Seconda parte della tavola.
Il finale di Don Carlo vorrebbe essere di speranza: don Carlo, figlio di Filippo II, scende nella tomba accompagnato dal nonno Don Carlo, l'imperatore Carlo V, padre di Filippo II, quasi ad indicare che solo in cielo, nell'aldilà, si possono superare i meschini conflitti.
In realtà, per l'uomo di oggi che invece del Paradiso spera in un miglioramento, sia pur piccolo, nel mondo di quaggiù, è un finale senza speranze.
Ed è tragico che analoghi giochi di intrecci dei vari poteri si svolgano anche oggi, negli ambiti più disparati, anche là dove sono in gioco non i destini di un regno ma il possesso di un mazzetto di cipolle.
Infatti il piccolo inquisitore odierno non ha gli ideali dei grandi inquisitori (che, pur deteriorati e piegati a interessi materiali, li avevano!) ma solo spesso prepotenza spicciola per i propri meschini interessi (il capoufficio aguzzino, il dirigente aggressivo, chi ha un piccolo potere spesso prevarica). Questi "ometti" sono ovunque.
Una volta in una loggia ho assistito, imbarazzato, ad un episodio increscioso: il Maestro Venerabile ha apostrofato seccamente un fratello che stava parlando non come avrebbe voluto: "Guarda il tuo Maestro Venerabile negli occhi quando parli!". Purtroppo ho saputo che un episodio del genere si è verificato poco tempo fa per opera di un fratello più o meno "altolocato" entro il Grande Oriente d'Italia.
Esempi urtanti di piccoli arroganti inquisitori. I quali differiscono solo per quantità, e non per qualità di prepotenza, da quei piccoli inquisitori maschi che pretendono di mantenere la compagna in uno stato di perenne controllo e subalternità e spesso giungono a gesti estremi.
Al grande inquisitore possiamo dare l'alibi del grande, invece questi minuscoli inquisitorucoli non hanno neanche l'alibi del piccolo. Non hanno nemmeno un qualunque alibi di compiere qualcosa di grande. Il loro potere si riduce alla prepotenza entro il loro infimo particolare dove approfittano delle debolezze di chi hanno vicino perché sono incapaci di rapporti umani.
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Il lavoro di Loggia si è svolto lungo i seguenti filoni.
La Loggia è il luogo ove possiamo insieme scoprire quello che ci unisce non quello che ci divide. Per noi è un modo normale di essere.
Un tempo mi dicevo: man mano che il mondo avanza e i giovani crescono il mondo diventerà migliore. Temo di essermi sbagliato e che il mondo non stia diventando migliore o se lo sta diventando allora lo diventa molto poco. Conclusione? Non c'è conclusione.
Il Maestro Venerabile ha insistito sull'essere insieme, ma spesso non è accaduto. Addirittura, succede ed è successo, siamo tornati a forme di separazione per chi non accettava costrizioni.
Nell'era attuale c'è molta violenza, anche verbale (non ti vaccini allora uccidi – sei per l'eutanasia allora sei per l'omicidio legalizzato). La terminologia utilizzata è da Santa Inquisizione, proveniente non dalla chiesa ma dalla politica o da altri ambiti. Pare che l'unirsi in cattiverie renda più forti chi fa le cattiverie. Esperienze di altre vite o vissuti precedenti?
Dopo una pausa dai lavori di Loggia, per scelte generali che ho subito e non condiviso, pausa che ho avvertito come una grande mancanza, è piacevole il ritorno tra i Fratelli.
Oggi esiste una inquisizione che pretende di decidere e spesso decide cosa si può fare della vita di ognuno. Io penso che bisogna mantenere la perseveranza in quello in cui si crede e opporsi alla violenza civile del "se non sei omologato allora sei escluso".
Nel mio piccolo mi propongo di continuare a perseverare nel seguire proprio ciò che ritengo giusto: è dall'individualità che si può portare nel gruppo, nell'eggregore qualcosa.
Molti piccoli inquisitori impazzano per mancanza di informazioni: la loro visione viene accettata perché non si conosce o non si vuole conoscere la situazione reale.
Durante le dittature molti piccoli ometti (persone normali, banali) si sono assunti il ruolo di piccoli inquisitori
I grandi inquisitori, il cardinale Bellarmino in testa, sono gli esecutori di un potere centrale, religioso, politico, e non fanno altro che affermare il loro pensiero dominante.
Nel Seicento il pensiero dominante vedeva la Terra al centro dell'universo. Chiunque affermava il contrario andava contro il potere dominante ed era preciso dovere dei grandi inquisitori quello di inquisire e censurare e fare abiurare: era il loro dovere e lo esercitavano in nome di un potere superiore (che loro avevano e altri no). Non verificavano se fossero vere le argomentazioni degli oppositori ma se erano conformi alla verità ufficiale.
I piccoli inquisitori sono un fenomeno che emergere con l'affermarsi sempre più l'idea dell'idea che uno vale uno, ovvero che il pensiero di una persona X vale come quello di una persona Y. E' ciò che avviene in rete dove tutti possono dire tutto. Ecco quindi che hanno voce i terrapiattisti, convinti che la terra sia piatta, e che evidentemente hanno conoscenze carenti sulla forza di gravità e le leggi fisiche. Affermano con forza che la loro idea sia quella giusta, e basta.
