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27 aprile 2017

Pensieri dopo una tornata

Le tornate di Loggia non sono (e non possono esserlo) come gli incontri di un circolo culturale o sociale o altro.
La Tornata non si esaurisce negli stretti limiti temporali della serata. Ce le portiamo a casa, ci ripensiamo, le rimuginiamo. Siamo come il cuoco che rimette il ragù nel tegame a sobbollire e ogni tanto lo rimescola. E da una mescolanza di carni, verdure e aromi costruisce pian piano qualcosa che supera la nostra immaginazione.
Le Tavole proposte vengono prese, considerate, ascoltate, lette, digerite, ruminate, sobbollite, e così via. Cioè: la Tornata non si esaurisce quella sera, ma continua, insiste, suggerisce,... e così via.
La Tornata di Loggia, insomma, è qualcosa di duraturo. Una Tornata si concatena con l'altra in uno splendida collana di idee.
Un paio di mesi fa la mia Loggia lavorò, nel programma annuale di spunti e "rinascite", di "fenici" più o meno personali (ah, l'araba fernice... che ci sia ognun lo dice, dove sia nessun lo sa!), su Noè, immaginato tra due spunti: il diluvio e il vino (se vai un po' indietro la trovi anche qui).
E oggi mi sono venute spontanei - pensando e ripensando - alcuni pensieri propio in seguito a quella tavola. Non commenti (il commentare non appartiene al metodo muratorio), ma "spunti", suggeimenti, quasi "continuazione" personale e interiore.

Il Novecento è stato un secolo di grandi massacri. Secolo sanguinario. I suoi massacri diversi dai precedenti per quantità e non solo per qualità (massacrare gli uomini mi pare sia stato un grande passatempo degli uomini fin dall'alba dei tempi).

Il Duemila (Ventunesimo secolo) appena iniziato non pare si sia messo su strade diverse.

Eppuse sono disponibili, nel patrimonio simbolico e culturale dell'uomo, strumenti che permetterebbero un radicale cambiamento di rotta.

Il guaio è che l'uomo "vuole" uccidere, "vuole" eliminare, "vuole" prevaricare.
L'uomo non accetta il dialogo. non lo vuole proprio. L'uomo si infiamma per la guerra, la guerra apertamente guerreggiata. A malapena accetta la guerra "non guerreggiata", nascosta, strisciante, nascosta sotto la veste di difesa della società e della democrazia.

Questa è la grande contraddizione dell'uomo, dell'uomo entro l'uomo stesso.

L'uomo vede il bianco e il nero dentro l'uomo. E che fa? Sceglie il nero e "sospende" il banco (sarebbe bello, si dice. Ma finché anche gli altri non accettano il bianco, io che posso farci?... ).
Solo quando tutti accetteranno il bianco, allora si potrà cominciare a costruire (continua a dirsi). E intanto... lasciamo spazio al nero.

L'uomo proietta il suo corvo nero all'esterno della sua arca e lascia la colomba bianca all'interno, nel suo nido protetto e sicuro.

Anzi. La colomba è nel nido, e lì sta. E il corvo non permette che si involi.

Possiamo leggere la storia (leggenda? mito? E che importano le parole? diciamo "storia fondante") come la grande indicazione - maledizione di Noè, che fa uscire dall'arca prima il corvo e solo dopo, molto dopo, la colomba.

E così la colomba se ne sta nel nide. La speranza è che la colomba prima o poi si involi dal nido e lasci l'arca. Ma la lasci per poi ritornare e farci capire, e non scomparire oltre l'orizzonte...

Leggo in Lord Russell di Liverpool, Il flagello della svastica, pp. 237-38.

Nel 1945, dopo che fu ripulito dalla sua spazzatura di morte, un campo di concentramento fu aperto al pubblico. Fu a Dachau, non lontano da Monaco, e chi lo visitò ne usciva con un ricordo che non si può dimenticare.
(...)
Quando il visitatore passava per queste stanze e vedeva la scena di tanta sofferenza e di tanta tragedia, il puzzo dei corpi in putrefazione e l'odore della carne bruciata parevano ancora giungere alle sue narici, e quando usciva all'aria fresca e levava gli occhi verso il cielo per fare scomparire questa ossessionante visione di male, che cosa vedeva? Inchiodato a un palo, sul tetto del crematorio, una piccola rustica gabbia per uccelli selvatici, messa là da qualche schizofrenico delle SS.

