27 luglio 2026

Nella Camera di Mezzo

13 novembre 1980. Un Compagno bussa alla porta della Camera di Mezzo. Ottiene di essere elevato Maestro.
L'Oratore lo saluta con queste parole

Ad un nuovo Maestro

Carissimo M.

Col Rito di questa sera sei diventato un massone a tutti gli effetti, con tutti i diritti e con tutti i doveri. E’ una responsabilità alla quale ti sei preparato durante il noviziato come apprendista prima, e come compagno d’arte poi.

Stasera hai vissuto la leggenda di Hiram con tutto il suo simbolismo.
Hiram ti invita a riflettere sulle possibilità che la Massoneria ti offre. Mentre il Rito di iniziazione al Primo grado è uno psicodramma che coinvolge soprattutto la parte emotiva del neofita, e tu ne sai la ragione, mentre quello di passaggio al Secondo grado si rivolge soprattutto alla parte razionale del candidato, la leggenda ai Hiram ti introduce al mistero della morte iniziatica ed alla nascita del maestro massone attraverso la fase alchemica della putrefazione.

E’ un mistero che nessuno ti può svelare perché chi ne ha trovato la chiave, per quanto possa essere un abile parlatore in possesso di una buona dialettica, non potrà mai trovare espressioni e parole per poterlo adeguatamente trasmettere ad altri. Dovrai indagare tu stesso questo mistero, darti le risposte che riterrai soddisfacenti, e trasformarle coi tempo in altre più soddisfacenti man mano che la tua coscienza crescerà.

Da queste parole comprenderai, carissimo M., che il maestro massone è maestro soltanto a se stesso. Ed infatti avrai udito dire molte volte in loggia che in massoneria siamo sempre degli apprendisti. Non si finisce mai d’imparare.

Ma se non mi è possibile svelarti il segreto della maestria che si nasconde dietro la leggenda di Hiram, voglio almeno dirti alcune cose, le più elementari.

Nel simbolismo del grado i cattivi compagni rappresentano non solo il fanatismo, l’ignoranza e l’intolleranza, ma rappresentano anche le forze della contro-iniziazione, forze esterne e forze interne, continuamente in antitesi conflittuale con l’iniziazione che faticosamente ognuno cerca di costruire in sé.

I cattivi compagni rappresentano anche le tre grandi tentazioni da cui devono guardarsi i massoni che si dedicano al lavoro simbolico ed esoterico:
la prima è l’adagiarsi nella retorica delle belle parole e delle frasi ad effetto;
la seconda è la seduzione di una immaginazione sfrenata, incontrollata, senza regole e senza sicuri riferimenti di base;
la terza è la speculazione intellettuale fine a sé stessa che provoca un inaridimento.

Il simbolo va interiorizzato, va vissuto. Guai a chi non vive in coerenza coi risultato delle sue ricerche!

Tieni presente, caro M., che ogni simbolo ha almeno due significati, uno positivo ed uno negativo... Gli strumenti che uccidono Hiram, servono a lavorare, a costruire il tempio. Perciò gli strumenti non sono né buoni né cattivi. Può essere buono o cattivo l’uso che se ne fa.
Il regolo è il simbolo della rettitudine, ma nelle mani dei cattivi compagni diventa fanatismo; la squadra è simbolo di equità, nelle mani dei cattivi compagni diventa intolleranza; e cosi il maglietto simbolo di autorità iniziatica, può diventare invece prepotenza brutale e prevaricazione.

La leggenda di Hiram è fonte di tante meditazioni.

Il carattere collettivo del lavoro muratorio ti è stato confermato stasera dal fatto che Hiram risorge col concorso delle tre Luci unite in un concorde sforzo comune.

Non dimenticare mai cosa può fare la vera fratellanza e la concordia d’intenti!

La rinascita di Hiram conferma che i principi dell’evoluzione umana, propri della massoneria, non muoiono mai. In circostanze difficili possono tutt’al più rimanere latenti in attesa della possibilità di manifestarsi nuovamente. E oggi ne abbiamo forse una verifica nel risorgere della massoneria nei paesi dell’est europeo?

Il pensiero quando è sopraffatto dalla forza brutale si occulta come fu nascosto il corpo dell’architetto del Tempio in una tomba. Ma, come il corpo di Hiram, risorge non appena tre massoni si uniscono a lavorare con concordia d’intenti, con fratellanza d’amore, disinteressatamente.

E ricordati che i cattivi compagni sono sempre fra noi. E sono in noi stessi. Dobbiamo combatterli con il fuoco trasmutatore, il fuoco discreto degli alchimisti, lavorando con costanza e con perseveranza su noi stessi.

E’ quindi con vero spirito d’Amore che ti do questa sera il benvenuto nella Camera di Mezzo, con quell’Amore che non deve mai abbandonare il vero massone, Amore con l’A maiuscola, Amore disinteressato, non possessivo, non egoistico, l’Amore che è alla base della vera Fratellanza massonica.

26 luglio 2026

Parlare

Il linguaggio

La conquista del linguaggio va di pari passo all’articolazione delle comunicazioni sul piano fisico.

Ma il possesso del linguaggio porta l’uomo verso la materialità del mondo quotidiano.

La condizione indispensabile per scoprire la Parola perduta è il silenzio interiore.

Silenzio non è assenza di rumori, ma stato attivo del “caminante”. E’ la preparazione della materia.

Il silenzio è strettamente legato al silenzio.

25 luglio 2026

Lavoro di Loggia

Tornata di una Loggia.

E' presente anche l'Ispettore (al tempo Ispettore di Loggia, non ancora Circoscrizionale).

Un Fratello interviene specificando che quella sera era stato benissimo: era venuto in Loggia stanco e se ne andava riposato.

Dall’alto dell’Oriente, alla sinistra del Venerabile, l'Ispettore lo riprende:

Caro Fratello se esci riposato vuol dire che non hai lavorato.
Se eri stanco non dovevi venire in Loggia.
Qui si viene a lavorare, a stancarsi!
Qui si deve entrare riposati e uscire stanchi.

23 luglio 2026

Il lavoro di Loggia

...e ti tirano le pietre!

E’ difficile dire in cosa consista effettivamente il lavoro di Loggia.

Posso cercare di spiegarlo con un esempio, un episodio realmente accadutomi.

Molti anni fa praticavo alpinismo.

Un’estate passiamo una settimana nel gruppo del Civetta.

Siamo un gruppo di amici con la passione della roccia e ci proponiamo di scalare alcune cime.

Un giorno, scalando una cima, raggiungo la vetta quasi contemporaneamente ad un altro alpinista che aveva affrontato la salita dalla parte opposta alla mia.

Lassù fraternizziamo immediatamente: abbiamo scalato, abbiamo faticato per salire, ci troviamo in cima, ci sentiamo uniti, fratelli quasi, sicuramente più buoni.

Tutto ci porta ad esserlo: la cima, la fatica, l’atmosfera, la cerchia delle vette intorno, la conquista, la soddisfazione...

Il giorno dopo scendo ad Alleghe per incontrare mia moglie (lei sta in albergo mentre noi lassù in un rifugio). Al ritorno su una strada che era poco più di una mulattiera (ma con la mia Renault 4 non avevo problemi a procedere) che porta alla partenza del sentiero per il rifugio, mi trovo ad incrociare un’auto che scende. La strada è molto ripida e molto stretta, due auto affiancate non passano: una deve fermarsi e far passare l’altra. In questi casi si ferma chi scende perché è più facile fermarsi e ripartire per chi scende, piuttosto che per chi sale.

Ma l’altro o non lo sa o ha voglia di non saperlo.

Alle mie proteste (in realtà molto timide) di non farmi fermare in una salita così ripida, con il rischio per il mio compagno di bordo di scendere e spingere per farmi ripartire, l’altro scende dall’auto, comincia ad urlare, salta come un forsennato, minaccia con il pugno e fa il gesto di tirarmi sassi.

Ebbene, era proprio quell’alpinista con il quale il giorno prima avevo condiviso quel senso di “fraternità universale”.

Questo episodio mi è sempre apparso come una grande metafora della Massoneria.

Se limiti il tuo lavoro muratorio alle tornate di loggia (diciamo due volte al mese, quattro/cinque ore di tornate su 720 ore mensili complessive) succedono queste cose.

Caspita, se sono successe!

In cima al monte fratelli uniti per sempre nell’armonia universale, alla base del monte pronti a tirarsi i sassi.

In tornata, fratelli che più fratelli non si può, fuori tornata, occhio ai sassi e alle pietre!

Ecco, questo non è il lavoro di Loggia!


Per i giovani ricordo che il titolo di queste mie riflessioni (...e ti tirano le pietre) è tratto dal testo della canzone "Pietre", scritta da Gian Pieretti e Ricky Gianco, e portata al successo al Festival di Sanremo del 1967 da Antoine. Un vero e proprio inno beat che denunciava l'ipocrisia e il costante giudizio della società: qualunque cosa tu faccia, bella o brutta, verrai sempre criticato.

