14 giugno 2026

Il Maestro nel Gabinetto di Riflessione 2

 Continuano le riflessioni di Ulisse che nella tornata successiva alla sua Elevazione a Maestro viene invitato ad un nuovo viaggio nel Gabinetto di Riflessione


Ulisse nel Gabinetto di Riflessione

Seconda parte


La sera della Tornata straordinaria Ulisse si presenta all’ora convenuta. Ad aspettarlo c’è solo il Vecchio Copritore.

E’ poco loquace il Vecchio Copritore ed estremamente sintetico. Dopo i saluti prende Ulisse e lo porta dritto dritto nel Gabinetto di Riflessione.

« Ulisse ora sei un Maestro Libero Muratore. Però hai avuto una promozione solo formale. Sarai Maestro vero molto più avanti, forse. I Maestri di questa Loggia desiderano aiutarti. Da noi è diventata prassi ritrovarsi in Camera di Terzo Grado qualche giorno dopo il Rito di Elevazione per riflettere e meditare su quanto si è compiuto e per aiutare spiritualmente il nuovo Maestro nel suo cammino.

Ti proponiamo un soggiorno nel Gabinetto di Riflessione. Questa volta vi soggiornerai dopo il Rito e non prima: ma c’è una ragione molto semplice.

Ora sai come si è svolto il Rito. E’ forse il più significativo di tutta la Massoneria per cui va introiettato più che si possa. Un soggiorno nel Gabinetto di Riflessione conoscendo già cosa è successo ti permetterà di riflettere con più calma, di ripensare e di parlare con te stesso ».

Il Vecchio Copritore accompagna Ulisse nel Gabinetto di Riflessione e lo lascia lì, solo.

« Parlare con chi? Con me stesso? » ribatte tra sé e sé, un po’ imbarazzato, Ulisse.

Bisogna infatti sapere che Ulisse ha un compagno inseparabile del quale non ha mai parlato con nessuno. In certe situazioni infatti lui “sente” dentro sé la presenza di una specie di alter-ego che gli parla come fosse un interlocutore qualsiasi, una specie di Grillo parlante; e, come il vero Grillo parlante, è un interlocutore pedante e noioso. Ulisse non ha mai confidato ad altri questa presenza spesso ingombrante e inopportuna: « Come posso dire agli altri che sento delle voci? – teme Ulisse – Non sono mica Giovanna d’Arco ».

« Tutti sentono voci, appena appena siano in grado di percepire qualcosa – si ode la voce del suo doppio, Ulisse-2 – Probabilmente anche il Vecchio Copritore più degli altri. E non paragonarmi al Grillo parlante che Pinocchio spiaccica sul muro con un martello. Anche se tu potessi spiaccicarmi io ritornerò sempre, perché io sono te ».

« Tutti sentono delle voci? » chiede Ulisse.

« Sì, tutti! – conclude Ulisse-2 – Se uno non le ode significa che è lui ad essere sordo e non possiede nessuna capacità introspettiva ».

« Tu hai percorso il cammino per così dire “istituzionale” del Libero Muratore. – continua Ulisse-2 –  Sei stato Apprendista senza la possibilità di intervenire ritualmente. Poi sei passato Compagno di Mestiere, invitato a rielaborare il tuo lato femminile e ad affinare le tue capacità intuitivo-razionali con la comprensione tipica del femminino. Infine sei stato elevato Maestro con il compito di una nuova sintesi umana che superasse le divisioni e le separazioni che sono nella tua interiorità.

Ma la nuova sintesi non ti deve far dimenticare ciò che sei stato e ciò che sei. Sei un uomo in carne ed ossa, non un prestigiatore pazzoide. Hai carne e spirito: se butti la carne butti via te stesso. Tieni la tua materia, mantieni i tuoi istinti. Gli istinti sono indispensabili, anche se non tutti. Vanno “rivisti”, ripresi e in un certo senso “riciclati”, non rifiutati e compressi ».

« Ferma, ferma. – ribatte in fretta Ulisse – Adesso non dirmi che mi debbo tenere i bassi istinti! Ma è un andar contro tutti gli insegnamenti ricevuti. Non mi è sempre stato detto: elimina i bassi istinti, distruggili altrimenti non potrai elevarti? »


(continua)

Pensierini...

