C’è
una delicatezza profonda nella poesia di Kipling dedicata alla Loggia
Madre, la Hope and Perseverance n.782 all'Oriente di Lahore,
unita ad una grande nostalgia per quei Fratelli. Costumi diversi,
estrazioni diverse, religioni diverse, ognuno con le proprie
caratteristiche e le proprie prescrizioni: chi non può mangiar
carne, chi non beve alcool, chi non può sedersi a tavola con caste
inferiori, e così via. E allora cosa fanno? Semplicemente stanno
assieme a fumare e a parlare (magari oggi non fumerebbero nemmeno per
non disturbare i Fratelli non fumatori).
Si
è parlato spesso di Kipling come espressione alta dell'imperialismo
inglese. Ma a ben vedere in lui non si tratta di vero e proprio
imperialismo, bensì di consapevolezza di portare nel mondo la
civiltà (certo idea discutibile, ma lui ci credeva), come l’antico
romano vedeva in Roma il centro irradiante della civiltà umana. E la
Massoneria viene vista come il legame più saldo e più “civile”
(perdonate il bisticcio di parole) per tenere unite persone di
origini così diverse.
Io
qui vedo il piacere di stare assieme, senza discutere, parlando
ordinatamente uno dopo l'altro, in letizia. Ecco, qui forse assume il
suo significato originale la letizia di Francesco d'Assisi. E' una
vicinanza che unisce e non vuole dividere, che fa capire come siano
assurde le guerre sante contro l'infedele: ...non esiste qualcosa
come un infedele, Eccetto, forse, noi stessi
– scrive Kipling.
Non
cercano le cose che dividono, ma quello che unisce. Non pongono un
Dio contro l'altro Dio, ma tutti parlano rifacendosi al Dio che
meglio conoscono. Divinità diverse o aspetti diversi dell'unico Dio?
Non importa. Lasciano alle teologie disquisizioni del genere. Quei
Fratelli hanno un solido senso di religiosità che ognuno “descrive”
e “interpreta” con i parametri che sente più confacenti a lui. E
questo per loro è sufficiente.
Il
senso della Loggia Madre è di uno struggimento commovente.
Il
legame è forte. La Loggia Madre è unica, per tutta la vita
massonica. Puoi cambiare Loggia, puoi cambiare Istituzione, puoi
venire ri-iniziato per certe regole che all'una Istituzione non fanno
riconoscere l'altra Istituzione, puoi entrare in Corpi Rituali ed
avere altre iniziazioni o elevazioni o esaltazioni o come si
chiamano, ma la prima Loggia, la tua Loggia Madre, è sempre e
rimarrà sempre solo quella, e non altre.
Il
legame che si è costruito con quella è viscerale e lo avverti se i
casi della vita ti portano a cambiare Loggia. Lo avverti anche se la
tua Loggia da madre diventa matrigna (perché certi fratelli
cambiano, altri ancora non ci sono più e nuovi ne sono entrati).
Solo così avverti la profondità, la sacralità quasi di quanto
costruito in quella lontana tornata dove sei stato fatto Apprendista,
e proprio lì, in quella particolare Loggia, e non altrove.
E
se anni dopo vi ritornerai, ti renderai conto, anche se fisicamente i
Fratelli di allora non ci sono più, anche se il locale non è più
quello, che è rimasto forte il legame con la Loggia, la tua Loggia
Madre: lì c'è la spada fiammeggiante con la quale fosti creato
Apprendista, lì c'è la pietra grezza sulla quale hai iniziato il
tuo lavoro, lì c'è il Volume della Legge sul quale giurasti, lì ti
sei alzato in piedi e hai mosso i primi incerti passi.
Appunto,
ci fu un momento in cui la mia Loggia da madre diventò matrigna.
Qualche
anno fa in collina vidi in un campo lontano, un gruppo di caprioli
che si muoveva in fila indiana, faticosamente arrancando sulla neve.
