09 luglio 2026

Una Tornata di Loggia

 La Loggia lavora sulla Tavola: L'Amore.


L'Amore

Amore è in genere un fare, ma a volte può essere anche un non-fare: non dare giudizi, non essere invadenti ma semplicemente essere lì, a disposizione dell'altro, senza pregiudizi e quelle "buone intenzioni" che magari non sono così buone.

Anche certi sacerdoti nei confronti del cosiddetto peccato assumono atteggiamenti non di rifiuto totale, ma di "quieto dolore", stato d'animo che permette l'autocorrezione equilibrata, mentre il giudizio non è di pertinenza dell'uomo.

Non mancare di rispetto: chi vuole Amore deve rispettare. Ma non fare mancare la tua presenza. Non fare nulla, ma sii lì, pronto ad aiutare.

Il lavoro di Loggia è come il lavoro di un cantiere. Esiste un delicato rapporto tra il lavoro del singolo e quello del cantiere tutto.
E' un rapporto nei due sensi: se il singolo lavora male è tutto il cantiere a lavorar male; ma se il cantiere lavora male mentre il singolo operaio vorrebbe lavorar bene, è il cantiere che frena il singolo.
Il rapporto è un equilibrio delicatissimo: il singolo non può rallentare il cantiere, ma il gruppo non può prevaricare sul singolo rallentandolo.

La libertà

Dobbiamo abbandonare l'interpretazione dell'Amore egoistico: l' "oggetto" del nostro amore non è nostra proprietà e non è obbligato a seguire le nostre indicazioni.

Un uomo dialoga con se stesso 4

Altra tappa del mio dialogo interiore in attesa della Nera Signora.

Concludendo la puntata precedente mi ero detto:
L’uomo di oggi punta tutto sulla vita, ma solo quella fisica. Vivendo di pensieri liquidi in una società liquefatta, non ha punti fermi e non sa più comprendere l’interezza della vita. La vita è vita solo se c’è la morte.


Io parlo con me stesso

Parte quarta


L'altro io. Accettiamo la morte.

Io. La vita è strettamente collegata alla morte, non solo la mia morte (che verrà) ma anche la morte degli altri esseri viventi. Dove c’è vita c’è morte. Anzi la morte è condizione della vita.
Ad ogni pasto dovremmo ringraziare quegli esseri viventi privati della loro vita per essere cibo a noi e permettere la nostra vita, non la loro che per il nostro pasto termina.

L'altro io. Dunque, rispetto per la vita.

Io. Certo. Rispetto per la vita. Non puoi evitare di cibarti di esseri viventi, animali o vegetali, perché è nella natura dell’uomo. Cerca allora di rispettare la vita della quale ti appropri, e cerca di non abusarne e sprecarla. Rispetto e moderazione!

L'altro io. Rispetto per la vita. Rispetto per la morte.

Io. Imparare a morire vuol dire rendersi conto della necessità di morire, di chiudere con il proprio corpo, dire Basta! ai problemi fisici che con l’età diventano sempre più esigenti.

L'altro io. Parli come in procinto di accomiatarti dal mondo.

Io. L’attesa della morte vicina porta a uno stato particolare. E’ una vera e propria stasi di attività umane. Quando l’uomo, in base ad un proprio orologio psico-biologico, avverte la vicinanza dell’ultimo passo, la sua vita si trasforma, viene per così dire “semplificata” all’essenziale: o rifiuta l’imminente inevitabile o si prepara al commiato.
Se rifiuta costruisce il proprio inferno. Se accetta entra in quel “tempuscolo” tutto particolare, né luce né buio, né giorno né notte, non più di questo mondo anche se ancora in questo mondo.
E’ il confine, che riesce ad incrinare la forte corazza dell’uomo e a far salire alla superficie l’interno. Il grande viaggio è iniziato. E’ uno di quei momenti toccanti, in cui la terra è così bene intonata agli uomini che sembra impossibile che tutti non siano felici.

L'altro io. Felicità? Un congiunto, un amico se ne sta andando e gli altri dovrebbero essere felici?

