12 luglio 2026

Un uomo dialoga con se stesso 7

Si avvia alla conclusione la mia affabulazione nella sala d'attesa della Nera Signora.

Io parlo con me stesso

Parte settima e ultima


Io. Sono pronto. Può essere subito, fra un po’ o poco più in là. Il momento ormai non è lontano e non sarà una tragedia.
Ho fiducia che non si termini con la cessazione della vitalità del corpo fisico, col quale mi son sempre identificato e che la maturità dei miei giorni mi fa ora vedere come un abito ormai usurato e del quale dovrò liberarmi. Ho fiducia, ma non ho aspettative.

L'altro io. Una tappa del viaggio, non il viaggio.

Io. Non mi piace pensare il mio corpo rinchiuso in una cassa sigillata, separato dal flusso della vita. Mi piace invece pensarlo abbandonato alla bellezza e alla selvatichezza della natura, là dove c’è vita.
Erano saggi quei nativi americani che abbandonavano i corpi dei defunti in pasto agli uccelli o gli indiani che li affidavano al Gange!… Un semplice corpo in cui non c’è più nulla: la natura pretende di riciclare il “materiale”.
Mi piace immaginare il sole dell’alba illuminare il luogo dove saranno state sparse le mie ceneri e il sole del tramonto salutare prima del buio.

L'altro io. Anche se in quel posto non ci sarai?

Io. Anche se in quel posto non ci sarò.
Il giorno in cui le mie ceneri saranno sparse sia un giorno di giubilo e di riflessione. Pensatemi non più vecchio e acciaccato ma in una nuova ristampa, rivista e corretta dall’autore e… da qualcun altro!
E sarà di prammatica, cari amici, una piccola ma sincera libagione agli “dei Lari”. L’ultima per me in questa dimensione.


Fine


11 luglio 2026

Un uomo dialoga con se stesso 6

Io dialogo con un altro me stesso (l'altro io) in una qualunque sala di attesa per il check-in che darà inizio al Grande Viaggio. Sarò in compagnia della Nera Signora che ormai non tarderà molto. Nell'attesa "inganno il tempo" chiacchierando ed affabulando... 


Io parlo con me stesso

Parte sesta 



Io. Ciò che era importante, oggi pare non valere nulla o molto poco. Ciò che allora interessava, oggi pare non interessare. E’ bene o male?
Non so rispondere, ma se penso ai miei “miti di fondazione” oggi mi sento estraneo.

L'altro io. Straniero in patria?

Io. Amico mio, oggi faccio fatica a distinguere tra chi danza e chi salta, tra chi canta e chi urla, tra chi cammina e chi si trascina.

L'altro io. Non essere evanescente.

Io. La nostra mente è limitata e il nostro corpo lo è ancora di più. Oggi non ho più le idee chiare. Si avvicina la partenza.

L'altro io. Mi sembri tragico.

Io. No, è questione di interpretazione del mondo.

L'altro io. Un mondo nuovo.

Io. Un uomo nuovo, un mondo diverso. Rifletto spesso sull’insegnamento di Zarathustra: Vedi, disse la vita, io sono il continuo, necessario, superamento di me stesso...

L'altro io. Dopo la tua morte che resterà qui?

Io. Per il credente la fede, per il laico il ricordo: All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne confortate di pianto… Ma non per tutti il ricordo: tranne poche eccezioni, svanisce ben presto nel giro di qualche generazione. Del mio nonno paterno, morto quattro anni prima della mia nascita, non ho che alcune fotografie, qualche vecchio documento e il ricordo di ciò che mi hanno raccontato la nonna e il babbo. Di suo padre, il mio bisnonno, una foto di cent’anni fa e il passaporto. Del padre di lui, il mio trisnonno, nulla, neanche il nome. Eppure un sedicesimo dei miei geni sono suoi. Il religioso dice che nonno, bisnonno, trisnonno sono individualità ancora esistenti “là” con il Padre Creatore, dove potrò “incontrarli”. Ma sono solo immagini umane… rassicuranti...

