11 settembre 2026

Cattivi Maestri, buoni insegnamenti 1

 Da una vecchia Tavola Architettonica della mia Loggia

Il Maestro. Chi è costui?

La Loggia lavora sulla Tavola “Cattivi Maestri, buoni insegnamenti” in Primo e in Secondo Grado.

Il Maestro Venerabile invita la Loggia in grado di Apprendista a lavorare sulla Tavola “Buoni insegnamenti, cattivi Maestri”. La stessa Tavola verrà livellata successivamente dalla Camera di Compagno e completata sulla Tavola da Disegno dalla Camera di Mezzo in quanto – ricorda il Maestro Venerabile – il lavoro muratorio presenta diverse modalità a seconda dei gradi: distinguere per l’Apprendista, comprendere per il Compagno e mettere assieme per il Maestro.

Esistono personaggi fondamentali nel mondo esoterico dal comportamento discutibile o non accettabile: si devono quindi distinguere qualità e caratteristiche umane dall'insegnamento esoterico.  Esistono personaggi che utilizzando insegnamenti di maestri e guru hanno creato sette e strutture atte a sfruttare la credulità degli allievi.

Come avere gli strumenti adatti per capire quali insegnamenti accogliere e quali persone respingere?

Come può l'Apprendista capire se ha di fronte un maestro oppure un millantatore?

Quando la sussistenza materiale del cosiddetto maestro dipende dagli allievi debbono sorgere dei dubbi sulla sua validità. Analogamente dobbiamo rifiutare il sedicente maestro che concedendosi lussi personali tiene gli allievi nelle ristrettezze materiali.

Passo fondamentale della maturità umana è la simbolica uccisione del padre che indica il raggiungimento dell'autonomia. Negli aderenti ad una setta invece si trasferisce sul "maestro" proprio la proiezione paterna che va superata. Il rapporto che si crea è falsato.

La validità di un maestro può valutarsi nell’atteggiamento verso la ricerca: non affermare “è così”, bensì “mi pare di aver capito che sia così”.

Il Libero Muratore ha a disposizione utensìli (scalpello, mazzuolo, livella, filo a piombo, ecc.) che gli permettono, se applicati correttamente, di distinguere ciò che è valido da ciò che è inefficace o dannoso.

Un criterio di distinzione consiste nell'esame del comportamento del maestro che si pone modello per gli altri anche negli atti umili nella vita quotidiana.

Il lavoro della Loggia continua nella Camera di Compagno sullo stesso tema. I Fratelli Apprendisti vengono invitati a leggere nel frattempo nella Sala dei Passi Perduti alcuni passi dalle “Letture del Primo Grado”.

L'Apprendista deve riuscire a capire se l'interlocutore è buono o cattivo Maestro, ma lo può fare solo in modo limitato. Il Compagno invece ha il compito di comprendere (non di giudicare) la differenza delle strade e aiutare l'Apprendista a distinguere, intendendo con tale termine non solo l'Apprendista che in Loggia siede nella Colonna di fronte a lui, ma anche l'Apprendista che ha in sé. Aiutarlo, mitigando il fuoco delle passioni con l'amore, è caratteristica tipica del femminino che è in noi.

Dobbiamo osservare la via da un punto di vista diverso, quello cioè di chi sale sulla scala curva e cambia visuale ad ogni gradino.

Il ricercatore incontra diverse scuole che si ritengono depositarie della verità. Per comprenderne l'essenza dobbiamo servirci delle nostre facoltà intuitive, riuscendo anche a separare la vita profana del maestro dal suo insegnamento.

Il Compagno deve immedesimarsi nel simbolo della Stella fiammeggiante. La luce proviene dall'interno e deve insegnare che solo nell'interno è possibile individuare la propria essenza. E' appunto quanto succede all'uomo: da bambino si identifica negli strumenti (è elettricista perché impugna una lampadina, è meccanico perché muove un cacciavite,...), ma crescendo si rende conto che non deve affidarsi alle cose ma solo a se stesso. Allora non ci saranno più nostri simili cui dare la possibilità di essere creduti, ma saremo noi a confidare liberamente in chi riterremo degno.


