DIALOGO TRA ULISSE E IL VECCHIO COPRITORE DI LOGGIA
NOTA. Ulisse è stato accettato nella Loggia Agli Antichi Viaggiatori n. 000 all'Oriente dell'Umanità. Lì è stato Creato Apprendista, poi è stato passato Compagno di Mestiere ed infine è stato elevato Maestro Libero Muratore.Per sua natura Ulisse-Odisseo periodicamente chiede di essere dispensato temporaneamente dai lavori di Loggia per la sua necessità di viaggiare.Da un viaggio è appena ritornato ed incontra un Fratello che fu il Fratello Terribile alla sua iniziazione, chiamato da tutti Vecchio Copritore.
VC. Bentornato, Ulisse. E’ stato un viaggio lungo?
U. Salute a te, Vecchio Copritore. Sì, è stato un viaggio lungo.
VC. Dove questa volta?
U. Una spedizione lontanissima e segreta. Ho fatto parte della delegazione terrestre inviata su Giove.
VC. Giove?
U. Volevamo stabilire un contatto con i gioviani, che nelle trasmissioni radio dimostravano grande aggressività verso gli altri sentendosi i più forti di tutti: volevano invadere e soggiogare tutti i popoli del sistema solare.
VC. Siete andati su Giove in missione diplomatica?
U. Non proprio Giove. Ci fermammo su Ganimede e mandammo sul pianeta una navicella con robot collegati alle nostre menti, una specie di nostri doppi. Io ero su Ganimede ma con la mente ero nel mio robottino e sentivo e parlavo come fossi su Giove. Di persona non avremmo potuto sopportare la forza di gravità del pianeta. E men che mai avremmo potuto respirare quell’aria mefitica che avrebbe potuto corrodere anche le nostre tute!
VC. I nostri antichi avrebbero esclamato: Mirabile dictu!
U. Mi sentivo proprio strano. E ancora più strano è quel pianeta. Lo immaginavo come una palla grande e dura circondata da una pestifera atmosfera, come la Terra. Ma…
VC. Ma?
U. Non c’era superficie. Scendendo, avvertivo che l’atmosfera si faceva sempre più densa e mi sentivo come un farfallone svolazzante che un po’ alla volta si trasformava in una specie di manta gigante che “volava” in qualcosa di simile all’acqua, una nebbia densa e viscida. Faticavo a distinguere alto e basso: forse è questo il significato profondo della materialità, anche se là non c’era materia nel senso che noi diamo al termine. Non c’era un solido terreno sul quale camminare. Non era un posto dove innalzare templi alla virtù e nemmeno scavare prigioni al vizio. Mi pareva di essere nel niente!
VC. Ma ti sarai pur fermato!
U. Sì. Scendendo, la densità dell’aria (chiamo quella robaccia gioviana aria) aumentava fino a che ci ha fermato ad una certa quota. I miei compagni scienziati l’hanno subito battezzata “quota zero” e l’hanno considerata la superficie del pianeta. Tanto più che lì c’erano i gioviani. Ma non era terreno solido come lo possiamo intendere noi, da camminarci sopra; in un certo senso eravamo sospesi a mezz’aria come palloncini un po’ flosci.
VC. Vi hanno accolto?
U. Se quella era accoglienza… Erano aggressivi e arroganti. Si consideravano i padroni dell’universo e ben presto lo avrebbero dimostrato a tutti, benevoli carcerieri solo con chi sarebbe stato arrendevole; gli altri invece eliminati!
VC. Bella prospettiva.
U. La loro insolenza impudente metteva in ombra il resto. Anche la bellezza del pianeta, e altri gioviani, completamente diversi da loro.
VC. Altri gioviani?
U. Anche su Giove ci sono popoli diversi, come sulla Terra. Ce ne accorgemmo ben presto dopo che quegli arroganti ci sollecitarono a visitare il pianeta per renderci conto della loro superiorità e quindi sottometterci fin da subito a quei mega esseri che si ritenevano invincibili.
VC. C’erano quindi anche altri gioviani?
U. Ed erano completamente diversi. Cioè diversi non fisicamente, ma mentalmente, psicologicamente.
VC. In che senso?
U. I primi erano megalomani aggressivi e orgogliosi. Però malgrado la loro sedicente forza non erano i padroni. Gli altri erano decisamente diversi.
VC. Migliori?
U. Più disponibili, non aggressivi.
VC. Un pianeta con molte nazioni e popolazioni diverse… Come potevano stare insieme?
U. Se mi permetti un paragone un po’ strano, penso a Giove come al grande stagnino.
VC. Stagnino?
U. Lo stagnino faceva cose con rame e stagno, un metallo conosciuto dalla più remota antichità. Quarantacinque secoli fa stagno e rame furono fusi assieme per originare formidabili utensili in bronzo. Le armi di Achille, che gli Achei mi donarono dopo la sua morte, erano splendide armi in bronzo.
