venerdì 8 maggio 2026

Il tempo... e il resto 7

 Continuano le riflessioni sul tempo: circolare o lineare. Oppure...


I presenti

C’è un punto di vista che il nostro rituale non prende mai in considerazione e che invece è fondamentale: il punto di vista dei partecipanti.

Anzi, no. Non dei “partecipanti”, termine dalla semantica edulcorata e annacquata, bensì dei Fratelli presenti.

Anzi, nemmeno. “Fratelli” è vocabolo troppo generico. Il gruppo-Loggia si sta formando, non si è ancora formato (succede pure, è successo, che non si riesca a formare!). Bisogna dire: dell’un Fratello, dell’altro Fratello, dell’altro ancora, eccetera… che insieme formano i “Fratelli” di cui parla il rituale.

Fratelli, assistetemi ad aprire i lavori” dice il Maestro Venerabile, oggi rappresentato dal fratello L.. E poi continua rivolgendosi al 1° Sorvegliante, oggi rappresentato da .: Fratello 1° Sorvegliante qual è il primo dovere eccetera eccetera”. E via via si continua.

Bisogna cambiare il punto di vista.

Fratelli, assistetemi ad aprire i lavori” dice L., che rappresenta il Maestro Venerabile. E poi continua rivolgendosi ad E., che rappresenta il 1° Sorvegliante: Fratello E., che sei oggi 1° Sorvegliante, qual è il primo dovere eccetera eccetera”. E così via.

Dobbiamo mettere al primo posto il Fratello, proprio lui e non altri, che in quel momento rappresenta quella funzione e non altre. Insomma: il lavoro di Loggia è lavoro tra persone fisiche, fatte di carne e di sangue, con i loro equilibri e i loro scazzi (termine accolto dal vocabolario Treccani!), non da maschere impersonali che freddamente leggono un copione.

*

Tralascio per carità di patria (anzi di massoneria) la domandaccia: siamo proprio Fratelli (con la F maiuscola) o almeno fratelli (con la F minuscola)? Altrimenti non verrà aperto un bel niente!

Come è dal punto di vista dei partecipanti l’apertura dei lavori che in sé riassume tutte le aperture precedenti? Come la vivono? Cosa sentono?

Il Maestro Venerabile riesce a concentrare in quella singola apertura dei lavori tutte le aperture precedenti della Loggia?

Non vorrebbe dire che, anche se non lo ammettiamo, consideriamo il tempo entro il quale si incardinano le tornate di Loggia come un tempo lineare, dalla fondazione della Loggia fino alla sua fine (la morte fisica di una Loggia)? Ma lo consideriamo anche, pur non ammettendolo, un tempo circolare che ripete tutte le aperture precedenti e anticipa tutte le aperture successive della Loggia?

Il tempo della Loggia ritorna, da una apertura all’altra? Ritorna sempre uguale oppure diverso?

E le Logge? Se il tempo ritorna anche le Logge debbono ritornare?

Molti non lo credono. Potranno nascere nuove Logge con lo stesso nome di altre che non ci sono più – dicono – sarebbero la stessa Loggia? Io mentre scrivo faccio fatica ad immaginare una Loggia come la nostra dove noi non ci siamo… Ma forse è solo un mio vaniloquio. Non dimentichiamo mai la regola base della nostra igiene mentale: tutti sono importanti, ma nessuno è fondamentale.

Ricordi

Forse i ricordi, i nostri ricordi sono gli unici ancoraggi che ci aiutano. Cosa è un uomo senza ricordi? I ricordi sono belli perché sono ricordi.

Domando: gran parte della loro bellezza non sta nel sapere che non ritorneranno? Chi ha detto che i ricordi sono tentativi di invertire il corso del tempo?

Ricordo (un altro ricordo!) un piccolo episodio. Abitavo in condominio a Forlì e mi trovai in ascensore con mio figlio poco prima che lui cominciasse il primo anno di asilo. Con noi erano saliti altri due bambini che frequentavano già la scuola elementare. Il maschietto (seconda elementare) disse: “Beato te, che devi ancora fare tutto l’asilo, che bello! Come vorrei essere al tuo posto!”. La sorella, classe quinta: “E poi deve fare anche tutta la scuola dopo. No, no!”.

Noi ricordiamo gli anni della scuola con un pizzico di nostalgia. Ma se per magia domattina tutti ci ritrovassimo studenti ad andare a scuola? Uno ha il compito di matematica e l’altro di ragioneria. Un altro verrà interrogato in inglese e un altro ancora dovrà sorbirsi una lezione sui Promessi sposi. Che ne direste? No, per carità, no!

Se il tempo è circolare tutto ritorna; tutto: il bello e il brutto. Anche la chimica organica e l’esame di maturità; anche Licio Gelli e la P2 !

Proprio Nietzsche, che parlò di eterno ritorno dell’uguale (lui lo chiamava così), osservò che obiettava alla teoria proprio la futura ri-presenza di madre e sorella!

*

Ricordi. Dolce nostalgia dei ricordi. Gradevole magia dei ricordi. Anche sensazione bella e inconsueta per la nostalgia di qualcosa che non si è mai vissuto rivivendo i ricordi degli altri Fratelli.

