23 luglio 2026

Il lavoro di Loggia

...e ti tirano le pietre!

E’ difficile dire in cosa consista effettivamente il lavoro di Loggia.

Posso cercare di spiegarlo con un esempio, un episodio realmente accadutomi.

Molti anni fa praticavo alpinismo.

Un’estate passiamo una settimana nel gruppo del Civetta.

Siamo un gruppo di amici con la passione della roccia e ci proponiamo di scalare alcune cime.

Un giorno, scalando una cima, raggiungo la vetta quasi contemporaneamente ad un altro alpinista che aveva affrontato la salita dalla parte opposta alla mia.

Lassù fraternizziamo immediatamente: abbiamo scalato, abbiamo faticato per salire, ci troviamo in cima, ci sentiamo uniti, fratelli quasi, sicuramente più buoni.

Tutto ci porta ad esserlo: la cima, la fatica, l’atmosfera, la cerchia delle vette intorno, la conquista, la soddisfazione...

Il giorno dopo scendo ad Alleghe per incontrare mia moglie (lei sta in albergo mentre noi lassù in un rifugio). Al ritorno su una strada che era poco più di una mulattiera (ma con la mia Renault 4 non avevo problemi a procedere) che porta alla partenza del sentiero per il rifugio, mi trovo ad incrociare un’auto che scende. La strada è molto ripida e molto stretta, due auto affiancate non passano: una deve fermarsi e far passare l’altra. In questi casi si ferma chi scende perché è più facile fermarsi e ripartire per chi scende, piuttosto che per chi sale.

Ma l’altro o non lo sa o ha voglia di non saperlo.

Alle mie proteste (in realtà molto timide) di non farmi fermare in una salita così ripida, con il rischio per il mio compagno di bordo di scendere e spingere per farmi ripartire, l’altro scende dall’auto, comincia ad urlare, salta come un forsennato, minaccia con il pugno e fa il gesto di tirarmi sassi.

Ebbene, era proprio quell’alpinista con il quale il giorno prima avevo condiviso quel senso di “fraternità universale”.

Questo episodio mi è sempre apparso come una grande metafora della Massoneria.

Se limiti il tuo lavoro muratorio alle tornate di loggia (diciamo due volte al mese, quattro/cinque ore di tornate su 720 ore mensili complessive) succedono queste cose.

Caspita, se sono successe!

In cima al monte fratelli uniti per sempre nell’armonia universale, alla base del monte pronti a tirarsi i sassi.

In tornata, fratelli che più fratelli non si può, fuori tornata, occhio ai sassi e alle pietre!

Ecco, questo non è il lavoro di Loggia!


Per i giovani ricordo che il titolo di queste mie riflessioni (...e ti tirano le pietre) è tratto dal testo della canzone "Pietre", scritta da Gian Pieretti e Ricky Gianco, e portata al successo al Festival di Sanremo del 1967 da Antoine. Un vero e proprio inno beat che denunciava l'ipocrisia e il costante giudizio della società: qualunque cosa tu faccia, bella o brutta, verrai sempre criticato.

22 luglio 2026

Massoni per sbaglio

Il buon Quintilio

Per descrivere il tono del livello medio di certi massoni, racconto questo che sembra un aneddoto, ma purtroppo è maledettamente vero.

Dunque una tornata di tanti anni fa nella mia Loggia.

La Loggia lavora sulle differenze tra le due tradizioni occidentale e orientale.

Il buon Quintilio (nome di fantasia per indicare un fratello in carne ed ossa anni dopo assonnatosi e da tempo passato all'Oriente Eterno) interpreta la differenza tra le due tradizioni come il contrasto tra Stati Uniti ed Unione Sovietica, con la massoneria nella posizione mediana “più giusta e vincente”. Testuali parole (sic!).

Ogni commento è superfluo.

Per sbaglio il poverino entrò in Massoneria, ma ancora più grande fu l’errore di quei massoni che permisero entrasse e permisero pure che diventasse Maestro! E gli errori si pagano.

21 luglio 2026

Sulla massoneria

La massoneria come oggi viene praticata è di puro stampo settecentesco.

Le Logge si sono associate in un organismi super-loggia che man mano nel tempo hanno assunto sempre maggiori poteri diventando da occasioni di coordinamento strutture verticistiche.

In questo sono state favorite dalla struttura verticistica di alcuni corpi rituali in cui l'autorità, per così dire, scende dall'alto verso il basso.

Gli organismi super-loggia hanno assunto maggiori poteri e si sono trasformate in "obbedienze", termine che il buon Anderson non conosceva, come non conosceva altri termini (divisivi) come regolarità, legittimità, e così via.

Col tempo sono venute sempre più proibizioni (se sei qui con noi non puoi andare a visitare gli altri, non puoi nemmeno essere con gli altri).

Insomma la massoneria da corpo unitario si è trasferito in un arcipelago di isole non solo separate ma anche in contrapposizione (se non in guerra più o meno latente) con le altre isole.

Si può ancora parlare di massoneria oppure ormai dobbiamo dire massonerie?

Non è ormai giunto il tempo di rivedere certe regole che oggi paiono solo divisive?

