18 giugno 2026

Le tavole di Loggia

La Tavola di un Fratello 


Le tavole sulle quali si lavora non debbono essere piccoli saggi, ma spunti alla riflessione e alla meditazione.

Nel lavoro di Loggia è importante non la trattazione esauriente ma gli stimoli che il rito, i fratelli, l’ambiente e l’atmosfera provocano nei partecipanti. 

Il Maestro nel Gabinetto di Riflessione 5

Ulisse neo-maestro viaggia nel Gabinetto di Riflessione.

Che ci sta a fare un Maestro lì dentro? Una buona igiene del proprio cammino vuole che ci si ritrovi molto spesso in quello spazio angusto e intimo. Se ci pensiamo bene, il tradizionale giornaliero esame di coscienza che insegnano i catechisti non è qualcosa di simile?


Ulisse nel Gabinetto di Riflessione

Quinta parte


Tutto tace per un po’. Poi Ulisse-2 riprende.

« Concentrati sulla vita, Ulisse, perché così facendo ti concentrerai anche sulla morte. Senza paure e affanni, ma con tranquillità e serenità. Cerca il tuo equilibrio interiore e sforzati di mantenerlo: l’equilibrio è importante, direi quasi essenziale ».

Ulisse osserva sconsolato: « Non è facile ».

« E’ vero. Non è facile. Ma non sei solo nello sforzo. Qualcuno ti può aiutare. Ma l’aiuto fondamentale lo trovi solo nelle tue forze.

Vedi, Ulisse, tu hai scelto un certo tipo di cammino, quello muratorio. Non è l’unico cammino, e non è il cammino privilegiato: è sbagliato affermare che sia l’unico cammino valido. E’ un percorso confacente alla tua persona e non adatto a tanti altri, come gli altri cammini sono confacenti ad altri viaggiatori ma non adatti a te. Sono strade diverse, tutte valide, tutte convergenti da qualche parte, ma ognuno deve trovare la propria via.

Il cammino muratorio ti propone una certa simbolica. Sono simboli universali, che appartengono a tutte le tradizioni, non necessariamente appannaggio della sola Massoneria. Ma è muratoria la combinazione particolare di quei simboli, quella combinazione, e non altre, di simboli universali. Per il Massone questa simbolica è importante e significativa.

Il Candidato a Maestro Massone è un lavoratore del Craft, anzi un lavoratore con certe responsabilità: oggi verrebbe chiamato un quadro intermedio. Si presume quindi che sia in possesso di certe qualifiche di conoscenza e di capacità.

E’ quindi incamminato verso il proprio equilibrio interiore.

L’equilibrio non è solo l’obiettivo della ricerca del Libero Muratore. E’ proprio di ogni uomo. Senza equilibrio l’uomo non può procedere.

L’uomo squilibrato non esiste, deflagra. L’uomo squilibrato è quello che distrugge la sua configurazione di “energia–uomo”, togliendosi la capacità di esistere: senza una propria configurazione si cade inevitabilmente nella patologia mentale.

Quello che comunemente viene indicato come uomo “squilibrato” è in realtà un uomo che si è allontanato un poco dalla posizione di equilibrio “naturale” raggiungendo una parvenza di equilibrio di “compromesso”. Senza equilibrio infatti la configurazione uomo non si mantiene più.

E’ come quel fenomeno delle cosiddette “lacrime di Batavia”. Una piccola quantità di vetro fuso e incandescente viene colato in acqua molto fredda e si solidifica rapidamente in forma di goccia con una piccola coda filamentosa a mo’ di girino. Solidissime, costituite come sono da vetro temprato, si possono prendere a martellate senza causarne la minima scalfittura. Ma è sufficiente spezzare con due dita la coda per polverizzarle senza sforzo a causa delle fortissime tensioni nel vetro. Le vedo come una grande metafora dell’uomo: solido e incrollabile se è in perfetto equilibrio, ma friabilissimo se l’equilibrio vien meno anche di poco ».

Ulisse-2 rimane in silenzio per alcuni minuti. Poi continua.

