Edmond Dantès fa riflettere molto, ben al di là degli stereotipi di una moderna avventura di una implacabile vendetta. Continuiamo a seguire i labirinti delle riflessioni.
Una,
nessuna, centomila prospettive ?
American Gothic è un dipinto del 1930 del
pittore statunitense Grant Wood. Oggi è considerato rappresentativo
di un certo modo di vita (ne ho già parlato qualche anno fa e
richiamo quelle mie considerazioni come richiamo anche l'articolo,
che cito con gli estremi, in Conoscenza Religiosa dal quale ho
molto attinto).
Prospettiva
di
chi guarda il dipinto. Sullo
sfondo, dietro una coppia di agricoltori, una tipica casa colonica
del Midwest americano dallo stile goticheggiante. Il cielo è senza
nuvole e accentua la costruzione che divide in due gruppi sette
alberi.
Erano case prefabbricate e si montavano
velocemente. Bastavano due persone: l’immaginazione corre a padre e
figlio maggiore (madre e figli minori si occupavano di altri lavori):
travi e travetti leggeri, senza fondamenta profonde, da inchiodare
facilmente insieme. E’ una casa di serie che si compra su
ordinazione, assieme ad infissi, ferramenta, tetti. Come di serie,
oppure fatti in casa, sono gli abiti del contadino e della moglie:
abiti sobri, senza cedere nulla all’eleganza se non per qualche
piccolo particolare (il collarino di lei e il suo piccolo cammeo,
forse un gioiello di famiglia ereditato dalla madre o dalla suocera).
Sguardo onesto e sicuro lui, modesto lei.
Questa modesta Moglie di Contadino dello Iowa
ha una crocchia da Madonna medievale, un collarino da Riformata,
porta un cammeo greco e un grembiule ottocentesco. Martin Lutero la
costringe a stare d'un passo indietro rispetto al marito; John Knox
le fa squadrare le spalle, la crisi azionaria del 1929 le infonde
quello sguardo. (G. Davenport, La Geografia dell’immaginario
in Conoscenza Religiosa, n. 2 1983, Ed. La Nuova Italia,
Firenze, pp.131-34).
Vedo qui due americani, solidi: lui gran
lavoratore, sempre in cerca del modo migliore di compiere il proprio
lavoro, del gesto giusto, soddisfatto se è compiuto bene; lei degna
moglie di un siffatto uomo, gran lavoratrice, energica, modesta,
senza fronzoli, che si concede la sola piccola vanità nel collarino
e nel cammeo. Sono persone forse un po’ mediocri, ma giuste.
Giuste, ma dure. Conoscono sì la giustizia (la imparano dalla
Bibbia)... ma paiono zoppicanti sulla misericordia. Conoscono la
forza del dovere, ma ne trascurano la bellezza che pone in armonia il
dovere con il mondo.
Persone per bene, per carità. Sicuramente
pretendono da sé prima che dagli altri. Sicuramente sono free
born, of good repute, and well recommended (così viene presentato il Candidato che bussa alla porta del Tempio nella tradizione anglosassone)... Mi piacerebbe incontrare lui (in altre prospettive pure lei) tra le colonne? Francamente, non so.
Prospettiva
reale.
Come sono andate in
realtà le cose?
Lo racconta lo stesso pittore.
Grant Wood fu colpito da una
piccola casa dipinta di bianco a Eldon, nello
Iowa, e volle dipingere una coppia di persone che immaginava
potessero abitarvi.
Scelse come modelli la sorella ed il proprio dentista. I
due non hanno mai posato davanti alla casa (il quadro richiama anche
una posa fotografica forse per dare più realismo) e nemmeno hanno
posato insieme. Il pittore li ha dipinti separatamente come
separatamente ha dipinto la casa (che nella realtà non ha il tetto
così spiovente) e nel portico ha aggiunto
piante che non c’erano.
Insomma, dal punto di vista della realtà quella
scena non è mai esistita. Eppure ha descritto meglio di tante altre
rappresentazioni un certo tipo di America.
Altre
prospettive. Tutti pensano ai due come ad una coppia di
coniugi, lei molto più giovane di lui. La sorella del pittore dopo
certi commenti ironici del pubblico protestò con lui per essere
creduta moglie di un uomo con più del doppio dei suoi anni. Grant
lasciò così intendere che non si trattava di marito e moglie, ma di
padre e figlia. Dunque, un’altra prospettiva.
Ma non l’unica. Gli abitanti dell’Iowa non
gradirono di riconoscersi nella coppia nella quale vedevano
rappresentati i valori di una società chiusa su valori integralisti
e protestarono vivamente (qualcuno minacciò di staccare a morsi le
orecchie del pittore!). Ecco un’altra prospettiva.
Successivamente la coppia fu vista come
rappresentante dei valori incrollabili di tutta l’America, senza la
quale il mondo libero non esisterebbe. Ulteriore prospettiva.
E ce ne sono altre, ma qui mi fermo.
Quale prospettiva è la vera?
*
Può lasciare perplessi l’uso del termine
“prospettiva”.
Il termine deriva dal latino prospicĕre
(composto di pro = avanti e specĕre = guardare,
guardare innanzi) che significa “guardare avanti”.
Comunemente viene inteso come un modo di guardare
la realtà (si pensi alle arti pittoriche), quindi come qualcosa di
diverso dalla realtà. La geometria proiettiva (che mette la
prospettiva alla base) mostra le varie forme sotto le quali uno
stesso oggetto si presenta. Per esempio un parallelepipedo retto
(facce rettangolari e spigoli perpendicolari tra di loro) può
diventare un poliedro a facce non rettangolari e spigoli non
perpendicolari se osservato da un certo punto di vista. L’osservatore però sa che l’oggetto pur potendo
essere visto in modi diversi resta quello e non cambia.
