sabato 29 ottobre 2016

Grande Architetto e... dintorni 5

Comportamenti parareligiosi

La concezione che ha il singolo massone di Dio può (e sottolineo può) influire sul proprio lavoro in Loggia e quindi può (e sottolineo ancora una volta può) influenzare i singoli fratelli se non altro attribuendo significati religiosi al lavoro muratorio. Desidero quindi confrontarmi su quei comportamenti in Loggia che potrei chiamare parareligiosi.

N. B. - Sottolineo l’accezione di possibilità. I cosiddetti “comportamenti parareligiosi” possono non essere diffusi, ma essere presenti. Soprattutto mi preme porre il problema per il lavoro di Loggia perché mi sembra opportuno che tutti ne siano consapevoli: il nostro è il tipico “lavoro di gruppo” e ognuno dei fratelli influisce inevitabilmente sugli altri. Il lavoro comune poi dovrà amalgamare il tutto.

Ho già accennato alla considerazione che alcuni massoni possono avere del VLS (il massone di religione islamica si adonterebbe se un suo fratello massone (si badi bene: un suo fratello massone) toccasse il Corano posto quale VLS sull’ara. Mi sembra un tipico atteggiamento religioso devozionale.

Il Grande Architetto

Che molti massoni intendano il GADU come il nome di una divinità muratoria o – piuttosto – come il nome muratorio della divinità è posizione piuttosto diffusa. Un esempio per tutti, da una tavola della loggia 1051 del GOI (vedi il sito internet della Loggia): Considerato il G.A.D.U. Come essere Perfetto non si capirebbe come Egli possa aver creato qualche cosa di imperfetto, a meno che l’imperfetto non derivi dal nulla, ma niente può esistere che non abbia un principio e tale Principio non può che essere la Perfezione in quanto contiene tutte le cose in potenza.

Questo non è il GADU, ma il Dio cattolico! E comunque mi pare un concetto non proprio massonico.

Alcuni anni fa durante una tornata un fratello presentò una tavola nella quale affermò testualmente: La Massoneria, com’è a tutti noto, professa il culto del «Grande Architetto dell’Universo». (…) UNO DEI PRINCIPI costituenti le “pietre” fondamentali dell’edificio massonico, è il seguente: ogni Libero Muratore deve credere nell’esistenza di Dio come Grande Architetto dell’Universo. Il credo è accettato da tutta la Massoneria. (…) La Massoneria deve affermare senz’altro l’infinito e supremo creatore, ma il Massone non deve interpretarlo…

Anche qui mi pare ci sia una convergenza sostanziale tra il GADU e il Dio delle religioni: nella parte successiva della tavola questa affermazione viene forse attenuata ma non ne viene rettificata la natura.

Concludo con un’ultima citazione.

Il GADU è solo un simbolo che sta a rappresentare l’Essere Supremo che, piaccia o non piaccia, è Dio, sebbene riconosciuto dal singolo massone nel Dio della religione ch’egli stesso professa (Delfo Del Bino, La Massoneria e il GADU – Un Dio massonico che non esiste, in Massoneria Oggi, set-ott 1997, p. 22)

E se il massone non professa nessuna religione?

 
La chiesa laica e illuministica

Il tempio massonico è come una chiesa, una chiesa laica non dogmatica, una chiesa illuministica dove la fede scaturisce dalla ragione e la ragione dalla conoscenza (citazione tratta da Perché sono diventato e sono rimasto un Massone? Di P. F. Bayeli in Hiram n. 1/2007).

Può sembrare una affermazione neutra e incolore. Ma non esistono parole neutre perché ogni parola comunica non solo quanto esprime, ma anche tutto un accumulo di impressioni e percezioni esplicite e soprattutto implicite. Le parole non sono neutre e non possono esserlo; se chi ascolta non ha la necessaria capacità di intendere, il messaggio viene sicuramente frainteso. La comunicazione “tempio massonico come chiesa laica e illuministica” (ammesso e non concesso che sia chiara e attendibile) ha altissima probabilità di essere fraintesa e sintetizzata nel più sintetico (ma fuorviante) “tempio massonico = chiesa”, intendendola oltre tutto in senso letterale, come se ci fosse o identità o coincidenza (totale o parziale) o almeno corrispondenza tra loggia e chiesa (nella mentalità italiana ovviamente il termine chiesa rimanda immediatamente al cattolicesimo). Dunque per costoro l’atteggiamento del massone in loggia può, è (deve essere) almeno analogo all’atteggiamento del cattolico in chiesa.

