Nella Massoneria speculativa il controllo del lavoro mediante la stabilità della costruzione (se la costruzione è solida il varo è ben fatto, altrimenti no) non c'è più. Non c'è più un muro, un tetto, un ponte che possa testimoniare della bravura del cantiere e quindi della bravura del Maestro di Loggia.
Il discorso ai tempi dei nostri padri era molto semplice: se il muro crollava allora il cantiere aveva lavorato male e difficilmente avrebbe avuto altre commesse. E quel Maestro del cantiere veniva per così dire considerato incapace.
Nella Massoneria speculativa non è più così.
Possono esserci, ci sono stati e probabilmente ci saranno Maestri di Loggia (nel nostro linguaggio Maestri Venerabili) incapaci di essere Maestri Venerabili.
Essere Maestro Venerabile è un sottile percorso di equilibrio: né troppo di vigore, né troppo poco...
Il Maestro Venerabile non può essere assimilato al presidente di qualunque circolo o associazione. Beninteso è anche questo, ma è qualcosa di più.
E' una posizione molto delicata, ed è facile, molto facile agire con poco equilibrio.
I padri fondatori hanno determinato ferrei controlli sulla sua posizione.
Intanto l'incarico di Venerabile è a tempo, massimo un triennio, e va rinnovato anno per anno. Quindi la Loggia, se è il caso, può non rinnovare l'incarico.
E durante le Tornate?
Il Maestro Venerabile "veglia sul comportamento massonico dei Fratelli in Loggia" (dice il Regolamento). Concede la parola e la può togliere.
Ma pure a lui può essere tolta la parola.
L'Oratore ha la facoltà di interrompere il Maestro Venerabile se ritiene vada oltre le leggi dell'Ordine.
Anche il Copritore Interno può interrompere il Maestro Venerabile se ritiene che la profanità sia entrata nel Tempio (ecco perché il Copritore deve essere, secondo la Tradizione, un ex MV).
Insomma, il Maestro Venerabile non è il "padrone" della Loggia e non ne è nemmeno il "capo". E' una specioe di "delegato" della Camera di Mezzo (cioè dei Maestri della Loggia). Dalla delega il Venerabile acquisisce il suo potere e la sua autorità ("per i poteri a me conferiti" dice il Rituale).
Usando termini poco tradizionali si può dire che il Venerabile non è un "piccolo centro di potere" ma un "piccolo risolutore di problemi". E uso il termine "piccolo" con molta auto-ironia che ci fa inquadrare i problemi di una Loggia in una giusta ottica e dar loro la giusta importanza.
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Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.
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