28 giugno 2026

Vieni, presto, andiamo!...

L'uomo viaggia - L'uomo deve viaggiare

L’uomo è al buio e cerca faticosamente la luce; sa che deve camminare e non si può fermare: prima o poi – spera – troverà la luce della conoscenza.

Il viaggio è il grande paradigma dell’umanità, nato dall’osservazione della natura: il sole viaggia, la luna viaggia, i pianeti, i grandi erranti, viaggiano. Si viaggia da Occidente ad Oriente e si viaggia da Oriente a Occidente; da Settentrione a Meridione e da Meridione al Settentrione. Si viaggia in discesa e si viaggia in salita: spesso scendere è condizione necessaria per salire.

Ognuno compie il proprio viaggio personale perché conduce al proprio centro.

I viaggi dell’Apprendista vengono svolti per purificare, quelli del compagno per costruire.

Chi ritorna dal viaggio si ritrova come in esilio in patria (Dante dovrà abbandonare la propria città, lo stesso Ulisse dovrà abbandonare la propria casa alla ricerca di un popolo che non conosca il remo).

Il viaggio è esperienza personale, ma il lavoro di Loggia suggerisce l’immagine di una prova da compiere come a bordo di una nave, cioè in armonia con gli altri. Come i rematori delle vecchie navi dovevano seguire all’unisono un certo ritmo, così il lavoro di Loggia è governato dal “ritmo della remata”.

I cattivi Compagni 3

 

 Three Ruffians

Terza parte


Ulisse e il Vecchio Copritore sono giunti al tentativo dei tre ruffians di fuggire dal porto di Jaffa. Non trovano imbarchi perché non conoscono la Parola di Passo. Sono così costretti a fuggire verso l'interno del paese in pieno deserto.


Vecchio Copritore. Sì, ma la storia è ancora lunga. Al cantiere il giorno successivo al delitto viene notata la scomparsa di Hiram Abif: mancano infatti i disegni che il Maestro lascia quotidianamente sulla Tavola da Disegno per continuare i lavori.

Ulisse. Iniziano le ricerche.

Vecchio Copritore. Re Salomone dispone indagini per trovare Hiram.

Ulisse. Ma Hiram non si trova.

Vecchio Copritore. No. Risultano però tre lavoranti assenti dal cantiere: Jubela, Jubelo e Jubelum.

Ulisse. Viene scoperta la congiura.

Vecchio Copritore. Si suppone qualcosa, poi confermata. I dodici Compagni, che avevano inizialmente partecipato al complotto ma poi si erano ritirati, si presentano al re e confessano la loro colpa implorando il suo perdono.

Ulisse. La verità quindi viene alla luce.

Vecchio Copritore. Sì. Re Salomone divide i resipiscenti in quattro gruppi e li manda nelle quattro direzioni cardinali alla ricerca degli assassini di Hiram.

I tre andati all’ovest, scendendo nei pressi del porto di Giaffa, scoprono che tre uomini, dall'aspetto di operai del Tempio, avevano cercato un passaggio per l’Etiopia, ma inutilmente non conoscendo la Parola di Passo per imbarcarsi.

Ulisse. La Parola di Passo non serve a scampare alla giustizia.

Vecchio Copritore. Re Salomone manda tutti gli ex-cospiratori alla ricerca degli assassini all’interno del paese, minacciandoli, in caso di fallimento, di giustiziarli al posto dei colpevoli.

Ulisse. Ricerca molto scrupolosa!

Vecchio Copritore. Finalmente i colpevoli vengono trovati e acciuffati. Puoi immaginare la soddisfazione e (perché no?) anche una sfumatura di sollievo nel riportare al Re i colpevoli della morte di Hiram.

Ulisse. Conosciamo tutti il seguito.

I Maestri sono tutti uguali?

Vecchio Copritore. No, non tutti: non i maestri Massoni italiani (solo chi proseguirà nel Rito Scozzese e non in questi termini) e nemmeno gli Emulation.