 Immaginazione e raziocinio

Come si può sviluppare l'intuizione che trascende il raziocinio?

 Cercando di rispondere alle “domande bastarde”, la risposta delle quali non può essere data da semplice buon senso ma necessitano di una visione a tutto tondo (la riappropriazione del “curvo”).

Quello che si vede da una scala dritta non è quello che si vede da una scala curva.

13 giugno 2026

Il Maestro nel Gabinetto di Riflessione 1

Ulisse è finalmente stato elevato a Maestro Libero Muratore. Ma... Che succede?


Ulisse nel Gabinetto di Riflessione

PRIMA PARTE


Il nostro Ulisse è finalmente stato elevato Maestro.

Nel Rito Primo Esperto è stato il Vecchio Copritore, che aveva voluto completare – così aveva detto – il suo triplice percorso di accompagnamento, prima portando il candidato Ulisse a bussare alla porta della Loggia, poi ad accompagnare l’Apprendista Ulisse nel passaggio a Compagno.

Il Rito si è svolto con grande intensità e Ulisse ha partecipato lasciandosi prendere dall’atmosfera.

Ma nella Loggia di Ulisse nulla è come nelle altre Logge: sembra quasi che certi particolari, altrove semplicemente ignorati o sottovalutati, lì vengano amplificati

Dunque il Maestro Venerabile, al termine del Rito, ha convocato la Loggia in una Tornata straordinaria in Terzo Grado, alla quale, disse tra l’assenso di tutti, era assolutamente indispensabile che Ulisse fosse presente. Ulisse ebbe la sensazione che questa fantomatica Tornata fosse una specie di “prolungamento” della sua Elevazione al Terzo Grado e che fosse in programma qualcosa di particolare che lo riguardava, tanto più che lui solo fu convocato un’ora prima degli altri.

Nessuno aggiunse altro. Anzi alle sue domande, il Vecchio Copritore concluse che un po’ di curiosità è cosa sana e giusta, per cui era opportuno che Ulisse rimanesse per così dire “sospeso”.

« Pensa al Rito che hai appena vissuto – lo salutò il Vecchio Copritore – cerca di riviverlo e di impadronirti dei particolari ».



(continua)

Lavoro di Loggia

La scala dritta e la scala curva

Lavorare andando oltre i presupposti è requisito essenziale per proseguire il cammino della nostra ricerca.

Dobbiamo riuscire a spostare il nostro punto di vista modificando la visuale della strada rettilinea che oggi vediamo come restringersi all'infinito.

I margini della strada rettilinea sono come due rette parallele che si incontrano all'infinito: sono le rette che vanno verso il punto o è il punto che viene verso di noi? Oppure siamo noi il punto?

Raggiungere nuovi traguardi comporta salire sulla scala curva. il punto conquista la comprensione della scala curva acquista una nuova realtà.


E' difficile vedere un punto nero nella luce: è più facile vedere un punto luminoso nel buio.

Pensierini...

 Antichi Doveri


Gli Antichi Doveri non pongono obiettivi alla Massoneria, ma si preoccupano di eliminare motivi di divisione. Lo star bene in Loggia è condizione necessaria ma non sufficiente per lavorare bene.

12 giugno 2026

Ancora nel Gabinetto di Riflessione 4

 Si conclude l'esperienza di Ulisse nel Gabinetto di Riflessione. E' inutile starvi prima del Passaggio a Compagno?

Esaù e Giacobbe

« Potresti anche aver ragione sugli altri – ribatte Ulisse-2 – ma lasciali perdere. Concentrati e cerca che Forza e Bellezza acquistino un senso per te.

Bellezza non significa chiamare in ballo l’estetica. Qui l’estetica non c’entra nulla. Bellezza è una specie di canone costruttivo, che in un certo senso riesce a incanalare la forza bruta mantenendola sempre forte ma plasmandola e controllandola. C’è differenza tra la Forza di un minus habens e la forza del Libero Muratore: il primo si preoccupa solo di forza, resistenza e solidità, il secondo ha un orizzonte più ampio, perché sa vedere oltre e comprende che vi sono altri aspetti oltre la forza bruta ».

Ulisse-2 continua.