D. e M. colgono nei lavori di Loggia un sentore strano che emoziona per le esperienze di un singolo Fratello che l’incanto del lavoro in Loggia fa diventare in un certo strano modo vissuto di tutti, come se ci fosse un magazzino nel cantiere (la cripta del Tempio?) che rende comunitario ciò che era di uno solo.

*

Come passa il tempo. E non ripassa mai. Cantava una canzone di tanti anni fa. Continuava: ...e il tempo se ne frega e passa su di noi.

Il tempo scorre indipendentemente da noi, come se non ci fossimo. Già! Senza di noi ci sarebbe ancora il tempo? Un essere vivente diverso dall’uomo percepisce il tempo? e come? Prima del big bang c’era il tempo?

E. ci invita ad approfondire. Fa l’esempio dell’effimera, insetto che nello stadio adulto vive solo poche ore (tanto che non ha nemmeno la bocca e non si nutre). Percepisce il tempo? E come? Ha qualcosa che possa paragonarsi ai ricordi della vita larvale (che dura anche alcuni anni) oppure la larva è tutt’altro?

Gli spaghetti

Due ipotesi sul tempo: tempo lineare o tempo ciclico.

La mentalità occidentale di oggi pretende una corrispondenza tra la realtà e la sua rappresentazione. Comprende quindi la concezione lineare da un inizio fino ad un termine: in piccolo, nell’uomo, dalla nascita alla morte.

Per ipotizzare una concezione circolare del tempo pretenderebbe che il giorno di oggi, 22 settembre 2024, si ripeta in futuro come dovrebbe essersi ripetuto nel passato.

Sarebbe come assurgere a regola universale il ritorno di ogni primavera uguale a tutte le primavere passate, pur sapendo che ogni primavera in sé è diversa da tutte le altre primavere. La regola stabilisce che a un inverno segue una, non la stessa, primavera.

Cicerone, considerando la storia maestra di vita, diceva sostanzialmente che dalla storia possiamo imparare quali comportamenti assumere in presenza di fenomeni che non sono mai del tutto nuovi e hanno quindi qualcosa in comune con eventi già accaduti.

Concezione del tempo?

Il Vocabolario Treccani spiega:

Concezione [dal latino. concipĕre «concepire»]. 1. L’atto del concepire o dell’essere concepito. 2. Facoltà di concepire con l’intelletto o con la fantasia. 3. Modo di intendere e interpretare.

Io preferisco usare il termine “prospettiva” nel senso di angolazione o punto di vista da cui considerare un fatto o valutare una situazione.

*

Mi domando: c’è corrispondenza tra il tempo del mondo fisico, quello per intenderci misurato dagli orologi, sul quale scandiamo le nostre giornate, e il tempo della nostra prospettiva alla base della nostra esistenza?

Banalmente la risposta sarebbe affermativa. Noi non avvertiamo discrepanze: l’una del pomeriggio dell’orologio praticamente ci pare sia anche la “nostra” una del pomeriggio.

Ma quante volte abbiamo esclamato “E’ già l’una!” oppure “Non è ancora l’una!” stupiti della discordanza tra l’orologio “ufficiale” e il “nostro”?

Insistere sulla nostra prospettiva o angolazione che dir si voglia suggerisce che la corrispondenza tra i tempi non porta alla coincidenza, bensì solo ad una correlazione, che tutto sommato è più che adeguata agli scopi pratici della vita quotidiana. Ma il tempo è ben altro.

*

La domanda è sempre la stessa: il tempo è lineare o circolare?

Io rilancio. Né lineare, né ciclico.

Mi spiego. Da molti anni ho lasciato la città per abitare in collina. Spesso, specie nei primi anni, la strada da casa alla città mi suscitava strani pensieri.

Spazio e spaghetti

Mi domandavo: la strada che percorro è una strada lineare oppure la linearità è solo una mia approssimazione comoda per descrivere una realtà più complessa?

Se esamino la carta geografica, da casa alla città non esistono solo quelle due o tre vie che comunemente percorro: ce ne sono altre che mi suggeriscono l’idea di una rete di vie più che un modello singolo lineare.

Forse, con un pizzico di ironia, il modello che descrive meglio la situazione è il piatto di spaghetti. Sono aggrovigliati, dall’esterno fatichiamo a seguirne uno, che subito scompare nel mucchio. Ma se potessimo camminare dentro lo spaghetto non avremmo nessuna difficoltà.

Ecco, lo spazio pare un piatto di spaghetti.

Sicuramente la strada lineare è semplice: parti, segui la via e arrivi. Non puoi perderti.

La via “a spaghetti”? Ti serve una bussola che non sia sensibile solo al campo magnetico terrestre ma efficace nel districarsi nel “tuo” campo magnetico, dove non necessariamente un luogo precede un altro.

Ecco il punto cruciale spazio-temporale!