22 luglio 2026

Massoni per sbaglio

Il buon Quintilio

Per descrivere il tono del livello medio di certi massoni, racconto questo che sembra un aneddoto, ma purtroppo è maledettamente vero.

Dunque una tornata di tanti anni fa nella mia Loggia.

La Loggia lavora sulle differenze tra le due tradizioni occidentale e orientale.

Il buon Quintilio (nome di fantasia per indicare un fratello in carne ed ossa anni dopo assonnatosi e da tempo passato all'Oriente Eterno) interpreta la differenza tra le due tradizioni come il contrasto tra Stati Uniti ed Unione Sovietica, con la massoneria nella posizione mediana “più giusta e vincente”. Testuali parole (sic!).

Ogni commento è superfluo.

Per sbaglio il poverino entrò in Massoneria, ma ancora più grande fu l’errore di quei massoni che permisero entrasse e permisero pure che diventasse Maestro! E gli errori si pagano.

21 luglio 2026

Sulla massoneria

La massoneria come oggi viene praticata è di puro stampo settecentesco.

Le Logge si sono associate in un organismi super-loggia che man mano nel tempo hanno assunto sempre maggiori poteri diventando da occasioni di coordinamento strutture verticistiche.

In questo sono state favorite dalla struttura verticistica di alcuni corpi rituali in cui l'autorità, per così dire, scende dall'alto verso il basso.

Gli organismi super-loggia hanno assunto maggiori poteri e si sono trasformate in "obbedienze", termine che il buon Anderson non conosceva, come non conosceva altri termini (divisivi) come regolarità, legittimità, e così via.

Col tempo sono venute sempre più proibizioni (se sei qui con noi non puoi andare a visitare gli altri, non puoi nemmeno essere con gli altri).

Insomma la massoneria da corpo unitario si è trasferito in un arcipelago di isole non solo separate ma anche in contrapposizione (se non in guerra più o meno latente) con le altre isole.

Si può ancora parlare di massoneria oppure ormai dobbiamo dire massonerie?

Non è ormai giunto il tempo di rivedere certe regole che oggi paiono solo divisive?

Il senso delle cose

Io penso che significati interiori si possano trovare in qualunque cosa.

Basta saper cercare.

20 luglio 2026

Luce e ombra


Lucifero è il portatore di luce.


La luce è valore essenzialmente positivo in Assoluto, ma nel piano dell’immanenza, il mondo della dualità, anche la luce diventa relativa, è sempre accompagnata dall'ombra.


Luce e ombra, bianco e nero, uomo e donna, positivo e negativo: tutto è relativo ed ha in sé il germe del suo opposto. Così il male non è tutto male, il bene non è tutto bene. E la luce non è necessariamente tutta luce.


Infatti l’ombra non è un volere a se stante, ma effetto della proiezione della luce; non ha vita propria, ma vive in quanto è prodotta dalla luce, è un prodotto della luce.


E anche: l'ombra può essere vista come una luce "diversa", alla "luce" della quale si possono fare cose che alla luce non potrebbero riuscire. Il seme che germoglia sotto la superficie del terreno lo può fare perché lì sotto c'è una luce diversa da sopra il terreno.


Così la divinità produce satana, che è l’altro aspetto della divinità. E questo per effetto di lucifero, il portatore della luce nella nostra dimensione.


Orgoglio luciferino. L’orgoglio è un metallo. Bisogna trasmutare l’orgoglio volgare in orgoglio filosofico.



19 luglio 2026

Giudicare in Loggia

Giudicare o non giudicare?

Anni fa in una tornata di Loggia si parlò del comportamento profano di un fratello (che preferiva gli uni agli altri non per il valore ma per interessi di parte o partito - non per egoismi personali).

E qualcuno ha insistito sul “non giudicare”.

Il detto evangelico è certamente valido, ma è anche vero che l’Istituzione ci chiede di esprimere per ben tre volte un giudizio sul profano bussante e successivamente un giudizio sull'apprendista che chiede di passare compagno e poi per l’elevazione a Maestro.

L’iniziazione e il lavoro rituale sono atti che danno all’individuo la possibilità di compiere un lavoro su se stessi.

Oltre ad avere un comportamento corretto dentro e fuori la Loggia, il massone deve anche avere una disponibilità sincera al lavoro su se stesso e la disponibilità non può essere senza conseguenze pratiche.

Un massone che voglia effettivamente fare lavoro muratorio dovrà comportarsi in un certo modo anche nel mondo quotidiano (quello che ritualmente di chiama mondo profano).

Chi può giudicare del suo comportamento?

La risposta "ne risponderà di fronte alla sua coscienza" è certo corretta. E appare molto (per così dire) "evangelica" se si aggiunge: "gli altri non possono giudicare".

Ma... ma... ma...

Anche gli altri hanno un “diritto” di giudicare, se non altro perché il comportamento negativo di un massone può ripercuotersi anche sul giudizio verso altri massoni.

Se un massone nella vita quotidiana ha comportamenti diciamo "non consoni" (prevaricazioni, favoritismi, atti impropri...) anche io massone ne vengo toccato.

Se io massone "tollero" comportamenti "non corretti" non sono più tollerante ma divento acquiescente o, peggio, complice.

18 luglio 2026

Mala-massoneria

 Ricordo...

Un ricordo personale di tanti anni fa, al tempo della cosiddetta Prima Repubblica.

Un Fratello di Loggia, attivo nella vita politica della città, che probabilmente si sentiva più vicino al proprio partito che alla massoneria, commise una grave scorrettezza. Membro del consiglio direttivo di un ente pubblico locale, in occasione della possibile nomina a direttore dell’Ente di un massone, lo scoprì con un altro consigliere che aveva già fatto domanda di ingresso alla nostra Loggia.

Questo bussante ebbe un’impressione così negativa del comportamento dei massoni ai quali stava per unirsi che il fratello presentatore dovette insistere perché mantenesse la domanda di ingresso.

Secondo le norme che regolano la vita massonica era un fatto molto grave! Malgrado la nebulosità del concetto di "colpa massonica" nella normativa del Grande Oriente d'Italia (tanto che negli ultimi anni è diventata arma per colpire gli avversari del gruppo che si è installato ai vertici di una Istituzione un tempo gloriosa) quella fu certamente azione che avrebbe dovuto essere duramente sanzionata, malgrado il "buonismo" degli allora maggiorenti di Loggia.

Un ex MV della Loggia, mi raccontò, sconsolato, di avere avuto un colloquio con lui e di averlo trovato convinto di essere stato corretto per avere difeso gli interessi del suo partito (sic!). Dopo il fatto diradò la frequenza (già scarsa) in Loggia ma continuò a chiedere favori ai Fratelli (sempre nell’interesse del partito!).

Perché fu assecondato dagli altri? La risposta è purtroppo molto semplice: buonismo?... inettitudine?… volontà di evitare beghe, confusioni, attriti?... mescolanza di politica e massoneria?…

Insomma: mala-massoneria!

Con una punta di amarezza debbo anch'io mettermi tra coloro che lasciarono perdere. Col senno del poi ho dovuto prendere atto che accettare comportamenti del genere è stato come seminare vento (e raccogliere poi tempesta). Il mio comportamento è cambiato. Oggi non sono più così permissivo.


17 luglio 2026

Il Libero Muratore

 

Massoni si nasce o si diventa?

E’ una domanda che periodicamente si sente fare nelle Logge. E tutti a dire e a dire. Massoni si nasce! dice uno. No, massoni si diventa! dice l’altro.

E tutti restan della propria opinione. E magari non pensano che hanno torto (oppure ragione) tutti e due.

Certamente massoni si diventa nella misura in cui il Maestro Venerabile “crea” Libero Muratore il bussante: io ti inizio, ti costituisco e ti creo... (ma attenzione! Questo atto nella ritualità anglosassone non c’è. Per cui l’anglosassone diventa massone dopo aver prestato la “obligation”: I … of my own free will and accord, in the presence of Almighty God, and this Worshipful Lodge, erected to Him,… most solemnly and sincerely promise and swear eccetera).

Per giungere all’iniziazione è necessario che il recipiendario viaggi e prima ancora entri nel Tempio.

Per entrare è indispensabile che l’Esperto garantisca per lui: E’ un uomo libero e di buoni costumi.

Anche qui, attenzione alla ritualità anglosassone (Rituale Emulation, Duncan ecc.) per la quale il bussante deve essere free born e di good repute (nato libero, non in schiavitù, e di buona reputazione). Uomo libero è lo stesso che free born? Di buoni costumi è lo stesso di good repute?

