14 giugno 2026

Pensierini...

 Immaginazione e raziocinio

Come si può sviluppare l'intuizione che trascende il raziocinio?

 Cercando di rispondere alle “domande bastarde”, la risposta delle quali non può essere data da semplice buon senso ma necessitano di una visione a tutto tondo (la riappropriazione del “curvo”).

Quello che si vede da una scala dritta non è quello che si vede da una scala curva.

13 giugno 2026

Il Maestro nel Gabinetto di Riflessione 1

Ulisse è finalmente stato elevato a Maestro Libero Muratore. Ma... Che succede?


Ulisse nel Gabinetto di Riflessione


Il nostro Ulisse è finalmente stato elevato Maestro.

Nel Rito Primo Esperto è stato il Vecchio Copritore, che aveva voluto completare – così aveva detto – il suo triplice percorso di accompagnamento, prima portando il candidato Ulisse a bussare alla porta della Loggia, poi ad accompagnare l’Apprendista Ulisse nel passaggio a Compagno.

Il Rito si è svolto con grande intensità e Ulisse ha partecipato lasciandosi prendere dall’atmosfera.

Ma nella Loggia di Ulisse nulla è come nelle altre Logge: sembra quasi che certi particolari, altrove semplicemente ignorati o sottovalutati, lì vengano amplificati

Dunque il Maestro Venerabile, al termine del Rito, ha convocato la Loggia in una Tornata straordinaria in Terzo Grado, alla quale, disse tra l’assenso di tutti, era assolutamente indispensabile che Ulisse fosse presente. Ulisse ebbe la sensazione che questa fantomatica Tornata fosse una specie di “prolungamento” della sua Elevazione al Terzo Grado e che fosse in programma qualcosa di particolare che lo riguardava, tanto più che lui solo fu convocato un’ora prima degli altri.

Nessuno aggiunse altro. Anzi alle sue domande, il Vecchio Copritore concluse che un po’ di curiosità è cosa sana e giusta, per cui era opportuno che Ulisse rimanesse per così dire “sospeso”.

« Pensa al Rito che hai appena vissuto – lo salutò il Vecchio Copritore – cerca di riviverlo e di impadronirti dei particolari ».



(continua)

Lavoro di Loggia

La scala dritta e la scala curva

Lavorare andando oltre i presupposti è requisito essenziale per proseguire il cammino della nostra ricerca.

Dobbiamo riuscire a spostare il nostro punto di vista modificando la visuale della strada rettilinea che oggi vediamo come restringersi all'infinito.

I margini della strada rettilinea sono come due rette parallele che si incontrano all'infinito: sono le rette che vanno verso il punto o è il punto che viene verso di noi? Oppure siamo noi il punto?

Raggiungere nuovi traguardi comporta salire sulla scala curva. il punto conquista la comprensione della scala curva acquista una nuova realtà.


E' difficile vedere un punto nero nella luce: è più facile vedere un punto luminoso nel buio.

Pensierini...

 Antichi Doveri


Gli Antichi Doveri non pongono obiettivi alla Massoneria, ma si preoccupano di eliminare motivi di divisione. Lo star bene in Loggia è condizione necessaria ma non sufficiente per lavorare bene.

12 giugno 2026

Ancora nel Gabinetto di Riflessione 4

 Si conclude l'esperienza di Ulisse nel Gabinetto di Riflessione. E' inutile starvi prima del Passaggio a Compagno?

Esaù e Giacobbe

« Potresti anche aver ragione sugli altri – ribatte Ulisse-2 – ma lasciali perdere. Concentrati e cerca che Forza e Bellezza acquistino un senso per te.

Bellezza non significa chiamare in ballo l’estetica. Qui l’estetica non c’entra nulla. Bellezza è una specie di canone costruttivo, che in un certo senso riesce a incanalare la forza bruta mantenendola sempre forte ma plasmandola e controllandola. C’è differenza tra la Forza di un minus habens e la forza del Libero Muratore: il primo si preoccupa solo di forza, resistenza e solidità, il secondo ha un orizzonte più ampio, perché sa vedere oltre e comprende che vi sono altri aspetti oltre la forza bruta ».

Ulisse-2 continua.