Se percorro una strada, prima trovo A, poi B, C e così via. Ma nella rappresentazione che ne faccio magari non vedo né A né B ma solo C, che diventa così la “prima” cosa incontrata. E se poi penso anche ad A allora ritenendo A meno “rilevante” di C può succedere che nella mia rappresentazione “prima” venga C e “dopo” A. Dipende quali spaghetti sono “raccolti” dalla stessa forchettata.

Tempo e spaghetti

Il modello spaghetti può essere anche applicato al tempo?

La prospettiva lineare del tempo è a segmento, un tratto con un punto di inizio e un punto finale. Appunto: uno spaghetto. Tanti segmenti, tanti spaghetti.

Nella visione “più alta” è il tempo escatologico religioso dalla creazione alla fine del mondo. Visione che il mondo occidentale (quello delle religioni del libro) ha mutuato – credo – dalle nostre prime percezioni umane: passato, presente e futuro. Insomma è estensione del “prima, ora, dopo”.

L’eterno ritorno si basa sul concetto di tempo circolare, suggerito dall’osservazione della natura con l’alternarsi di luce e buio, delle stagioni, delle maree. Se all’inizio del tempo poniamo una mitica età dell’oro il tempo circolare dà la sicurezza di ritornarvi. E, con le dovute differenze, non è molto dissimile dalla parusìa cristiana. E’ come se il cristiano avesse tagliato il cerchio del tempo raddrizzandolo in un segmento. Oppure che la circonferenza del tempo fosse talmente “lunga” che il ritorno nello stesso punto avverrebbe dopo un tempo così lungo che la mente umana non riesce a concepire.

*

Tra certi nativi americani il tempo era percepito come un lago e i singoli eventi considerati pesci nel lago. Viene meno quella che per noi appare proprietà fondamentale degli eventi: il poter decidere di due di essi se sono contemporanei oppure se uno precede l’altro.

La legge di tricotomia (dal greco «tagliare in tre parti») valida in molti campi della scienza, per l’algebra dice che dati due numeri a e b o a = b oppure il primo è minore del secondo oppure il primo è maggiore del secondo. Per due eventi è lo stesso: o coincidono oppure uno dei due precede l’altro. Sembra legge di buon senso. Ma la teoria della relatività ha scardinato le proprietà del “prima” e del “dopo”, con buona pace del buon senso.

La concezione lacustre è intrigante e affascinante. Rompe lo schema della rappresentazione occidentale del flusso temporale, comoda descrizione che coglie certo molto del tempo, ma – forse – non tutto. Probabilmente siamo tanto condizionati dal pensare di essere immersi nel flusso inarrestabile dal prima al poi da ritenere questo e solo questo proprietà “vera” del tempo.

*

L’uomo occidentale ritiene lo scorrere del tempo uguale e costante ed ha costruito strumenti sempre più precisi per misurarlo, dalla clessidra al pendolo, all’orologio a molla, all’orologio atomico. La precisione degli orologi è sempre migliorata. Ricordo che ai tempi della scuola avevo una vecchia e rumorosa sveglia che dovevo regolare ogni sera. Poi passai ad un orologio a molla abbastanza preciso (un paio di minuti ogni settimana) ma che doveva essere ricaricato ogni giorno. Ho avuto dopo un più comodo orologio da polso al quarzo più preciso ancora. Oggi uso l’ora del cellulare che non regolo mai perché autoregolato sul segnale della rete web. E’ ancora impreciso? Certo, ma molto meno degli altri. Che me ne faccio di uno più preciso? A me interessa il tempo, non lo strumento per misurarlo.

Oggi costruiamo orologi sempre più accurati addirittura in grado di sbagliare di un secondo ogni tot migliaia di anni e più. Bello! Stupendo! No, non faccio ironia. So benissimo l’importanza scientifica di misure sempre più precise. Ma ai fini della vita quotidiana sono “eccessi”. Lasciamo alla scienza il suo ambito e riportiamo l’uomo nel suo.

*

L’uomo del tempo lacustre si sarebbe appassionato della precisione di certe misure? Credo proprio di no. Anzi credo che le avrebbe ritenute inutili. Misurare è sempre proiettarsi all’esterno mentre in questo campo dovremmo imparare a stare un po’ dentro, anche con noi stessi (cosa molto difficile perché noi siamo il peggior compagno di noi stessi).


(continua)

giovedì 7 maggio 2026

Il rituale. O no?

 

Certamente si nota la diffe­renza tra leggere il rituale o viverlo oppure ancora leggicchiarlo. Come si nota la differenza fra tornata e tornata. Succede che l’atmosfera sia completamente diversa: a volte si costruisce la consapevolezza del rito, a volte ci si ferma ad un generico senso morale. A volte invece è peggio.

L’atmosfera è diversa perché a volte riusciamo a contenere il "nostro elemento perturba­tore", a volte invece lui frena noi ed emerge inarrestabile.

"Lasciate fuori i metalli" è il grande insegnamento e la prescrizione massima: una vera e propria e reale "conditio sine qua non"


La mia pietra e la tua pietra

 

La massoneria è un lavoro collettivo, ma allo stesso tempo individuale. Io squadro la mia pietra e tu squadri la tua.