Cosa sono i buoni costumi se non quelle qualifiche che permettono di diventare Libero Muratore? E che se non hai non puoi diventarlo? E come puoi averle se non perché sei fatto così? Così sei nato oppure così sei diventato nel corso della vita?

Massoni non si nasce. Diventerai Massone non perché hai aderito alla massoneria, ma se sarai continuativo e riuscirai a scambiare il tuo lavoro con il lavoro degli altri.

Massone, tutto sommato, è un modo di essere e di comportarsi.

16 luglio 2026

Il Grande Architetto dell'Universo


Un gruppo di persone ha in comune qualcosa di importante, un metodo di lavoro indicato da determinati simboli.

Il culmine del simbolismo è il Grande Architetto dell'Universo, presente in tutte le invocazioni rituali e in tutti gli atti ufficiali.

E’ dopo la rituale invocazione che viene creato l’Apprendista, passato il Compagno ed elevato il Maestro.

Il Grande Architetto non è antropomorfizzazione della divinità, come del resto i nostri simboli non sono ierofanie.

Il Grande Architetto non è il dio massonico. La Massoneria non ha Dio (con buona pace di certi massoni).

Il Grande Architetto è il principio ispiratore di ogni massone. Ciò che significa e indica viene lasciato al segreto di ogni singolo fratello.

Il Grande Architetto è il principio unificatore del lavoro comune.

I massoni lavorano per il bene dell'umanità e alla gloria del Grande Architetto dell'Universo.

L'espressione Alla gloria del Grande Architetto dell'Universo è il punto qualificante del lavoro muratorio...


15 luglio 2026

Lavori di Loggia

 Apertura dei lavori

Perché all'inizio dei lavori il Maestro Venerabile nel colloquio coi due Sorve­glianti chiede le funzioni specifiche di Uffi­ciali e Dignitari della Loggia? Ma solo di alcuni e non di tutti?

Potrebbe seguire un ordine diverso  invece di Copritori, Diaconi, Sorveglianti, MV?

Il rituale di apertura raggiunge il culmine non tanto nella dichiarazione di apertura bensì nella batteria.

La batteria è molto diversa dall'applauso, che pure tante volte (troppe!!!) ho sentito in Loggia quando ero nel GOI per omaggiare (sic!) un "pannolone verde" (nel GOI, magari altrove di altro colore!).
Insegna il dizionario che "pannolone" è ausilio per contenere l'incontinenza. Infatti costoro hanno una incontinenza ben più grave della incontinenza fisica. Ditemi voi, cari amici del GOI, se esiste uno pseudo-incarico più inutile di "garante di amicizia"!
In Loggia non si applaude mai. Si chiede, eventualmente, una batteria di giubilo.
Appaluso è disordine e disarmonia, batteria è ordine e ritmo.

L'apertura dei lavori deve terminare con l'affermazione dell'ordine e del ritmo, appunto la triplice batteria. 

14 luglio 2026

Ancora sul maestro

Tra vecchie carte non mie ho trovato questi appunti.
Sembra quasi una voce che giunge da altri tempi...

Il maestro addormentato

Stavo lavorando e leggendo, e lui era là: dormiva. A volte si svegliava appena, ma subito ricominciava a dor­mire. Io lo chiamavo, lo scuotevo, spiegandogli che volevo imparare. E lui mi rispondeva di uscire e di andar fuori.

Andai al mercato, cercando di tenere gli occhi aperti. Vidi gente che cercava di imbrogliare e rubare. Vidi gente che mirava solo al guadagno senza preoccuparsi del resto.

Tornai a casa e lui era sempre là a dormire. Lo scossi per svegliarlo e gli raccontai ciò che avevo visto. E lui a dirmi di ritornare fuori.

Uscii un’altra volta. E mi ritrovai in campagna, in luoghi solitari. E mi ricordai: prendi sentieri non battuti. E andai.

Più avanti mi fermai ad una sorgente per dissetarmi e rinfrescarmi. Riposai e pian piano sentii capitarmi qualcosa di strano: dentro di me si stava aprendo qualcosa e cominciai a capire e vedere. Capii anche perché il maestro dormiva.

Tornai a casa e questa volta vidi il maestro ben sveglio. Infatti il maestre dormiva dentro di me. Ora è sve­glio: quando conosci te stesso, conosci anche il resto.

Chi è il maestro?

Il maestro addormentato 

E’ necessario il maestro per proseguire nella via iniziatica?

Un maestro può insegnare solo parte di quello che sa, perché certi insegnamenti esulano dalla capacità espressiva del nostro linguaggio. Ed anche in quello che può insegnare c’è il pericolo della prevaricazione, dell’esercizio di una tirannia di pensiero, dell’imporre le proprie idee ed i propri punti di vista.

Il maestro può solo essere un esempio di vita. Ed è la lezione più difficile.

A chi sostiene la necessità di un maestro si dovrebbe chiedere da chi ha imparato il maestro.
Da un altro maestro?
E costui da chi imparò?
Da un altro ancora?
Ma andando a ritroso si dovrà per forza arrivare a qualcuno che non ha avuto maestri, ma ha imparato da solo.
E allora se qualcuno è riuscito a diventare maestro da solo perché non dovrebbe essere possibile ad altri uomini?

Il proprio maestro ognuno lo trova soltanto dentro di sé, nel proprio interiore, e tanto meglio lo troverà se saprà guardare senza paraocchi e senza occhiali nel proprio intimo. E se avrà una carica di Amore.

Il Maestro è dentro di noi, ancora addormentato...

13 luglio 2026

Doveri del massone

Il rituale di iniziazione al primo grado indica i doveri in:
    silenzio (riservatezza),
    pratica della virtù (disponibilità verso il prossimo e particolarmente verso i Fratelli),
    conformarsi alle leggi dell’Ordine e ai regolamenti della Loggia.

In una società che tende ad affermare i diritti dell’uomo può sembrare anacronistico parlare di doveri.

Una dottrina del diritto può portare all’egoismo e al materialismo.

In una società iniziatica si parla di doveri.

Chi bussa alla sporta del Tempio si imbatte subito nel dovere (testamento).

L’iniziazione può essere data a tutti, ma non tutti hanno le capacità di percorrere la via (i comportamenti effettivi spesso lo dimostrano).

Uno degli strumenti che l’uomo possiede per migliorare se stesso è il dovere. Disciplina non imposta dall’esterno, ma che origina dal proprio interno. Ricordate? La volta stellata sopra di me, la legge morale in me...

Quadro di Loggia

Ornamento estetico oppure occasione di lavoro?


Può il Quadro di loggia simboleggiare una rela­zione fra macrocosmo e microcosmo?

Perché il Tempio è incompleto? Perché è orientato in un determinato modo?

Perché i lavori iniziano» a mezzogiorno e terminano a mezzanotte?

E le due colonne, ed il pavimento a scacchi bianchi e neri?

E la Spada Fiammeggiante che il Maestro Venerabile usa nelle cerimonie di iniziazione?

Il Sole e la Luna non indicano due diverse vie di realizzazione che, benché distinte, forse non sono estranee fra di loro?

Perché in Loggia c'è il femminile ma non c'è la donna?

E il Delta Sacro non ci richiama la Tetraktis pita­gorica?

E i dodici nodi d'amore e i dodici segni zodia­cali; i sette scalini (4+3) dell'Oriente con riferimenti precisi ai sette cieli, domicilio dei sette pianeti, ed ai sette metalli? ed il numero sette richiamato ancora dal candelabro che risplende sull'ara ?


12 luglio 2026

Il senso del rito

Il rito cosa è?

La tecnica della ripetizione prolungata di certe parole, a prescindere dal senso, deriva forse da ricordi ancestrali del feto nel grembo materno accompagnato in tutta la sua esistenza del suono del corpo della madre.

Noi manchiamo del senso della ritualità perché non siamo abituati a lavorare sviluppando le caratteristiche del lobo destro del cervello: non abbiamo più il senso dello stupore che non può svilupparsi mancando un approfondito lavoro in secondo grado.

Un uomo dialoga con se stesso 7

Si avvia alla conclusione la mia affabulazione nella sala d'attesa della Nera Signora.

Io parlo con me stesso

Parte settima e ultima


Io. Sono pronto. Può essere subito, fra un po’ o poco più in là. Il momento ormai non è lontano e non sarà una tragedia.
Ho fiducia che non si termini con la cessazione della vitalità del corpo fisico, col quale mi son sempre identificato e che la maturità dei miei giorni mi fa ora vedere come un abito ormai usurato e del quale dovrò liberarmi. Ho fiducia, ma non ho aspettative.

L'altro io. Una tappa del viaggio, non il viaggio.