« Vedi, Ulisse, non avere equilibrio significa avere perso qualcosa di sé, essersi separato da qualcosa di sé. L’uomo “diviso” in un certo senso soffre, appunto perché sente che gli manca qualcosa. Che cosa? Noi possiamo solo immaginarcelo.

Soffre perché è diviso dalla totalità, magari ricercando vagamente quella specie di “anima di gruppo” alla quale un tempo lontano apparteneva?

Soffre perché è diviso dalla sua metà avendo smarrito la sua componente opposta, come un Adamo  che ha perso la sua Eva? ».

« Mi sembri uno psicanalista! » ribatte Ulisse.

« Attento Ulisse – lo ammonisce il suo interlocutore – a non confondere i piani. Qui ci muoviamo su un terreno simbolico, mentre la psicanalisi è una attività medica. Hanno certo punti in comune, ma le tornate di Loggia non sono terapia di gruppo: ne verrebbe snaturata la funzione. Certi simboli, certi atteggiamenti possono essere interpretati anche con strumenti psicanalitici, ma solo nei primi passi, poi bisogna volare alto e abbandonare gli schemi umani ».

« Volare alto!?! ».

« Essere Maestri significa affilare sempre più la propria sensibilità ».

« Che vuol dire? Non è già abbastanza affinata la sensibilità del Compagno? ».

« Ti hanno detto Ecco Hiram rinato fra noi. E’ una bella frase, ma non è una presa d’atto di qualcosa che è avvenuto in te. E’ solo un bel sogno ».


(continua)






17 giugno 2026

Pensierini...

 Rito e ritualità

La ritualità massonica deve essere intensamente sobria, perché la Massoneria punta all'unione e alla fratellanza. 

I massoni anglosassoni in Loggia cantano inni di unione. I massoni latini in Loggia praticano la Catena d'Unione.

Sobrio è il locale che il nostro lavoro consacra come Tempio.

Il singolo massone, personalmente e nel proprio intimo, attribuirà ai gesti compiuti e alle parole dette i significati che la propria coscienza riterrà opportuno.

Su questi significati i fratelli possono e debbono confrontarsi, ma con la finalità ben precisa di non dividere (mai dividere!) ciò che si deve voler unire: l'opinione di uno o più fratelli non può prevaricare sugli altri ma si inserirà nell'opera che il gruppo-loggia costruisce.

Il Maestro nel Gabinetto di Riflessione 4

Continuano le riflessioni del nostro Ulisse neo-maestro ancora chiuso nel Gabinetto di Riflessione.

Il post precedente si era concluso amaramente sui buoni propositi che non vengono realizzati. Anche la saggezza popolare ammonisce: la strada dell'inferno è lastricata di buone intenzioni. L'alter ego di Ulisse lo aveva appena ricordato: C’è differenza, troppa differenza!, tra ciò che uno dice di voler fare e ciò che poi effettivamente fa. Devi lavorarci sopra…

Ulisse nel Gabinetto di Riflessione

Quarta parte


...Per esempio, un Massone può commettere adulterio? Può essere evasore fiscale? E se effettivamente lo è, che si dovrebbe fare? ».

« Che c’entra l’adulterio? ».

« E’ una parola desueta, vero? Sembra passata di moda e non la si ascolta quasi più. Ma non è desueto il fatto che indica ».

« Certo, un comportamento antico come il mondo! ».

« Ma è un’antichità che non copre e non giustifica ciò che succede: un uomo o una donna che vengono meno ad un preciso patto di impegno reciproco! Un atto gravissimo, non un comportamento che deve restare nella sfera privata ».

« Allora vuoi dire – chiede sorpreso Ulisse – che se fossi a conoscenza dell’adulterio di un mio Fratello di Loggia dovrei parlargli? ».

« Se un tuo Fratello di Loggia venisse meno ad un impegno liberamente e spontaneamente assunto non interverresti? ».

Ulisse non risponde, un po’ sorpreso dell’osservazione.

E Ulisse-2 continua con tono leggermente sarcastico: « Ripeto: c’è differenza tra ciò che uno dice di voler fare e ciò che poi effettivamente fa. Se un Candidato alla Libera Muratoria fosse un notorio adultero, lo accetteresti? ».