« Pensa, Ulisse, al significato del mito di Esaù e Giacobbe. Sono gemelli, ma sono completamente diversi. Uno è il tipico selvaggio, tutto muscoli, che dirige il suo pensiero solo dove sono i suoi interessi immediati. Ha insomma un pensiero limitato ad un solo settore per volta. L’altro, Giacobbe, sa andare oltre, con il pensiero e con le azioni. In più ha l’appoggio della madre Rebecca, cioè della Bellezza.

Certo, non tutti possono comprendere.

Certo, la Massoneria si rivolge ad una élite, è vero, ma non nel senso sociale, anche se molti massoni così l’hanno trasformata (e questo è uno dei segni della sua degenerazione!). La Massoneria si rivolge a chi cerca, a chi vuole cercare, a chi non può fare altro che cercare e cercarsi ».

Profano

Ulisse-2 è ora incontenibile.

« Tu sai, Ulisse, che io non uso il termine “profano”, che non mi piace. Viene utilizzato generalmente come sinonimo di non massone, per distinguere chi sta fuori della Loggia da chi sta dentro, come etichetta che classifica qualcosa che non è classificabile così superficialmente. In realtà il profano esiste e il suo senso non coincide necessariamente con non massone. Profano è chi resta alla superficie e non approfondisce, come la schiuma resta sulla superficie dell’acqua. Profano è il superficiale. E in questo senso esistono purtroppo tanti massoni che sono profani, “galleggiano” sulla Massoneria come la schiuma sul mare. Insomma, restano sulla superficie di se stessi!

Tanti sono i problemi che un uomo non può affrontare da solo e deve essere insieme ad altri. Se il lavoro muratorio si svolge come dovrebbe diventa indagine interiore ed ognuno contribuisce non con cose lette e rimasticate ma con esperienze personali; allora l’aiuto che tutti danno a tutti diventa effettivo, quasi terapeutico.

Molti purtroppo intendono il silenzio come attributo dell’Apprendista e, una volta passati di grado, si comportano come se il Compagno o il Maestro avessero quasi l’obbligo di parlare ».

Silenzio

« Sì, ricordo cosa mi ha detto il Vecchio Copritore – qui Ulisse pare all’altezza della situazione – Quando avrai guadagnato il diritto di parola in Loggia, ricordati sempre di aspettare che parlino prima gli altri: magari qualcuno dirà ciò che vuoi dire e lo dirà meglio! ».

« Appunto! – continua Ulisse-2 –  Il silenzio è un atteggiamento molto particolare e allo stesso tempo molto ampio. Si può stare in silenzio perché felici. Si può stare in silenzio al contrario perché infelici. Si può stare in silenzio perché appagati. Si può stare in silenzio perché angosciati. Si può stare in silenzio perché concentrati su altro. Si può stare in silenzio perché stanchi. Si può stare in silenzio perché indifferenti. Si può stare in silenzio perché annoiati.

Consapevolezza

E tu, Ulisse, perché stai in silenzio? E non dire che taci perché così deve essere: non è una risposta, è solo un ripetere ciò che altri ti hanno detto. Ma se vuoi essere Massone, non devi limitarti a ripetere ciò che ti dicono gli altri. Il tuo silenzio deve essere concentrazione massima sul tuo dentro e non giochino con cose grandi ».

« Ne sono consapevole ».

« Ulisse, non parlar di consapevolezza senza sapere cosa sia. Sì, certo che capisci, ma non la pratichi, non la senti. La consapevolezza va avvertita, “sentita”, sempre, di giorno e di notte. Non son queste, cose da comprendere con la ragione, ma da sentire nel flusso dell’energia vitale.

L’uomo è come un corpo quasi del tutto sepolto, una specie di iceberg terrestre. E’ visibile solo una piccola parte che esce dal terreno, tutto il resto è sepolto, ben nascosto. Andarci dentro è scavare nelle proprie viscere, senza sapere cosa si troverà, tesori nascosti o mostri terribili. Ma è un lavoro da fare altrimenti non potrai conoscerti.

Apprendista e Compagno nella cripta. L'immaginazione

E’ una discesa nella propria cripta, là dove è nascosto il segreto più prezioso del Libero Muratore. Il Secondo Grado vuole insegnarti ad allentare la rigidità del ragionamento.

Da Apprendista hai lavorato privilegiando l’intelligenza costruttiva. Ora come Compagno devi “modellare” il tuo lavoro. Ci devi mettere del sentimento, delle emozioni. Ci devi mettere del “tuo” ».

Ulisse-2 continua.