L'altro io. Molti credono che la morte sia un ricongiungersi con gli antenati.

Io. In una società un po’ più tradizionale della nostra diventerei anch’io uno degli dei Lari della famiglia, un antenato cui si devono certi culti.

L'altro io. Culto degli antenati?

Io. Direi affinità con gli antenati, con coloro, miei avi, che son già passati sulla strada sulla quale sto camminando e che mi hanno lasciato una piccola ma significativa eredità, quella che oggi mi permette di camminare.

L'altro io. Il cammino verso la morte?

Io. No, verso la vita.

L'altro io. Ma, insomma, cosa aspetti?

Io. Qualcosa che arriverà.

L'altro io. Cosa?

Io. Lascio il vecchio mondo. Sì, tanti lo pensano come l’unico mondo possibile. Non credo sia così.

L'altro io. Lasci il tuo mondo, quindi.

Io. Sì. Lascio il vecchio mondo per cercarne uno nuovo...

L'altro io. Come Cristoforo Colombo.

Io. Quando la Nera Signora arriverà, mi dirà: In grazia dell’ora e dell’età è tempo ormai di aprire i nostri architettonici lavori… E aprirà la porta. Mi dirà che il tempo è giunto, il tempo giusto e perfetto.

L'altro io. Allora partirai?

Io. Sono pronto. Può essere subito, fra un po’ o poco più in là. Il momento ormai non è lontano e non sarà una tragedia.
Ho fiducia che non si termini con la cessazione della vitalità del corpo fisico, col quale mi son sempre identificato e che la maturità dei miei giorni mi fa ora vedere come un abito ormai usurato e del quale dovrò liberarmi. Ho fiducia, ma non ho aspettative.


Le citazioni (in corsivo) sono tratte dallo Zarathustra di Nietzsche e dai Sepolcri di Foscolo. Il Fratello Massone accorto coglie immediatamente i richiami del nostro rituale.

(continua)


10 luglio 2026

Un uomo dialoga con se stesso 5

Continua il mio dialogo interiore tra i due miei "Io" in attesa della Nera Signora.

Al termine della parte precedente avevo espresso il desiderio di avere meno zavorra nel mio appuntamento con la Nera Signora.


Io parlo con me stesso

Parte quinta


Io. Mi domanderà la Nera Signora, oppure sarò io a domandarmi sotto le di lei sembianze: Hai seguito qualcuno?

L'altro io. Che vuol dire?

Io. Nel momento in cui seguite qualcuno, cessate di seguire la verità. Segui qualcuno, non te stesso. Perdi la libertà del cammino.

Oggi paiono pochi gli uomini che cercano la libertà, ma per me è fondamentale. Posso ben dire: io sono un uomo libero e di buoni costumi.
Alla Nera Signora dirò che sì, qualche volta anch’io ho seguito qualcuno. Ma – aggiungerò – solo per poco: non appena mi accorgevo che “seguivo” e non ero un “compagno di strada” mi facevo subito da parte.

L'altro io. Come!?! E la Massoneria? Non dirmi che non hai mai seguito non dico un massone, ma almeno la Massoneria tutta!

Io. La Massoneria non è una guida, non può esserlo per natura. Propone, semplicemente, un metodo di lavoro che crea un uomo libero in una comunità di uomini liberi dove nessuno vuole guidare altri.
L’uomo libero, il caminante,  non cerca guide ma, eventualmente, compagni che possano camminare un poco con lui. E se non trova nessuno, cammina da solo.
No, la Massoneria non può guidare. Io sono massone ma nessun massone mi ha mai guidato. Se ho avuto consigli da qualche massone (e ne ho avuti!), li ho seguiti solo se e quando ne sono stato profondamente convinto.
Sono un massone “con la valigia in mano”, pronto ad andarmene se il cammino mi porta altrove e pronto ad andarmene se qualche massone o qualche Loggia avesse la pretesa di guidarmi.

L'altro io. Ma insomma cosa è la morte?

