La Tornata non si esaurisce negli stretti limiti temporali della serata. Ce le portiamo a casa, ci ripensiamo, le rimuginiamo. Siamo come il cuoco che rimette il ragù nel tegame a sobbollire e ogni tanto lo rimescola. E da una mescolanza di carni, verdure e aromi costruisce pian piano qualcosa che supera la nostra immaginazione.
Le Tavole proposte vengono prese, considerate, ascoltate, lette, digerite, ruminate, sobbollite, e così via. Cioè: la Tornata non si esaurisce quella sera, ma continua, insiste, suggerisce,... e così via.
La Tornata di Loggia, insomma, è qualcosa di duraturo. Una Tornata si concatena con l'altra in uno splendida collana di idee.
Un paio di mesi fa la mia Loggia lavorò, nel programma annuale di spunti e "rinascite", di "fenici" più o meno personali (ah, l'araba fernice... che ci sia ognun lo dice, dove sia nessun lo sa!), su Noè, immaginato tra due spunti: il diluvio e il vino (se vai un po' indietro la trovi anche qui).
E oggi mi sono venute spontanei - pensando e ripensando - alcuni pensieri propio in seguito a quella tavola. Non commenti (il commentare non appartiene al metodo muratorio), ma "spunti", suggeimenti, quasi "continuazione" personale e interiore.
Il Novecento è stato un secolo di grandi massacri. Secolo sanguinario. I suoi massacri diversi dai precedenti per quantità e non solo per qualità (massacrare gli uomini mi pare sia stato un grande passatempo degli uomini fin dall'alba dei tempi).
Il Duemila (Ventunesimo secolo) appena iniziato non pare si sia messo su strade diverse.
Eppuse sono disponibili, nel patrimonio simbolico e culturale dell'uomo, strumenti che permetterebbero un radicale cambiamento di rotta.
Il guaio è che l'uomo "vuole" uccidere, "vuole" eliminare, "vuole" prevaricare.
L'uomo non accetta il dialogo. non lo vuole proprio. L'uomo si infiamma per la guerra, la guerra apertamente guerreggiata. A malapena accetta la guerra "non guerreggiata", nascosta, strisciante, nascosta sotto la veste di difesa della società e della democrazia.
Questa è la grande contraddizione dell'uomo, dell'uomo entro l'uomo stesso.
L'uomo vede il bianco e il nero dentro l'uomo. E che fa? Sceglie il nero e "sospende" il banco (sarebbe bello, si dice. Ma finché anche gli altri non accettano il bianco, io che posso farci?... ).
Solo quando tutti accetteranno il bianco, allora si potrà cominciare a costruire (continua a dirsi). E intanto... lasciamo spazio al nero.
L'uomo proietta il suo corvo nero all'esterno della sua arca e lascia la colomba bianca all'interno, nel suo nido protetto e sicuro.
Anzi. La colomba è nel nido, e lì sta. E il corvo non permette che si involi.
Possiamo leggere la storia (leggenda? mito? E che importano le parole? diciamo "storia fondante") come la grande indicazione - maledizione di Noè, che fa uscire dall'arca prima il corvo e solo dopo, molto dopo, la colomba.
E così la colomba se ne sta nel nide. La speranza è che la colomba prima o poi si involi dal nido e lasci l'arca. Ma la lasci per poi ritornare e farci capire, e non scomparire oltre l'orizzonte...
Leggo in Lord Russell di Liverpool, Il flagello della svastica, pp. 237-38.
Nel 1945, dopo che fu ripulito dalla sua spazzatura di morte, un campo di concentramento fu aperto al pubblico. Fu a Dachau, non lontano da Monaco, e chi lo visitò ne usciva con un ricordo che non si può dimenticare.Oggi queste frasi non sono più da attribuire alla sola Germania, come magari ci si poteva illudere sessant'anni fa, ma a tutte le nazioni del mondo, indipendentemente da latitudine e longitudine.
(...)
Quando il visitatore passava per queste stanze e vedeva la scena di tanta sofferenza e di tanta tragedia, il puzzo dei corpi in putrefazione e l'odore della carne bruciata parevano ancora giungere alle sue narici, e quando usciva all'aria fresca e levava gli occhi verso il cielo per fare scomparire questa ossessionante visione di male, che cosa vedeva? Inchiodato a un palo, sul tetto del crematorio, una piccola rustica gabbia per uccelli selvatici, messa là da qualche schizofrenico delle SS.
Allora e solo allora era possibile capire perché la nazione che dette al mondo Goethe e Beethoven, Schiller e Schumann, ha potuto dare anche Auschwitz e Belsen, Ravensbruck e Dachau.
Non sarà mica l'epitaffio che la mia generazione lascia in eredità a chi verrà dopo di noi?
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