Io. Non mi piace pensare il mio corpo rinchiuso in una cassa sigillata, separato dal flusso della vita. Mi piace invece pensarlo abbandonato alla bellezza e alla selvatichezza della natura, là dove c’è vita.
Erano saggi quei nativi americani che abbandonavano i corpi dei defunti in pasto agli uccelli o gli indiani che li affidavano al Gange!… Un semplice corpo in cui non c’è più nulla: la natura pretende di riciclare il “materiale”.
Mi piace immaginare il sole dell’alba illuminare il luogo dove saranno state sparse le mie ceneri e il sole del tramonto salutare prima del buio.

L'altro io. Anche se in quel posto non ci sarai?

Io. Anche se in quel posto non ci sarò.
Il giorno in cui le mie ceneri saranno sparse sia un giorno di giubilo e di riflessione. Pensatemi non più vecchio e acciaccato ma in una nuova ristampa, rivista e corretta dall’autore e… da qualcun altro!
E sarà di prammatica, cari amici, una piccola ma sincera libagione agli “dei Lari”. L’ultima per me in questa dimensione.


Fine


11 luglio 2026

Un uomo dialoga con se stesso 6

Io dialogo con un altro me stesso (l'altro io) in una qualunque sala di attesa per il check-in che darà inizio al Grande Viaggio. Sarò in compagnia della Nera Signora che ormai non tarderà molto. Nell'attesa "inganno il tempo" chiacchierando ed affabulando... 


Io parlo con me stesso

Parte sesta 



Io. Ciò che era importante, oggi pare non valere nulla o molto poco. Ciò che allora interessava, oggi pare non interessare. E’ bene o male?
Non so rispondere, ma se penso ai miei “miti di fondazione” oggi mi sento estraneo.

L'altro io. Straniero in patria?

Io. Amico mio, oggi faccio fatica a distinguere tra chi danza e chi salta, tra chi canta e chi urla, tra chi cammina e chi si trascina.

L'altro io. Non essere evanescente.

Io. La nostra mente è limitata e il nostro corpo lo è ancora di più. Oggi non ho più le idee chiare. Si avvicina la partenza.

L'altro io. Mi sembri tragico.

Io. No, è questione di interpretazione del mondo.

L'altro io. Un mondo nuovo.

Io. Un uomo nuovo, un mondo diverso. Rifletto spesso sull’insegnamento di Zarathustra: Vedi, disse la vita, io sono il continuo, necessario, superamento di me stesso...

L'altro io. Dopo la tua morte che resterà qui?

Io. Per il credente la fede, per il laico il ricordo: All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne confortate di pianto… Ma non per tutti il ricordo: tranne poche eccezioni, svanisce ben presto nel giro di qualche generazione. Del mio nonno paterno, morto quattro anni prima della mia nascita, non ho che alcune fotografie, qualche vecchio documento e il ricordo di ciò che mi hanno raccontato la nonna e il babbo. Di suo padre, il mio bisnonno, una foto di cent’anni fa e il passaporto. Del padre di lui, il mio trisnonno, nulla, neanche il nome. Eppure un sedicesimo dei miei geni sono suoi. Il religioso dice che nonno, bisnonno, trisnonno sono individualità ancora esistenti “là” con il Padre Creatore, dove potrò “incontrarli”. Ma sono solo immagini umane… rassicuranti...

L'altro io. Molti credono che la morte sia un ricongiungersi con gli antenati.

Io. In una società un po’ più tradizionale della nostra diventerei anch’io uno degli dei Lari della famiglia, un antenato cui si devono certi culti.

L'altro io. Culto degli antenati?

Io. Direi affinità con gli antenati, con coloro, miei avi, che son già passati sulla strada sulla quale sto camminando e che mi hanno lasciato una piccola ma significativa eredità, quella che oggi mi permette di camminare.

L'altro io. Il cammino verso la morte?

Io. No, verso la vita.

L'altro io. Ma, insomma, cosa aspetti?

Io. Qualcosa che arriverà.

L'altro io. Cosa?

Io. Lascio il vecchio mondo. Sì, tanti lo pensano come l’unico mondo possibile. Non credo sia così.

L'altro io. Lasci il tuo mondo, quindi.

Io. Sì. Lascio il vecchio mondo per cercarne uno nuovo...

L'altro io. Come Cristoforo Colombo.

Io. Quando la Nera Signora arriverà, mi dirà: In grazia dell’ora e dell’età è tempo ormai di aprire i nostri architettonici lavori… E aprirà la porta. Mi dirà che il tempo è giunto, il tempo giusto e perfetto.

L'altro io. Allora partirai?

Io. Sono pronto. Può essere subito, fra un po’ o poco più in là. Il momento ormai non è lontano e non sarà una tragedia.
Ho fiducia che non si termini con la cessazione della vitalità del corpo fisico, col quale mi son sempre identificato e che la maturità dei miei giorni mi fa ora vedere come un abito ormai usurato e del quale dovrò liberarmi. Ho fiducia, ma non ho aspettative.


Le citazioni (in corsivo) sono tratte dallo Zarathustra di Nietzsche e dai Sepolcri di Foscolo. Il Fratello Massone accorto coglie immediatamente i richiami del nostro rituale.

(continua)


10 luglio 2026

Un uomo dialoga con se stesso 5

Continua il mio dialogo interiore tra i due miei "Io" in attesa della Nera Signora.

Al termine della parte precedente avevo espresso il desiderio di avere meno zavorra nel mio appuntamento con la Nera Signora.


Io parlo con me stesso

Parte quinta


Io. Mi domanderà la Nera Signora, oppure sarò io a domandarmi sotto le di lei sembianze: Hai seguito qualcuno?

L'altro io. Che vuol dire?

Io. Nel momento in cui seguite qualcuno, cessate di seguire la verità. Segui qualcuno, non te stesso. Perdi la libertà del cammino.

Oggi paiono pochi gli uomini che cercano la libertà, ma per me è fondamentale. Posso ben dire: io sono un uomo libero e di buoni costumi.
Alla Nera Signora dirò che sì, qualche volta anch’io ho seguito qualcuno. Ma – aggiungerò – solo per poco: non appena mi accorgevo che “seguivo” e non ero un “compagno di strada” mi facevo subito da parte.

L'altro io. Come!?! E la Massoneria? Non dirmi che non hai mai seguito non dico un massone, ma almeno la Massoneria tutta!

Io. La Massoneria non è una guida, non può esserlo per natura. Propone, semplicemente, un metodo di lavoro che crea un uomo libero in una comunità di uomini liberi dove nessuno vuole guidare altri.
L’uomo libero, il caminante,  non cerca guide ma, eventualmente, compagni che possano camminare un poco con lui. E se non trova nessuno, cammina da solo.
No, la Massoneria non può guidare. Io sono massone ma nessun massone mi ha mai guidato. Se ho avuto consigli da qualche massone (e ne ho avuti!), li ho seguiti solo se e quando ne sono stato profondamente convinto.
Sono un massone “con la valigia in mano”, pronto ad andarmene se il cammino mi porta altrove e pronto ad andarmene se qualche massone o qualche Loggia avesse la pretesa di guidarmi.

L'altro io. Ma insomma cosa è la morte?

Io. E’ un viaggio. Tu, caro amico, lo sai bene. E sai dei primi tre grandi viaggi dei nostri antenati: il viaggio di Adamo ed Eva cacciati dal Paradiso Terrestre, il viaggio di Caino scacciato lontano e segnato dal Signore, il viaggio di Noè dal vecchio al nuovo mondo.

L'altro io. Sì, io c’ero perché c’era l’uomo.
Adamo ed Eva ci portarono dal non mondo al mondo.
Caino, il grande enigma, insegnò all’uomo la trasformazione e vagò nei primordi del mondo.
Noè ci traghettò dal vecchio al nuovo mondo.

Io. Il vecchio mondo… Il mio vecchio mondo, il mondo della mia giovinezza e della mia formazione, non esiste più. Era molto diverso da quello di oggi.

L'altro io. Sei pessimista.

Io. Ciò che era importante, oggi pare non valere nulla o molto poco. Ciò che allora interessava, oggi pare non interessare. E’ bene o male?
Non so rispondere, ma se penso ai miei “miti di fondazione” oggi mi sento estraneo.


La citazione in corsivo è tratto dal discorso di Jiddu Krishnamurti di scioglimento dell’Ordine della Stella Orientale il 3 agosto 1929.

(continua)

09 luglio 2026

Una Tornata di Loggia

 La Loggia lavora sulla Tavola: L'Amore.


L'Amore

Amore è in genere un fare, ma a volte può essere anche un non-fare: non dare giudizi, non essere invadenti ma semplicemente essere lì, a disposizione dell'altro, senza pregiudizi e quelle "buone intenzioni" che magari non sono così buone.

Anche certi sacerdoti nei confronti del cosiddetto peccato assumono atteggiamenti non di rifiuto totale, ma di "quieto dolore", stato d'animo che permette l'autocorrezione equilibrata, mentre il giudizio non è di pertinenza dell'uomo.