Io non ho il diritto di rifiutare la tua pietra, se è squadrata sinceramente e onestamente. Tu non hai il diritto di rigettare la mia pietra, se è squadrata onestamente e sinceramente.

Se succede, se la mia pietra e la tua pietra non si possono adattare tra loro e non possono essere usate per il muro comune (costruzione comune fabbricata unendo tante costruzioni individuali) allora noi due, io e te, assieme, dobbiamo rimediare e correggere.

Io non posso pretendere che solo tu debba correggere. Tu non puoi pretendere che solo io debba correggere.

Noi dobbiamo lavorare insieme. Altrimenti non possiamo più pretendere di appartenere al cantiere della Massoneria.

Al cantiere tutti debbono lavorare...

Il tempo... e il resto 6

 Continuano le mie riflessioni sul lavoro della mia Loggia sul tempo



L’attimo prolungato

Viviamo in un momento storico in cui tanti rifiutando il tempo vogliono dilatare indefinitamente il presente, dimenticando che il passato pesa e il futuro verrà.

La spiegazione è semplice. Persi i punti di riferimento assoluti o universali ci si riferisce solo a se stessi. Quanti trentenni ancora si chiedono cosa faranno “da grandi”? Quanti sovrastimano il proprio compleanno? Senza punti di riferimento il singolo resta di fronte a se stesso: Non riuscendo ad andare oltre, resta solo la propria fisicità, che prima o poi termina.

Faust impiega una vita per cogliere l’attimo; oggi tutti sembrano vivere nel presente-attimo che (vogliono) non terminerà mai. Purtroppo il tempo che gli insipienti pretendono prolungare nella fallacia di una illimitata giovinezza non ha nulla in comune con l’attimo faustiano.

Tante feste legate ad un giorno particolare (l’ultimo di carnevale, il giorno di mezzo inverno, la festa del patrono) vengono prolungate di una o più settimane appunto per “continuare” l’attimo; non per motivi sacri ma economici o di divertimento. Fino al paradosso di carri carnevaleschi a mezza quaresima o feste invernali in piena primavera.

Chi coglie il paradosso? Nessuno ormai è più in grado di farlo...

Il prolungamento (profano) dell’attimo è illusione nefasta e disastrosa: cancellando il futuro si condiziona il presente: chi pensa più al domani? E’ venuta meno la preoccupazione del “dopo”. Verrebbe quasi da rimpiangere Inferno e Paradiso: almeno avevano una funzione morale e sociale.

Tempo lineare

Comprendo il senso di un tempo lineare: dalla nascita alla morte, dalla creazione alla fine. Fine che per il cristiano non è il raggiungimento del massimo di entropia e la morte termica dell’universo e per lo scienziato non è la discesa della Gerusalemme celeste al termine dell'ultimo libro della Bibbia.

Il tempo lineare è il nostro tempo, quello nel quale siamo stati educati da piccoli, quello nel quale viviamo o crediamo di vivere.

Se chiamassi il massimo dell’entropia con l’appellativo di Gerusalemme celeste? Nulla lo impedirebbe ma significherebbe attribuire un senso metafisico ad una semplice legge fisica che non ha nulla di metafisico; analogamente chiamare la Gerusalemme celeste come morte termica dell’universo vorrebbe dire desacralizzarla e toglierle senso.

Appaiono due visioni contrastanti: forse è giunto il momento di vederle unite come facce della stessa medaglia e… cercare la medaglia.

Il tempo circolare

Confesso che francamente lo capisco e non lo capisco: a volte mi sembra di comprenderne l’intima necessità (la primavera che ritorna, la mietitura del grano e il nuovo pane, la vendemmia e il vino nuovo che sempre ritorna, le feste che ritornano), a volte me ne sento invece completamente estraneo (ha senso un ritorno?).

Il tempo lineare ha una caratteristica che Esiodo mette bene in evidenza. Il tempo inghiotte i propri figli. Non per nulla Zeus lo esilia e lo allontana. Il tempo circolare vorrebbe allora dire che i figli inghiottiti prima o poi vengono rigettati fuori? Il mito effettivamente dice così. Ma sarà vero?

Il presente appena c’è non c’è più perché eternamente si consuma nel passato per generare dal nero più nero del nero un futuro che non c’è ancora ma ci sarà e di un passato che non c’è più ma ha dato vita al presente.

L’obiezione è immediata: lo stesso capita anche per un tempo circolare. Per esempio mezzogiorno è mezzogiorno, e come arriva scompare subito in un passato che non c’è più. Ma in un tempo circolare il passato (o qualcosa del genere) ritorna, mentre nel tempo concepito linearmente no.

*

Tempo circolare inserito in un tempo lineare?

Geometricamente sarebbe come un’elica (cioè una molla) tracciata sulla superficie di un cilindro o di un cono. E’ plausibile?

Per l’intelletto tutto è plausibile, come il mondo delle idee di Platone o la dialettica di Hegel (tesi, antitesi, sintesi) implacabile come il destino.

E per l’uomo? Chi vorrebbe vivere nella disumana Repubblica di Platone o nel mondo stritolante della tricotomia hegeliana?

Ricominciamo?

