessariamente la rivelazione.]
La presenza del Libro Sacro impone quindi il necessario riferimento alla sfera del sacro, non alla sfera religiosa (opportunamente il rituale impone di non parlare né di politica, né di religione, non solo perché politica e religione possono dividere e dividono gli animi, quanto perché non sono l'obiettivo dei lavori e non vi è ancora la maturità muratoria necessaria per affrontare in chiave simbolica tali “temi”).

Credo quindi di poter affermare che la presenza del Libro della Legge (non di un Libro della Legge) svincoli la presenza del sacro da quella particolare dottrina religiosa. Se quindi posso accettare che sull’ara vi sia un Libro della Legge Sacra (Bibbia, coerentemente con la mia formazione in ambito sociale cristiano, oppure altro testo) come espressione non di una certa rivelazione ma di richiamo al senso del sacro, mi è invece più difficile accettare la presenza contemporanea di più Libri della Legge Sacra (in tal modo infatti si accetterebbe la definitività delle singole rivelazioni religiose). Inaccettabile invece e al di fuori del sentiero muratorio la presenza di Libri intoccabili da massoni che non seguono quella particolare fede religiosa.

Come mi farebbe sentire a disagio la presenza contemporanea sull’ara di diversi Libri in base al credo religioso dei singoli fratelli partecipanti ai lavori.

[Mi riferisco alla presenza contemporanea sull’ara in certe Logge di diversi Libri della Legge Sacra in base alla fede religiosa dei fratelli. Addirittura in alcuni casi uno di essi, il Corano, sarebbe coperto da un velo e vi sarebbe la proibizione per il massone non musulmano di toccarlo: solo il massone musulmano infatti potrebbe aprirlo. E’ una posizione che ritengo sostanzialmente estranea al metodo muratorio, anche se risulta coerente con l’opinione di chi – cristiano – intende attribuire alla sola Bibbia un particolare ruolo e conseguentemente (diamine! è tollerante) accetta che massoni di altre fedi (sic!) religiose attribuiscano quel ruolo ad altri Libri.
Inoltre ogni libro sacro è legato al tempo in cui visse quell'interprete del “divino”. Più precisamente: chi interpretò ciò che sentiva (redigendo quello che per molti diventò un libro sacro) era necessariamente figlio della sua epoca (pur collegandosi con l'universale). Probabilmente oggi i vangeli verrebbero scritti in diverso modo, pur esprimendo in parte le stesse cose. Dico in parte perché negli ultimi duemila anni l'umanità è cambiata e non è più quella di allora (io personalmente ho una concezione storicista delle religioni). E’ quindi non solo inutile una esposizione di diversi libri sacri, ma si dimostra comportamento fondamentalmente estraneo al metodo muratorio. Il camminatore non interpreta il Libro come parola divina, ma lo riscrive come progetto dell’uomo.
L’ara non è la vetrina di un libraio e il concetto di Libro della Sacra Legge deve essere svincolato, per l’universalità cui tende la Libera Muratoria, dalle singole religioni. Meglio sarebbe allora porre sull’ara un Libro dalle pagine non scritte a significare la inintelligibilità del sacro (che non si legge, ma si scopre) – con buona pace della Gran Loggia d’Inghilterra.
Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.