23 settembre 2026

Antichi Doveri: Primo 1

 Due Liberi Muratori parlano degli Antichi Doveri

De Officiis Antiquis 

Primo Dovere

Parte prima


Non avevamo belle insegne,

E il nostro Tempio era vecchio e spoglio,

Ma conoscevamo gli antichi Landmarks,

E li osservavamo per filo e per segno.

E guardando tutto ciò all’indietro,

Mi colpisce questo fatto,

Che non esiste qualcosa come un infedele,

Eccetto, forse, noi stessi.

Rudyard Kipling


1 - Concernente Dio e la religione.

Un Muratore è tenuto, per la sua condizione, ad obbedire alla legge morale; e se egli intende rettamente l'Arte non sarà mai un ateo stupido né un libertino irreligioso. Ma sebbene nei tempi antichi i Muratori fossero obbligati in ogni Paese ad essere della religione di tale Paese o Nazione, quale essa fosse, oggi peraltro si reputa più conveniente obbligarli soltanto a quella Religione nella quale tutti gli uomini convengono, lasciando ad essi le loro particolari opinioni; ossia, essere uomini buoni e sinceri o uomini di onore ed onestà, quali che siano le denominazioni o le persuasioni che li possono distinguere; per cui la Muratorìa diviene il Centro di Unione, e il mezzo per conciliare sincera amicizia fra persone che sarebbero rimaste perpetuamente distanti.

* * *

Ulisse. Gli Antichi Doveri non indicano lo scopo della Associazione, ma si limitano ad escludere tutto ciò che divide.

Vecchio Copritore. Infatti qualcuno potrebbe pensare a un circolo di affari. Sono proprio la legge morale e la sincera amicizia tra i massoni i vaccini contro scopi impropri.

Ulisse. Uomini di buoni costumi non fanno affari. Il primo obbligo è la legge morale: “Un Muratore è tenuto, per la sua condizione, ad obbedire alla legge morale”.

Vecchio Copritore. Forse la traduzione e il tempo trascorso fa perdere di vista al Massone di oggi il senso profondo delle parole.

Ulisse. Ogni traduzione per quanto fedele perde qualcosa e aggiunge qualcos'altro.

Vecchio Copritore. Anderson scrive: “A Mason is oblig’d by his Tenure, to obey the moral law”. Noi traduciamo: “Un Muratore è tenuto per la sua condizione, ad obbedire alla legge morale”.

Ulisse.By his Tenure” tradotto con “per la sua condizione”.

Vecchio Copritore. Tenure è termine del linguaggio giuridico feudale francese, traghettato in Inghilterra con l'invasione normanna. Il vassallo prestava giuramento di fedeltà al sovrano, riconosceva la sua sovranità e si obbligava anche personalmente verso di lui. In cambio il sovrano cedeva al vassallo il possesso ereditario di un dominio dal quale ricavare i mezzi per vivere. Il re garantiva così la sicurezza del paese.

Ulisse. Se i Massoni accettati erano in genere nobili o alti borghesi era loro ben chiaro il significato di tenure.

Vecchio Copritore. Anderson in un certo senso allarga il significato di tenure: la reciprocità del vassallo verso il sovrano ora viene estesa dal Massone alla Legge Morale. Le nostre Leggi sulla morale non debbono transigere come non transigeva la fedeltà del vassallo verso il proprio signore.

(continua)







22 settembre 2026

Antichi Doveri: Premessa

Due Liberi Muratori parlano degli Antichi Doveri

De Officiis Antiquis

Dialogo tra due Liberi Muratori 


Vecchio Copritore. Noi diciamo Antichi Doveri. Anderson disse La Costituzione. Storia, Leggi, Doveri, Ordini, Norme ed Usi della Venerabilissima Fratellanza degli Accettati Liberi Muratori raccolte dalle loro Memorie generali e su fedeli Tradizioni di molte Età.

Ulisse. L'opera è in tre parti, Storia, Doveri e Regolamenti. L'intestazione continua: Per essere lette nella Ammissione di un Nuovo Fratello...

Vecchio Copritore. Veniva letto, o così si diceva, subito dopo una nuovo ammissione oppure quando il Maestro di Loggia lo riteneva opportuno.

Ulisse. Oggi in genere si trascura la parte storica, un racconto fantasioso che parte addirittura da Adamo.

Vecchio Copritore. Non poteva andare più indietro di Adamo!

Ulisse. Se avesse potuto, lo avrebbe fatto.

Vecchio Copritore. Non essere irriverente. Anderson vuole costruire una grande cosa. La Storia aveva uno scopo ben preciso. Noi vediamo un racconto fantasioso che chiama in causa come proto-massoni Adamo, Caino, Enoch, Noè e i suoi tre figli, eccetera…

Ulisse. Poi gli Assiri e Babilonesi, gli antichi Egizi, gli Ebrei e il Tempio di Salomone, e così via...