Forse più che di “eterno ritorno” si dovrebbe parlare di “eterno ricominciare”. Torna il solstizio d’inverno e il sole inizia ad alzarsi sull’orizzonte: comincia un nuovo anno. E’ successo così nel passato e sempre sarà così nel futuro. E’ un “nuovo inizio”.

La volontà e il piacere di iniziare è stata e sarà sempre quella. Come inizieremo può essere diverso dagli inizi del passato. Tempo circolare inserito in un tempo lineare?

*

Ma anche tutti “questi inizi”!… Non si corre il rischio di cominciare e cominciare, senza terminare mai qualcosa?

Sole dell’avvenire.

Oggi mi pare quasi patetica l’immagine del quadro di Pellizza da Volpedo del quarto stato in marcia irresistibile verso il sole dell’avvenire. Ricordate? Materializzava l’ottimismo positivista della belle époque e dei primi del Novecento. Era la grande illusione delle magnifiche sorti e progressive, che veniva da lontano (anche noi massoni veniamo da lì!) ma non era destinata a durare (e noi massoni?). Infatti non durò: quell’ottimismo portò a due guerre mondiali.

All’avvento della pace, dopo alcuni anni vissuti con rinnovato ottimismo, la definitiva delusione: l’uomo non vuole migliorare. Nel mio piccolo mi accontenterei che l’uomo non peggiorasse.

La Massoneria che fa?

Il tempo nel Tempio.

Quando parliamo di “apertura” e “chiusura” dei lavori di Loggia necessariamente (ma non ci pensiamo mai!) dobbiamo affrontare un altro aspetto.

Lo spiego così.

Io un certo giorno, ad una certa ora, giungo alla Casa Massonica, entro, incontro altri; ad un certo punto tutti entriamo nella seconda stanza e (metto tra virgolette) “apriamo” i lavori. Sebbene siano le 20,30 – 21,00 improvvisamente ci troviamo a “mezzogiorno”… e così via fino a “mezzanotte” quando, “chiudendo” i lavori ed uscendo scopriamo che sono le 23,00 – 23,30 o giù di lì.

Ne siamo convinti?… veramente convinti? Il tempo è lo stesso (anche se diciamo di no) oppure in “qualche modo strano” è cambiato? E’ proprio mezzogiorno-mezzanotte oppure è una nostra invenzione o immaginazione o che altro,... insomma una nostra “prospettiva”?

Ancora. Il tempo di Loggia è lineare o curvo? E’ come un segmento mezzogiorno-mezzanotte inserito in una retta? oppure è un arco di circonferenza o di qualunque altra curva? Curva aperta (curvamento del tempo lineare senza ritorno) o curva chiusa (con ritorno)?

Dove è la Loggia tra mezzanotte e mezzogiorno?

M. e D. suggeriscono una prospettiva temporale diversa che superi il contrasto delle visioni antagoniste concentrandoci sul Tempo (con la T maiuscola) lavorato con se stesso e con i Fratelli in Loggia.

Dubbio e luoghi comuni

Dialogo tra due fratelli massoni.

Bravini. Il massone è uomo del dubbio.

Il massone. Infatti dubita di avere dubbi.

Manzonianamente ci domandiamo: Bravini, chi è costui?

Bravini è il fratello impeccabile nell’abito, ingessato nel rituale, precisino precisino nei gesti, pronto a riprendere gli altri su questo e su quello.

Insomma, un fratello bravo? No, solo bravino!

Bravini è colui che si appaga dei tanti luoghi comuni e resta alla superficie dei lavori.

Un poco siamo tutti noi Bravini. Gli stereotipi infatti sono comodi rifugi.

*

E. immagina la Loggia-nave a vele spiegate gonfie dal vento del dubbio e F. ci ammonisce. Raccolgo le sue parole che ci ricordano il senso del dubbio come sofferto dovere verso se stesso: la forza del dubbio si accompagna alla bellezza del dubbio. F. lo ricorda (per quanto mi riguarda colpisce dritto dritto il bersaglio) con le parole di un vecchio massone che ormai non è più tra noi, Eugenio Bonvicini. Lo ricordo, Eugenio, criticato da certi fratelli Bravini, opportunamente cancellati dalla nostra memoria collettiva, mentre lui (lui sì! bravo), ci ha lasciato una significativa eredità.


(continua)




mercoledì 6 maggio 2026

Il tempo... e il resto 5

 Un'altra puntata delle mie riflessioni in Loggia sul tempo


Ma il tempo?

Definire qualcosa vuol dire spiegarlo con termini già noti. Se però dico che il tempo è lo scorrere delle cose dal prima al poi mi trovo in un difficoltà: dovrei sapere cosa è il “prima” e cosa è il “poi”. “Prima” e “poi” sono già tempo. Quindi: per sapere cosa è il tempo debbo sapere già cosa è il tempo. Qualunque studente di logica verrebbe bocciato per una definizione del genere.

Però Aristotele e san Tommaso dissero proprio così (con l’escamotage di attribuire a “prima” e “poi” significato solo spaziale e non temporale – già: uno spazio senza tempo?).

