26 giugno 2026

I cattivi Compagni 1

 

 Three Ruffians



Ulisse è stato elevato Maestro Muratore da pochi mesi. Continuamente riflette sul suo nuovo programma di lavoro e spesso ne parla con il Vecchio Copritore.



Ulisse. I three ruffians sono i tre farabutti che hanno ucciso Hiram, come è noto ad ogni Maestro Libero Muratore.

Vecchio Copritore. Il patrimonio simbolico non è univoco, per nostra fortuna.

Ulisse. Perché dici questo?

Vecchio Copritore. Non esiste un manuale del Massone che possa farti dire cosa è massonico e cosa non lo è. Non c’è quindi una versione uguale per tutti, ma sono presenti non poche varianti e discrepanze.

Ulisse. Non dirai che le differenze tra l’una versione e l’altra compromette il valore della figura di Hiram?

Vecchio Copritore. No, al contrario. Le differenze arricchiscono il simbolo perché indicano che ogni prospettiva contribuisce ad attribuire alla figura di Hiram particolari sensi che ne fanno apprezzare ancora di più la sua centralità.

Ulisse. La leggenda di Hiram è nota.

Vecchio Copritore. Nel nostro rituale è molto concisa e si fatica ad apprezzarne la potenziale profondità. Non è difficile ridurre l’intera vicenda a considerazioni morali.

Ulisse. Forse è stringata, ma mi pare completa: c’è tutto quello che deve esserci.

Vecchio Copritore. Ma forse un racconto così succinto non permette di apprezzarne la piena potenzialità.

Ulisse. Re Salomone incarica l’architetto Hiram della costruzione del Tempio. Hiram divide gli operai in Apprendisti, Compagni e Maestri, che vengono pagati in tre posti diversi: la colonna Beth i primi, la colonna Jakin i secondi e la Camera di Mezzo i Maestri.

Vecchio Copritore. Sì, molto sintetizzato. Altre versioni meno sintetiche spiegano che nella costruzione del Tempio furono impegnati tre Gran Maestri: Salomone Re di Israele, Hiram Re di Tiro e Hiram Abif, l’Architetto. Il cantiere consisteva di tremila e trecento Maestri, o Sorveglianti dei lavori; ottantamila Compagni di Mestiere, o tagliatori sui monti e nelle cave; e settantamila Apprendisti Accettati, o manovali. Tutti furono organizzati e disposti in modo tale che né invidia o discordia, né confusione potessero interrompere la pace e la tranquillità che pervase il mondo in quel periodo importante. Ognuno era pagato in base al lavoro e alle sue capacità: se un Apprendista era giudicato meritevole, veniva passato Compagno; e così il Compagno scrupoloso e attento al lavoro diventava Maestro.

Ulisse. Non è sostanzialmente una versione diversa.

Vecchio Copritore. E’ vero, ma ci sono particolari che stimolano ulteriori riflessioni.

Intanto alla costruzione del Tempio furono impiegati tre Gran Maestri: Salomone, re di Israele, Hiram, re di Tiro, e l’architetto Hiram Abif. Lasciamo perdere l’omonimia tra gli ultimi due. L’intervento collettivo ci dice che la costruzione travalica i confini nazionali: il Dio che si vuole onorare non è un Dio nazionale ma il Dio di tutti.

Ulisse. Quindi si mettono in evidenza le premesse dell’universalità massonica.

Vecchio Copritore. La ritualità anglosassone, a differenza della nostra, non prevede pagamento di salari agli Apprendisti (infatti a differenza di Compagni e Maestri gli Apprendisti non hanno parola di passo) i quali vengono remunerati in natura, cioè con vitto e alloggio e ovviamente istruzione. E’ solo con il passaggio dalla Massoneria operativa alla speculativa che, pare, anche gli Apprendisti abbiano diritto al salario.

I Compagni riscuotono il salario nella Camera di Mezzo, locale sopra il Tempio, al quale si accede salendo su una scala curva dal Portico. I Maestri invece ricevono il salario nel Santo dei Santi.

La Parola di Passo (una password ante litteram) serviva a salire sulla scala, la Parola del Grado a riscuotere quanto era dovuto.

Ulisse. Compagni e Maestri avevano Parole diverse.

Vecchio Copritore. La Parola di Maestro non è stata tramandata. Fu persa in circostanze drammatiche. La ritualità anglosassone ci spiega che noi conosciamo solo una Parola Sostituita. E ne spiega il motivo.