Vecchio Copritore. Storia fantasiosa, certo, ma Anderson vuole collegare il nuovo organismo, appena nato, alla antichità: qualcosa che pur nuovo si collega al lontano passato della storia dell'uomo. Che poteva esserci di più significativo di un legame che proviene direttamente da Adamo, al tempo considerato il primo uomo in carne ed ossa effettivamente vissuto?

Ulisse. L'opera deve essere letta all'ammissione di ogni nuovo Fratello.

Vecchio Copritore. Ricorda a tutti, a chi è appena entrato e a chi entrato è da tempo, che l'istituzione non è come tutte le altre associazioni. E c'è altro. La patina di antichità che si voleva dare, cui darà lustro qualche anno dopo la diffusione della leggenda di Hiram con il collegamento a Re Salomone, non era esente dalla rispettabilità, tanto importante quanto più la nuova istituzione si rivolgeva anche alla nobiltà e alla borghesia.

Ulisse. Come sincero e benevolo commento, la Massoneria speculativa voleva rappresentarsi, senza troppo preoccuparsi di giustificazioni storiche, come legittima erede, senza discontinuità, delle usanze della Massoneria operativa.

Vecchio Copritore. Altrettanto importante, anche se noi oggi fatichiamo a coglierne il senso, i Regolamenti che seguono la Costituzione, cioè le regole che governano i rapporti tra Apprendisti, Compagni e Maestri.

Ulisse. Sono regole pensate per i nuovi Massoni che, si dice ma senza dimostrarlo, provengano dai regolamenti delle antiche Gilde medievali.

Vecchio Copritore. In un certo modo la Corporazione settecentesca riprende con Anderson il corpus normativo delle antiche gilde operative in una sintesi moderna. La “leggenda” racconta che lo stesso Anderson avrebbe distrutto gli antichi documenti in quanto ne aveva compiuto una sintesi adatta ai nuovi tempi.

(continua)


21 settembre 2026

I metalli: egoismo

 Lasciare i metalli fuori dal Tempio

Egoismo

Cosa ci mette in moto?

Le energie che provengono dal nostro centro interno.

Prima di muoverci dobbiamo scrutare la causa e i moventi delle nostre azioni, individuando ciò che proviene dal nostro egoismo.

Solo allora le nostre azioni saranno sane, vive ed armoniose.

20 settembre 2026

Antichi Doveri

 

Ho riletto gli Antichi Doveri nel periodo in cui stava nascendo la Gran Luce d'Italia, la nuova (o antica?) Comunione muratoria che accomuna Fratelli che semplicemente vogliono “fare Massoneria” senza gli orpelli del costume massonico moderno.

Gli Antichi Doveri sono quasi un tuffo rigenerante nelle cose dell'inizio che ancora oggi hanno molto da dire.

Per me leggere è un continuo riflettere e ribattere con l'autore, una specie di dialogo a distanza che a volte mi appassiona.

Ho messo le mie riflessioni in bocca a due personaggi a me cari.

Da una parte il viaggiatore per antonomasia che ha attraversato, nel bene e nel male, la storia dell'immaginario umano degli ultimi tre millenni. Parlo di Ulisse che, quasi “necessariamente” per me, trova lo sbocco del suo cammino varcando le Colonne del Tempio muratorio.

Suo interlocutore è un vecchio massone, uno che ne ha viste tante di cose muratorie, per così dire, di cotte e di crude, ma continua a mantenere uno spirito appassionato senza lasciarsi sedurre dai contemporanei idoli “obbedenziali”. Lo chiamo Vecchio Copritore per indicare un incarico che deve essere impegno continuo per evitare l'ingresso in Loggia di cose non consone e pertinenti, cioè, per dirla in nostro linguaggio, della profanità.

Questo lavoro non vuole essere esame storico o filosofico di un documento fondamentale della Massoneria moderna, ma solo una affabulazione che mi aiuti a riflettere lungo il cammino intrapreso molti anni fa quando fui fatto massone.

(continua)

14 settembre 2026

I metalli: il comando

Lasciare i metalli fuori dal Tempio

Il comando, la prevaricazione, il potere

Se non conosciamo l'uomo (sapere come si è e non come si crede di essere) corriamo il rischio di scivoloni comportamentali.

Bisogna esaminare la propria coscienza, là dove sta il "dio imprigionato nella materia". Lì sono i nostri "metadati" che determinano le nostre azioni.

Troppo spesso non sappiamo leggerli o non sappiamo applicarli (con buona pace di Socrate convinto che fosse sufficiente conoscere il bene per praticarlo).