Non mancare di rispetto: chi vuole Amore deve rispettare. Ma non fare mancare la tua presenza. Non fare nulla, ma sii lì, pronto ad aiutare.

Il lavoro di Loggia è come il lavoro di un cantiere. Esiste un delicato rapporto tra il lavoro del singolo e quello del cantiere tutto.
E' un rapporto nei due sensi: se il singolo lavora male è tutto il cantiere a lavorar male; ma se il cantiere lavora male mentre il singolo operaio vorrebbe lavorar bene, è il cantiere che frena il singolo.
Il rapporto è un equilibrio delicatissimo: il singolo non può rallentare il cantiere, ma il gruppo non può prevaricare sul singolo rallentandolo.

La libertà

Dobbiamo abbandonare l'interpretazione dell'Amore egoistico: l' "oggetto" del nostro amore non è nostra proprietà e non è obbligato a seguire le nostre indicazioni.

Un uomo dialoga con se stesso 4

Altra tappa del mio dialogo interiore in attesa della Nera Signora.

Concludendo la puntata precedente mi ero detto:
L’uomo di oggi punta tutto sulla vita, ma solo quella fisica. Vivendo di pensieri liquidi in una società liquefatta, non ha punti fermi e non sa più comprendere l’interezza della vita. La vita è vita solo se c’è la morte.


Io parlo con me stesso

Parte quarta


L'altro io. Accettiamo la morte.

Io. La vita è strettamente collegata alla morte, non solo la mia morte (che verrà) ma anche la morte degli altri esseri viventi. Dove c’è vita c’è morte. Anzi la morte è condizione della vita.
Ad ogni pasto dovremmo ringraziare quegli esseri viventi privati della loro vita per essere cibo a noi e permettere la nostra vita, non la loro che per il nostro pasto termina.

L'altro io. Dunque, rispetto per la vita.

Io. Certo. Rispetto per la vita. Non puoi evitare di cibarti di esseri viventi, animali o vegetali, perché è nella natura dell’uomo. Cerca allora di rispettare la vita della quale ti appropri, e cerca di non abusarne e sprecarla. Rispetto e moderazione!

L'altro io. Rispetto per la vita. Rispetto per la morte.

Io. Imparare a morire vuol dire rendersi conto della necessità di morire, di chiudere con il proprio corpo, dire Basta! ai problemi fisici che con l’età diventano sempre più esigenti.

L'altro io. Parli come in procinto di accomiatarti dal mondo.

Io. L’attesa della morte vicina porta a uno stato particolare. E’ una vera e propria stasi di attività umane. Quando l’uomo, in base ad un proprio orologio psico-biologico, avverte la vicinanza dell’ultimo passo, la sua vita si trasforma, viene per così dire “semplificata” all’essenziale: o rifiuta l’imminente inevitabile o si prepara al commiato.
Se rifiuta costruisce il proprio inferno. Se accetta entra in quel “tempuscolo” tutto particolare, né luce né buio, né giorno né notte, non più di questo mondo anche se ancora in questo mondo.
E’ il confine, che riesce ad incrinare la forte corazza dell’uomo e a far salire alla superficie l’interno. Il grande viaggio è iniziato. E’ uno di quei momenti toccanti, in cui la terra è così bene intonata agli uomini che sembra impossibile che tutti non siano felici.

L'altro io. Felicità? Un congiunto, un amico se ne sta andando e gli altri dovrebbero essere felici?

Io. Felici per lui che sta per partire. Quando capirà l’uomo che vita e morte sono la stessa cosa, come l’alto e il basso, come la montagna verso la cima e la montagna verso la base? Andar dalla base alla cima della montagna e viceversa è cosa naturale. Accettiamo il saggio insegnamento: La cosa avvenne da sé nel modo più semplice come si fa notte quando il sole tramonta.

L'altro io. I sensi illudono.

Io. Solo andando oltre i sensi, puoi comprendere l’esistenza di un altro mondo oltre il mondo nel quale vivi. Il mondo oltre il mondo...

L'altro io. Son cose difficili da mandar giù.

Io. Solo se vivi sotto gli impulsi del delirio di onnipotenza che prende l’uomo. Tutti son d’accordo nel parlare di armonia del mondo, a patto che non tocchi le farneticazioni del nostro senso di onnipotenza.

L'altro io. Ancora più difficile quindi pensare all’armonia!…

Io. Il mondo è pervaso da un grande senso di armonia. Certo, puoi non sentirla, ma allora semplicemente ne resti escluso. Non cogli nulla: subisci e non vivi.

L'altro io. La morte ha sempre richiamato il nero e il buio, non l’armonia.

Io. Io credo che il lavoro di trasformazione si possa compiere meglio al buio, richiamando il basso, l’infero.

L'altro io. Il nero è il colore nel sottosuolo, il buio è assenza di luce.

Io. Il buio non è assenza di luce. E' luce diversa, quella adatta a compiere certe cose.

L'altro io. C’è un tempo per ogni cosa e c’è una luce per ogni cosa.

Io. La morte è grande trasformazione. E c’è il modo giusto per fare ogni cosa. Io sono convinto della opportunità di operare in questa vita senza pensare alle eventuali altre. Io sono concentrato in questa vita, non su cosa succederà “dopo”. E cerco di portare il minimo di zavorra possibile all’incontro con la Nera Signora.

L'altro io. Bella immagine quella della Nera Signora.


Le citazioni, riconoscibili perché in corsivo, sono rispettivamente tratte da Una donna spezzata di Simone De Beauvoir e da I Miserabili di Victor Hugo.

(continua)


08 luglio 2026

Lavora l'Apprendista, lavora il Compagno...

Lavoro in Loggia

Il lavoro dell'Apprendista è la raccolta di fatti e dati elaborati altrove (nell'attuale lavoro del cantiere i dati umani e scientifici e della vita e dei simboli che si intrecciano con e nella vita).

Il lavoro del Compagno consiste nell'esame delle relazioni tra i fatti raccolti; qui: gli influssi del simbolo sugli aspetti dell'uomo e delle sue realizzazioni spirituali. 

E il lavoro del Maestro?
Il Maestro deve unire ciò che è sparso. Se non fa così allora è un cattivo Maestro.

Bisognerebbe dirlo a chi pretende di essere a capo di... di che cosa?...

Ma bisognerebbe dirlo anche a chi si bea di stare lì dentro!...

Un uomo dialoga con se stesso 3

Continua il mio dialogo interiore. So che con la Nera Signora prima o poi arriverà.

Anche per me si dirà: la carne si stacca dalle ossa. Oppure no, se un fuoco rigeneratore brucerà tutte le mie scorie mortali.


Io parlo con me stesso

Parte terza




L'altro io. Solo il corpo?

Io. Il corpo si dissolve.

L'altro io. E la “vitalità” che anima il corpo?

Io. Si trasformerà anche quella oppure svanirà.

L'altro io. E lo “spirito”?

Io. Io credo che resterà.

L'altro io. Non so. Forse sì. E’ un mistero.

Io. E’ un mistero. Ma forse il mistero è capire che ogni cosa si inserisce in una cosa più grande ancora.

L'altro io. L’uomo… la vita… la morte…

Io. Nel mondo di oggi non c’è posto per la morte. I modelli stereotipati che ci vengono proposti sono di giovani e belli e magri, tutti felici di consumare qualcosa. Non c’è posto per i vecchi, tranne i pochi casi (sterilizzati!) di vecchi “saggi” che vendono le “buone cose di una volta” (sempre vendere, eh!). Sono modelli lontani dalla vita e lontani dalla morte. Non sono modelli umani, ma artificiali. Ecco perché l’uomo ha un rapporto così difficile con la morte.
Sentiamo la morte come cosa estranea che non ci appartiene. La vogliamo cancellare e nascondere, sempre.
In un bosco cogliamo l’aspetto idillico: i fiori, i frutti, gli uccellini. Non cogliamo le foglie morte a terra che stanno marcendo; apprezziamo i funghi, non il loro grande compito di trasformare le sostanze organiche non più viventi. Cogliamo gli uccellini cinguettanti ma non i rapaci che di loro si cibano. Accettiamo il rapace che acciuffa un topo, ma non lo stesso rapace che ghermisce uno scoiattolino.
Ci scandalizziamo per il cacciatore che spara ma accettiamo il petto di pollo negli scaffali del supermercato, cioè un pezzo di un animale nato in gabbia, vissuto in gabbia e ucciso in una catena di montaggio.

L'altro io. L’uomo rifiuta la morte, non la accetta, la nasconde.

Io. L’uomo occidentale ha paura della morte. La nasconde più che può. Ma la Nera Signora compare sempre. All’improvviso arriva e ti porta con sé. Punto.

L'altro io. All’improvviso?

Io. No, no! E’ un arrivo improvviso solo per chi non ha saputo cogliere i segni premonitori, perché con la morte non ha dimestichezza.