« Pensa, Ulisse, al significato del mito di Esaù e Giacobbe. Sono gemelli, ma sono completamente diversi. Uno è il tipico selvaggio, tutto muscoli, che dirige il suo pensiero solo dove sono i suoi interessi immediati. Ha insomma un pensiero limitato ad un solo settore per volta. L’altro, Giacobbe, sa andare oltre, con il pensiero e con le azioni. In più ha l’appoggio della madre Rebecca, cioè della Bellezza.

Certo, non tutti possono comprendere.

Certo, la Massoneria si rivolge ad una élite, è vero, ma non nel senso sociale, anche se molti massoni così l’hanno trasformata (e questo è uno dei segni della sua degenerazione!). La Massoneria si rivolge a chi cerca, a chi vuole cercare, a chi non può fare altro che cercare e cercarsi ».

Profano

Ulisse-2 è ora incontenibile.

« Tu sai, Ulisse, che io non uso il termine “profano”, che non mi piace. Viene utilizzato generalmente come sinonimo di non massone, per distinguere chi sta fuori della Loggia da chi sta dentro, come etichetta che classifica qualcosa che non è classificabile così superficialmente. In realtà il profano esiste e il suo senso non coincide necessariamente con non massone. Profano è chi resta alla superficie e non approfondisce, come la schiuma resta sulla superficie dell’acqua. Profano è il superficiale. E in questo senso esistono purtroppo tanti massoni che sono profani, “galleggiano” sulla Massoneria come la schiuma sul mare. Insomma, restano sulla superficie di se stessi!

Tanti sono i problemi che un uomo non può affrontare da solo e deve essere insieme ad altri. Se il lavoro muratorio si svolge come dovrebbe diventa indagine interiore ed ognuno contribuisce non con cose lette e rimasticate ma con esperienze personali; allora l’aiuto che tutti danno a tutti diventa effettivo, quasi terapeutico.

Molti purtroppo intendono il silenzio come attributo dell’Apprendista e, una volta passati di grado, si comportano come se il Compagno o il Maestro avessero quasi l’obbligo di parlare ».

Silenzio

« Sì, ricordo cosa mi ha detto il Vecchio Copritore – qui Ulisse pare all’altezza della situazione – Quando avrai guadagnato il diritto di parola in Loggia, ricordati sempre di aspettare che parlino prima gli altri: magari qualcuno dirà ciò che vuoi dire e lo dirà meglio! ».

« Appunto! – continua Ulisse-2 –  Il silenzio è un atteggiamento molto particolare e allo stesso tempo molto ampio. Si può stare in silenzio perché felici. Si può stare in silenzio al contrario perché infelici. Si può stare in silenzio perché appagati. Si può stare in silenzio perché angosciati. Si può stare in silenzio perché concentrati su altro. Si può stare in silenzio perché stanchi. Si può stare in silenzio perché indifferenti. Si può stare in silenzio perché annoiati.

Consapevolezza

E tu, Ulisse, perché stai in silenzio? E non dire che taci perché così deve essere: non è una risposta, è solo un ripetere ciò che altri ti hanno detto. Ma se vuoi essere Massone, non devi limitarti a ripetere ciò che ti dicono gli altri. Il tuo silenzio deve essere concentrazione massima sul tuo dentro e non giochino con cose grandi ».

« Ne sono consapevole ».

« Ulisse, non parlar di consapevolezza senza sapere cosa sia. Sì, certo che capisci, ma non la pratichi, non la senti. La consapevolezza va avvertita, “sentita”, sempre, di giorno e di notte. Non son queste, cose da comprendere con la ragione, ma da sentire nel flusso dell’energia vitale.

L’uomo è come un corpo quasi del tutto sepolto, una specie di iceberg terrestre. E’ visibile solo una piccola parte che esce dal terreno, tutto il resto è sepolto, ben nascosto. Andarci dentro è scavare nelle proprie viscere, senza sapere cosa si troverà, tesori nascosti o mostri terribili. Ma è un lavoro da fare altrimenti non potrai conoscerti.

Apprendista e Compagno nella cripta. L'immaginazione

E’ una discesa nella propria cripta, là dove è nascosto il segreto più prezioso del Libero Muratore. Il Secondo Grado vuole insegnarti ad allentare la rigidità del ragionamento.

Da Apprendista hai lavorato privilegiando l’intelligenza costruttiva. Ora come Compagno devi “modellare” il tuo lavoro. Ci devi mettere del sentimento, delle emozioni. Ci devi mettere del “tuo” ».