VC. L’età del bronzo.
U. Troppo stagno nel rame dà una lega fragile, la quantità giusta dà leghe dure e resistenti.
VC. Armonia ed equilibrio. Che la sapienza guidi il lavoro dello stagnino.
U. Certo. Lo stagnino non fonde rame e stagno ma lavora con rame e con stagno, li mette assieme, li accosta in un groviglio armonioso.
VC. Appunto, armonia ed equilibrio.
U. Ricordo quegli straordinari tegami di rame stagnato per cuocere il cibo: il meglio dei due metalli veniva messo insieme per cuocere succulenti cibi. Ma quelli erano tempi in cui si mangiava per vivere e non si viveva per mangiare. La materia serviva per costruire cattedrali, non per spianare la via dell’inferno.
VC. Già, lo stagno… duttile, malleabile, resistente. Non arrugginisce. È però intaccato da acidi forti.
U. Come certi uomini che resistono alla cupidigia ma non si trattengono dallo sperperare. Così i gioviani. Abbiamo incontrato anche esseri dalle aspirazioni non terra terra (forse dovrei dire: non giove giove), non spocchiosi e non aggressivi. Altri si mostravano non egoisti ed altri ancora fin troppo prodighi.
VC. Quindi in un certo senso erano “umani”?
U. Diciamo così, anche se il termine “umano” è fuori posto riferito ad un gioviano. Abbiamo incontrato esseri disponibili verso gli altri. Avevano ovviamente grande considerazione del mondo nel quale vivevano, ma molti di loro lo consideravano solo un mondo possibile, non il mondo migliore.
VC. E’ atteggiamento che permette il dialogo.
U. Ti rapporti con gli altri su posizioni diverse ma compatibili. Come la squadratura delle nostre pietre: non le lisciamo ma semplicemente (semplicemente!) le squadriamo: la robustezza del muro dipende anche dall’attrito fra le pietre, e l’attrito dipende dalle scabrosità non dalla levigatezza delle facce.
VC. Già.
U. Il confronto con i gioviani mi ha dato la possibilità di apprezzare la bellezza di quei posti per me molto strani. Un tipo di bellezza diversa che mi fa apprezzare ancora più la bellezza che ho sempre ammirato.
VC. La bellezza terrestre?
U. Ma anche la bellezza “gioviana”. La bellezza è bellezza, sulla Terra e su Giove.
VC. Forse la bellezza gioviana ha sfumature che la bellezza terrestre non ha.
U. E viceversa. Ho trovato nei gioviani, almeno nei migliori, comportamenti accettabili. In qualcuno ho notato una forte spinta alla crescita non materiale. Tanti di loro parevano vivere coerenti con i loro ideali. Mostravano uno spiccato senso di giustizia che contrastava con l’arroganza degli altri.
VC. Giustizia gioviana?
U. Giustizia, senza aggettivi. Sulla Terra, su Giove e altrove. Un tempo si classificava bene e male in base ai propri assoluti. Che contrasti quando l’assoluto dell’uno era diverso dall’assoluto dell’altro! Oggi dobbiamo cambiare riferendoci a ciò che vogliamo o non vogliamo fare agli altri e viceversa, secondo quella mirabile regoletta aurea presente in tutti i sistemi umani e che credo sia valida anche al di fuori del nostro pianeta. Quei gioviani, almeno tanti di loro, mostravano di comportarsi così. E proprio per questi loro comportamenti venivano considerati dagli altri delle autorità morali, molto più dei prepotenti che ci avevano accolto all’arrivo.
VC. Non fare agli altri ciò che non vuoi che gli altri facciano a te.
U. E fai agli altri ciò che vuoi che gli altri facciano a te.
Sia chiaro. Non è egoismo, ma pratica regola di vita che mette assieme Forza e Bellezza. Pensando agli dei della mia giovinezza mi pareva di collegare Giove a Venere tramite il desiderio di Bellezza, rivolto alla contemplazione della bellezza materiale nel caso di lei ma con aspirazioni ad andare oltre la materia o almeno di sollevare quella strana quota zero della superficie del pianeta verso altezze dove l’atmosfera è meno densa.
VC. Quindi hai incontrato tanti gioviani.
U. Sì, diversi gli uni dagli altri, proprio come gli umani. In tanti ho notato benevolenza e magnanimità; e il piacere di comunicare con gli altri. E il desiderio di sollevarsi da quella fatidica quota zero verso “più spirabili auree” (magari il paragone va bene anche per loro).