Totò ha insegnato che la morte è la grande livellatrice e azzera le differenze sociali. Ma lo spianamento di questi tempi non è uguaglianza, bensì l’orizzontale sterile del sentire comune che appiattisce tutte le idee al livello dell’acqua stagnante.

L'altro io. Vizio e virtù non possono essere posti allo stesso gradino morale; l’un peccato e l’altro peccato non hanno pari valore.

Io. Il grande peccato dell’uomo di oggi è mettere zenit e nadir alla stessa altezza.

L'altro io. E questo non è possibile.

Io. La morte livella riportando ad uno stato uguale per tutti. Ma livella anche in un altro senso: la morte è equilibrio. Non tra il numero dei vivi e dei morti, ma equilibrio tra la vita e la morte. Molti muoiono troppo tardi, ed alcuni troppo presto… Muori al momento giusto: così insegna Zarathustra.

L'altro io. Né troppo presto, né troppo tardi; forse qui sta l’ultima saggezza dell’uomo.

Io. L’uomo di oggi punta tutto sulla vita, ma solo quella fisica. Vivendo di pensieri liquidi in una società liquefatta, non ha punti fermi e non sa più comprendere l’interezza della vita. La vita è vita solo se c’è la morte.


La citazione in corsivo è tratta da Così parlò Zarathustra di Nietzsche.

(continua)


07 luglio 2026

Un uomo dialoga con se stesso 2

Continuo a riflettere sul mio appuntamento con la Nera Signora.
Lo so, caro Vecchioni, che non mi guarderà con malignità. Forse sarà un po' stupita del mio stupore, che malgrado le mie riflessioni, temo che avrò.
La mia speranza più grande però è che trovi poca zavorra nel mio zaino...

Ci eravamo lasciati con una esclamazione forse sconsolante ma molto realistica: Io non lo so. Io sono davanti ad una porta chiusa. Al di là posso solo immaginare un mondo nel quale non valgono regole note. Oltre, non so.


Io parlo con me stesso

Parte seconda


L'altro io. Sì, una porta…

Io. Una porta… chiusa. La vedo. Ma… a volte mi dico che “vedere” non significhi “esistere”. Ho già visto tante cose che non esistevano…

L'altro io. Lo saprai, lo sapremo tutti. Intanto sei qui. Da solo.

Io. Soli si nasce. Soli si muore. Sono le uniche azioni della vita che l’uomo compie da solo. Così attendo in solitudine. Così debbo fare.

L'altro io. Potrebbe essere utile la presenza di qualcuno che ti possa consolare.

Io. Consolarmi di che? Perché io son vicino alla morte e tanti altri no? Tutti gli uomini hanno nel loro futuro l’incontro con la Nera Signora: non è una disgrazia o una malattia, ma la vita stessa. E’ tremendo temere la morte perché significa temere la vita e vivere male. Tanto a quell’incontro presso la porta chiusa tutti dovremo arrivare, prima o poi.

L'altro io. La porta chiusa fa paura.

Io. Ero appena entrato nella mia Loggia Madre. Un vecchio fratello mi parlò del grande compito della Massoneria, quello di insegnare a morire.
A quei tempi relegavo la morte in un imprecisato futuro lontano; credevo che la Massoneria dovesse insegnare a vivere bene, non a morire. Poi, molto tempo dopo, ho compreso…

L'altro io. Che c’entra la Massoneria con la morte?

Io. Se impari a vivere bene allora inevitabilmente saprai morire.

L'altro io. Morire sì, ma anche morire bene?

Io. Che vuol dire morire bene o morire male?

Se vivi bene (e questo sappiamo cosa significa) allora riesci a comprendere bene Hiram.
Hiram è una bomba del pensiero: in qualunque modo lo “maneggi” scoppia e ti “investe” di sensi nascosti.

L'altro io. Questa è la forza del simbolo!

Io. Hiram, colpito brutalmente, fugge. Colpito di nuovo continua a fuggire, fino al colpo fatale. E’ l’istinto di sopravvivenza a fargli tentare la fuga? Lo spingono timore e paura?
Non è vero che la paura della morte scompare con la credenza in una vita futura. C’è anche la paura della sofferenza che precede la morte. C’è la paura dell’essere soli, abbandonati. E’ la paura del buio, del bosco di notte, di rumori, fruscii, ombre minacciose… E’ la paura dell’ignoto, dell’altro. Ma l’ignoto non puoi fuggirlo come non puoi sfuggire alla morte. La devi affrontare.

L'altro io. La paura della morte è in ogni uomo.

Io. L’uomo deve superare la paura della morte. Solo così può apprezzare la vita.

L'altro io. Come Hiram.

Io. Se comprendi Hiram allora giungi a capire che la bara che scavalchi è semplicemente la “tua” bara e dentro c’è il “tuo” corpo. Scavalcare la bara vuol dire inserirsi nel flusso armonico di vita e morte, della tua vita e della tua morte.

L'altro io. Imparare a morire!

Io. E’ il compito dell’uomo. Sembra strano affermarlo, ma imparare a morire significa vivere bene. Significa imparare la disciplina dell’Eternità, come insegnò quel formidabile massone di Carlo Gentile. Riflettere sulla morte è riflettere sulla vita.

L'altro io. Sulla tua vita e pure sulla tua morte.

Io. Si racconta la morte come dissolvimento della goccia d’acqua nel mare. E’ immagine leggiadra e serena. La goccia si annulla nel mare. Cioè tutte le molecole che la componevano si disperdono nel mare. Tutte! L’entità goccia non esiste più ma le singole molecole esistono ancora.

L'altro io. Così la morte è il dissolvimento del corpo.

Io. Einstein ha dimostrato che massa ed energia sono strettamente legate in una legge fisica valida nel mondo fisico. Quindi vale anche per me. E anche la mia massa diventerà energia. Quell’energia, la “mia” energia, dove andrà a finire? Non lo so; so solo che sarà la trasformazione del mio corpo, ma non so andare oltre. Ora comprendo l’antico uomo nel buio con un piccolo lume che riesce solo a rischiarare un poco attorno a sé.

L'altro io. Il corpo si dissolve e cambia.

Io. Si, e il dissolvimento è cosa che colpisce, perché non è poetico. La carne si stacca dalle ossa. E’ tutto putrefatto. Più materiale di così!
Per tanti è intollerabile l’immagine che il proprio corpo diventi un ammasso di materia decomposta, puzzolente. E’ più accettabile un grande fuoco che in poche ore brucia tutto.


(continua)




06 luglio 2026

Il Matto

 I Tarocchi - Il Matto

Il Matto è uno degli archetipi più “forti”: è lo zero, il caos.

Dal mondo organizzato dalla logica si deve passare ad un mondo dove la logica non vale più.

L’uomo deve imparare a convivere con il Matto, ad essere il Matto.

Il dubbio permette di costruire, ma anche di distruggere le nostre cristallizzazioni: solo in questo modo potrà uscire il “nostro Matto” che ci “pulirà dentro”. Ma è necessario possedere il coraggio di smantellare le nostre piccole certezze.

Un uomo dialoga con se stesso 1

 Questo nostro strano mondo ha sovvertito i ritmi della vita. Un tempo, al termine dell'obbligatorio servizio militare, il ragazzo "metteva le testa a posto" ed entrava nel mondo degli adulti. Ora ci sono ancora dei quarantenni che si chiedono cosa "faranno da grandi".
Nessuno pensa più al momento in cui finirà non tanto la vita quanto la tua vita. Eppure la Nera Signora, prima o poi, giunge, sempre.
E' saggio pensarci, e riflettere...

Il dialogo, non inedito, che ripropongo, nasce da una Tornata di Loggia. Ero allora Maestro Venerabile della mia Loggia e impostai la cosiddetta tornata funebre come profonda riflessione sul nostro appuntamento con la Nera Signora.
Ricordate "Samarcanda" cantata da Roberto Vecchioni?


Io parlo con me stesso

Parte prima

Personaggi:

                Io: l'uomo  che sa di dover partire

                L'altro io: il suo compagno inseparabile


Io. Buondì, L'altro io. L’uomo va. L’uomo torna. E’ sempre in cammino, mai fermo.

L'altro io. Buongiorno a te, Io. Che fai qui?

Io. Caro amico, sto riflettendo sulla mia vita. Dialogo con me stesso. Mi domando e mi rispondo. Ma le risposte non son quelle giuste.

L'altro io. E allora?

Io. Continuo a cercare, a domandarmi.

L'altro io. Tu sei in compagnia di te stesso, dici. E forse di altri, aggiungo io. E Dio? Non sei in compagnia di Dio?