« Insomma devi imparare ad avere immaginazione. Ma, attento! L’immaginazione è una signora molto potente, forse addirittura più forte della Forza (se mi passi il  bisticcio di parole!). E’ una signora bianca che può diventar nera o di tutti i colori, se si mette a fantasticare senza fondamento (appunto, senza la Forza!); e allora ti trasporta lontano, troppo lontano, verso le più strampalate manie a volte pericolose, spesso sterili e fuorvianti. Sarebbe un inutile spreco di energia ».

Ulisse ribatte stancamente: « Ma mi hanno sempre detto di stare con i piedi per terra! »

Ulisse-2 ha la risposta pronta.

« Certo, ma stare con i piedi per terra non significa privarsi dell’immaginazione.

Significa invece evitare l’immaginazione sfrenata, frivola e vana, l’immaginazione del superficiale,  che si accontenta di rimanere appunto alla superficie delle cose ».

« Faccio fatica a distinguere tra immaginazione valida e immaginazione sfrenata ».

« La differenza non dipende dall’immaginazione, ma da chi immagina. Un sogno, per esempio, non è immaginazione vacua e sterile: dal profondo emergono simbologie personali che ti aiutano a conoscerti. L’immaginazione sfrenata è quella di chi crede di essere l’uomo volante e si butta giù da una finestra. Oppure di chi va alla ricerca di cose strampalate. L’Immaginazione valida invece va abbinata alla Forza.

La Forza è diretta. Ha una direzione e quella segue. Va dritto, non sa deviare. L’hai già incontrata la prima volta in cui hai bussato alla porta della Loggia ».

Ulisse è pronto a ribattere: « Non ricordo questa brutalità della Forza ».

Maglietto e scalpello

« Non puoi ricordarlo – spiega Ulisse-2 – perché il nostro Rituale qui è molto succinto. Altri Rituali invece sono più chiari. Nel Rituale Emulation dopo il giuramento il Maestro Venerabile spiega al neofita: I pericoli ai quali siete sfuggito sono quelli di essere trafitto e strangolato, perché, quando siete entrato nella Loggia, questa spada venne puntata contro la parte sinistra del vostro petto nudo, per cui, se vi foste temerariamente gettato in avanti, sareste stato complice della vostra morte facendovi trafiggere, perché il Fratello che la brandiva sarebbe rimasto immobile, facendo il suo dovere. Qual è il senso della spiegazione se non quello di indicare che la Forza indirizzata verso una certa direzione, si muove solo verso quella direttrice? ».

« Te l’hanno pur detto – continua Ulisse-2 – che se colpisci una pietra con il solo mazzuolo puoi solo spaccarla, se il colpo è abbastanza potente; altrimenti la scalfisci. Se devi lavorar di fino hai bisogno dello scalpello, che “controlla” la direzione della Forza, permettendo non di scheggiare la pietra, ma di scolpirla, il che non è lo stesso.

Ecco perché la Forza deve essere sempre accompagnata dalla Bellezza ».

Ulisse ribatte che ne è consapevole, ma Ulisse-2 continua.

« Ascolta, è una questione importante. Forza e Bellezza debbono collaborare, altrimenti l’azione è bloccata. Tra poco, appena sarai entrato in Loggia come un Apprendista postulante il Secondo Grado, dovrai compiere alcuni viaggi. Prima di partire il Maestro Venerabile ti spronerà a conseguire una conoscenza più sottile: “alla Forza dell’Intelletto – ti dirà – dovrete aggiungere la Bellezza dell’Immaginazione”. Non ti dirà invece una cosa che dovrebbe essere scontata, ma non sempre lo è: che Forza e Bellezza debbono cooperare, altrimenti la loro unione diventa inutile e sterile ».

« Ovvio » osserva Ulisse.

Ma Ulisse-2 lo mette in guardia.

« Attento Ulisse. Non essere troppo facilone e perentorio. Dire che Forza e Bellezza devono cooperare è detto bene ed è “bello” dirlo. Ma la cooperazione non è facile. L’Intelletto cerca di comprendere concetti e pensieri ed elaborarli, l’Immaginazione elabora liberamente certi pensieri ed esperienze e lo fa al di fuori di esperienze pratiche. Se l’Immaginazione ti proponesse l’Ouroboro, il serpente che si mangia la coda, come simbolo sul quale riflettere, e contemporaneamente l’Intelletto ti suggerisse che è una raffigurazione impossibile perché non esiste nessun serpente tanto stupido da mordersi la coda, allora la validità del simbolo sarebbe compromessa e il simbolo rimarrebbe muto ».

