Il mio Maestro Venerabile per il primo semestre di quest'anno ha proposto come tema dei lavori di Loggia:
CONOSCENZA E COSCIENZA. Il massone è uomo del dubbio che ricerca la Conoscenza. Ma che rapporto c'è tra Conoscenza e la nostra Coscienza?
Una delle Tavole del ciclo è stata:
La coscienza di Zeno, lo spleen di Baudelaire e il Piacere di D'Annunzio. La Coscienza fra nevrosi e illusioni dell'uomo moderno
Un Fratello è intervenuto così.
Il Maestro Venerabile quest'anno è stato geniale nel trovare un filone di riflessioni che ci sta impegnando a fondo, anche perché non sono le solite riflessioni, ma toccano profondamente l'uomo e specialmente l'uomo in rapporto alla vita di oggi.
Mi pongo una domanda concentrandomi sui tre personaggi richiamati dalla Tavola: Zeno Cosini della sveviana Coscienza di Zeno, Charles Baudelaire uno dei poètes maudits, e il dannunziano Andrea Sperelli protagonista de Il piacere.
La prima domanda che mi pongo è immediata. Perché questi personaggi, a prima vista ben poco diversi, hanno reazioni diverse di fronte al mondo del tempo?
Ancora. Perché loro non sono soddisfatti?
E ancora. Perché l'uomo di oggi non è soddisfatto?
Questa è una domanda fondamentale, quasi discriminante e di non facile risposta.
Io sono nato qualche anno dopo la fine dell'ultima guerra mondiale. Ricordo di aver visto da piccolo ancora le macerie provocate dai bombardamenti.
Io ricordo per esempio certi edifici pubblici che il regime non aveva fatto in tempo a completare ancora ricovero di sfollati, privi di case. Continuò fin quasi agli anni '60. Ero già adolescente, ma ricordo ancora oggi che i miei nonni si raccomandavano continuamente di non passarci vicino "perché è un brutto posto".
C'erano molto meno cose di oggi nel vivere quotidiano. Si scaldavano le case con le stufe, e non in tutte le stanze. Si vestiva meno bene e gli abiti duravano anni. Si portavano dal sarto gli abiti vecchi "importanti" per rivoltare la stoffa e allungarne la vita. Non c'era la televisione se non in poche case di abbienti. Un modo di vivere oggi semplicemente impensabile. Eppure erano tutti ottimisti.
Questo è il problema di oggi. Oggi materialmente si sta molto meglio, ma sono tutti pessimisti.
Perché?
Questa è la grande domanda.
Altra bella domanda: perché Baudelaire e Svevo hanno reagito in quel modo che oggi fatichiamo ad accettare mentre, nello stesso periodo, altri, altrove, per esempio negli Stati Uniti, hanno reagito in modo molto diverso?
Forse si può rispondere per le diverse fondamenta della società in Europa e in America nella stessa epoca.
Noi siamo tutti con la testa rivolta al cielo e guardiamo tutti il cielo, ma in realtà abbiamo i piedi per terra (che ci sostengono) e ce lo dimentichiamo.
C'è chi abita in montagna e porta le scarpe grosse per camminare nei sentieri impervi. Chi abita al mare porta sandali, chi abita in palude porta gli stivali. Modi di vestire diversi, vitto e modi di vivere diversi e anche modi di ragionare diversi. Gli ambienti in cui si vive sono appunto diversi.
Le abitazioni al sud Italia hanno il tetto piatto o quasi, mentre al nord hanno il tetto a falde più o meno inclinate, per scaricare il peso della neve.
Ogni paese comporta anche in chi ci abita mentalità diverse.
In genere il contadino ha mentalità più chiusa del cittadino: il contadino sta sempre attaccato alla terra, a quel terreno particolare, a quel campo lì, non va in giro, frequenta meno persone. Il cittadino si muove di più, incontra più persone.
Quindi in Europa si reagisce in un modo, in America magari in un altro. L'America è la terra dei grandi spazi. L'Europa ha spazi più piccoli.