Ulisse-2 continua.

« Insomma devi imparare ad avere immaginazione. Ma, attento! L’immaginazione è una signora molto potente, forse addirittura più forte della Forza (se mi passi il  bisticcio di parole!). E’ una signora bianca che può diventar nera o di tutti i colori, se si mette a fantasticare senza fondamento (appunto, senza la Forza!); e allora ti trasporta lontano, troppo lontano, verso le più strampalate manie a volte pericolose, spesso sterili e fuorvianti. Sarebbe un inutile spreco di energia ».

Ulisse ribatte stancamente: « Ma mi hanno sempre detto di stare con i piedi per terra! »

Ulisse-2 ha la risposta pronta.

« Certo, ma stare con i piedi per terra non significa privarsi dell’immaginazione.

Significa invece evitare l’immaginazione sfrenata, frivola e vana, l’immaginazione del superficiale,  che si accontenta di rimanere appunto alla superficie delle cose ».

« Faccio fatica a distinguere tra immaginazione valida e immaginazione sfrenata ».

« La differenza non dipende dall’immaginazione, ma da chi immagina. Un sogno, per esempio, non è immaginazione vacua e sterile: dal profondo emergono simbologie personali che ti aiutano a conoscerti. L’immaginazione sfrenata è quella di chi crede di essere l’uomo volante e si butta giù da una finestra. Oppure di chi va alla ricerca di cose strampalate. L’Immaginazione valida invece va abbinata alla Forza.

La Forza è diretta. Ha una direzione e quella segue. Va dritto, non sa deviare. L’hai già incontrata la prima volta in cui hai bussato alla porta della Loggia ».

Ulisse è pronto a ribattere: « Non ricordo questa brutalità della Forza ».

Maglietto e scalpello

« Non puoi ricordarlo – spiega Ulisse-2 – perché il nostro Rituale qui è molto succinto. Altri Rituali invece sono più chiari. Nel Rituale Emulation dopo il giuramento il Maestro Venerabile spiega al neofita: I pericoli ai quali siete sfuggito sono quelli di essere trafitto e strangolato, perché, quando siete entrato nella Loggia, questa spada venne puntata contro la parte sinistra del vostro petto nudo, per cui, se vi foste temerariamente gettato in avanti, sareste stato complice della vostra morte facendovi trafiggere, perché il Fratello che la brandiva sarebbe rimasto immobile, facendo il suo dovere. Qual è il senso della spiegazione se non quello di indicare che la Forza indirizzata verso una certa direzione, si muove solo verso quella direttrice? ».

« Te l’hanno pur detto – continua Ulisse-2 – che se colpisci una pietra con il solo mazzuolo puoi solo spaccarla, se il colpo è abbastanza potente; altrimenti la scalfisci. Se devi lavorar di fino hai bisogno dello scalpello, che “controlla” la direzione della Forza, permettendo non di scheggiare la pietra, ma di scolpirla, il che non è lo stesso.

Ecco perché la Forza deve essere sempre accompagnata dalla Bellezza ».

Ulisse ribatte che ne è consapevole, ma Ulisse-2 continua.

« Ascolta, è una questione importante. Forza e Bellezza debbono collaborare, altrimenti l’azione è bloccata. Tra poco, appena sarai entrato in Loggia come un Apprendista postulante il Secondo Grado, dovrai compiere alcuni viaggi. Prima di partire il Maestro Venerabile ti spronerà a conseguire una conoscenza più sottile: “alla Forza dell’Intelletto – ti dirà – dovrete aggiungere la Bellezza dell’Immaginazione”. Non ti dirà invece una cosa che dovrebbe essere scontata, ma non sempre lo è: che Forza e Bellezza debbono cooperare, altrimenti la loro unione diventa inutile e sterile ».

« Ovvio » osserva Ulisse.

Ma Ulisse-2 lo mette in guardia.

« Attento Ulisse. Non essere troppo facilone e perentorio. Dire che Forza e Bellezza devono cooperare è detto bene ed è “bello” dirlo. Ma la cooperazione non è facile. L’Intelletto cerca di comprendere concetti e pensieri ed elaborarli, l’Immaginazione elabora liberamente certi pensieri ed esperienze e lo fa al di fuori di esperienze pratiche. Se l’Immaginazione ti proponesse l’Ouroboro, il serpente che si mangia la coda, come simbolo sul quale riflettere, e contemporaneamente l’Intelletto ti suggerisse che è una raffigurazione impossibile perché non esiste nessun serpente tanto stupido da mordersi la coda, allora la validità del simbolo sarebbe compromessa e il simbolo rimarrebbe muto ».