Invece sant'Agostino è più pratico e moderno: Quid est ergo tempus? Si nemo ex me quaerat, scio; si quaerenti explicare, nescio.

Il senso è immediato: Che è il tempo? Se non me lo chiedi, lo so; ma se vuoi che te lo spieghi, io non lo so. Sarebbe come chiedere al matematico cosa è una retta. Ente primitivo, risponde, non definibile quindi non spiegabile. Che è la stessa risposta di Agostino.

Agostino di Ippona era colto. Infatti lo fecero santo e dottore della Chiesa. Dottore appunto da doctus = dotto, colui che sa. E infatti sapeva cosa era il tempo, a patto di non chiederglielo.

Invece io, che dotto non sono, del tempo non so nulla, neanche se non me lo chiedi.

So che il tempo sempre vince. E per quello che qui interessa, so che i nostri lavori cominciano a mezzogiorno e finiscono a mezzanotte.

Una istituzione che si dice solare e lavora a sole calante? Qualcuno se ne è mai chiesta la ragione?

Elevarsi

E. si chiede: è possibile elevarsi sopra il tempo?

E’ una domandona. Bella soprattutto per l’uso di quel termine apparentemente neutro ma in realtà molto significativo: “elevarsi” sopra il tempo.

Dal tempo al tempio (passaggio innocuo?): il profano viene creato apprendista, l’apprendista è passato compagno e il compagno elevato maestro.

Elevarsi maestro, rialzarsi da supino, elevarsi,… Elevarsi sopra cosa?... Mettersi in piedi e camminare. Verso dove?

Esiodo ci ricorda che il cielo Urano viene castrato (teniamo presente nella civiltà di allora gli intrecci semantici collegati al termine): cessano gli amplessi geo-uranici e quindi gli interventi celesti in terra. Crono invece non può essere evirato, viene semplicemente imprigionato. Ma poiché la sua forza è troppo forte verrà da Zeus liberato ed esiliato nelle Isole Beate. Urano è lassù e sta lassù. Per raggiungerlo dobbiamo costruire possenti cattedrali con salde (molto salde!) fondamenta in Gea. Crono è quaggiù, da qualche parte. Non sappiamo dove, ma c’è.

Cerchiamolo!

E’ la nuova “queste du saint-Graal”, rinnovata recherche dei nuovi ulissidi.

Ma forse non cerchiamo abbastanza. Più prosaicamente ci accontentiamo, L., di una petite madeleine, che ci ricorda… Ricordo... il lampo improvviso che illumina il buio della notte per un attimo. Attimo, infinitesimo periodo di tempo: ancora il tempo!

Ricordo che travalica il tempo e lo spazio; giunge in un attimo.

Ricordi di infanzia, i primi lavori, le prime tornate di Loggia.

Ricordi di scuola. Addio monti sorgenti dall’acque. Qual è la differenza tra ragion pura e ragion pratica? Qual è il volume della sfera? Quando è avvenuta la pace di Cambrai?

Tu rovisti, frughi, non trovi. E la petite madeleine finalmente esplode: Della sfera il volume qual è? Quattro terzi pi greco erre tre!

Un tempo che giunge improvviso, senza avere cercato e frugato nella memoria. Frugare: che brutto termine, tutto concentrato nell’auto-compiacimento del guardone per una azione che non è altro che un rovistare nel solaio o – con un termine nostro – nella cripta del nostro tempio.

*

Ognuno di noi ha miriadi di occasioni per ricordare, miriadi di piccole madeleine personali. Ricordate gli oggettini di pessimo gusto? gli scrigni fatti di valve, gli oggetti col mònito salve, ricordo...Paccottiglia, kitsch diremmo oggi. Ma sono i nostri appigli (da già liceale mi rifiuto di usare un banale appiattito “input” quando posso avvalermi dei classici: spunto, appiglio, occasione, pretesto, causa, opportunità, motivo, e chi più ne ha ne metta).

Ritrovato o ritornato?

Il ricordo compare all’improvviso. Dal tempo perduto al tempo ritrovato.

Ma è proprio ritrovato, ritornato alla luce? Oppure è un tempo reinventato o ri-creato?

Ri-creato e ri-velato.

Ricreare dal latino recreare, ristorare fisicamente e moralmente. Termine composto da re = di nuovo e creare = vivificare. Rianimare quasi infondendo una nuova esistenza.

Rivelare dal latino revelare. Termine composto da re = “dietro” (non ”ri”, “di nuovo”, “un’altra volta”, come una fanta-etimologia vorrebbe) e velare da velum = velo, cortina. Far sapere ciò che era sconosciuto (appunto dietro il velo). Svelare, scoprire, palesare.

E se volesse invece dire: creare ciò che è dietro al velo? Non fa così la nostra memoria?

*

Il tempo ritorna?

Il tempo va?… Il tempo viene?… Il tempo ritorna?…

Chi lo sa?… Come spiegarlo?

No, spiegare non si può. Mi accontenterei di accettare una qualche “spiegazione che non spiega”.

Ho bisogno di una piccola madeleine che non c’è. O forse sì, l’ho trovata, inaspettatamente.