Allora e solo allora era possibile capire perché la nazione che dette al mondo Goethe e Beethoven, Schiller e Schumann, ha potuto dare anche Auschwitz e Belsen, Ravensbruck e Dachau.
 Oggi queste frasi non sono più da attribuire alla sola Germania, come magari ci si poteva illudere sessant'anni fa, ma a tutte le nazioni del mondo, indipendentemente da latitudine e longitudine.
Non sarà mica l'epitaffio che la mia generazione lascia in eredità a chi verrà dopo di noi?
 








14 marzo 2017

Ti inizio... costituisco... creo...

Quando il Maestro Venerabile ti tocca con la spada e ti dice quelle parole (io ti creo eccetera) avviene uno scambio di qualcosa. Ma non è cosa semplice né da semplificare.

Tra lui e te c'è uno scambio che avviene lì, quasi di fronte a tutti.
Ci sono altri scambi che avvengono nel "sottotetto" e in "cantina": tra il sottotetto del Maestro venerabile e il tuo sottotetto, tra la cantina del Maestro Venerabile e la tua cantina.

Mi viene in mente Noè, il nostro progenitore. Noè lasciò andare prima un corvo, poi una colomba. Il corvo non tornò ma rimase a svolazzare qua e là (e che c'entra un corvo con la superficie delle acque?) e per il non ritorno sant'Ambrogio lo chiamò "empio". La colomba tornò, ma al volo successivo scomparve oltre l'orizzonte.

Corvo e colomba. Nero e bianco. Uccello collegato alle superficie delle acque e uccello che vola oltre l'orizzonte.

Il Maestro Venerabile ti impone la spada. E il collegamento c'è anche tra il "suo" corvo  e il "tuo" corvo, tra la "sua" colomba e la "tua" colomba.

Starà al lavoro e al cammino del Neofita giungere a "spersonalizzare corvi e colombe e restare solo con il collegamento con la Massoneria.

 

03 gennaio 2010

8.3.2.3 Il corvo, la colomba e l'arcobaleno

Il corvo è uccello dalle piume nere, dal canto sgraziato; viene spontaneo associarlo al buio, (anche se è un uccello diurno). Fu considerato presso i popoli primitivi per il volo resistente un messaggero e nel simbolismo cristiano frequentemente indica il senso della solitudine, spesso sterile. Altri lo vedono indicare invece l'isolamento di chi vive su un piano superiore [Juan-Eduardo Cirlot, Dizionario dei simboli, Milano, 1985, p.176]. Per gli alchimisti indicava la nigredo, la prima operazione.

La colomba per i greci era uccello sacro a Venere e nella iconografia cristiano-cattolica indica la terza persona della Trinità. Nella leggenda noachita può indicare la spiritualità e capacità di sublimazione nel volo oltre l'orizzonte.

La coppia (perché di coppia si tratta, non di due animali distinti e non collegati) indica il punto focale del Real Noachita e riprende il racconto di Genesi 8: 6-12:
Dopo quaranta giorni, Noè aprì la finestra che aveva fatta nell'arca e mandò fuori il corvo, il quale uscì, andando e tornando, finché le acque furono prosciugate sulla terra. Poi mandò fuori la colomba per vedere se le acque fossero diminuite sulla superficie della terra. La colomba non trovò dove posare la pianta del suo piede e tornò a lui nell'arca, perché c'erano le acque sulla superficie di tutta la terra; ed egli stese la mano, la prese e la portò con sé dentro l'arca. Aspettò altri sette giorni, poi mandò di nuovo la colomba fuori dell'arca. E la colomba tornò da lui verso sera; ed ecco, aveva nel becco una foglia fresca d'ulivo. Così Noè capì che le acque erano diminuite sopra la terra. Aspettò altri sette giorni, poi mandò fuori la colomba; ma essa non tornò più da lui..
Se si intendono le acque del diluvio non tanto il mezzo di una improbabile punizione di un dio vendicativo, ma l'informità della Natura che possiede tutte le possibilità (avendo disgregato e liquefatto la “precedente” Natura) e l'Arca come la matrice della nuova vita che “naviga” sull'oceano primordiale, il corvo e la colomba assumono due indicazioni a mio parere preziose: sono le modalità del dualismo che permetteranno la successiva differenziazione dell'indifferenziazione delle acque del “brodo” primordiale.