Io. Felici per lui che sta per partire. Quando capirà l’uomo che vita e morte sono la stessa cosa, come l’alto e il basso, come la montagna verso la cima e la montagna verso la base? Andar dalla base alla cima della montagna e viceversa è cosa naturale. Accettiamo il saggio insegnamento: La cosa avvenne da sé nel modo più semplice come si fa notte quando il sole tramonta.

L'altro io. I sensi illudono.

Io. Solo andando oltre i sensi, puoi comprendere l’esistenza di un altro mondo oltre il mondo nel quale vivi. Il mondo oltre il mondo...

L'altro io. Son cose difficili da mandar giù.

Io. Solo se vivi sotto gli impulsi del delirio di onnipotenza che prende l’uomo. Tutti son d’accordo nel parlare di armonia del mondo, a patto che non tocchi le farneticazioni del nostro senso di onnipotenza.

L'altro io. Ancora più difficile quindi pensare all’armonia!…

Io. Il mondo è pervaso da un grande senso di armonia. Certo, puoi non sentirla, ma allora semplicemente ne resti escluso. Non cogli nulla: subisci e non vivi.

L'altro io. La morte ha sempre richiamato il nero e il buio, non l’armonia.

Io. Io credo che il lavoro di trasformazione si possa compiere meglio al buio, richiamando il basso, l’infero.

L'altro io. Il nero è il colore nel sottosuolo, il buio è assenza di luce.

Io. Il buio non è assenza di luce. E' luce diversa, quella adatta a compiere certe cose.

L'altro io. C’è un tempo per ogni cosa e c’è una luce per ogni cosa.

Io. La morte è grande trasformazione. E c’è il modo giusto per fare ogni cosa. Io sono convinto della opportunità di operare in questa vita senza pensare alle eventuali altre. Io sono concentrato in questa vita, non su cosa succederà “dopo”. E cerco di portare il minimo di zavorra possibile all’incontro con la Nera Signora.

L'altro io. Bella immagine quella della Nera Signora.


Le citazioni, riconoscibili perché in corsivo, sono rispettivamente tratte da Una donna spezzata di Simone De Beauvoir e da I Miserabili di Victor Hugo.

(continua)


08 luglio 2026

Lavora l'Apprendista, lavora il Compagno...

Lavoro in Loggia

Il lavoro dell'Apprendista è la raccolta di fatti e dati elaborati altrove (nell'attuale lavoro del cantiere i dati umani e scientifici e della vita e dei simboli che si intrecciano con e nella vita).

Il lavoro del Compagno consiste nell'esame delle relazioni tra i fatti raccolti; qui: gli influssi del simbolo sugli aspetti dell'uomo e delle sue realizzazioni spirituali. 

E il lavoro del Maestro?
Il Maestro deve unire ciò che è sparso. Se non fa così allora è un cattivo Maestro.

Bisognerebbe dirlo a chi pretende di essere a capo di... di che cosa?...

Ma bisognerebbe dirlo anche a chi si bea di stare lì dentro!...

Un uomo dialoga con se stesso 3

Continua il mio dialogo interiore. So che con la Nera Signora prima o poi arriverà.

Anche per me si dirà: la carne si stacca dalle ossa. Oppure no, se un fuoco rigeneratore brucerà tutte le mie scorie mortali.


Io parlo con me stesso

Parte terza




L'altro io. Solo il corpo?

Io. Il corpo si dissolve.

L'altro io. E la “vitalità” che anima il corpo?

Io. Si trasformerà anche quella oppure svanirà.

L'altro io. E lo “spirito”?

Io. Io credo che resterà.

L'altro io. Non so. Forse sì. E’ un mistero.

Io. E’ un mistero. Ma forse il mistero è capire che ogni cosa si inserisce in una cosa più grande ancora.