VC. Superamento della materialità di Giove.
Mi tornarono alla mente i miti della mia giovinezza. Il padre Zeus, quello che oggi noi tutti chiamiamo Giove, è in un certo senso il dio del cielo e degli dei. Non è il dio del mare (lì regge il fratello Poseidone-Nettuno) e nemmeno degli inferi affidati all’altro fratello Ade-Plutone. E nessuno di loro reggeva la terra, che restava competenza di Gea, la terra madre. Ma esiste su Giove la terra madre?
VC. Gli antichi conoscevano gli archetipici flussi tra le cose del mondo.
U. Quel viaggio mi ha insegnato che Giove è proprio in analogia con la capacità di andare oltre. I miei antenati lo capirono se nella guerra contro i Titani e il padre Cronos, fecero aiutare Zeus-Giove da un’aquila, l’uccello degli spazi alti e liberi, ponte tra il cielo e ciò che è oltre, come del resto pare indicare Giove, un pianeta che è stato lì lì per diventare un altro sole (pensa a un sistema solare con due soli!), ma è rimasto pianeta; nondimeno è un pianeta gassoso, non roccioso come gli altri.
VC. Che vuoi dire?
U. La materia di Giove è materia diversa dalla materia volgare. In un certo senso è materia che evidenzia la potenzialità, in positivo e negativo. Noi siamo abituati a etichettare tutto come spirito (buono) e materia (cattiva). Ma non è così. Tra materia e spirito vi sono innumerevoli stati intermedi, tanto da far supporre che lo spirito sia materia che ancora non cade sotto i nostri sensi e che la materia sia spirito che già cade sotto i nostri sensi.
VC. Spirito e materia così come li vediamo non esistono.
U. Proprio così. Sono una grande “cosa-una”. L’ho capito proprio su Giove. Questo strano pianeta mi ha spinto ad individuare il mio ideale, ciò in cui credere e per cui lottare.
VC. Giove come tuo mito personale?
U. Direi piuttosto un mio utensìle personale. Giove viene considerata una stella mancata per “poco di vigore” (insomma non ce l’ha fatta a diventare un sole). Se invece la spiegazione fosse diversa?
VC. Cosa vuoi dire?
U. Giove non è diventata una stella: non ha raggiunto il valore della massa che fa diventare un corpo celeste una stella con fusione del proprio nucleo. Se si fosse fermato alla stadio pre-stellare per indicare la via della realizzazione del proprio potenziale? L’homo faber fortunae suae costruisce il proprio destino e in Giove trova (può trovare) indicazioni utili. Non è il pianeta più brillante nel cielo notturno? Anche Mercurio e Venere sarebbero brillanti così, ma a notte fonda Mercurio e Venere non ci sono, e Giove invece sì.
VC. Giove, il padre degli dei, sta nell’Olimpo, ma guarda in basso al mondo degli uomini.
U. E’ la sua caratteristica. Ma non è debolezza, come qualcuno vorrebbe insinuare, o incapacità di guardare alto. E’ la Forza del principio spirituale vicino all’uomo; tanto vicino all’uomo che pare quasi prediligere le sue figlie, le più belle. Innumerevoli amplessi con Giove hanno popolato la terra di eroi e di semidei ma gli hanno dato la fama di incallita infedeltà coniugale. Ma il semidio che proviene dagli amplessi di Giove sotto innumerevoli vesti, dal cigno al toro, non è forse un oltre-uomo, stimolo al cammino dell’uomo? Giove non è contro gli uomini, non li blocca, ma li stimola.
VC. Non sarebbe la materia che tutto prende e assorbe? Quindi non dobbiamo aspettarci guerre e invasioni da quei gioviani arroganti e pretenziosi?
U. Credo di no. Quando la missione dei nostri doppi terminò e ci accingemmo a partire (dico accingemmo, tanto mi sono immedesimato nel mio robottino), i gioviani arroganti (che nella mia testa chiamavo ormai i super-macho) colsero una caratteristica dell’astronave. I nostri scienziati infatti avevano costruito una navicella spaziale per robot non per uomini, quindi non si erano preoccupati né dell’atmosfera interna né di mantenervi una certa pressione e nemmeno delle radiazioni cosmiche, per cui la navicella era come un auto che viaggia con i finestrini aperti. Gli arroganti super-macho ne restarono stupiti e terrorizzati: avevano trovato – pensarono – dei macho ancora più super di loro in grado di sopportare senza conseguenze sia l’assenza di pressione del vuoto interplanetario sia la pressione altissima di Giove. Ci avevano considerati deboli perché eravamo gentili ed ora avevano la prova che la nostra forza era più forte della loro. Ci chiesero un trattato perpetuo di alleanza ed amicizia.
VC. La Forza da sola non basta.
U. Ti ricordi, Vecchio Copritore? Alla Forza dell’Intelletto dovrete aggiungere la Bellezza dell’Immaginazione...
VC. La Forza non è tutto.
U. La forza della Bellezza ha vinto la forza della Forza.