Rispondo alla tua mail su massoneria e religione, che condivido pienamente nelle sue argomentazioni.
Chiedi: è opportuno parlarne in Loggia? Sai dipende; qualcuno potrebbe obiettare nel nome di un rigoroso rifiuto della religione, ma a noi che importa? Voglio dire, con gli argomenti che vengono affrontati abitualmente (spero non nella nostra Loggia), questo non dovrebbe certo scandalizzare. Se può servire per confrontarsi su quale rapporto vi deve essere tra massoneria e religione ben venga che se ne parli.
Nella mia visione delle cose, però, non ha senso parlarne. Mi spiego meglio.
A mio avviso il problema viene risolto dal rituale stesso nel divieto di parlare di politica e di religione.
Non credo che il divieto sia in essere solo per non creare divisioni, cosa peraltro vera dato che certamente gli argomenti in questione dividono, ma che sia molto più semplicemente per il fatto che non sono, per così dire, argomenti oggetto di studio.
Se il fratello, provenendo dal mondo profano, ha un lavoro preliminare da svolgere, è proprio quello di liberarsi dalle convinzioni profane, siano esse politiche o religiose, filosofiche o mistiche, fisiche o metafisiche; ciò non nel senso di abbandonarle o dimenticarle o non so cos’altro, cosa che apparirebbe impossibile, ma di avvicinarci alla conoscenza iniziatica purificato dalla profanità.
In fondo noi moriamo alla profanità per rinascere alla via iniziatica.
Il fatto che ciò sia solamente simbolico non vuol dire che sia meno vero.
Stessa considerazione va fatta per quanto riguarda il Libro Sacro, che non è la Bibbia nel vero senso, ma un simbolo, come lo è il testamento col quale lasciamo il mondo profano, i metalli che abbandoniamo, il Grande Architetto.
Detto ciò è chiaro che per me non vi è rapporto tra massoneria (dovrei però dire via iniziatica) e religione, se non per questioni non inerenti il nostro lavoro ma i rapporti profani tra Istituzioni temporali.
Tali affermazioni sono difficili da fare anche nella nostra Istituzione per la difficoltà di essere comprese, immersi come siamo nel divenire del mondo, ma se vi è qualcosa di rivelato, questo può sorgere solo nella coscienza del singolo all’interno del proprio lavoro iniziatico, misterico.
Altrimenti siamo né più, né meno, una Chiesa, laica quanto vuoi ma chiesa (e in realtà lo siamo).
Se devo dirti come la penso fino in fondo, anche il lavoro di gruppo, in comune, ha a mio avviso un significato prettamente simbolico, costruire il Tempio non è il Tempio per una Chiesa, è simbolo. La laicità è argomento figlio della storia, illuministico, tutto quello che vuoi, ma profano.
Credo sia importante, per un proficuo lavoro comune, confrontarci su cosa sia per noi il lavoro iniziatico; se per fare ciò dobbiamo parlare di religione, magari per arrivare alle conclusioni cui arrivi tu, ben venga.
Anche un Fratello mi rispose.
Non posso che condividere la tua impostazione e il fatto che atteggiamenti religiosi siano fuori luogo in un contesto massonico.
Io credo che una “Vera Iniziazione” deve essere una sincera ricerca della verità intesa come consapevole presenza a se stessi, oggettivo tentativo di cogliere ciò che è e distinguerlo da fantasie, teologie e anche simbologie.
Anche il simbolo non deve essere teologizzato, io credo.
Ma restare nudo strumento di riflessione analogica e richiamo per materiali inconsci ovvero attrezzo di conquista di ciò che non è cosciente.
Ma complessissimo è il discorso.
Di base in massoneria dovrebbe esserci un onesto sforzo intellettuale di cercare una laicità basata sul contatto con la realtà e l’amore.
L’amore inteso nella sua forma di non fare agli altri quello che non vorremmo fosse fatto a noi comprende di non propinare agli altri minestre religiose (spesso mal riscaldate) per spaventarne lo spirito e farne seguaci ubbidienti e remissivi.
In questo senso anche le pompe dei potentati massonici e il culto della personalità rivolto ai personaggi eccellenti delle gerarchie massoniche, che vengono spesso osannati e celebrati io credo metodologicamente a sproposito, mi urta.
Sono metalli e non dei migliori tutte queste riverenze satrapesche.
La verità è che contemporaneamente a queste manifestazioni l’insegnamento massonico permette di rendersi conto di questi meccanismi, per cui nell’ordine gli svegli godono dello spettacolo dei dormienti per loro edificazione.
Il problema è che nessuno ode il proprio russare ma solo quello degli altri.
E’ divertente il fatto che mia moglie, che russa, mi accusi di russare, e non voglia ammettere che anche lei russa. Io d’altro canto ero convinto di non russare.
Una notte mi è capitato in uno strano dormiveglia di percepire il mio russare. E ho smesso di sostenere che non russo! Ma insisto a dirle che lei russa quanto me!
Ecco che l’iniziato forse è colui che in attesa di essere sveglio davvero, almeno si rende conto che spesso, molto spesso ronfa e sonnecchia, e cerca di tenerne conto.
Si ronfa a mio parere quando si vive e si lavora con idee di seconda mano non investigate personalmente.
Certo che anche una semplice filosofia della Massoneria dovrebbe evitare ai fratelli di fare i bigotti col Grande Architetto o scambiare Raffi per il papa o per la regina di Inghilterra.
Leggiamola in loggia la tua tavola al più presto! Un abbraccio!
(continua)
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