Ulisse. Quindi una divaricazione tra Maestri Massoni: non sono tutti uguali?

Vecchio Copritore. Ulisse, non ti rispondo. La domanda può avere sfumature di provocazione, ma io non conosco la risposta.

Ulisse. Proseguiamo.

Vecchio Copritore. Chi li ha scoperti racconta che, sedutosi a riposare dopo una giornata di ricerche sotto il sole cocente, udì lamenti provenire da dietro alcune rocce vicine.

La prima voce diceva: “Oh! Mi fosse stata tagliata la gola e strappata la lingua, e che il mio corpo fosse stato sepolto nella sabbia del mare, là dove la marea rifluisce due volte al giorno, prima di diventare responsabile della morte di un uomo così buono come Hiram Abif!”

Un’altra esclamava: “Oh! Che il petto mi fosse stato squarciato, il cuore strappato, e il mio cadavere posto sopra il più alto pinnacolo del Tempio, per essere divorato dagli avvoltoi, prima di acconsentire alla morte di un uomo così buono come Hiram Abif!”

Una terza lamentava: “Oh! Che il corpo mi fosse stato troncato in due, le viscere strappate e ridotte in cenere, le ceneri sparse ai quattro venti, per cancellare la memoria di un così vile, malvagio e miserabile come me. Ah ! Jubela, Jubelo, sono stato io a colpirlo più duramente di tutti: sono stato io che gli ha dato il colpo di grazia, sono stato io a ucciderlo!”

Ulisse. Rimorsi? Pentimenti tardivi?

Vecchio Copritore. Riconosciute le voci e chiamato i compagni, si sono impadroniti dei tre ricercati portandoli immediatamente dal re.

Ulisse. Rapidità.

Vecchio Copritore. I tre sono immediatamente giudicati. Vengono condannati e subito giustiziati. La pena avviene proprio secondo l’imprecazione esclamata al loro arresto.

Ulisse. Più che giustizia pare giustizia sommaria.

Vecchio Copritore. Non dobbiamo giudicare con il nostro metro, ma con il metro simbolico. Le scorie non si difendono in tribunale ma vengono semplicemente eliminate.

Ulisse. Infatti. Non siamo in un tribunale di uno stato democratico. Nel frattempo procedono le ricerche del corpo di Hiram.

(continua)

27 giugno 2026

I cattivi Compagni 2

 



 Three Ruffians

Seconda parte


Ulisse e il Vecchio Copritore continuano il loro dialogo sulla leggenda fondante della Massoneria. Sono giunti alla versione completa della storia hiramica,  raccontata dal rituale Duncan.  


Ulisse. Siamo nel pieno della costruzione del Tempio.

Vecchio Copritore. Di più. La costruzione del Tempio sta per terminare.

Alcuni Compagni di Mestiere temono che non verranno elevati di grado prima del termine dei lavori: come Maestri nei lavori successivi potrebbero ottenere un salario più alto.

Decidono quindi di chiedere al Maestro Hiram la promozione, cioè la Parola di Maestro.

Ulisse. E’ contro le regole. Le promozioni non vanno sollecitate!

Vecchio Copritore. Nella Massoneria speculativa le promozioni sono diventate quasi un diritto contribuendo così alla degenerazione della confraternita.

Possiamo immaginare le confabulazioni tra quei Compagni, le spinte ad agire, le remore ad un’azione che va contro tutte le regole. Infine un gruppo di quindici Compagni pare risoluto ad ottenere la Parola di Maestro, se non con la persuasione con metodi più spicciativi.

Ulisse. Metodi spicciativi implicano anche la violenza fisica!

Vecchio Copritore. Comincia così la grande cospirazione per estorcere i segreti al Maestro Architetto, anche a costo della vita di Hiram stesso.

Ulisse. Senza nessun dubbio o ripensamento?