(continua)


10 settembre 2026

Pensieri: Ettore e Achille

Ettore, Achille e il Libero Muratore 

Achille è l’uomo invincibile, che cerca l’immortalità nella vittoria e teme la morte non del corpo ma dello spirito guerriero.

Ettore è contemporaneamente guerriero, marito, padre. Non teme la morte perché sa che è inevitabile. Vuole non tanto non morire quanto proteggere ed essere di esempio.

Ettore rappresenta il lavoro del libero muratore che non deve avere come modello Achille ma deve lavorare perché è il suo dovere..

Libertà

Fratello Esperto, perché volete condurre un profano tra noi?
Perché è un uomo libero e di buoni costumi.

Libertà da...? Libertà di...? ...Solo

Libertà

La libertà è una scelta. Al momento della nascita l'uomo non ha possibilità di scelta, ma solo condizionamenti fisiologici. Successivamente ci sono i condizionamenti familiari, ambientali, sociali. Se l'educazione è rispettosa allora spinge a scelte libere.

L’iniziazione è scelta propria, individuale, incondizionata, di incamminarsi verso la libertà. E' un lungo cammino di conquista della libertà, conquista lunga e mai terminata, da rinnovare ogni giorno.

La libertà è la possibilità di compiere o non compiere certi atti secondo la nostra volontà, ma non contro gli altri.

Libertà è come un dovere: ma siamo ancora sul piano civile. Chi ha doveri non ha più libertà, ma il dovere di seguire il proprio dovere... e quindi anche la libertà.

09 settembre 2026

I metalli: spreco

Lasciare i metalli fuori dal Tempio

Spreco, scialo, dispersione

E' buona norma ricapitolare ogni sera le nostre azioni. Quanti gesti inutili! Quante parole vuote! Quanta energia sprecata!

E' saggio cominciare a controllarci e capire che dobbiamo usare forza e intelligenza per legittimi scopi e non per motivi futili. Comprendere le finalità del nostro lavoro muratorio e non sprecarlo in diatribe che di massonico hanno una etichetta mal appiccicata.

Quante tornate di Loggia futili, solo per mettere in risalto l'ego di sedicenti  "venerabilissimi" e "potentissimi" !...

Niente delle nostre energie deve essere sprecato.

08 settembre 2026

Tornate nei gradi

La mia Loggia diverse volte ha tenuto tornate in cui si è lavorato in primo grado e successivamente si è continuato in secondo e terzo grado 

Cicogna

Una volta lavorammo in Primo Grado sul “Volo della cicogna” (della, non delle). La tavola introduttiva riuscì con qualche opportuno spunto a creare l’atmosfera giusta.

La cicogna è un uccello che fa parte del nostro inconscio collettivo: nella voce popolare porta i neonati ai genitori, alla madre, alle famiglie.

E’ un trampoliere, vive in ambienti umidi. E’ un migratore e vola in branchi numerosi e segue suoi percorsi che avverte quasi attraverso un ulteriore senso misterioso.

La cicogna è di colore bianco e nero, ed è muto. Cosa cerca nel suo migrare? Dove vola? Perché?

La risposta è venuta nella prosecuzione della tornata in Terzo Grado.

Si parlava del lavoro in Terzo grado, ma quasi naturalmente l’accento è stato messo sull’obiettivo del viaggio della cicogna, collegandosi pure alla tavola tenuta poco prima in Secondo Grado sul postulato della rotazione del piano (che Arturo Reghini ha posto alla base della sua ricostruzione della geometria pitagorica): il centro dell’uomo e il centro del massone.

Lucciola

Il volo della cicogna ha suggerito la traccia per un'altra tornata di Loggia: il volo della lucciola. Fu uno spunto che ricavai dall’intervento elettorale dell’allora candidato a Gran Maestro Ennio Battelli ricordando una spiegazione del nonno massone. Il massone - disse il nonno massone al bimbo Battelli - è come una lucciola: con il suo lumicino interiore vola nel buio alla ricerca di altre lucciole per avere una luce un po’ meno fioca. Volano assieme, ma ognuna vola per conto suo. La lucciola rimane a livello individuale, la ricerca non è ancora organizzata. E su questo il Maestro Venerabile ha chiamato la Loggia a lavorare.

