Tempo fa supposi che Ulisse-Odisseo fosse iniziato alla Massoneria e ne immaginai il suo viaggio nei post Arrivo e partenza (qui il primo dei sette capitoli). Dopo il debito apprendistato Ulisse viene passato al grado di Compagno.
Oggi lo accompagniamo nel suo nuovo viaggio.
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Il nostro amico Ulisse è stato proposto dalle Dignità di Loggia per il passaggio al Secondo Grado. La Loggia ha approvato.
La sera stabilita giunge in Loggia un po’ eccitato, anche se cerca di non farlo vedere. E chi incontra subito? Proprio il Fratello che inconsciamente cercava, il Vecchio Copritore, che era lì apparentemente per caso ma in realtà aspettandolo. Sentiva un qualcosa che lo spingeva a stargli vicino in quell’occasione e avvertiva in qualche strano modo che il sentimento era reciproco. Infatti quel vecchio Fratello, che di norma ricopriva l’incarico di Copritore, aveva chiesto per quella occasione di svolgere il ruolo di Esperto, facendosi forte del fatto che era stato proprio lui ad avere accolto mascherato il profano Ulisse e ad averlo accompagnarlo nei suoi primi passi muratorii.
Il Fratello che accompagna il bussante assume per il Candidato un ruolo molto importante – aveva sostenuto il Vecchio Copritore con il Maestro Venerabile – ed è ovvio che sia sempre lui ad accompagnarlo anche nelle successive tappe. Il Vecchio Copritore stava proprio aspettando Ulisse, perché, conoscendolo, voleva preparargli un rito che gli facesse intuire il senso del passaggio da Apprendista a Compagno.
« Compagno d’Arte?... Che brutta traduzione di Fellow Craft. – pensò il Vecchio Copritore – Per specificare l’attività di uno che lavora con le mani si è preso un termine quasi lezioso. Molto più sensato parlar di un lavorante del Craft, della Corporazione, del Mestiere. Ecco, Compagno di Mestiere andrebbe meglio, uno che si “sporca” le mani nel lavoro, ma che allo stesso tempo deve usare la testa per costruire ».
Dunque, arriva Ulisse e subito trova il Vecchio Copritore in attesa. Lo sta aspettando, il Vecchio Copritore, perché lo vuole instradare su un passaggio intimo, suo, tutto suo, senza dover ascoltare le chiacchiere degli intervenuti che usano la Sala dei Passi Perduti non per la necessaria preparazione ma semplicemente come un luogo di ameni conversari.
Il Vecchio Copritore prende Ulisse e lo accompagna là dove Ulisse non avrebbe mai immaginato. Sì, il Vecchio Copritore porta Ulisse nel Gabinetto di Riflessione.
Entrano tutti e due e il Vecchio Copritore fa sedere Ulisse. Lui rimane in piedi, ma si premura di chiudere la porta.
Ulisse rimane stupito, in due nel Gabinetto di Riflessione. Gli pare strano; certo è anomalo.
« Ti ricordi Ulisse, quando ti portai qui la sera della tua iniziazione? »
fa il Vecchio Copritore.
« Certo » risponde Ulisse.
« Ho chiesto al Maestro Venerabile di essere io ad accompagnarti nel rito che dovrai affrontare: sarò quindi il tuo Fratello Esperto. Il motivo è molto semplice: questa sarà una esperienza unica. Tu passi Compagno di Mestiere e non rivivrai mai più nella tua vita massonica questo momento. Desidero tu possa viverlo al meglio ».
Il Vecchio Copritore continua.
« Ora qualche spiegazione preventiva. Tu sei Apprendista Libero Muratore. Vuol dire che nel tuo lavoro hai cercato di comprendere gli interventi della Forza e rendertene consapevole. Questo però non vuol dire che hai lavorato solo con la Forza.
Ricordi la favola sul cambiamento dell’entropia che ti ho raccontato l’anno scorso? Tu hai una solida preparazione scientifica, quindi se vogliamo parlar di entropia tu, Apprendista, sei il mio Maestro, ché io di entropia so poco o nulla. Vedi dunque che contemporaneamente sei Apprendista per certi versi, e Maestro per altri ancora? E quindi sei anche Compagno per altri aspetti.