Quante volte abbiamo detto agli altri Fratelli di lasciare i metalli fuori dal Tempio e non abbiamo controllato dove fossero i nostri metalli!

Quante volte i nostri interventi in Loggia erano finalizzati al farsi vedere, al "compiaciuto auto-ascoltarsi"! Uno dei primi consigli di un vecchio Fratello quando passai Compagno fu molto chiaro: "Prima di intervenire in Loggia ascolta gli altri: forse dicono meglio quello che vorresti dire tu". Non era invito al silenzio ma consiglio per evitare lo spreco e il mettersi in mostra.

Ricordo un Maestro Venerabile che in tornata aperta apostrofò con compiaciuta autorità un Fratello: "Guarda in faccia il tuo Venerabile quando parli!". E non capì che invece stava mettendo in bella mostra i suoi metalli.

Se il ruolo o le azioni ci attribuiscono un potere abbiamo il dovere di non usarlo per i nostri scopi personali o le nostre passioni ma per l'utile di tutti.


 

12 settembre 2026

Cattivi Maestri, buoni insegnamenti 2

Cattivi Maestri, buoni insegnamenti

Seconda parte

 Per diventare Maestri nel sapersi comportare è necessario trovare il Maestro in noi.

I tre gradi di Apprendista, Compagno e Maestro non sono tre fasi successive susseguentesi una dopo l'altra, ma tre modi di lavoro che possono intersecarsi e in genere si intersecano e continuano a intersecarsi e si ingarbugliano e si districano,... e via così. Il Libero Muratore può essere un poco Maestro se è un poco Apprendista e un poco Compagno. Ma può e deve essere un poco Apprendista se è già un poco Maestro, e via dicendo...

L'Apprendista lavora con una struttura di pensiero riflessivo-razionale; il Compagno utilizza prevalentemente l'intuizione immaginativa (ricettiva e simbolica), che si serve di miti, musica e incenso). Il Maestro applica una meditazione creativa, creando appunto un qualcosa che offre agli altri Fratelli, sempre cercando di unire e mai di dividere.

Nel lavoro in Secondo Grado si trasmettono emozioni e il Compagno cerca di mettersi nei panni dell'altro.

Con tutti i Fratelli, in un certo modo interconnessi tra loro, uno stesso fatto si affronta continuamente sia sul piano logico, sia sul piano intuitivo, sia sul piano creativo.

Come si distinguono pseudo-Maestri e pseudo-Scuole iniziatiche? Innanzi tutto da quanto fanno pagare: la validità di un maestro o scuola è inversamente proporzionale a quanto fanno pagare (l'iniziatore martinista, per esempio, ha l'obbligo di non far pagar nulla).

Ricordiamoci che chi dice di essere Maestro non lo è e chi è Maestro è non dice mai di esserlo.

Devi diffidare da colui che vuol portarti fuori da te stesso. Devi diffidare da chi ti impone regole che ti estraneano dal mondo. Devi diffidare da chi ti vuole separare dagli altri. La via individuale non è contro gli altri, ma è contro gli aspetti che ti legano al basso.

Quale Maestro migliore di quello che non si vede e non si conosce, ma si percepisce?

Per parte sua la Massoneria consente che Fratelli provenienti dalla vita quotidiana e dai mestieri lavorino assieme mantenendo il contatto con la realtà. E, soprattutto, lavorino insieme.

Leggiamo, una volta per tutte, il Primo Dovere: parla di amicizia, di stare assieme, di unione. Parla di religione, ma solo là dove dice della religione sulla quale tutti gli uomini concordano.

Non esistono Maestri buoni e Maestri cattivi. Si dice che il Maestro giunge quando l'allievo è pronto, ma il discorso è da ribaltare: il Maestro è pronto quando è pronto l'Apprendista.

Tanti Maestri non sono in grado di avere Apprendisti: sono Maestri?

Il Maestro va ricercato nella natura, anticamera dell'immaginazione.

I tre assi ordinatori dei tre gradi possono essere individuati in: ricerca, sperimentazione, applicazione. L'opera della Massoneria come scuola di pensiero nasce dall'iniziale disgregazione e non dall'aggregazione, che comparirà solo in un secondo tempo.

Non si deve confondere il Maestro con una specie di lampara, la lampada montata sulle barche che nell'oscurità della notte fa luce per attirare i pesci e permetterne la pesca. Il Maestro non ti cattura perché l'obiettivo del Maestro è di essere superato dall'allievo (simbolicamente è l'uccisione del Maestro).

Ragionando con il cuore valutiamo se chi ci propone una via fa leva sulle nostre forze oppure sulle nostre debolezze. Se insegna a far leva su noi stessi allora il lavoro è basato sui punti di forza; se invece si propone come soluzione dei nostri problemi allora lavora sulle nostre debolezze e mira a creare un legame di dipendenza con lui, legame che non rende liberi, ma schiavi.