Ulisse. Ti riferisci alla Leggenda del Terzo Grado.

Vecchio Copritore. La versione più ampia della leggenda di Hiram è nel Rituale Duncan. I rituali Emulation e scozzesi delle massonerie latine (compreso il nostro) danno un racconto molto più succinto.




(continua)

25 giugno 2026

I nostri "pre"...

Pregiudizio

Dobbiamo andare oltre tutti i “pre”: pre-concetti, pre-giudizi, pre-supposti, ecc.

L'uomo è abituato a decodificare il mondo con lo strumento della logica e del linguaggio, ma non sa se la cosa percepita tramite i propri sensi sia percepita allo stesso modo da un altro uomo.

L'uomo non si è mai potuto vedere con gli occhi dell'altro: ciò che noi vediamo blu e chiamiamo blu agli occhi del nostro iterlocutore potrebbe essere ciò che noi chiamiamo rosso anche se è stato codificato come blu.

Non possiamo essere sicuri che ciò che diamo per certo sia esattamente ciò che vede l'altro.

Da qui la necessità della tolleranza e della fraternità.

Da qui nasce il lavoro prima dell'apprendista e poi del compagno: l'apprendista deve essere istruito e ricevere il metodo muratorio di codifica della realtà, il compagno deve imparare a leggere il mondo con gli occhi dell'altro.

Dopo avere imparato a vedere con gli occhi dell’altro, bisogna imparare a “sentire” con il cuore dell’altro.

Il Maestro

L'apprendista/compagno deve imparare a superare le posizioni individuali.

Solo così prenderà forza e vigore il Maestro che è in noi.

Solo così potrà disegnare l'acacia sulla tavola da disegno il Maestro che è in noi.

In molti c'è ancora un rapporto molto rigido con la realtà che porta spesso a concepire obiettivi estranei al lavoro che in effetti ostacolano e impediscono il lavoro.

Spesso anche in Loggia viene individuato un falso scopo.

Spesso anche in Loggia si demonizza ciò che non si capisce e non si vuole conoscere invece di sforzarsi di comprendere.

Molti uomini, massoni e non massoni, hanno bisogno di una strega da bruciare non di cose da capire.

24 giugno 2026

Il massone e il tempo

L'attimo

Il massone deve vivere l’attimo presente, non il passato non il futuro.

Ma come viverlo?

Non c’è risposta. Puoi solo cercare una soluzione al momento, durante i lavori della Loggia.

Non deve dimenticare che il Tempio è un edificio senza tetto. Il lavoro si svolge a cielo aperto, ed è appunto dal cielo (qualunque sia il senso del simbolo) che giunge sostegno e copertura.

Il libero muratore deve volgere gli occhi al cielo ma contemporaneamente tenere i piedi in terra.

23 giugno 2026

Fratellanza e amicizia

ARMONIA

La realtà del mondo è comune a tutti, massoni e non massoni e l'iniziazione è un diverso modo di prenderne coscienza.

Unità, armonia e fratellanza sono gli strumenti del lavoro.

La nostra consapevolezza è scintilla della consapevolezza universale; il singolo è parte del tutto e come tale deve cercare e sentirsi in armonia con il tutto: ferire gli altri è ferire se stessi.

La fratellanza non è semplice amicizia, ma la necessaria conseguenza dell’armonia universale. Se c'è anche amicizia allora i fratelli sono ancora più fratelli.

In questo senso ci sono fratelli anche i profani. Ma anche tra fratelli ci deve essere un minimo di cortesia e regole da seguire.


Il Maestro Venerabile in Loggia 4

Ulisse e il Vecchio Copritore concludono le riflessioni sul ruolo del Maestro Venerabile in Loggia.

Per una sana "igiene massonica" nessuno deve mai dimenticare che Maestro Venerabile è incarico a tempo determinato e non una specie di "supremazia" (sic!) sulla Loggia per sempre.

L'affabulazione sul Maestro Venerabile giunge al termine.


DE VENERABILE MAGISTRO POTESTATE

Parte quarta e ultima


Ulisse. Se ho ben capito il vecchio Venerabile è soddisfatto di avere svolto il suo compito ed è ben contento di non essere più lui il Maestro di Loggia.