Contiguo alla coppia corvo - colomba è l'arcobaleno.

Iride, per i greci, figlia di Taumante e di Elettra, messaggera degli dei; ponte Bifrost, per i popoli nordici, mediante il quale l'Asgard (il dominio di Odino) comunica con la terra; l'arcobaleno nell'immaginario dei popoli ha sempre indicato una strada di comunicazione tra la terra e il cielo, tra il qui ora e l'altrove.

Nella leggenda biblica di Noè invece non appare evidenziato il carattere di ponte, quanto piuttosto la funzione di sigillo o marchio che investe l'antenato comune Noè e tramite lui il Massone Perfetto di un carattere sacrale. Può essere il compimento finale di un ciclo e l'inizio di uno nuovo con la presenza, contigua ma disgiunta, degli opposti (corvo e colomba) sui quali il camminatore “lavora” dal primo ingresso nel Tempio tra le due colonne.

01 gennaio 2010

8.3.1 Leggenda del Grado

Il Venerabile Patriarca si rivolge al neofita, spiegando l’essenza del Grado.
Al centro del grado di Real Noachita sta il libero volo della Colomba verso la Terra dell’Armonia.

Costruiste l’Arca, navigaste sulle Acque dell’Abisso, ora potete dispiegare le Ali dello Spirito per raggiungere l’Alto Luogo in cui non esistono lutti né saccheggi, per conseguire la pienezza della Vita, per volteggiare sul Nuovo Tempio della Natura Primordiale. Siete stato testimone della coralità della Grande Liberazione e della divina sollecitudine verso tutti i Viventi. I vostri occhi hanno visto l’Arco luminoso che congiunge il Cielo e la Terra. Esso è multicolore: sappiate trarne debito insegnamento.

Vi siete innalzato dal vincolo del Patto alla Libertà del Cielo; in questo grado infatti non avete pronunziato alcuna promessa o dichiarazione solenne, ma a tanto siete giunto solo in virtù della ferrea disciplina seguita in precedenza.

Se Noach è il tipo dell’uomo rigenerantesi, l’Arca è il simbolo di quel Corpo di Gloria, racchiudente in sé le essenze di tutti i Viventi, che l’uomo deve elaborare nel corso del suo pellegrinaggio terreno per sopravvivere alle Acque della Morte.

Quello di Real Noachita, dunque, è il grado della suprema metamorfosi. Mondi ignoti si schiudono dinanzi al volo della Colomba, cangianti paesaggi sono illuminati dalle albe interiori, e voi scegliete dove, come e quando esistere, poiché la Morte diventa Sonno e la Vita diventa Veglia nella Sublime Terra dell’Armonia.
Il volo, carissimo Fratello, continua.

8.3 Massone Perfetto o Real Noachita

Il Candidato, per sopravvivere al Grande Mabbùl, chiede di essere accolto nell’Arca, elevandosi fino al terzo piano, dimora della Clemenza Divina. Rivive quindi la storia di Noach, il giusto, padre delle generazioni, che accolse nell’Arca le coppie di tutte le creature viventi (in cui era il soffio vegetale) per ripopolare il grande Tempio della natura primordiale. Il diluvio durò quaranta giorni e sommerse tutta la terra (tutti i monti più alti rimasero coperti, ma l’Arca navigava sulla superficie delle acque) fino a che il vecchio soffio vitale, profanato e gemente, fu estirpato dalla terra: Quando il vecchio soffio vitale, profanato e gemente, fu immerso dalle acque ed estirpato dalla terra, l’Iddio Vivente si ricordò di Noach e di tutte le creature che erano con lui nell’Arca. Fece passare un vento sulla terra e le acque si calmarono; le fonti dell’abisso e le cateratte del cielo si chiusero, e l’Arca si posò sui monti di Ararat.