Infatti è questa la situazione che tutti noi
intuiamo. Noi ci pensiamo immersi in un mondo luminoso e colorato.
Discutiamo se il mondo sia o non sia finalistico (tutto nell’universo
fluisce verso una meta finale), ordinato, deterministico, ma
trascuriamo il fatto che in realtà il mondo noi non lo vediamo, non
lo odoriamo, non lo sentiamo. La scienza mostra che l’uomo vive in
un mondo fatto solo di vibrazioni elettromagnetiche: l’occhio non
vede, l’orecchio non ode, il naso non odora ma colgono onde che il
cervello modifica e traduce in modo che noi dopo il processo del
cervello (cervellotico?) “vediamo”, “udiamo”, “odoriamo”.
Il mondo colorato così come lo vediamo non è la
realtà ma è una immagine (prospettiva) creata dal nostro cervello
(organo che non è la nostra mente). Chi è effetto da daltonismo
vede una immagine (prospettiva) diversa delle stesse cose: è
cambiata la prospettiva non le cose.
Il mondo come lo udiamo è un’altra prospettiva
creata dal nostro cervello, organo talmente bravo da rendere le due
prospettive non solo compatibili ma anche talmente coerenti tra loro
che noi non siamo più in grado di distinguerle. Non siamo nemmeno in
grado di capire, se non con sforzo mentale, che sono solo prospettive
create dall’uomo e non la realtà. E ci lascia perplessi (talmente
perplessi che tanti non accettano) che il colore non è una proprietà
intrinseca di un oggetto, ma solo un rimbalzare di onde
elettromagnetiche. Ciò che noi chiamiamo per esempio colore verde di
una certa cosa non è proprietà di quella cosa e non di altre, ma
solo una particolare lunghezza d’onda delle onde elettromagnetiche
che quella cosa riflette come un muro fa rimbalzare una palla. Ce n’è
abbastanza per confutare più della metà della metafisica umana dai
tempi di Platone!
Prospettive, non realtà. E allora rimaniamo pure
tra le prospettive: la realtà è al di fuori della nostra portata.
Certo che a questo punto vengono messe in forse le
risposte alle domande fondamentali dell’uomo. Probabilmente è
saggio accogliere le prospettive che permettono di vivere al meglio.
E basta.
Quale
prospettiva ?
Quale prospettiva è corretta?
La domanda è malposta. La prospettiva
"universale" non esiste, oppure se esiste è
irrimediabilmente al di fuori della portata dell’uomo. La stessa
scienza ammonisce con Heisenberg che non è possibile giungere alla
conoscenza delle informazioni complete di una singola particella sub
atomica; figuriamoci per qualunque cosa un po' più complessa!
L’osservatore influisce irrimediabilmente su ciò che osserva, che,
se non osservato, è diverso da come appare a chi osserva (ed è
diverso ai tanti osservatori). Ogni osservazione è una prospettiva
della realtà, non la realtà stessa.
Dovremmo trarre un salutare insegnamento da una
comune espressione che ancora oggi viene usata: “E’ la sua
Waterloo!” in bocca a un francese indica una sconfitta
definitiva, ma detta da un inglese si riferisce alla vittoria
decisiva.
Ogni prospettiva mette in evidenza qualcosa di
rilevante (per quel punto di vista). Se si vuole esprimere qualche
altro aspetto è gioco forza modificare prospettiva. Non fa lo stesso
anche la scienza quando parla del reale ma lo colloca entro paradigmi
stabiliti e accettati? Cambiando paradigma cambia il senso del reale.
Dire paradigma non vuol dire punto di vista, prospettiva? Ci sono
esperimenti che mettono in evidenza la natura della luce come fascio
di particelle (pensiamo ad una mitragliatrice che spara) e altri che
invece mostrano la luce sotto un aspetto ondulatorio (come le onde
del mare); nessun esperimento potrà mai mostrare la luce
contemporaneamente come onda e particelle. Non riusciremo mai a
decidere (oggi la scienza insegna non essere realistico nemmeno
supporlo) quale effettivamente sia la natura della luce, se
ondulatoria o corpuscolare.
Ciò che invece ancora mi sorprende è la
praticamente illimitata capacità dell’uomo di dividere ancora di
più ciò che è già diviso. I vari politeismi religiosi all’origine
di numerose guerre hanno dato origine solo a scaramucce. La stessa
guerra di Troia, pur nella sua importanza di scontro tra Greci (al
tempo i Micenei) e Troiani (legati alla civiltà ittita) per il
controllo di rotte commerciali, non poté realisticamente coinvolgere
che qualche migliaia di uomini e non le miriadi cantate da Omero
(parla di quasi 1200 navi e 130.000 greci contro 50.000 troiani e
loro alleati). Sono le religioni monoteiste (ognuna con il suo
assolutismo particolare) che hanno dato origine ai grandi conflitti
(tra cristiani di un tipo contro cristiani dell’altro tipo, e tra
cristiani e musulmani, tra ideologie diverse). L’ultimo conflitto
mondiale, ideologico non religioso (ma non è lo stesso?), ha
coinvolto milioni di persone.
Traduco. I monoteismi sono prospettive diverse,
autoescludentesi, che si ritengono incompatibili tra loro, per cui
l’uno deve tentare di distruggere l’altro, e viceversa. I
politeismi sono prospettive diverse, non necessariamente
autoescludentesi, quindi difficilmente presentano contrasti
totalizzanti che mirano alla distruzione dell’altro. Le distruzioni
nascono invece da interessi politici o commerciali diversi (per
esempio i Greci contro i Persiani, Roma contro Cartagine).
(continua)