Io. Dio? Quale Dio? Il Dio dei cattolici, il Dio dei protestanti, il Dio degli ebrei o dei musulmani? Tutte ottime “persone”, ma troppo particolari. Sono appunto il Dio degli uni o degli altri, ma non sono il Dio dell’uomo. Tutti gli uomini si sono affannati a spiegare che Dio è il loro Dio. Ma il Dio di tutti, il Dio dell’uomo, è il Dio sconosciuto. E lui è forse qui con me.

L'altro io. Tu sei massone, vero?

Io. La Massoneria non spiega le cose, ma stimola riflessioni.
Un simbolo che mi ha sempre colpito è l’Oriente Eterno, la Gran Loggia Celeste, dove uno scranno è già prenotato per me. Là mi attende il Maestro Venerabile, il Grande Architetto. Non so chi o cosa sia, ma mi piace sapere che mi sta aspettando.

L'altro io. Quindi aspetti.

Io. Aspettare la Nera Signora è un vero e proprio lavoro di preparazione, che ora, in prossimità della partenza, si fa pressante.

L'altro io. Preparazione a cosa?

Io. A lasciare questo mondo; a scardinare le gabbie psicologiche e razionali che non mi serviranno più. Mi svesto per partire nudo, come nudo arrivai.

L'altro io. E’ sconsolante.

Io. Ho grande fiducia nel mondo dopo il mondo, ma la mia fiducia nulla può per chi resta nel mondo prima del mondo. Subisce un lutto e deve essere aiutato. La pietas attenua il dolore e aiuta a trasformarlo in amarezza dell’assenza.

L'altro io. Sei uomo di fede, quindi.

Io. Non fede in ciò che verrà, ma fiducia che qualcosa verrà.

L'altro io. Quindi non: “credo che sarà”, ma: “ho fiducia che sarà”.

Io. Fede e fiducia non sono la stessa cosa, ma possono diventarlo. Fiducia significa apertura sull’uomo, su chi con tanti altri uomini, qui e ora, spera nel futuro.

L'altro io. Il senso religioso unisce. Le religioni dividono, perché le religioni sono opera del diavolo.

Io. Vedi, in fondo in fondo (ma proprio in fondo, veh!) ho una puntina di curiosità. Dicono che la morte sia come un dormire, e credo sia vero. Ma è sonno diverso: cessano le funzioni vitali e non c’è più sveglia.

L'altro io. In realtà, che succede?

Io. Io non lo so. Io sono davanti ad una porta chiusa. Al di là posso solo immaginare un mondo nel quale non valgono regole note. Oltre, non so andare.


(continua)


05 luglio 2026

Uguaglianza

Uguaglianza e regressione verso la media 


Nel trinomio Libertà – Uguaglianza – Fratellanza che orna i nostri templi compare in posizione centrale il richiamo all'uguaglianza.

Spesso mi sono chiesto se quando lavoriamo siamo tutti effettivamente uguali.

E’ l’apprendista uguale al compagno?

E’ il compagno uguale al maestro?

Può cioè esserci uguaglianza effettiva dove esiste una gerarchia simbolica e spirituale?

Come ormai mi è di consuetudine, quando l’astrattezza della speculazione mi conduce in un vicolo cieco, interrogo la maestria della natura.

Maestra Natura, l’uguaglianza è un fatto naturale?

Purtroppo debbo constatare che in natura l’uguaglianza non esiste.

Sia nel regno vegetale, che in quello animale, che in quello umano, la pianta, l’animale o l’uomo nascono con un patrimonio genetico diverso da qualsiasi altra pianta, animale o uomo della stessa specie o etnia o addirittura della stessa famiglia.

Non solo il patrimonio genetico non è uguale per tutti, ma lo stesso ambiente dove la pianta, l’animale o l’uomo crescono e si sviluppano non è uguale per tutti.

Le condizioni ambientali influiscono sulla crescita e sulla maturazione, e nel caso dell’individuo umano effetti diversi possono manifestarsi per la maggiore o minore presenza nell’ambiente di crescita del calore degli affetti famigliari.

Di più. Tra gli uomini gli stessi fratelli, che nascono e sono educati nello stesso ambiente, (per fortuna!) non sono uguali.

Tutte queste considerazioni ci dicono che proprio la natura sembra indicarci che l’uguaglianza non esiste.

Nella stessa natura è stato osservato un fenomeno biologico particolare: la “regressione verso la media”.

Per esempio da due genitori di statura spiccatamente superiore alla media possono nascere figli che, pur alti più della media, hanno una statura inferiore a quella dei genitori che si avvicina alla statura media degli altri individui, che è inferiore.

Pare insomma che, pur non esistendo uguaglianza in natura, la natura tenda a mediare i valori di disuguaglianza ed a ridurre le differenze.

Dal fenomeno di “regressione verso la media” deriva un insegnamento profondo: l’uguaglianza non esiste, bisogna saperla costruire.

Dobbiamo pertanto essere capaci di farci uguali, dobbiamo voler essere uguali eliminando le discriminazioni per inferiorità o superiorità.

Questo forse lo sentiamo meglio quando desideriamo sentirci uguali a coloro che consideriamo superiori a noi. Ma dobbiamo maggiormente sentirlo e desiderarlo anche nei confronti degli altri, coloro che consideriamo non (ancora?) pervenuti al nostro livello.

Vincere la presunzione verso coloro che riteniamo inferiori può aiutarci a superare eventuali complessi di inferiorità verso coloro che noi riteniamo superiori.

La reciprocità nei rapporti di loggia deve essere reversibile. Ogni fratello deve compiere nel suo interiore una volontaria “regressione verso la media”.

Azione volontaria in quanto può esplicarsi solo se il fratello intende il valore del trinomio nel suo insieme ed alla luce del concetto “Diritto – Dovere” che un massone deve sempre avere presente in sé, in ogni momento. Ed è proprio in tal modo che si ha anche la verifica che solo nella Libertà può nascere l’Uguaglianza, e che nella Libertà e Uguaglianza cresce la Fratellanza che alla fin fine è una grande e solida Amicizia fraterna.


04 luglio 2026

Il Segretario di Loggia

 Riflessioni del Segretario di Loggia sul Segretario di Loggia


Segretario o manipolatore?


Il modo di redigere i verbali di Loggia, le cosiddette Tavole architettoniche, spazia entro due limiti-confini.

Minimum: nome dei presenti e assenti, titolo della Tavola, nome degli intervenuti. E basta.

Maximum: resoconto dettagliato di ciascun intervento con il nome di chi lo ha fatto. Cioè: tizio dice questo, caio dice quest'altro, eccetera.

In genere le Tavole vengono redatte entro questi due termini con resoconti più o meno dettagliati (a seconda della disponibilità del segretario).

Io, segretario della mia Loggia, come scrivo le Tavole di Loggia?

Il mio fare è frutto della mia storia personale. Spiritualmente intricatissima (non mi ritrovo più con tante cose del passato: ma sono cose che mi hanno formato).

Punti fissi del verbale.

Registrazione dei presenti e dei giustificati. Risultato di eventuali decisioni e votazioni. Nome di chi redige la Tavola e titolo della Tavola. Nome dei Fratelli intervenuti. Poi… Poi...

Poi... Gli interventi, le pietre, vengono prese in carico dal Cantiere. Le pietre sono "marchiate " con il marchio di chi le ha sgrossate individualmente, ma vengono collettivamente e anonimamente depositate nel Cantiere. Il marchio è a conoscenza del Capo-cantiere, il Maestro Venerabile, non degli altri.

Nel cantiere sono depositate impersonalmente, a disposizione degli operai, che lavorano a gloria del cantiere, non in nome di questo o quel Fratello.

Tecnicamente il Segretario annota il nome di tutti quelli che intervengono nella tornata, e solo dopo l'elenco degli intervenuti riporta gli interventi, non come discorsi compiuti ma come elenco di punti significativi. Ciò che è stato detto non viene associato a chi lo ha detto.

Qui sta l'aspetto più significativo. Infatti  non ci devono mai essere in Loggia protagonismi, a volte mascherato da attivismo e voglia di fare; una specie di orgoglio nascosto del tipo: Vedi quanto sono bravo!

No, queste cose non ci devono essere in Loggia. Il corretto lavoro muratorio non ha bisogno di protagonisti.

Il Maestro Venerabile deve essere vigile e bloccare i protagonismi. L’Oratore deve essere rigido e parare i protagonisti. E il Segretario? Il Segretario semplicemente tace e non li registra.

Faccio un esempio, puramente teorico, per cui nessuno vi si può riconoscere perché non è riferito a nessun massone, né di questa Loggia né di altre.

Il fratello Bravini è solito richiamare i presenti alla tornata alla conformità degli aspetti più superficiali del Regolamento, esempio tipico l’abito nero o il correttissimo stare all'Ordine. Infatti il fratello Bravini, che di suo è bravino, termina spesso suggerendo ai presenti le "mancanze" (ma il suggerimento detto con quel tono  e quelle maniere diventa un pesante richiamo alla loro (presunta) “mancanza muratoria”). Ben si comporta allora il Segretario di quella Loggia a non registrare quella parte dell’intervento oppure, registrandola, a cambiarne il senso, che da rampogna e censura (atteggiamenti che non possono che dividere) diventano nel verbale incitamento all’unione e al bello dello stare insieme nel modo corretto.