« Ulisse – continua Ulisse-2 – questa è una situazione limite, ma è molto frequente la possibilità che l’Intelletto o la ragione intacchino la validità di un simbolo semplicemente suggerendo che sia  inutile riflettere sopra qualcosa di troppo vago o di logicamente impossibile ».

Ulisse riflette a voce alta. « Deve esserci da qualche parte un punto cui riferirsi. Come potrei salire su una scala senza un punto di riferimento? ».

« Fulcro – riprende il suo inseparabile compagno – si chiama fulcro, non ricordi? Ma stai attento, Ulisse, tu non sei la leva di Archimede, che ha bisogno di un punto di appoggio altrimenti non può funzionare. Devi semplicemente concentrarti sul tuo centro di gravità, che non è il punto dove si applica il peso che ti vuol portare verso il basso. E’ una specie di punto di configurazione o di identità che tiene unite tutte le parti che messe assieme formano l’uomo Ulisse ».

« Quindi anche te! - ribatte piccato Ulisse.

« Certamente! - risponde un po’ pomposamente Ulisse-2 – io, te, tutti noi (anche gli altri Ulisse che tu ancora non conosci) partiamo proprio da lì ».

La porta si apre silenziosamente. È il Vecchio Copritore: « Ulisse, andiamo. E’ ora ».

Ulisse esce. Ulisse-2 fa in tempo ad esortarlo velocemente: « Non pensare al futuro basandoti su ciò che sei ora. Magari non te ne sei accorto, ma sei già un po’ diverso e i tuoi pensieri rischiano di diventare elucubrazioni sterili ».

« Bisognerebbe sostare nel Gabinetto di Riflessione prima di ogni Tornata » gli risponde silenziosamente Ulisse.

Il Vecchio Copritore, ora Esperto, gli consegna un Regolo di 24 pollici:

« Ulisse, cominciamo. Appoggia il Regolo sulla spalla sinistra. Hai già il tuo grembiule da Apprendista. Ricordati che il Rito che stai per affrontare simbolicamente si indica come passaggio dalla Perpendicolare alla Livella. Vai alla porta e bussa ».

Ulisse va, e bussa tre volte alla porta chiusa:  ●  ●  ●

(fine)

Ancora nel Gabinetto di Riflessione 3

 Segue dal post precedente.


« Ulisse, tu sei come sei, non come credi di essere. Quando compi una “buona azione” sei sicuro di non avere altri fini? Per esempio soddisfare la tua vanità e il tuo orgoglio col dirti di aver compiuto un’azione positiva? Pensa e rifletti. Apriti! ».

« A che cosa? ».

« Ma a te stesso, diamine! ».

Ulisse-2 continua: « Il Vecchio Copritore ti ha parlato di una scala curva sulla quale il Compagno deve salire per andare a riscuotere il salario. E allora, Ulisse, salici su questa scala! Non cogli niente? Scendi e risali. E questa volta? Ancora niente? Bene, ridiscendi e risali ancora, ogni volta più concentrato. Provando e riprovando...

Provando e riprovando

Ricordi Ulisse i tempi del liceo? Allora spesso ti parevano studi noiosi, ma oggi?...

Quel sol che pria d’amor mi scaldò il petto

Di bella verità m’avea scoverto

Provando e riprovando, il dolce aspetto ».

« Sì, ricordo. E quei versi oggi mi paiono più significativi di allora » risponde Ulisse.

« Ulisse, concentrati sul provando e riprovando. Lì sta il segreto, non tanto della Massoneria, quanto dell’uomo (ma è la stessa cosa!). Altro che massoni padroni occulti dell’universo, adoratori della grande bestia o roba del genere!

In cima alla scala finalmente avrai gli strumenti per “ritrovarti”. Ritrovarsi è un riconoscersi.

I mostri che abbiamo dentro e il fuoco

Hai già avvertito in te l’esistenza di quelli che chiamiamo “mostri che abbiamo dentro”.