La contemporanea presenza in te di qualcosa dell’Apprendista, del Compagno e del Maestro ti deve far comprendere la limitatezza di quelli che sostengono la scansione temporale dei tre gradi: prima Apprendista, poi da un certo momento Compagno (e non più Apprendista) e finalmente, da una certa ora x in poi, Maestro.
Ulisse, non è così.
Essere Apprendista deve farti diventare consapevole della Forza. Essere Maestro significa renderti conto che tu sai alcune cose e non ne sai tante altre. Devi quindi essere conscio dei tuoi limiti (quelli che conosci e quelli che ignori) ed essere umile (umile, da humus = terra) nel trasmettere agli altri.
L’Apprendista deve imparare i propri limiti e il Maestro deve essere consapevole dei propri limiti.
Stai per diventare Compagno. Ovviamente anche il Compagno ha dei limiti. E lo vedrai.
Mi preme invece proporti alcuni stimoli che ti possano far comprendere il senso del Grado che stai per ricevere. Per prima cosa, fondamentale, il Compagno deve imparare la Bellezza, che tu finora hai “utilizzato” inconsapevolmente ».
Il Vecchio Copritore continua.
« Dovrai imparare non solo l’uso della Forza, ma anche l’uso “indiretto” della Forza, cioè l’intervento della Bellezza, che in un certo modo “tempera” la Forza e la “addolcisce”, adornandola di quegli ornamenti non inutili e leziosi, tali da toglierle la caratteristica di forza bruta.
Insomma la Bellezza deve allentare le maglie della Forza senza distruggere la rete formata da quelle maglie: senza la rete il manufatto si sgretola.
Devi evitare l’insofferenza per ogni limite: se togli tutti i limiti non c’è più l’uomo.
Fosti accolto nella Loggia di Apprendista sulla punta di una spada. Ti insegnava, quella punta, il colpo dritto, il giungere immediatamente al cuore del problema, con volontà, razionalità e immaginazione (in questo senso ancella della ragione). Volontà di dominare il problema, volontà di risolvere, volontà di emergere, insomma volontà di potere. E non è in sé atteggiamento negativo.
Diventa però negativo se ti fermi qui, se cioè il potere diventa dominazione e predominio, egemonia sugli altri. Devi procedere oltre.
Ricorda Ulisse che come Compagno hai diritto di ricevere il salario. Le antiche leggende della nostra Corporazione indicano che il Compagno riscuote il salario nella Camera di Mezzo. Si va nella Camera di Mezzo salendo una scala dal Portico del Tempio. E’ una scala curva così che mentre sali cambi continuamente punto di vista. Basta, non aggiungo altro, ma concentrati su questo simbolo: è forse il più significativo del Secondo Grado.
Ricordati che da qualche parte esiste un tuo Fratello, legato a te da vincoli più forti dei legami di sangue. E’ il tuo uguale e contrario. Sali e risali sulla Scala Curva e cerca di capire ».
Ulisse sobbalza a queste parole. Che il Vecchio Copritore si riferisca a...? No, impossibile. Non ne aveva mai parlato con nessuno. Ulisse temeva infatti che solo ipotizzare la presenza invadente e invasiva di quel qualcuno dentro di lui, che aveva chiamato Ulisse-2, la sua petulanza nel fargli osservazioni sgradevoli quanto inopportune, avrebbe instillato nelle menti degli interlocutori il sospetto di una specie di “anormalità” psichica da curare al più presto. Infatti – concludeva sconsolato – è accettabile che ad “udire” le “voci” sia una Giovanna d’Arco e magari è pure ammirevole; ma se le voci le ode un Ulisse qualunque, ahimè viene considerato un caso patologico da curare.
Che il Vecchio Copritore sospetti qualcosa? Che ne abbia parlato con qualcuno? Oppure che qualche Fratello di Loggia, più perspicace, abbia detto qualcosa al Vecchio Copritore sapendolo capace di parlare con Ulisse? E perché qualcuno dovrebbe “impicciarsi degli affari suoi”?
Il Vecchio Copritore conclude:
« Ora Ulisse ti lascio. Resta qui, concentrati, rifletti ».
Quindi esce, lasciandolo ancora una volta chiuso in quell’angusto stanzino.