E’ censura? No.

E’ manipolazione? Sì e no...

Sì, perché l’intervento non è stato proprio così. No, perché nella Tavola vanno registrate le cose che uniscono e non gli interventi che dividono, che per la loro stessa natura non fanno parte della Massoneria.

Da Segretario ritengo che la Tavola debba essere redatta secondo alcuni criteri.

Se nelle dinamiche della Tornata protagonismi emergono (attenzione: dico protagonismi, non protagonisti), compito di Venerabile, Oratore e Segretario è di attenuarli.

E il Segretario, qui, ha di fatto l’ultima parola. Ha infatti il Segretario il potere della damnatio memoriae.

Ciò che il Segretario ritiene non consono viene bellamente ignorato. E un eventuale lettore futuro della Tavola Architettonica non ne potrà saper nulla.

Credo sia questo un forte antidoto all’egoicità di qualcuno: la minaccia della irrilevanza.

Avrai pure un ego ingombrante o strabordante, ma in Loggia il tuo ego non solo non interessa bensì diventa controproducente.

Conseguenza dell’asserto è la tecnica di non riferire a nessun fratello le frasi riportate, ma inserirle in un contesto collettivo

Intervengono i  ffrr. A, B, C. Vengono lavorate le seguenti pietre: P1, P2, P3, P4, P5.

Ma ciò non significa una attribuzione nascosta, tipo A ha detto P1 e P2, B ha detto P3 e C ha detto P4 e P5.

No, perché le cose dette vanno rimescolate, appunto per spersonalizzare quanto detto.

Insomma l’optimum dovrebbe essere (il condizionale però è d’obbligo) che ognuno si ritrovi nella Tavola architettonica ma non riesca ad individuare quanto da lui detto.

03 luglio 2026

Salire

Salita

La montagna non si sale con la funivia. Non ha alcun valore evolutivo un’ascensione con tale mezzo. Anzi non è nemmeno un’ascensione. La montagna si sale esclusivamente con le proprie gambe, con le proprie forze. C’è il primo di cordata. Ma non è un maestro. E’ soltanto un fratello maggiore che percorre la stessa via, davanti a noi. La corda che unisce il primo al secondo di cordata è un sostegno reciproco, una sicurezza per entrambi.

Il bambino potrebbe benissimo cominciare a camminare da solo.

Tendergli la mano ed aiutarlo a compiere i primi passi va bene solo se è aiuto temporaneo e invito a camminare da solo.

L'insicurezza dell’uomo spesso nasce perché l'uomo non viene incoraggiato a fare da solo ma è abituato ad avere chi lo aiuta.

Succede che chi aiuta l'altro lo faccia per un secondo scopo (potere, prevaricazione) e non disinteressatamente (come deve essere il vero aiuto).

Aiutato, il bambino impara prima. Per imparare altro bisogna insegnargli ad essere autonomo.


Tarocchi: Il Mondo

 La Loggia lavora sulla carta XXI de Tarocchi

Il Mondo


Racconta la Genesi che Dio ha creato il mondo in sette giorni, lo genera da se stesso. La creazione è avvenuta tramite il verbo e – insegna la Cabala - via via che si discende nella creazione da Kether, la Corona, si avvertono successive condensazioni fino a a Malkuth, il Regno, massima caoticità e massima concentrazione dell’Amore divino. E’ come una grande colata d’amore che si materializza: l’amore non può essere impuro, ma solo più solidificato.

Abbinando l’Amore al mondo si considera appunto come essenza del mondo non tanto l’amore divino quanto l’Amore. E’ l’Amore umano, per i propri simili, che indubbiamente riceve influssi dai piani superiori, ma viene praticato da esseri umani, uomini e donne.

Il legame tra gli uomini è amore. La presenza del divino è amore per il prossimo. Si fatica a distinguere tra divino e umano

La caratteristica della rotondità non è solo della testa del feto, ma anche dell’utero materno, la matrice, il tepee dei nativi del Nord-America. La differenza tra linea curva (che ritorna su se stessa e quindi chiusa) e linea retta può essere solo apparente se pensiamo alla linea retta che va all’infinito e poi “ritorna dall’altra parte”: la linea retta non è altro che una grande linea curva con curvatura infinita.

Si considera l’uomo il più evoluto degli esseri viventi non tanto per l’ “autocoscienza” (presente anche in qualche animale) quanto per la compassione, cioè la capacità di “soffrire con” l’altro.

La Genesi insegna che Dio ha creato l’uomo in sette giorni; esiste anche un’altra Genesi che insegna che l’uomo ha creato Dio in sette notti. Dall’incontro delle due nasce il senso della trascendenza. Forse infatti l’Uomo è Dio che cade sotto i nostri sensi, mentre Dio è l’Uomo che ancora non cade sotto i nostri sensi.

Il Maestro Venerabile completa il lavoro.

Il Mondo è l’ultima carta degli Arcani maggiori; è una carta di compimento. Il suo numero è 21, ottenuto dal prodotto 7 per 3. Tre sono gli scalini della scala dell’Apprendista e sette sono gli scalini della scala al completamento del lavoro.

Nella carta è rappresentato il Tutto, l’Uno nel Tutto, l’antico en to pan.

La figura femminile è inserita in una mandorla o un circolo, insomma un qualcosa di chiuso che in realtà è una porta che si apre alla vita.

La vita nasce in un grembo chiuso, in sé perfetto: il grembo materno. Mai il feto si aspetterebbe di dover abbandonare quella situazione protetta, per lui ideale, per “nascere” come diciamo noi. Ma per lui, che deve abbandonare un mondo che conosce, per un nuovo mondo sconosciuto e potenzialmente ostile, forse la “nascita” assomiglia ad una “morte”.

L’uomo deve aprirsi verso qualcosa che non conosciamo perché l’Uno è il Tutto.


02 luglio 2026

Stonehenge e la Massoneria

 Partecipai ad una tornata di una Loggia della quale non ero più a piedilista.

Il non-lavoro

Ricordo quella tornata.

Tavola su Stonehenge.

Tavola certo interessante.

Ma posi una domanda: che c’entra una tavola su Stonehenge con ipotesi di fanta-archeologia (interessanti?) con la Massoneria?

Nessuno mi rispose, nemmeno il Maestro Venerabile.

Non vollero? O non seppero?


I Tarocchi

 La Loggia lavora sulla tavola "I Tarocchi". I Fratelli lavorano riflettendo...

Il lavoro dei Fratelli



Il maestro va cercato entro sé.

La favola del maestro addormentato (che è sempre là, che si sveglia sporadicamente solo per consigliare all’allievo di uscir fuori dalle sue stanze e si riaddormenta subito dopo) è significativa. Il maestro in realtà dorme dentro di noi.

Quando riuscirai a conoscere te stesso allora conoscerai anche il maestro, che si sveglierà.

Lo scrittore Calvino, non estraneo al mondo muratorio, in una sua opera immaginò i Tarocchi come la base del linguaggio comunicativo tra persone che avevano perso l’uso del linguaggio parlato: la stessa carta assume significati diversi in base al posto occupato e al contesto (le carte vicine). Perdendo l’univocità aumenta la significatività permettendo la comprensione dei “destini incrociati”.

L’insieme delle lame del Tarocco, dal Bagatto al Giudizio, può riferirsi all’intero ciclo dell’era occidentale, da Mithra al Cristianesimo: in quanto simboli antichissimi popolano il nostro inconscio. I Maestri alla ricerca di Hiram indicano che il lavoro deve compiersi sotto la volta stellata, alla luce della Luna, scavando nel nostro profondo; altrimenti la Massoneria si riduce a mera scuola filosofica perdendo la propria identità.

Il lavoro nell’inconscio porta a riconoscere simboli presenti nelle varie mitologie (specie le più arcaiche). Lo psicanalista Jung studiò i simboli dell’inconscio e li relazionò alle mitologie e religioni. Si dedicò anche all’arte oracolare cinese de I Ching, non tanto per prevedere eventi, quanto per comprendere perché si voleva prendere certe decisioni. Jung estrasse un oracolo che gli si presentò sotto il simbolo del calderone, recipiente nel quale c’è un po’ di tutto, ma sostanzialmente “cibo buono” per il corpo e lo spirito.

L’Oratore conclude sottolineando l’armonia mostrata dai Fratelli tutti, che spesso manca nel mondo quotidiano: la consapevolezza di vivere in un mondo che ha del misterioso e la sperimentazione di cose inesplicabili completano la vita dell’uomo e sono alla base della identità dei Fratelli.
Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.