Vecchio Copritore. Caro Ulisse, permettimi, per finire, due parole in libertà.
Abbiamo tenuto poco tempo fa l’Agape del solstizio in grande serenità, Ben opportune sono state le parole di un Fratello che ha volutamente e chiaramente sottolineato il ringraziamento di noi tutti ai Fratelli Apprendisti.

Ulisse. Mi sono parse parole molto opportune.

Vecchio Copritore. Infatti. Sono Fratelli che hanno svolto di buon grado il ruolo di “serventi” …

Ulisse. Appunto: non servitori!

Vecchio Copritore. ...Fratelli ai quali tutti noi dovevamo essere grati; e lo siamo effettivamente stati.

Ulisse. Tra noi non ci deve essere mai chi è “più”.

Vecchio Copritore. E’ il peggiore – passami il termine – peccato massonico!
Mentre ritornavo a casa il pensiero correva inevitabilmente alle sensazioni provate, a chi c’era e a chi non c’era, ma non come più o meno recondito rimprovero agli assenti bensì come pensiero di vicinanza per chi non ha potuto o per chi (anche questo è legittimo) ha ritenuto di non potere esserci.

Ulisse. Non capisco.

Vecchio Copritore. Sia chiaro: non c’è nelle mie parole nessun rimprovero di nessun genere. In questi tempi strani l’entusiasmo può attenuarsi.

Ulisse. Non dici sempre che gli uomini cambiano? E’ normale che cambino anche i Massoni.

Vecchio Copritore. Certamente. I miei pensieri andavano su come in questi ultimi secoli sia cambiato il punto di vista dei Massoni.
Noi oggi poniamo l’accento sulla categoria astratta e non sull’uomo che quella categoria vuole vivere. Così si parla di Chiesa (l’Istituzione) e non del singolo uomo o donna della Chiesa. Critichiamo la vecchietta (con sfumatura negativa: sempre donna! Sempre vecchia!) che accende un cero davanti all’immagine di un santo (come una specie di idolatria) e non cogliamo il suo modo (forse diverso dal nostro ma non per questo meno significativo!) di vivere la religione come più si sente di fare (mentre magari chi critica si sente superiore alle “pratiche” del culto religioso o almeno a “quelle” pratiche).

Ulisse. Quindi sostieni che noi parliamo di Massoneria e non del singolo massone che vuole (si sforza) essere massone.

Vecchio Copritore. Senza il massone non solo la “Massoneria” non esiste, ma nemmeno ha significato e senso; senza il massone la “Massoneria” è un “flatus vocis” inconsistente, una scatola vuota.

Ulisse. Io temo il vuoto, perché c’è sempre qualcosa che riesce a riempirlo!

Vecchio Copritore. Sì, proprio così. Gli “iscritti” alla Massoneria, spesso ignari del senso di essere massoni, non fanno che “riempire il vuoto non più massonico”. Di cosa lo riempiono?

Ulisse. Temo di conoscere la risposta.

Vecchio Copritore. Qual è il rapporto Loggia /Massone? Sì, certo, il Massone si forma in Loggia e senza Loggia il Massone non si fa. Ma anche: senza i Massoni la Loggia non esiste.

Ulisse. La Loggia c’è perché ci sono i Massoni che la formano e non viceversa.

Vecchio Copritore. Caro Maestro Venerabile, tu ci sei (esisti) perché c’è una Loggia che ti ha fatto Maestro Venerabile. Senza Loggia tu non sei nulla. La Loggia c’è perché ci sono i Massoni che la hanno fatta e la fanno esistere. Tu ci sei perché i Massoni ti hanno scelto e accettato (a tempo limitato! – non dimenticarlo mai) per un incarico (leggi bene e compita: in-ca-ri-co-a-tem-po-li-mi-ta-to!). Senza i Massoni, caro Maestro Venerabile, tu non solo non ci sei, ma nemmeno esisti.
Come nasce una Loggia? Un certo numero di Massoni, fissato dalla tradizione, decide di associarsi e dar vita a una nuova Loggia. Che poi la nuova Loggia scelga di aderire a un organismo super-Loggia (un Grande Oriente o una Gran Loggia) è problema secondario: la nascita e la vita della Loggia non dipende dall’appartenenza a questo Grande Coso (Oriente o Loggia o Altro che sia).

Ulisse. Lo vedo come punto fondamentale: la Loggia nasce dalla volontà dei Massoni di associarsi.