L'altro io. L’uomo… la vita… la morte…

Io. Nel mondo di oggi non c’è posto per la morte. I modelli stereotipati che ci vengono proposti sono di giovani e belli e magri, tutti felici di consumare qualcosa. Non c’è posto per i vecchi, tranne i pochi casi (sterilizzati!) di vecchi “saggi” che vendono le “buone cose di una volta” (sempre vendere, eh!). Sono modelli lontani dalla vita e lontani dalla morte. Non sono modelli umani, ma artificiali. Ecco perché l’uomo ha un rapporto così difficile con la morte.
Sentiamo la morte come cosa estranea che non ci appartiene. La vogliamo cancellare e nascondere, sempre.
In un bosco cogliamo l’aspetto idillico: i fiori, i frutti, gli uccellini. Non cogliamo le foglie morte a terra che stanno marcendo; apprezziamo i funghi, non il loro grande compito di trasformare le sostanze organiche non più viventi. Cogliamo gli uccellini cinguettanti ma non i rapaci che di loro si cibano. Accettiamo il rapace che acciuffa un topo, ma non lo stesso rapace che ghermisce uno scoiattolino.
Ci scandalizziamo per il cacciatore che spara ma accettiamo il petto di pollo negli scaffali del supermercato, cioè un pezzo di un animale nato in gabbia, vissuto in gabbia e ucciso in una catena di montaggio.

L'altro io. L’uomo rifiuta la morte, non la accetta, la nasconde.

Io. L’uomo occidentale ha paura della morte. La nasconde più che può. Ma la Nera Signora compare sempre. All’improvviso arriva e ti porta con sé. Punto.

L'altro io. All’improvviso?

Io. No, no! E’ un arrivo improvviso solo per chi non ha saputo cogliere i segni premonitori, perché con la morte non ha dimestichezza.

Totò ha insegnato che la morte è la grande livellatrice e azzera le differenze sociali. Ma lo spianamento di questi tempi non è uguaglianza, bensì l’orizzontale sterile del sentire comune che appiattisce tutte le idee al livello dell’acqua stagnante.

L'altro io. Vizio e virtù non possono essere posti allo stesso gradino morale; l’un peccato e l’altro peccato non hanno pari valore.

Io. Il grande peccato dell’uomo di oggi è mettere zenit e nadir alla stessa altezza.

L'altro io. E questo non è possibile.

Io. La morte livella riportando ad uno stato uguale per tutti. Ma livella anche in un altro senso: la morte è equilibrio. Non tra il numero dei vivi e dei morti, ma equilibrio tra la vita e la morte. Molti muoiono troppo tardi, ed alcuni troppo presto… Muori al momento giusto: così insegna Zarathustra.

L'altro io. Né troppo presto, né troppo tardi; forse qui sta l’ultima saggezza dell’uomo.

Io. L’uomo di oggi punta tutto sulla vita, ma solo quella fisica. Vivendo di pensieri liquidi in una società liquefatta, non ha punti fermi e non sa più comprendere l’interezza della vita. La vita è vita solo se c’è la morte.


La citazione in corsivo è tratta da Così parlò Zarathustra di Nietzsche.

(continua)


07 luglio 2026

Un uomo dialoga con se stesso 2

Continuo a riflettere sul mio appuntamento con la Nera Signora.
Lo so, caro Vecchioni, che non mi guarderà con malignità. Forse sarà un po' stupita del mio stupore, che malgrado le mie riflessioni, temo che avrò.
La mia speranza più grande però è che trovi poca zavorra nel mio zaino...

Ci eravamo lasciati con una esclamazione forse sconsolante ma molto realistica: Io non lo so. Io sono davanti ad una porta chiusa. Al di là posso solo immaginare un mondo nel quale non valgono regole note. Oltre, non so.


Io parlo con me stesso

Parte seconda


L'altro io. Sì, una porta…

Io. Una porta… chiusa. La vedo. Ma… a volte mi dico che “vedere” non significhi “esistere”. Ho già visto tante cose che non esistevano…

L'altro io. Lo saprai, lo sapremo tutti. Intanto sei qui. Da solo.

Io. Soli si nasce. Soli si muore. Sono le uniche azioni della vita che l’uomo compie da solo. Così attendo in solitudine. Così debbo fare.

L'altro io. Potrebbe essere utile la presenza di qualcuno che ti possa consolare.

Io. Consolarmi di che? Perché io son vicino alla morte e tanti altri no? Tutti gli uomini hanno nel loro futuro l’incontro con la Nera Signora: non è una disgrazia o una malattia, ma la vita stessa. E’ tremendo temere la morte perché significa temere la vita e vivere male. Tanto a quell’incontro presso la porta chiusa tutti dovremo arrivare, prima o poi.