« Ulisse – continua Ulisse-2 – questa è una situazione limite, ma è molto frequente la possibilità che l’Intelletto o la ragione intacchino la validità di un simbolo semplicemente suggerendo che sia  inutile riflettere sopra qualcosa di troppo vago o di logicamente impossibile ».

Ulisse riflette a voce alta. « Deve esserci da qualche parte un punto cui riferirsi. Come potrei salire su una scala senza un punto di riferimento? ».

« Fulcro – riprende il suo inseparabile compagno – si chiama fulcro, non ricordi? Ma stai attento, Ulisse, tu non sei la leva di Archimede, che ha bisogno di un punto di appoggio altrimenti non può funzionare. Devi semplicemente concentrarti sul tuo centro di gravità, che non è il punto dove si applica il peso che ti vuol portare verso il basso. E’ una specie di punto di configurazione o di identità che tiene unite tutte le parti che messe assieme formano l’uomo Ulisse ».

« Quindi anche te! - ribatte piccato Ulisse.

« Certamente! - risponde un po’ pomposamente Ulisse-2 – io, te, tutti noi (anche gli altri Ulisse che tu ancora non conosci) partiamo proprio da lì ».

La porta si apre silenziosamente. È il Vecchio Copritore: « Ulisse, andiamo. E’ ora ».

Ulisse esce. Ulisse-2 fa in tempo ad esortarlo velocemente: « Non pensare al futuro basandoti su ciò che sei ora. Magari non te ne sei accorto, ma sei già un po’ diverso e i tuoi pensieri rischiano di diventare elucubrazioni sterili ».

« Bisognerebbe sostare nel Gabinetto di Riflessione prima di ogni Tornata » gli risponde silenziosamente Ulisse.

Il Vecchio Copritore, ora Esperto, gli consegna un Regolo di 24 pollici:

« Ulisse, cominciamo. Appoggia il Regolo sulla spalla sinistra. Hai già il tuo grembiule da Apprendista. Ricordati che il Rito che stai per affrontare simbolicamente si indica come passaggio dalla Perpendicolare alla Livella. Vai alla porta e bussa ».

Ulisse va, e bussa tre volte alla porta chiusa:  ●  ●  ●

(fine)

Ancora nel Gabinetto di Riflessione 3

 Segue dal post precedente.


« Ulisse, tu sei come sei, non come credi di essere. Quando compi una “buona azione” sei sicuro di non avere altri fini? Per esempio soddisfare la tua vanità e il tuo orgoglio col dirti di aver compiuto un’azione positiva? Pensa e rifletti. Apriti! ».

« A che cosa? ».

« Ma a te stesso, diamine! ».

Ulisse-2 continua: « Il Vecchio Copritore ti ha parlato di una scala curva sulla quale il Compagno deve salire per andare a riscuotere il salario. E allora, Ulisse, salici su questa scala! Non cogli niente? Scendi e risali. E questa volta? Ancora niente? Bene, ridiscendi e risali ancora, ogni volta più concentrato. Provando e riprovando...

Provando e riprovando

Ricordi Ulisse i tempi del liceo? Allora spesso ti parevano studi noiosi, ma oggi?...

Quel sol che pria d’amor mi scaldò il petto

Di bella verità m’avea scoverto

Provando e riprovando, il dolce aspetto ».

« Sì, ricordo. E quei versi oggi mi paiono più significativi di allora » risponde Ulisse.

« Ulisse, concentrati sul provando e riprovando. Lì sta il segreto, non tanto della Massoneria, quanto dell’uomo (ma è la stessa cosa!). Altro che massoni padroni occulti dell’universo, adoratori della grande bestia o roba del genere!

In cima alla scala finalmente avrai gli strumenti per “ritrovarti”. Ritrovarsi è un riconoscersi.

I mostri che abbiamo dentro e il fuoco

Hai già avvertito in te l’esistenza di quelli che chiamiamo “mostri che abbiamo dentro”.

Hai già compreso che non è possibile domarli tutti e neppure completamente. Ora cambia punto di vista. Non pensarli come condanna e dannazione, ma considerali come ricchezza, abbondanza di energia, utile, ma da tenere sotto controllo. E soprattutto convinciti che non abbiamo dentro solo mostri.

