Riflessioni del Segretario di Loggia sul Segretario di Loggia
Segretario o manipolatore?
Il modo di redigere i verbali di Loggia, le cosiddette Tavole architettoniche, spazia entro due limiti-confini.
Minimum: nome dei presenti e assenti, titolo della Tavola, nome degli intervenuti. E basta.
Maximum: resoconto dettagliato di ciascun intervento con il nome di chi lo ha fatto. Cioè: tizio dice questo, caio dice quest'altro, eccetera.
In genere le Tavole vengono redatte entro questi due termini con resoconti più o meno dettagliati (a seconda della disponibilità del segretario).
Io, segretario della mia Loggia, come scrivo le Tavole di Loggia?
Il mio fare è frutto della mia storia personale. Spiritualmente intricatissima (non mi ritrovo più con tante cose del passato: ma sono cose che mi hanno formato).
Punti fissi del verbale.
Registrazione dei presenti e dei giustificati. Risultato di eventuali decisioni e votazioni. Nome di chi redige la Tavola e titolo della Tavola. Nome dei Fratelli intervenuti. Poi… Poi...
Poi... Gli interventi, le pietre, vengono prese in carico dal Cantiere. Le pietre sono "marchiate " con il marchio di chi le ha sgrossate individualmente, ma vengono collettivamente e anonimamente depositate nel Cantiere. Il marchio è a conoscenza del Capo-cantiere, il Maestro Venerabile, non degli altri.
Nel cantiere sono depositate impersonalmente, a disposizione degli operai, che lavorano a gloria del cantiere, non in nome di questo o quel Fratello.
Tecnicamente il Segretario annota il nome di tutti quelli che intervengono nella tornata, e solo dopo l'elenco degli intervenuti riporta gli interventi, non come discorsi compiuti ma come elenco di punti significativi. Ciò che è stato detto non viene associato a chi lo ha detto.
Qui sta l'aspetto più significativo. Infatti non ci devono mai essere in Loggia protagonismi, a volte mascherato da attivismo e voglia di fare; una specie di orgoglio nascosto del tipo: Vedi quanto sono bravo!
No, queste cose non ci devono essere in Loggia. Il corretto lavoro muratorio non ha bisogno di protagonisti.
Il Maestro Venerabile deve essere vigile e bloccare i protagonismi. L’Oratore deve essere rigido e parare i protagonisti. E il Segretario? Il Segretario semplicemente tace e non li registra.
Faccio un esempio, puramente teorico, per cui nessuno vi si può riconoscere perché non è riferito a nessun massone, né di questa Loggia né di altre.
Il fratello Bravini è solito richiamare i presenti alla tornata alla conformità degli aspetti più superficiali del Regolamento, esempio tipico l’abito nero o il correttissimo stare all'Ordine. Infatti il fratello Bravini, che di suo è bravino, termina spesso suggerendo ai presenti le "mancanze" (ma il suggerimento detto con quel tono e quelle maniere diventa un pesante richiamo alla loro (presunta) “mancanza muratoria”). Ben si comporta allora il Segretario di quella Loggia a non registrare quella parte dell’intervento oppure, registrandola, a cambiarne il senso, che da rampogna e censura (atteggiamenti che non possono che dividere) diventano nel verbale incitamento all’unione e al bello dello stare insieme nel modo corretto.
E’ censura? No.
E’ manipolazione? Sì e no...
Sì, perché l’intervento non è stato proprio così. No, perché nella Tavola vanno registrate le cose che uniscono e non gli interventi che dividono, che per la loro stessa natura non fanno parte della Massoneria.
Da Segretario ritengo che la Tavola debba essere redatta secondo alcuni criteri.
Se nelle dinamiche della Tornata protagonismi emergono (attenzione: dico protagonismi, non protagonisti), compito di Venerabile, Oratore e Segretario è di attenuarli.
E il Segretario, qui, ha di fatto l’ultima parola. Ha infatti il Segretario il potere della damnatio memoriae.
Ciò che il Segretario ritiene non consono viene bellamente ignorato. E un eventuale lettore futuro della Tavola Architettonica non ne potrà saper nulla.
Credo sia questo un forte antidoto all’egoicità di qualcuno: la minaccia della irrilevanza.
Avrai pure un ego ingombrante o strabordante, ma in Loggia il tuo ego non solo non interessa bensì diventa controproducente.
Conseguenza dell’asserto è la tecnica di non riferire a nessun fratello le frasi riportate, ma inserirle in un contesto collettivo
Intervengono i ffrr. A, B, C. Vengono lavorate le seguenti pietre: P1, P2, P3, P4, P5.
Ma ciò non significa una attribuzione nascosta, tipo A ha detto P1 e P2, B ha detto P3 e C ha detto P4 e P5.
No, perché le cose dette vanno rimescolate, appunto per spersonalizzare quanto detto.
Insomma l’optimum dovrebbe essere (il condizionale però è d’obbligo) che ognuno si ritrovi nella Tavola architettonica ma non riesca ad individuare quanto da lui detto.