Ulisse tenta una risposta: « Bisognerebbe vedere se costui fosse di buoni costumi ».

« Ulisse, non meniamo il can per l’aia. Essere di buoni costumi oppure essere, come dicono gli inglesi, of good report è compatibile con l’adulterio o l’evasione fiscale? ».

« Va bene, va bene – Ulisse è quasi brusco nel cambiare argomento – Vorresti dire che potremmo quasi parlare di Grande Maestrìa e Piccola Maestrìa? ».

« Beh, in un certo senso, sì ».

« E potrebbe dirsi che per la Grande Maestrìa dovremo aspettare la Nera Signora, mentre per la Piccola abbiamo strumenti che qualcuno riuscirà ad utilizzare? »

« Sì, in un certo senso, sì! ».

« Se è così – conclude Ulisse – allora comprendo il senso di chi sostiene che la Massoneria non significa altro che cercar di imparare come si fa a morire ».

« Lo dici quasi come battuta – sottolinea Ulisse-2 – ma hai appena detto una grande verità. Ulisse, ti ricordi il tuo maestro, quello che ti insegnò a leggere, a scrivere e a far di conto? ».

« E come potrei dimenticarlo? Ma ti obietto subito – lo corregge Ulisse – che dovresti dire che mi insegnò anche a leggere e scrivere e saper le tabelline: in realtà mi insegnò ben altro... ».

« Sicuramente. E il fatto che ne hai ricordi così nitidi dopo tanti anni è significativo dell’importanza che ebbe per la tua crescita.

Ebbene il tuo maestro un giorno – terza o quarta elementare? – disse: Ci sono delle persone che passano tutta la vita a cercar di scoprire perché si vive. E aggiunse subito dopo: e quando credono di aver capito,... è giunta l’ora di morire!

Non era un prendere in giro chi si inoltrava in ricerche così profonde (proprio anche da lui hai imparato il gusto di ricercare!), ma un semplice consiglio a non perder tempo in ricerche che non potranno avere risposte certe. Non cercar di capire perché viviamo, ma accontentati di vivere non inutilmente. E soprattutto cerca di imparare a saper morire, perché quello è un traguardo che aspetta tutti noi, nessuno escluso.

Scavalcare la bara non è in un certo senso fare i conti con la morte? Con la propria morte? Non è anche fare i conti con tutto il coacervo di forze, reazioni, impulsi che dànno origine a quel qualcosa che chiamiamo “io”? ».

« In un certo senso, la morte è collegata alla vita, e forse è proprio la vita ».

« Sì – lo incoraggia Ulisse-2 – la morte e la vita sono facce diverse della stessa medaglia. Cosa sono effettivamente l’uomo non può sapere, ma deve procedere, camminare ».

Tutto tace per un po’. Poi Ulisse-2 riprende.

« Concentrati sulla vita, Ulisse, perché così facendo ti concentrerai anche sulla morte. Senza paure e affanni, ma con tranquillità e serenità. Cerca il tuo equilibrio interiore e sforzati di mantenerlo: l’equilibrio è importante, direi quasi essenziale ».

Ulisse osserva sconsolato: « Non è facile ».


(continua)

16 giugno 2026

La chiave del Massone

Tre Gradi... o no?

In che cosa il Maestro è diverso dal Compagno d'Arte che a sua volta è diverso dall'Apprendista?

Qui sta la chiave del cammino massonico.

Apprendista e Compagno

 Il silenzio

Il Compagno acquista il diritto di parlare, mentre come Apprendista era sottoposto all’obbligo del silenzio.

Attenzione, Fratelli!

L'Apprendista deve tacere anche quando  potrebbe  avere qualcosa da dire.

Il Compagno ha il diritto di parlare anche quando non avrebbe nulla di importante da dire.

Ci sono Maestri che sproloquiano su tutto anche se sarebbe opportuno tacessero.

Anche questo indica il valore del silenzio!

Lo stare molto tempo in silenzio non risulta facile, ma è un modo per imparare.