Pensa di essere come una grossa automobile con un grande serbatoio di carburante. Ma il carburante va centellinato, come un buon bicchiere di vino. Sorseggiarne un poco è piacevole; berne di più può far male. Berne smodatamente è disastroso.

Così un grande falò può essere bello ma è pericolosa fonte di incendi. Un fuoco più piccolo riscalda ed è piacevole. Un fuoco ancora più piccolo cuoce il cibo e permette di sopravvivere.

Il fuoco va tenuto sotto controllo.

La Bellezza adorna e contemporaneamente pone dei paletti per incanalare la Forza ed evitare le esplosioni incontrollate. Solo con certi ornamenti e soddisfacendo certi canoni la colonna diventa robusta e bella ».

Ulisse ricorda le lezioni del suo vecchio insegnante di matematica sulla sezione aurea, definita da quella strana proporzione che lo ha sempre lasciato indifferente: la sezione aurea di un segmento è il medio proporzionale tra tutto il segmento e la parte rimanente. Definizione semplice e chiara, ma della quale non coglieva il senso.

Alla fin fine quale è mai stata l’importanza della parte aurea? Gli rispondevano che “è bella”. Ma che vuol dire che una proporzione è bella? E che? Ci sono anche le proporzioni brutte?

« Vuoi vedere – si sta dicendo Ulisse – che è proprio questo il senso della Bellezza? Se un disegno, una statua, un edificio tiene conto di proporzioni auree allora è bello altrimenti non lo è o lo è solo poco o non abbastanza.

Ma l’uomo è legato alle sue radici animali e materiali e non può reciderle: andrebbe contro natura e taglierebbe la fonte di buona parte di sé. La natura umana è anche un campo di battaglia tra l’io e l’istinto ».

« La battaglia – interviene ancora una volta Ulisse-2 – o la vinci o la perdi. Se non ti senti in grado di affrontarla puoi tenere sotto controllo le forze dell’istinto con piccole valvole di sfogo (le manie quotidiane, a volte innocue, a volte irritanti, a volte pesanti per chi ti sta vicino). Non sarà “bello”, ma puoi andare avanti, imparando ad incanalare quegli sfoghi proprio come l’uomo ha imparato ad imbrigliare l’acqua e ad usarne l’energia ».

« Ma ti puoi bloccare! » ribatte Ulisse.

« Cioè? » lo contraddice il suo numero 2.

Ulisse risponde con sicurezza: « Rimani terra terra, procedi lentamente, hai poche possibilità di “vedere” ».

Ulisse-2 è perentorio: « Il Massone non cerca visioni, neanche quelle interiori ».

« E perché no? » – chiede Ulisse.

« Semplicemente perché non è quello il metodo. Bada, Ulisse, non dico che sia un metodo sbagliato, semplicemente non è il metodo della Libera Muratoria » risponde Ulisse-2.

E continua. « Ti ricordi quel tuo collega che, andando tanti anni fa in camper a Medjugorice, ti raccontò di aver visto lungo la strada la Madonna spronarlo e incitarlo? Alla domanda diretta che ti fece (Ma tu ci credi che io l’abbia veramente vista?) rispondesti con sincerità affermativamente, lasciandolo forse un po’ stupito. Per lui quella fu una vera e propria esperienza spirituale, tanto che te la raccontò come punto di svolta della sua vita. Fu per lui una esperienza positiva, certamente. Ma non fu una esperienza muratoria. E non solo perché lui non era massone.

Forza e Bellezza

Il lavoro muratorio non cerca le visioni, che erompono dalle fessure della nostra crosta terrestre come le colonne d’acqua di un geyser; belle sì, ma di una bellezza fine a se stessa. Il lavoro muratorio è molto più calmo, è una costruzione lenta ma costante: non è estraniarsi dal mondo, ma costruire nel mondo. E’ equilibrio tra Forza e Bellezza ».

« Ancora? - ribatté quasi stanco Ulisse – Tutti si riempiono la bocca con queste parole, ma ho l’impressione che non abbiano capito affatto che vuol dire. Io almeno ho capito poco ».


