Io dialogo con un altro me stesso (l'altro io) in una qualunque sala di attesa per il check-in che darà inizio al Grande Viaggio. Sarò in compagnia della Nera Signora che ormai non tarderà molto. Nell'attesa "inganno il tempo" chiacchierando ed affabulando...
Io parlo con me stesso
Parte sesta
Io.
Ciò che era importante, oggi pare non valere nulla o molto poco. Ciò
che allora interessava, oggi pare non interessare. E’ bene o male?
Non so rispondere, ma se penso ai miei “miti di
fondazione” oggi mi sento estraneo.
L'altro
io. Straniero in patria?
Io.
Amico mio,
oggi faccio fatica a distinguere tra chi danza e chi salta, tra chi
canta e chi urla, tra chi cammina e chi si trascina.
L'altro
io. Non essere evanescente.
Io.
La nostra mente è limitata e il nostro corpo lo è ancora di più.
Oggi non ho più le idee chiare. Si avvicina la partenza.
L'altro
io. Mi sembri tragico.
Io.
No, è questione di interpretazione del mondo.
L'altro
io. Un mondo nuovo.
Io.
Un uomo nuovo, un mondo diverso. Rifletto spesso sull’insegnamento
di Zarathustra: Vedi, disse la vita, io sono il continuo,
necessario, superamento di me stesso...
L'altro
io. Dopo la tua morte che resterà qui?
Io.
Per il credente la fede, per il laico il ricordo: All’ombra de’
cipressi e dentro l’urne confortate di pianto… Ma non per
tutti il ricordo: tranne poche eccezioni, svanisce ben presto nel
giro di qualche generazione. Del mio nonno paterno, morto quattro
anni prima della mia nascita, non ho che alcune fotografie, qualche
vecchio documento e il ricordo di ciò che mi hanno raccontato la
nonna e il babbo. Di suo padre, il mio bisnonno, una foto di
cent’anni fa e il passaporto. Del padre di lui, il mio trisnonno,
nulla, neanche il nome. Eppure un sedicesimo dei miei geni sono suoi.
Il religioso dice che nonno, bisnonno, trisnonno sono individualità
ancora esistenti “là” con il Padre Creatore, dove potrò
“incontrarli”. Ma sono solo immagini umane… rassicuranti...
L'altro
io. Molti credono che la morte sia un ricongiungersi
con gli antenati.
Io.
In una società un po’ più tradizionale della nostra diventerei
anch’io uno degli dei Lari della famiglia, un antenato cui si
devono certi culti.
L'altro
io. Culto degli antenati?
Io.
Direi affinità con gli antenati, con coloro, miei avi, che son già
passati sulla strada sulla quale sto camminando e che mi hanno
lasciato una piccola ma significativa eredità, quella che oggi mi
permette di camminare.
L'altro
io. Il cammino verso la morte?
Io.
No, verso la vita.
L'altro
io. Ma, insomma, cosa aspetti?
Io.
Qualcosa che arriverà.
L'altro
io. Cosa?
Io.
Lascio il vecchio mondo. Sì, tanti lo pensano come l’unico mondo
possibile. Non credo sia così.
L'altro
io. Lasci il tuo mondo, quindi.
Io.
Sì. Lascio il vecchio mondo per cercarne uno nuovo...
L'altro
io. Come Cristoforo Colombo.
Io.
Quando la Nera Signora arriverà, mi dirà: In grazia dell’ora e
dell’età è tempo ormai di aprire i nostri architettonici lavori…
E aprirà la porta. Mi dirà che il tempo è giunto, il tempo
giusto e perfetto.
L'altro
io. Allora partirai?
Io.
Sono pronto. Può essere subito, fra un po’ o poco più in là. Il
momento ormai non è lontano e non sarà una tragedia.
Ho fiducia che non si termini con la cessazione
della vitalità del corpo fisico, col quale mi son sempre
identificato e che la maturità dei miei giorni mi fa ora vedere come
un abito ormai usurato e del quale dovrò liberarmi. Ho fiducia, ma
non ho aspettative.