Anche:

L’attività del Libero Muratore non può essere rigidamente divisa in lavoro dell’Apprendista prima e del Compagno da un certo punto in poi. Dobbiamo lavorare a volte più da Apprendisti e a volte più da Compagni per costruire la sintesi dell’opera.

E il Maestro?

Già! E il Maestro?...

Il Maestro nel Gabinetto di Riflessione 3

Ulisse, elevato Maestro nella tornata precedente, è stato invitato a ritornare nel Gabinetto di Riflessione. Sta, appunto, riflettendo... 

Ulisse nel Gabinetto di Riflessione

Terza parte


« Ulisse, non far finta di non capire! Il nuovo Maestro non distrugge gli istinti. E come potrebbe senza distruggere se stesso? Invece in un certo senso “ricolloca” i suoi istinti bassi. Infatti il Massone non cerca la santità (se così fosse dovrebbe trovare altre vie). Il Massone come erede degli antichi costruttori non rigetta la materia, ma la rimpasta e la rifinisce. Le fondazioni della costruzione, fabbricate con solida materia, vengono posate proprio là dove la materia-terreno è più solida e robusta. E ricordati, caro Ulisse, che la pietra del Libero Muratore non è liscia e polita: le pietre troppo lisce non potrebbero far presa le une con le altre. Le pietre debbono essere sì squadrate ma restare con la superficie scabra in modo che possano rinsaldarsi con le loro scabrosità ».

Ulisse non risponde e Ulisse-2 continua inarrestabile.

« Ricollocare gli istinti è operazione niente affatto facile. Pensa a quel cuoco che deve preparare un succulento ragù. Deve stare molto attento: se cuoce poco non avrà il ragù ma non lo avrà nemmeno se cuoce troppo o con fiamma troppo alta. Deve essere accorto e restare nel dovuto equilibrio. Così il non massone che diventa Apprendista è pieno di pregiudizi. E’ il Secondo Grado che lavora con la Bellezza sui pregiudizio, anche se non ha gli strumenti per risolverli tutti. Ve ne sono di profondamente radicati che restano; ma almeno è possibile renderli un po’ meno pregiudizi.

Togliere i pregiudizi significa diventare flessibili verso gli altri, accettare gli altri con i loro limiti e i loro pregiudizi. Attento però. Chi vive secondo il parere degli altri ha forse pochi pregiudizi, ma sono ben radicati.

In te c’è un grande nemico nascosto che dovresti scoprire e sconfiggere. In te c’è una forte dose di aggressività che mal si concilia con un percorso di ricerca interiore – eppure la devi se non conciliare almeno riconoscere ».

« Aggressivo? Io? »

« Certo. Aggressivo. Ulisse l’aggressività non è solo quella manifesta, evidente, fisica. L’aggressività si manifesta in molte forme, non tutte violente, ma alcune francamente subdole ».

« !?! ».

« Per capirlo, Ulisse, osservati alla guida dell’automobile. Quando accendi il motore ti viene quasi un delirio di onnipotenza. Sei aggressivo quando sorpassi. Ma spesso sei aggressivo anche quando reagisci agli altri ».

« Cioè? ».

« Un’auto ti sorpassa, magari troppo velocemente o là dove il sorpasso è vietato. Cosa fai? ».

« Niente ».

« Certo, niente. Ma cosa pensi? Che volendo, anche tu saresti stato capace di fare altrettanto; ma appunto non vuoi, perché così non ci si può comportare, che è bene e giusto rispettare le regole, e che quello finirà male,...  eccetera... eccetera... E non è anche questa aggressività? ».

« Ma... ».

« Sì, è una forma di aggressività mascherata, e pure di orgoglio, come se tu ti dicessi: come sono bravo ad osservare le regole, io!... ».

« Adesso non esagerare! »

« Ti pare che stia esagerando? – sogghigna Ulisse-2 – Sai benissimo che non esagero. Guardati, esaminati e non giudicare ».

Dopo qualche attimo di pausa Ulisse-2 riprende.

« Ti ricordi quel vecchio Maestro? Si diventa Apprendisti, diceva, solo quando si è in grado di bussare alla porta della Camera di Compagno ».

