Due Liberi Muratori parlano degli Antichi Doveri
De Officiis Antiquis
Primo Dovere
Parte sesta
L'ateo e il libertino
Vecchio Copritore. L’ateo può avere il senso del sacro? può partecipare al sacro? E’ la domanda discriminante.
Ulisse. Non credo che essere ateo, specie se si considera il termine nel senso più “ampio”, impedisca la capacità di percepire il sacro.
Vecchio Copritore. Un oggetto sacro è qualcosa cui per un certo motivo qualcuno attribuisce altre qualità, diverse. Per esempio, l’ostia dell’eucarestia è una cialda di farina che per qualcuno è carne e sangue del dio, per altri simboleggia il corpo e il sangue del dio pur non essendolo, per altri è il cibo simbolico del pasto sacro, per altri ancora è una semplice cialda. Così qualunque altro oggetto o simbolo è sacro per qualche uomo e non per altri (il “sacro per tutti” è totalizzante).
Ulisse. Ciò che per me è un albero per altri può essere il simbolo dell'illuminazione (di Buddha sotto il sicomoro, per esempio) o il simbolo dell’asse del mondo. L'albero di Natale per qualcuno è un oggetto di arredamento, per altri un segno di festa, per altri ancora il simbolo della luce nascente dal buio più profondo.
Vecchio Copritore. Ecco perché non mi piacciono quelle manifestazioni di isterico integralismo che vedono bruciare la bandiera di un altra nazione.
Ulisse. La bandiera è simbolo ben più profondo di un governo temporaneamente in carica. Bruciandola si feriscono i sentimenti di tutti, anche di chi non si riconosce nella politica di quel governo.
Vecchio Copritore. Vi sono atei dichiarati che provano un vero e proprio senso sacrale verso l'uomo e l'umanità. Vi sono atei e agnostici che finalizzano il lavoro dell'uomo non a un improbabile (per loro) premio divino ma ad una ineliminabile (per loro) esigenza di giustizia verso l'Umanità, una sorta di compassione buddhista che deve (e sottolineo deve) far parte dell'essere uomo. E a questo sentire sono disposti a indirizzare (a volte “sacrificare”) la propria vita.
Ulisse. Essere in grado di sentire il senso del sacro può essere condizione di ammissibilità per la Massoneria o è necessario credere in un principio trascendente?
Vecchio Copritore. Innanzi tutto un bonario consiglio. Attenti alle definizioni: le vie per l'Essere Supremo o la Trascendenza o comunque si voglia dire sono praticamente illimitate. Definirle vuol dire limitarle.
Ulisse. L’argomento è spinoso. Per esempio chi ritiene che immanenza e trascendenza siano aspetti diversi di una stessa realtà, per cui non crede all'immanenza come non crede alla trascendenza può essere massone? Se in ultima analisi si considera l'Umanità come GADU e GADU come Umanità, rimaniamo nell'ambito muratorio o ne siamo fuori?
La domanda è sempre la stessa: un ateo può essere ammesso in Massoneria?
Vecchio Copritore. La risposta - credo - va data non per categorie (gli atei, i credenti, i religiosi o altro) ma sulle singole persone.
Ulisse. Quindi la credenza in un Essere supremo non deve essere (in effetti non lo è) la sola chiave per l'ingresso ma va inquadrata nell’insieme delle qualifiche e aspirazioni del bussante. Così l’ateismo non può essere necessariamente la causa del rifiuto ma va inquadrato nell'insieme delle qualifiche del candidato.
Vecchio Copritore. In ultima analisi l’ateo, che si sia dato una risposta oppure la stia ancora cercando, si è posto la domanda.
Ulisse. Già, la domanda… Parsifal per non aver posto la domanda a Re Anfortas viene allontanato dal castello del Graal. Solo dopo difficili battaglie e lunghi pellegrinaggi conquista la possibilità e la capacità di porre la domanda giusta al Re infermo e raggiungere la meta.
Vecchio Copritore. Forse la discriminante per l’ammissione in Loggia è non tanto il tipo di risposta, ma la domanda stessa. L’uomo che non si pone la domanda, il “nullista”, il “menefreghista” può essere ammesso tra noi?
Ulisse. Se bussasse alla porta del tempio il buon Zarathustra di Nietzsche, che proclama nel suo cuore «Dio è morto!» e vuole quindi costruire nuovi valori per l’uomo che vuole essere uomo, verrebbe respinto come ateo oppure accolto come operaio del cantiere?
Vecchio Copritore. Una volta ascoltai un libero muratore sostenere che qualsiasi idea di Dio ha falsificato la concezione della vita: la scienza e la filosofia hanno sempre fatto da serve alla religione. Che si creda a Dio, a Cristo, a Wakan Tanka, o all’Architetto dell’Universo, si conviene che la vita è soltanto illusione... Un massone – sosteneva – deve necessariamente essere ateo, con buona pace di Anderson.
Ulisse. Certi Massoni vedono il Grande Architetto come Dio, altri come il principio creatore, altri ancora l’hanno cancellato. Per altri massoni non può invece essere fissato in una nozione definitiva che ne limita e restringe il senso.
Vecchio Copritore. Il Grande Architetto dell'Universo è un simbolo, come tutto ciò che si trova in Loggia. Il simbolo parla all’uomo che non vuole essere solo uomo materiale e il simbolo del Grande Architetto dell'Universo parla a ciascun Fratello secondo la sua sensibilità.
Ulisse. Il Grande Architetto dell'Universo non è un dogma, non è il vegliardo barbuto: è il linguaggio che parla al cuore. Chi parla? L’infinito della coscienza dell’uomo.
(continua)