Concludo le mie riflessioni sopra una Tavola di Loggia dell'anno scorso. E' solo una conclusione momentanea.
Appendice personale: Il mio Edipo
Aggiungo alcune considerazioni che nulla aggiungono al lavoro precedente, ma possono esserne complementi non superflui.
Ho conosciuto il mito di Edipo fin dalla scuola elementare, come esempio di… oggi diremmo somma sfiga. Lo lessi in una piccola enciclopedia (si intitolava "Il mio amico" ed era in sei volumi) che mi regalò mio padre per il superamento dell'esame di terza elementare (ultimo anno di validità del residuo burocratico dell'obbligo scolastico – già negli anni Cinquanta del Novecento esteso alla quinta elementare – fissato nel 1877 dalla Legge del ministro massone Michele Coppino ai soli primi tre anni delle elementari). Lessi e rilessi quei volumi quasi perdendomi in labirinti narrativi che spaziavano dalla storia alla geografia, dai miti e leggende (la parte che mi affascinò di più furono i miti greci) all’arte ed ai costumi umani (si parlava ancora, in quegli anni, di razze umane e religioni idolatriche!). Edipo mi attirò – ricordo – per l'indovinello (quale bambino non è attratto da un indovinello?), ma molto meno dalla vicenda dell'uomo che sposa la madre, anche se oggi non posso escludere che il racconto dell'incesto fosse stato molto edulcorato in tempi di moralismo imperante (ricordo che i film hollywoodiani dell'epoca mostravano i letti matrimoniali come due lettini single con il comodino nel mezzo).
Come molti miti, Edipo ha intersecato il percorso intero dell'umanità, perché tocca “corde sensibili” dell’uomo: l'allontanamento/abbandono del figlio dalla famiglia, l'attrazione del maschio verso la femmina, il giovane che si sostituisce al vecchio, la legittimazione del nuovo potere.
Edipo in me rimase però per molti anni al livello intellettuale (oggi direi niccianamente apollineo). Sapevo che l'incesto era possibile e che nelle famiglie faraoniche dell'antico Egitto il faraone spesso si univa con una sorella per mantenere “puro” il sangue divino. Ma non andavo oltre un nozionismo appunto intellettuale.
Con la Nascita della tragedia di Nietzsche (autore ignorato nel liceo degli anni Sessanta per il suo presunto filo-nazismo e che io ho affrontato solo in età matura), Edipo passò dal mio lato apollineo alla cripta del Tempio, là dove sta la parte più nascosta di ognuno di noi, il nostro “pentolone” esistenziale dove prudenza vuole ci si avvicini con molta cautela.
Nietzsche critica Socrate e Platone per avere nascosto il dionisiaco a vantaggio dell'apollineo: l'uomo della grecità classica è infatti uomo a metà, solare e razionale, che non vede la parte notturna dell'esistenza e quando si avvicina al "lato oscuro" combina solo guai. E' significativo che nel tempio greco non vi siano cripte, che compaiono solo in età cristiana? Per il solare Socrate è sufficiente conoscere il bene per farlo. Oggi verrebbe da rispondere: Magari fosse così!
Purtroppo per noi c'è anche la notte. E nella notte c'è Oreste che uccide la madre, assassina del padre, e c’è la sorella Elettra che lo spinge al matricidio. Nella notte c'è il padre Agamennone che aveva ucciso la figlia Ifigenia per placare la dea offesa e permettere la partenza della spedizione a Troia. Nella notte c’è il solare e apollineo Apollo che non solo giustifica il matricidio di Oreste, ma addirittura lo incita. Nella notte c'è la maga Medea che uccide i figli. Nella notte c’è Edipo che uccide il padre e sposa la madre dalla quale ha dei figli (ma non tutti i miti raccontano la storia così!). Nella notte c’è Nawal Marwan stuprata dal figlio e ci sono i gemelli Jeanne e Simon che scoprono di essere nati da uno stupro commesso dal loro fratello. Nella notte c'è Edmond Dantès sbattuto in una buia segreta del Castello d'If.
Il lato oscuro fa parte di noi. L’uomo è anche i gelidi spazi bui delle immensità galattiche, ed è anche la profondità di antri cupi e bui (le oscure e profonde prigioni al vizio di muratoria memoria, che spesso troppo ottimisticamente ci raccontiamo come una edulcorata favola): c’è anche l’oscura cripta del tempio nella quale gettiamo tanto di noi ma della quale non parliamo mai (per difesa? per pudore? per dimenticanza? Oppure per incapacità? O per prudenza?).
Eppure lo stesso (solare?) fratello Walt Disney ci ha avvertito che non possiamo separarci dalla nostra ombra. E’ proprio con la perdita dell'ombra che Peter Pan inizia la sua avventura. Nel film disneyano l’ombra di Peter "staccatasi" dal suo “legittimo proprietario” assume una veste di quasi giocosa libertà (temporanea?). Con difficoltà Peter riesce a riprenderla. Che sarebbe successo in caso contrario?
Io posso solo commentare: Per fortuna Peter ricattura l'ombra, altrimenti Peter Pan non sarebbe mai stato Peter Pan.
Perché l’uomo non coglie l’oscurità? La risposta è troppo banale per le “infime profondità” dell’uomo qualunque, quello che il buon Friedrich ha marchiato come “ultimo uomo”: non vediamo l’oscurità proprio perché è oscura; e non vedendola, l'ultimo uomo (il nostro mondo pullula di ultimi uomini!) pensa che non esista e sia solo una costruzione mentale di qualche pseudo-intellettuale.
Quante volte ci siamo detti, nel nostro egocentrico delirio di onnipotenza: A me certe cose non succederanno. Ricordo, nitida, l’immagine di un sogno di qualche anno fa. In un paesaggio tenebroso e inquietante mi si avvicina una figura nera, il volto nascosto da una maschera bianca, un bianco da brivido accentuato da lugubri segni neri. Mi dice, sarcastica: “Pensavi che a te non sarebbe mai successo! E invece... eccomi!”.
Edipo. La figura che avevo razionalizzato per tutta la vita (un modo di tenerla a distanza?) improvvisamente si è trasformato nella inquietante figura del mio sogno.
Eccomi! E’ arrivato il dionisiaco, un flusso magmatico che non so descrivere, attraente e repellente. Edipo ha incontrato il dionisiaco. Jeanne e Simon hanno incontrato il dionisiaco, Edmond in carcere è stato immerso nel dionisiaco.
Calma! Manteniamo la rotta e non facciamoci travolgere dalla burrasca. Ma… per carità!… abbandoniamo le insidiose acque rivierasche e inoltriamoci in alto mare. Non sempre le rotte vicino a riva sono le più sicure!