"Uno vale uno" vuol dire mettere ciò che dice il terrapiattista sullo stesso piano di ciò che dice lo scienziato, che invece ha studiato la fisica e la forza di gravità. Ribadiamo l'affermazione della non autorevolezza: ciò che conta non è "uno vale uno", ma l'autorevolezza delle persone, la serietà, la dimostrazione scientifica, razionale, matematica e magari anche l'intuizione basilare. C'è sempre prima di tutto un fatto intuitivo come è avvenuto per tutte le scoperte scientifiche; poi segue la conferma scientifica, razionale. E ciò vale anche per il problema vaccini.
Oggi si dà voce a tutti, e tutti sullo stesso piano, anche a chi non ha competenze per affermare certe cose. Non era così ai tempi del cardinale Bellarmino: il potere costituito non andava a verificare l'autorevolezza di Galileo Galilei ma gliele contestava sulla base delle Sacre Scritture con giudici molto competenti (sulle Sacre Scritture, non sulla scienza). Non così oggi: tantissimi "tuttologi" appaiono incompetenti su tutto.
La "contro-inquisizione" sta nella possibilità di difesa così come nella possibilità di spiegare l'altro punto di vista (drasticamente ridotta).
Io con me stesso non sono un abile inquisitore di ciò che faccio o dico. Quando devo riferirmi a me stesso le garanzie difensive sono al massimo: noi siamo eccellenti avvocati difensori di noi stessi. A volte dovrei essere più inquisitore di me stesso.
Il grande inquisitore ha ampie visioni del mondo. Il piccolo inquisitore invece ha una visione molto più ristretta. La sua prepotenza lo fa sentire grande e lo svela molto piccolo. Il grande inquisitore può trovare una giustificazione nel riferirsi al piano generale. Ma interpreta quello che è il piano fatto da qualcun altro, tra i grandi artefici dell'universo. Quindi il grande inquisitore lo vedo agire in maniera più pericolosa, però in un certo senso più innocente.
Il grande inquisitore ha alle spalle un disegno, il piccolo inquisitore ha alle spalle un disegnino, che è semplicemente sopraffazione. Penso anche ai recenti casi di uccisioni di donne e ragazze da parte di mariti e compagni, effettivi o ex. L'atteggiamento ossessivo verso chi è o è stato la propria compagna, la propria partner non fa pensare al contesto di un processo dell'inquisizione con sentenza già pronunciata?
Una volta si imprigionava, giustiziava, eliminava il dissidente in galera. Ieri lo si ricoverava in un ospedale psichiatrico. Oggi non ce ne è più bisogno. Oggi è sufficiente il bombardamento soporifero di tv e social. Oggi è tutto soporifero, abbattuto, livellato. Ma non è il risultato del lavoro della livella. E' il livellamento dell'acqua marcescente della palude. Abbiamo perso l'alto e il basso, abbiamo perso il bello e il brutto.
Il peccato imperdonabile della nostra epoca sta nell'aver fatto coincidere zenit e nadir.
L'inquisitore è un uomo di potere, ma è un uomo che in ogni caso gestisce il potere, tutto sommato, con intelligenza. Il suo confronto con Gesù in un certo senso è molto sincero. Ha messo in moto a suo tempo una grande cosa, ma ora non serve più. Anzi può diventare addirittura un nemico perché potrebbe dar vita ad una nuova ventata di libertà. Il potere non può permetterlo. Dostoevskij descrive con lucida intelligenza questa situazione.
I grandi inquisitori come quello descritto da Dostoevskij erano uomini di potere. Anche i piccoli inquisitori di oggi sono uomini di potere. Anche il potere ha subito un livellamento generale e si è pure degradato perdendo la grandezza degli ideali (ammesso che li avesse).
L'unico spiraglio di ottimismo oggi sta nel mantenere alta e lucida la propria attenzione e sforzarsi di rendere consapevole della situazione chi ci è vicino.
Il livellamento al quale siamo arrivati ha fatto sì che ogni argomento sia quasi programmaticamente (dogmaticamente?) suddiviso nettamente fra bene e male, senza cogliere le immense sfumature di grigio che purtroppo o per fortuna ci sono in tutte le cose.
Tra il bianco e nero è forse più importante il grigio. Io credo che non dobbiamo rivoltare il grigio.
In un pavimento bianco e nero non si cammina mai o solo sul bianco o solo sul nero, ma nel mezzo, cioè sul grigio, meglio: sul maculato bianco-nero. Molto nell'uomo è maculato perché l'uomo è nel relativo. Il mondo del relativo ha tutte le diverse tonalità dal bianco al nero. Il pericolo sta nel voler assolutizzare i grigi oppure solo quel particolare grigio.
Ma il piccolo inquisitore di oggi queste cose non le sa e quindi dal piccolo inquisitore bisogna difendersi.
I grandi inquisitori diventano quasi anche dei modelli perché non possiamo dire che fossero persone sgradevoli: erano colti, acuti. I piccoli inquisitori odierni invece sono sgradevoli, non colti, prepotenti ed arroganti. Insomma col tempo gli spessori inquisitorii sono cambiati e in un certo senso degenerati. Forse anche questo è un segno della nostra epoca.