Sto leggendo un vecchio diario di Leonardo Sciascia ed ecco il bagliore di una piccola lampada.

Petrarca morì nella notte tra il 18 e il 19 luglio del 1374. Era nato all’alba del 20 luglio del 1304: e moriva dunque avendo quasi perfettamente concluso quello che per Dante era il cammin di nostra vita. Stroncato da una sincope improvvisa, reclinò la testa sul libro che stava leggendo. Accorso a sollevarlo, il fedele discepolo Lombardo dalla Seta vide « come una nuvoletta in su salire » l’anima del maestro.

La sera del I° marzo del 1938, Gabriele D’Annunzio moriva allo stesso modo. Nessuno vide la sua anima in su salire. Ma stava leggendo Petrarca. Se non sapessimo che cosa Petrarca stava leggendo quando la morte lo colse, diremmo che — nel labirinto del tempo o nella siderale circolarità fuori del tempo — stava leggendo D’Annunzio.

Leonardo Sciascia, Nero su nero, Einaudi, Torino, 1979, p. 170

Sciascia rammenta il labirinto del tempo ed evoca una siderale circolarità fuori del tempo.

Parlare di circolarità del tempo non è certo strampalato. Tutti abbiamo sperimentato il ritorno di ricorrenze e feste e di avvenimenti meno piacevoli, come il giorno del proprio compleanno o l’inizio della scuola.

Il tempo segue un modello circolare, per cui tutto o solo qualcosa ritorna? Oppure al contrario segue un modello lineare secondo cui ciò che passa è appunto passato e non torna più?


(continua)

martedì 5 maggio 2026

Gli uomini passano?

 Ricordo.

Molti anni fa in una tornata di una Loggia (una Loggia come tante) il Maestro Venerabile disse: Ricordiamo che gli uomini passano e le istituzioni restano; i massoni passano e la massoneria rimane.

No, non è così, oggi almeno non più.

Oggi è più realistico dire che le istituzioni passano e l'uomo rimane. Guardiamoci attorno per averne qualche conferma... 

La Massoneria rimane. E la massoneria? Ahimé... povera massoneria!

Il tempo... e il resto 4

Continuano le mie riflessioni sul tempo 


Anche Zeus però è stato detronizzato e un altro Dio ha preso il potere destrutturando il suo mondo e trasformandolo in qualcosa di diverso.

Mi domando se questo nuovo Dio sia il dio definitivo oppure un altro dio prima o poi prenderà il suo posto destrutturando ancora il nostro mondo.

Gli archetipi deteriorati

Archetipo proviene dal greco ἀρχε = principio, origine e τύπος = modello.

Il termine ha molti sensi. Qui intendiamo le immagini primordiali contenute nell’intimo nostro e della nostra comunità, quello che Jung ha chiamato inconscio collettivo, che riunisce le esperienze della specie umana e di ciò che la precedette, e costituisce la simbolica di favole, leggende e sogni.

Sono i nostri totem comunitari, quelli la cui bellezza ci da forza e vigore.

Anche noi massoni li abbiamo, primo fra tutti Hiram, l’architetto del Tempio di Re Salomone.

Cosa succederebbe se Hiram non fosse più il nostro archetipo? La risposta è molto semplice: la Massoneria sarebbe diversa.

S. suggerisce che la crisi in cui la società versa dipenda dalla distruzione degli archetipi universali della nostra vita, quelli in base ai quali riusciamo ad incanalare le nostre attività mentali e spirituali. M. soggiunge che archetipi “forti” producono persone forti e corrette, il contrario di quelle che si appoggiano ad archetipi deboli o inconsistenti.

Sono affermazioni forti ma sensate e realistiche. Molte “confusioni” della nostra società hanno proprio lì le cause del “disordine” o almeno le più significative. La stessa situazione attuale della Massoneria indica la "sconoscenza" (il termine anomalo credo sia il più significativo) dell’archetipo Hiram.

Gli archetipi dipendono dalle esigenze di uomini e comunità (tribù, clan, gruppi, etnie,…) e seguono i loro destini: banalmente detto, camminano con le gambe degli uomini.

Quando i gruppi si attenuano o non ci sono più, gli archetipi non camminano più e un poco alla volta sbiadiscono. E se i gruppi sono troppo numerosi? Gli archetipi si rafforzano o perdono vigore annacquandosi o frantumandosi?

Le conseguenze dello smorzamento degli archetipi sono davanti ai nostri occhi.

Le “esigenze” spirituali e psichiche dell’uomo rimangono, i canali di esecuzione o di sfogo invece sono cambiati o, peggio, non ci sono più. Così se l’acqua in piena di un fiume non incontra bacini di contenimento ove defluire, il fiume esce dall’alveo e allaga tutto. E’ una semplice legge fisica e naturale.

Durata

Il primo incontro dell’uomo con il tempo è la durata o – dal punto di vista umano – l’attesa.

Il bimbo che avverte lo stimolo della fame deve attendere il “tempo giusto”. Si trova suo malgrado a fare i conti con il tempo-durata. Il bambino che vuol diventare grande deve aspettare.