Io. E’ un viaggio. Tu, caro amico, lo sai bene. E sai dei primi tre grandi viaggi dei nostri antenati: il viaggio di Adamo ed Eva cacciati dal Paradiso Terrestre, il viaggio di Caino scacciato lontano e segnato dal Signore, il viaggio di Noè dal vecchio al nuovo mondo.

L'altro io. Sì, io c’ero perché c’era l’uomo.
Adamo ed Eva ci portarono dal non mondo al mondo.
Caino, il grande enigma, insegnò all’uomo la trasformazione e vagò nei primordi del mondo.
Noè ci traghettò dal vecchio al nuovo mondo.

Io. Il vecchio mondo… Il mio vecchio mondo, il mondo della mia giovinezza e della mia formazione, non esiste più. Era molto diverso da quello di oggi.

L'altro io. Sei pessimista.

Io. Ciò che era importante, oggi pare non valere nulla o molto poco. Ciò che allora interessava, oggi pare non interessare. E’ bene o male?
Non so rispondere, ma se penso ai miei “miti di fondazione” oggi mi sento estraneo.


La citazione in corsivo è tratto dal discorso di Jiddu Krishnamurti di scioglimento dell’Ordine della Stella Orientale il 3 agosto 1929.

(continua)

09 luglio 2026

Una Tornata di Loggia

 La Loggia lavora sulla Tavola: L'Amore.


L'Amore

Amore è in genere un fare, ma a volte può essere anche un non-fare: non dare giudizi, non essere invadenti ma semplicemente essere lì, a disposizione dell'altro, senza pregiudizi e quelle "buone intenzioni" che magari non sono così buone.

Anche certi sacerdoti nei confronti del cosiddetto peccato assumono atteggiamenti non di rifiuto totale, ma di "quieto dolore", stato d'animo che permette l'autocorrezione equilibrata, mentre il giudizio non è di pertinenza dell'uomo.

Non mancare di rispetto: chi vuole Amore deve rispettare. Ma non fare mancare la tua presenza. Non fare nulla, ma sii lì, pronto ad aiutare.

Il lavoro di Loggia è come il lavoro di un cantiere. Esiste un delicato rapporto tra il lavoro del singolo e quello del cantiere tutto.
E' un rapporto nei due sensi: se il singolo lavora male è tutto il cantiere a lavorar male; ma se il cantiere lavora male mentre il singolo operaio vorrebbe lavorar bene, è il cantiere che frena il singolo.
Il rapporto è un equilibrio delicatissimo: il singolo non può rallentare il cantiere, ma il gruppo non può prevaricare sul singolo rallentandolo.

La libertà

Dobbiamo abbandonare l'interpretazione dell'Amore egoistico: l' "oggetto" del nostro amore non è nostra proprietà e non è obbligato a seguire le nostre indicazioni.

Un uomo dialoga con se stesso 4

Altra tappa del mio dialogo interiore in attesa della Nera Signora.

Concludendo la puntata precedente mi ero detto:
L’uomo di oggi punta tutto sulla vita, ma solo quella fisica. Vivendo di pensieri liquidi in una società liquefatta, non ha punti fermi e non sa più comprendere l’interezza della vita. La vita è vita solo se c’è la morte.


Io parlo con me stesso

Parte quarta


L'altro io. Accettiamo la morte.

Io. La vita è strettamente collegata alla morte, non solo la mia morte (che verrà) ma anche la morte degli altri esseri viventi. Dove c’è vita c’è morte. Anzi la morte è condizione della vita.
Ad ogni pasto dovremmo ringraziare quegli esseri viventi privati della loro vita per essere cibo a noi e permettere la nostra vita, non la loro che per il nostro pasto termina.

L'altro io. Dunque, rispetto per la vita.

Io. Certo. Rispetto per la vita. Non puoi evitare di cibarti di esseri viventi, animali o vegetali, perché è nella natura dell’uomo. Cerca allora di rispettare la vita della quale ti appropri, e cerca di non abusarne e sprecarla. Rispetto e moderazione!

L'altro io. Rispetto per la vita. Rispetto per la morte.