L'altro io. La porta chiusa fa paura.

Io. Ero appena entrato nella mia Loggia Madre. Un vecchio fratello mi parlò del grande compito della Massoneria, quello di insegnare a morire.
A quei tempi relegavo la morte in un imprecisato futuro lontano; credevo che la Massoneria dovesse insegnare a vivere bene, non a morire. Poi, molto tempo dopo, ho compreso…

L'altro io. Che c’entra la Massoneria con la morte?

Io. Se impari a vivere bene allora inevitabilmente saprai morire.

L'altro io. Morire sì, ma anche morire bene?

Io. Che vuol dire morire bene o morire male?

Se vivi bene (e questo sappiamo cosa significa) allora riesci a comprendere bene Hiram.
Hiram è una bomba del pensiero: in qualunque modo lo “maneggi” scoppia e ti “investe” di sensi nascosti.

L'altro io. Questa è la forza del simbolo!

Io. Hiram, colpito brutalmente, fugge. Colpito di nuovo continua a fuggire, fino al colpo fatale. E’ l’istinto di sopravvivenza a fargli tentare la fuga? Lo spingono timore e paura?
Non è vero che la paura della morte scompare con la credenza in una vita futura. C’è anche la paura della sofferenza che precede la morte. C’è la paura dell’essere soli, abbandonati. E’ la paura del buio, del bosco di notte, di rumori, fruscii, ombre minacciose… E’ la paura dell’ignoto, dell’altro. Ma l’ignoto non puoi fuggirlo come non puoi sfuggire alla morte. La devi affrontare.

L'altro io. La paura della morte è in ogni uomo.

Io. L’uomo deve superare la paura della morte. Solo così può apprezzare la vita.

L'altro io. Come Hiram.

Io. Se comprendi Hiram allora giungi a capire che la bara che scavalchi è semplicemente la “tua” bara e dentro c’è il “tuo” corpo. Scavalcare la bara vuol dire inserirsi nel flusso armonico di vita e morte, della tua vita e della tua morte.

L'altro io. Imparare a morire!

Io. E’ il compito dell’uomo. Sembra strano affermarlo, ma imparare a morire significa vivere bene. Significa imparare la disciplina dell’Eternità, come insegnò quel formidabile massone di Carlo Gentile. Riflettere sulla morte è riflettere sulla vita.

L'altro io. Sulla tua vita e pure sulla tua morte.

Io. Si racconta la morte come dissolvimento della goccia d’acqua nel mare. E’ immagine leggiadra e serena. La goccia si annulla nel mare. Cioè tutte le molecole che la componevano si disperdono nel mare. Tutte! L’entità goccia non esiste più ma le singole molecole esistono ancora.

L'altro io. Così la morte è il dissolvimento del corpo.

Io. Einstein ha dimostrato che massa ed energia sono strettamente legate in una legge fisica valida nel mondo fisico. Quindi vale anche per me. E anche la mia massa diventerà energia. Quell’energia, la “mia” energia, dove andrà a finire? Non lo so; so solo che sarà la trasformazione del mio corpo, ma non so andare oltre. Ora comprendo l’antico uomo nel buio con un piccolo lume che riesce solo a rischiarare un poco attorno a sé.

L'altro io. Il corpo si dissolve e cambia.

Io. Si, e il dissolvimento è cosa che colpisce, perché non è poetico. La carne si stacca dalle ossa. E’ tutto putrefatto. Più materiale di così!
Per tanti è intollerabile l’immagine che il proprio corpo diventi un ammasso di materia decomposta, puzzolente. E’ più accettabile un grande fuoco che in poche ore brucia tutto.


(continua)




06 luglio 2026

Il Matto

 I Tarocchi - Il Matto

Il Matto è uno degli archetipi più “forti”: è lo zero, il caos.

Dal mondo organizzato dalla logica si deve passare ad un mondo dove la logica non vale più.

L’uomo deve imparare a convivere con il Matto, ad essere il Matto.

Il dubbio permette di costruire, ma anche di distruggere le nostre cristallizzazioni: solo in questo modo potrà uscire il “nostro Matto” che ci “pulirà dentro”. Ma è necessario possedere il coraggio di smantellare le nostre piccole certezze.