L'uomo cinico pretende di insegnare: la vita è solo lunghe attese.

Cinico: da cinismo, i filosofi greci che volevano combattere le grandi illusioni.

Illusione? Speranza? Oppure finzione oppure funzione utile per vivere in questo mondo?

Il non cinico obietta: non è criminale togliere le illusioni? Non servono a vivere meglio?

Ma: sono illusioni o speranze?

Qualcuno afferma che le utopie di oggi saranno la realtà di domani. Illusione o speranza?

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In fisica durata è una quantità ben definita: la durata di un intervallo di tempo dal tempo A al tempo B è la differenza dei due tempi B – A.

Nella nostra vita di tutti i giorni invece non è così semplice. Al bambino che ti chiede quanto tempo ci vuole per diventare grandi cosa rispondi?

Un tempo avrei risposto: Lo diventerai. In seguito avrei aggiunto: Lo diventerai presto e successivamente avrei completato con: Anche troppo presto. Oggi direi: Non fai in tempo a dirlo e sei già grande. E non gli posso dire, guccinianamente:

La paghi tutta, e a prezzi d’inflazione, quella che chiaman la maturità...

Ovviamente il bambino rifiuta queste risposte e, dal suo punto di vista, ha ragione. Ma dal mio punto di vista sono risposte corrette. La differenza è tra la prospettiva di chi chiede e quella di chi risponde. I numeri spiegano tutto. Per un bimbo di dieci anni giungere all’età adulta di (diciamo) venticinque anni significa attendere un tempo pari ad una volta e mezzo la sua vita, mentre dal mio punto di vista lo stesso tempo è solo un quinto della mia. Per me la stessa attesa di una volta e mezza la mia vita mi porterebbe al secolo seguente, un’ottica priva di significato.

Tempo di Loggia

I lavori di Loggia cominciano a mezzogiorno e subito mezzogiorno non c’è più. Ne siamo sicuri? Certo, il Secondo Sorvegliante è molto scrupoloso nell’osservare il corso del Sole: da provetto ufficiale del tempo controlla, scandisce il lavoro, ed avverte del mezzogiorno e della mezzanotte.

La tornata è finita.

Finire viene dal latino finis = fine, da una radice find che ha il senso di dividere, fendere. Quindi fine è il punto di divisione, di termine tra il prima e il dopo, tra il dentro e il fuori.

Tornata finita, terminata. Punto.

E’ veramente terminata?

I nostri lavori durano mezza giornata, da mezzogiorno a mezzanotte. Lo sappiamo.

Si comincia a mezzogiorno, si lavora quindi nel pomeriggio, e si termina a mezzanotte.

Concentriamoci ora sull’apertura.

Il Maestro Venerabile apre i lavori della (di questa e solo di questa) tornata.

Ma è come se contemporaneamente riassumesse (riassumere: teniamo presente questo verbo che per sua conformazione si riferisce sempre a qualcosa d’altro) tutte le precedenti aperture della nostra Loggia. Il Segretario lo ricorda a tutti.

Una “super-apertura” quindi? Beh, forse sì, almeno un poco. Tanto più che in quel breve rito si possono pensare le aperture di tutte le Logge del mondo (almeno quelle che usano lo stesso rituale).

Come è possibile? Il tempo e lo spazio hanno “proprietà” molto strane...

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Dal punto di vista della Loggia, ad ogni apertura segue la corrispondente chiusura. Anche ad ogni chiusura segue una corrispondente apertura o, meglio, ri-apertura. Ma per noi è significativo (accanto alla qualità del lavoro) il tempo tra apertura e chiusura, cioè la “durata” dei lavori.

Durata è caratteristica essenziale di uno dei simboli più significativi ma sul quale poco o nulla si lavora: la scala curva. Durata indica il tempo che si impiega per salire e... scendere!

Simbolo essenziale, la scala curva. Nella ritualità anglosassone (Emulation, Duncan) la scala curva porta dall’atrio del Tempio di Salomone alla Camera di Mezzo (sopra il Tempio) ove vengono pagati i Compagni di Mestiere. Infatti nei cantieri dei massoni operativi gli Apprendisti non ricevevano un salario ma solo una razione settimanale di grano, vino e olio e un tetto per dormire: oggi diremmo vitto e alloggio. Invece i Maestri così come li conosciamo noi semplicemente non esistevano: c’era un solo Maestro, il capo del cantiere, come alla costruzione del Tempio di Salomone c’era un solo Maestro, Hiram.

Perché nessuno parla mai di scendere dalla scala curva? Eppure, riscosso il salario, bisognerà pur uscire!

La salita e la successiva discesa portano a continui cambiamenti di punti di vista e di orientamento che permettono sorprendenti stimoli e pensieri. E’ un tempo bene impiegato.

Soprattutto la consapevolezza del simbolo curvilineo ci deve insegnare ad evitare il facile sentiero rettilineo dei luoghi comuni e spingerci su vie inesplorate e personali.

Attenzione anche ai luoghi comuni della Massoneria. Ce ne sono tanti e per noi sono i più subdoli perché spesso non ce ne rendiamo conto.


(continua)


Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.