Io. Imparare a morire vuol dire rendersi conto della necessità di morire, di chiudere con il proprio corpo, dire Basta! ai problemi fisici che con l’età diventano sempre più esigenti.

L'altro io. Parli come in procinto di accomiatarti dal mondo.

Io. L’attesa della morte vicina porta a uno stato particolare. E’ una vera e propria stasi di attività umane. Quando l’uomo, in base ad un proprio orologio psico-biologico, avverte la vicinanza dell’ultimo passo, la sua vita si trasforma, viene per così dire “semplificata” all’essenziale: o rifiuta l’imminente inevitabile o si prepara al commiato.
Se rifiuta costruisce il proprio inferno. Se accetta entra in quel “tempuscolo” tutto particolare, né luce né buio, né giorno né notte, non più di questo mondo anche se ancora in questo mondo.
E’ il confine, che riesce ad incrinare la forte corazza dell’uomo e a far salire alla superficie l’interno. Il grande viaggio è iniziato. E’ uno di quei momenti toccanti, in cui la terra è così bene intonata agli uomini che sembra impossibile che tutti non siano felici.

L'altro io. Felicità? Un congiunto, un amico se ne sta andando e gli altri dovrebbero essere felici?

Io. Felici per lui che sta per partire. Quando capirà l’uomo che vita e morte sono la stessa cosa, come l’alto e il basso, come la montagna verso la cima e la montagna verso la base? Andar dalla base alla cima della montagna e viceversa è cosa naturale. Accettiamo il saggio insegnamento: La cosa avvenne da sé nel modo più semplice come si fa notte quando il sole tramonta.

L'altro io. I sensi illudono.

Io. Solo andando oltre i sensi, puoi comprendere l’esistenza di un altro mondo oltre il mondo nel quale vivi. Il mondo oltre il mondo...

L'altro io. Son cose difficili da mandar giù.

Io. Solo se vivi sotto gli impulsi del delirio di onnipotenza che prende l’uomo. Tutti son d’accordo nel parlare di armonia del mondo, a patto che non tocchi le farneticazioni del nostro senso di onnipotenza.

L'altro io. Ancora più difficile quindi pensare all’armonia!…

Io. Il mondo è pervaso da un grande senso di armonia. Certo, puoi non sentirla, ma allora semplicemente ne resti escluso. Non cogli nulla: subisci e non vivi.

L'altro io. La morte ha sempre richiamato il nero e il buio, non l’armonia.

Io. Io credo che il lavoro di trasformazione si possa compiere meglio al buio, richiamando il basso, l’infero.

L'altro io. Il nero è il colore nel sottosuolo, il buio è assenza di luce.

Io. Il buio non è assenza di luce. E' luce diversa, quella adatta a compiere certe cose.

L'altro io. C’è un tempo per ogni cosa e c’è una luce per ogni cosa.

Io. La morte è grande trasformazione. E c’è il modo giusto per fare ogni cosa. Io sono convinto della opportunità di operare in questa vita senza pensare alle eventuali altre. Io sono concentrato in questa vita, non su cosa succederà “dopo”. E cerco di portare il minimo di zavorra possibile all’incontro con la Nera Signora.

L'altro io. Bella immagine quella della Nera Signora.


Le citazioni, riconoscibili perché in corsivo, sono rispettivamente tratte da Una donna spezzata di Simone De Beauvoir e da I Miserabili di Victor Hugo.

(continua)


08 luglio 2026

Lavora l'Apprendista, lavora il Compagno...

Lavoro in Loggia

Il lavoro dell'Apprendista è la raccolta di fatti e dati elaborati altrove (nell'attuale lavoro del cantiere i dati umani e scientifici e della vita e dei simboli che si intrecciano con e nella vita).

Il lavoro del Compagno consiste nell'esame delle relazioni tra i fatti raccolti; qui: gli influssi del simbolo sugli aspetti dell'uomo e delle sue realizzazioni spirituali. 

E il lavoro del Maestro?
Il Maestro deve unire ciò che è sparso. Se non fa così allora è un cattivo Maestro.

Bisognerebbe dirlo a chi pretende di essere a capo di... di che cosa?...