Guardai col binocolo: cinque sagome, tutte in fila. I primi tre
camminavano in avanti, ma gli ultimi due stavano dando vita ad un
rito drammatico: il quarto della fila scacciava l’ultimo e gli
imponeva di non seguirli. Immaginai che l’ultimo fosse il piccolo
della cucciolata dell’estate precedente e l’animale che lo
scacciava dal gruppo fosse proprio la madre che gli imponeva
brutalmente una ferrea legge di vita. Il piccolo tentava di ritornare
nel gruppo, il suo mondo conosciuto, ma la madre, ferrea, ogni volta
che notava un suo avvicinamento, lo scacciava sempre più
brutalmente.
Sì,
lo so. La Natura (con la N maiuscola) non lascia spazio ai
sentimenti. Il piccolo capriolo deve essere allontanato perché il
territorio non può reggere un aumento eccessivo della popolazione e
perché si potrebbe correre il rischio di un rapporto incestuoso,
geneticamente micidiale. La Natura rifugge dai moralismi, ma ne sa di
genetica molto più dei nostri più ferrati genetisti; non si
preoccupa della salute psichica del singolo individuo ma della salute
dell’intera popolazione. I malesseri psichici di un singolo fan
presto a passare quando le tue giornate sono scandite dalla affannosa
ricerca del cibo e dalla ancor più affannosa fuga dai pericoli. E se
il singolo capriolo non dovesse sopravvivere, beh, in tal caso quel
capriolo contribuirà alla sopravvivenza magari di un gruppo di lupi.
Guardando
dalla finestra quella scena mi immedesimai nello stato d’animo del
capriolo scacciato dalla madre e ritornai con la mente a quella
tornata della mia Loggia.
Erano
almeno un paio d’anni che mi lamentavo della mancanza dei lavori
nei gradi. Ebbene, quella sera, ebbi l’onore di una tornata tutta
per me. Elevarono la Loggia al Terzo Grado e il Venerabile lesse la
sentenza del Tribunale di Loggia che mi condannava.
Ma
il bello venne nella Sala dei Passi Perduti. Mi trovai al centro di
un cerchio vuoto. Mi spostavo e si spostava il cerchio vuoto. Quasi
nessuno mi rivolse la parola. Qualcuno immaginai per
ritegno e imbarazzo non sapendo che dirmi, altri per non andar contro
l’indirizzo predominante, altri ancora proprio per non volermi
avvicinare. Partecipai ad un’altra tornata dopo quattro mesi e gli
altri mi trattarono con formale cortesia (ma quanto gelida!).
Anni
dopo vi ritornai come Maestro Venerabile della Loggia che mi aveva
accolto. Francamente stare all’Oriente la prima volta non mi
dispiacque (dopo tutto quello che era successo) e qualche
pavoneggiamento temo pure di averlo fatto.
I
tempi erano cambiati, io ero cambiato, presumo che anche i
protagonisti di quella vicenda fossero cambiati, alcuni di loro non
c’erano più. Ritornai e fui anche, per tre anni, Ispettore di
Loggia, seduto alla sinistra del Venerabile e attento allo
svolgimento dei lavori.
Un
giorno incontrai per strada l’allora Maestro Venerabile e
Presidente del Tribunale che mi condannò. Mi chiese scusa di quanto
successo, confessandomi di essere stato spinto da qualcuno che al
tempo aveva idee grandiose e manipolatorie.
Gli
risposi, con aria da vecchio saggio (ma forse non colse l’ironia )
che quello aveva preso in giro parecchie persone...
Sporadicamente
frequentai i lavori della mia Loggia
Madre.
Oggi è
rimasta là dove io non sono più, deluso e stancato dall'atmosfera
di irreggimentazione e dalla
passività arrendevole praticata dalla gran parte di chi là è
restato. Ma sento ancora forte il legame con la mia Loggia Madre, anche se ormai quella Loggia, anche
se fosse raggiungibile, non
c'è più.