Passammo poi al Secondo Grado. Tavola: La Cattedrale Gotica. Ecco la continuazione del lavoro. La lucciola non vola solitaria anche se con altre lucciole, ma organizza il suo darsi da fare nel lavoro collettivo del cantiere.

La tavola non poteva non toccare la matematica, concepita ben diversamente da quella che si insegna nelle scuole.

Particolare interessante. Aperti i lavori in Secondo Grado, il Maestro Venerabile li ha subito dopo sospesi per dar modo agli Apprendisti di rientrare come visitatori e assistere allo svolgimento della tavola.

Qualcuno ha brontolato. Ma forse è stata una esperienza positiva perché gli Apprendisti hanno potuto assistere alla prosecuzione del lavoro.

Insomma fu un esperimento molto particolare che può avere un senso solo se resta un lavoro condiviso e non imposto.

07 settembre 2026

I metalli

 

Metalli: Pigrizia

Lasciare i metalli fuori dal tempio è metafora simbolica che indica la disposizione del candidato alla Massoneria di lasciare la vita profana e inoltrarsi su un cammino diverso. E' eredità sopravvissuta di antiche usanze all'inizio di una nuova tappa.

L'allora Gran Maestro del Goi Armando Corona la indicò come preparazione alla fraternità: come tu ora sei privo di ogni sostanza e sei nel bisogno così devi aiutare il prossimo che è nel bisogno.

Ma deve essere atto simbolico che ogni fratello compie entro sé prima di entrare in Loggia ad ogni tornata.

Cosa vuol dire abbandonare i metalli?

Temo che il massone medio lo abbia dimenticato, ammesso che lo abbia mai saputo. Si ricorda del piccolo gesto di consegnare al Fratello Esperto portafoglio, orologio e chiavi dell'auto e non riesce ad andare oltre la semplice gestualità.

La pigrizia ci spinge ad evitare lavori sgraditi.

Ricordo un precedente Maestro Venerabile che si rifiutò di svolgere il ruolo del Copritore Interno (come le usanze della Loggia richiedevano) adducendo un forte mal di schiena che invece scompariva (magicamente?) seduto all'Oriente come ex-MV.

La pigrizia va superata se si comprende che qualunque lavoro è utile e positivo. Il ruolo del precedente Maestro Venerabile non viene sminuito se siede all'Oriente in bella mostra o vicino alla porta come Copritore Interno o in qualunque altro ruolo o posto. Oppure il posto colpisce solo la sua vanità?

Se si sente "non valorizzato" in un ruolo, se se ne sente sminuito o "indegno", allora significa che non ha compreso il senso del lavoro muratorio.

Dobbiamo comprendere ciò che si fa e il valore del nostro (provvisorio!) ruolo nella tornata.

Abituiamoci a cambiare il nostro punto di vista senza lamentarci, perché lamentarsi vuol dire indebolirci e indebolire chi ci sta vicino..

Facciamo il nostro lavoro anche se costerà qualche sacrificio e più che mai se ne è colpita la nostra vanità. Contrastiamo la nostra inerzia, sia interna che esterna a noi.











09 agosto 2026

Ricordi muratorii

Tanti anni fa. Una Loggia di Bologna. Rito di iniziazione per un bussante.

Il Maestro Venerabile legge all'iniziando il testo del giuramento (a quel tempo si giurava e non si prometteva) e gli chiede se sia disposto a prestarlo.

Sorprendentemente il candidato si rifiuta.

Il rito ovviamente è interrotto e il candidato è accompagnato nella sala dei passi perduti dove è immediatamente raggiunto anche dal fratello presentatore.

Il candidato spiega all’Esperto  che lui, sardo della Barbagia, toccato nell’infanzia da brutali esperienze di sangue, non può giurare su un testo che parla di spargere il sangue, sia pure simbolicamente. Rifiuta di continuare e se ne va.

Il fratello presentatore, stupito come tutti, nota la difformità con il suo comportamento pacato quotidiano e lo stato eccitato del momento, dovuto forse all’emotività scatenata dal rito amplificata da ricordi tragici: “Sembra un’altra persona” ammette sconcertato.

Nota stonata.
Qualcuno monta in cattedra criticando saccentemente il profano.

Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.