A me invece pare limitativo interpretare l’atteggiamento del massone alla luce dell’atteggiamento dell’uomo praticante la propria religione. Non soltanto sono piani diversi, ma essenzialmente diversi devono essere atteggiamento, mentalità, comportamento.

Chi vuole percorrere la via muratoria non può utilizzare strumenti propri di altre vie. Non ha bisogno di fede, neppure di quella che scaturisce dalla ragione (ammesso che questa non sia invece una contraddizione in termini). E non ha bisogno nemmeno di illuminismo: la massoneria non è nemmeno una filosofia.

Il bianco e il nero – I due solstizi

Vi sono fratelli che interpretano il pavimento a scacchi come l’eterna opposizione di bene e male (e questa potrebbe essere una interpretazione accettabile anche se limitativa) ma aggiungono che il bene avrà la vittoria finale (e qui l’atteggiamento religioso appare evidente, come se nella escatologia muratoria vi fosse qualcosa di simile alla Gerusalemme celeste che scende dal cielo alla fine del tempo, come “preannuncia” l’Apocalisse, appunto dopo la vittoria definitiva del bene sul male.

Analogamente spiegano il periodico gioco solstiziale di luce e buio. 

L’allora Gran Maestro del Goi (mai smentito in seguito da nessuno), scrisse nel 1990: La festa del Solstizio d’estate, espressa simbolicamente con S. Giovanni Battista, è il trionfo della Luce sulle Tenebre. Luce e Tenebre rappresentano due forze opposte che esistono oggettivamente al di fuori del massone, nei confronti delle quali egli assume un comportamento massonicamente ispirato. Ma, nel fare ciò, egli proietta il conflitto fra Luce e Tenebre nella propria coscienza. Nasce così in lui la dimensione etica massonica: il dualismo Luce/Tenebre cede il posto al conflitto Bene/Male e l’impegno etico lo porta a realizzare il Bene e a sconfiggere il Male, ad “edificare Templi alla Virtù e a scavare oscure e profonde prigioni al vizio” (Di Bernardo, Allocuzione sul solstizio d’estate, 1990).

A parte le considerazioni sul personaggio, ho riportato il passo a causa dell’atteggiamento, che vedo diffuso in molti massoni, di ridurre l’opposizione dei contrasti da modalità del mondo al mero piano etico tradotto in modalità religiose (il trionfo finale del bene sul male, in una escatologia storica che tutto è tranne che muratoria), quando gli insegnamenti tradizionali sulla contrapposizione insegnano a superare il contrasto piuttosto che conseguire la prevalenza di uno dei due. Di Bernardo si prolungò sulla successione dei solstizi e quindi sulle vittorie parziali del Bene sul Male (le maiuscole sono sue): Per ogni Solstizio che passa, il massone procede lungo la via iniziatica e diventa sempre più buono, giusto e saggio, mentre la “Verità Assoluta” e il “Bene finale” restano per lui solo una meta ideale verso cui tendere (insomma una specie di paradiso finale).

L’allocuzione terminò con una singolare invocazione (Che il Grande Architetto dell’Universo ci assista), bizzarra espressione in bocca di chi intendeva il GADU in senso regolativo (si veda la sua Filosofia della Massoneria): sa tanto di implorazione religiosa in barba a tutte le sue filosofie.

Lascio da parte questo autore massonicamente irrilevante (ma fu il nostro Gran Maestro!), l’invocazione Che il GADU mi/ti/ci assista ricorre frequentemente negli interventi di massoni in loggia, quasi trasposizione illuminante di religione piuttosto che di religiosità. E comunque poco consono al lavoro muratorio.

(continua)

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