« E diceva che si diventa Compagni proprio quando si bussa alla porta della Camera di Mezzo. Ma non rispondeva mai alla mia domanda: Quando si diventa Maestri? ».

« No, no, ha risposto anche a questa domanda, ricordi? ».

« Ricordo solo un vago accenno di sorriso, che pareva arrivar da lontano ».

« Quella era la risposta – spiega Ulisse-2 – Diventerai Maestro, se lo diventerai, all’incontro con la Nera Signora ».

Ulisse-2 continua.

« Il Maestro deve fare i conti con la morte. Gli si fissano nella mente due paletti fondamentali: La carne si stacca dalle ossa, E’ tutto putrefatto. Hiram è morto, morto e sepolto, morto e putrefatto: morto de-fi-ni-ti-va-men-te ».

« Cioè: fine della storia? ».

« Esatto »

« E il resto? ».

« Il resto è ciò che vien detto rinascita iniziatica. Ma è un di più ».

« Cioè? ».

« Tu sarai elevato Maestro solo al momento della tua morte: questa è la vera prova iniziatica. E mai come in questo caso sarà così. Ma non lo saprà nessuno, perché in fin dei conti importa solo a te stesso se allora sarai o non sarai Maestro ».

« Quindi quella bara che ho scavalcato è la mia? ».

« Sì, indica proprio la tua bara ».

« Ma se uno diventa Maestro solo alla propria morte allora tutti i Maestri con il grembiule rosso, verde, eccetera che sono? ».

« Sono Maestri solo per la Corporazione, Maestri, per così dire, burocratici. Se si diventa Maestri solo alla propria morte, nessuno vorrebbe diventare Maestro. Allora si tien presente un altro punto di vista.

Morte è una grande parola che dice tutto e non dice niente, se non una fine. Ed è parola tremenda che si contrappone all’istinto di conservazione dell’ego.

Il Rituale non parla di morte iniziatica. Questo termine, francamente ambiguo, è stato proposto, e ha avuto una enorme fortuna, per un solo motivo: noi non abbiamo più la saggezza degli antichi Romani che prescrivevano il generale trionfatore fosse accompagnato sul cocchio, nella cerimonia del trionfo, da uno schiavo che gli sorreggeva la corona d’alloro e continuamente gli sussurrava all’orecchio: Ricordati che devi morire. Noi non abbiamo più con la morte un rapporto ineluttabile ma sereno. Il nostro rapporto con la Nera Signora è tremendo, angosciante, pauroso. Ci siamo identificati con il corpo fisico e non accettiamo una realtà nella quale il corpo fisico non c’è più e dalla quale siamo obbligati ad andare “altrove”. Non lo accettiamo, non lo vogliamo, lo rifiutiamo, lo neghiamo. E non ne parliamo, mai. Proprio come fosse qualcosa che non esiste.

E allora ci aggrappiamo alla morte come un passaggio, un andare oltre una porta chiusa. Non è la vera morte, ma è certo un modo più accettabile, anche se solo parziale e non completo.

Scavalcare la bara significa fondamentalmente accettare il proprio passaggio oltre questo piano fisico. E questo è l’unico e vero significato: la bara è la “tua” bara, quella che racchiude il “tuo” corpo. La vera maestrìa si vedrà solo in quel momento.

Ma in subordine possono esserci significati per così dire “palliativi” di passaggio ad uno stato più sereno, meno complicato, di vittoria su qualche nostra facoltà.

Può essere (anzi sicuramente è) una piccola vittoria su ciò che ci allontana dal nostro equilibrio. 

La maestrìa può essere all’inizio semplicemente questo: conoscersi un po’ di più e armonizzarsi un po’ di più con se stessi. All’atto pratico quello che noi chiamiamo Maestrìa non è altro che un periodo di preparazione alla vera Maestrìa ».

« Preparazione?... ».

« Sì, preparazione. C’è differenza, troppa differenza!, tra ciò che uno dice di voler fare e ciò che poi effettivamente fa. Devi lavorarci sopra…

(continua)

Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.