(continua)


11 giugno 2026

Ancora nel Gabinetto di Riflessione 2

Continua l'esperienza di Ulisse in procinto di essere passato Compagno. Si ritrova (stranamente o per fortuna?) ancora nel Gabinetto di Riflessione. Ulisse riflette sulle parole del Vecchio Copritore: ha come interlocutore (ingombrante interlocutore, non desiderato e non cercato) una specie di alter-ego, Ulisse-2.


« E non pensi invece – eccolo lì l’Ulisse-2, puntuale come l’influenza d’inverno! – che magari quel vecchio Fratello (se poi è proprio andata come pensi tu), presunto impiccione, semplicemente abbia desiderato aiutarti ed esserti vicino? ».

« Rifletti, Ulisse. – continua imperterrito – Per entrar qui dentro hai dovuto varcare una porta. Ma è solo una porta simbolica. Se vuoi che questa esperienza diventi significativa devi oltrepassare anche la vera tua porta interna ».

« Ma qui dentro ci son già stato – ribatte Ulisse – E ritornarci non è prescritto. Può essere solo utile ».

Massoneria calda e Massoneria fredda

Ulisse-2 ha la risposta pronta:

« Solo utile? Certo. Ma appunto perché utile devi passare questa porta. L’altra volta ti aiutò la tua emotività, acuita dal contesto (la “sceneggiata dell’uomo mascherato” direbbe un minus habens). Ora ne sai un po’ di più e sai che non devi affidarti all’emotività (o almeno non solo all’emotività), ma devi ampliare la tua visuale, essere più freddo ma contemporaneamente più sereno.
Qualcuno dice che c’è una Massoneria calda ed una fredda, ed io accetto questi termini. Li accetto ma ne stravolgo il senso, in origine un po’ troppo denigratorio. Per me la Massoneria “calda” è quella dell’Apprendista e la Massoneria “fredda” è quella del Compagno ».

« E quella del Maestro, cos’è?, Massoneria tiepida? » ribatte piccato Ulisse, che stava stufandosi di tutti quei discorsi (Nemmeno qui dentro si può stare un po’ in pace, da soli – si dice, calcando su quel "da soli" illudendosi di non venir ascoltato dal suo interlocutore).

« Quella del Maestro? Ma è semplicemente Massoneria » conclude Ulisse-2.

Ulisse: « Sì, Massoneria. Ma è strano questo nuovo passaggio nel Gabinetto di Riflessione. Quando il Vecchio Copritore me lo propose, lì per lì faticai ad essere accondiscendente. Ancora lì? E perché? ».

« E perché no? » aveva immediatamente insinuato l’inseparabile e ingombrante alter-ego, il suo numero 2.

Ma il Vecchio Copritore aveva ragione. Prima di affrontare momenti particolari (e il passaggio a Compagno è un momento molto importante nella vita di un Libero Muratore) è opportuno, per non dire necessario, fermarsi un attimo e riflettere su ciò che sta per accadere o è appena accaduto.

Ricorda ancora, Ulisse, l’altro “soggiorno” nel Gabinetto di Riflessione, alla sua iniziazione.

Gli fece scoprire, quel soggiorno, che in lui c’è un mondo del quale, sì, sospettava l’esistenza, ma non la profondità. Insomma, scoprì che era “lui” il problema che si opponeva ad un percorso che volontariamente lui stesso aveva intrapreso e voleva continuare in una Loggia muratoria (liberamente e spontaneamente, con pieno e profondo convincimento dell’animo – recitava il giuramento).

« Ora – gli aveva suggerito il Vecchio Copritore – l’atteggiamento deve essere diverso. Certo continuerai a fissarti sul tuo problema, cioè su te che sei un problema; ma dovrai anche renderti conto che non sei l’unico problema. Ogni uomo è un problema, ogni tuo Fratello è un problema; anzi sono “il” problema. Devi comprendere il problema dell’altro, devi comprendere l’altro come problema. Devi capire che questi problemi tutti assieme sono il problema uomo, non i problemi di tanti uomini.

Il Compagno ha a disposizione uno strumento nuovo, anzi una metodologia che nasce dall’applicazione di uno strumento nuovo. Strumento che il rito non indica, ma semplicemente suggerisce en passant, lasciando a te il compito di procedere ».

Ulisse-2, a bruciapelo, gli rivolge una domanda brusca. Gliela rivolge quasi vigliaccamente, sapendo di metterlo in difficoltà:

« Ulisse, hai per caso paura degli uomini? O di te stesso? ».