Il senso delle cose

Io penso che significati interiori si possano trovare in qualunque cosa.

Basta saper cercare.

20 luglio 2026

Luce e ombra


Lucifero è il portatore di luce.


La luce è valore essenzialmente positivo in Assoluto, ma nel piano dell’immanenza, il mondo della dualità, anche la luce diventa relativa, è sempre accompagnata dall'ombra.


Luce e ombra, bianco e nero, uomo e donna, positivo e negativo: tutto è relativo ed ha in sé il germe del suo opposto. Così il male non è tutto male, il bene non è tutto bene. E la luce non è necessariamente tutta luce.


Infatti l’ombra non è un volere a se stante, ma effetto della proiezione della luce; non ha vita propria, ma vive in quanto è prodotta dalla luce, è un prodotto della luce.


E anche: l'ombra può essere vista come una luce "diversa", alla "luce" della quale si possono fare cose che alla luce non potrebbero riuscire. Il seme che germoglia sotto la superficie del terreno lo può fare perché lì sotto c'è una luce diversa da sopra il terreno.


Così la divinità produce satana, che è l’altro aspetto della divinità. E questo per effetto di lucifero, il portatore della luce nella nostra dimensione.


Orgoglio luciferino. L’orgoglio è un metallo. Bisogna trasmutare l’orgoglio volgare in orgoglio filosofico.



19 luglio 2026

Giudicare in Loggia

Giudicare o non giudicare?

Anni fa in una tornata di Loggia si parlò del comportamento profano di un fratello (che preferiva gli uni agli altri non per il valore ma per interessi di parte o partito - non per egoismi personali).

E qualcuno ha insistito sul “non giudicare”.

Il detto evangelico è certamente valido, ma è anche vero che l’Istituzione ci chiede di esprimere per ben tre volte un giudizio sul profano bussante e successivamente un giudizio sull'apprendista che chiede di passare compagno e poi per l’elevazione a Maestro.

L’iniziazione e il lavoro rituale sono atti che danno all’individuo la possibilità di compiere un lavoro su se stessi.

Oltre ad avere un comportamento corretto dentro e fuori la Loggia, il massone deve anche avere una disponibilità sincera al lavoro su se stesso e la disponibilità non può essere senza conseguenze pratiche.

Un massone che voglia effettivamente fare lavoro muratorio dovrà comportarsi in un certo modo anche nel mondo quotidiano (quello che ritualmente di chiama mondo profano).

Chi può giudicare del suo comportamento?

La risposta "ne risponderà di fronte alla sua coscienza" è certo corretta. E appare molto (per così dire) "evangelica" se si aggiunge: "gli altri non possono giudicare".

Ma... ma... ma...

Anche gli altri hanno un “diritto” di giudicare, se non altro perché il comportamento negativo di un massone può ripercuotersi anche sul giudizio verso altri massoni.

Se un massone nella vita quotidiana ha comportamenti diciamo "non consoni" (prevaricazioni, favoritismi, atti impropri...) anche io massone ne vengo toccato.

Se io massone "tollero" comportamenti "non corretti" non sono più tollerante ma divento acquiescente o, peggio, complice.

18 luglio 2026

Mala-massoneria

 Ricordo...

Un ricordo personale di tanti anni fa, al tempo della cosiddetta Prima Repubblica.

Un Fratello di Loggia, attivo nella vita politica della città, che probabilmente si sentiva più vicino al proprio partito che alla massoneria, commise una grave scorrettezza. Membro del consiglio direttivo di un ente pubblico locale, in occasione della possibile nomina a direttore dell’Ente di un massone, lo scoprì con un altro consigliere che aveva già fatto domanda di ingresso alla nostra Loggia.

Questo bussante ebbe un’impressione così negativa del comportamento dei massoni ai quali stava per unirsi che il fratello presentatore dovette insistere perché mantenesse la domanda di ingresso.

Secondo le norme che regolano la vita massonica era un fatto molto grave! Malgrado la nebulosità del concetto di "colpa massonica" nella normativa del Grande Oriente d'Italia (tanto che negli ultimi anni è diventata arma per colpire gli avversari del gruppo che si è installato ai vertici di una Istituzione un tempo gloriosa) quella fu certamente azione che avrebbe dovuto essere duramente sanzionata, malgrado il "buonismo" degli allora maggiorenti di Loggia.

Un ex MV della Loggia, mi raccontò, sconsolato, di avere avuto un colloquio con lui e di averlo trovato convinto di essere stato corretto per avere difeso gli interessi del suo partito (sic!). Dopo il fatto diradò la frequenza (già scarsa) in Loggia ma continuò a chiedere favori ai Fratelli (sempre nell’interesse del partito!).

Perché fu assecondato dagli altri? La risposta è purtroppo molto semplice: buonismo?... inettitudine?… volontà di evitare beghe, confusioni, attriti?... mescolanza di politica e massoneria?…

Insomma: mala-massoneria!

Con una punta di amarezza debbo anch'io mettermi tra coloro che lasciarono perdere. Col senno del poi ho dovuto prendere atto che accettare comportamenti del genere è stato come seminare vento (e raccogliere poi tempesta). Il mio comportamento è cambiato. Oggi non sono più così permissivo.


Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.