Hai già compreso che non è possibile domarli tutti e neppure completamente. Ora cambia punto di vista. Non pensarli come condanna e dannazione, ma considerali come ricchezza, abbondanza di energia, utile, ma da tenere sotto controllo. E soprattutto convinciti che non abbiamo dentro solo mostri.

Pensa di essere come una grossa automobile con un grande serbatoio di carburante. Ma il carburante va centellinato, come un buon bicchiere di vino. Sorseggiarne un poco è piacevole; berne di più può far male. Berne smodatamente è disastroso.

Così un grande falò può essere bello ma è pericolosa fonte di incendi. Un fuoco più piccolo riscalda ed è piacevole. Un fuoco ancora più piccolo cuoce il cibo e permette di sopravvivere.

Il fuoco va tenuto sotto controllo.

La Bellezza adorna e contemporaneamente pone dei paletti per incanalare la Forza ed evitare le esplosioni incontrollate. Solo con certi ornamenti e soddisfacendo certi canoni la colonna diventa robusta e bella ».

Ulisse ricorda le lezioni del suo vecchio insegnante di matematica sulla sezione aurea, definita da quella strana proporzione che lo ha sempre lasciato indifferente: la sezione aurea di un segmento è il medio proporzionale tra tutto il segmento e la parte rimanente. Definizione semplice e chiara, ma della quale non coglieva il senso.

Alla fin fine quale è mai stata l’importanza della parte aurea? Gli rispondevano che “è bella”. Ma che vuol dire che una proporzione è bella? E che? Ci sono anche le proporzioni brutte?

« Vuoi vedere – si sta dicendo Ulisse – che è proprio questo il senso della Bellezza? Se un disegno, una statua, un edificio tiene conto di proporzioni auree allora è bello altrimenti non lo è o lo è solo poco o non abbastanza.

Ma l’uomo è legato alle sue radici animali e materiali e non può reciderle: andrebbe contro natura e taglierebbe la fonte di buona parte di sé. La natura umana è anche un campo di battaglia tra l’io e l’istinto ».

« La battaglia – interviene ancora una volta Ulisse-2 – o la vinci o la perdi. Se non ti senti in grado di affrontarla puoi tenere sotto controllo le forze dell’istinto con piccole valvole di sfogo (le manie quotidiane, a volte innocue, a volte irritanti, a volte pesanti per chi ti sta vicino). Non sarà “bello”, ma puoi andare avanti, imparando ad incanalare quegli sfoghi proprio come l’uomo ha imparato ad imbrigliare l’acqua e ad usarne l’energia ».

« Ma ti puoi bloccare! » ribatte Ulisse.

« Cioè? » lo contraddice il suo numero 2.

Ulisse risponde con sicurezza: « Rimani terra terra, procedi lentamente, hai poche possibilità di “vedere” ».

Ulisse-2 è perentorio: « Il Massone non cerca visioni, neanche quelle interiori ».

« E perché no? » – chiede Ulisse.

« Semplicemente perché non è quello il metodo. Bada, Ulisse, non dico che sia un metodo sbagliato, semplicemente non è il metodo della Libera Muratoria » risponde Ulisse-2.

E continua. « Ti ricordi quel tuo collega che, andando tanti anni fa in camper a Medjugorice, ti raccontò di aver visto lungo la strada la Madonna spronarlo e incitarlo? Alla domanda diretta che ti fece (Ma tu ci credi che io l’abbia veramente vista?) rispondesti con sincerità affermativamente, lasciandolo forse un po’ stupito. Per lui quella fu una vera e propria esperienza spirituale, tanto che te la raccontò come punto di svolta della sua vita. Fu per lui una esperienza positiva, certamente. Ma non fu una esperienza muratoria. E non solo perché lui non era massone.

Forza e Bellezza

Il lavoro muratorio non cerca le visioni, che erompono dalle fessure della nostra crosta terrestre come le colonne d’acqua di un geyser; belle sì, ma di una bellezza fine a se stessa. Il lavoro muratorio è molto più calmo, è una costruzione lenta ma costante: non è estraniarsi dal mondo, ma costruire nel mondo. E’ equilibrio tra Forza e Bellezza ».

« Ancora? - ribatté quasi stanco Ulisse – Tutti si riempiono la bocca con queste parole, ma ho l’impressione che non abbiano capito affatto che vuol dire. Io almeno ho capito poco ».


(continua)


Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.