Ma bisognerebbe dirlo anche a chi si bea di stare lì dentro!...

Un uomo dialoga con se stesso 3

Continua il mio dialogo interiore. So che con la Nera Signora prima o poi arriverà.

Anche per me si dirà: la carne si stacca dalle ossa. Oppure no, se un fuoco rigeneratore brucerà tutte le mie scorie mortali.


Io parlo con me stesso

Parte terza




L'altro io. Solo il corpo?

Io. Il corpo si dissolve.

L'altro io. E la “vitalità” che anima il corpo?

Io. Si trasformerà anche quella oppure svanirà.

L'altro io. E lo “spirito”?

Io. Io credo che resterà.

L'altro io. Non so. Forse sì. E’ un mistero.

Io. E’ un mistero. Ma forse il mistero è capire che ogni cosa si inserisce in una cosa più grande ancora.

L'altro io. L’uomo… la vita… la morte…

Io. Nel mondo di oggi non c’è posto per la morte. I modelli stereotipati che ci vengono proposti sono di giovani e belli e magri, tutti felici di consumare qualcosa. Non c’è posto per i vecchi, tranne i pochi casi (sterilizzati!) di vecchi “saggi” che vendono le “buone cose di una volta” (sempre vendere, eh!). Sono modelli lontani dalla vita e lontani dalla morte. Non sono modelli umani, ma artificiali. Ecco perché l’uomo ha un rapporto così difficile con la morte.
Sentiamo la morte come cosa estranea che non ci appartiene. La vogliamo cancellare e nascondere, sempre.
In un bosco cogliamo l’aspetto idillico: i fiori, i frutti, gli uccellini. Non cogliamo le foglie morte a terra che stanno marcendo; apprezziamo i funghi, non il loro grande compito di trasformare le sostanze organiche non più viventi. Cogliamo gli uccellini cinguettanti ma non i rapaci che di loro si cibano. Accettiamo il rapace che acciuffa un topo, ma non lo stesso rapace che ghermisce uno scoiattolino.
Ci scandalizziamo per il cacciatore che spara ma accettiamo il petto di pollo negli scaffali del supermercato, cioè un pezzo di un animale nato in gabbia, vissuto in gabbia e ucciso in una catena di montaggio.

L'altro io. L’uomo rifiuta la morte, non la accetta, la nasconde.

Io. L’uomo occidentale ha paura della morte. La nasconde più che può. Ma la Nera Signora compare sempre. All’improvviso arriva e ti porta con sé. Punto.

L'altro io. All’improvviso?

Io. No, no! E’ un arrivo improvviso solo per chi non ha saputo cogliere i segni premonitori, perché con la morte non ha dimestichezza.

Totò ha insegnato che la morte è la grande livellatrice e azzera le differenze sociali. Ma lo spianamento di questi tempi non è uguaglianza, bensì l’orizzontale sterile del sentire comune che appiattisce tutte le idee al livello dell’acqua stagnante.

L'altro io. Vizio e virtù non possono essere posti allo stesso gradino morale; l’un peccato e l’altro peccato non hanno pari valore.

Io. Il grande peccato dell’uomo di oggi è mettere zenit e nadir alla stessa altezza.

L'altro io. E questo non è possibile.

Io. La morte livella riportando ad uno stato uguale per tutti. Ma livella anche in un altro senso: la morte è equilibrio. Non tra il numero dei vivi e dei morti, ma equilibrio tra la vita e la morte. Molti muoiono troppo tardi, ed alcuni troppo presto… Muori al momento giusto: così insegna Zarathustra.

L'altro io. Né troppo presto, né troppo tardi; forse qui sta l’ultima saggezza dell’uomo.

Io. L’uomo di oggi punta tutto sulla vita, ma solo quella fisica. Vivendo di pensieri liquidi in una società liquefatta, non ha punti fermi e non sa più comprendere l’interezza della vita. La vita è vita solo se c’è la morte.


La citazione in corsivo è tratta da Così parlò Zarathustra di Nietzsche.

(continua)


Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.