14 luglio 2026

Ancora sul maestro

Tra vecchie carte non mie ho trovato questi appunti.
Sembra quasi una voce che giunge da altri tempi...

Il maestro addormentato

Stavo lavorando e leggendo, e lui era là: dormiva. A volte si svegliava appena, ma subito ricominciava a dor­mire. Io lo chiamavo, lo scuotevo, spiegandogli che volevo imparare. E lui mi rispondeva di uscire e di andar fuori.

Andai al mercato, cercando di tenere gli occhi aperti. Vidi gente che cercava di imbrogliare e rubare. Vidi gente che mirava solo al guadagno senza preoccuparsi del resto.

Tornai a casa e lui era sempre là a dormire. Lo scossi per svegliarlo e gli raccontai ciò che avevo visto. E lui a dirmi di ritornare fuori.

Uscii un’altra volta. E mi ritrovai in campagna, in luoghi solitari. E mi ricordai: prendi sentieri non battuti. E andai.

Più avanti mi fermai ad una sorgente per dissetarmi e rinfrescarmi. Riposai e pian piano sentii capitarmi qualcosa di strano: dentro di me si stava aprendo qualcosa e cominciai a capire e vedere. Capii anche perché il maestro dormiva.

Tornai a casa e questa volta vidi il maestro ben sveglio. Infatti il maestre dormiva dentro di me. Ora è sve­glio: quando conosci te stesso, conosci anche il resto.

Chi è il maestro?

Il maestro addormentato 

E’ necessario il maestro per proseguire nella via iniziatica?

Un maestro può insegnare solo parte di quello che sa, perché certi insegnamenti esulano dalla capacità espressiva del nostro linguaggio. Ed anche in quello che può insegnare c’è il pericolo della prevaricazione, dell’esercizio di una tirannia di pensiero, dell’imporre le proprie idee ed i propri punti di vista.

Il maestro può solo essere un esempio di vita. Ed è la lezione più difficile.

A chi sostiene la necessità di un maestro si dovrebbe chiedere da chi ha imparato il maestro.
Da un altro maestro?
E costui da chi imparò?
Da un altro ancora?
Ma andando a ritroso si dovrà per forza arrivare a qualcuno che non ha avuto maestri, ma ha imparato da solo.
E allora se qualcuno è riuscito a diventare maestro da solo perché non dovrebbe essere possibile ad altri uomini?

Il proprio maestro ognuno lo trova soltanto dentro di sé, nel proprio interiore, e tanto meglio lo troverà se saprà guardare senza paraocchi e senza occhiali nel proprio intimo. E se avrà una carica di Amore.

Il Maestro è dentro di noi, ancora addormentato...

13 luglio 2026

Doveri del massone

Il rituale di iniziazione al primo grado indica i doveri in:
    silenzio (riservatezza),
    pratica della virtù (disponibilità verso il prossimo e particolarmente verso i Fratelli),
    conformarsi alle leggi dell’Ordine e ai regolamenti della Loggia.

In una società che tende ad affermare i diritti dell’uomo può sembrare anacronistico parlare di doveri.

Una dottrina del diritto può portare all’egoismo e al materialismo.

In una società iniziatica si parla di doveri.

Chi bussa alla sporta del Tempio si imbatte subito nel dovere (testamento).

L’iniziazione può essere data a tutti, ma non tutti hanno le capacità di percorrere la via (i comportamenti effettivi spesso lo dimostrano).

Uno degli strumenti che l’uomo possiede per migliorare se stesso è il dovere. Disciplina non imposta dall’esterno, ma che origina dal proprio interno. Ricordate? La volta stellata sopra di me, la legge morale in me...

Quadro di Loggia

Ornamento estetico oppure occasione di lavoro?


Può il Quadro di loggia simboleggiare una rela­zione fra macrocosmo e microcosmo?

Perché il Tempio è incompleto? Perché è orientato in un determinato modo?

Perché i lavori iniziano» a mezzogiorno e terminano a mezzanotte?

E le due colonne, ed il pavimento a scacchi bianchi e neri?

E la Spada Fiammeggiante che il Maestro Venerabile usa nelle cerimonie di iniziazione?

Il Sole e la Luna non indicano due diverse vie di realizzazione che, benché distinte, forse non sono estranee fra di loro?

Perché in Loggia c'è il femminile ma non c'è la donna?

E il Delta Sacro non ci richiama la Tetraktis pita­gorica?

E i dodici nodi d'amore e i dodici segni zodia­cali; i sette scalini (4+3) dell'Oriente con riferimenti precisi ai sette cieli, domicilio dei sette pianeti, ed ai sette metalli? ed il numero sette richiamato ancora dal candelabro che risplende sull'ara ?


12 luglio 2026

Il senso del rito

Il rito cosa è?

La tecnica della ripetizione prolungata di certe parole, a prescindere dal senso, deriva forse da ricordi ancestrali del feto nel grembo materno accompagnato in tutta la sua esistenza del suono del corpo della madre.

Noi manchiamo del senso della ritualità perché non siamo abituati a lavorare sviluppando le caratteristiche del lobo destro del cervello: non abbiamo più il senso dello stupore che non può svilupparsi mancando un approfondito lavoro in secondo grado.

Un uomo dialoga con se stesso 7

Si avvia alla conclusione la mia affabulazione nella sala d'attesa della Nera Signora.