Ulisse ascolta, sente la furia montargli dentro. Sta per esplodere, ma nell’anticamera della sua mente succede un fatto strano, come se fosse presente qualcuno che gli facesse un silenzioso cenno di tacere.

Sta per esplodere, Ulisse, ma proprio per quel rapido cenno si trattiene. Riconoscerà poi che fu gesto opportuno, anzi proprio il gesto giusto al momento giusto: la domanda sgradevole è infatti stata posta perché sgradevole. L’Ulisse-2, purtroppo o per fortuna, sa quello che fa.

Non fa mai domande piacevoli, Ulisse-2, e le pone al momento opportuno; Ulisse deve riconoscerlo: il momento era opportuno, anche se lui non vuole rispondere. E perché non deve rispondere? Non lo sa, Ulisse, ma fatica a mettere a fuoco la situazione.

« No, non fai fatica. E’ che proprio non vuoi » interviene Ulisse-2.

« Ancora? E che vuoi da me – ribatte stancamente Ulisse. E cerca di concludere – Smettila una buona volta. Quando ti fai sentire vuoi sempre qualcosa, e spesso pretendi l’impossibile ».

« Io non voglio proprio niente – scandisce Ulisse-2 – Sei tu che hai bisogno ».

« No, io non ho bisogno di niente » ribadisce Ulisse.

« Ne sei sicuro? » Chiede Ulisse-2.

Ulisse tace. Con quello non ce la fa proprio, quindi non replica. Tanto più che sente che in fondo Ulisse-2 ha ragione. Quella domanda, sparata a bruciapelo, è dirompente. Sì, è entrato in Loggia. Sì, accetta il silenzio dell’Apprendista, ma in realtà l’ha accettato perché sapeva che era temporaneo, che sarebbe durato pochi mesi, non per convinzione. Forse, un poco, per snobismo. Sapeva e si aspettava che il periodo di silenzio sarebbe terminato con il suo passaggio a Compagno.

« Passaggio che prevedevi sarebbe avvenuto prima del passaggio del Fratello entrato dopo di te – osserva implacabile il suo numero 2 – Ma come avresti reagito se quel Fratello fosse passato Compagno prima di te?

« Ma insomma, cosa vuoi da me? – taglia corto Ulisse, che ode in sottofondo il borbottio sogghignante del suo numero 2 – Non puoi scomparire, almeno per un po’? Anche in occasione di questa Tornata vieni a disturbare! ».

Ulisse-2 risponde rapidamente, con un tono che non ammette repliche:

« Appunto in occasioni come questa mi debbo far sentire. Senza la mia presenza il tuo passaggio sarebbe anonimo e solo amministrativo; e invece di conseguenze deve averne, caro mio...

Sei ancora troppo preso da tante piccole cose. Liberati, Ulisse, sciogli i legacci che ti bloccano. Pensa all’insegnamento di quel maestro: non sei un pollo, ma un’aquila che crede di essere un pollo. Vola, Ulisse, vola... questa è la tua strada. Butta via la zavorra che ti appesantisce e spicca il volo! ».

« Ma... » cerca di ribattere Ulisse.

« No, sta zitto. Non parlare. E ascolta. Ascoltati. Non hai zavorra? Ti vorrei credere... ».

E allora Ulisse tace: il suo alter-ego ha colpito nel segno. Fa fatica ad ammetterlo, ma avrebbe accettato male se fosse passato al Secondo Grado dopo quelli entrati in Loggia dopo di lui.

Ulisse-2, con un tono tra il dolce e l’impersonale, continua:

« Ulisse, sai bene che l’anzianità di ingresso non deve essere il criterio per decidere se un Fratello è pronto oppure no. Non hai ancora capito che il silenzio non è una sottomissione, ma un modo di lavorare? Un rivolgere l’attenzione altrove? Se quel Fratello fosse passato Compagno prima di te avrebbe voluto dire che aveva lavorato meglio di te. In Loggia non si va per anzianità! ».

Poi bruscamente Ulisse-2 cambia argomento, considerando concluso definitivamente ciò che aveva appena detto.

« Ulisse, tu sei come sei, non come credi di essere. Quando compi una “buona azione” sei sicuro di non avere altri fini? Per esempio soddisfare la tua vanità e il tuo orgoglio col dirti di aver compiuto un’azione positiva? Pensa e rifletti. Apriti! ».


(continua)

Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.