Un uomo dialoga con se stesso 1

 Questo nostro strano mondo ha sovvertito i ritmi della vita. Un tempo, al termine dell'obbligatorio servizio militare, il ragazzo "metteva le testa a posto" ed entrava nel mondo degli adulti. Ora ci sono ancora dei quarantenni che si chiedono cosa "faranno da grandi".
Nessuno pensa più al momento in cui finirà non tanto la vita quanto la tua vita. Eppure la Nera Signora, prima o poi, giunge, sempre.
E' saggio pensarci, e riflettere...

Il dialogo, non inedito, che ripropongo, nasce da una Tornata di Loggia. Ero allora Maestro Venerabile della mia Loggia e impostai la cosiddetta tornata funebre come profonda riflessione sul nostro appuntamento con la Nera Signora.
Ricordate "Samarcanda" cantata da Roberto Vecchioni?


Io parlo con me stesso

Parte prima

Personaggi:

                Io: l'uomo  che sa di dover partire

                L'altro io: il suo compagno inseparabile


Io. Buondì, L'altro io. L’uomo va. L’uomo torna. E’ sempre in cammino, mai fermo.

L'altro io. Buongiorno a te, Io. Che fai qui?

Io. Caro amico, sto riflettendo sulla mia vita. Dialogo con me stesso. Mi domando e mi rispondo. Ma le risposte non son quelle giuste.

L'altro io. E allora?

Io. Continuo a cercare, a domandarmi.

L'altro io. Tu sei in compagnia di te stesso, dici. E forse di altri, aggiungo io. E Dio? Non sei in compagnia di Dio?

Io. Dio? Quale Dio? Il Dio dei cattolici, il Dio dei protestanti, il Dio degli ebrei o dei musulmani? Tutte ottime “persone”, ma troppo particolari. Sono appunto il Dio degli uni o degli altri, ma non sono il Dio dell’uomo. Tutti gli uomini si sono affannati a spiegare che Dio è il loro Dio. Ma il Dio di tutti, il Dio dell’uomo, è il Dio sconosciuto. E lui è forse qui con me.

L'altro io. Tu sei massone, vero?

Io. La Massoneria non spiega le cose, ma stimola riflessioni.
Un simbolo che mi ha sempre colpito è l’Oriente Eterno, la Gran Loggia Celeste, dove uno scranno è già prenotato per me. Là mi attende il Maestro Venerabile, il Grande Architetto. Non so chi o cosa sia, ma mi piace sapere che mi sta aspettando.

L'altro io. Quindi aspetti.

Io. Aspettare la Nera Signora è un vero e proprio lavoro di preparazione, che ora, in prossimità della partenza, si fa pressante.

L'altro io. Preparazione a cosa?

Io. A lasciare questo mondo; a scardinare le gabbie psicologiche e razionali che non mi serviranno più. Mi svesto per partire nudo, come nudo arrivai.

L'altro io. E’ sconsolante.

Io. Ho grande fiducia nel mondo dopo il mondo, ma la mia fiducia nulla può per chi resta nel mondo prima del mondo. Subisce un lutto e deve essere aiutato. La pietas attenua il dolore e aiuta a trasformarlo in amarezza dell’assenza.

L'altro io. Sei uomo di fede, quindi.

Io. Non fede in ciò che verrà, ma fiducia che qualcosa verrà.

L'altro io. Quindi non: “credo che sarà”, ma: “ho fiducia che sarà”.

Io. Fede e fiducia non sono la stessa cosa, ma possono diventarlo. Fiducia significa apertura sull’uomo, su chi con tanti altri uomini, qui e ora, spera nel futuro.

L'altro io. Il senso religioso unisce. Le religioni dividono, perché le religioni sono opera del diavolo.

Io. Vedi, in fondo in fondo (ma proprio in fondo, veh!) ho una puntina di curiosità. Dicono che la morte sia come un dormire, e credo sia vero. Ma è sonno diverso: cessano le funzioni vitali e non c’è più sveglia.

L'altro io. In realtà, che succede?

Io. Io non lo so. Io sono davanti ad una porta chiusa. Al di là posso solo immaginare un mondo nel quale non valgono regole note. Oltre, non so andare.


(continua)


Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.