Il Fratello Oratore conclude il lavoro delle tre Camere della Loggia con una sola parola: Responsabilità.

Ogni volta che un maestro o una scuola lavora sulle debolezze di chi si avvicina, bisogna riflettere. Se nel maestro e nella sua scuola è presente un atteggiamento consolatorio o ricompensatorio. Se la presenza dell'Apprendista è necessaria per la sopravvivenza materiale, deve suonare nell'Apprendista un campanello d'allarme.

11 settembre 2026

Cattivi Maestri, buoni insegnamenti 1

 Da una vecchia Tavola Architettonica della mia Loggia

Il Maestro. Chi è costui?

La Loggia lavora sulla Tavola “Cattivi Maestri, buoni insegnamenti” in Primo e in Secondo Grado.

Il Maestro Venerabile invita la Loggia in grado di Apprendista a lavorare sulla Tavola “Buoni insegnamenti, cattivi Maestri”. La stessa Tavola verrà livellata successivamente dalla Camera di Compagno e completata sulla Tavola da Disegno dalla Camera di Mezzo in quanto – ricorda il Maestro Venerabile – il lavoro muratorio presenta diverse modalità a seconda dei gradi: distinguere per l’Apprendista, comprendere per il Compagno e mettere assieme per il Maestro.

Esistono personaggi fondamentali nel mondo esoterico dal comportamento discutibile o non accettabile: si devono quindi distinguere qualità e caratteristiche umane dall'insegnamento esoterico.  Esistono personaggi che utilizzando insegnamenti di maestri e guru hanno creato sette e strutture atte a sfruttare la credulità degli allievi.

Come avere gli strumenti adatti per capire quali insegnamenti accogliere e quali persone respingere?

Come può l'Apprendista capire se ha di fronte un maestro oppure un millantatore?

Quando la sussistenza materiale del cosiddetto maestro dipende dagli allievi debbono sorgere dei dubbi sulla sua validità. Analogamente dobbiamo rifiutare il sedicente maestro che concedendosi lussi personali tiene gli allievi nelle ristrettezze materiali.

Passo fondamentale della maturità umana è la simbolica uccisione del padre che indica il raggiungimento dell'autonomia. Negli aderenti ad una setta invece si trasferisce sul "maestro" proprio la proiezione paterna che va superata. Il rapporto che si crea è falsato.

La validità di un maestro può valutarsi nell’atteggiamento verso la ricerca: non affermare “è così”, bensì “mi pare di aver capito che sia così”.

Il Libero Muratore ha a disposizione utensìli (scalpello, mazzuolo, livella, filo a piombo, ecc.) che gli permettono, se applicati correttamente, di distinguere ciò che è valido da ciò che è inefficace o dannoso.

Un criterio di distinzione consiste nell'esame del comportamento del maestro che si pone modello per gli altri anche negli atti umili nella vita quotidiana.

Il lavoro della Loggia continua nella Camera di Compagno sullo stesso tema. I Fratelli Apprendisti vengono invitati a leggere nel frattempo nella Sala dei Passi Perduti alcuni passi dalle “Letture del Primo Grado”.

L'Apprendista deve riuscire a capire se l'interlocutore è buono o cattivo Maestro, ma lo può fare solo in modo limitato. Il Compagno invece ha il compito di comprendere (non di giudicare) la differenza delle strade e aiutare l'Apprendista a distinguere, intendendo con tale termine non solo l'Apprendista che in Loggia siede nella Colonna di fronte a lui, ma anche l'Apprendista che ha in sé. Aiutarlo, mitigando il fuoco delle passioni con l'amore, è caratteristica tipica del femminino che è in noi.

Dobbiamo osservare la via da un punto di vista diverso, quello cioè di chi sale sulla scala curva e cambia visuale ad ogni gradino.

Il ricercatore incontra diverse scuole che si ritengono depositarie della verità. Per comprenderne l'essenza dobbiamo servirci delle nostre facoltà intuitive, riuscendo anche a separare la vita profana del maestro dal suo insegnamento.

Il Compagno deve immedesimarsi nel simbolo della Stella fiammeggiante. La luce proviene dall'interno e deve insegnare che solo nell'interno è possibile individuare la propria essenza. E' appunto quanto succede all'uomo: da bambino si identifica negli strumenti (è elettricista perché impugna una lampadina, è meccanico perché muove un cacciavite,...), ma crescendo si rende conto che non deve affidarsi alle cose ma solo a se stesso. Allora non ci saranno più nostri simili cui dare la possibilità di essere creduti, ma saremo noi a confidare liberamente in chi riterremo degno.


(continua)


Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.