Vecchio Copritore. Ribadisco: perché una Loggia nasca ci devono essere i Massoni. Non è la Loggia a fare nuovi Massoni, sono i Maestri Massoni della Loggia che tramite il loro rappresentante (appunto il Maestro Venerabile di quel momento) fanno il nuovo Massone.

Ulisse. Ne sono convinto.

Vecchio Copritore. Tutto questo pensavo al rientro dall’Agape. I fratelli Apprendisti (scrivo con la maiuscola) non hanno svolto il ruolo di cameriere, al quale magari dai la mancia al termine perché è stato servizievole e bravo. No. I Fratelli Apprendisti sono stati essenziali. Senza di loro noi Maestri o maestrini o che altro saremmo stati lì, belli schierati nei nostri grembiulini, a… mangiar l’aria! Sono loro che hanno permesso ci sia stata un’Agape, non altro.

Ulisse. Un plauso agli Apprendisti.

Vecchio Copritore. Continuo. A essere pignoli si potrebbe pure dire che quei Fratelli presenti all’Agape (quelli, e non altri), durante l’Agape rituale stessa hanno dato vita a una nuova Loggia temporanea e si sono trovati, per la durata dell’Agape, confratelli di questa nuova Loggia. Quella Loggia è vissuta per una sola tornata ed oggi non c’è più; volendo, quei Fratelli, presenti a quell’Agape, con o senza altri Fratelli, potrebbero costituire un’altra Agape (o Loggia d’Agape, come si diceva una volta) alla prossima Agape.

Ulisse. Ma allora praticamente ogni tornata diventa una Loggia temporanea che vive solo per quella, e non altre, tornata!

Vecchio Copritore. La Massoneria come unicum organizzativo non è mai esistita prima del 1717; esistevano invece, da parecchi secoli, le Logge, indipendenti tra loro, che da operative avevano cominciato ad accettare anche chi non era del mestiere. Quattro di queste Logge si unirono nel 1717 a formare la Gran Loggia di Londra.

Ulisse. Quindi la Gran Loggia è nata perché c’erano preventivamente le quattro Logge.

Vecchio Copritore. Le quattro Logge hanno trasferito alcune prerogative proprie della Loggia alla Gran Loggia, che le ha ricevute e le esercita quindi perché appunto delegata dalle Logge.

Ulisse. Una delega incondizionata?

Vecchio Copritore. Una delega condizionata dalle Costituzioni, a tempo indeterminato, ma non irrevocabile. Senza le Logge la Gran Loggia non esiste; senza Gran Loggia le Logge esistono.
Questa è la tradizione muratoria. Gran Logge e Gran Maestri non fanno parte della tradizione muratoria, ma del costume muratorio post-1717.


22 giugno 2026

Il Maestro Venerabile in Loggia 3

Ulisse e il Vecchio Copritore continuano a riflettere sul ruolo del Maestro Venerabile in Loggia. Il Vecchio Copritore ha appena concluso : « Ci sono stati e ci sono Maestri di Loggia, nel linguaggio moderno Maestri Venerabili, incapaci di essere Maestri Venerabili. Se non addirittura deleteri per la vita della Loggia! ».

L'affabulazione sul Maestro Venerabile è giunta alla terza puntata.


DE VENERABILE MAGISTRO POTESTATE

Parte terza

Ulisse. Può succedere.

Vecchio Copritore. Essere Maestro Venerabile è un sottile percorso di equilibrio: né troppo vigore, né troppo poco. Insomma, non sei il capo dei massoni. Ma non sei nemmeno l’ultimo dei massoni.

Ulisse. Però sei – almeno per un po’ – il loro punto di riferimento.

Vecchio Copritore. Sì. Intanto essere punto di rifermento non vuol dire comandare. E’ una posizione molto delicata ed è fin troppo facile prevaricare sugli altri. E’ fuori posto il Maestro Venerabile troppo "iniziato": potrebbe diventare un despota. Ma è fuori posto anche il Maestro Venerabile troppo politico o troppo organizzatore: potrebbe fuorviare il lavoro di Loggia..

Ulisse. Una specie di: né troppo, né troppo poco?

Vecchio Copritore. Se mi passi il paragone, il Maestro Venerabile deve essere una specie di buon parroco di campagna.

Ulisse. Non capisco.

Vecchio Copritore. Chi è il buon parroco di campagna, almeno quello di una volta? Spesso l’unico che aveva studiato, che conosceva i parrocchiani, li aiutava anche moralmente con un consiglio oppure una semplice chiacchierata, ma fatta al momento giusto. Perché questo è importante: sapere che qualcuno c’è, non per chiedergli qualcosa, ma semplicemente perché c’è.