Vecchio Copritore. Infatti riflettendo sulle conseguenze (l’atto avrebbe potuto terminare violentemente) dodici di loro recedono e solo tre continuano nel progetto eversivo.

Ulisse. Quindi in tre agiscono contro Hiram.

Vecchio Copritore. Hiram Abif ogni mezzogiorno, durante la pausa dei lavori e il cantiere è deserto per la ricreazione degli operai, si reca in quello che sarebbe diventato il luogo più sacro del Tempio, il Santo dei Santi, e lì onora Dio e disegna sulla Trestle-board (la Tavola da Disegno) il progetto che i Maestri avrebbero attuato l’indomani per continuare l’attività del cantiere.

Ulisse. Ottima occasione per un’imboscata!

Vecchio Copritore. I tre Compagni di Mestiere si appostano alle tre porte a sud, ovest, est delle corti interne del Tempio, e lì attendono Hiram Abif.

Ulisse. Un agguato vero e proprio.

Vecchio Copritore. Il Maestro, compiuto il suo lavoro, si dirige alla porta meridionale e lì Jubela, uno dei tre, gli chiede la parola di Maestro. Hiram rifiuta, ma l’altro insiste: tre volte ripete la domanda e tre volte ottiene un rifiuto. Contrariato, Jubela colpisce Hiram alla gola con un regolo da ventiquattro pollici.

Ulisse. Il primo colpo a meridione.

Vecchio Copritore. Hiram fugge e tenta di uscire dalla porta occidentale. Ma lì è appostato il secondo farabutto. Jubelo pretende i segreti e la parola di Maestro. Tre volte Jubelo ripete la domanda e tre volte Hiram rifiuta. Al terzo rifiuto, Jubelo colpisce Hiram al petto con la squadra.

Ulisse. Il secondo colpo a occidente.

Vecchio Copritore. Hiram allora tenta la fuga dalla porta a oriente. Ma lì c’è in agguato Jubelum. La scena si ripete con monotona drammaticità: tre le richieste e tre i rifiuti. Al terzo rifiuto, furioso, Jubelum colpisce alla fronte Hiram con un rabbioso colpo di mazzuolo uccidendolo.

Ulisse. Il terzo colpo a oriente. Tre porte. Tre per tre richieste, tre per tre rifiuti. Il risultato è scontato.

Vecchio Copritore. E’ pieno giorno, tra poco i lavori riprenderanno e il delitto sarà immediatamente scoperto. I farabutti nascondono il corpo nella discarica del cantiere ricoprendolo provvisoriamente di macerie.

Ulisse. Una sepoltura provvisoria.

Vecchio Copritore. I tre si ritrovano a mezzanotte per sbarazzarsi definitivamente del cadavere. Il posto scelto è sulla cima di una collina, ad ovest del monte Moria. Hiram è sepolto in una fossa scavata da est a ovest e profonda sei piedi. Sulla tomba mettono un ramo d’acacia per nascondere la terra smossa ma anche come segnale per un eventuale riconoscimento.

Ulisse. Nascosto definitivamente il corpo del delitto ora bisogna fuggire per salvarsi.

Vecchio Copritore. I tre si allontanarono in direzione del mare per fuggire dal paese.

Ulisse. Già, espatriare…

Vecchio Copritore. Purtroppo per loro al porto di Jaffa, riconosciuti come lavoranti del Tempio, non trovano imbarchi in quanto non conoscono la Parola di Passo che permette di partire. Non avendo altra scelta sono così costretti a fuggire nelle zone interne del paese.

Ulisse. Sappiamo che alla fine furono scoperti.

(continua)

26 giugno 2026

I cattivi Compagni 1

 

 Three Ruffians

Prima parte



Ulisse è stato elevato Maestro Muratore da pochi mesi. Continuamente riflette sul suo nuovo programma di lavoro e spesso ne parla con il Vecchio Copritore.



