Continuo a riflettere sul mio appuntamento con la Nera Signora.
Lo so, caro Vecchioni, che non mi guarderà con malignità. Forse sarà un po' stupita del mio stupore, che malgrado le mie riflessioni, temo che avrò.
La mia speranza più grande però è che trovi poca zavorra nel mio zaino...
Ci eravamo lasciati con una esclamazione forse sconsolante ma molto realistica: Io non lo so. Io sono davanti ad una porta chiusa. Al di là posso solo immaginare un mondo nel quale non valgono regole note. Oltre, non so.
Io parlo con me stesso
Parte seconda
L'altro
io. Sì, una porta…
Io.
Una porta… chiusa. La vedo. Ma… a volte mi dico che “vedere”
non significhi “esistere”. Ho già visto tante cose che non
esistevano…
L'altro
io. Lo saprai, lo sapremo tutti. Intanto sei qui. Da
solo.
Io.
Soli si nasce. Soli si muore. Sono le uniche azioni della vita che
l’uomo compie da solo. Così attendo in solitudine. Così debbo
fare.
L'altro
io. Potrebbe essere utile la presenza di qualcuno che
ti possa consolare.
Io.
Consolarmi di che? Perché io son vicino alla morte e tanti altri no?
Tutti gli uomini hanno nel loro futuro l’incontro con la Nera
Signora: non è una disgrazia o una malattia, ma la vita stessa. E’
tremendo temere la morte perché significa temere la vita e vivere
male. Tanto a quell’incontro presso la porta chiusa tutti dovremo
arrivare, prima o poi.
L'altro
io. La porta chiusa fa paura.
Io.
Ero appena entrato nella mia Loggia Madre. Un vecchio fratello mi
parlò del grande compito della Massoneria, quello di insegnare a
morire.
A quei tempi relegavo la morte in un imprecisato
futuro lontano; credevo che la Massoneria dovesse insegnare a vivere
bene, non a morire. Poi, molto tempo dopo, ho compreso…
L'altro
io. Che c’entra la Massoneria con la morte?
Io.
Se impari a vivere bene allora inevitabilmente saprai morire.
L'altro
io. Morire sì, ma anche morire bene?
Io.
Che vuol dire morire bene o morire male?
Se vivi bene (e questo sappiamo cosa significa)
allora riesci a comprendere bene Hiram.
Hiram è una bomba del pensiero: in qualunque modo
lo “maneggi” scoppia e ti “investe” di sensi nascosti.
L'altro
io. Questa è la forza del simbolo!
Io.
Hiram, colpito brutalmente, fugge. Colpito di nuovo continua a
fuggire, fino al colpo fatale. E’ l’istinto di sopravvivenza a
fargli tentare la fuga? Lo spingono timore e paura?
Non è vero che la paura della morte scompare con
la credenza in una vita futura. C’è anche la paura della
sofferenza che precede la morte. C’è la paura dell’essere soli,
abbandonati. E’ la paura del buio, del bosco di notte, di rumori,
fruscii, ombre minacciose… E’ la paura dell’ignoto, dell’altro.
Ma l’ignoto non puoi fuggirlo come non puoi sfuggire alla morte. La
devi affrontare.
L'altro
io. La paura della morte è in ogni uomo.
Io.
L’uomo deve superare la paura della morte. Solo così può
apprezzare la vita.
L'altro
io. Come Hiram.
Io.
Se comprendi Hiram allora giungi a capire che la bara che scavalchi è
semplicemente la “tua” bara e dentro c’è il “tuo” corpo.
Scavalcare la bara vuol dire inserirsi nel flusso armonico di vita e
morte, della tua vita e della tua morte.
L'altro
io. Imparare a morire!
Io.
E’ il compito dell’uomo. Sembra strano affermarlo, ma imparare a
morire significa vivere bene. Significa imparare la disciplina
dell’Eternità, come insegnò quel formidabile massone di Carlo
Gentile. Riflettere sulla morte è riflettere sulla vita.
L'altro
io. Sulla tua vita e pure sulla tua morte.
Io.
Si racconta la morte come dissolvimento della goccia d’acqua nel
mare. E’ immagine leggiadra e serena. La goccia si annulla nel
mare. Cioè tutte le molecole che la componevano si disperdono nel
mare. Tutte! L’entità goccia non esiste più ma le singole
molecole esistono ancora.
L'altro
io. Così la morte è il dissolvimento del corpo.
Io.
Einstein ha dimostrato che massa ed energia sono strettamente legate
in una legge fisica valida nel mondo fisico. Quindi vale anche per
me. E anche la mia massa diventerà energia. Quell’energia, la
“mia” energia, dove andrà a finire? Non lo so; so solo che sarà
la trasformazione del mio corpo, ma non so andare oltre. Ora
comprendo l’antico uomo nel buio con un piccolo lume che riesce
solo a rischiarare un poco attorno a sé.
L'altro
io. Il corpo si dissolve e cambia.
Io.
Si, e il dissolvimento è cosa che colpisce, perché non è poetico.
La carne si stacca dalle ossa. E’ tutto putrefatto. Più
materiale di così!
Per tanti è intollerabile l’immagine che il
proprio corpo diventi un ammasso di materia decomposta, puzzolente.
E’ più accettabile un grande fuoco che in poche ore brucia tutto.
(continua)