Ci avviamo alla conclusione (per ora!) delle mie riflessioni nate da una tavola tenuta in Loggia e dalle considerazioni dei Fratelli. E da altre considerazioni sorte riflettendo durante le tornate successive.
Appunto... per ora!
End
Al maschile è la religione dopo Edipo. Al
maschile è il mondo del conte di Montecristo. Edmond ricorda il
padre fisico e l'abate Faria, padre spirituale e intellettuale, ma
non ricorda nessuna figura materna. La promessa sposa non gli resta
fedele Anche le donne che compaiono nella vicenda sono tutte spose o
compagne o figlie, quindi dipendenti da una figura maschile.
L’opinione
Il
vecchio. S’intende! Ciascuno ha le sue opinioni.
Il
giovine sottile. Ma nessuno, per dir la verità, par che ci
s’attenga sicuro, se tutti come lei, prima di manifestarle,
vogliono sapere che cosa ne dicono gli altri.
Il
vecchio. Io alle mie mi attengo sicurissimo; ma certo la
prudenza, non volendo parlare a caso, mi consiglia di conoscere se
gli altri sanno qualche cosa che io non so e che potrebbe in parte
modificare la mia opinione.
Il
giovine sottile. Ma per quello che ne sa?
Il
vecchio. Caro amico, non si sa mai tutto!
Il
giovine sottile. E allora, le opinioni?
Il
vecchio. Oh Dio mio, mi tengo la mia ma — ecco — fino a
prova contraria!
Il
giovine sottile. No, mi scusi; con l’ammettere che non si sa
mai tutto, lei già presuppone che ci siano codeste prove contrarie.
(Pirandello, Ciascuno a suo
modo)
Fino a prova contraria. Edmond risponde a questa
situazione. La sua vendetta ormai è conclusa, ma la fine del piccolo
Villefort è diventato un tarlo invadente.
Danglars pare sinceramente pentito. Lo è? Pare
esserlo perché al momento non vede vie d’uscita? Magari, una volta
sfuggito alla morte odierà il suo aguzzino?
Edmond non sa. Non può sapere. Caro amico non
si sa mai tutto! dirà più di mezzo secolo dopo Pirandello. Ora
Edmond si accontenta della “prova contraria” (vera o presunta che
sia) che vede di fronte a sé e se ne accontenta, senza attendere
rigorose dimostrazioni e pentimenti che si rivelassero sinceri solo
nel tempo. Edmond si accontenta e basta. Forse è proprio questo il
passo che fa uscire Edmond dalla sua epoca e lo fa entrare nel tempo
senza dimensioni.
Politicamente
corretto
Attraverso personaggi corrotti e ambiziosi come
Danglars, Villefort e Fernand, l’autore mette in luce i mali morali
della società del tempo (avidità e sete di potere, egoismo e
accaparramento) contrari ad ogni sano principio che dovrebbe essere
prevalente.
Ma azzardo alcune riflessioni che nascono dal
prendere atto del diverso sentire odierno, dopo un paio di secoli.
*
Mercedes.
Promessa sposa di Edmond, si sposa invece con Fernando, nemico
giurato di Edmond, delatore fedifrago e ipocrita, e non resta fedele
a chi avrebbe dovuto essere il suo compagno, che la trova anni dopo
in una posizione sociale invidiabile, ricca anche se probabilmente
non felice. L’autore la pone in una luce oscillante tra una sorta
di colpevolezza (certo molto meno colpevole dei quattro) e una non
negabile infedeltà o, forse meglio, slealtà.
Seguiamo il colloquio decisivo tra Edmond e
Mercedes. Parla Edmond.
“E perché fui arrestato, perché ero in
prigione?”. “Lo ignoro” disse Mercedes.
“Sì, voi lo ignorate, signora, almeno lo
spero. [la
sottolineatura è mia]
Ebbene, ve lo dirò io. Fui arrestato e messo in prigione, perché
sotto il pergolato dell'osteria la Riserva, la stessa vigilia del
giorno in cui dovevo sposarvi, un uomo chiamato Danglars scrisse
questa lettera che il pescatore Fernando s'incaricò di consegnare
lui stesso alla posta”.
E Montecristo, andando allo scrittoio, estrasse
un foglio... e lo mise sotto gli occhi di Mercedes. Era la lettera di
Danglars al regio procuratore...
Mercedes lesse con spavento: “Il signor regio
procuratore è avvisato da un amico del trono e della religione, che
il nominato Edmondo Dantès, secondo nel bastimento Il Faraone,
giunto questa mattina da Smirne, dopo aver toccato Napoli e
Portoferraio, è stato incaricato da Murat di una lettera per
l'usurpatore, e dall'usurpatore di una lettera per il comitato
bonapartista di Parigi. Si avrà la prova del suo delitto
arrestandolo, poiché si troverà questa lettera, o nelle sue tasche
o presso suo padre, o nella sua cabina a bordo del Faraone”.
“Oh, mio Dio!” gridò Mercedes… “E il
risultato di questa lettera?”.
“Voi lo sapete, signora, fu il mio arresto.
Quello però che non sapete è che io sono stato per quattordici anni
ad un quarto di lega da voi, in una prigione segreta del Castello
d'If. Ciò che non sapete, è che ogni giorno di questi quattordici
anni ho rinnovato il mio giuramento di vendetta che avevo fatto il
primo giorno. Eppure ignoravo che aveste sposato Fernando, il mio
delatore, e che mio padre fosse morto, e morto di fame!”...