Ulisse. I three ruffians sono i tre farabutti che hanno ucciso Hiram, come è noto ad ogni Maestro Libero Muratore.

Vecchio Copritore. Il patrimonio simbolico non è univoco, per nostra fortuna.

Ulisse. Perché dici questo?

Vecchio Copritore. Non esiste un manuale del Massone che possa farti dire cosa è massonico e cosa non lo è. Non c’è quindi una versione uguale per tutti, ma sono presenti non poche varianti e discrepanze.

Ulisse. Non dirai che le differenze tra l’una versione e l’altra compromette il valore della figura di Hiram?

Vecchio Copritore. No, al contrario. Le differenze arricchiscono il simbolo perché indicano che ogni prospettiva contribuisce ad attribuire alla figura di Hiram particolari sensi che ne fanno apprezzare ancora di più la sua centralità.

Ulisse. La leggenda di Hiram è nota.

Vecchio Copritore. Nel nostro rituale è molto concisa e si fatica ad apprezzarne la potenziale profondità. Non è difficile ridurre l’intera vicenda a considerazioni morali.

Ulisse. Forse è stringata, ma mi pare completa: c’è tutto quello che deve esserci.

Vecchio Copritore. Ma forse un racconto così succinto non permette di apprezzarne la piena potenzialità.

Ulisse. Re Salomone incarica l’architetto Hiram della costruzione del Tempio. Hiram divide gli operai in Apprendisti, Compagni e Maestri, che vengono pagati in tre posti diversi: la colonna Beth i primi, la colonna Jakin i secondi e la Camera di Mezzo i Maestri.

Vecchio Copritore. Sì, molto sintetizzato. Altre versioni meno sintetiche spiegano che nella costruzione del Tempio furono impegnati tre Gran Maestri: Salomone Re di Israele, Hiram Re di Tiro e Hiram Abif, l’Architetto. Il cantiere consisteva di tremila e trecento Maestri, o Sorveglianti dei lavori; ottantamila Compagni di Mestiere, o tagliatori sui monti e nelle cave; e settantamila Apprendisti Accettati, o manovali. Tutti furono organizzati e disposti in modo tale che né invidia o discordia, né confusione potessero interrompere la pace e la tranquillità che pervase il mondo in quel periodo importante. Ognuno era pagato in base al lavoro e alle sue capacità: se un Apprendista era giudicato meritevole, veniva passato Compagno; e così il Compagno scrupoloso e attento al lavoro diventava Maestro.

Ulisse. Non è sostanzialmente una versione diversa.

Vecchio Copritore. E’ vero, ma ci sono particolari che stimolano ulteriori riflessioni.

Intanto alla costruzione del Tempio furono impiegati tre Gran Maestri: Salomone, re di Israele, Hiram, re di Tiro, e l’architetto Hiram Abif. Lasciamo perdere l’omonimia tra gli ultimi due. L’intervento collettivo ci dice che la costruzione travalica i confini nazionali: il Dio che si vuole onorare non è un Dio nazionale ma il Dio di tutti.

Ulisse. Quindi si mettono in evidenza le premesse dell’universalità massonica.

Vecchio Copritore. La ritualità anglosassone, a differenza della nostra, non prevede pagamento di salari agli Apprendisti (infatti a differenza di Compagni e Maestri gli Apprendisti non hanno parola di passo) i quali vengono remunerati in natura, cioè con vitto e alloggio e ovviamente istruzione. E’ solo con il passaggio dalla Massoneria operativa alla speculativa che, pare, anche gli Apprendisti abbiano diritto al salario.

I Compagni riscuotono il salario nella Camera di Mezzo, locale sopra il Tempio, al quale si accede salendo su una scala curva dal Portico. I Maestri invece ricevono il salario nel Santo dei Santi.

La Parola di Passo (una password ante litteram) serviva a salire sulla scala, la Parola del Grado a riscuotere quanto era dovuto.