Io parlo con me stesso

Parte settima e ultima


Io. Sono pronto. Può essere subito, fra un po’ o poco più in là. Il momento ormai non è lontano e non sarà una tragedia.
Ho fiducia che non si termini con la cessazione della vitalità del corpo fisico, col quale mi son sempre identificato e che la maturità dei miei giorni mi fa ora vedere come un abito ormai usurato e del quale dovrò liberarmi. Ho fiducia, ma non ho aspettative.

L'altro io. Una tappa del viaggio, non il viaggio.

Io. Non mi piace pensare il mio corpo rinchiuso in una cassa sigillata, separato dal flusso della vita. Mi piace invece pensarlo abbandonato alla bellezza e alla selvatichezza della natura, là dove c’è vita.
Erano saggi quei nativi americani che abbandonavano i corpi dei defunti in pasto agli uccelli o gli indiani che li affidavano al Gange!… Un semplice corpo in cui non c’è più nulla: la natura pretende di riciclare il “materiale”.
Mi piace immaginare il sole dell’alba illuminare il luogo dove saranno state sparse le mie ceneri e il sole del tramonto salutare prima del buio.

L'altro io. Anche se in quel posto non ci sarai?

Io. Anche se in quel posto non ci sarò.
Il giorno in cui le mie ceneri saranno sparse sia un giorno di giubilo e di riflessione. Pensatemi non più vecchio e acciaccato ma in una nuova ristampa, rivista e corretta dall’autore e… da qualcun altro!
E sarà di prammatica, cari amici, una piccola ma sincera libagione agli “dei Lari”. L’ultima per me in questa dimensione.


Fine


11 luglio 2026

Un uomo dialoga con se stesso 6

Io dialogo con un altro me stesso (l'altro io) in una qualunque sala di attesa per il check-in che darà inizio al Grande Viaggio. Sarò in compagnia della Nera Signora che ormai non tarderà molto. Nell'attesa "inganno il tempo" chiacchierando ed affabulando... 


Io parlo con me stesso

Parte sesta 



Io. Ciò che era importante, oggi pare non valere nulla o molto poco. Ciò che allora interessava, oggi pare non interessare. E’ bene o male?
Non so rispondere, ma se penso ai miei “miti di fondazione” oggi mi sento estraneo.

L'altro io. Straniero in patria?

Io. Amico mio, oggi faccio fatica a distinguere tra chi danza e chi salta, tra chi canta e chi urla, tra chi cammina e chi si trascina.

L'altro io. Non essere evanescente.

Io. La nostra mente è limitata e il nostro corpo lo è ancora di più. Oggi non ho più le idee chiare. Si avvicina la partenza.

L'altro io. Mi sembri tragico.

Io. No, è questione di interpretazione del mondo.

L'altro io. Un mondo nuovo.

Io. Un uomo nuovo, un mondo diverso. Rifletto spesso sull’insegnamento di Zarathustra: Vedi, disse la vita, io sono il continuo, necessario, superamento di me stesso...

L'altro io. Dopo la tua morte che resterà qui?

Io. Per il credente la fede, per il laico il ricordo: All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne confortate di pianto… Ma non per tutti il ricordo: tranne poche eccezioni, svanisce ben presto nel giro di qualche generazione. Del mio nonno paterno, morto quattro anni prima della mia nascita, non ho che alcune fotografie, qualche vecchio documento e il ricordo di ciò che mi hanno raccontato la nonna e il babbo. Di suo padre, il mio bisnonno, una foto di cent’anni fa e il passaporto. Del padre di lui, il mio trisnonno, nulla, neanche il nome. Eppure un sedicesimo dei miei geni sono suoi. Il religioso dice che nonno, bisnonno, trisnonno sono individualità ancora esistenti “là” con il Padre Creatore, dove potrò “incontrarli”. Ma sono solo immagini umane… rassicuranti...

L'altro io. Molti credono che la morte sia un ricongiungersi con gli antenati.

Io. In una società un po’ più tradizionale della nostra diventerei anch’io uno degli dei Lari della famiglia, un antenato cui si devono certi culti.

L'altro io. Culto degli antenati?

Io. Direi affinità con gli antenati, con coloro, miei avi, che son già passati sulla strada sulla quale sto camminando e che mi hanno lasciato una piccola ma significativa eredità, quella che oggi mi permette di camminare.

L'altro io. Il cammino verso la morte?

Io. No, verso la vita.

L'altro io. Ma, insomma, cosa aspetti?

Io. Qualcosa che arriverà.

L'altro io. Cosa?

Io. Lascio il vecchio mondo. Sì, tanti lo pensano come l’unico mondo possibile. Non credo sia così.

L'altro io. Lasci il tuo mondo, quindi.

Io. Sì. Lascio il vecchio mondo per cercarne uno nuovo...

L'altro io. Come Cristoforo Colombo.

Io. Quando la Nera Signora arriverà, mi dirà: In grazia dell’ora e dell’età è tempo ormai di aprire i nostri architettonici lavori… E aprirà la porta. Mi dirà che il tempo è giunto, il tempo giusto e perfetto.

L'altro io. Allora partirai?

Io. Sono pronto. Può essere subito, fra un po’ o poco più in là. Il momento ormai non è lontano e non sarà una tragedia.
Ho fiducia che non si termini con la cessazione della vitalità del corpo fisico, col quale mi son sempre identificato e che la maturità dei miei giorni mi fa ora vedere come un abito ormai usurato e del quale dovrò liberarmi. Ho fiducia, ma non ho aspettative.


Le citazioni (in corsivo) sono tratte dallo Zarathustra di Nietzsche e dai Sepolcri di Foscolo. Il Fratello Massone accorto coglie immediatamente i richiami del nostro rituale.

(continua)


Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.