Dopo quaranta giorni Noach mandò fuori il corvo, che uscì andando e tornando perché le acque non si erano ancora ritirate. Mandò poi la colomba, che tornò non trovando un luogo per posarsi.

Dopo sette giorni Noach rimandò fuori la colomba, che ritornò a sera con un ramo di ulivo nel becco: le acque si stavano ritirando.

Dopo altri sette giorni Noach rimandò la colomba che non fece più ritorno. Uscì allora dall’Arca assieme alla propria famiglia e all’assemblea dei Viventi.

Nel cielo compare l’Arcobaleno, segno del Patto di Dio con tutti i Viventi.

Osservo che - per quanto è a mia conoscenza - è l'unico grado muratorio nel quale il recipiendario non presta giuramenti o promesse (solenni o no).

30 dicembre 2009

8 La Massoneria del legno

Accanto alla massoneria della pietra si trovano una massoneria del legno e una massoneria del ferro, in accordo col ritmo ternario che pervade l’universo.
[Il ritmo ternario è pure indicato dalle tre figure nella direzione dei lavori muratori (il Venerabile e i due Sorveglianti nell’Ordine, i tre Principali nel sistema dell’Arco Reale, ecc.)].

Se riflettiamo sulle tecniche costruttive tradizionali, immediatamente risalta la presenza, accanto alla pietra ed ai materiali connessi, del legno e del ferro: legno non solo per impalcature ma anche come componente essenziale della costruzione (travi di sostegno e copertura, travetti, ecc.) e ferro come elemento denotante per esteso i metalli in genere (in primis grappe di sostegno e di “chiusura” delle pietre, ecc.).

Nulla ho da dire sulla massoneria del ferro (sulla quale comunque rifletto da parecchio tempo) se non che non è praticata [sporadiche notizie si trovano nella Nuova Enciclopedia Massonica di Moramarco, Reggio Emilia, 1989,v. 1, p. 317].

Invece è simbolicamente interessante la massoneria del legno, che risulta complementare a quella della pietra: dopo aver incontrato Hiram il massone conosce Noè (o Noach). In Italia la Massoneria del legno nell'ambito del Grande Oriente è “praticata" nell'Antico Rito Noachita.

Il maestro massone che bussa alla porta dell’Arca rappresenta come Massone Illuminato l’uomo degno e qualificato alla ricerca dell’armonia universale: il ricercatore che sente tutto il disagio della propria situazione particolare.

Come Massone Sublime si impegna alla costruzione dell’Arca dell’Alleanza, cioè si impegna in prima persone alla costruzione dei mezzi per raggiungere ciò che cerca.

Come Massone Perfetto rivive l’archetipo di Noach il giusto, che costruisce l’Arca, seguendo quel comando interiore al quale non ci si può sottrarre, naviga sulle acque del diluvio, assiste al volo del corvo e ai voli della colomba, il primo – provvisorio - e il secondo - definitivo – durante il quale la colomba supera l’orizzonte e non ritorna più indietro.

Diventa quindi contraente del Patto tra i viventi e l’Altrove e sente imperativa la partecipazione alla vita, ma al contempo sentendosene fondamentalmente distaccato nella imperturbabilità del saggio. Non considera la vita fisica un valore da difendere a tutti i costi, ma riesce ad inquadrarla in una visione più ampia. Come contraente del patto non parteggia per nessuna fede o ideologia, nella convinzione che in tutti esiste un sia pur minimo collegamento con l’universale, indicato dalla colomba pronta a spiccare il grande volo. Questa una prima grande lezione da mettere in pratica.

Certo, l'uomo sente un “io devo” imperativo e forse non tutti lo sentiamo con la stessa intensità. Ma i princìpi ai quali si deve ispirare l’uomo debbono essere calibrati secondo la regola aurea del non fare agli altri ciò che non vuoi che gli altri facciano a te. Prendere come ispirazione la figura di Noè, contraente, a nome di tutti gli uomini, del Patto con l’Eterno significa riconoscere princìpi superiori alla realtà individuale o alle singole realtà collettive. Significa assumere regole generali che possano informarsi sì alle singole tradizioni, ma che da queste possano e debbano distaccarsene, se non altro per permettere che esse non si combattano o distruggano a vicenda ma possano coesistere armonicamente.
Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.