“Ecco ciò ch'io ho saputo nell'uscire di
prigione, quattordici anni dopo esservi entrato, ed ecco quello che
mi ha indotto a giurare su Mercedes viva e su mio padre estinto, di
vendicarmi, e... io mi vendico”.
Grande Dumas, ma legato
alle convinzioni (pregiudizi?) del proprio tempo e luogo! Ho
sottolineato l’inciso significativo: Sì, voi lo ignorate,
signora, almeno lo spero.
Dopo ventitré anni,
dopo tutte le sue vicissitudini, Edmond si permette ancora di
aggiungere “almeno lo spero” come se Mercedes potesse
avere nella denuncia non certo una improbabile responsabilità ma
almeno una qualche cognizione (come se il saperne qualcosa ne avesse
fatto ipso facto una oggettiva complice).
Anche qui non posso che
prendere atto che il maschilismo di Creonte si è ben prolungato nel
corso dei secoli!
Chiedo: che avrebbe dovuto fare Mercedes?
Attendere chi o cosa?
Aveva saputo che il promesso sposo era stato
arrestato, ma nessuno (tranne i fedifraghi delatori) ne conosceva la
causa. Edmond, per lei, era diventato un desaparecido. Non ne
aveva saputo più nulla: forse condannato definitivamente alla
prigione, forse morto, forse fuggito in terre lontane (a quei tempi
non si divulgavano notizie attinenti la sicurezza del regno e non si
usciva di prigione per “giusta causa”!). Avrebbe dovuto aspettare
un fantasma? Allo stesso tempo – immagino – era sottoposta ad una
corte serrata da parte del cugino innamorato o infatuato di lei.
Perché non avrebbe dovuto accettarne il corteggiamento? Ci siamo
dimenticati del senso spregiativo che fino a non molti anni fa si
attribuiva al termine zitella con il quale si apostrofava la donna
non sposata?
*
Il finale della storia è molto romantico e
sicuramente ottimista.
Haydée.
Edmond e Haydée partono veleggiando verso il futuro, finale che il
lettore scanzonato non tarda a paragonare, per esempio, a Charlot e
alla monella di Tempi Moderni incamminati mano nella mano
verso il futuro o al cinico Domani è un altro giorno della
Rossella di Via col vento.
Lui ultra-quarantenne,
lei sedicenne. Oggi che si direbbe? Vedo già un immenso esercito di
“giudici da tastiera” giudicare sull’uomo di mezza età che in
fondo in fondo – pensano non troppo nascostamente – non è che un
nascosto pedofilo, orco ammantato di belle maniere, che allunga le
mani sul frutto proibito.
Pedofilia? Amore inopportuno? O semplice
cambiamento di parametri validi allora e biasimati oggi? Rosa
Vercellana, (la bela Rosin, che fu prima amante poi
moglie morganatica di Vittorio Emanuele II) aveva 14 anni quando
incontrò il ventisettenne Vittorio di Savoia. L’attaccamento di
Vittorio e Rosa fece scandalo, ma non per l’età di lei bensì per
le sue origini non aristocratiche, e scandalizzati furono solo gli
aristocratici di corte non la gente comune. Erano frequenti a quei
tempi matrimoni con ragazze così giovani, mentre oggi sarebbe reato.
Eugénie
Danglars. La figlia di Danglars esce per così dire dal coro.
Evita sistematicamente i matrimoni (di convenienza) proposti dal
padre. Si intuisce essere legata sentimentalmente a Louise d’Armilly.
“Tutti
gli uomini sono infami, ed io sono felice di poter fare più che
detestarli: ora li disprezzo”
dichiara
all’amica, palesando una fin troppo evidente tendenza sessuale.
Probabilmente
l’omosessualità,
evanescentemente accennata, nelle intenzioni dell’autore è una
ulteriore pennellata sul
disordine morale
della
società francese
di Luigi Filippo.
Oggi invece, in
una “attualità” sconcertante, pare
quasi antesignana del canto di Nawal che innalza la libertà oltre
i vincoli sociali:
il buon Dumas è riuscito a captare il sapore della modernità oltre
ogni vincolo anche
fisico?
Hermine
Danglars. Un’altra figura significativa è Hermine Danglars,
sposa in seconde nozze del neo barone Danglars.
Già madre del forzato Benedetto, alias Andrea
Cavalcanti, il bimbo nato dalla relazione clandestina, con il
procuratore Villefort; già
ricca prima di sposare Danglars, con l'aiuto dell’amico
e amante
Lucien Debray (ben informato sugli eventi politici come
addetto al
Ministero dell’Interno),
si
trova scaricata da lui che, uomo
onesto
(un
altro apprezzabile
fuori-schema dalla mentalità che vede disonestà in ogni relazione
clandestina),
le lascia un milionario gruzzolo per gli investimenti con denaro
(sottratto al marito) che lei
non avrebbe potuto possedere personalmente
al
di fuori della comunione matrimoniale.
Malgrado
tutte le rimostranze morali (anche qui Dumas probabilmente intendeva
esercitare
una critica sociale)
è difficile non provare una sincera
simpatia per una donna che
sa difendersi in una società completamente al maschile.
(conclusione nella prossima puntata)