Questo è il profondo senso della solidarietà, proprio quello che manca oggi. Così io vedo il Maestro Venerabile.

Ulisse. Non carichi la figura di Maestro Venerabile di sensi che non sono suoi?

Vecchio Copritore. La mia risposta ti sembrerà monotona, ma è sempre quella: sì e no.

Ulisse. Ancora?

Vecchio Copritore. La risposta è sì, se intendi il Venerabile presidente di un circolo con l’obbligo di organizzarne l’attività e rappresentare il Circolo-Loggia. La risposta è no se intendi il Maestro Venerabile come deve essere.

Ulisse. Invece, a quanto dici, spesso non lo è.

Vecchio Copritore I padri fondatori hanno individuato dei ferrei controlli sul suo ruolo.

Ulisse. Sono stati previdenti.

Vecchio Copritore. Intanto ogni incarico di Loggia dura un anno e può essere rinnovato ma con ferrei limiti.

Ulisse. Quindi limite di tempo. E in Loggia aperta?

Vecchio Copritore. Il Maestro Venerabile ha il compito di vegliare sul comportamento dei Fratelli in Loggia, quindi ha il potere di concedere o togliere la parola a chiunque trascenda o esca dai limiti.

Ulisse. Un potere senza condizioni, a quanto pare.

Vecchio Copritore. Pure a lui può essere tolta la parola. L’Oratore ha la facoltà di intervenire se ritiene che vada oltre le leggi dell’Ordine.

Ulisse. Quel Maestro Venerabile che apostrofò in Loggia aperta un Fratello intimandogli di guardarlo negli occhi non fu interrotto dall’Oratore.

Vecchio Copritore. Sì, l’Oratore avrebbe dovuto farlo, ma non lo fece. Anche il Copritore Interno ha la facoltà di intervenire in Loggia aperta avvisando che la profanità è entrata nel Tempio, anche se in quel momento sta parlando proprio il Maestro Venerabile. Anche lui in quel caso avrebbe potuto avvertire, alla osservazione fuori posto del Venerabile, che la profanità era entrata in Loggia.

Ulisse. Ma non lo fece.

Vecchio Copritore. No, non lo fece. Posso supporre che l’Oratore avesse ritenuto astenersi da un gesto che avrebbe potuto suonare di attacco al Venerabile e quindi sarebbe stato interpretato come divisivo.

Ulisse. Una specie di slealtà nei confronti del Venerabile?

Vecchio Copritore. Molti sono i fratelli che intendono il Venerabile come il capo della Loggia. Non pensano che in Massoneria nessuno è capo di nessuno e tutti gli incarichi (non le “cariche”) sono temporanei. E’ proprio la durata temporanea la chiave di tutto, assieme ad un’altra fondamentale chiave: scaduto l’incarico il non più Venerabile ritorna ad essere come tutti gli altri. E’ proprio questo che molti non accettano: da “egregio” (ex grege = fuori dal gregge, in posizione preminente) ritornare come tutti gli altri “dentro il gregge”, non più in vista. Ma è proprio questa la grande forza della Massoneria: nessun Fratello è indispensabile, ma tutti sono utili!


(continua)

21 giugno 2026

Il Candidato alla Libera Muratoria

Chi bussa alla porta del Tempio?


Il Candidato che bussa alla porta del Tempio deve possedere una sua struttura interiore che gli permetta di affrontare il cammino: deve essere inizialmente interessato e deve essere "innocente come il bambino", quindi ricettivo e finalmente deve saper disegnare.

Chi non sa disegnare non può progettare.

Per ritornare bambini in età adulta è necessario possedere una spiccata “autonomia umana”.

Il recipiendario è umanamente già pronto?

La scelta dei fratelli che hanno accettato il profano è stata affrettata oppure oculata?

La risposta non è semplice, ma sicuramente per il futuro della Loggia è positivo porsi il problema.

Spesso il massone minus habens confonde il bussare alla porta del Tempio con la curiosità di sapere cosa c’è oltre la porta e non presta la dovuta attenzione al possesso delle qualità che il bussante deve avere.

Senza qualità (le famose qualificazioni dei "buoni costumi") è inutile bussare. L'eventuale ammissione si trasformerebbe in una esperienza inutile e noiosa.

Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.