Ulisse. Compagni e Maestri avevano Parole diverse.

Vecchio Copritore. La Parola di Maestro non è stata tramandata. Fu persa in circostanze drammatiche. La ritualità anglosassone ci spiega che noi conosciamo solo una Parola Sostituita. E ne spiega il motivo.

Ulisse. Ti riferisci alla Leggenda del Terzo Grado.

Vecchio Copritore. La versione più ampia della leggenda di Hiram è nel Rituale Duncan. I rituali Emulation e scozzesi delle massonerie latine (compreso il nostro) danno un racconto molto più succinto.




(continua)

25 giugno 2026

I nostri "pre"...

Pregiudizio

Dobbiamo andare oltre tutti i “pre”: pre-concetti, pre-giudizi, pre-supposti, ecc.

L'uomo è abituato a decodificare il mondo con lo strumento della logica e del linguaggio, ma non sa se la cosa percepita tramite i propri sensi sia percepita allo stesso modo da un altro uomo.

L'uomo non si è mai potuto vedere con gli occhi dell'altro: ciò che noi vediamo blu e chiamiamo blu agli occhi del nostro iterlocutore potrebbe essere ciò che noi chiamiamo rosso anche se è stato codificato come blu.

Non possiamo essere sicuri che ciò che diamo per certo sia esattamente ciò che vede l'altro.

Da qui la necessità della tolleranza e della fraternità.

Da qui nasce il lavoro prima dell'apprendista e poi del compagno: l'apprendista deve essere istruito e ricevere il metodo muratorio di codifica della realtà, il compagno deve imparare a leggere il mondo con gli occhi dell'altro.

Dopo avere imparato a vedere con gli occhi dell’altro, bisogna imparare a “sentire” con il cuore dell’altro.

Il Maestro

L'apprendista/compagno deve imparare a superare le posizioni individuali.

Solo così prenderà forza e vigore il Maestro che è in noi.

Solo così potrà disegnare l'acacia sulla tavola da disegno il Maestro che è in noi.

In molti c'è ancora un rapporto molto rigido con la realtà che porta spesso a concepire obiettivi estranei al lavoro che in effetti ostacolano e impediscono il lavoro.

Spesso anche in Loggia viene individuato un falso scopo.

Spesso anche in Loggia si demonizza ciò che non si capisce e non si vuole conoscere invece di sforzarsi di comprendere.

Molti uomini, massoni e non massoni, hanno bisogno di una strega da bruciare non di cose da capire.

24 giugno 2026

Il massone e il tempo

L'attimo

Il massone deve vivere l’attimo presente, non il passato non il futuro.

Ma come viverlo?

Non c’è risposta. Puoi solo cercare una soluzione al momento, durante i lavori della Loggia.

Non deve dimenticare che il Tempio è un edificio senza tetto. Il lavoro si svolge a cielo aperto, ed è appunto dal cielo (qualunque sia il senso del simbolo) che giunge sostegno e copertura.

Il libero muratore deve volgere gli occhi al cielo ma contemporaneamente tenere i piedi in terra.

23 giugno 2026

Fratellanza e amicizia

ARMONIA

La realtà del mondo è comune a tutti, massoni e non massoni e l'iniziazione è un diverso modo di prenderne coscienza.

Unità, armonia e fratellanza sono gli strumenti del lavoro.

La nostra consapevolezza è scintilla della consapevolezza universale; il singolo è parte del tutto e come tale deve cercare e sentirsi in armonia con il tutto: ferire gli altri è ferire se stessi.

La fratellanza non è semplice amicizia, ma la necessaria conseguenza dell’armonia universale. Se c'è anche amicizia allora i fratelli sono ancora più fratelli.

In questo senso ci sono fratelli anche i profani. Ma anche tra fratelli ci deve essere un minimo di cortesia e regole da seguire.


Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.