09 agosto 2026

Ricordi muratorii

Tanti anni fa. Una Loggia di Bologna. Rito di iniziazione per un bussante.

Il Maestro Venerabile legge all'iniziando il testo del giuramento (a quel tempo si giurava e non si prometteva) e gli chiede se sia disposto a prestarlo.

Sorprendentemente il candidato si rifiuta.

Il rito ovviamente è interrotto e il candidato è accompagnato nella sala dei passi perduti dove è immediatamente raggiunto anche dal fratello presentatore.

Il candidato spiega all’Esperto  che lui, sardo della Barbagia, toccato nell’infanzia da brutali esperienze di sangue, non può giurare su un testo che parla di spargere il sangue, sia pure simbolicamente. Rifiuta di continuare e se ne va.

Il fratello presentatore, stupito come tutti, nota la difformità con il suo comportamento pacato quotidiano e lo stato eccitato del momento, dovuto forse all’emotività scatenata dal rito amplificata da ricordi tragici: “Sembra un’altra persona” ammette sconcertato.

Nota stonata.
Qualcuno monta in cattedra criticando saccentemente il profano.

08 agosto 2026

Il compagno

 L'Intuizione che trascende il raziocinio

In che modo il Compagno può sviluppare l’ “Intuizione che trascende il raziocinio”?

Cerchiamo la risposta alle domande “strane” senza attenerci al buon senso, ma cambiando il punto di vista: non più quello di chi sale la Scala Dritta, ma di chi sale la Scala Curva.

Diamo risposte non scontate a domande quali: perché io Libero Muratore non posso visitare Logge aderenti ad altra organizzazione massonica con la quale la mia non intrattiene rapporti?

Perché io, aderente ad una Istituzione massonica che si definisce regolare, debbo rifiutare l'adesione di persone di sesso femminile?

A volte le regole di una struttura sono rigide per la sopravvivenza di un certo modo (solo quello!) della struttura stessa. Succede che la struttura stessa cammini tanto lentamente da essere superata dal mondo cosiddetto profano.

05 agosto 2026

Lavoro di Loggia: Tolleranza

 Pensieri schematici

Tema dei lavori: Tolleranza. Da tutti i punti di vista, profano e iniziatico.

Tolleranza. Libertà. Non violenza.
E’ un tutto unico cui si oppone: intolleranza, oppressione, violenza.
Anche questi: i cattivi compagni, i ruffians?

Sul piano binario della realtà umana le contraddizioni si combattono.

Ma il libero muratore, che opera principalmente con lo strumento dell’amore, che si affatica rettificando continuamente e levigando la propria pietra, sa come la strada dell’iniziazione (inizio, non fine) sia difficile e l’uomo sia invece debole.
Perciò comprende gli errori e le manchevolezze degli altri, specialmente dei compagni di viaggio che percorrono la stessa via.

Per loro la tolleranza è amore.

Il libero muratore è però intollerante, deve esserlo, con se stesso.

Il libero muratore è un caminante, che viaggia, che tende ad uscire dai particolarismi del binario per avvicinarsi all’uno. Si avvicina, senza, in questa dimensione, arrivarci. Non può.

Il libero muratore conosce la fatica del cammino. E se la superbia o l’orgoglio non glielo impediscono non può non comprendere chi si trova sulla via. E apprezzare i suoi sforzi. (se ci sono). Vie infinite.

Tolleranza è rivolta verso idee e difetti altrui; intolleranza è diretta verso i propri difetti o passioni.

Il mondo del binario: mondo del relativo.

La vita: bene che ci è data dal mondo. Ma non è il bene più alto: ci sono valori più alti della vita.

Importanza del dubbio: favorisce la tolleranza.

Attenzioni. Chi semina vento raccoglie tempesta. Se acchiappi il vento, tu diventi vento.

Mai le guerre sante. Ciascuno deve combattere la propria guerra santa nella propria interiorità, contro le proprie passioni, contro i propri difetti. Non contro le passioni e i difetti degli altri. Altrimenti viene meno il senso della tolleranza e resta violenza e dispotismo.

Dove c’è violenza e dispotismo non c’è amore, non c’è iniziazione. Non c'è confronto, ma scontro.

Non c'è Massoneria ma solo un vuoto simulacro che alcuni pretendono sia massoneria.


Tolleranza del politeismo, intolleranza del monoteismo.

04 agosto 2026

Pensieri

 Lavoro di Loggia

Rito è ciò che è correttamente eseguito.

Nella Camera di Apprendista in che cosa consiste l’ordine che deve regnare?

Il nostro rituale è scorretto là dove ha invertito i pilastri della Forza (che deve competere al Primo Sorvegliante) e della Bellezza (che deve competere al Secondo Sorvegliante).

Il Maestro delle Cerimonie in realtà dovrebbe essere il Maestro del Rito. Infatti non ci sono cerimonie, ma solo riti: riti esoterici e riti essoterici.

E’ davvero il Primo Sorvegliante a dover chiudere la Loggia? In altre ritualità la Loggia è chiusa dal Maestro Venerabile, che esce per ultimo, mentre il Primo Sorvegliante esce per primo.

30 luglio 2026

Lavoro di Loggia

Lavorare nei gradi

Interessante la domanda di un Fratello durante una Tornata di Loggia: ha senso lavorare in Primo Grado se non sono presenti Apprendisti?

Peccato fosse priva di senso.

Il grado dei lavori non dipende dal grado amministrativo dei partecipanti.