Ogni persona, ogni luogo produce modi diversi di parlare e pensare.
In Europa questa sovrapposizione di pensieri e pensatori che non c'era in America ha dato alla fine un risultato che è da una parte disastroso, dall'altra invece apre una una porta, ma non c'è la strada oltre la porta.
I tre personaggi descritti nella Tavola sono molto significativi. Ce n'è un altro ancora più significativo, che il mondo considera un poeta per gli innamorati.
In realtà sì fu grande poeta e scrisse versi immortali. Ma è stato soprattutto un grande filosofo, tra i più significativi innovatori. Parlo di Leopardi.
Non ha scritto grandi trattati e sintesi come Aristotele, Kant, Hegel ma cose sparse. Come i grandi filosofi dell'ultimo secolo: ormai non è più il tempo delle grandi sintesi che spiegano tutto e prevedono tutto. Nessuno oggi è in grado di poter fare una sintesi del pensiero umano, e forse non è nemmeno possibile non solo farlo ma anche pensarlo. Il motivo molto semplice.
Il nostro mondo è andato avanti per 2000 anni con un grande ideale.
Abbiamo lavorato come Loggia l'anno scorso sul tempo, lineare o circolare.
Il tempo lineare ha una meta finale, il tempo circolare non ce l'ha.
L'Europa e il mondo occidentale hanno avuto per millenni un tempo lineare, non ciclico. Quindi il mondo occidentale ha una meta finale, che può essere il paradiso per il credente religioso o altro per il non credente (per esempio la rivoluzione del proletariato o il trionfo della scienza).
Poi arriva un "è funesto a chi nasce il dì natale" di Leopardi, arriva un Darwin che scopre non essere vero che l'uomo è stato creato a immagine e somiglianza di Dio, un Freud che demolisce la fisiologia ottimistica dell'uomo. Infine arriva un Nietzsche, che spiega che tutto è prospettiva umana, troppo umana. E arriva Baudelaire con il male di vivere, e via via vengono tutti gli altri. E la fisica fa cadere il paradigma del determinismo. E poi Müsil, Buzzati, Sartre,
Tutto questo a cosa ha portato? A un dramma tremendo: la perdita di senso del mondo. L'uomo deve vivere in un mondo che non ha più senso.
Come fa a vivere in questo mondo?
Ecco. D'Annunzio risponde con l'estetismo, la voluttà. Baudelaire non dà risposte
Zeno Cosini risponde con l'ironia, ma non combina niente.
E se andiamo a vedere tanti altri pensatori danno risposte diverse.
Il punto fondamentale infatti è qui: l'uomo deve imparare a vivere in un mondo senza senso.
E' strano questo discorso in una loggia massonica?
Il massone deve imparare a vivere in un mondo senza senso.
E allora: la massoneria ha un senso?
Beh, se noi siamo qui, credo che tutti noi diciamo che sì, in qualche modo un senso c'è.
Magari non è più quello di prima, dovremo trovarne uno nuovo, altrimenti non saremmo qui. O forse qualcuno è qui perché non sa dove andare? Oppure qui è meno peggio che altrove?
Non so. Ma dobbiamo ricercare un nuovo senso. O crearlo.
Noi proveniamo da un mondo muratorio che ha mostrato come le vecchie regole possano permettere meschini egotismi (sperando che non ci sia compresenza di malaffare).
E allora diciamolo! Forse le vecchie regole, anche in massoneria, non valgono più. Forse dovremmo costruire qualcosa di nuovo anche in massoneria.
In questi ultimi tempi non mi sono mai sentito così libero nel mio essere massone, senza più i legacci di una "obbedienza" che più ubbidiente non poteva essere, senza più la zavorra di un numero (ingente!) di affiliati che erano o interessati o ciechi esecutori e niente altro.
E' la condizione migliore, la nostra, per cercare in piena libertà. Io, da solo, non so andare oltre, ma tutti insieme potremo trovare qualcosa.