27 luglio 2026

Nella Camera di Mezzo

13 novembre 1980. Un Compagno bussa alla porta della Camera di Mezzo. Ottiene di essere elevato Maestro.
L'Oratore lo saluta con queste parole

Ad un nuovo Maestro

Carissimo M.

Col Rito di questa sera sei diventato un massone a tutti gli effetti, con tutti i diritti e con tutti i doveri. E’ una responsabilità alla quale ti sei preparato durante il noviziato come apprendista prima, e come compagno d’arte poi.

Stasera hai vissuto la leggenda di Hiram con tutto il suo simbolismo.
Hiram ti invita a riflettere sulle possibilità che la Massoneria ti offre. Mentre il Rito di iniziazione al Primo grado è uno psicodramma che coinvolge soprattutto la parte emotiva del neofita, e tu ne sai la ragione, mentre quello di passaggio al Secondo grado si rivolge soprattutto alla parte razionale del candidato, la leggenda ai Hiram ti introduce al mistero della morte iniziatica ed alla nascita del maestro massone attraverso la fase alchemica della putrefazione.

E’ un mistero che nessuno ti può svelare perché chi ne ha trovato la chiave, per quanto possa essere un abile parlatore in possesso di una buona dialettica, non potrà mai trovare espressioni e parole per poterlo adeguatamente trasmettere ad altri. Dovrai indagare tu stesso questo mistero, darti le risposte che riterrai soddisfacenti, e trasformarle coi tempo in altre più soddisfacenti man mano che la tua coscienza crescerà.

Da queste parole comprenderai, carissimo M., che il maestro massone è maestro soltanto a se stesso. Ed infatti avrai udito dire molte volte in loggia che in massoneria siamo sempre degli apprendisti. Non si finisce mai d’imparare.

Ma se non mi è possibile svelarti il segreto della maestria che si nasconde dietro la leggenda di Hiram, voglio almeno dirti alcune cose, le più elementari.

Nel simbolismo del grado i cattivi compagni rappresentano non solo il fanatismo, l’ignoranza e l’intolleranza, ma rappresentano anche le forze della contro-iniziazione, forze esterne e forze interne, continuamente in antitesi conflittuale con l’iniziazione che faticosamente ognuno cerca di costruire in sé.

I cattivi compagni rappresentano anche le tre grandi tentazioni da cui devono guardarsi i massoni che si dedicano al lavoro simbolico ed esoterico:
la prima è l’adagiarsi nella retorica delle belle parole e delle frasi ad effetto;
la seconda è la seduzione di una immaginazione sfrenata, incontrollata, senza regole e senza sicuri riferimenti di base;
la terza è la speculazione intellettuale fine a sé stessa che provoca un inaridimento.

Il simbolo va interiorizzato, va vissuto. Guai a chi non vive in coerenza coi risultato delle sue ricerche!

Tieni presente, caro M., che ogni simbolo ha almeno due significati, uno positivo ed uno negativo... Gli strumenti che uccidono Hiram, servono a lavorare, a costruire il tempio. Perciò gli strumenti non sono né buoni né cattivi. Può essere buono o cattivo l’uso che se ne fa.
Il regolo è il simbolo della rettitudine, ma nelle mani dei cattivi compagni diventa fanatismo; la squadra è simbolo di equità, nelle mani dei cattivi compagni diventa intolleranza; e cosi il maglietto simbolo di autorità iniziatica, può diventare invece prepotenza brutale e prevaricazione.

La leggenda di Hiram è fonte di tante meditazioni.

Il carattere collettivo del lavoro muratorio ti è stato confermato stasera dal fatto che Hiram risorge col concorso delle tre Luci unite in un concorde sforzo comune.

Non dimenticare mai cosa può fare la vera fratellanza e la concordia d’intenti!

La rinascita di Hiram conferma che i principi dell’evoluzione umana, propri della massoneria, non muoiono mai. In circostanze difficili possono tutt’al più rimanere latenti in attesa della possibilità di manifestarsi nuovamente. E oggi ne abbiamo forse una verifica nel risorgere della massoneria nei paesi dell’est europeo?

Il pensiero quando è sopraffatto dalla forza brutale si occulta come fu nascosto il corpo dell’architetto del Tempio in una tomba. Ma, come il corpo di Hiram, risorge non appena tre massoni si uniscono a lavorare con concordia d’intenti, con fratellanza d’amore, disinteressatamente.

E ricordati che i cattivi compagni sono sempre fra noi. E sono in noi stessi. Dobbiamo combatterli con il fuoco trasmutatore, il fuoco discreto degli alchimisti, lavorando con costanza e con perseveranza su noi stessi.

E’ quindi con vero spirito d’Amore che ti do questa sera il benvenuto nella Camera di Mezzo, con quell’Amore che non deve mai abbandonare il vero massone, Amore con l’A maiuscola, Amore disinteressato, non possessivo, non egoistico, l’Amore che è alla base della vera Fratellanza massonica.

26 luglio 2026

Parlare

Il linguaggio

La conquista del linguaggio va di pari passo all’articolazione delle comunicazioni sul piano fisico.

Ma il possesso del linguaggio porta l’uomo verso la materialità del mondo quotidiano.

La condizione indispensabile per scoprire la Parola perduta è il silenzio interiore.

Silenzio non è assenza di rumori, ma stato attivo del “caminante”. E’ la preparazione della materia.

Il silenzio è strettamente legato al silenzio.

Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.